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3 ottobre 2020

3 Ottobre Giornata della Memoria e dell’Accoglienza


Il 16 marzo 2016 il Senato italiano ha approvato la proposta di legge del Comitato 3 Ottobre per l’istituzione della “Giornata della Memoria e dell’Accoglienza”, volta a creare una memoria e una cultura dell’informazione e dell’accoglienza. La “Giornata della Memoria e dell’accoglienza” si celebra il 3 ottobre di ogni anno e coinvolge diversi Comuni, comunità locali e, in particolare, numerose scuole distribuite su tutto il territorio nazionale.

Le attività di commemorazione e sensibilizzazione prevedono anche la partecipazione diretta di rifugiati, sopravvissuti e parenti delle vittime del naufragio del 3 ottobre 2013 e di altre stragi in mare.

20 dicembre 2019

Cronaca di un fallimento annunciato

Inutile girarci intorno: alla COP 25 di  Madrid si è consumato un fallimento. Che non è solo il mancato accordo sul double counting e sul loss and damage. Ma che è anche e soprattutto lo iato tra il livello di allarme indicato dalla comunità scientifica e l’allegra spensieratezza con cui risponde la gran parte dei governi di tutto il mondo procede, condita (e, dunque, permessa) dalla quasi indifferenza del mondo dei media.

di Pietro Greco - Micron

Inutile girarci intorno: a Madrid si è consumato un fallimento. Che non è solo il mancato accordo sul double counting e sul loss and damage. Ma che è anche e soprattutto lo iato tra il livello di allarme indicato dalla comunità scientifica e l’allegra spensieratezza con cui risponde la gran parte dei governi di tutto il mondo procede, condita (e, dunque, permessa) dalla quasi indifferenza del mondo dei media.
Stiamo parlando, è chiaro, di COP 25, la venticinquesima Conferenza delle Parti che hanno sottoscritto la Convenzione delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, che per due settimane si è inutilmente tenuta nella capitale spagnola.

L’avverbio – inutilmente – non è dettato dalla pancia del cronista che segue il circo dell’ecodiplomazia da più di trent’anni. È piuttosto la sintesi di un bilancio freddo e razionale, tanto amaro perché non prevenuto. Sappiamo infatti che non è facile mettere d’accordo i rappresentanti di quasi duecento paesi più l’Unione Europea, di cui diremo qualcosa (di positivo) di qui a poco. Ma è meglio che giudichi il lettore.

La COP 25 che doveva tenersi a Santiago del Cile ma è poi è stata spostata a Madrid per i noti fatti che hanno sconvolto il paese sudamericano non era programmata per fare la rivoluzione. Era una tappa di avvicinamento per COP 26 che si terrà a Glasgow esattamente tra un anno. Era stato deciso così alla COP 21 di Parigi del 2015. Chiediamo al lettore perdono: sappiamo che non è semplice navigare tra questi numeri e tra questi appuntamenti.

30 luglio 2019

Il Fascismo che ritorna. Perchè Salvini è più pericoloso di Casa Pound e Forza Nuova. L’inchiesta di Claudio Gatti rivela radici e scopi della Lega per Salvini premier

By redazione - 28/07/2019 - FarodiRoma

Un nutrito gruppo di post-nazisti, formatisi nell’entourage eversivo di Franco Freda (considerato l’ideologo della strage di piazza Fontana) e del suo discepolo Maurizio Murelli (undici anni di galera alle spalle), è entrato a livelli apicali nella Lega, fin dalla fondazione. Lo ricostruisce il libro “I demoni di Salvini. I postnazisti e la Lega”, del giornalista del Sole 24 Ore Claudio Gatti pubblicato da Chiarelettere.

