14 gennaio 2012
Assemblea Regionale PD. Diretta web.
Nel pomeriggio interverranno Bersani, Fassino e Pisapia.

La crisi del capitalismo.
13 gennaio 2012
Legge elettorale, Bersani; subito al lavoro per cambiarla, Porcellum inaccettabile.
"Pd ha depositato sua proposta. Sul referendum per noi non è una bella giornata, ma rispettiamo decisione della Corte".
Dichiarazione del segretario del Pd Pier Luigi Bersani.
Lega di Forca e di Governo.
La nota del mattino del 13 gennaio 2012.
Il voto di ieri alla Camera dei Deputati dimostra alcune cose. La prima: la Lega Nord pura e dura è una commedia. La sostanza della Lega di Bossi e del gruppo dirigente che lo attornia ormai è il potere per il potere. A qualsiasi costo. Con qualsiasi compromesso. Per questo ieri la Lega Nord ha votato per la salvezza di Nicola Cosentino, plenipotenziario del Pdl in Campania e accusato dalla magistratura di essere il referente nazionale del Clan dei Casalesi. L’ex ministro Roberto Maroni ha votato sì all’arresto, ma è stato sconfitto.
Pld e Lega Nord, più i radicali, ieri hanno dunque salvato Cosentino. Il Pd, l’Idv e il Terzo polo hanno votato a favore delle richieste della magistratura. E bisogna rivendicarlo, lottando contro l’onda dell’antipolitica che punta a coinvolge tutti. Basta leggere i commenti di oggi su diversi quotidiani: la politica si chiude nel bunker, la politica fa scandalo e così via.
Ma c’è anche un altro dato rilevate, che non va sottovalutato e che forse l’intervento del governo di Mario Monti, l’importanza della manovra varata e di quella ancora da fare avevano fatto scivolare un po’ troppo in secondo piano nella coscienza di molti: la destra non è scomparsa. Ieri ha battuto un colpo forte. La destra è in campo. Ha subito un rovescio, ma è in campo. Berlusconi e Bossi hanno trovato l’accordo su uno scambio che dice: salviamo Cosentino e tentiamo di far saltare Monti subito. Un progetto irresponsabile, mentre l’Italia sta lentissimamente allontanandosi dal baratro dove proprio il governo di Bossi e Berlusconi l’aveva condotta. Un progetto, basato sul fatto che se Bossi e Berlusconi restano troppo lontani dal potere saranno messi da parte dal loro stesso schieramento e sulla volontà di votare con la legge elettorale attuale, il porcellum, per tentare di essere ancora loro a nominare i deputati in Parlamento.
La battaglia è in corso. Bisogna condurla con determinazione. Bisogna batterli. Lo abbiamo già fatto e lo rifaremo, in modo che dopo la transizione e l’emergenza si possa avviare la ricostruzione civile, sociale ed economia dell’Italia secondo il progetto che il Pd propone al paese. Se ne parlerà nell’assemblea nazionale del partito convocata a Roma per il 20 e il 21 gennaio.
2. LA BATTAGLIA DEL PARTITO DEMOCRATICO NELLE PIAZZE E DENTRO UN PARLAMENTO CHE E’ ANCORA QUELLO USCITO DALLE ELEZIONI DEL 2008. MOBILITAZIONE PER SOSTENERE LE PROPOSTE DEMOCRATICHE SU RIFORMA ELETTORALE, TAGLIO DEL NUMERO DEI DEPUTATI, REGOLAMENTI PARLAMENTARI E RIDUZIONE DEI COSTI DELLA POLITICA. TOCCA A NOI LOTTARE PER LA BUONA POLITICA.
La Corte Costituzionale ha respinto ieri i quesiti referendari sulla legge elettorale. Per il Partito Democratico che ha offerto il proprio contributo determinante a favore della raccolta delle firme non è stato un buon giorno. Ora però bisogna lottare per imporre che la riforma elettorale si faccia lo stesso. Il porcellum va tolto di mezzo, come ha detto ieri il segretario nazionale del Pd, Pier Luigi Bersani, in un’intervista al Tg1.
Il Pd ha depositato la propria proposta in Parlamento e ieri ha chiesto che i capigruppo di Camera e Senato si riuniscano per definire un calendario. Riforma elettorale, riduzione del numero dei parlamentari, riforma dei regolamenti parlamentari, ulteriore riduzione dei costi della politica: ecco un terreno qual quale sarà importante nei prossimi mesi la mobilitazione forte e il lavoro. Bisogna lottare per far prevalere la buona politica, chiamando a raccolta tutti coloro che sono disponibili e recuperando in questa battaglia anche i firmatari del referendum sul porcellum.
Anche questa battaglia sarà durissima. Ieri Berlusconi, rinvigorito dalla vittoria su Cosentino, ha già chiarito che non solo non vuole cambiare il porcellum, ma che semmai lo vuole rafforzare.
