9 gennaio 2012

La nota del mattino del 09 gennaio 2012.

1. FINITE LE VACANZE E IL MOMENTO DELLE CHIACCHIERE. DA QUESTA SETTIMANA SI PASSA AI FATTI SU CRESCITA, LIBERALIZZAZIONI, LAVORO, RIFORME, EUROPA E ETICA IN POLITICA.
Finite le chiacchiere. Da questa settimana si passa alla prova dei fatti.
In Italia, il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, incontra sindacati e Confindustria separatamente per lanciare l’apertura di un tavolo di discussione collegiale sul tema degli ammortizzatori sociali e del mercato del lavoro. Il ministro dello sviluppo, Corrado Passera, mette a punto i primi interventi sulle liberalizzazioni e annuncia provvedimenti per il 23 gennaio. Il ministro Piero Giarda avvia la spending rewiew per ridurre le spese a annuncia risultati già da fine gennaio. Il sottosegretario Vieri Ceriani è atteso alla prova del taglio delle agevolazioni fiscali che non servono. Dal punto di vista economico, in mezzo alla settimana ci sarà anche un nuovo banco di prova sui titoli di Stato con emissioni di Bot e altre obbligazioni pubbliche.
Ma questa settimana sarà decisiva anche per altri due temi fondamentali. Mercoledì la Corte Costituzionale deciderà se ammettere o no il referendum sulla legge elettorale porcata disegnata dal ministro leghista Roberto Calderoli e voluta da Silvio Berlusconi per avvantaggiarsi nelle ultime elezioni. Giovedì, inoltre, la Camera dei deputati voterà sulla richiesta di arresto per Nicola Cosentino, plenipotenziario del Pdl in Campania e accusato di collusione con il clan dei Casalesi.
In Europa, il presidente del Consiglio Mario Monti incontra mercoledì il cancelliere tedesco Angela Merkel, in vista dell’incontro il 18 con il primo ministro britannico, Cameron, e del vertice a tre Sarkozy, Merkel, Monti del 20 gennaio. Obiettivo del presidente del Consiglio, sostenuto in questo da tutte le forze politiche italiane, è di modificare la linea eccessivamente rigorista della Germania e riuscire ad imporre un’iniziativa europea sulla crescita che comprenda anche il lancio di eurobond e la tassazione delle transazioni finanziarie per finanziare gli investimenti in Europa.

2. IL PD AL CENTRO DELLA BATTAGLIA PER LA SALVEZZA DELL’ITALIA E PER AVVIARE IL CAMBIAMENTO IN EUROPA. BERSANI INDICA OBIETTIVI E TAPPE. I SONDAGGI PREMIANO IL PARTITO.
Il Partito Democratico è al centro della battaglia per salvare l’Italia e modificare la linea di politica economica in Europa. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha indicato oggi con un’intervista a La Stampa obiettivi e impegni del partito in questa fase di transizione. “Chiaro che con l`anno che comincia bisogna darsi un metodo...». Un metodo, dice Pier Luigi Bersani: che semplifichi il lavoro del governo nel suo confronto con i partiti e renda più trasparente il rapporto tra i partiti e tra loro e il Parlamento. Il tutto, naturalmente, per lavorare meglio e di più. Così, chi temeva (o sperava) dì trovare alla ripresa un Bersani dubbioso circa le scelte fatte - e magari tentato da un qualche disimpegno ora sa come stanno le cose. Sì va avanti ventre a terra, perché il Paese ne ha bisogno e soluzioni migliori all`orizzonte per ora non ce ne sono. Naturalmente, bisogna cambiar passo. Prima di tutto in Europa, ma anche qui da noi: bisogna accelerare sul versante della crescita e correggere qualcosa di quanto fatto (sulle pensioni, per esempio). Ma sono soprattutto certi veti europei a preoccupare il leader del Pd, che dice: «Veti ideologici... La globalizzazione ha imposto una ideologia nuova e micidiale: in economia i mercati hanno sempre ragione, in politica ognuno difenda se stesso. Bene, per quanto mi riguarda non può essere così». E` un po` che lei sembra più preoccupato da certe dinamiche europee che da quanto accade qui da noi.
