21 ottobre 2011

Il Sindaco del "Paese che non c'è" scrive ai Consiglieri del PD.

La lettera che non c'è...

« Seconda stella a destra:
questo è il cammino
e poi dritto
fino al mattino.
Non ti puoi sbagliare perché
quella è l'isola che non c'è
»

(dalla canzone L'isola che non c'è

di Edoardo Bennato)



La lettera che non c’è...

Cari consiglieri del PD

sono passati quasi tre anni da quando abbiamo iniziato l’avventura della nuova Lista Civica SI, che ci ha portato a vincere bene le elezioni grazie all’impegno di tutti.

I mesi che sono seguiti sono stati ricchi di esperienze positive di collaborazione e momenti di incomprensione, come avviene sempre quando persone diverse nella loro storia e nelle scelte, cercano di collaborare per raggiungere obiettivi condivisi.

Ci sono stati momenti di scontro muro contro muro: uno per tutti la questione Outlet che però ci ha insegnato almeno una cosa, che non sempre il bene dei nostri concittadini sta da una parte sola.

Occorre cioè fare fatica nel confrontarsi per evitare che l’irrigidimento provochi scelte sbagliate.

Riconosco che il terremoto di Giunta in Aprile, non sia stato un momento positivo, specialmente perché i fatti hanno dimostrato che l’urgenza ipotizzata non era poi così necessaria.

L’altro momento recente sul quale vorrei soffermarmi è il Consiglio Comunale del 30 settembre: è vero che nella preparazione del pre-consiglio avevamo di fatto dato spazio solo alla discussione sulla vostra mozione e che non è rimasto tempo per approfondire i punti 4-5-6, ma è anche vero che se avevate perplessità potevate sollecitare voi la discussione.

Comunque, dopo un momento di tensione e relativo incontro coi Capigruppo, ho apprezzato il vostro senso di responsabilità nel ritornare sulla decisione di voto contrario.

Se così non fosse successo, forse mi sarei assunto la responsabilità di interrompere la legislatura perché in quel momento non eravamo disponibili a rivedere le decisioni prese sul bilancio.

Comunque ne avremmo riparlato, dato che avevamo almeno due settimane per ridefinire le cose.

In merito poi alla richiesta di avere per tempo i documenti dell’Odg del Consiglio in modo da discutere in pre-consiglio i contenuti con sufficiente preparazione, cercheremo di fare il possibile: non sempre però l’urgenza delle delibere ci permette questo (magari per consultarci useremo anche il telefono), ma almeno sui contenuti importanti lo faremo..

Mi sono preso il compito, anche se i destinatari sono il Segretario e il CapoGruppo della Lista Civica SI, di rispondervi personalmente perché sono convinto della necessità di rivedere velocemente la nostra collaborazione in modo da renderla migliore nell’interesse dei sulbiatesi : la vostra frase “d’ora in poi non c’è più nulla di automatico” ci richiama a rendere più efficace e costruttivo il lavoro di confronto fra i due gruppi che sostengono la maggioranza in modo da evitare le situazioni vissute recentemente.

I sulbiatesi sapranno apprezzare gli sforzi che faremo in questo senso.

Grazie della vostra collaborazione.

Il Capitan Uncino dall' "Isola del paese che non c'e'"

P.S.

Complimenti per il vostro Blog perche' dopo 15 anni di silenzio, pur con tanti aspetti da migliorare, a Sulbiate e' tornata la politica: e questo e' un bene per il paese.




