18 marzo 2011

Fratelli di Sulbiate. W Sulbiate tutta intera!




Ieri presso l'Auditorium della scuola di Sulbiate si è svolta con successo la serata di apertura pubblica ufficiale delle celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia.

Eccellente la partecipazione della Comunità che ha riempito la grande sala in ogni ordine di posto. Tanti cittadini si sono raccolti, con consapevolezze e convinzione, attorno alla Bandiera e ai rapresentanti Istituzionali.

Particolarmente emozionante iL canto dell'Inno iniziale. Tutti si sono alzati in piedi ed hanno potuto cantare leggendo il testo integrale del giovane Mameli proiettato nel grande schermo.
Significativo il gesto del Sindaco Stucchi che ha ceduto simbolicamente la sua Fascia Tricolore al ragazzo studente che ha presentato i pannelli preparati dalla Scuola Media per questa importante occasione.

Il nostro Circolo grazie al lavoro ed all'abilità di alcune democratiche ha contribuito all'evento preparando alcune coccarde tricolori che ha offerto a tutti i partecipanti. Purtroppo a causa della positiva numerosa partecipazione sono state insufficienti a soddisfare la richiesta.

Le coccarde saranno distribuite anche in occasione dei prossimi pubblici appuntamenti che il Circolo PD di Sulbiate promuoverà e proporrà all'Amministrazione quale suo contributo alle celebrazioni del prossimo XXV Aprile Festa della Liberazione, che auspichiamo siano inseriti nella programmazione degli eventi per le celebrazioni del 150°: "Liberazione, compimento dell'Unità".

Ieri Sulbiate, in nome dell'altissimo valore dell'Unità Nazionale è apparsa molto più unita di quanto alcune futili polemiche politiche locali la fanno spesso apparire.


post correlato: 150 ANNI D'UNITA' D'ITALIA. Buon compleanno a tutti noi.

Applauisi per Napolitano, fischi per Berlusconi. Video.

Camminata Sulbiatese - domenica 20 Marzo 2011.

DOMENICA
20 MARZO 2011
PROLOCO SULBIATE
in collaborazione con
Gruppi e Associazioni
con il patrocinio dell'Amministrazione comunale
e del Parco Rio Vallone
organizza

CAMMINATA SULBIATESE
36 anni dopo
manifestazione podistica non competitiva a passo libero aperta a tutti

per informazioni: Proloco Sulbiate tel. 345.4281611
proloco.sulbiate@gmail.com

fonte newsletter sulbiate news.

Due articoli della stampa locale che ne danno comunicazione.


Per ingrandire fare clic sulle immagini.




Lettera per gli iscritti all'albo delle Primarie. Tesseramento PD 2011.

Questo è una copia della lettera che i volontari del Circolo PD di Sulbiate in questi giorni recapiteranno a case degli elettori che hanno partecipato alle ultime primarie.

Per ingrandire cliccare sulla lettera.



Discorso al Parlamento del Presidente Napolitano.

17 marzo 2011 - Seduta comune del Parlamento per il 150° dell'Unità d'Italia.
Il discorso del Presidente. Per leggere il documento cliccare qui. Per vedere il video cliccare qui.
La Lega diserta le celebrazioni. Presenti solo cinque suoi rappresentanti.
Maroni e Calderoli non cantano l'Inno.
Numerosa la delegazione del Partito Democratico anche all'altare della Patria per l'avvio delle celebrazioni.

Nota del Mattino del 18 marzo 2011.

A cura dell'Ufficio Nazionale Circoli PD.