L’inchiesta molto approfondita dimostra che Matteo Salvini nasce e cresce politicamente nell’estrema destra e che non ha nessun fondamento la leggenda (abilmente costruita) del “comunista padano”; la sua identità reale è quella di un uomo di estrema destra nutrito di retorica, idee e soprattutto frequentazioni esplicitamente postnaziste. Non mancano i nessi col nazismo storico, quello di Hitler: nel lontano 1976 al futuro senatore Borghezio viene trovata in casa una divisa da ufficiale nazista, mentre Gianluca Savoini aveva nel suo ufficio della redazione della «Padania» una cornucopia di simboli hitleriani.

Sul ruolo di questo personaggio (per un lungo periodo portavoce di Salvini, e l’anno scorso tra gli organizzatori del suo viaggio in Russia da ministro dell’interno) c’è ancora molto da scavare: ci penseranno i giudici che indagano sul Russiagate e presumibilmente ne vedremo delle belle. Savoini ha un passato dichiarato e mai rinnegato con l’estrema destra, attraverso quella casa editrice-centrale di agitazione politica “Orion” che non ha mai lesinato di nostalgie nazifascistoidi.

17 luglio 2019

Ong missione Italia. Ecco cosa fanno nel nostro Paese

di Antonietta Nembri - Vita
12 luglio 2019 

Infanzia, donne, Neet, rifugiati e minori stranieri non accompagnati: questi alcuni dei settori di intervento delle organizzazioni non governative nelle città e nelle periferie italiane. Migliaia di persone (per lo più italiane) beneficiarie delle azioni di empowerment, delle cure e dell’assistenza sanitaria

Contrastare la povertà educativa, aiutare le donne a uscire da situazioni di violenza domestica, protezione di minori soli e senza famiglia e poi cure sanitarie per i più poveri, educazione ambientale, percorsi di inclusione e formazione lavorativa…. Si potrebbe andare avanti ancora a lungo a elencare attività e iniziative che vedono le ong protagoniste in Italia (il nostro è infatti il primo paese target dei non governativi made in Italy davanti a Kenya e Mozambico). E non si tratta di azioni messe in campo dall’altra parte del mondo, ma sono tutte attività che hanno come scenario il nostro Paese, le sue periferie, scuole e non solo.
Al punto che, come sottolinea Paola Crestani, presidente di Ciai «se noi ong scendessimo in sciopero salterebbe un pezzo di welfare italiano». Un’affermazione esagerata? A guardare i dati assolutamente no.

ActionAid per esempio, nel 2018 ha impegnato il 19% dei suoi fondi in 30 progetti in Italia (nel mondo i programmi attivi sono 227 distribuiti in 33 Paesi). Gli ambiti di intervento vanno dalla povertà educativa al contrasto alla violenza di genere, dalla cittadinanza inclusiva al reinserimento di giovani Neet (con il 28,9% dei giovani che non studia e non lavora il nostro Paese detiene il record europeo). Per esempio, il progetto WeGo2 nato per sostenere l’empowerment socio-economico delle donne fuoriuscite da percorsi di violenza domestica è realizzato da ActionAid con altre cinque organizzazioni in Italia, Grecia, Bulgaria e Spagna ed è cofinanziato dall’Unione europea.
A Napoli un progetto “This must be the place” mira a favorire il processo di integrazione di un gruppo di giovani in uscita dallo Sprar grazie al confronto e la relazione con un gruppo di coetanei universitari.

1 marzo 2019

People - Prima le persone - Manifestazione Nazionale 2 marzo


Domani a Milano si svolge una manifestazione molto importante: PEOPLE, prima le persone, alla quale molti di noi parteciperanno. 
Rinnovo l'appello ad essere presenti perché dove c'è una piazza, una manifestazione, una iniziativa che mette al centro il valore e la dignità della persona, che contrasta l'odio e le discriminazioni, che lotta contro le disuguaglianze, l'inclusione, le pari opportunità e la democrazia, il Partito Democratico c'è.