La proposta del Pd, che sarà base per il confronto con le altre forze politiche, è la seguente: 1. Un mix per l’assegnazione dei seggi per la Camera dei Deputati, la quale avviene mediante tre diversi “canali”:
a) collegi uninominali maggioritari;
b) una quota proporzionale distribuita su base circoscrizionale;
c) una quota nazionale di compensazione;
2. L’elettore dispone di una sola scheda, su cui vota solo per un candidato di partito in collegi uninominali; il voto, automaticamente, è attribuito anche alla lista del medesimo partito presentata per ciascuna circoscrizione. Nella scheda, accanto al simbolo e al nominativo di ciascun candidato nel collegio uninominale, è presente anche la lista dei candidati concorrenti a livello circoscrizionale. 3. Una quota pari al 70% dei seggi in palio (corrispondente a 433 seggi) è attribuita agli eletti in collegi uninominali maggioritari a doppio turno. E’ eletto al primo turno il candidato che ottiene la metà più uno dei voti validamente espressi; altrimenti si da' luogo ad un secondo turno aperto a tutti i candidati che abbiano ottenuto una percentuale pari ad almeno il 10% dei voti degli elettori iscritti nelle liste elettorali. È
prevista la possibilità, da esprimere entro il primo venerdì successivo allo svolgimento del primo turno, di rinunciare a presentarsi al secondo. Nel secondo turno è eletto il candidato che ottiene il maggior numero di voti. 4. Una quota pari al 28% di seggi (corrispondente a 173 seggi) è attribuita con metodo proporzionale su base regionale o pluriprovinciale. E’ previsto lo scorporo, per ciascun partito, dei voti ottenuti al primo turno dei candidati eletti nei collegi uninominali sia al primo che al secondo turno. Per l’attribuzione di questi seggi è prevista una soglia circoscrizionale di sbarramento pari al cinque per cento dei voti validi. 5. Una quota di seggi pari a 12 (diritto di tribuna) è attribuita con metodo proporzionale alle liste nazionali corrispondenti ai partiti che non siano riusciti ad eleggere candidati né nei collegi uninominali né nelle liste circoscrizionali collegate. Per l’attribuzione di questi seggi viene applicato il metodo d’Hondt tra le liste si siano presente in almeno 5 circoscrizioni.
6. Infine, è previsto che sia possibile candidarsi contemporaneamente in ciascuna delle tre “quote”, ma con un massimo di una sola candidatura in un collegio e in una lista regionale.
7. L’assegnazione dei seggi per il Senato della Repubblica avviene solo attraverso due “canali”, per garantire il rispetto dell’articolo 57 della Costituzione, il quale richiede che venga eletto “su base regionale”: a) collegi uninominali, per una quota pari al 70% del totale dei seggi in palio (216 seggi) b) una quota proporzionale distribuita su base circoscrizionale (Camera) per una quota pari al 30% del totale (93).
Non viene dunque prevista la quota nazionale di compensazione. 8. Per la pari opportunità fra i generi, sono previste due misure specifiche a) Nel complesso delle candidature (uninominali e circoscrizionali) nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al cinquanta per cento. b) Le liste circoscrizionali devono prevedere l’alternanza di genere nella successione dei candidati.
c) Le liste nazionali devono prevedere l’alternanza di genere nella successione dei candidati e nelle candidature di una stessa lista nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al cinquanta per cento.
3. BENE LE ASTE SUI BOT, SCENDE LO SPREAD TRA BTP E BUND.
L’asta dei Bot di ieri ha avuto un esito molto positivo, provocando anche una forte discesa degli interessi che lo Stato dovrà pagare a breve scadenza sul debito contratto. In calo anche lo spread tra Btp e Bund tedeschi. Oggi nuova sta dei Btp.
4. IL PROBABILE CANDIDATO ANTIOBAMA, ROMEY, SPIEGA IL SUO PROGRAMMA: NO AL MODELLO EUROPEO. ECCO UNA BATTAGLIA CHE SPIEGA MOLTO ANCHE DELL’ATTEGGIAMENTO DELLA FINANZA ANGLOSASSONE VERSO L’EUROPA.
