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19 giugno 2011

Il libro del mese.


Titolo: Per una buona ragione.

Autore:
Bersani Pier Luigi.

Dati 2011 - pag. 199

Curatore: Gotor - Sardo

Editore: Laterza - Collana Saggi Tascabili.






"La crisi del sistema democratico è oggi il terreno della battaglia politica. La nostra buona ragione risiede in una visione umanistica, capace di tenere insieme il concetto di democrazia con quello di uguaglianza". Pier Luigi Bersani parla per la prima volta in un libro dell'Italia e del Partito Democratico nel tempo della crisi economica e dei grandi mutamenti indotti dal mercato globale. Affronta gli errori del centrosinistra, l'involuzione plebiscitaria della Seconda Repubblica e gli squilibri sociali del Paese. Per promuovere una nuova crescita e un impegno costituente propone l'"unità delle forze della ricostruzione". È il manifesto politico, culturale e civile del leader del Pd.

18 maggio 2011

Il libro del mese.


Titolo: Briangheta. La 'ndrangheta in Brianza a cento passi dal Lambro.
Autore: Marco Fraceti
Edizioni Punto Rosso
Pagine 130
Prezzo € 7,00.

Questo lavoro non vuol essere un atto di denigrazione della Brianza, bensì un gesto d'amore per una terra di gente onesta ed operosa.
A Cinisi, il 9 maggio di ogni anno, quando ricorre l'anniversario di Peppino Impastato, gli organizzatori del Forum Sociale Antimafia espongono lo striscione di Radio Aut, l'emittente dalla quale Peppino denunciava le malefatte di Badalamenti.
Su quello striscione c'è scritto:"la mafia uccide, il silenzio anche".
Ma quel'è il silenzio peggiore? Quello dei disonesti o quello degli onesti?

16 aprile 2011

Il libro del mese.

Titolo: Indignatevi! Autore: Stèphane Hessel Prezzo di copertina 5€ Pagine 64 Editore: ADD editore "Indignatevi!" è un pamphlet liberatorio e corrosivo di Stéphane Hessel, diplomatico francese, ex partigiano, novantatreenne combattivo che ha conquistato con questo testo migliaia di lettori. Nelle sue pagine Hessel affronta i mali della nostra epoca e lancia un grido che ha saputo farsi ascoltare diventando un vero manifesto che supera gli schieramenti politici e le divisioni ideologiche. Dove sono i valori tramandati dalla Resistenza, dove la voglia di giustizia e di uguaglianza, dove la società del progresso per tutti? A ricordarci le cose che non vanno sono gli eventi di una quotidianità fatta di ingiustizie e di orrori come le guerre, le violenze, le stragi. Hessel parte da qui, per indicare a tutti quali sono i motivi per cui combattere e per cui tenere alta l'attenzione. L'indignazione è il primo passo per un vero risveglio delle coscienze, e il grido di Hessel ce lo ricorda con fermezza e convinzione. A completare il libro, l'appello degli ex partigiani francesi (di cui Hessel è uno dei firmatari), sottoscritto a Parigi nel marzo 2004 e la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo di cui Hessel è stato uno degli estensori. Teorema ne aveva già parlato qui.

18 marzo 2011

Il libro del mese.


"L'umiltà del male" di Franco Cassano edizioni Laterza.


Descrizione: Senza un'elite competente e coraggiosa la politica muore. Ma questa spinta morale deve sapersi confrontare con la maggioranza degli uomini, misurarsi con la loro imperfezione, deve diventare politica. Come dimostra la figura del Grande Inquisitore, il male è un lucido conoscitore degli uomini e fonda il suo regno sulla capacità di coltivarne le debolezze. E sa adattarsi ai tempi, perché ha imparato a cambiare spalla alle sue armi: una volta esaltava la sottomissione, oggi offre con successo e su tutti i canali dosi crescenti di volgarità ed esibizionismo. Se vogliono far crollare questo potere, i migliori devono smettere di specchiarsi nella loro perfezione. Da sempre i Grandi inquisitori usano questo sentimento di superiorità per isolarli da tutti gli altri, per ridicolizzarne l'esempio e renderli innocui. Chi spera negli uomini deve inoltrarsi nella zona grigia dove abita la grande maggioranza di essi, e combattere lì, in questo territorio incerto, le strategie del male.