post correlato

La nota del mattino del 21 ottobre 2011


1. FINITO GHEDDAFI. ORA RESTA DA FARE LA LIBIA. E GIA’ SI GUARDA ALLA PROSSIMA TAPPA DELLA PRIMAVERA ARABA: LA SIRIA. IL RUOLO DELLA TURCHIA.
I ribelli hanno trovato Gheddafi e l’hanno ucciso. Finisce così un regime durato quaranta anni. Ma questo non significa ancora che sono finiti i problemi in Libia (chi disarmerà i civili?), né che sia finito l’assestamento dell’area. Tutti guardano ora a che cosa potrà accadere in Siria e al crescente ruolo della Turchia in tutto il Medio Oriente e il Nord Africa. Da La Stampa. Articolo di Maurizio Molinari. “Muammar Gheddafi è il primo dittatore ucciso dalle rivolte arabe in un evento spartiacque destinato ad avere profonde ripercussioni nel mondo musulmano, ed anche oltre. A svelarlo, con feroce rapidità, è Ahmed, il cittadino siriano che poco dopo l`annuncio della morte del rais invia alla tv Al Jazeera il messaggio «Congratulazioni al popolo libico, spero che lo stesso possa avvenire anche qui». «Il pensiero di tutti è rivolto verso Damasco» osserva Fuad Ajami, arabista della Stanford University, in ragione delle «somiglianze con la situazione libica». Bashar Assad guida una repressione più sanguinosa di quella di Gheddafi - le vittime per l`Onu sono oltre tremila - e a sentire Robert Ford, combattivo ambasciatore Usa a Damasco, «la gente nelle strade inizia a chiedersi perché non passare alla rivolta armata». Il fatto che ieri a Homs almeno sette militari siano stati uccisi a colpi di arma da fuoco lascia intendere quanto l`ombra di Gheddafi incomba su Assad. Damasco ha dimostrato di saper resistere a massicce rivolte non violente come quelle che hanno travolto Ben Ali in Tunisia e Hosni Mubarak in Egitto ma il successo di una sollevazione popolare armata cambia lo scenario. A temere l`impatto della caduta di Gheddafi sono anche i due grandi rivali del Golfo, l`Iran di Mahmud Ahmadi nejad e l`Arabia Saudita di re Abdallah, accomunati dall`essere avversari feroci dei moti di piazza mentre.sul fronte opposto ci sono le nuove potenze emergenti, accomunate dal sostegno alle sollevazioni. Anzitutto la Turchia di Recep Tayyp Erdogan che vuole costruire il nuovo Parlamento libico, ha accolto il generale Riad Assad intenzionato a creare un «Esercito di liberazione siriano» ed è volato al Cairo per promettere al dopo-Mubarak i sostegni economici che l`Europa esita a far arrivare. Se la credibilità di Erdogan viene dal guidare una nazione disposta ad elargire aiuti, con un potente esercito e l`eredità dell`ultimo impero musulmano, quella del più piccolo Qatar nasce dall`abilità dell`Emiro Hamad Bin Khalifa Al Thani di sfruttare la tv Al Jazeera, che ha sede a Doha, come vettore dei cambiamenti in atto, affiancandole mosse in sintonia con quanto sta avvenendo: dall`invio di aerei a fianco della Nato sulla Libia alla proposta di dialogo Assad-manifestanti. Senza contare che sempre in Qatar il Pentagono ha l`avveniristica centrale di comando e controllo per le operazioni in Medio Oriente, che fino al 2003 si trovava in Arabia Saudita. Ci troviamo di fronte ad un Islam dove Turchia e Qatar emergono, Iran e Arabia Saudita sono sulla difensiva, e Assad è sotto assedio. Ma anche in Occidente l`impatto della morte di Gheddafi si fa sentire. In primo luogo per la capacità della Nato di «aver dimostrato di saper vincere una guerra aerea a sostegno di una rivoluzione armata» come dice l`ex generale americano Mark Kimmitt, veterano dell`Iraq, sottolineando che «qualcosa del genere non era mai avvenuto». Pur segnata da dissidi interni e carenza di munizioni aeree, l`Alleanza esce dall`intervento in Libia rafforzata nel ruolo di garante della stabilità nel Mediterraneo. Essere riuscita in tale
missione nonostante la coincidenza con la guerra in Afghanistan significa aver dimostrato di poter combattere su due fronti, come molti avevano dubitato possibile. Ma il successo Nato preannuncia delicati equilibri fra alleati perché Parigi e Londra, che più hanno voluto e guidato l`intervento, puntano ad ottenere un ruolo maggiore nella gestione degli ingenti giacimenti energetici in Libia a dispetto di altri partner, Italia inclusa. Per Barack Obama si tratta della seconda eliminazione di un nemico dell`America in poco più di cinque mesi. Se nel caso di Osama bin Laden il merito fu di un blitz militare, in Libia il risultato è frutto della scelta di sostenere una coalizione «guidando dal di dietro» in una declinazione della leadership americana nel mondo che finora si pensava destinata al fallimento. «I fatti hanno dato ragione a Obama» commenta Leslie Gelb, presidente del «Council ori Foreign Relations» di New York e sebbene sia presto per valutarne il possibile impatto sulle elezioni del 2012 non sembrano esserci dubbi sul fatto che la Casa Bianca sta cogliendo sulla sicurezza nazionale i risultati che ancora le mancano sull`economia. Obama è riuscito a far cadere Mubarak e a rovesciare Gheddafi con tattiche opposte ma ispirate dallo stesso approccio pro-rivolte, dando mostra di pragmatismo e capacità di rischiare che incombono ora sugli altri dittatori. Ma per Obama come per la Nato si tratta di risultati che potrebbero rivelarsi precari se la transizione in Libia dovesse fallire. Ecco perché la convergenza fra i partner della coalizione anti-Gheddafi. è nel premere sul governo ad interim di Tripoli per risolvere le questioni più urgenti: unificare le milizie, trovare i 20 mila missili terra-aria mancanti, estendere la nuova amministrazione su tutto il territorio ed iniziare il cammino verso nuove elezioni”.