Da La Repubblica. Intervista di Federico Rampini. “A sorpresa, in fondo all`aereo le hostess servono birra, il proibizionismo qui a bordo è un optional. E’un segno di tolleranza da parte di Mitt Romney: permissivo con gli altri ma non con se stesso. Il candidato mormone non beve mai alcolici né caffè Io tè. E sua moglie Ann tiene in casa scorte alimentari sufficienti ad affrontare una carestia di tre mesi, come si usa nella loro comunità di fedeli. Romney evita l`argomento, ma il suo ruolo religioso - da giovane fu missionario in Francia, più tardi addirittura "vescovo" di Boston, capo di un`intera diocesi - è uno degli ostacoli da superare nel prossimo test delle primarie repubblicane i1 21 gennaio. In South Carolina, il primo Stato del Sud dopo i voti dell`Iowa e New Hampshire, sono forti i fondamentalisti protestanti, quegli evangelici che a lungo hanno considerato i mormoni una "setta" eretica o addirittura demoniaca. Ma oggi Romney è rilassato e sicuro di sé, dice che «la sera di martedì, all`annuncio della vittoria nel New Hampshire, in famiglia è stato come un altro Natale, abbiamo festeggiato tutti assieme, con figli e nipoti». Arriva sulla pista del piccolo aeroporto di Bedford (Massachusetts) a piedi e da solo, il Secret Service non gli ha ancora dato la scorta, per qualche tempo il favoritissimo dei repubblicani perla corsa alla Casa Bianca resta avvicinabile. È ancora limitato il numero di giornalisti che lo seguono, quasi nessuno straniero, all`imbarco su questo volo charter della Miami International Air, un Boeing 737 in partenza per Columbia, South Carolina, la nuova tappa di una tournée elettorale che sta assumendo un ritmo sempre più frenetico. La posta in gioco è alta: è la speranza di inanellare la terza vittoria consecutiva, che potrebbe "blindare" in anticipo la sua nomination. Sempre in blazer blu, sempre con la camicia bianca a quadretti larghi (deve averne cento tutte uguali), colletto sbottonato e niente cravatta, sempre la stessa pettinatura impeccabile. Dieci minuti dopo il decollo, Romney si alza dal suo posto in prima fila, e viene a parlare. La netta vittoria nel New Hampshire (39,4% dei voti e 16 punti di distacco sul secondo piazzato, Ron Paul) è già un ricordo. Il tema caldo, prima ancora della sua religione mormone o delle sue posizioni sull`aborto (non abbastanza "anti" quando era governatore del Massachusetts, secondo la destra religiosa), sono le accuse che i suoi stessi rivali di destra muovono alla sua carriera di finanziere multi-milionario. Newt Gingrich e Rick Perryin particolare lo hanno definito un "capitalista-avvoltoio", colpevole di avere «smembrato aziende, licenziato migliaia di lavoratori, saccheggiato i loro fondi pensione», quando Romney era alla testa del gruppo di private equity Bain Capital, dal 1984 al 1998. Quello che per lui è un titolo di merito, la prova della sua "esperienza di businessman", un`attività in cui sostiene di avere «contribuito a creare più di centomila posti di lavoro», per i concorrenti è un marchio d`infamia. Le tv della South Carolina sono già
bombardate di spot pubblicitari su questo tema. Non che il Sud sia di sinistra o sindacalizzato, anzi: la South Carolina vota tradizionalmente repubblicano. Ma proprio in questo Stato ha sede una delle aziende fatte a pezzi dalla Bain Capital. E qui il tasso di disoccupazione al 9,5% è più alto della media nazionale. Nel profondo Sud ha messo radici il movimento del Tea Party, un populismo di destra che non ama Wall Street e l`alta finanza. Gingrich, Perry, e Rick Santorum, hanno chiesto che Romney renda pubbliche le sue dichiarazioni dei redditi, cosa che non è tenuto a fare finché non è eletto. Lui non cede: «Per ora non ho l`intenzione di pubblicarle. Sia chiaro che nessuno in questo paese paga più di quello che è dovuto» (una frase sibillina, sembra volersi difendere in anticipo dall`accusa di godere del beneficio fiscale di molti capitalisti: l`aliquota secca del 15% sulle plusvalenze finanziarie, molto più bassa dell`imposta sui redditi). Consapevole di quel che lo attende all`atterraggio, aggiunge: «Lo so, al Sud mi preparo per una battaglia in salita, sarà molto più difficile che nel New Hampshire dove mi conoscono da tanti anni. Nel 2008, quando ero già candidato perla nomination, in South Carolina arrivai solo quarto». Capitalista avvoltoio, responsabile di fallimenti e licenziamenti: come risponde a questa descrizione della sua carriera? «Mi aspettavo attacchi del genere da sinistra, da parte di Barack Obama. Quando arriveranno da quella parte, sarò pronto a rintuzzarli: questo presidente si è improvvisato nell`attività di venture capital con la Solyndra, l`azienda solare che ha ricevuto sussidi federali e poi ha fatto bancarotta. Obama ha fatto anche del private equity diventando azionista di General Motors, sono pronto a confrontare il mio bilancio con quello del suo capitalismo clientelare di Stato. Mi sorprende invece vedere Gingrich nella parte di teste d`accusa contro il capitalismo liberale. Alla Bain Capital abbiamo sostenuto tante aziende che complessivamente hanno creato oltre centomila posti. La stampa ha parlato di casi in cui ci si sono stati licenziamenti, per alcune migliaia. Ogni licenziamento è una tragedia, però nel settore privato ci sono aziende che crescono e hanno successo, altre che per sopravvivere devono ridimensionarsi, fare sacrifici per diventare più forti. In queste elezioni è in gioco non solo la rinascita della nostra economia, ma anche l`anima dell`America: un paese capitalista, un`economia di mercato. Obama vorrebbe trasformarci in uno Stato assistenziale all`europea". Lei cita sempre l`Europa come un modello negativo, Italia e Grecia in particolare. «Se si confronta il reddito medio degli americani con la media dell`Unione europea, il nostro è superiore del 50%: la ragione è semplice, va cercata nei principi fondamentali della nostra economia. Italia e Grecia sono semplicemente due casi estremi di una crisi europea che ha generato instabilità nel mondo intero. Seguiamo questa crisi con apprensione, perché è un segnale d`allarme, un ammonimento. Se l`America dovesse seguire le ricette di quei paesi, non c`è nessuno che potrebbe salvare noi da una bancarotta. Non ce l`ho con delle nazioni o con dei popoli, ma è evidente che alcuni governi europei hanno agito in modo irresponsabile, portando i loro bilanci pubblici sull`orlo del default.