1. NAPOLITANO UNISCE TUTTI. LA LEGA RESTA ISOLATA. BERLUSCONI FISCHIATO. IL PD PARTITO DI PATRIOTI.
La festa del 17 marzo per i 150 anni dell’Unità d’Italia è riuscita. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha raccolto il consenso degli italiani. La Lega, con i suoi giochini, è rimasta isolata. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, contestato e fischiato, ha subito l’alleanza e la condiscendenza all’alleato leghista. Il Pd è stato protagonista. Il discorso di Napolitano alla
Camera è in versione integrale su diversi quotidiani.
Rudy Francesco Calvo, Europa: “I meno sorpresi sembrano proprio i Democratici, che
sull`importanza di questo anniversario insistono da mesi, a partire dalla Festa nazionale che si è svolta a Torino a inizio settembre. «Io voglio che il mio sia un partito di patrioti, di autonomisti e di riformatori - ha detto ieri Pier Luigi Bersani guidando una delegazione del Pd sull’Altare della patria, omaggio inedito per un partito politico - la parola "patriota" è stata sempre legata ai democratici, mai ai conservatori, e noi dobbiamo recuperare questo tratto in una Italia che deve essere ricca di autonomie». Ieri questa intenzione è apparsa evidente, dalle coccarde tricolori indossate dai deputati dem ai primi versi dell`Inno intonati
in aula al termine del discorso di Napolitano, con il resto dell’ emiciclo che si accoda all`iniziativa del Pd. Se Berlusconi, e con lui tutto il Pdl, paga in termini di immagine soprattutto in questi giorni l`alleanza con Bossi, che tante volte lo ha premiato invece nelle urne, il segretario dem ha scontato rapidamente le immediate polemiche per la sua intervista alla Padania e oggi può parlare di «tradimento» dei principi costituzionali da parte della Lega senza il timore di contraccolpi. Rovesciando, anzi, le responsabilità leghiste sul Cavaliere: «Chi giura sulla Costituzione e sulla bandiera o è coerente o va a casa e il presidente del consiglio deve renderne conto», ha ribadito ieri. Il clima favorevole al Pd,peraltro unico partito italiano ad avere un simbolo tricolore, si allarga anche agli ex rappresentanti istituzionali a esso più vicini. Ieri, al loro ingresso a Montecitorio per le celebrazioni ufficiali, la folla presente in piazza ha calorosamente applaudito i presidenti emeriti Oscar Luigi Scalfaro e, ancora più intensamente, Carlo Azeglio Ciampi. Tra i primi "ospiti" a giungere alla camera c`è stato Romano Prodi e anche per lui dalla gente in attesa sono arrivati solo applausi, che hanno fatto apparire ancora più stridenti i fischi piovuti poco dopo su Ignazio La Russa. Bersani ha accolto per primo in aula con un abbraccio sia Ciampi che Prodi, con il quale ha scambiato anche qualche parola. E, alla fine della celebrazione, ha apprezzato il discorso di Napolitano come «un punto esclamativo su una giornata splendida, nella quale tanti cittadini hanno fatto sentire il loro affetto per l`unità del nostro paese e per le sue radici democratiche e Costituzionali». È difficile prevedere la possibile ricaduta nelle urne di questo clima favorevole ai Democratici. E sarebbe anche riduttivo spiegare l`impegno straordinario del Pd per questo anniversario in termini di semplice tattica elettorale. Certo Bersani ha puntato molto sull`idea di un partito "responsabile", pronto a sacrificare perfino alcuni tratti identitari a favore di una alleanza costituzionale, per andare "oltre" il berlusconismo.Una scelta che lo ha sottoposto alle critiche della minoranza interna e lo ha costretto a leggere per mesi sondaggi al di sotto delle aspettative. Oggi questa strategia sembra stia iniziando a pagare. Lo dimostrano non solo i primi segni più delle rilevazioni statistiche, ma anche alcune sensazioni, diversissime tra loro, che non sono sfuggite al Nazareno…La verifica dell’efficacia arriverà a maggio con le amministrative.

