Province, una sfida per tutti noi

L’avvicinarsi delle elezioni, sia pur di secondo livello, provinciali,
pone il PD di fronte ad alcune scelte non di poco conto che vanno interpretate con capacità e coraggio. La norma – detto con sincerità, non particolarmente entusiasmante – porta a
trovare il più possibile soluzioni condivise
ma a determinate condizioni e senza rinunciare all’assoluta necessità
di cambiamento di cui c’è bisogno. Un conto infatti é trovare una
sintesi sulla figura del Presidente
(mi sembra si stia lavorando ad una proposta seria e capace) in
previsione della stesura di un nuovo Statuto e del confronto con Regione
Lombardia sulle deleghe, un altro é
rinunciare ad una propria lista e ad una proposta di programma
fortemente innovativo da sottoporre ai possibili alleati. Pensare ad
un’unica lista istituzionale, che poi unica non sarebbe vista
l’indisponibilità manifestata dalla Lega, risulta del tutto inadeguato e
mostrerebbe l’incapacità del PD e del Centrosinistra di cogliere la
grande opportunità del momento.
Si tratta di coinvolgere in una proposta di nomi il meglio delle esperienze maturate sui territori,
così come di guardare al grande valore del cosiddetto “civismo” al
quale va avanzata una forte e convinta richiesta di partecipazione.
Si
tratta inoltre di capire come lavorare a “rimettere” insieme un quadro
di centro sinistra, con la capacità di stendere una proposta dove si
affronti in modo completamente diverso temi come l’ambiente, lo sviluppo
territoriale, il nodo infrastrutture e tanto altro. Poi ci si siede al
tavolo con il centrodestra chiedendo loro di fare un passo in avanti,
senza cadere invece in un compromesso di basso profilo che non solo non
servirebbe a cittadini e territorio, ma sarebbe una sconfitta per il PD.
Non mi sfugge ci sia il forte tentativo di portare a scegliere la
scorciatoia del listone tra noi e il centrodestra. Ebbene, credo che chi
lo voglia da un lato mostri l’incapacità di svolgere quel ruolo
autorevole che anche a Brescia ci é stato consegnato dal voto europeo,
dall’altro il tentativo di imporre scelte e nomi calati dall’alto senza
il necessario riconoscimento di amministratori e territori, in sintesi
senza consenso. Impediamo che questo avvenga,
sarebbe il tradimento del nuovo corso del PD che non ha bisogno di continue, e a volte patetiche, rivendicazioni di “orario” di appartenenza, ma di atti concreti.
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