2. FINITA LA FARSA. BERLUSCONI COSTRETTO ALLA SCELTA DEL GOVERNATORE. ALLA FINE INDICATO UN NOME DI PRESTIGIO, IGNAZIO VISCO. MA RESTA LA FIGURA TERRIBILE FATTA DI FRONTE AL MONDO.
Alla fine è finita anche la farsa (nella forma, la tragedia nella sostanza) sulla scelta del nuovo governatore della Banca d’Italia. Con il paese in mezzo alla tempesta finanziaria, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha tenuto in bilico per settimane la decisione sul nuovo governatore della Banca d’Italia con tutti i paesi europei (e non solo) che guardavano allibiti questo balletto all’italiana. La scelta per fortuna (e grazie alla fermezza di Napolitano) è caduta su un grande tecnico, Ignazio Visco, da 40 anni in Banca d’Italia, garantendo così autonomia e continuità di guida all’Istituto.
Da La Stampa. Articolo di Stefano Lepri. “Sareva impossibile, eppure è finita bene. Una storia fatta di esitazioni e di veti, di ricatti e di maneggi sulla nomina del successore di Mario Draghi passato alla Bce. Tira storia imbarazzante Il l davanti all`Europa e al U mondo si è conclusa con la scelta di una persona degnissima. Forse solo un dispetto ha impedito di promuovere governatore il successore naturale, Fabrizio Saccomanni, persona mite e serena che non aveva mai brigato per la carica. Ma è stato nominato il secondo in linea gerarchica, Ignazio Visco, del tutto omogeneo a Saccomanni per affiatamento con la struttura della Banca d`Italia; persino con le stesse affinità elettive, dato che entrambi sono stati amici personali di Tommaso Padoa-Schioppa. Nelle ultime ore, la vicenda si stava facendo sempre più confusa: una sgangherata farsa capace di intaccare il prestigio di persone per bene e utili al Paese. Circolava persino - senza che l`interessata l`avesse mai sollecitato - il nome della vicedirettrice generale Anna Maria Tarantola, solo perché, cattolica e milanese, sembrava più adatta a conciliare i contrastanti umori della sempre più divisa maggioranza di governo; poco contava che, pur avendo svolto benissimo il suo compito di guardiana delle banche italiane, mancasse della necessaria esperienza internazionale. Ancor più, sembrava che si aspettasse la comparsa di un misterioso nome nuovo, capace di risultare gradito a tutti, come se dovesse uscire da una casuale estrazione del Lotto. Un capo del governo incapace di scegliere ha trascinato la vicenda per mesi; a un certo punto ipotizzando perfino di scaricare la responsabilità della scelta sul consiglio superiore della Banca d`Italia, un consesso di personalità (perlopiù industriali e accademici) che svolge nella nomina del governatore un ruolo importante, e però consultivo. II ministro dell`Economia sosteneva in solitudine il suo candidato esterno senza mai spiegare perché, senza spiegare nemmeno che cosa avessero sbagliato gli «interni» della Banca d`Italia; si è alla fine accontentato di abbattere un candidato per accettarne un altro che ha caratteristiche molto simili. Ignazio Visco farà restare la Banca d`Italia quella che è, una delle pochissime istituzioni italiane rispettate all`estero. Promuoverà candidati interni, già abituati a lavorare in squadra. Poteva giovare l`immissione dall`esterno di un personaggio come Lorenzo Bini Smaghi, da anni lontano dalla Banca d`Italia ma ben interno al mestiere dopo sei anni nell`esecutivo della Bce a Francoforte? Forse sì. Nel mondo è ben conosciuto e stimato. Dicono persone a conoscenza dei retroscena: Bini Smaghi ha sbagliato le sue mosse, è stato il peggior nemico di sé stesso. Ribattono altri: data la situazione in Italia, non poteva non sbagliare. Il problema che la scelta di Ignazio Visco lascia irrisolto di fronte al governo italiano è appunto come accontentare la Francia. Con il mandato di Bini Smaghi che dura fino al 2013, ora ci saranno tra i 6 due italiani e nessun francese. Se nel momento in cui Draghi è stato scelto per guidare la Bce, Bini Smaghi avesse messo a disposizione del governo italiano il suo mandato, per evitargli problemi diplomatici con la Francia, sarebbe riuscito a qualificarsi come il candidato naturale alla successione di Draghi a Roma? In un Paese normale, forse sì. Ma quando Draghi ricevette l`investitura europea, il potere di Giulio Tremonti non era stato ancora intaccato dallo scandalo Milanese, e il ministro dell`Economia era decisissimo a sostenere la candidatura di Vittorio Grilli. A quel punto, Bini Smaghi fu tentato dal gioco duro; dopodiché il governo per mesi si è dimostrato incapace di risolvere il problema che lui poneva. II rigetto espresso dall`alta dirigenza della Banca d`Italia contro Bini Smaghi, più giovane e ambizioso, era eccessivo. Ma a giudicare inopportuno il suo comportamento - rifiutare di dimettersi dalla Bce nella speranza che la Francia si imponesse - è stato innanzitutto il Capo dello Stato. A quel punto, dopo mesi passati a temporeggiare, non si poteva scegliere Bini Smaghi solo con la motivazione di non far dispetto a Nicolas Sarkozy. Se non altro, resta questo strascico a impedire che la «spiacevole» gestione della vicenda (parole di un membro del consiglio superiore della Banca d`Italia) possa essere presto dimenticata”.