2. VENTI DI GUERRA IN LIBIA. L’ONU, PER NON PERDERE LA FACCIA, DECIDE ALL’ULTIMO LA NO FLY ZONE. L’ITALIA METTE LE BASI?
Il Corriere della Sera: “Se Gheddafi avesse voluto scuotere una comunità internazionale immersa nel torpore, nulla avrebbe potuto essere più efficace delle minacce profferite nella serata di ieri: stiamo per prendere Bengasi -ha detto il Raìs – e con chi resiste non avremo pietà. In quelle stesse ore, a New York, il Consiglio di sicurezza dell`Onu tentava di trovare l`accordo su una risoluzione che spianasse la via a un intervento militare in Libia. Russi e cinesi si facevano ancora pregare, mentre i francesi e gli inglesi, spalleggiati questa volta dagli
Stati Uniti, facevano sapere che in caso di approvazione i bombardamenti a difesa degli insorti sarebbero cominciati a stretto giro di posta. Sul braccio di ferro diplomatico che si svolgeva all`Onu le parole di Gheddafi sono cadute pesanti come un macigno. A quel punto si trattava di rispondere al Colonnello o di dichiarare la resa. E sono allora giunte la disponibilità ad astenersi dei russi e dei cinesi, l`attenuazione delle altre obiezioni, la volontà di non permettere che la crisi libica si trasformasse in un clamoroso fallimento collettivo. La risoluzione prevede che possano essere applicate in Libia «tutte le misure necessarie» alla protezione dei civili, con la sola esclusione di un intervento ad opera di forze terrestri. La no-fly zone farà parte del dispositivo, ma è evidente che nell`attuale situazione essa sarà interpretata in maniera molto più offensiva di quanto inizialmente e
vanamente discusso. Dopo settimane di indecisionismo e di profonde diversità di approccio, l`Occidente si è finalmente reso conto che se il Raìs di Tripoli avesse vinto la sua sfida il prezzo sarebbe stato una generale perdita di immagine e di credibilità politica. Con il risultato di lanciare al mondo intero il segnale inequivocabile del passaggio a una nuova era,
postoccidentale e soprattutto postamericana”. Che cosa farà l’Italia? Metterà a disposizione le proprie basi?

3. GIAPPONE. UNA CATASTROFE EPOCALE. IL GOVERNO ITALIANO FINALMENTE FA MARCIA INDIETRO SUL NUCLEARE, MA NON PER I CITTADINI, SOLO PER UNA QUESTIONE ELETTORALE.
Gli Stati Uniti, dirimpettai del Giappone anche se a distanza, accusano senza mezzi termini il governo nipponico di mentire. La situazione della centrale di Fukushima è gravissima, da disastro epocale. Un dramma mondiale. Il governo italiano, dopo aver tenuto il punto sul ritorno al nucleare promesso ai costruttori, finalmente ha capito che non poteva resistere su una posizione tanto ottusa. Tutto il mondo sta tornando a riflettere sul nucleare, sui sistemi di sicurezza. Alla fine ha ceduto. Ma la preoccupazione per i cittadini non c’entra nulla, come ha rivelato la frase del ministro Stefania Prestigiacomo detta ieri in Transatlantico, a Montecitorio, al collega dell’Economia, Giulio Tremonti: “E’ finita. Non possiamo mica perdere
le elezioni. Non facciamo cazzate”. Al di là dei problemi italiani, il dramma del nucleare giapponese ha ormai posto in tutto il mondo anche un altro tema, di fondo, di cui economisti, industriali e politici non vogliono parlare, perché mette in discussione un assioma: il profitto e l’attenzione al solo conto economico hanno dimostrato, prima con la crisi finanziaria e adesso con questo dramma, che
non producono automaticamente efficienza e sicurezza. Al contrario, anche quando la mala gestione può mettere a rischio il resto dell’umanità possono essere ancora una molla potente che spinge ad agire senza precauzioni per la sorte degli altri.

4. RIMPASTO E PRESCRIZIONE BREVE. ALTRO CHE RIFORMA EPOCALE: BERLUSCONI CERCA LA SALVEZZA.
La Repubblica. “Il Pdl accelera sulle norme per Berlusconi, compreso il conflitto di attribuzione sul caso Ruby. Ma a una settimana dal consiglio dei ministri il Guardasigilli Angelino Alfano non ha ancora spedito al Colle il testo della riforma costituzionale perché i suoi uffici stanno ancora lavorando alla relazione introduttiva. Per cambiare la Carta c`è tempo, adesso è urgente approntare la trincea per bloccare i dibattimenti del Cavaliere. Ecco allora che, tra martedì e giovedì alla Camera, i berlusconiani vogliono far approvare subito in commissione Giustizia il "nuovo" processo breve con la "nuova" prescrizione breve per gli incensurati (come il premier). Negli stessi giorni vogliono ottenere il via libera per il conflitto di attribuzioni alla Consulta per il Rubygate. Perché, come dice uno di loro, «Montecitorio si dev`essere già espressa quando cominceranno le udienze a Milano». La prescrizione breve sarà in aula dal 28 marzo. E addirittura prima si vorrebbe il voto sul conflitto…”. Come previsto, la riforma epocale è già diventata carta straccia. Brutte notizie per il presidente del Consiglio anche sul versante del rimpasto. Ieri i cosiddetti responsabili hanno fatto una conferenza stampa per dire che non vogliono poltrone ma presenza politica. Tuttavia, Berlusconi sa bene che se non troverà una soluzione per dare qualcosa ai responsabili e ai molti aspiranti del Pdl le tensioni di questi giorni diventeranno esplosive. Ma la soluzione è lontana.