Pietro Virtuani, Segretario provinciale del Partito Democratico di Monza e Brianza

Prima le persone. “La politica della paura e la cultura della discriminazione viene sistematicamente perseguita per alimentare l’odio e creare cittadini e cittadine di serie A e di serie B. Per noi, invece, il nemico è la diseguaglianza, lo sfruttamento, la condizione di precarietà”. Parte così l’appello di centinaia di associazioni e migliaia di cittadini di tutta Italia per la manifestazione nazionale People che si tiene a Milano sabato 2 marzo con partenza alle 14 dal crocevia tra via Palestro e Corso Venezia, e arrivo in piazza Duomo dove avrà luogo un flash mob collettivo.

22 novembre 2018

"Bollino antifascista": la Lega vota contro in Consiglio comunale a Parma

Approvata la delibera che subordina l'uso degli spazi pubblici alla sottoscrizione di un apposito documento contro violenze e xenofobia

19 novembre 2018 - Repubblica.it

"Il Pd e i suoi vassalli del Comune di Parma sono dei nostalgici, altro che CasaPound e Forza Nuova. Nemmeno ai tempi di Togliatti si era arrivati a tanto. Si tratta di un provvedimento antidemocratico e quasi comico comico. Avete paura dei fantasmi e di un regime morto oltre 70 anni fa. E tutto questo avviene mentre l'Amministrazione dovrebbe pensare ai veri problemi che assillano la città. E se proprio volete approvarlo, allora mettete al bando anche il comunismo e l'integralismo islamico".

Questo l'intervento in Consiglio comunale di Stefano Azzali (Lega) nel corso del dibattito sulla delibera che regola l'uso degli spazi comunali che saranno concessi solo a chi firmerà un atto in cui viene chiesto di riconoscersi nella democrazia costituzionale, ripudiare il fascismo e la xenofobia e di non propugnare la violenza come forma di lotta  politica.

Parole che, nei fatti, confermano la necessità del documento. Di tutt'altro avviso, rispetto al leghista, il capogruppo Pd Lorenzo Lavagetto: "Sono affermazioni che non avremmo mai voluto sentire" ha detto rivolto ad Azzali. "Il  documento si muove nel solco della Costituzione e nasce perché negli ultimi anni gruppi di stampo neofascista hanno chiesto l'uso di sale civiche. Questa è una norma protettiva per i Comuni di fronte a determinate richieste".

16 novembre 2018

Baobab Experience: anche l’arte è stata sgomberata

di FRANCESCA TRIBÒ - ART FOR BREAKFAST
14 novembre 2018 

Torniamo a parlarvi di Sibomana, l’artista italo-belga che avevamo intervistato tempo fa per farci raccontare il significato della sua ricerca racchiusa nella frase, a lui cara, Protect People Not Borders. Ebbene, ne parliamo oggi in seguito ai fatti gravissimi avvenuti a Roma la sera del 12 novembre e, precisamente, la distruzione di un’opera dell’artista, Walls of shame, posta il 9 novembre davanti al muro di recinzione di Baobab Experience. Il centro di piazzale Maslax, nei pressi della stazione Tiburtina, che dava supporto ai migranti, è stato sgomberato all’alba del giorno successivo dalle forze dell’ordine.

9 novembre 2018

Il Muro di Berlino, una lezione persa

9 Nov, 2018

Nessun politico dell'ovest può reclamare alcun merito decisivo per quanto riguarda gli eventi che portarono alla riunificazione. Tutti, compreso il cancelliere Helmut Kohl, erano trascinati e travolti dai fatti, Kohl ebbe solo la fortuna di essere cancelliere della Germania quando si verificarono questi eventi. Kohl ha comunque avuto il fiuto giusto di scavalcare la valanga che si era messa in movimento senza nessuna guida politica. L'unico uomo politico che, in realtà, ha contribuito in modo decisivo a iniziare e ad accelerare il processo della caduta del muro è stato Gorbaciov, che con la sua politica ha reso possibile tutto quello che è successo. I tedeschi lo sanno bene, e ancora oggi, Gorbaciov gode di una straordinaria popolarità in Germania.

