5 gennaio 2011

Bernareggio 16/01 -MARCIA PER LA PACE E L'INTEGRAZIONE.

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"Tutti devono cambiare qualcosa". W. Veltroni.

La lettera di Veltroni alla Stampa pubblicata oggi.

Caro direttore,

i progressisti possono essere quelli che, per contrastare la cattiva innovazione, scelgono di opporsi a qualsiasi innovazione, chiudendosi a difesa dell’esistente. Così però rischiano di condannarsi al minoritarismo e di non essere in grado di tutelare le ragioni stesse della loro identità. Per questo , l’ho detto più volte e come me Sergio Chiamparino, la parola chiave del centrosinistra non può essere “difendere”, deve essere “cambiare”. Seguirono questa regola i riformisti della FIOM, guidati da un giovanissimo Bruno Buozzi, quando nel 1923 – di fronte alla prospettiva della grande trasformazione ford-tayloristica della fabbrica – firmarono con Giovanni Agnelli un accordo che concedeva al padrone maggiori spazi di iniziativa nella riorganizzazione del lavoro e delle sue condizioni, in cambio del riconoscimento al sindacato della piena capacità di rappresentanza dei lavoratori. Fu l’accordo che aprì la strada al contratto collettivo di lavoro: una rivoluzione nelle relazioni sindacali di allora.

Sono passati quasi cento anni. Ma oggi la sfida si ripropone, con impressionanti analogie: costruire un nuovo modello di relazioni sindacali per renderle capaci di “regolare” il rapporto e la prestazione di lavoro nella fase di investimenti reclamati dalla competizione globale e dall’innovazione tecnologica. Le regole della rappresentanza da ridefinire, per fare non meno, ma più contrattazione, in un contesto sicuro di diritti e di doveri: chi, scelto come, può firmare impegnando tutti, con qualsiasi clausola di responsabilità, esigibili sia da parte dei lavoratori, sia da parte dell’azienda.

Marchionne ha posto con chiarezza, durezza e per tempo il problema: come ha scritto Berta (Sole24Ore del 14 dicembre) “la FIAT intende dar seguito ai programmi di investimento solo se i regimi di orario e le condizioni di lavoro garantiranno massima efficienza”. Non si tratta della proposta di abolire la contrattazione, o di ridimensionarne l’ambito e l’oggetto: è però certo che le tradizionali relazioni industriali, tutte incentrate sul contratto nazionale di categoria, non sono in gradi di “ospitare” il confronto tra le parti in modo tale da renderlo capace di fornire una risposta positiva alle esigenze di grandi e piccoli insediamenti produttivi nell’Europa del nuovo millennio. Ci vuole un contratto di lavoro costruito più a ridosso dell’organizzazione aziendale. Lo ha detto con parole chiare il Presidente di Federmeccanica, Pier Luigi Ceccardi: “oggi ogni impresa ha sempre più caratteristiche sue proprie per tecnologia, organizzazione produttiva, prodotto, mercato. Ed anche, sottolineo, per realtà e stile di gestione delle relazioni industriali”.

La contrattazione nazionale potrà mai rispondere pienamente a queste caratteristiche? No. E l’incertezza che ne consegue non solo potrebbe indurre la FIAT a non dar corso agli investimenti già programmati con Fabbrica Italia, ma è forse il principale fattore (con le cattive performance della PA, giustizia civile in particolare) che tiene lontane le grandi multinazionali dal realizzare investimenti importanti nel nostro Paese.