5. FEDERALISMO: UN ALTRO PASTICCIO IN ARRIVO, E CI SONO ANCHE NUOVE TASSE. LE RAGIONI DEL NO DEL PD.
Riunione al vertice del Pd, ieri, per verificare la posizione del partito sulla nuova partita del federalismo regionale. Questa la dichiarazione di Davide Zoggia, responsabile enti locali, e di Stefano Fassina, responsabile economia della segreteria: “Il Pd ha lavorato sempre per migliorare il testo sul federalismo municipale e altrettanto continua a fare sulla parte relativa all’assetto regionale. Il testo del governo, anche con le ultime modifiche apportate grazie alle nostre proposte, purtroppo contiene ancora contraddizioni nella definizione dei livelli
essenziali delle prestazioni e nei meccanismi di perequazione e determina aumenti
generalizzati della pressione fiscale. Inoltre gli errori commessi da Governo e Lega nella stesura del testo relativo al federalismo municipale impediscono, di fatto, di garantire un impianto coerente in grado di promuovere la responsabilizzazione e l’efficienza dei governi territoriali. Il federalismo, inoltre, non può partire con l’handicap inferto da una legge di stabilità che non consente di premiare i virtuosi e spingere al miglioramento chi sfora. Inoltre i tagli ciechi di Tremonti determinano il crollo dei servizi essenziali anche e soprattutto nelle
regioni che sono all’avanguardia per l’offerta. Per attuare il federalismo è quindi necessario ristabilire le risorse precedenti ai tagli fatti la scorsa estate con la legge 78. In assenza di risposte adeguate ai problemi indicati, il Pd voterà contro un testo dannoso per i cittadini e le imprese del Nord, del Centro e del Sud”.
«Non si può vendere come federalismo una botta ai servizi e alle condizioni di vita
degli italiani. Il Pd ha collaborato e grazie a noi ci sono stati miglioramenti anche se non soddisfacenti, ma se vogliono far partire il federalismo con tagli ai servizi e un aumento delle tasse non va» ha detto il segretario, Pierluigi Bersani. «L`impianto complessivo è insoddisfacente» ha detto Bersani. Appuntamento ora il 23 marzo per il parere della Commissione Bicamerale. Intanto, con una
sorta di federalismo all’incontrario, l’Italia rischia di nuovo un’infrazione alle norme europee a causa del mancato pagamento delle multe sulle quote latte. E tutto questo finirà sulle spalle dell’intero paese, invece che su quelle degli allevatori della Lega che hanno fatto i furbi.

6. I FRANCESI SI PRENDONO UN ALTRO PEZZO D’ITALIA: LACTALIS ALL’ASSALTO DI PARMALAT. E A MEDIOBANCA-GENERALI SI BALLA.
Con un blitz la francese Lactalis - a poche ore dal termine ultimo per la presentazione delle liste per il rinnovo delle cariche societarie della Parmalat che scade oggi alle 12 - ha rastrellato in Borsa per «perseguire lo sviluppo industriale» della società una quota che, tra partecipazioni dirette e equity swap, è pari all`11,42 per cento del capitale sociale, ma che facendo valere per intera l`opzione può salire fino al 14,28. Gli altri azionisti forti sono, con il 15,3, tre fondi collegati tra loro da un patto, Zenit, Skagen e Mackenzie. Ai piani alti di due tra le più nobili istituzioni finanziarie italiane, Mediobanca e Generali, intanto si balla: dopo gli scontri tra Diego della Valle e Cesare Geronzi, dopo la defezione di Leonardo del Vecchio, e con le peripezie debitorie del gruppo di Salvatore Ligresti (azionista di Mediobanca, generali e Rcs) ancora senza sbocco, ora sono i soci francesi, storici alleati dell’establishment italiano, come il finanziere Bollorè, ad essere insofferenti. Queste tensioni lasciano capire che è in corso uno scontro durissimo per il riassetto del potere al vertice delle due società, collegate tra loro (Mediobanca è il principale azionista di Generali).