La data scritta sui resti del muro, il 3 ottobre 1990, è quella della riunificazione
I tedeschi chiamano Gorbaciov affettuosamente "Gorbi".
Poi c'è stato il governo dell'Ungheria che nell'agosto dell'89 prese la coraggiosa decisione di aprire i confini con l'Austria e che diede così inizio a quella valanga inarrestabile che portò in pochissimo tempo alla caduta del muro di Berlino.

Un ruolo molto importante e spesso trascurato hanno avuto anche i centinaia di migliaia di cittadini della Germania dell'est che sfidarono, nei mesi prima della caduta del muro, l'apparato statale della DDR, rischiando anche la propria vita.

Oggi la Germania è ancora lontana dall'essere un paese veramente unito. Era divisa per 40 anni, e non è del tutto escluso che devono passare altri 40 anni prima che anche le ferite del passato siano chiuse e dimenticate.

2 ottobre 2018

Ecatombe in Indonesia, oltre 1200 morti tra tsunami e terremoto

Si aggrava ancora il bilancio delle vittime, sepolte in fosse comuni. Nel paese è il caos: migliaia di detenuti evasi e 600mila bimbi alla fame. La polizia non ferma gli sfollati che saccheggiano i negozi a caccia di cibo e acqua. L’Ue stanzia 1,5 milioni per l’emergenza
di Giuseppe Gaetano - Corriere della sera

Continua a salire il bilancio delle vittime in Indonesia: l’agenzia nazionale per i disastri comunica che, a quattro giorni dal terremoto di magnitudo 7.5 e dal successivo tsunami, sono 1.234 i morti accertati. Si tratta comunque di cifre destinate a salire visto che molte zone isolate restano ancora irraggiungibili per i soccorsi e che ci sono 800 feriti gravi. Nonostante la mancanza di attrezzature e le difficoltà di comunicazione, si continua a scavare a Palu e Dongala, le due cittadine costiere ridotte a cumuli di detriti, ma non ci sono molte speranze di trovare sopravvissuti sotto le macerie. I volontari sotterrano i cadaveri in gigantesche fosse comuni: sono alti, infatti, i rischi sanitari causati dai corpi in decomposizione. Circa 1.200 detenuti sono scappati via da tre carceri durante il sisma, ed è scattato anche il fenomeno sciacallaggio: i pochi negozi rimasti in piedi sono saccheggiati dalla popolazione affamata e la polizia, consapevole della disperazione, non interviene per fermarla.

14 agosto 2018

Saviano: "Ministro Salvini, ecco perché la sua Lega non ha capito la ’ndrangheta"

Lo scrittore e la visita del vicepremier leghista a San Luca: "Per anni lei e il suo partito avete negato l’esistenza delle mafie al Nord credendo fosse un fenomeno da terroni. Non vi siete accorti che la vera questione mafiosa era tutta di natura economica e ben lontana dal Sud"

di ROBERTO SAVIANO

Fa bene, ministro Salvini, ad andare a San Luca e a visitare il santuario della Madonna di Polsi. Fa bene ad andare nel luogo dove risiede la spiritualità calabrese più antica, infettata da secoli dalla radice 'ndranghetista. Fa bene ad andare nel cuore dell'Aspromonte e la prima parola che dovrà pronunciare è: "Scusatemi". Chieda scusa, ministro, in nome di un partito che ha governato nei territori settentrionali maggiormente infiltrati dalle mafie senza mai chiudere le porte al potere criminale nel Nord Italia. Lo faccia per tutti gli anni in cui il suo partito ha negato l'esistenza delle mafie al Nord, credendo fosse un fenomeno nato da terroni corrotti e incivili, circoscritto all'arretrato Meridione.

