27 ottobre 2011

Bersani:"La lettera del Governo niente di serio. Vuole solo prendere qualche giorno di ossigeno".

"A una prima lettura toni e contenuti del documento del governo non lasciano purtroppo intravedere niente di serio. (clicca qui per leggere il testo della lettera)Evidentemente l’obiettivo del governo è di prendersi in sede europea qualche giorno di ossigeno". Questo il primo commento del segretario Pier Luigi Bersani sulla lettera del governo inviata all'Ue per le riforme anti-crisi da attuare in Italia.

Dalle 14 pagine della lettera d'intenti si nota chiaramente che tutte le proposte presentate erano state già annunciate da tempo e mai realizzare. L'unica novità è rappresentata dalla mezza pagina dedicata al mondo del lavoro con l'introduzione dei licenziamenti facili e all'innalzamento dell'età di pensionamento a 67 anni.

Per Antonio Misiani, componente Pd in Commissione Bilancio alla Camera, "se fosse vera la prova muscolare che il governo mostra di voler fare sul tema dei licenziamenti, si arriverebbe alla singolare situazione che la Lega avrebbe ottenuto di mantenere l’età per i pensionamenti di anzianità mettendo però le aziende nelle condizioni di licenziare subito e in massa i lavoratori del Nord e non solo. E’ credibile una cosa del genere? Piuttosto, la lettera sembra un drappo rosso steso davanti agli occhi dell’Ue per fare capire che il governo è forte. Ma anche questo non è credibile come dimostra quanto accaduto oggi alla Camera, dove il governo è andato sotto due volte su temi tra i più vari.
La verità è che l’esecutivo è alla disperazione. Pur di restare in sella qualche settimana in più, Berlusconi è pronto a scrivere di tutto. Anche cose che, una volta tornato in Italia, sa bene la sua stessa maggioranza non gli approverebbe mai".

Per Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro del PD, "delle 14 pagine annunciate dal governo, 13 e mezzo sono di interventi già approvati ma in larga misura non attuati".

*****

Ma perché l’Europa dice che va bene e Bersani risponde che la lettera non è una cosa seria? Semplice. Se l’Europa avesse detto di non credere alle promesse di Silvio Berlusconi sarebbe caduto tutto il castello degli accordi, pur faticosi e operosissimi, costruiti in Europa, perché se i mercati facessero saltare l’Italia, l’Europa non avrebbe i fondi per reggere.

Quanto al contenuto delle misure previste da Berlusconi nella lettera basta leggerle. Un esempio per tutti, la odiosa materia dei licenziamenti che oggi si trova su tutti i giornali: “Entro il maggio del 2012 l’esecutivo approverà una riforma della legislazione del lavoro: a. funzionale alla maggiore propensione ad assumere e alle esigenze di efficienza dell’impresa anche attraverso una nuova regolamentazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato”. Entro il maggio 2012? Un governo che ha un solo voto di differenza alla Camera, che ieri è già andato sotto due volte e che per non andare in crisi oggi ha dovuto far slittare la presentazione del decreto per lo sviluppo oltre metà novembre? Tutte le misure previste nella lettera, per quanto condivisibili o odiose, sono così: “Sarà” generalizzata la liberalizzazione degli orari dei negozi, ci “sarà” un anno di tempo per fare la riforma degli ordini, il piano delle opere pubbliche “verrà” accelerato, il decreto sviluppo “sarà” attuato nei prossimi otto mesi, entro l’anno “saranno” approvati i provvedimenti di attuazione della riforma universitaria, nel pubblico impiego “sarà” introdotta la mobilità, la delega fiscale e assistenziale da 20 miliardi “sarà” attuata.

Insomma, il governo ha conquistato qualche settimana di vita, facendo l’occhiolino alla pancia dell’imprenditoria più liberista. Per fare che cosa? Per evitare un governo di transizione, Berlusconi e Bossi non vogliono cadere prima che scatti il momento in cui potranno decidere di andare al voto in primavera con loro stessi al governo. Quel momento scatta dalla fine di novembre, quando arriverà al voto in Parlamento il decreto sviluppo. In questo modo potranno dire che le opposizioni hanno detto no e andare al voto come se fossero i difensori dell’Italia, senza dover attuare nemmeno una delle misure scritte nella lettera che, facendo buon viso a cattivo gioco, l’Europa ha dovuto accettare per buona per evitare che l’Italia di Berlusconi facesse saltare per aria tutti gli sforzi compiuti dagli altri per salvare l’euro e l’Ue.

Tutto questo non significa che non esista il problema. Al contrario, il tema del modello di sviluppo e della battaglia necessaria per far progredire in Europa un altro progetto, più attento alla società di quanto non lo siano i numerosi governi oggi egemonizzati dalle destre, è al centro delle politiche dei progressisti. Oggi e per l’Italia il punto però è un altro: questo governo ha proposto anche una norma così dura come quella dei licenziamenti sapendo bene che tanto non sarà più lì quando sarà il momento di farla passare in Parlamento.

Un modo di pattinare insomma, mentre la crisi incombe. Da qui anche il messaggio di ieri del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: "Nessuna forza politica italiana può continuare a governare o può candidarsi a governare, senza mostrarsi consapevole delle decisioni, anche impopolari, da prendere ora". Secondo Napolitano è ora necessario prendere misure per contenere il debito pubblico e adottare le riforme strutturali "nell'interesse nazionale e nell'interesse europeo". Per il presidente "ciascuno deve fare la sua parte, ma tutti insieme dobbiamo rispondere alle domande di attualità e alle questioni di prospettiva" che pone la convivenza nell'Unione europea.

Nessun commento:

Posta un commento