3. FINITA LA SPERANZA? EUROPA IN PANNE. SARKOZY E MERKEL NON TROVANO L’ACCORDO. SLITTA A MERCOLEDI’ PROSSIMO LA POSSIBILITA’ DI UN’INTESA SU BANCHE E FONDO SALVA STATI. E INTANTO LE BORSE CROLLANO E L’ITALIA RESTA SOTTO.
Ancora nessun accordo. Francia e Germania non trovano l’intesa e il vertice dei capi di Stato e di governo convocato per sabato e domenica perde la possibilità di concludersi con l’intesa sul salvataggio delle banche e sul fondo salva-Stati. Il vertice si terrà. Ma la conclusione è stata rinviata a mercoledì prossimo.
La notizia ha gettato i mercati finanziari nel panico. Borse crollate. E l’Italia, nelle condizioni in cui è e con un governo ormai privo di credibilità, è una volta di più finita sotto le macerie. Piazza affari ha chiuso con il peggior risultato d’Europa.

4. FINITA LA PAZIENZA. IL GOVERNO ITALIANO NON RIESCE A PRODURRE IL DECRETO SVILUPPO CHE TUTTA EUROPA ATTENDE PER VERIFICARE SE L’ITALIA E’ IN GRADO DI SOPRAVVIVERE. HANNMO INTESTA SOLO IL CONDONO. E LO SPREAD TORNA AL LIVELLO DI AGIOSTO PRIMA DELLA MANOVRA MONSTRE.
Finita la pazienza dei mercati nei confronti dell’Italia anche per l’indecisione del governo sul decreto sviluppo che tutta l’Europa attende per verificare se l’Italia (e la Spagna) ha la capacità di tirarsi un po’ fuori da sola dalle difficoltà. Ma del decreto per lo sviluppo non si vede l’ombra. Ieri lo spread tra Btp a dieci anni e Bund tedeschi a dieci anni è tornato oltre i 400 punti, allo stesso livello di questa estate, prima che fosse approvata una manovra pesantissima.
Un elemento di paragone. Il Giappone ha appena approvato un a manovra di sostegno dell’economia da 150 miliardi di yen.
Ieri il Nens ha presentato l’aggiornamento dei suoi dossier sui conti pubblici. Tre conclusioni: nella manovra c’è un buco da 20 miliardi; le previsioni sull’economia del governo sono un po’ troppo ottimistiche; se non si realizzano le previsioni sull’economia reale del governo sul debito pubblico sono guai serissimi, perché invece di ridursi tenderà a crescere.

5. BERSANI OLTRETEVERE DIALOGA CON MONS. FISICHELLA.
Da La Repubblica. Articolo di Goffredo De Marchis. “Bersani prende in mano la questione cattolica. Lo fa in prima persona, non delega nessuno. Né i cattolici del Pd, né il potenziale alleato centrista dell`Udc. Lo fa da «laico adulto», una formula che parafrasa e rovesciala famosa battuta di Romano Prodi in risposta all`appello di Ruini a disertareireferendum sulla fecondazione assistita. «Laicità adulta»: per il segretario del Pd vuol dire che un non credente evita di affidarsi solo alle leggi di natura. Semmai si iscrive nel solco di una storia secolare di rapporti tra la laicità e la Chiesa. Mettendo al centro l`uomo. Questo dirà anche il 18 novembre in un`altra sede, alla presenza del presidente della Cei, Angelo Bagnasco, invitato da Scienza e Vita, la più attiva delle associazioni cattoliche sul fronte dei valori non negoziabili. L`appuntamento di ieri è dunque solo un primo passo. Bersani discute di Vangelo e laicità con monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione, in un dibattito promosso dalla Congregazione dei figli immacolata concezione e da Elea. Siamo in Vaticano, in una sala di Via della Conciliazione, di fronte a una platea di preti, suore, autorità ecclesiali. In prima fila siede il direttore dell`Osservatore Romano Gian Maria Vian. C`è da rimontare un gap che ormai appare evidente e ancora di più dopo il seminario di Todi. Dove il Forum delle associazioni ha bocciato Berlusconi, ma tra le alternative non ha individuato con certezza un rapporto proficuo con il Pd. È Fisichella a confermare come per la Chiesa i valori non negoziabili restano tali. «Nessuno li può sovvertire- dice - e ogni tentativo di volerli limitare non sarebbe privo di conseguenze per il corretto impegno dei cattolici in politica». Fisichella del resto è stato uno stretto collaboratore di Camillo Ruini nei lunghi anni al timone della Cei, cioè strenuo difensore del bipolarismo, del pluralismo dei cattolici negli schieramenti, ma allo stesso tempo inflessibile su diritti e bioetica. Con un sorriso Fisichella definisce "pelagiano" Bersani, eretico che cerca la verità «ma deve ricordarsi
che non tutto è lecito perché non tutto edifica».Il segretario del Pd affida la sua risposta a citazioni evangeliche senza usare le sue metafore. Poi entra nel vivo, ossia i valori non negoziabili. «La politica non negozia valori», è la premessa. Ma negozia, si confronta e media sulla «convivenza e sul bene comune». Per Bersani il ruolo della cristianità nella costruzione dell`Europa è innegabile. Ci crede, non fa propaganda. E accetta che la Chiesa intervenga, che metta la sua verità davanti a tutto. «Anche la verità però è un fiume carsico. Quando l`hai trovata non devi smettere di cercarla». Il Pd è un partito, spiega, di credenti e non credenti. Con questo approccio: «Una laicità adulta e orgogliosa non accetta di essere descritta come inconsapevole della dignità dell`uomo». Fisichella parla di un "secondo round" prossimo venturo. E il 18 con Bersani davanti a Bagnasco ci saranno anche Maroni, Alfano, Casini. Una specie di test per il dopo Berlusconi”.