Non voglio certo alienarmi la simpatia degli alleati europei, bisogna rafforzare la cooperazione in seno al G8 e al G20, magli europei sono responsabili per mettere ordine in casa propria. E nei confronti di Obama la discriminante è chiara: lui ha in mente una società di tipo assistenziale, all`europea, dove i cittadini dipendono dallo Stato, dove il settore pubblico si prende cura di ciascuno dalla culla alla tomba. La forza dell`America è sempre stata un`altra: siamo la nazione della libertà e dell`opportunità». Lei rinfaccia a Ob ama di agitare il tema delle diseguaglianze, di parlare di redistribuzione. «Perché così si aizza una parte della nazione contro l`altra, si istiga alla lotta di classe. Continuando a prendere di mira i milionari questo presidente incoraggia l`invidia e il risentimento contro chi ha avuto successo. Margaret Thatcher disse: il problema del socialismo, e che prima o poi finisci con l`esaurirei soldi degli altri. I padri fondatori dell`America ci hanno dato un sistema diverso, una terra di intrapresa, per questo continuiamo ad essere un polo di attrazione per tanti stranieri. Questo presidente ha accumulato un debito pubblico superiore a tutti i suoi predecessori messi assieme. Io lo taglierò, raggiungerò il pareggio di bilancio. Appena arrivato alla Casa Bianca passerò in rassegna ogni voce di spesa pubblica assoggettandola a questo test: è una spesa così importante da meritare che c`indebitiamo ancora di più con la Cina, lasciando il conto da pagare ai nostri figli e nipoti? Se non passa il test sarà eliminata. Con me presidente l`America tornerà ad essere la mèta prediletta degli investitori e degli innovatori». Lei ha definito la presidenza Obama come un fallimento anche nella politica estera, perché? «Basti un esempio: forse la maggiore minaccia attuale perla sicurezza mondiale, è un Iran in grado di costruirsi armi nucleari. Questo presidente non è riuscito a impedirlo. Quando un milione di iraniani sono scesi in piazza contro il regime lui è rimasto in silenzio. Potete immaginare che Ronald Reagan avrebbe fatto una cosa simile? No di certo. Forse non l`avrebbe fatto neppure Bill Clinton. Questo è un presidente che sente il bisogno di chiedere scusa per l`America, io non lo farò mai. Quel che è accaduto negli ultimi tre anni deve essere una deviazione, non può essere il nostro destino».
12 gennaio 2012
Le posizioni del PD per far ripartire il paese.
LIBERALIZZAZIONI: “CORAGGIO, NO PASSI INDIETRO”
"Ci vuole determinazione, coraggio e razionalità. Dopo le affermazioni che ho sentito da parte del governo, mi stupirei se ci fossero dei passi indietro sulle liberalizzazioni. Liberalizzare - sostiene Bersani- non significa punire qualcuno ma dare possibilità più ampie di occupazione e crescita. Da quasi un anno il Pd ha le sue proposte, non aspettiamo che il governo faccia il 100 per cento delle cose che noi vorremmo ma le nostre proposte possono essere utili”.
CRISI: “NEL 2012 LA RECESSIONE, AIUTARE CHI E' PIÙ IN DIFFICOLTÀ”
"Nel 2012 avremo, auguriamoci in modo limitato, una recessione. Quindi concentriamoci su chi va più in difficoltà: sguardo lungo e sguardo a terra. Noi daremo il nostro contributo e sostegno all'azione del governo. Viste le difficoltà economiche del momento bisogna mettere attenzione alla questione sociale che ha a che fare con la crescita".
PENSIONI: “IL PD CHIEDE CORREZIONI LIMITATE MA SIGNIFICATIVE”
“Bisogna mettere attenzione alla questione sociale che ha a che fare con la crescita. E dal governo mi aspetterei qualche nota in più. Chiediamo correzioni limitate ma significative sulle pensioni, più attenzione alle politiche locali e alle tematiche degli ammortizzatori sociali".
RIFORME: “I PARTITI CONCORDINO UN CALENDARIO PER LE RIFORME”
I partiti concordino "un calendario per le riforme istituzionali e quella elettorale. La priorità è ridare ai cittadini la possibilità di scegliere il loro parlamentare. Tutto il resto viene dopo".