18 febbraio 2011

Il libro del mese

"Fuori!" di Matteo Renzi editore Rizzoli.

Descrizione: Quanti politici rifiuterebbero una poltrona sicura? Chi mai rinuncerebbe a una carica pubblica servita su un piatto d'argento? Chiunque risponderebbe alla stessa maniera: "Nessuno!". E questo non solo perché gli italiani hanno perso fiducia nella politica, ma - cosa ben più grave - si sono arresi all'idea di non aspettarsi niente di meglio da chi li governa. Eppure c'è chi di fronte ai soliti giochetti dei piccoli e grandi poteri di casa nostra ha saputo dare la risposta più sfacciata: "No, grazie". Matteo Renzi è uno di questi. Alla fine del suo primo mandato come presidente della Provincia di Firenze, gli era stata assicurata la rielezione. Renzi però non ha voluto fare il pollo di batteria e ha deciso di partecipare alle primarie per candidarsi a sindaco di Firenze, senza l'appoggio dei vertici del suo partito, il PD. Le ha vinte, è stato eletto, e oggi è il sindaco più amato d'Italia. Ora vuole darsi da fare per tirare fuori il Paese dal pantano in cui l'ha cacciato una politica vecchia e asfittica. In questo libro racconta come i campi scout gli abbiano insegnato che nella vita ognuno deve prendersi le sue responsabilità, e come su quelli da calcio (dove ha fatto l'arbitro) s'impari che non sempre si ha il tempo di pensare: occorre decidere e fischiare. Ha dimezzato gli assessori in Giunta e raddoppiato l'investimento per l'ambiente. Guarda con orgoglio al passato delle sua città, e pensa in grande al futuro, riflesso negli occhi dei bambini delle scuole che incontra ogni martedì.

18 gennaio 2011

Consigli di un giovane vecchio:"INDIGNATEVI!"


"Perchè tollerare tutto? Cittadini indignatevi! Ribellarsi è giusto!"