Ce ne mostravamo consapevoli già nei primi mesi del 2008, quando scrivemmo, nel Programma elettorale del PD, a proposito della necessaria riforma del Patto di Luglio del ’93: “ora serve un nuovo modello, con un nuovo obiettivo: l’incremento della produttività totale dei fattori, introducendo fortissime dosi di innovazione nel nostro sistema economico ed aprendolo agli investimenti stranieri… Tutti devono “cambiare” comportamenti e capacità di rappresentanza: la politica, certo. Ma anche le forze sociali, per le quali diventa urgente (per renderle protagoniste della contrattazione di secondo livello, dove si può agire sulla produttività), una (auto)riforma delle regole della rappresentanza”. Non ho cambiato idea, di fronte alle pur grandi difficoltà poste dalla scelta di Marchionne di usare la normativa in vigore per escludere, in modo che non può essere accettato, la FIOM dalla rappresentanza: il modello contrattuale “di fatto” vigente, produce un effetto depressivo sui livelli retributivi e ostacola gli investimenti stranieri abbinati a piani industriali innovativi. Esso, dunque, va profondamente cambiato, affermando la centralità della contrattazione di secondo livello – azienda, distretto, filiera e territorio. Come hanno scritto in un loro documento Ichino e altri esponenti del PD, diversamente collocati nella dialettica dell’ultimo Congresso del partito, “la via maestra per il riassetto del sistema delle relazioni industriali dovrebbe essere quella di un accordo interconfederale sottoscritto da tutte le confederazioni imprenditoriali e sindacali maggiori, nel quale trovino compiuta disciplina i cinque temi cruciali: misurazione della rappresentatività di ciascun sindacato nei luoghi di lavoro; efficacia soggettiva dei controlli collettivi; rapporti tra contratti collettivi di diverso livello; esercizio del diritto di sciopero; efficacia della clausola di tregua sindacale”. Ma, se a questo accordo non si giunge in tempi brevi e prefissati, non si può riconoscere a nessuno il diritto di bloccare tutto, col suo veto. Si dovrebbe proporre una soluzione legislativa, come quella da tempo delineata dal disegno di legge n. 1872, presentato in Senato da 55 senatori del PD.

Adottando questo insieme di soluzioni, si offre una risposta semplice e lineare al problema della pretesa (da FIAT) esclusione della FIOM dalla rappresentanza sindacale aziendale. Si tratta dell’esito inaccettabile (e per certi versi paradossale) di una ennesima vicenda di ordinario conservatorismo: le regole in vigore-allora immaginate dal sindacato per escludere i cobas- che avrebbero dovuto essere cambiate da tempo e non lo sono state perché “guai a chi tocca il sistema dei diritti”, riconoscono rappresentanza solo a chi firma accordi. È proprio vero che le regole fatte per fotografare un’esigenza del presente, trovano sempre il modo di ribaltarsi, nel futuro, contro i loro autori. Ma una disciplina molto semplice e lineare della rappresentanza sindacale nei luoghi di lavoro deve consentire ai lavoratori di definire col voto il sindacato o la coalizione sindacale titolare della maggioranza dei consensi, dal livello aziendale fino a quello nazionale, così stabilendo chi è in grado di firmare contratti applicati erga omnes, e quindi impegnativi anche per le minoranze, con annesse clausole di responsabilità e di tregua sindacale, con riferimento alle materie regolate dal contratto stesso.

Ma è anche il momento di affrontare un tema per troppo tempo rimosso e che invece considero, non diversamente da Eugenio Scalfari che ne ha scritto domenica su Repubblica, una delle nuove frontiere della innovazione e della giustizia sociale, l’una e l’altra così urgentemente necessarie al nostro paese.

Parlo della partecipazione dei lavoratori nell’impresa. Scrivevamo nel già citato Programma elettorale: “Imprenditore e lavoratore sono legati da un comune destino. È quindi necessario dare avvio a forme più avanzate di democrazia economica, anche per consentire ai lavoratori di partecipare ai profitti dell’impresa: (1) partecipazione finanziaria… con un mercato di capitali “da lavoro dipendente”, con l’azionariato dei dipendenti e un più forte ruolo dei fondi pensione promossi dalla contrattazione collettiva; (2) il modello duale della governance d’impresa, anche prevedendo al presenza dei rappresentanti dei lavoratori nel Consiglio di Sorveglianza; (3) forme negoziate tra le parti di costruzione di un legame diretto tra componenti della retribuzione e utili di impresa...”.

E’ un tema sul quale si deve discutere, senza i fantasmi del passato. Ci torneremo sopra alla prossima Assemblea del Lingotto (22 gennaio), perché credo che tutti – a partire dai lavoratori della FIAT – abbiano il diritto-dovere di rispondere un chiaro Sì alle richieste di Marchionne di modernizzazione delle relazioni sindacali italiane, anche mutuando le soluzioni da esperienze di altri Paesi, a partire dalla Germania. Ma allo stesso modo penso che Marchionne, AD di un’impresa , fuori dall’Italia, che ha come maggiore azionista un sindacato, mentre chiede di applicare il modello tedesco della clausola di tregua, non potrà certo rispondere, alla domanda di forme nuove e incisive di partecipazione dei lavoratori nella impresa, con un rinvio alla “peculiarità” della situazione italiana.