LEGGE ELETTORALE
"Sulle firme per il referendum c'è il nostro sudore, più di tanti altri. Non ci farebbe piacere che la mobilitazione finisse in un diniego, ma che c'è una Corte Costituzionale e un problema da dirimere lo sapevamo da tempo. In un caso o nell'altro la questione non cambia: bisogna superare una legge impotabile e inaccettabile, predisporre una riforma con cui i cittadini abbiano la realtà effettiva di poter scegliere il loro rappresentante. Questo è il punto principale".
LAVORO
“La riforma del mercato del lavoro può accompagnare ma non produce lavoro. Il tema degli ammortizzatori è rilevantissimo. E' la priorità indicata dal PD nell'ambito della riforma del welfare, ma la logica del Partito non è condizionare il governo ma al contrario far funzionare al meglio le cose”.
11 gennaio 2012
Tre domande a Gigi Fassina...
Pubblichiamo di seguito la breve intervista. Le risposte di Gigi Fassina offrono in sintesi, particolari spunti di riflessione, argomenti e temi che certamente in futuro saranno da noi ulteriormente approfonditi e sviluppati.
Gigi Fassina - PD Sulbiate.
TRE DOMANDE A GIGI FASSINA...
Dare le dimissioni è una scelta che dice di un certo fallimento almeno verso i cittadini che hanno votato nel 2009 la Lista Civica SI: qual è il tuo pensiero ?
Se partiamo dal consenso avuto nelle amministrative del 2009, direi che la scelta fatta può sembrare alquanto strana. Infatti tutto lasciava presumere che sarebbero stati 5 anni di intenso lavoro e collaborazione: purtroppo non è stato così.
Abbiamo cercato di costruire un rapporto collaborativo all’interno della Lista Civica ma ciò non è stato possibile. Senza rivangare nel passato, oggi dico che costruire una Lista Civica senza riferimenti valoriali e in grado di governare è possibile solo se i punti di programma sono essenziali e precisati in modo dettagliato: per noi non è stato così. Ci è stato chiesto di assecondare un modo di governare senza poter mettere veramente in discussione le questioni : non tanto sui punti di programma, ma su ciò che è emerso a latere. Mi riferisco all’Outlet, al modo di gestire i rapporti con Pedemontana, e alle due questioni recenti della ex-Filanda e dell’RSD: argomenti espressi nei desiderata ma non nel programma.
Abbiamo deciso di rimettere il mandato agli elettori quando la Lista Civica ha cambiato le carte in tavola: occorreva discutere sui perché, sulle modalità di esecuzione, sulle priorità: ma ciò non ci è stato concesso.
Andremo probabilmente a votare entro l’estate : come vedi questi mesi ? sono una perdita di tempo e di occasioni ?
Credo di no, perché in merito all’RSD abbiamo svolto un lavoro importante nel ricucire con Aicurzio i rapporti : ciò ha permesso di ritornare sulla scelta originaria, impedendo alla Giunta di optare come aveva già fatto, di trovare una soluzione sul terreno di Sulbiate.
Il colloquio avuto oggi con il Commissario è stato molto rassicurante, da questo punto di vista.
Infatti opererà in questi mesi per evitare che le questioni rimangano congelate. Sarà nostra premura collaborare in questo senso.
Certo interrompere un lavoro, implica gestire uno stop: ma sarà anche l’occasione per ridiscutere coi cittadini sulle scelte importanti che cambieranno la fisionomia del paese.
Ma era proprio necessario ?
Ti dico di si, almeno per come si son messe in dicembre le cose.
E’ inaccettabile che una Lista Civica continui ad operare come nulla fosse, cambiando le regole del gioco: ci eravamo presentati in un certo modo agli elettori ed oggi la situazione è molto cambiata.
La Lista Civica ha deciso prima di espellere i tesserati di partito e ciò ha obbligato noi a costituire un nuovo Gruppo Consiliare: poi i tre assessori si sono tesserati nel PDL, col chiaro intento di far pressione sulla minoranza che aveva dichiarato di aver pronta la mozione di sfiducia.
Credo che questo atteggiamento sia poco rispettoso della volontà dei cittadini espressa col voto del 2009.
Da qui la nostra decisione di dare le dimissioni. Confido che questi mesi di commissariamento permettano ai cittadini una seria riflessione su come gestire l'amministrazione pubblica e della trasparenza che richiede.
Redazione Teorema
Sulbiate, 10/01/2012
La nota del mattino del 11 gennaio 2012.

1. LA BATTAGLIA DELL’EURO. MONTI: L’ITALIA HA FATTO IL SUO DOVERE, ORA TOCCA ALL’EUROPA. ACCOLTA LA MODIFICA DEGLI ACCORDI SUL RIENTRO DAL DEBITO PROPOSTA DALL’ITALIA. MONTI VEDE NEL FINE SETTIMANA I SEGRETARI DEI PARTITI. IL PD PREPARA UNA MOZIONE IN PARLAMENTO PER SOSTENERE L’ITALIA IN EUROPA. DOMANI ASTA DEI BTP. LE AGENZIE MINACCIANO L’ABBASSAMENTO DEL RATING.
