23 novembre 2012

Lea, donna contro la mafia.

Lea Garofalo. Donna contro la mafia.
Il domani 24 Novembre cade il terzo anniversario della uccisione di Lea Garofalo da parte della ‘ndrangheta, avvenuta a Monza nel quartiere S.Fruttuoso.


L’Associazione Libera nomi e numeri contro le mafie di Monza-Brianza farà di questa data, a partire de quest’anno, un appuntamento annuale fisso, affinchè quel luogo di S. Fruttuoso possa diventare nel tempo un luogo simbolo di memoria e di impegno contro la presenza mafiosa in tutto il territorio della Brianza. 


Ma chi era Lea Garofalo? Lea era una donna che comprendeva dentro di se, due condizioni inconciliabili: quella di essere nata “donna di mafia” e quella di essere diventata “donna contro la mafia”.

Lea Garofalo è stata spinta a questa scelta dall’evento più bello che può capitare alla vita di ognuno di noi: la nascita della figlia Denise.


Lea era nata in un paese della Calabria che si chiama Petilia Policastro in provincia di Crotone, ed era la sorella di un boss ‘ndranghetista Floriano Garofalo. Da piccola ha respirato l’aria della mafia. Giovanissima si innamora di Carlo Cosco, che appartiene ad un’altra famiglia di ‘ndrangheta rivale della sua, col quale all’età di 19 anni fa una figlia: Denise.

Man mano che la figlia cresce, Lea, che prende parte alle attività di narcotraffico del marito, si interroga sul futuro della figlia e, quando Denise ha circa 10 anni, decide di varcare la soglia, di collaborare con la giustizia, raccontando le faide tra la sua famiglia e quella del suo ormai ex compagno Carlo Cosco.

Nel novembre del 2009, Carlo Cosco, con la scusa di voler parlare del futuro della loro figlia, la convince a raggiungerlo a Milano.

Da quel viaggio Lea non farà più ritorno. Il 24 novembre, Massimo Sabatino e Carmine Venturino, rapiscono Lea e la consegnano a Vito e Giuseppe Cosco, questi la torturano per ore e poi la uccidono con un colpo di pistola. Ed è su un terreno di S.Fruttuoso a Monza che Lea viene sciolta in 50 litri di acido per impedirne di ritrovamento del corpo. Ma cosi non è stato. Il coraggio di Lea lo ha ereditato Denise, che nel processo ha testimoniato contro gli assassini di sua madre.

Libera vuole far conoscere questa storia, ne vuole tenere negli anni viva la memoria per rinnovare costantemente il quotidiano impegno contro le mafie. Con l’aiuto prezioso dell’associazione culturale S.Fruttuoso, si sta lavorando per allestire una mostra dell’artista Ernesto Galimberti, che esporrà un gioco di porte, proprio quelle che hanno varcato Rita Atria e Lea Garofalo.

Se Lea ha varcato con coraggio la porta della legalità a costo della sua vita, a noi è chiesto di varcare quella della consapevolezza abbandonando l’indifferenza.

Fonte sito CGIL Monza Brianza.
Articolo di Valerio D'Ippolito.

Ndr: l'altro ieri il corpo di Lea è stato ritrovato in un campo della Brianza.
 Non è stata sciolta nell'acido, ma bruciata e sepolta. Qui l'artcolo della Stampa.

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