20 ottobre 2011

Fine della farsa dei ministeri a Monza. ll tribunale ha accolto il ricorso dei Sindacati.

Il tribunale di Roma mette fine alla farsa dei ministeri a Monza. Adesso però vorremmo sapere quanto ancora gli italiani dovranno pagare per far fare a Bossi altri giri di giostra al Luna Park propagandistico.

La bocciatura dei ministeri arriva proprio mentre il presidente del Consiglio ammette di non avere più un soldo, con un disegno di legge sullo sviluppo privo di qualsiasi risorsa. A ciò si aggiungano i tagli lineari previsti dal DDL stabilità che privano il settore pubblico e chi vi lavora delle risorse basilari per il proprio funzionamento, con conseguenze facilmente intuibili sul funzionamento dei servizi essenziali per i cittadini, dalla sicurezza, al soccorso, alla salute.

Ecco dunque una cosa che è certamente uno spreco e che sarebbe bene tagliare per destinare quei fondi a finanziare almeno qualche servizio per i cittadini.

Marco Meloni.

post correlato: Ministeri fantasma di Monza, simbolo ed epicentro delle proteste del nord.

Pedemontana: Impregilo ricorre al Tar.

MILANO (MF-DJ)--Alla fine e' arrivato il ricorso del consorzio guidato da Impregilo per l'aggiudicazione del secondo lotto della Pedemontana Lombarda.

L'ati capeggiata dal gruppo milanese e di cui fanno parte anche Astaldi , Itinera, Pizzarotti e Ccc, scrive MF, ha presentato al Tar della Lombardia la richiesta di annullamento (previa sospensione) dell'aggiudicazione provvisoria della commessa da 2,3 miliardi al consorzio guidato
dall'austriaca Strabag. Il ricorso, come anticipato da MF-Milano Finanza, si basa su diverse osservazioni, prime fra tutte quelle relative al prezzo offerto e al tempo di realizzazione. Il gruppo guidato dall'a.d., Alberto Rubegni, insieme ai suoi partner, ha presentato un conto piu' leggero di
120 milioni e proposto la chiusura dei lavori 200 giorni prima dei concorrenti austriaci. Adesso tocchera' alla giustizia amministrativa dirimere la controversia, anche se la prima udienza non e' ancora stata fissata. Intanto qualche settimana fa Impregilo ha presentato al Consiglio
di Stato un ricorso sulla Pedemontana Veneta, dopo che il Tar aveva giudicato inammissibile l'istanza, perche' tardiva.

red/lab

fonte MF on line

Pro Loco Sulbiate: il 31 ottobre "cena con delitto" presso Fondo Brugarlo.

PRO LOCO SULBIATE VI INVITA ALLA CENA CON DELITTO “GIALLO AL BARATTI ‘66”

IL 31/10/2011 - inizio ore 20:30

PRESSO FONDO BRUGAROLO

Via Manzoni 15 – Sulbiate 20884 - tel/fax. 039623735 - www.fondobrugarolo.it

COSTO CENA + SPETTACOLO:

Adulti € 30,00 – bambini fino a 3 anni gratis – fino a 10 anni € 15,00

MENÙ:

Antipasto di salumi di drago e arpia, quiche di cicuta e vulcano incandescente;

Risotto alla mela avvelenata;

Arrosto impiccato con tuberi del conte Dracula;

Dolce ‘risveglio dei morti’;

Veleno al caffè;

Per ogni 3 persone 1 litro di acqua putrida e 1 litro di sangue di vedova nera

IL MENÙ È BUONO DA MORIRE!

“I mitici anni 60 vengono "riesumati" da un cadavere!!

Tra giovani rampolli e belle ragazze della Torino "bene", vacanze a Capri e scandali

mondani si consuma un efferato delitto mentre nei jukebox impazza il twist!”

A VOI IL COMPITO DI

SMASCHERARE L’ASSASSINO!

PER INFO E PRENOTAZIONI:

tel/fax. Fondo Brugarolo: 039/623735

tel. Pro Loco Sulbiate 345 4281611

www.ipausanti.it

19 ottobre 2011

Poltrone d'oro. La politica non stia seduta! Evento diretta web.

Oggi, 19 ottobre 2011, potete seguire il seguente evento in diretta web, collegandovi alle ore 17,00 al sito www.blogdem.it

Il Forum di Todi chiude con il berlusconismo.

Un segnale positivo e di slancio civico arriva da Todi, dove si sono riuniti i cattolici italiani. Per il Pd e per l'Italia una sfida per uscire dal berlusconismo. Interviste ad Enrico Letta e Maurizio Migliavacca.