«Non è precisamente così, ma è importante ricordare come da questa crisi si esce un passo dietro l`altro, e muovendo tutte e due le gambe. La gamba italiana il suo lo sta facendo, è ora che si muova quella europea». Che è ferma, invece. «L`universo degli economisti, degli osservatori e del mondo politico conviene sul fatto che non siamo su una strada corretta. In Europa ancora non facciamo gesti inequivocabili che dicano: difenderemo l`euro, di qui non si passa. Questo messaggio non è arrivato: anzi, non è neanche partito. Ora abbiamoun pò di tempo per farlo: con gesti che non possono essere solo il pur importante bricolage di rafforzamento della disciplina dei bilanci». E cosa pensa? «A tre questioni. La prima: accelerare sul fondo salvastati, rendendolo credibile e dotandolo di risorse. Finché non saremo lì bisogna consentire maggiore possibilità di intervento alla Bce. La seconda: teniamola pure sullo sfondo, ma la partita degli eurobond deve essere avviata (un`anticipazione potrebbe essere, come chiede Monti, una emissione europea dedicata agli investimenti). La terza: nonostante quel che dicono gli inglesi, sempre tanto preoccupati per la city - ma noi non possiamo mangiare pane e city, perché alla fine non ci sarà più neanche il pane -, è ora che la finanza paghi qualcosa di quel che ha provocato. Insomma, una tassa sulle transazioni finanziarie va allestita». Non chiede poco. «Qualcosa di questo deve essere messo in moto. E senza che il giorno dopo, con una intervista o della Merkel o di Sarkozy, si dica: abbiamo scherzato. Perché è così che è andata fino a oggi, anche se tutti sanno che senza una qualche mossa di questo genere finiamo nei guai. Tutti: Germania compresa. Allora: perché non si fanno queste cose?». Già, perché non si fanno? «Lo dico da due anni: il problema è ideologico. Che le ideologie siano morte è uno dei grandi inganni degli ultimi decenni. Forse sono morte quelle vecchie... Ma con la frusta della globalizzazione, sull`Europa è calata una nuova ideologia, interpretata dalla destra e subita troppo passivamente dalla sinistra. Una ideologia di ripiegamento, difensiva, corporativa, che dice: in economia i mercati hanno sempre ragione, in politica ognuno faccia gli affari suoi». E quindi? «Quindi occorre anche una battaglia politica. Io credo molto a una piattaforma dei progressisti europei, e su questo abbiamo già fatto molti incontri. E` già fissato un appuntamento a marzo, in Francia, per avviare un`offensiva su questo tema. E` ora che qualcuno dica alle opinioni pubbliche europee che da solo non si salva nessuno». E l`Italia? «Le forze che sostengono Monti - che dovrebbe andare in Europa a dire che c`è un Parlamento anche qui e non solo in Germania - possono affermare: abbiamo il 5% di avanzo primario e faremo il pareggio di bilancio nel 2013, cosa che non fa nessuno. Insomma, noi abbiamo dato: e a questo punto o c`è un altro passo europeo o non è che possono pensare di trattarci come la Grecia...». Vuoi forse dire che in Italia non c`è altro da fare? «C`è moltissimo da fare. Ma all`Italia, dopo quanto già fatto, non possono esser chieste altre manovre, magari recessive. Possono sollecitarci ad andare avanti in un processo di riforme, cioè di messa in efficienza del sistema. Politiche di crescita, insomma. E qui, è chiaro, abbiamo un campo enorme di cose da fare». Crede che la politica, cioè il rapporto tra i partiti e il governo, lo permetterà? Insomma, quanto si può continuare così, con distinguo più o meno quotidiani? «Adesso che si
imposta il lavoro di un anno, bisogna stabilire un metodo. Che secondo me è fatto di tre punti. Sulle questioni europee e internazionali, Monti può trovare un rapporto diretto con i segretari dei partiti che gli consenta di rappresentare posizioni unitarie e nazionali su punti strategici; poi, occorre un modo ordinario e ordinato di avere una sede tra governo e gruppi parlamentari che consenta di costruire l`agenda di lavoro e renderla effettiva; infine, bisogna prendere una iniziativa - e io farò la mia parte - per definire un`agenda per riforme istituzionali e costituzionali: per altro, sulla modifica dei regolamenti parlamentari, sul bicameralismo e la riduzione dei membri di Camera e Senato c`è un lavoro sedimentato. Anche sulla legge elettorale si è cominciato a lavorare. E` chiaro, inoltre, che questa terza questione accentuerebbe la stabilità del governo. Insomma: penso che sia ora che i leader dei partiti dicano esplicitamente e pubblicamente se sono disposti a convenire su un`agenda da affidare, poi, ai gruppi parlamentari». Un`ultima domanda sulla Consulta e sul referendum. Che decisione auspica? E pensa anche lei che un sì al voto destabilizzerebbe il governo? «Quel che auspico è che, referendum o non referendum, si arrivi ad una nuova legge elettorale meditata e migliore di quella pessima che abbiamo oggi. Anche un ritorno al "mattarellum" sarebbe meglio, ma l`esperienza ha dimostrato che quel sistema non è perfetto. Quanto a eventuali crisi, dico solo questo: penso che finché non saremo messi su binari solidi, abbiamo bisogno di non prendere la responsabilità di destabilizzare il Paese in un momento così. Non sarebbe capito da nessuno, né qui né in giro per il mondo...».
