22 febbraio 2019
21 febbraio 2019
Il Mediterraneo tra Italia, Libia e Malta è diventato un “buco nero”
I siti che tracciano le rotte delle navi lasciano scoperto il mare davanti a Tripoli. Ora i salvataggi sono eventi “fantasma”
di Luca Gambardella - Foglio.it
Roma. Gli eventi delle ultime settimane al largo della Libia dicono che la guerra del governo italiano alle ong non ha reso il Mediterraneo un posto più sicuro. Anzi, il tratto di mare che ci separa dall’Africa del nord è diventato un fronte sempre più pericoloso dove si sta creando un vuoto di sorveglianza su quello che succede nelle acque tra Italia, Libia e Malta.
di Luca Gambardella - Foglio.it
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| Dal sito My Ship Tracking (la schermata è del 15 febbraio 2019) il "vuoto" di navi nel tratto di mare al largo della Libia e della Tunisia |
Roma. Gli eventi delle ultime settimane al largo della Libia dicono che la guerra del governo italiano alle ong non ha reso il Mediterraneo un posto più sicuro. Anzi, il tratto di mare che ci separa dall’Africa del nord è diventato un fronte sempre più pericoloso dove si sta creando un vuoto di sorveglianza su quello che succede nelle acque tra Italia, Libia e Malta.
20 febbraio 2019
Autonomia regionale, un gigantesco equivoco alimentato dalla Lega
Sull’autonomia regionale Lega e 5stelle trasformano il governo Conte-Salvini-DI Maio in una palestra elettorale
di Sergio Chiamparino - Democratica
Come per la Torino-Lione, anche sull’autonomia regionale Lega e 5stelle trasformano il governo Conte-Salvini-DI Maio in una palestra elettorale per raccogliere, ognuno dal suo versante, il massimo di consensi all’appuntamento europeo e amministrativo di maggio.
Nel caso dell’autonomia, lo scontro si gioca su un gigantesco equivoco alimentato da settori della Lega, che fa passare l’applicazione dell’autonomia differenziata come uno strumento per incrementare le risorse trattenute nella regione a scapito delle altre regioni, realizzando una sorta di regione a statuto speciale. Si lascia cioè immaginare che si aggredisce il residuo fiscale – il saldo tra imposte versate allo stato e risorse che tornano in regione – per conquistare spazi di autonomia.
E’ un po’ come il gioco che facevano alcuni monaci del medioevo che, non volendo onorare il venerdì magro, cambiavano il nome del maiale in pesce per potersene cibare. E’ una cosa che non sta assolutamente negli articoli 116 e 119 della Costituzione che vanno letti insieme. Un tema, non dimentichiamolo, introdotto in Costituzione nel 2001 dal centrosinistra con la modifica del titolo V. Il principio deve essere difeso e sostenuto: spostare alcune competenze dal centro alla periferia per andare sui territori e rispondere meglio, con più conoscenza delle realtà locali, ai loro bisogni. Semplificazione e flessibilità nelle risposte sono categorie che valorizzano l’autonomia differenziata, senza trasformare le singole regioni in “repubblichette” isolate l’una dall’altra e tra di loro concorrenti.
di Sergio Chiamparino - Democratica
Come per la Torino-Lione, anche sull’autonomia regionale Lega e 5stelle trasformano il governo Conte-Salvini-DI Maio in una palestra elettorale per raccogliere, ognuno dal suo versante, il massimo di consensi all’appuntamento europeo e amministrativo di maggio.
Nel caso dell’autonomia, lo scontro si gioca su un gigantesco equivoco alimentato da settori della Lega, che fa passare l’applicazione dell’autonomia differenziata come uno strumento per incrementare le risorse trattenute nella regione a scapito delle altre regioni, realizzando una sorta di regione a statuto speciale. Si lascia cioè immaginare che si aggredisce il residuo fiscale – il saldo tra imposte versate allo stato e risorse che tornano in regione – per conquistare spazi di autonomia.
E’ un po’ come il gioco che facevano alcuni monaci del medioevo che, non volendo onorare il venerdì magro, cambiavano il nome del maiale in pesce per potersene cibare. E’ una cosa che non sta assolutamente negli articoli 116 e 119 della Costituzione che vanno letti insieme. Un tema, non dimentichiamolo, introdotto in Costituzione nel 2001 dal centrosinistra con la modifica del titolo V. Il principio deve essere difeso e sostenuto: spostare alcune competenze dal centro alla periferia per andare sui territori e rispondere meglio, con più conoscenza delle realtà locali, ai loro bisogni. Semplificazione e flessibilità nelle risposte sono categorie che valorizzano l’autonomia differenziata, senza trasformare le singole regioni in “repubblichette” isolate l’una dall’altra e tra di loro concorrenti.