di Luca Sebastani- Unità-. Contattarlo non è stato per niente facile. Incontri durante tutta la giornata, interviste, domande e troupe tivù da tutta Europa fin dentro al tinello di casa. La moglie a smistare telefonate, appuntamenti, richieste che in queste ore gli arrivano da ogni dove. A 93 anni Stéphane Hessel poteva godersi un meritato e giusto riposo, soprattutto dopo la vita convulsa, avventurosa e assolutamente encomiabile che ha condotto. Invece il suo ultimo «libretto », come ama chiamarlo con candida modestia, ha fatto un baccano infernale qui in Francia. Nessuno se lo aspettava, né lui, né tantomeno la piccola casa editrice di Montpellier, la Indigène Editions, che qualche mese fa ha avuto l’idea di pubblicare qualche pagina di questo pezzo della storia francese. Più che altro si trattava di un omaggio, di dare la parola con una trentina di paginette al resistente, all’eroe di guerra, all’uomo che aveva speso la vita al servizio dei diritti universali dell’uomo. Poi, appena uscito lo scorso ottobre, si è subito capito che ilpamphlet di Hessel, Indignez vous!, per qualche arcano disegno del destino arrivava esattamente nel momento in cui i francesi si volevano sentir scossi, e forsemenosoli in questa fase storica segnata dall’individualismoe dalla dittatura della contabilità finanziaria. In questi due mesi la domanda è stata tale che le librerie non facevanoin tempo a rifornirsi che già vedevano i loro stock esaurirsi a tempi di record. Ad oggi si sono susseguite una decina di ristampe per un milione di copie tirate e oltre settecentomila vendute. Le case editrici si sono mosse dai quattro angoli del pianeta, e dalla Corea all’Italia, dagli Stati Uniti al Giappone hanno preso d’assalto il telefono della Indigène Editions. Oltralpe Indignatevi! è diventata la parola d’ordine: se ne discute nei caffè, ci si scalda sui giornali e nelle tivù, e anche il primo ministro François Fillon si è sentito in dovere, qualche giorno fa, di dire la sua nel corso della conferenza stampa di inizio anno per calmare gli animi di chi vuole mettere a profitto questa chiamata alla mobilitazione. «Sinceramentenonmelo aspettavo », ci dice Hessel quando la moglie trova anche per il cronista de l’Unità un po’ di tempo prima di cena per discutere di democrazia e partecipazione col sollecitatissimo autore del bestseller del momento. Che ci confessa che forse il successo dipende dal fatto che si tratta di un libro corto e semplice; che forse anche il prezzo «a buon mercato», soli tre euro di costo, ha contribuito; o forse, ma qui Hessel calca sulla voce, semplicemente si tratta di un «titolo provocatore che arriva in unmomento in cui molta gente è insoddisfatta del modo in cui la società è governata». Se in Italia il berlusconismo è un narcotico della democrazia che trasforma in catalessi la partecipazione alla res pubblica, non è che in Francia il sarkozismo sia questo propulsore della storia, così come in ogni luogo dove la politica è prona agli interessi di parte, «spesso economici e finanziari». E, dice Hessel «la democrazia senza partecipazione non è più democrazia». Se un tempo l’indignazione era «il primo passo» verso la partecipazione, verso, insomma, l’impegno a cambiare lo stato di cose presente, come si diceva, oggi le ingiustizie macroe micro economiche, le angherie più volgari, lo sfruttamento, la corruzione, la sofferenza anche individuale, sembrano non più in grado accendere alcuna miccia. Ognuno nel proprio angolo a cercare di sbrigarsela, dimentichiamo che la realtà non è un dato immutabile,mail prodotto dell’azione umana e, magari insieme agli altri, «possiamo provare a cambiarla », dice Hessel. «Forse per noi era più facile indignarci, le cose erano più chiare», aggiunge, facendo riferimento alla Resistenza al nazifascismo. Lui stesso, «indignato» per l’occupazione raggiunse da Londra la Francia libera del Generale De Gaulle che «aveva saputo dire no e resistere». Per le sue attività durante la guerra venne anche catturato e deportato in vari campi di concentramento tedeschi, ma per una serie di fortunate vicende riuscì prima a salvare la pelle e poi a fuggire. Ciò gli consentì di partecipare da protagonista prima all’avventura del Consiglio nazionale di resistenza e poi addirittura alla commissione dell’Onu incaricata di stendere la Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo. E a quei valori Hessel fa ancora riferimento. «Quello che dico nel libro è che ci sono un certo numero di valori fondamentali in nome dei quali è necessario indignarsi, e sono i valori della dichiarazione dei diritti universali e quelli della resistenza, che sono valori collettivi forti minacciati » da un potere del danaro che non è mai stato così «grande, insolente ed egoista» come oggi. E ci racconta di come l’interesse generale guidava invece l’azione degli uomini usciti dalla guerra e di come li portò a creare uno Stato che ridistribuiva le ricchezze più equamente. «In questomondoci sono cose insopportabili, e per vederle basta solo guardarle». L’indignazione dei giovani, e non solo, può accendersi di fronte al divario «sempre più intollerabile » tra ricchi e poveri, di fronte alle politiche d’espulsione dei rom e degli immigrati, di fronte alla distruzione del pianeta. Il catalogo è lungo, ma Hessel resta nonostante tutto un incredibile ottimista, un uomo dalla speranza di ferro convinto seguace di unidea semplice che gli viene da Jean-Paul Sartre e recita che bisogna impegnarsi in quanto individui responsabili, perché «la responsabilità non la si può rimettere né al potere né a dio». Lui che poteva aspirare ad un’esistenza tranquilla, quasi da favola, essendo il figlio di Franz Hessel (traduttore, agiato intellettuale e protagonista nella realtà del triangolo amoroso trasposto sullo schermo da François Truffaut in Jules e Jim), acceso dall’indignazione e mosso dalla speranza, ha invece modellato la sua vita, prima nella resistenza e poi nella diplomazia di alto rango, nell’impegno e il servizio dei valori universali. E ancora oggi conserva l’ottimismo e la speranza tra i suoi orizzonti di condotta. «Le cose possono sempre migliorare, anche oggi, se c’è uno scatto collettivo dei cittadini, una mobilitazione attiva, coraggiosa e fiduciosa in se stessa». E la speranza riporta i ricordi di Hessel all’amico Walter Benjamin, il filosofo tedesco che salutò a Parigi, nell’estate del ’40, prima di partire fiducioso verso la Resistenza. «Benjamin aveva una visione diversa della storia. Io ero un hegeliano, lui vedeva la catastrofe incombente e forse quella catastrofe lo ha raggiunto nell’hotel di Port Bou, dove braccato dai nazisti si è tolto la vita ». Da Benjamin Hessel ha però imparato che la storia non è esente dal rischio di chiudersi drammaticamente, ma persiste in lui, anche alla fine della sua vita, la fiducia nelle capacità collettive dell’uomo. L’importante, chiude prima di congedarci, è «non restare inattivi, non restare indifferenti e nonlasciarsi scoraggiare ». Consigli di un giovane vecchio.
Unità . 16.01.2011