Qualità dell'aria a Sulbiate.

Anche MB news oggi pubblica la notizia della cattiva qualità dell'aria. Dal post scritto da Riccardo Rosa viniamo a conoscenza del seguente sito: La Mia Aria - Previsioni Inquinamento.

DIECI ANNI PERDUTI.

Per l'italia un decennio perduto.

Calati i redditi e il potere d’acquisto. Le famiglie si sono impoverite e nel tasso di crescita siamo davanti solo ad Haiti. Solo pochi continuano ad arricchirsi e uno in particolare

FEDERALISMO. Chi paga?

La riforma federalista, così com' è stata pensata dal Governo, può costare ai comuni oltre due miliardi di euro. I comuni hanno già contribuito positivamente negli ultimi due anni per oltre 2 miliardi di euro, mentre le amministrazioni centrali lo hanno peggiorato di 35. Più sotto pubblichiamo l'articolo del Sole 24 Ore basato su uno studio elaborato da Ifel (fondazione scientifica Anci- Associazione Nazionale dei Comuni d'Italia).

Non si deve solo tagliare ma occorre favorire e rilanciare gli investimenti locali, rivedere in modo intelligente il patto di stabilità.
Sarebbe sufficiente escludere dal vincolo le risorse destinate agli adeguamenti per l'efficenza energetica e le normative ambientali, per infrastrutture, viabilità, scuole, al fine di far circolare oltre 22 miliardi, di questi tempi essenziali per il rilancio dell'economia e la salute di molte imprese.

Quando Comuni, Provincie, Regioni, potranno contare su un sistema di regole certe, e di finanziamenti proporzionali alle loro capacità di fornire servizi, potremmo avere un sistema efficente ed un federalismo non a "geometria variabile" (secondo quanto immaginato da Tremonti/Lega) ma inclusivo, equo e solidale.
E' questo il federalismo in cui crede e che propone il PD.

NUCLEARE. Compagna del Forum italiano.

Questi sono alcuni dei loghi di imprese, associazioni, sindacati che insieme ad alcune università sono i soci fondatori del FORUM NUCLEARE ITALIANO. Il Forum si presenta come associazione no profit costituitosi per contribuire, da soggetto attivo, alla ripresa del dibattito sullo sviluppo dell'energia nucleare in Italia. Vi sembrano enti NO PROFIT?

Secondo Legambiente più che un FORUM sembra un FAN CLUB dell'atomo.
Legambiente ha chiesto di aderire per partecipare al dibattito per portare la voce ed il contributo critico dei cittadini e degli ambientalisti.




Il primo video è la campagna pubblicitaria del Forum che in questi giorni avrete certamente visto perchè onnipresente e debordante in internet, al cinema, in televisione...ovunque.

Il giocatore bianco è favorevole al nucleare, risponde deciso e il tono della voce è rassicurante ; il nero invece è il giocatore critco, si pone domande e appare meno sicuro.
Il giocatore bianco ed il giocatore nero sono la stessa persona ma sdoppiata.


Che si tratti di una subdola ma mirata operazione di persuasione occulta?





Qualcuno intanto, risponde in rete così:


4 gennaio 2011

POPOLARI. Nuovo nome del PDL?

L’immagine del PDL è logora e da tempo si dice che il “geniale” “Direttore Commerciale” nonché Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per rilanciare la sua creatura e motivare gli elettori stia pensando ad un nuovo nome. Alcuni sostengono che sia stato già deciso. Berlusconi aveva annunciato che si sarebbe trattato di una sola parola, possibilmente corta, per evitare gli acronimi. La parola scelta secondo l’articolo di ieri del Messaggero sarebbe: “Popolare”.

Non è certamente un nome originale e se sarà così solleverà non poche polemiche. Fino ad oggi, con i termini “popolari” e “popolarismo” si è fatto riferimento a una corrente politica di centro, cattolica e democratica, forte all’interno della Democrazia Cristiana e oggi presente soprattutto tra UdC e PD. In un passato illustre della politica, Il Partito Popolare Italiano, fu fondato da don Luigi Sturzo nel 1919 e chiuso dal fascismo.