Molise. Grande rimonta del centrosinistra. Sfiorata una vittoria storica. I "Grillini" colpiscono ancora.

Sono stati recuperati oltre 10 punti rispetto al 2006. La Lista Grillo ha tolto voti allo schieramento anti Iorio.

Lo scarto di una manciata di voti nelle elezioni regionali in Molise, nonostante la vittoria di Iorio, mette in evidenza la straordinaria rimonta del centrosinistra in una regione dove il centrodestra ha tradizionalmente vinto con margini amplissimi, recuperando oltre dieci punti rispetto alle elezioni del 2006. Questo risultato conferma che il centrodestra sia a livello nazionale che a livello locale sta segnando il passo e segnala la scelta giusta del candidato Frattura per il centrosinistra che ottiene maggiori consensi rispetto alla stessa coalizione.

Il risultato delle elezioni regionali in Molise dimostra che il frazionamento dello schieramento alternativo a Iorio e il conseguente risultato conseguito dalla lista Beppegrillo.it hanno colpito il centrosinistra, impedendogli di ottenere una storica vittoria.

Nello stesso tempo i dati elettorali confermano la necessità di proseguire il lavoro sulla linea scelta dal Partito democratico di realizzare un’alleanza del centrosinistra che sappia lanciare una proposta capace di allargare la coalizione alle forze sociali, ai movimenti civili alle forze politiche e agli elettori moderati per realizzare la ricostruzione democratica, sociale ed economica del Paese.

Così Davide Zoggia, responsabile Enti locali della segreteria nazionale del PD.

Sulbiate, venerdì 21 ottobre presentazione PIANO D'AZIONE PER L'ENERGIA SOSTENIBILE.

Il PAES e ' un impegno della nostra Comunità per i prossimi 10 anni. Doveva essere definito con la cittadinanza per diventare la buona pratica condivisa sull'utilizzizone dell'energia.

Venerdì presentazione del Piano presso l'auditorium.
I cittadini sono invitati a partecipare!!!




La nota del mattino del 19 ottobre 2011


1. CON LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEL 5 NOVEMBRE IN PIAZZA SAN GIOVANNI A ROMA IL PD LANCIA LA SFIDA ALLA DESTRA. SARA’ UNA FESTA DI POPOLO PER BATTERE LA VIOLENZA CHE HA FERITO ROMA.
Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, non solo ha confermato ma anche rilanciato sull’appuntamento del 5 novembre in piazza San Giovanni a Roma. In nome del popolo italiano per battere Berlusconi e sostenere le proposte del Pd per l’alternativa di governo al berlusconismo. Ma non solo. Altro che leggi speciali ( ieri il ministro Roberto Maroni ha riferito al Senato ed ha proposto alcune norme di severità). Ci vogliono meno tagli alle forze dell’ordine. Capacità di prevenzione. Ma è decisivo che ci sia anche una festa di popolo, come vuol essere la manifestazione nazionale del Pd del 5 novembre aperta «a tutte le associazioni e a tutte le persone che vogliono manifestare anche non sotto le nostre bandiere», per riappropriarsi della piazza e battere la violenza che ha sfregiato Roma. Basterà la bandiera italiana e la costituzione, ha detto Bersani.
Da L’Unità. Dall’articolo di Simone Collini. «La faremo. In nome del popolo italiano. E sarà una grande festa di popolo». Pier Luigi Bersani, il giorno dopo l`annunciato divieto da parte del sindaco di Roma Gianni Alemanno a svolgere cortei in centro per prossimi trenta giorni, annuncia che la manifestazione nazionale del Pd prevista per il 5 novembre a piazza San Giovanni non subirà slittamenti. «Pensiamo che il modo per combattere la violenza non è restringere gli spazi della democrazia. Sarebbe un grave errore». Bersani è a Montecitorio mentre il ministro dell`Interno Roberto Maroni illustra al Senato la linea dura sui cortei come reazione all`inferno scatenato a Roma sabato dai black bloc. «Noi siamo contro legislazioni speciali», dice il leader del Pd. Bisogna affinare la normativa per prevenire meglio, le forze dell`ordine devono essere equipaggiate meglio e non devono essere massacrate come è stato finora dal governo». Ma non c`è solo questo, per quel che riguarda la manifestazione dei cosiddetti indignati, c`è anche un tema «politico e culturale» da tenere presente: «Quel movimento non ha avuto la possibilità di esprimersi e aveva invece alcune buone ragioni. Noi alcuni di quei messaggi vogliamo raccoglierli». A cominciare dal manifesto dei progressisti europei che vogliono mettere «in equilibrio» le ragioni dell`economia reale con i privilegi della finanza, che «deve essere messa al servizio delle operazioni, non al comando». Si parlerà anche di questo, alla manifestazione del Pd del 5 novembre, quando sul palco salirà anche il leader della Spd Sigmar Gabriel (un invito è appena partito anche per Francois Hollande). La giornata di San Giovanni (per la quale sono previsti anche momenti musicali) spiega Bersani, sarà aperta non solo ai militanti del Pd «ma a tutte le associazioni e a tutte le persone che vogliono manifestare anche non sotto le nostre bandiere»: «Basta la bandiera italiana e la Costituzione. Diremo la nostra sulla ricostruzione del Paese e sulla possibilità che l`Italia ha di riprendere il cammino. In piazza ci sarà la parola della fiducia. Faremo della manifestazione un grande appuntamento pacifico di popolo, sarà il nostro regalo a Roma, città capitale che da capitale ha sempre accompagnato l`evoluzione democratica del Paese».