8 agosto 2018

IL MIRAGGIO CHE IL DEBITO NON CONTI

di CARLO COTTARELLI e GIAMPAOLO GALLI

Agli allarmi degli economisti sui rischi di crisi finanziaria che incombono sull’Italia se si abbandonasse una linea di fermezza circa l’appartenenza all’euro e di prudenza in materia di conti pubblici, alcuni esponenti dell’attuale maggioranza rispondono che la volontà del popolo è sovrana e non può accettare di essere subordinata a volontà terze, men che meno alla volontà dei mercati finanziari. Dunque può anche darsi che ci siano dei rischi, ma se il popolo sovrano ritiene che sia giusto, ad esempio, aumentare la spesa per il reddito di cittadinanza, questa cosa deve essere fatta.  Sulla base di questo argomento vengono censurati i governi degli anni scorsi, in quanto rei di aver ceduto alle pressioni dei mercati e dunque, in qualche modo, di aver svenduto la democrazia italiana, se addirittura l’Italia stessa, a una élite finanziaria che, secondo alcuni, dominerebbe il mondo. Questi argomenti connotano in modo molto netto, le posizioni che generalmente vengono definite sovraniste e che sono largamente trasversali fra destra e sinistra.

Occorre riconoscere che una riflessione sui limiti della globalizzazione è del tutto legittima e si può forse accettare il ragionamento di Dani Rodrik, dell’Università di Harvard, secondo cui la globalizzazione, spinta oltre certi limiti, rischia di entrare in conflitto con la sovranità nazionale, specie quando questa si esprima in forme democratiche.

Ma ci sono due obiezioni che anche i sovranisti più convinti dovrebbero prendere in considerazione.

6 agosto 2018

Summit BRICS in Sud Africa, nel disinteresse dell’Europa

La dichiarazione finale del vertice pone l’accento sull’importanza di cercare alternative virtuose alle destabilizzanti politiche dei dazi e delle guerre commerciali volute da Trump. Sarebbe significativo se sull’argomento si aggiungesse anche la voce dell’Europa

È appena finito il decimo summit dei Paesi BRICS tenutosi a Johannesburg, in Sud Africa. Purtroppo, nella più totale indifferenza da parte dell’Europa, sia quella delle più alte istituzioni politiche sia quella dei mass media. Un atteggiamento miope che rivela tutta l’impotenza politica dell’Unione europea di fronte ai grandi cambiamenti geopolitici che stanno determinando la storia.

Nessuno pensa che si debbano rompere le tradizionali alleanze o immaginare nuove strategie avventurose. Si chiede semplicemente di non chiudere gli occhi di fronte alla realtà mutata e alle sue continue evoluzioni. È come se l’Europa fosse voluta rimanere incatenata al periodo iniziale della CECA, la comunità del carbone e dell’acciaio, mentre il mondo “andava” verso il petrolio, il nucleare e poi verso la fusione nucleare e le più sofisticate tecnologie delle energie rinnovabili.

30 luglio 2018

State of the Map al PoliMi

Locandina dell'evento organizzato a Sulbiate
lo scorso aprile dai Polimappers in occasione
del 1° Festival dell'Ambiente
Milano ospita il raduno internazionale della comunità di OpenStreetMap, progetto di mappatura libera e collaborativa (grande database globale geospaziale) nato nel 2004 a Londra e coordinato dalla OpenStreetMap Foundation. “State of the map” 2018 riunisce dal 28 al 30 luglio al Politecnico di Milano, in piazza Leonardo da Vinci, oltre 400 mappatori provenienti da una cinquantina di Paesi, ricercatori, aziende, pubbliche amministrazioni, istituzioni e associazioni non governative. Presenti appassionati (i cosiddetti mappers) e ricercatori, ma anche dipendenti di grandi realtà come Apple, Facebook, Google e Microsoft che racconteranno come contribuiscono a sviluppare e come usano il patrimonio informatico che il progetto mette a disposizione di tutti, oltre ai giovani mappatori del PoliMi (i PoliMappers). Previste sessioni e alcuni workshop (iscrizioni al sito) in cui saranno illustrate le opportunità connesse a OpenStreetMap, la più importante piattaforma di open data geografici al mondo (dati accessibili gratuitamente e riutilizzabili per qualsiasi scopo, anche commerciale), e i molteplici ambiti di applicazione e utilizzo dei dati geografici aperti: trasporti, soccorso, logistica, turismo, innovazione e ricerca scientifica. Sito: https://2018.stateofthemap.org/it/