17 marzo 2011

150 ANNI D'UNITA' D'ITALIA. Buon compleanno a tutti noi.



L'INNO D'ITALIA.


CANTO DEL RISORGIMENTO ITALIANO.


POST CORRELATO: AUGURI ITALIA.

FRATELLI D'ITALIA. R. Benigni.




Integrale:


150 ANNI FA NASCEVA L' ITALIA.

17 MARZO ORE 21:00
AUDITORIUM SULBIATE

per ingrandire la locandina cliccare sull'immagine.

NOTA DEL MATTINO 17 MARZO 2011

1. L’UNITA’ FA LA FORZA. DIVISI CI AVREBBERO SPAZZATO VIA. IL MONITO DI NAPOLITANO. L’ARTICOLO DI BERSANI. GLI AUGURI DI OBAMA. L’INCONSISTENZA POLITICA DELLA LEGA.
Oggi si celebra il 150esimo anniversario dell’unità di Italia. Una delegazione del Partito Democratico guidata dal segretario Pier Luigi Bersani depone una corona sull’Altare della Patria, a Roma. Numerosi gli articoli, le cerimonie, i ricordi e i commenti. Ieri sera il Presidente della Repubblica ha detto parole chiare: «Festeggiamo il meglio della nostra storia. Se fossimo rimasti come nel 1860, divisi in otto stati, senza libertà e sotto il dominio straniero, saremmo stati spazzati via dalla storia. Non saremmo mai diventati un grande paese europeo». «Abbiamo avuto momenti brutti, abbiamo commesso errori, abbiamo vissuto pagine drammatiche, ma abbiamo fatto tante cose grandi e importanti, la più importante unirsi». «Discutiamo e battagliamo. Ma ciascuno di noi deve sempre ricordare che è parte di qualcosa di più grande, che è appunto la nostra nazione, la nostra patria, la nostra Italia. E se saremo uniti sapremo vincere tutte le difficoltà che ci attendono».
Il presidente Usa, Barack Obama, ha voluto ricordare questo giorno con un messaggio significativo, che segnala quanta parte della nostra epopea risorgimentale sia stata seguita con attenzione e anche emozione nel resto del mondo (non a caso la casa di Garibaldi a New York è mantenuta come museo): “Oggi, 17 marzo, l`Italia celebra l`anniversario della sua unificazione in un unico Stato. In questo giorno ci uniamo agli italiani in tutto il mondo nell`onorare il coraggio, il sacrificio e la lungimiranza dei patrioti che hanno dato vita alla nazione italiana. Al tempo in cui gli Stati Uniti stavano lottando per preservare la loro stessa unità, la campagna di unificazione dell`Italia di Giuseppe Garibaldi ispirò molti in tutto il mondo nelle loro battaglie, inclusa la 39ma Fanteria di New York, nota anche come "La Guardia Garibaldi". Oggi il lascito di Garibaldi e di tutti quelli che unificarono l`Italia vive nei milioni di donne e uomini americani di origine italiana che arricchiscono e rafforzano la nostra nazione”. I rappresentanti della Lega hanno continuato ieri a giocare sul tema della loro presenza o meno oggi alla cerimonia ufficiale con Napolitano alla Camera, presenti deputati e senatori riuniti insieme. Questo solo fatto ne misura la consistenza politica. Numerose le critiche nei loro confronti, fino a mettere in dubbio che essi possano rappresentare il governo del paese. Un lungo articolo del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, sull’Unità, indica il legame tra quell’inizio di 150 anni or sono e l’oggi. “L’anniversario è di tutti, o dovrebbe esserlo. Cominciamo col dire questo. Lo si capirà bene oggi pomeriggio, nell’Aula della Camera, quando il Parlamento in seduta comune ascolterà le parole solenni di Giorgio Napolitano, capo dello Stato e mai come oggi vero garante del patto costituzionale e repubblicano. Ma gli anniversari parlano. Raccontano sempre del clima del paese e dello spirito di un popolo. Fu così un secolo fa, quando i primi cinquant’anni del Regno scontarono la polemica di cattolici, socialisti e repubblicani. E mezzo secolo dopo, a ridosso del boom, con una retorica soppiantata dalla celebrazione di un’epopea diversa, tutta interna al carattere bloccato della nostra democrazia. Erano, quelle di allora, contrapposizioni profonde, ideologiche e per fortuna archiviate. Ma oggi? Su cosa si fonda oggi la celebrazione di una unità che tutti dovrebbero avere compreso e assimilato? Nel bene e nel male l’Italia liberale, e ancora di più quella repubblicana, hanno inteso la patria come coscienza di un passato vissuto, ma soprattutto come la proiezione di un futuro comune. Possiamo dire lo stesso anche noi? Tutti noi? Perché poi si può discutere se il nostro Risorgimento sia stato effettivamente quell’evento fondativo che fu la “grande Rivoluzione” per la Francia o la Riforma per la Germania. Ma certo fa riflettere l’idea che nel 150° della nostra unificazione la guida del paese sia affidata a quanti di