19 febbraio 2019
Accoglienza: nei nuovi bandi via psicologi e trasporti tagliati
Gianfranco Schiavone, vicepresidente Asgi, in un'intervista a Redattore sociale commenta i nuovi bandi della Prefettura di Milano per l'accoglienza ai richiedenti asilo. “La filosofia? Non devono muoversi, non hanno bisogno di parlare”. Cosa cambia? “Impossibile l’accoglienza diffusa, è diventato il servizio più economico di tutto il settore socio-assistenziale con 21 euro a persona”
MILANO - “Il messaggio politico che si vuole mandare è chiaro: con i migranti non c'è nemmeno bisogno di parlare”. Usa questa sintesi Gianfranco Schiavone, vice presidente dell'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione (Asgi), per definire i contenuti e le voci economiche dei nuovi bandi di Milano e area metropolitana e di altre città che si sono mosse mettendo a gara i centri per l'accoglienza degli stranieri.
La Prefettura milanese è stata fra le prime, tra le grandi città, a pubblicare le gare per gli enti che vogliono gestire centri per richiedenti asilo nel 2019 e 2020: 2.900 posti complessivi, di cui 750 in appartamenti, 500 posti in strutture collettive fino a 50 posti, altri 1.650 per centri collettivi da 51 a 300 posti, a cui si aggiunge il Centro di accoglienza straordinaria “Caserma Mancini” di via Corelli 176. C'è tempo fino a metà marzo per rispondere all'appello della Prefettura, che ha scritto le gare basandosi sul nuovo capitolato della Direzione centrale del ministero dell'Interno. Lo ha fatto tagliando e sforbiciando soldi per le varie voci dell'accoglienza fino a scendere a una media di 21,35 euro per persona – più pocket money da 2,5 euro – per i centri da 50 posti di capienza. La filosofia che ci sta dietro? “Rendere impraticabile l'accoglienza diffusa e impossibile un minimo di qualità”, risponde Schiavone.
MILANO - “Il messaggio politico che si vuole mandare è chiaro: con i migranti non c'è nemmeno bisogno di parlare”. Usa questa sintesi Gianfranco Schiavone, vice presidente dell'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione (Asgi), per definire i contenuti e le voci economiche dei nuovi bandi di Milano e area metropolitana e di altre città che si sono mosse mettendo a gara i centri per l'accoglienza degli stranieri.
La Prefettura milanese è stata fra le prime, tra le grandi città, a pubblicare le gare per gli enti che vogliono gestire centri per richiedenti asilo nel 2019 e 2020: 2.900 posti complessivi, di cui 750 in appartamenti, 500 posti in strutture collettive fino a 50 posti, altri 1.650 per centri collettivi da 51 a 300 posti, a cui si aggiunge il Centro di accoglienza straordinaria “Caserma Mancini” di via Corelli 176. C'è tempo fino a metà marzo per rispondere all'appello della Prefettura, che ha scritto le gare basandosi sul nuovo capitolato della Direzione centrale del ministero dell'Interno. Lo ha fatto tagliando e sforbiciando soldi per le varie voci dell'accoglienza fino a scendere a una media di 21,35 euro per persona – più pocket money da 2,5 euro – per i centri da 50 posti di capienza. La filosofia che ci sta dietro? “Rendere impraticabile l'accoglienza diffusa e impossibile un minimo di qualità”, risponde Schiavone.
18 febbraio 2019
SettegiorniPD in Regione Lombardia
La Newsletter del Partito Democratico del Consiglio regionale della Lombardia
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15 febbraio 2019
14 febbraio 2019
Primarie PD 2019 - I nomi dei tre candidati
Scritto da Redazione del PD di Monza
Nicola Zingaretti al 47,38% (88.918 voti),
Maurizio Martina al 36,10%(67.749),
Roberto Giachetti all’11,13% (20.887).
Sono questi i candidati alla segreteria del Pd che ufficialmente, accedono alle primarie del 3 marzo dopo che presidente della Commissione Congresso, Gianni Dal Moro, ha letto i risultati ufficiali dei congressi di circolo alla convenzione nazionale dem all’Hotel Ergife a Roma.
Non accedono alle primarie Francesco Boccia che ha ottenuto il 4,02%(7.537 voti), Maria Saladino lo 0,7% (1.315) e Dario Corallo lo 0,67% (1.226).
Le schede bianche e nulle sono state 1429. Si sono tenuti 5693 congressi che hanno coinvolto circa 6500 circoli. Il numero di iscritti aventi diritto al voto è stato di 374.786. I votanti sono stati 189.101, corrispondente al 50,46 degli aventi diritto.