tratto da http://vivimilano.corriere.it/

28 luglio 2018

Il quinto anno in Siria senza una verità su padre Dall'Oglio

Continua il mistero sulla sorte del gesuita con cui si sono persi i contatti il 29 luglio del 2013. Il fratello Giovanni: «La profezia di Paolo ora è riconosciuta da tutti»

Era, probabilmente, il disperato soccorso alla “Primavera siriana” quella «mediazione» cui padre Paolo Dall’Oglio non si era sottratto. «Torno in Siria. Questo è il numero dei miei, se dovesse servire», diceva salutando i giornalisti amici pochi giorni prima. Le ultime immagini sul Web ritraggono il gesuita fra studenti inneggianti alla Siria libera davanti a una chiesa armena di Raqqa. Erano i giovani di padre Paolo, cui aveva legato la sua vita, fino a tentare quella «mediazione». Poche ore dopo, il 29 luglio 2013, iniziava il silenzio che dura sino ad oggi. Forse una trattativa per un ostaggio rapito, forse il tentativo di aprire un canale di dialogo con lo Stato islamico dell’Iraq e del levante che a Raqqa stava aprendo uffici e insediando milizie: la prima città conquistata completamente dai ribelli al regime non era ancora la “capitale” del Daesh. Un anno dopo, il 29 giugno del 2014, Abu Bakr al-Baghdadi, con il discorso alla moschea di al-Nouri a Mosul, avrebbe messo il suo macabro sigillo anche su un pezzo di storia della Siria. Ma non era quello il disegno dei primi sei mesi della rivolta in Siria.E proprio per questo la scomparsa a Raqqa del prete del dialogo islamo-cristiano espulso dal regime, pare, più che una resa, l’ultimo estremo tentativo di opporsi, con la sua presenza fisica, con il suo corpo, a una deriva che – complice quella che Dall’Oglio chiamava la «criminale indifferenza internazionale» – sembrava una necessità.Cosa sia stato per la Siria questo lustro di silenzio di padre Paolo Dall’Oglio, lo dimostra plasticamente la stessa Raqqa. Per tre anni centrale del terrore “nazi-jihadista” del Daesh, e ora, dopo mesi di assedio, rasa al suolo. Un gorgo di violenza, mentre regime e forze russo-siriane, procedevano alla “riconquista”, che ha sventrato in altri assedi medievali Homs, parte di Aleppo, la Ghouta orientale, oltre che la capitale dei jihadisti. Un indistinto, per fare di ogni opposizione un «terrorista». Una tragedia che ha quasi cancellato una nazione e prodotto una bomba migratoria incontenibile nel Mediterraneo. Negata ormai qualsiasi ragione a chi nel 2011 da Daraa aveva iniziato a marciare dietro alle insegne di «pane e libertà». E ieri a Sweida, non lontano da Daraa, il Daesh, ufficialmente sconfitto, si è all’improvviso rimaterializzato: assalti kamikaze in serie a villaggi capaci di fare oltre 220 vittime, di cui 127 civili. Un rigurgito, forse l’ultimo, della guerra civile. Ma da 5 anni, nell’attesa del ritorno di padre Paolo Dall’Oglio, la sua profezia inerme e spietata invoca un’altra Siria.