Il Sole 24 Ore ha pubblicato domenica alcuni sondaggi che danno il Pd in ascesa. Dal,le agenzie di stampa. (AGI) - Roma, 8 gen. - Pdl e Sel in calo, Pd e Udc in crescita (con la Lega che recupera punti). Secondo i sondaggi di Ipsos e Istituto Piepoli, pubblicati oggi sul Sole 24 Ore, i consensi per i partiti a dicembre vengono influenzati da una sorta di "effetto Monti": crescono i partiti che sostengono piú convintamente il nuovo governo, frena il Pdl a causa anche dei "mal di pancia" di parte del partito e dello stesso elettorato per il nuovo corso. Un trend che penalizza Sinistra e Libertà, mentre la Lega, ricoprendo l'anima di lotta e non piú di governo, torna a crescere dopo mesi di calo. Secondo Ipsos il Pd è al 29,1%, +0,3 rispetto a novembre, mentre per Piepoli è addirittura al 31,5% (+2% rispetto a luglio). Bene anche l'Udc, data al 7,8 da Ipsos (+0,8% su novembre) e dall'Istituto Piepoli al 9,5 (era al 5,5 a luglio). Di contro, il Pdl è dato fermo al 23,4% da Ipsos (-0,8 rispetto a novembre) e al 24 da Piepoli (ben il 5% in meno rispetto a luglio scorso). Quanto alla Lega, sale al 9,55 per l'Ipsos (+0,5), identica stima per Piepoli (cresciuta in due mesi di un punto e mezzo). Stabile l'Idv, data al 7,9% da Ipsos e al 5,5 da Piepoli, mentre Sel cala al 6,9 (era al 7,4 a dicembre) per Ipsos, e addirittura al 4,5 (contro il 7) per Piepoli. Da segnalare la continua ascesa della lista Grillo, riportata solo da Ipsos e data al 4,2%, contro il 3,9 di novembre.

3. EUROPA. RESISTONO GLI INGLESI SULLA TOBIN TAX (CHE PUO’ DARE 50 MILIARDI L’ANNO). RESISTONO I TEDESCHI SUL RIGORE. L’ECONOMISTA ROUBINI: DOPO LA MANOVRA ITALIANA, I TEDESCHI HANNO TORTO.
Il premier britannico David Cameron si oppone all’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie per difendere la City, principale attività economica della Gran Bretagna. Ma in Europa l’idea della cosiddetta Tobin tax fa proseliti e adesso anche l’Italia spinge in quella direzione. Un’imposizione del genere, secondo le stime della Commissione europea che ha proposto un prelievo pari allo 0,1% su azioni e
obbligazioni, e uno dello 0,01% sui contratti derivati darebbe almeno 50 miliardi di euro l’anno da investire nei paesi dell’euro.
Da La Repubblica. Intervista all’economista Nouriel Roubini.- «Mario Monti sta facendo del suo meglio, ha una squadra di tecnici competenti e motivati che lavora in buona fede, gode di rispetto e stima internazionali. Rispetto al "prima" siamo agli antipodi. Certo, se fosse riuscito a inserire nel governo un paio di figure di rilievo dei partiti sarebbe più forte politicamente. Ma il punto è che l`Italia, come altri Paesi, sta entrando in recessione: non solo qualsiasi manovra fiscale l`aggraverà, ma perfino le riforme strutturali possono avere effetti negativi sul breve». Nouriel Roubini, economista della NewYork University attento alle vicende del nostro Paese, lancia un nuovo allarme: «L`Italia da sola non ce la può fare. È impossibile sormontare difficoltà come le attuali o sperare che lo spread scenda, senza un convinto e incisivo sforzo europeo. Se mancherà, prima della fine del 2012 si riaprirà il problema della sopravvivenza dell`euro». Com’è possibile che le riforme siano "recessiogene"? «Intendiamoci: sono necessarie per un Paese moderno ed efficiente, e fin troppo rimandate. Ma si inseriscono in un quadro così deteriorato che non potranno dispiegare i loro effetti positivi prima di qualche anno. Vanno fatte, ripeto, ma è meglio non aspettarsi risultati miracolistici, per esempio, dalle liberalizzazioni. Gli avvocati costeranno meno e ci saranno più taxi, ma se in giro ci sono sempre meno soldi e meno domanda, cosa cambia? Sul medio termine, e quando l`emergenza sarà superata, allora tutto assumerà un senso. E questo vale anche per l`articolo 18». Lei si iscrive al gruppo che non vuole riformare lo statuto? «È necessario dare più flessibilità al mercato del lavoro, ma se questa riforma restasse isolata avremmo solo più licenziamenti e più disoccupati. Va inserita in un complesso ampio e organico, e va vista alla prova della ripresa. Oggi l`umore dei consumatori è pessimo, il purchasing managers index (indice composito dell`attività manifatturiera) è negativo, le banche sono irrigidite verso le imprese, la domanda aggregata è bassissima». Qual