2. FRENI E INTRANCI ALLE DECISIONI CHE SABATO E DOMENICA SARANNO AL CENTRO DELLA RIUNIONE DEI CAPI DI STATO E DI GOVERNO EUROPEI. LE AGENZIE DI RATING METTONO SOTTO OSSERVAZIONE ANCHE LA FRANCIA. E LA CRISI RISCHIA DI AVVITARSI.
Resistenze in Germania. Divisioni sulle ricette per uscire dalla crisi. L’appuntamento del Consiglio d’Europa, previsto per sabato e domenica, non sembra più così conclusivo come doveva essere. E i mercati sono tornati in fibrillazione. Le Agenzie di rating hanno anche messo sotto pressione la Francia, oltre che la Spagna e le banche italiane. La differenza tra i tassi di interesse che i mercati si attendono sui titoli italiani e quelli che i mercati si aspettano sui titoli tedeschi ha ripreso a crescere. Bisogna far presto dicono tutti. Ma questa indecisione rischia di far avvitare la crisi.

3. SENZA IL CONDONO IL GOVERNO NON SA COSA FARE. LE FORZE SOCIALI PROTESTANO. I TENTENNAMENTI DI BERLUSCONI RISCHIANO DI RENDERE INUTILI I SACRIFICI GIA’ FATTI E DI PORTARCI AL DISASTRO.
Ancora uno slittamento per la presentazione del decreto per sostenere lo sviluppo. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sa di avere una maggioranza risicatissima alla Camera e non vuole rischiare. Ma non vuole nemmeno varare le misure necessarie per reperire le ricorse necessarie per sostenere la crescita e qualche investimento. Sono le misure proposte dal Pd (imposta ordinaria sui grandi patrimoni e le proposte per la lotta vera all’evasione fiscale). Per questa ragione dice “non ci sono soldi”. E continua a stringersi nelle spalle, cercando di far passare l’idea che solo con il condono per gli evasori e gli abusi edilizi si potranno reperire le risorse per fare qualcosa. Ieri gli imprenditori e i sindacati hanno mandato l’ennesima lettera al governo per dire: “Il tempo è scaduto”.
I tentennamenti, che riguardano anche la scelta del nuovo governatore della Banca d’Italia, servono però solo a Berlusconi ed ai suoi interessi privati. Per gli italiani invece sono una iattura. In mezzo ad una crisi finanziaria dall’esito incerto. Con l’Europa bloccata dalle divisioni e una prossima recessione, le incertezze del governo rischiano di convincere i mercati che l’Italia è un caso perso. Tutti gli italiani corrono così il pericolo che siano vanificati da subito i sacrifici che si stanno per compiere sulla base delle pesantissime manovre approvate fino ad oggi, che si rendano da subito necessarie altre manovre (vedi il caso greco) e che in mezzo all’avvitamento della crisi mondiale vi sia una crisi italiana ancora più drammatica.