5 luglio 2018

Una maglietta rossa per fermare l'emorragia di umanità


Una #magliettarossa per #fermarelemorragia di umanità

Sabato 7 luglio

indossiamo una maglietta rossa per un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà

Rosso è il colore che ci invita a sostare. Ma c’è un altro rosso, oggi, che ancor più perentoriamente ci chiede di fermarci, di riflettere, e poi d’impegnarci e darci da fare. È quello dei vestiti e delle magliette dei bambini che muoiono in mare e che a volte il mare riversa sulle spiagge del Mediterraneo. Di rosso era vestito il piccolo Aylan, tre anni, la cui foto nel settembre 2015 suscitò la commozione e l’indignazione di mezzo mondo. Di rosso erano vestiti i tre bambini annegati l’altro giorno davanti alle coste libiche. Di rosso ne verranno vestiti altri dalle madri, nella speranza che, in caso di naufragio, quel colore richiami l’attenzione dei soccorritori.

21 giugno 2018

Il mio nome non è Rifugiato


“La mia mamma mi ha detto: dobbiamo andare via da questa città, è pericolosa per noi. Vuoi sapere cosa faremo?

Dovremo salutare i nostri amici. Puoi preparare lo zaino, ma mi raccomando: prendi solo quel che riesci a portare.

Ci sarà da correre, camminare, camminare, camminare. E da aspettare, aspettare, aspettare, aspettare.

Dormiremo in posti insoliti.

Sentiremo parole che non capiremo.

E vedrai, quelle parole sconosciute comincerai a capirle.

Ti chiameranno Rifugiato. Ma ricorda: il tuo nome non è Rifugiato.”

Nel 2017, secondo l’ultimo report dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, il numero delle persone che hanno dovuto abbandonare le proprie case per fuggire dalla guerra, dalle persecuzioni e dalla povertà ha raggiunto i 68 milioni. Tra queste, il 53% sono bambini. Costretti a compiere da soli, o con le loro famiglie, un viaggio che facciamo fatica a immaginare, nel quale si può perdere tutto, anche il proprio nome. Ma non la propria identità. Perché coloro che chiamiamo “gli altri” sono persone e hanno gli stessi nostri diritti.

L'edizione dell'albo illustrato "Il mio nome non è Rifugiato" di Kate Milner è un progetto della casa editrice Les Mots Libres in collaborazione con Emergency.

10 dicembre 2017

Tutti i soldi e le società di CasaPound e Forza Nuova: così si finanziano i partiti neofascisti

I gruppi di estrema destra puntano a entrare in Parlamento. Grazie ai fondi di società e privati in Italia e all’estero. Ecco quali sono, tra esercizi commerciali e misteriosi trust

DI ANDREA PALLADINO, GIOVANNI TIZIAN E STEFANO VERGINE

L'Espresso

Dio, patria e famiglia. Ma anche ristoranti, catene di abbigliamento, gioiellerie, barberie, franchising di poste private, scuole di lingua, startup di comunicazione, imprese immobiliari, misteriosi trust e qualche strana società offshore.

Dietro la facciata ufficiale dei fascisti del terzo millennio si nasconde una galassia imprenditoriale che dall’Italia si allarga a Francia e Regno Unito. Passando per Cipro e arrivando fino alla Russia di Vladimir Putin. Una multinazionale nera dove gli ideali di purezza del ventennio si intrecciano alle più attuali esigenze dell’economia di mercato. Con imbarazzanti corollari.

Alla vigilia delle prossime elezioni politiche, L’Espresso ha indagato sugli affari dell’estrema destra italiana. Ha cercato di ricostruire nei dettagli la rete imprenditoriale creata negli anni da Forza Nuova e CasaPound, i due principali partiti d’ispirazione fascista. Movimenti che dopo aver conquistato spazio in Europa e aver ottenuto seggi nei consigli comunali di mezza Italia, ora puntano al grande passo: entrare in Parlamento. Missione non impossibile, visto che la nuova legge elettorale ha fissato l’asticella a un abbordabile 3 per cento, che se superato permetterà alle piccole formazioni nostalgiche di avere un inedito potere negoziale nello scenario delle grandi coalizioni necessarie per governare.

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