Luca Sebastani.

29 dicembre 2010

Il libro del mese

Titolo: L'illogica utopia
Autore: Gaber Giorgio
Curatore Harari G.; Fondazione Giorgio Gaber
Editore: Chiarelettere

"È bello quando parla Gaber" canta Enzo Jannacci, l'amico corsaro di sempre, ricordando quanto il signor G, a quarant'anni esatti dalla sua prima apparizione sulla scena del Piccolo Teatro di Milano, rimanga, oltre che fine affabulatore e artista totale, una delle rare coscienze civili del secondo Novecento italiano. Questo libro non vuol essere solo l'"autobiografia" di Gaber, ma anche una sorta di breviario irreligioso per liberi pensatori. Nelle sue parole soffia il vento di una morale di lotta, insieme all'ansia di un'etica nuova e di un ritorno al luogo del pensiero. Immerso nel suo tempo, Gaber auspica, anzi esige, un neorinascimento, un nuovo umanesimo e, con esso, un individuo nuovo, fatto di privato e di politico. È questa "l'illogica utopia" del titolo, condita di un "appassionato pessimismo" che l'artista vorrebbe detonatore di uno slancio vitale e gioioso verso un futuro tutto da inventare. La viva voce di Gaber guida il lettore in un viaggio, ricostruito attraverso lo sterminato archivio della Fondazione Giorgio Gaber dei cui tesori viene qui presentata una corposa sintesi, con trascrizioni di materiali audio e video, interviste, manoscritti e testi spesso inediti, memorabilia, rare copertine di dischi e una messe di immagini tratte anche dagli archivi dei fotografi che più da vicino hanno seguito l'artista. Una cronologia dettagliata e una discografia completano questo volume.

"Se abbiamo già sperimentato quanto possa fare male una dittatura militare, non sappiamo ancora quanto possa fare male la dittatura della stupidità."
Giorgio Gaber

Video Live - L'illogica allegria -.


3 dicembre 2010

Il libro del mese.



"La lobby di Dio. Fede, affari e politica. Prima inchiesta su Comunione e liberazione e La Compagnia delle opere".
Autore: Pinotti Ferruccio
Editore: Chiarelettere. Collana Principioattivo
.