4. PROVE DI RILANCIO DEL SOGNO EUROPEO. I PROGRESSISTI AL LAVORO A MADRID PERCHE’ L’EUROPA TORNI IN CAMPO E GUIDI L’USCITA DALLA CRISI E DALLA NOTTE IMPOSTA DALLE DESTRE.
Da Europa. Articolo del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, sull’incontro dei progressisti di tutto il mondo a Madrid. “L’incontro di Madrid è un’importante occasione di confronto tra le forze progressiste europee e americane. Lo è anzitutto per le priorità dell’agenda tematica che sarà al centro della discussione: creazione di nuove opportunità di lavoro per i giovani, investimento nelle nuove tecnologie e ripresa della politica industriale, riforma del welfare state a vantaggio delle fasce non garantite, costruzione di una diversa architettura economica globale. È un insieme di priorità che indica un direzione del tutto alternativa rispetto al corso prevalente delle politiche conservatrici nel nostro continente, che dalla crisi finanziaria in poi hanno contribuito a spingere la straordinaria scommessa della moneta unica verso un vicolo cieco e a trasformare l’Europa in una minaccia per la stabilità economica globale. Il PD è pienamente dentro questo campo più ampio delle forze progressiste mondiali, nel quale partiti europei di ispirazione socialdemocratica lavorano a stretto contatto con i democratici statunitensi o con un’esperienza come quella brasiliana del Partito dei Lavoratori, che a Madrid sarà rappresentata dall’ex-Presidente Lula. La costruzione di un’agenda comune dei progressisti tra le due sponde dell’Atlantico è decisiva affinché i paesi occidentali possano superare la più grave crisi economica dal dopoguerra a oggi, correggendo gli errori politici che hanno condotto ad essa, e possano difendere e sviluppare le loro conquiste sociali in un mondo segnato dall’emergere di nuovi protagonisti e di nuovi equilibri economici e demografici. Ma l’incontro di Madrid è importante anche per lo sforzo di rinnovamento e di allargamento del campo delle socialdemocrazie europee, a cui il PD può dare un contributo significativo con la sua originalità, sia culturale che organizzativa. In Europa il ciclo elettorale del 2012-13 può segnare quella svolta politica che occorre per rimettere su basi solide il progetto della moneta unica e riconciliare il sogno europeo con il principio democratico e con gli obiettivi dell’eguaglianza e della coesione sociale. Il voto nei tre principali paesi dell’eurozona; Germania, Francia e Italia, può portare al governo coalizioni progressiste imperniate su partiti che mettono al centro della loro piattaforma la costruzione di una sovranità democratica condivisa nell’area dell’euro. Si tratta del passo risolutivo per garantire il futuro della moneta comune e per superare l’attuale impotenza della politica democratica su base unicamente nazionale. La scomparsa dell’Italia dalla scena europea prodotta dal governo Berlusconi e l’inadeguatezza dei vertici bilaterali Merkel-Sarkozy sono elementi che hanno potentemente concorso ad aggravare la crisi dell’euro. La battaglia dei progressisti per un’alternativa politica nei tre principali paesi dell’eurozona diventa più forte e credibile se si incardina sul progetto di una nuova Europa, fondata non solo su un diverso indirizzo delle politiche economiche nei singoli paesi, ma sull’idea di un governo economico comune dell’area dell’euro, affidato non all’azione di supplenza della BCE o di altri organismi tecnici, ma dotato di una diretta legittimazione democratica. Ho avuto modo di dire in altre occasioni che la dimensione europea non può ormai più essere considerata solo come politica estera, in quanto è parte costitutiva di tutte le scelte politiche nazionali. Il confine tra conservatori e progressisti passa oggi anche per questa consapevolezza. È per questo che il disegno di una nuova Europa è centrale nel progetto di ricostruzione che proponiamo al nostro Paese. Dentro questa nuova Europa l’Italia può congiungere l’indifferibile risanamento dei suoi conti pubblici con un programma orientato allo sviluppo e alla riduzione delle diseguaglianze sociali e territoriali. In questo senso, l’incontro di Madrid costituisce per il PD una tappa importante di avvicinamento alla presentazione del progetto per l’alternativa. Non a caso la nostra manifestazione nazionale del 5 novembre a Roma assumerà l’impegno di un rilancio del sogno europeo e di un nuovo ruolo dell’Italia in questa sfida grande e decisiva”.

5. UNA DESTRA FALCIDIATA DAI RINVII A GIUDIZIO (IERI VERDINI, SENZA DIRE DI PIERSILVIO BERLUSCONI) SI PREPARA A SALVARE BERLUSCONI PADRE DAL PROCESSO MILLS CON L’ENNESIMA LEGGINA.
Si va al processo Mediatrade con Silvio Berlusconi stralciato e Piersilvio Berlusconi rinviato a giudizio. Nel frattempo il deputato Pdl milanese è stato indagato anche per corruzione, Denis Verdini è stato rinviato a giudizio e la destra si prepara a varare l’ennesima leggina per salvare il presidente del consiglio da una condanna per corruzione (processo Mills). La legge riguarda la prescrizione breve ed è all’esame del Senato, dove le opposizioni stanno combattendo una strenua lotta, ma sono meno forti rispetto alla Camera.
Sulle misure che riguardano la salvezza di tutti gli italiani si tentenna. Sulle misure che riguardano gli interessi personali del capo si va a mille all’ora.

6. L’UNICREDIT E LE ALTRE GRANDI BANCHE NEL MIRINO DEL FISCO PER LE FURBIZIE FISCALI. L’ESPERTO SUGGERITORE? NELLA MAGGIOR PARTE DEI CASI LO STUDIO FONDATO DA GIULIO TREMONTI.
L’unicredit è finito nel mirino del fisco e l’ex amministratore delegato del gruppo, il banchiere Profumo, è finito indagato. Gran gaudio della destra, considerato che Profumo era stato indicato da diversi quotidiani come un banchiere vicino al centrosinistra e perfino come un possibile candidato forte. Peccato che a consigliare l’Unicredit e anche altre grandi banche italiane che tra poco finiranno nel mirino del fisco per quelle stesse operazioni sia stato spesso negli anno dal 2004 al 2009, secondo l’articolo di Andrea Greco su La Repubblica, lo studio Vitali, Romagnoli, Piccardi. Cioè l’ex studio di Giulio Tremonti, che dal 2006 al 2008, si ricorderà, non è stato al governo.

7. CATTOLICI, LA VERSIONE DI MARINI E BINDI.
Prosegue il dibattito sul ruolo dei cattolici nella società italiana dopo l’incontro a Todi delle associazioni più rappresentative. L’Unità di oggi pubblica due lunghi articoli di Franco Marini e di Rosy Bindi.
Domani il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, incontra a via della Conciliazione 5 a Roma mons. Fisichella per dibattere sul tema: “Vangelo e laicità".