Il presidente del consiglio, Mario Monti, incontra oggi a Berlino il cancelliere tedesco, Angela Merkel. In vista di questo confronto Monti ha rilasciato al quotidiano Die Welt una lunga intervista. Il messaggio è chiaro: noi italiani abbiamo fatto (e faremo ancora con liberalizzazioni e rilancio della crescita, riforma del mercato del lavoro) uno sforzo pesantissimo. Adesso dobbiamo vedere l’impegno dell’Europa. E anche la Germania deve fare la sua parte per affrontare una crisi che non dipende dall’Europa, ma nasce negli Usa. Se questo non accadrà, in Italia potrebbero riprendere forza le schiere del populismo e dell’antieuropeismo.
Una prima ma parziale risposta l’Italia l’ha già avuta. Il trattato europeo che con grande rapidità si sta scrivendo verrà modificato secondo le proposte degli italiani sul tema del debito pubblico e delle procedure per ridurlo.
L’incontro di oggi è un passaggio decisivo della battaglia europea che l’Italia ha deciso di sostenere. Nel fine settimana Monti si incontrerà con i segretari dei partiti che lo sostengono per parlare di questo tema. Il Pd, secondo quanto ha annunciato il segretario, Pier Luigi Bersani, ha preso l’iniziativa perché il Parlamento si pronunci e dimostri che il governo italiano non è solo nel sostenere il cambiamento della linea politica europea. Il Pd presenterà una mozione alla Camera e al Senato in cui indicherà le iniziative da sostenere in Europa, secondo la piattaforma che il Pd ha concordato con gli altri partiti progressisti europei, e che è largamente condivisa da molte forze politiche nel Parlamento italiano.
I mercati finanziari intanto festeggiano l’annuncio delle agenzie di rating che per il 2012 non vi sarà declassamento della Francia. Ma c’è poco da brindare per l’Italia. Le stesse agenzie hanno annunciato la possibilità di un ulteriore declassamento dei paesi con i debiti più pesanti, Italia compresa. E domani vi sarà un’importante asta dei Btp. Da tenere presente: nei primi tre mesi del 2012 scadono 112,9 miliardi di Btp, Bot, Ctz (440 miliardi nell’intero anno).
Da Il Messaggero. Articolo di Marco Conti. “Angela Merkel ha disposto che Mario Monti oggi venga accolto alla Cancelleria dagli onori militari. Un segnale, piccolo, di un`Italia che arriva nella capitale del paese più forte d`Europa non essendo più «un
peso» per la zona curo, ma parte rilevante della soluzione dei problemi che assediano e mettono a rischio la moneta unica. Come accaduto già in occasione della sua visita a Parigi, Monti si fa precedere a Berlino da un`intervista concessa al quotidiano tedesco conservatore Die Welt, nella quale mette in guardia la Germania e l`Europa dal rischio «populismo». In Italia e nel resto della Ue. Spiega infatti Monti al Die Welt che «il mio governo, non dovrei dirlo, ma è sorretto, come qui in Germania, da una grande colazione», con «una maggioranza che non ha eguali dal dopoguerra». Grazie a ciò sostiene Monti - abbiamo varato una manovra in tempi che nemmeno in Germania sono possibili». Gli italiani - continua Monti - hanno sopportato misure «pesanti», per fronteggiare una crisi «che non è nata in Europa ma negli Usa». Ma ora, sostiene il premier, i problemi per me e il mio governo possono venire proprio dall`Europa. Il perché Monti lo spiega subito dopo sostenendo che «gli italiani hanno mostrato maturità politica che molti non ritenevano possibile», varando misure talmente pesanti, come la riforma delle pensioni, che hanno sorpreso persino il presidente francese Sarkozy. Misure, comprese le liberalizzazioni delle professioni e del mercato del lavoro, che gli italiani, «come mostrano i sondaggi, hanno accettato». «Il problema - insiste Monti - è che non si vede il corrispettivo nell`abbassamento del tasso d`interesse». «Se gli italiani, in un tempo prevedibile, non vedranno segnali che aiutino la loro disponibilità alle riforme, sorgerà una protesta contro l`Europa, contro la Germania e contro la Bce». Il rischio di manifestazioni dì «intolleranza europea», preoccupa Monti al punto da mandare un secco messaggio proprio al blocco conservatore che sostiene la Merkel con la quale «non parlerò oggi di eurobond», anche se l`argomento tornerà presto in agenda perché «serviranno», senza «scardinare la disciplina di bilancio». Il via vai di leader e personalità politiche ed economiche europee che in questi giorni c`è stato a Berlino, dà il senso non solo della preoccupazione esistente, ma della voglia di stringere i tedeschi nell`unica strada che permetta all`euro di Sopravvivere e all`Europa di non tornare indietro di trent`anni. Proprio sulla partita del rientro dal debito giocherà oggi la partita il presidente del Consiglio, nell`incontro con la cancelliera. L`accelerazione nella scrittura e nella firma del trattato intergovernativo, decisa ieri l`altro a Berlino durante l`incontro della Merkel con Sarkozy, spinge l`Italia a mettere in sicurezza la stesura dell`articolo 4 del trattato nella versione prevista nell`articolo 2 del regolamento del patto di stabilità e crescita. In quest`ultima norma è infatti previsto che nel valutare gli sforzi di un paese di rientro dal debito, debbono essere presi in considerazione tutti i «fattori rilevanti». A cominciare dal livello di ricchezza e di indebitamento delle famiglie, sino alle riforme strutturali come quella sulle pensioni appena varata. Per avere ancora più forza in Europa, Mario Monti al suo ritorno da Berlino incontrerà i segretari dei partiti che lo sostengono per fare il punto sui suoi recenti incontri internazionali e spingere affinché il Parlamentò voti all`unanimità, o quasi, una mozione sull`Europa in vista della stesura del nuovo trattato intergovernativo.
