Divampano le polemiche intorno alle celebrazioni del ricordo della strage di Capaci
Maddalena Carlino - Democratica
Mai come quest’anno, il ventisettesimo, ci sono state così tante polemiche intorno alle celebrazioni del ricordo della strage di Capaci, dove il 23 maggio del 1992 morirono in un attentato della mafia il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
A far partire la polemica le presenze e le defezioni alla celebrazione con relativo scambio di accuse. Il presidente della commissione antimafia della Sicilia Claudio Fava ha annunciato che non sarà presente nell’Aula bunker di Palermo perché “hanno trasformato il ricordo del giudice Falcone nel festino di Santa Rosalia. Ci saranno i ministri romani, gli unici che avranno titolo per parlare e per spiegarci come si combatte cosa nostra. Cioè verranno loro, da Roma, per spiegarlo a noi siciliani”. Ancora Fava è stato polemico con la Falcone, dicendo che “la professoressa Falcone ha detto una cosa abbastanza divertente, cioè che la scaletta di quelli che devono intervenire l’ha decisa la Rai, come se fossimo al Grande Fratello”. Ma non è l’unica assenza, anche il governatore della Sicilia Nello Musumeci non sarà presente perchè “c’è troppo veleno”.
Eppure Maria Falcone, sorella del giudice antimafia Giovanni e presidente dell’omonima Fondazione dedicata al magistrato ha tentato di gettare acqua sul fuoco: “Musumeci? Non so perchè non sia voluto venire in Aula Bunker. Il clima di veleno non l’ho creato io, lo dica a chi lo ha creato”. “In aula bunker non parlano tutti i rappresentanti del potere in Sicilia – ha replicato alle accuse di Fava Maria Falcone- . La scaletta viene decisa in base al tema affrontato ogni anno”.