è la priorità assoluta per sbloccare la situazione? «Le misure di Monti sono corrette e indispensabili, ma il premier deve giocarsi la sua credibilità per guidare l`intera Europa verso una ripresa coordinata e concordata. Non basta, anzi equivale ad un sforzo immane che può risultare vano, accanirsi sul debito». Il rinvio del pareggio di bilancio è un`opzione da considerare? «Direi di sì. La disciplina è fondamentale ma non si può fare tutto too fast too soon, traumaticamente. L`ha detto la Lagarde, che non è certo un`estremista. Intanto va creato un solido fondo europeo permanente più capitalizzato e forte di quello prospettato, in grado di intervenire immediatamente fornendo liquidità a chi perde l`accesso al mercato se lo spread finisce fuori controllo. Per capirci, in Italia siete al limite. Ma la chiave resta la crescita. I Paesi con margini di manovra come la Germania devono farsi promotori di iniziative per lo sviluppo. Sono tedesche le maggiori imprese di costruzioni: perché non lanciano un piano di investimenti in Europa sostenuto dal governo di Berlino? Questo significa solidarietà e volontà di crescere insieme. Ricordo che la Germania è la prima a beneficiare dell`euro». Per ora si oppone agli eurobond...
«La resistenza alla mutualizzazione del rischio si poteva capire. Ma ora non più. Peraltro, c`è qualche segnale di lievissima apertura che forse porterà novità sul medio termine. Anche la B ce potrà rivelarsi meno rigida che in passato». Perché c`è Draghi? «Non solo. Dal 1° gennaio due "falchi" del board come Bini Smaghi e il tedesco Stark, che si è dimesso per protesta contro l`acquisto dei buoni italiani, sono stati sostituiti da
personaggi più pragmatici, l`altro tedesco Asmussen e il francese Coeuré. Dovrebbero quindi pro seguire sia gli acquisti dei bond che la discesa dei tassi, da portare a zero con un doppio vantaggio: il calo del costo del denaro e la discesa dell`euro, indispensabile per l`export. Anche il cammino verso il Tender of last resort, altrettanto fondamentale, risulterà facilitato».

4. LA LEGA CONTINUA A FARE SMARGIASSATE, MA INTANTO INVESTE I FONDI PUBBLICI PER I PARTITI A CIPRO E IN TANZANIA.
Da Il Corriere della Sera. “Dal Regno dei fiordi all`isola di Afrodite, con un ultimo passaggio in Africa Orientale. E il percorso dei milioni di euro appena investiti dalla Lega e minuziosamente documentato ieri da Giovanni Mari sul Secolo XIX. Secondo la sua ricostruzione, il segretario amministrativo federale Francesco Belsito, tesoriere del Carroccio ed ex sottosegretario alla Semplificazione nell`ultimo governo Berlusconi - alla fine del 2011 ha messo in moto una considerevole serie di operazioni finanziarie coordinate da Banca Aletti, il sistema di private e investment banking del Banco popolare. Ecco il giro dei soldi: il 14 dicembre «un investimento in 7,7 milioni di corone norvegesi (poco più di un milione di euro) vincolato per 6 mesi a un interesse del 3,5%»; il 28 dicembre «1,2 milioni di euro per l`acquisto di quote del fondo Krispa Enterprise Ltd» di base a Larnaca, nell`isola di Cipro, e infine il 30 dicembre «il collocamento di 4,5 milioni di euro in Tanzania. E l`ultimo spostamento dell`anno e, nei fatti, svuota una delle dotazioni consegnate a Banca Aletti da Belsito per conto della Lega Nord». Totale: quasi 8 milioni di euro in una decina di giorni, se si aggiungono anche i movimenti-base di 700.000 euro trasferiti ad altri conti del partito, di 450.000 euro emessi in assegni circolari e di 50.000 euro ritirati in contanti direttamente da Belsito…. Il tesoriere del Carroccio che come sanno tutti i lumbard è figura con un enorme autonomia decisionale e, di fatto, rende conto solo al grande capo Umberto Bossi - ha risposto con fastidio alle domande del quotidiano ligure: «Queste informazioni sono una grave violazione della privacy e delle regole bancarie». E però non si è sottratto all`intervista, spiegando che i soldi investiti arrivano dal finanziamento pubblico «rimborsi elettorali» - che personalmente non conosce l`entità delle operazioni perché «noi ci affidiamo a banche e promotori di cui ci fidiamo» e che i contanti prelevati sono serviti a rimborsare «spese per i nostri collaboratori». Gli spostamenti all`estero, poi,

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