A livello europeo, oggi il Partito Popolare Europeo raccoglie tutti i partiti conservatori d’Europa. Forse da qui nasce l’ispirazione per l’invenzione del nuovo nome. Segnaliamo che il dominio in internet per www.popolari.it è occupato dal parlamentare Lino Duilio che si definisce popolare come una buona parte del PD.


in foto don Sturzo.

Quale energia "alternativa" ipotizzabile a Sulbiate?

Pubblicato da Maurizio Sarchielli - Durante una recente riunione di circolo si sono considerate e commentate le principali fonti di energia “alternativa” ipotizzabili per Sulbiate. Lo scambio di opinioni ha portato ad un elenco di possibilità che devono essere approfondite considerando il contesto del paese. Analisi economico-finanziarie sono necessarie per lo sviluppo di una proposta organica. Qualsiasi eventuale azione dell’amministrazione, magari inserita nel contesto del patto dei sindaci, dovrebbe essere considerata come un esempio virtuoso affinché i cittadini possano seguirlo.

Pubblico il breve report dell'incontro perchè potrebbe essere auspicabile utile contributo per successivi approfondimenti e confronti.

Fotovoltaico - gli edifici pubblici del paese sembrano avere un tetto adatto all’istallazione dei pannelli. Da verificare se sia possibile istallare un impianto pagandolo con quello che produce per un periodo definito. Alcuni comuni hanno definito degli accordi operativi con installatori da estendere ai cittadini interessati alle stesse condizioni.

Solare termico – il centro sportivo potrebbe beneficiare di un impianto per la produzione dell’acqua calda per le docce. Il suo investimento sarebbe contenuto.

Biomassec’è un progetto del parco del Rio Vallone che prevede la coltivazione di robinie e gelsi per produrre biomasse. Mancano però le informazioni più significative: cosa fare dell’energia ottenuta? Lavoro? Calore per riscaldamento (teleriscaldamento)? Entrambi? Una riflessione va comunque fatta se il terreno deve essere utilizzato per la caloria termica o per la caloria alimentare.

Efficienza energetica – dato che l’energia eolica nelle nostre zone non è un’opzione percorribile si continuerà a bruciare metano, bruciarlo individualmente come ora è dal punto di vista termodinamico assolutamente inefficiente, la cogenerazione per la produzione di lavoro e calore sarebbe energeticamente molto conveniente! La cogenerazione sarebbe ottimamente integrata con la tecnologia delle biomasse e del fotovoltaico.

Risparmio energetico – l’isolamento termico degli edifici è il settore dove è possibile il massimo risparmio energetico. Una campagna comunale per migliorare questo aspetto sarebbe auspicabile. Potrebbe l’amministrazione sensibilizzare i cittadini affinché migliorino l’isolamento delle loro case? Potrebbe, come ipotizzato per il fotovoltaico, che si definiscano delle condizioni valevoli per tutto il comune?

Geotermia – la geotermia possibile da noi è la geotermia a bassa temperatura abbinata a pompe di calore per elevare la temperatura del calore del sottosuolo. Nota: le pompe di calore sono al momento macchine elettriche, l’uso di elettricità per riscaldamento quasi sempre è un processo energeticamente poco efficiente a meno che la pompa di calore abbia una sorgente fredda a temperatura elevata.

Rifiuti – sarà un problema sempre più grave, esso è anche collegato alla questione energetica. Testare soluzioni locali sarebbe un ottimo investimento. La maggior quantità di rifiuti è costituita da imballaggi (i 200 g di imballaggio per ogni etto di prosciutto), questo non è modificabile da un singolo piccolo comune. Ma sarebbe invece ipotizzabile che Sulbiate trattasse in proprio la parte umida della raccolta differenziata e distribuisse il compost sul proprio territorio. In questo contesto una sensibilizzazione a limitare l’acquisto di prodotti con molto imballaggio e incentivare la sporta sarebbe coerente.

Fotovoltaico, biomasse, cogenerazione potrebbero richiedere modifiche alla rete elettrica.


Maurizio Sarchielli.

Eventi a Sulbiate: giovedì 06/01 sfilata con le Befane.