quella svolta storica contestano la natura e lo sbocco. Ed è tanto più preoccupante vedere come un tale sentimento, neppure represso, attraversi l’azione del governo e i suoi messaggi di fondo. Peccato. Lo diciamo con la sensibilità e la responsabilità di un grande partito nazionale. Peccato che una parte della classe dirigente non abbia colto la portata morale e il valore simbolico del traguardo che raggiungiamo oggi. Come ha scritto Emilio Gentile, all’origine di quell’espressione – risorgere – vi era la spinta ad affrancarsi da una degradazione civile, individuale e collettiva. Più ancora che un progetto di integrazione dei territori si manifestava l’ansia di “conferire agli italiani una dignità di cittadini”. Una novità, e infondo la più profonda delle rivoluzioni. L’antica nazione culturale affrontava la prova decisiva
della sua unità spirituale e politica. Furono vicende drammatiche. Passaggi dolorosi, ma infine
fu l’avvio di una parabola storica assolutamente unica che, alternando grandezza e tragedie, si
è proiettata sino a noi. Ecco perché c’è qualcosa di imponente non già nella data e non solo
nell’anniversario in sé, ma nelle radici di ciò che oggi lo Stato e il popolo italiani sono chiamati
a celebrare. Dietro e dentro la ricorrenza c’è l’Italia che ha combattuto per la propria dignità.
Ci sono le radici della nostra democrazia. Di una Repubblica sorta sull’onda di una guerra di
Liberazione. Vi sono il primo e il secondo Risorgimento. Con le biografie – le immense biografie
– di una nazione che ha segnato del proprio destino il destino dell’Europa tutta. Di questo
stiamo parlando. Eppure il tempo alle nostre spalle sembra aver incrinato proprio quelle
premesse, al punto che la stessa unità del paese ad alcuni non pare più un sacro principio da
difendere. E per la prima volta una secessione degli animi vorrebbe anticiparne altre, nelle
regole, nei principi, nella forma stessa dello Stato. La destra su questo ha fondato il suo
lavorio. Ha negato legittimazione agli avversari e spinto per dissolvere i fattori coesivi.
Un’opera tutt’altro che rozza che è transitata dal modo di concepire materie sensibili, il patto
fiscale, la sicurezza, le identità dei territori. Da lì, a scendere, lo sfregio delle regole, un
Parlamento svuotato di funzioni fino alle conflittualità esasperate verso le istituzioni di
garanzia. Hanno cercato di rompere la struttura del paese con un racconto dell’Italia dove via via evaporava l’intera nostra storia e tradizione democratica. A tutto questo noi, in questi
mesi, ci siamo opposti e continueremo a farlo. Ma con la stessa determinazione diciamo che siamo i primi a voler fondare una nuova unità dello Stato e un nuovo patto repubblicano che sia finalmente all’origine di una patria comune e di una coscienza civile capace di rispettare sempre le differenze di giudizio e di pensiero ma in una identità democratica condivisa. A partire, ovviamente, da un federalismo che unisce e non divide, coinvolgendo tutte le parti del paese, nessuna esclusa. La nostra sfida è saldare il destino dell’Italia a una nuova Europa e a un mondo nuovo. Un mondo dove molto, forse tutto, è destinato a cambiare. E allora la vera domanda per noi non è cosa siamo stati, ma cosa saremo. Quale paese lasceremo a chi verrà dopo. L’Italia liberale affidò il compito di formare un “carattere italiano” all’esercito e alla scuola. Il fascismo volle militarizzare la questione. La Repubblica visse tra chiese divise e doppie lealtà, ma in fondo trovando nei partiti di massa la spinta per una modernizzazione epocale, seppure depennata da sintomi patriottici, poiché il mito nazionale fu presto soggiogato al primato delle ideologie. La forza del nostro tempo – la speranza di questo 150° - è nella possibilità di combinare in forme nuove democrazia, cittadinanza e un’etica pubblica rigenerata. Ce la possiamo fare. Davvero. Ce lo dicono le piazze che in questi mesi si sono riempite di giovani, donne, lavoratori. Ce la possiamo fare se contrasteremo quello che Baudelai e, col senno del suo tempo, aveva chiamato "l’avvilimento dei cuori”. Ci si avvilisce quando si scopre di essere privi di difese. Esposti al ricatto del più forte. O quando si è convinti di non avere un tempo davanti, ma solo il peso gravoso di molte eredità. Il Partito Democratico è nato per fare l’opposto. Noi siamo nati per restituire speranza, coraggio e fiducia a un paese che lo merita. E anche per questo oggi esporremo il tricolore fuori dalla finestra di casa”.