La mozione, messa a punto dal Pd, è stata già depositata, ma il testo definitivo verrà messo a punto in questi giorni e la sua approvazione avverrà prima vertice a tre di Roma e del consiglio europeo di fine mese”.
Da Il Messaggero. Dall’articolo di Oscar Giannino. “L’incontro odierno del presidente del Consiglio italiano con la cancelliera tedesca è un grande momento di verità. Non bisogna credere che sarà davvero possibile averne un veritiero rendiconto nella conferenza stampa successiva. Perché i tempi sono di ferro, l`euro resta più che mai a rischio. Solo ieri, altri ammonimenti si sonò levati in proposito. Senza un supporto esterno, per l`Italia potrebbe arrivare il peggio, ha detto Willem Buiter, capo economista di Citigroup, spiegando che Roma e Madrid sono «illiquide ma solventi»; Per Fitch, che ha minacciato un nuovo abbassamento del giudizio sulla solvibilità sovrana italiana, la nostra bassa crescita e lo spread elevato sono una miscela «esplosiva». Goldman Sachs ha aggiunto che il colpo di grazia per l`Italia rischia di arrivare nei prossimi tre mesi, quando dovrà rifinanziare 112,9 miliardi di euro tra Bot, Btp e Ctz, dei 440 attesi nell`anno. E nemmeno la Germania è immune: Deutsche Bank proprio ieri ne ha certificato l`entrata in recessione.
«Il progresso dell`enorme debito pubblico che al presente ci opprime, e che probabilmente porterà alla rovina tutte le grandi nazioni europee, è stato purtroppo assolutamente uniforme nel tempo e condiviso». Sembra una frase pronunciata oggi. Invece è di Adam Smith. il filosofo scozzese fondatore dell`economia di mercato ed è stata scritta nel 1776. Questo per dire che il problema di cui parleranno oggi Monti e la Merkel purtroppo non è nuovo. Coincide con la storia degli Stati sovrani. Perché, come disse Adolph Wagner alla fine dell`Ottocento in quella che si chiama appunto la “legge di Wagner”, purtroppo la politica tende illimitatamente a estendere le attività e il debito che intermedia, e a respingere tutto ciò che le limita. Ma nella storia, fin dal fallimento dei Bardi a Firenze nel XIV secolo e fin dall`istituzione nel 1262 da parte del Maggior Consiglio della Serenissima Repubblica di Venezia di una tassa straordinaria del 5% sugli acquisti dedicata a finanziare gli oneri del debito pubblico, con tanto di costituzione di un fondo di ammortamento che oggi potrebbe servire da esempio per l`Europa, la storia dei debiti sovrani è ricchissima di esempi di ciò che non si deve fare perché porta al fallimento, e di ciò che invece va fatto perché non saltino Stati e monete. A quattr`occhi, Monti e la Merkel possono e devono oggi andare al nocciolo del problema. Il governo tecnico italiano ha riacquistato la piena credibilità europea con Berlino e Parigi, credibilità che Berlusconi aveva perduto. La manovra varata dai professori ci ha rimesso all`onor del mondo, ed entro il Consiglio Europeo straordinario del 23 gennaio arriveranno le liberalizzazioni, dal mercato del lavoro, all`energia, alle professioni. Ma è inutile mentire. L`Italia non è più «il» problema.
2. LA BATTAGLIA PER LA LEGGE ELETTORALE. OGGI DECIDE LA CONSULTA SUL REFERENDUM. IL PDL SI PREPARA A DIFENDERE IL NOCCIOLO DURO DELLA “PORCATA”. BERSANI: IN OGNI CASO VA CAMBIATA PER RIDARE LA PAROLA AGLI ELETTORI.