Segnaliamo per giovedì 06/01/2011 la seguente iniziativa:

PROLOCO SULBIATE

con EQUOBANDEKO
ci invitano a trascorrere
un pomeriggio in allegria
GIOVEDI
6 GENNAIO 2011
ore 16
dalla bottega Equobandeko
via Don Mario Ciceri 2,
sfilata con le Befane verso il centro sportivo
(usiamo trombette, fischietti, pentole ed annunciamo
il loro passaggio),
per assistere ad un imperdibile
e coinvolgente
SPETTACOLO di MAGIA
!!!

Al termine, le Befane offrono
una ricca merenda
con dolci, tè e panettone e
le tradizionali calze
Per informazioni
Proloco Sulbiate tel 345.4281611
Equobandeko tel 039.6022693

SMOG Lombardia. Dati Legambiente. MONZA PEGGIO DI TUTTI.

Nel corso del 2010 nella classifica stilata da Legambiente, Monza batte tutti i capoluoghi lombardi quanto a giornate di superamento della soglia di 50mg/mc per le polveri sottili. Sono state 92 le giornate fuori norma contro le 35 accettabili secondo i parametri europei.

«Siamo fuori legge anche quest’anno, dunque, anche se con valori decisamente più bassi degli anni trascorsi – spiga un comunicato di Legambiente Lombardia –. È il caso di essere ottimisti, dunque, e di sperare che nel 2011 ci metteremo in regola con i parametri europei? Purtroppo no». «In parte, è vero – prosegue la nota –, il risultato fa parte di una tendenza positiva che dura da anni, ma il 2010 è stato un anno anomalo dal punto di vista climatico: tutti i mesi dell’anno infatti sono stati caratterizzati da precipitazioni abbondanti e frequenti, con una piovosità molto più alta della media e il frequente ingresso nel catino padano di perturbazioni capaci di rimescolare l’aria e diluire gli inquinanti. Non è quindi davvero il caso di fare previsioni sul futuro basandosi sui risultati del 2010. Dovremo convivere ancora a lungo con l’inquinamento delle città, visto che le politiche antismog restano sulla carta, poco o per nulla applicate e fatte rispettare».

«Le politiche regionali più incisive – ha denunciato Andrea Poggio, vicedirettore nazionale di Legambiente – sono state sostanzialmente boicottate dai Comuni e dalle categorie economiche coinvolte. Due esempi tra i tanti: i comuni che hanno effettuato controlli e corrisposto multe per i veicoli diesel euro 0, euro 1 e euro 2 che nonostante i divieti continuano a circolare sono stati solo 2 in tutta la Provincia di Milano. Il programma di applicazione di filtri anti particolato per i camion più vecchi ha avuto decine di migliaia di “prenotazioni” degli incentivi regionali ma solo alcune migliaia di applicazioni (stimiamo non più di 5 mila su 150.000 camion ultra inquinanti in circolazione)».

Per questo per Legambiente non si riesce a rispettare i parametri dell’Unione europea e si va incontro a una contravvenzione «che pagheremo noi cittadini con le nostre tasse: inquinati prima e tartassati dopo!».

Perciò per invertire la rotta «Quello che chiediamo, in primo luogo all’Assessore regionale Cattaneo, è di dotare la Lombardia di un programma di potenziamento del trasporto pubblico di ambizioni europee – ha affermato il presidente regionale di Legambiente Damiano Di Simine – in questo momento ci stiamo indebitando per fare nuove autostrade: ma è davvero questa la priorità per la nostra regione? Noi diciamo di no: nel confronto con le altre regioni europee, la Lombardia non tiene sul fronte del trasporto pubblico, in primis ferroviario. Per recuperare competitività dobbiamo almeno raddoppiare il numero di viaggiatori che scelgono il trasporto pubblico, anche a costo di rinunciare ad investimenti autostradali davvero inopportuni!».

Con l’anno nuovo ricomincia anche il conto dei superamenti delle soglie e, conclude Legambiente, «se dovessimo misurare gli auspici in base alle misure delle centraline, il 2011 si preannuncia pessimo». Infatti «secondo ARPA a Milano si è raggiunto il valore record (mai raggiunto in tutto il 2010) di 157 microgrammi/mc, a Monza 152, a Bergamo 108, 118 a Lodi e 106 a Mantova». (i dati sullo smog nel 2010 in Lombardia)