2. IL DRAMMA GIAPPONESE IMPONE A TUTTO IL MONDO LA RIFLESSIONE SUL NUCLEARE. IL NO SECCO DEL PD. IL GOVERNO DEGLI AFFARI E DEL CEMENTO FA L’ENNESIMA BRUTTA FIGURA.
Presi dall’ingordigia per gli affari collegati alla costruzione delle centrali nucleari, i cantori del cemento (per larga parte la costruzione delle centrali prevede cemento armato) hanno voluto
tenere il punto oltre ogni limite. In questo modo il governo italiano e tutta la maggioranza hanno finito per fare l’ennesima brutta figura di fronte al mondo, oltre che in Italia. Di fronte al disastro nucleare giapponese, ai rischi palesi, al dramma di un popolo in fuga dalle radiazioni, anche il governo italiano ha cominciato ieri a fare marcia indietro. Non si parla ancora di pausa di riflessione, ma l’indicazione che le centrali si potranno fare solo se le regioni interessate diranno sì la dice lunga. Di regioni interessate non ce ne sono. Il Pd ha rinnovato ieri il proprio no al ricorso al nucleare, il proprio sostegno al referendum ed ha inviato di nuovo il governo, per bocca del segretario Bersani, a rivedere subito gli incentivi alle fonti di energia rinnovabile, bloccati con un decreto che ha avuto l’effetto di una gelata su uno dei pochi settori industriali in crescita nonostante la crisi dell’economia.