La Corte Costituzionale si pronuncia oggi sull’ammissibilità dei quesiti referendari sulla legge elettorale, il porcellum voluto fortissimamente da Berlusconi e scritto dal leghista Calderoli per far vincere la destra.
Ieri sera in una lunga riunione del Pdl, il partito di Berlusconi ed Alfano ha deciso di presentare una sua proposta. Dagli obiettivi enunciati, si intuisce la decisione di difendere, qualunque sia la decisione della Consulta, alcune parti del porcellum, a cominciare dal premio di maggioranza.
Il Pd ha presentato da tempo la sua riforma sotto forma di proposta di legge. Ma in ogni caso punta a modificare la legge esistente per ridare agli elettori la parola e la libertà di scelta. Bersani: "Sulle firme per il referendum c'è il nostro sudore, più di tanti altri. Non ci farebbe piacere che la mobilitazione finisse in un diniego, ma che c'è una Corte Costituzionale e un problema da dirimere lo sapevamo da tempo. In un caso o nell'altro la questione non cambia: bisogna superare una legge impotabile e inaccettabile, predisporre una riforma con cui i cittadini abbiano la realtà effettiva di poter scegliere il loro rappresentante. Questo è il punto principale".
3. LA BATTAGLIA PER L’ETICA. MONTI COSTRINGE MALINCONICO ALLE DIMISSIONI. LA GIUNTA DELLA CAMERA VOTA PER L’ARRESTO DI COSENTINO. BERLUSCONI ATTERRITO DALLA POSSIBILITA’ CHE DOMANI VOTI SI’ ANCHE L’AULA DI MONTECITORIO.
Il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha ottenuto ieri che il sottosegretario Carlo Malinconico si dimettesse subito. E’ un evidente cambio di passo rispetto al governo precedente.
La giunta parlamentare per le autorizzazioni a procedere ha detto sì ieri all’arresto del deputato Pdl, ex sottosegretario e ancora plenipotenziario del Pdl in Campania, Nicola Cosentino, accusato di essere il referente nazionale del clan dei Casalesi. Ieri sera, nella riunione del Pdl, Berlusconi si è mostrato preoccupato per l’eventualità che domani anche l’aula di Montecitorio voti sì e furibondo. Il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, è arrivato a prevedere-mincacciare in caso di arresto di Cosentino “ripercussioni politiche”. Sono fatti che non hanno bisogno di commento.
4. LA BATTAGLIA DELLE LIBERALIZZAZIONI. BERSANI: IL GOVERNO ABBIA CORAGGIO E NON FACCIA PASSI INDIETRO.
Dopo le indicazioni dell’Antritrust (praticamente le stesse proposte che Il Pd ha presentato nel Piano nazionale per le riforme un anno fa, che Tremonti non ha voluto
nemmeno discutere e che i grandi quotidiani, a cominciare da Il Corriere della Sera, hanno esplicitamente considerato poco importanti) e dopo gli annunci su un provvedimento in tempi rapidi nella stessa direzione da parte del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Catricalà, ieri sono arrivate notizie di reazioni forti delle lobby, di freni, di tentennamenti. Il Pdl, dopo la riunione di ieri sera, ha annunciato proprie proposte su questo tema: ufficialmente per sostenere le liberalizzazioni, sostanzialmente per bloccarle.
Dal Pd è arrivato invece una spinta a Monti a non indietreggiare. Pier Luigi Bersani: “Ci vuole determinazione, coraggio e razionalità. Dopo le affermazioni che ho sentito da parte del governo, mi stupirei se ci fossero dei passi indietro sulle liberalizzazioni. Liberalizzare - sostiene Bersani- non significa punire qualcuno ma dare possibilità più ampie di occupazione e crescita. Da quasi un anno il Pd ha le sue proposte, non aspettiamo che il governo faccia il 100 per cento delle cose che noi vorremmo ma le nostre proposte possono essere utili”.
5. LA BATTAGLIA PER LE PRESIDENZIALI USA. ROMNEY IN VANTAGGIO. SARA’ LUI A SFIDARE OBAMA A NOVEMBRE?
Nelle primarie tra i repubblicani si profila la vittoria di Mitt Romney. Sarà lui lo sfidante di Obama? Per ora i repubblicani sono apparsi divisi e deboli. Ma non è detto che restino così. La campagna per le primarie potrebbe ricompattare la destra Usa, oggi indebolita dall’estremismo rozzo dei Tea party. Una vittoria della destra in Usa sarebbe un disastro in una fase così delicata. Basta pensare alla spinta che la vittoria di Bush ha impresso all’intero mondo, Italia compresa, verso le divisioni, le guerre, lo sfaldamento delle solidarietà, l’egoismo, la chiusura culturale.
10 gennaio 2012
Sicurezza: più dei delitti crescono paure e insicurezza. La colpa è della crisi.
L'argomento è stato ben analizzato dal dossier di Carlo Buttaroni pubblicato ieri (clicca qui) da l'Unità.