Questo è un libro-inchiesta su Comunione e Liberazione, la lobby cattolica oggi più influente e organizzata. Ferruccio Pinotti racconta attraverso atti e inchieste giudiziarie, testimonianze di ex membri e interviste inedite, una realtà che in poco più di cinquant'anni è divenuta una potenza presente in settanta paesi del mondo, il cui braccio finanziario e operativo, la Compagnia delle Opere, controlla un network di 34.000 imprese e milioni di euro di fatturato. Nella prima parte, il fenomeno CL è raccontato nei suoi tratti generali attraverso una "controstoria" che, lontano dall.agiografia ufficiale, spiega come e perché il movimento fondato dal discusso don Luigi Giussani abbia trovato l'11 febbraio 1982 il riconoscimento di Giovanni Paolo II. Viene poi affrontato, attraverso nuove e inedite testimonianze, il tema della psicologia degli adepti di CL, una realtà dai forti tratti settari. La seconda parte si occupa della Compagnia delle Opere: sono investigati e raccontati tutti i business della CDO: scuola, sanità, anziani, trasporti, energia, mense, servizi alle imprese.

2 novembre 2010

Il libro del mese.

Non è il paese che sognavo. Taccuino laico per i 150 anni dell'Unità d'Italia. Colloquio con Alberto Orioli. Editore - Il Saggiatore.

Chi tiene alto lo sguardo oggi? Dove sono i valori che hanno guidato i patrioti del Risorgimento prima e i padri costituenti poi? A 150 anni dall'Unità d'Italia il presidente emerito della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, guarda all'Italia di oggi... Eppure, per il presidente, l'Italia resta uno straordinario paese, nato dalla lingua di Dante, creato dal sogno visionario di un manipolo di eroi diventato popolo; lo stesso popolo che ha ritrovato il suo orgoglio nella lunga corsa a ostacoli verso l'euro. L'Italia è il paese del Risorgimento e della Resistenza. L'Italia è diventato il paese della politica senza valori e senza ideali; della degenerazione dell'etica pubblica e della convivenza civile. Del declino economico, delle ideologie secessioniste. Degli scandali, dei conflitti personali inconcludenti e dei conflitti d'interesse mai conclusi. Un'intensa confessione davanti al camino, un bilancio, un taccuino laico per i 150 anni del nostro paese: in questo colloquio con Alberto Orioli, Carlo Azeglio Ciampi rivela le sue speranze per il futuro. E le sue delusioni. Perché questo non è il paese che sognava

12 ottobre 2010

Il libro del mese.


Nelle tue mani. Medicina, fede, etica e diritti. Einaudi.

Ignazio Marino, chirurgo e senatore del Partito Democratico, ha scritto un libro impegnativo e coinvolgente che ci trascina nel cuore del mondo ospedaliero e da quel mondo vira sui temi di attualità. Un volume che affronta la questione del testamento biologico, delle decisioni sui trapianti, dei progressi tecnologici e della durata della vita, ricordando i casi di Eluana Englaro e di Piergiorgio Welby.
Marino, che ha un'esperienza di venticinque anni di lavoro in Inghilterra e negli Stati Uniti e che nel 1992 eseguì il primo trapiano di fegato da babbuino a uomo, riflette sul potere di vita e di morte dei medici. Spesso – sostiene il chirurgo - sono loro a scegliere della vita di pazienti che, letteralmente, la rimettono nelle loro mani. Per questa fiducia riposta, e per l'autorità che ne consegue, essere medico equivale ancora oggi a una vocazione alla solidarietà umana. Di fronte a una professione messa sotto accusa dai media per gli episodi di malasanità, sospettata di negligenza dai pazienti, vittima di amministratori che magari pensano di più al proprio tornaconto economico, la proposta del libro è quella di ripartire da zero. «Da domani – scrive Marino – facciamo valere negli ospedali solo la regola del merito e della valutazione dei risultati di qualità, tutti misurabili.»
La lettura prosegue con i grandi dibattiti che stanno dividendo l'opinione pubblica italiana ed europea. A proposito della legge contro il testamento biologico approvata nel nostro Paese, Marino scrive: «Mi auguro che una legge mal fatta, fondata sull'ideologia e sull'onda emotiva possa essere migliorata. I cittadini chiedono una cosa sola: poter lasciare delle indicazioni sulle cure che vorranno e su quelle che non vorranno, se un giorno perderanno la coscienza e con essa la possibilità di esprimere il consenso alle terapie. Chiedono, in parole semplici, la libertà di decidere.» E, tuttavia, secondo il chirurgo, non si tratta solo di una singola legge: «La questione è più complessa e riguarda l'approccio della società italiana ai temi eticamente sensibili, o meglio ai diritti civili: avrà un atteggiamento laico, saprà ascoltare le ragioni della scienza e saprà tradurle in soluzioni nell'interesse di tutti, soprattutto dei più deboli, oppure si piegherà sottomettendosi all'ideologia degli schieramenti e alla logica dell'uno contro l'altro?»
è con questa tensione morale, con questi dubbi da credente e da uomo di scienza, che Marino affronta i nodi spinosi del dibattito sull'impiego delle cellule staminali, di origine embrionale e non, utilizzabili per la terapia e per la ricerca su gravissime malattie: Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla. Non mancano i capitoli dedicati ai temi del concepimento dei figli in provetta, quelli sul cosidetto "utero in affitto", e le riflessioni più politiche sul Servizio sanitario nazionale o sul business della Sanità. Sono tutti argomenti esaminati nel libro non tanto partendo da assiomi generali ma attraverso un'ampia casistica, con la memoria di fatti avvenuti, di cui l'autore è stato testimone in prima persona. Marino, in queste pagine di grande umanità e onestà intellettuale, prova così a informarci di tutte queste realtà e queste possibilità della scienza medica, pubblicando anche i documenti relativi, talora poco noti ai più.