Con la proclamazione dei candidati, si apre la seconda fase del Congresso PD che porterà alle primarie del 3 marzo.
Nicola Zingaretti al 47,38% (88.918 voti),
Maurizio Martina al 36,10%(67.749),
Roberto Giachetti all’11,13% (20.887).
Sono questi i candidati alla segreteria del Pd che ufficialmente, accedono alle primarie del 3 marzo dopo che presidente della Commissione Congresso, Gianni Dal Moro, ha letto i risultati ufficiali dei congressi di circolo alla convenzione nazionale dem all’Hotel Ergife a Roma.
Non accedono alle primarie Francesco Boccia che ha ottenuto il 4,02%(7.537 voti), Maria Saladino lo 0,7% (1.315) e Dario Corallo lo 0,67% (1.226).
Le schede bianche e nulle sono state 1429. Si sono tenuti 5693 congressi che hanno coinvolto circa 6500 circoli. Il numero di iscritti aventi diritto al voto è stato di 374.786. I votanti sono stati 189.101, corrispondente al 50,46 degli aventi diritto.
Con la proclamazione dei candidati, si apre la seconda fase del Congresso PD che porterà alle primarie del 3 marzo.
13 febbraio 2019
La Brianza che accoglie
L'incontro con il sindaco Mimmo LUCANO è stato rinviato a data da destinarsi.
Annullati tutti gli impegni in Brianza per motivi personali.
Nella piccola comunità calabrese di Riace, il sindaco Mimmo LUCANO ha sperimentato con successo un modello di accoglienza non conflittuale. Esperienza che ha evidenziato come la solidarietà e l'integrazione possano diventare importanti leve per il rilancio delle comunità.
Incontro promosso da ANPI, CGIL, CISL, UIL, Libera, Emergency, Arci Scuotivento.
Binario 7 - Via Turati, 6 - Monza
Per una manciata di voti: tutte le balle sull’immigrazione, smontate una a una
Sono tante e pericolose. Sono le bugie della macchina della propaganda sul tema dell'immigrazione. Una retorica che rischia di innescare una bomba sociale lasciando impuniti i colpevoli. Il tutto sulla pelle di chi rischia la vita nel tentativo di averne una
di Giulio Cavalli - Linkiesta.it
Bugie. Decine di bugie ripetute milioni di volte. Mandate a memoria e sparate a palle incatenate per concimare la paura e consequenzialmente aumentare il bacino di voti. La propaganda su cui si poggia il governo gialloblu sul tema dell’immigrazione ha fondamenta di fango ma la tossicità del dibattito è una coltre che sembra difficile spazzare.
L’invasione, innanzitutto. L’invasione non c’è mai stata ma questo 2018, nonostante gli strepiti e il terrorismo continuo, registra una diminuzione del flusso verso l’Italia dell’80%. Sembra incredibile, vero? Basterebbe questo per rendersi conto dell’ipocrisia della discussione: i pericolosi migranti sbarcato in Italia quest’anno sono meno di 17mila, il pubblico di una bruttina partita di serie B, e su quel piccolo stadio di provincia si sta giocando tutta la politica nazionale e internazionale. A ben vedere un dato interessante c’è: tra gennaio e il 25 giugno sono arrivati 2593 minori non accompagnati, semplificando si tratta di bambini e ragazzini senza genitori. In tutta questa retorica di annunci politici fatti da padre però non si è sentita una parola. Peccato.
di Giulio Cavalli - Linkiesta.it
Bugie. Decine di bugie ripetute milioni di volte. Mandate a memoria e sparate a palle incatenate per concimare la paura e consequenzialmente aumentare il bacino di voti. La propaganda su cui si poggia il governo gialloblu sul tema dell’immigrazione ha fondamenta di fango ma la tossicità del dibattito è una coltre che sembra difficile spazzare.
L’invasione, innanzitutto. L’invasione non c’è mai stata ma questo 2018, nonostante gli strepiti e il terrorismo continuo, registra una diminuzione del flusso verso l’Italia dell’80%. Sembra incredibile, vero? Basterebbe questo per rendersi conto dell’ipocrisia della discussione: i pericolosi migranti sbarcato in Italia quest’anno sono meno di 17mila, il pubblico di una bruttina partita di serie B, e su quel piccolo stadio di provincia si sta giocando tutta la politica nazionale e internazionale. A ben vedere un dato interessante c’è: tra gennaio e il 25 giugno sono arrivati 2593 minori non accompagnati, semplificando si tratta di bambini e ragazzini senza genitori. In tutta questa retorica di annunci politici fatti da padre però non si è sentita una parola. Peccato.
11 febbraio 2019
SettegiorniPD in Regione Lombardia
La Newsletter del Partito Democratico del Consiglio regionale della Lombardia
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