3. TUTTO COME PREVISTO: IL CAVALIERE CHIEDE DI NON PRESENTARSI IL 6 APRILE IN TRIBUNALE. IL PDL RIPRESENTA LA PRESCRIZIONE BREVE ALLA CAMERA. E IL PALLONE DELLA RIFORMA EPOCALE SI SGONFIA.
Appena la magistratura ha chiuso l’inchiesta su Fede, Mora e Minetti, presentando tutte le carte sul caso di Ruby e delle altre 33 ragazze interessate al bunga bunga, la riforma epocale della giustizia è scomparsa dall’orizzonte e allo stesso modo è scomparso il proposito di Silvio Berlusconi di partecipare ai processi. Ieri, in significativo sincronismo, gli avvocati del presidente del Consiglio hanno presentato la richiesta di rinviare la prima udienza (6 aprile) del processo per concussione e prostituzione minorile a Milano e a Roma i parlamentari del Pdl hanno presentato gli emendamenti del governo al processo breve, prevedendo la introduzione di una prescrizione accelerata dei reati per gli imputati incensurati. La Pd Donatella Ferranti ha sintetizzato così il significato di quest’ultima mossa: «Ecco la maschera che cade: la norma serve al premier per scappare dai processi».

4. IL RIMPASTO VA IN PANNE. I RESPONSABILI CHIEDONO POSTI SUBITO. IL GOVERNO VA SOTTO IN PARLAMENTO. OGGI UNA CONFERENZA STAMPA IMBARAZZANTE. E INTANTO EMERGONO DIVERSI PAGAMENTI IN CONTANTI DA 250 MILA EURO ALLA VIGILIA DEL 14 DICEMBRE.
Silvio Berlusconi ci ha provato per l’ennesima volta: al presidente della Repubblica ha chiesto invano di poter modificare con un decreto il numero dei componenti del governo. Non ci sono i motivi della necessità e dell’urgenza, hanno confermato al Quirinale. Bisognerà procedere con un disegno di legge. Tempi lunghi dunque. E problemi per Berlusconi: ai cosiddetti responsabili, i parlamentari accorsi in soccorso della maggioranza traballante, ha promesso posti e prebende, i suoi parlamentari non hanno richieste meno pressanti, altre promesse devono essere soddisfatte. E le richieste sono il doppio dei posti disponibili. Il rimpasto è finito in panne. E l’effetto è ben visibile. Ieri, assenti molti deputati, che hanno anche voluto far vedere quanto pesa la propria presenza, il governo è andato sotto diverse volte. Sull’election day si è salvato solo per la defezione del deputato radicale Marco Beltrandi, che ha votato con la maggioranza e che è stato subito al centro di polemiche e accuse da parte degli altri democratici. Oggi conferenza stampa del ministro dell’Agricoltura in pectore rimasto ancora a bocca asciutta: Saverio Romano.
Intanto, dalle carte dei processi emergerebbero alcuni pagamenti in contanti nella vita del presidente del Consiglio. Giuseppe D’Avanzo, La Repubblica: “ In dicembre ci sono undici «cambi assegni» in quattordici giorni, a cavallo del 14 dicembre quando la Camera vota la fiducia al governo. Due soli negoziazioni sono trascurabili, il 21 dicembre per 40 mila euro e il giorno successivo per 14.687 euro. Al contrario, i restanti nove «cambi assegni» sono rilevanti. Ecco la sequenza. 9 dicembre, 270 mila. 10 dicembre, 274 mila. 13 dicembre, 250 mila. 14 dicembre, 250 mila. 15 dicembre, 250 mila. 16 dicembre, 250 mila. 21 dicembre, 250 mila. 22 dicembre, 350mila. 23 dicembre, 257 mila. A chi sono finiti questi soldi?...”

5. DOPO GRECIA E SPAGNA DECLASSATO IL PORTOGALLO. E SI RIACCENDONO I RIFLETTORI SUI DEBITI DEGLI STATI.
Moody’s ha declassato ieri, dopo la Grecia e la Spagna anche il debito sovrano del Portogallo. Il
debito pubblico sta dunque tornando sotto i riflettori dei mercati finanziari. E per l’Italia questa non è mai una buona notizia.

6. LIBIA, BENGASI ACCERCHIATA. BAHREIN IN RIVOLTA.
Le forze libiche fedeli a Gheddafi ormai circondano Bengasi. L’Occidente continua a discutere
sul modo migliore di affrontare questa emergenza. Nel Bahrein in rivolta la presenza di soldati
sauditi (di fede sunnita come la casa regnante in Arabia Saudita) sta avendo l’effetto della
benzina sul fuoco, considerato che la maggioranza dei residenti è di fede sciita (come il vicino
Iran).