12 settembre 2010

Il libro del mese

Scalfarotto Ivan, Mangiaterra Sandro, 2010, Piemme

I diritti negati sono uno dei nodi cruciali su cui si gioca il futuro di un Paese. Per questo l'Unione europea ha approvato norme all'avanguardia contro l'omofobia e le discriminazioni, e quasi ovunque in Occidente sono state varate leggi sui diritti delle nuove famiglie. In Italia no. In Italia il pregiudizio si mescola con la legge. Si è parlato di Pacs, Dico, Cus, ma l'Italia continua a non approvare una normativa sulle coppie di fatto. Un milione di famiglie "non coniugali", etero e omosessuali, rimangono senza tutela. Costrette a fare i conti con mille difficoltà quotidiane, grandi e piccole: l'impossibilità di amarsi e mettere su casa insieme, di assistere la persona più cara se si ammala, di raccoglierne l'eredità quando muore. Non accade in nessun Paese civile. Ma attenzione: è vietato chiamarsi fuori, indipendentemente dal proprio status e dalle proprie convinzioni ideologiche o religiose. Perché è miope, ancor prima che ingiusto, rendere milioni di persone figli di un dio minore, cittadini di serie B, con minori diritti e minori doveri. "In nessun Paese" racconta decine di storie - a partire da quella dell'autore - di persone in lotta per l'affermazione della propria identità e dei propri diritti. Innanzitutto il primo, il più importante: il diritto all'amore.

6 agosto 2010

Il libro del mese.


"La Libertà dei servi" di Maurizio Viroli. pag.139
Intelligente riflessione circa i mali attuali della politica Italiana. Il saggio sollecitato e pensato per spiegare all'estero che cosa sta accadendo alla politica italiana è stato pubblicato prima in Italia per volontà di Giuseppe Laterza.




"Gli italiani hanno dimostrato nei secoli una spiccata capacità di inventare sistemi politici e sociali senza precedenti. Anche la trasformazione di una repubblica in una grande corte è un esperimento mai tentato e mai riuscito prima. Rispetto alle corti dei secoli passati, quella che ha messo radici in Italia coinvolge non più poche centinaia, ma milioni di persone e le conseguenze sono le medesime: servilismo, adulazione, identificazione con il signore, preoccupazione ossessiva per le apparenze, arroganza, buffoni e cortigiane. Poiché il sistema di corte ha plasmato il costume diffondendo quasi ovunque la mentalità servile, il rimedio dovrà essere di necessità coerente alla natura del male, vale a dire riscoprire, o imparare, il mestiere di cittadini. Per quanto sia ardua, è la sola via. Il primo passo è capire il valore e la bellezza dei doveri civili."