14 luglio 2011

La nota del mattino del 14 luglio 2011.



1. UNA MANOVRA CLASSISTA CHE SCARICA SU CETI MEDI E BASSI IL PESO DELLA CRISI. DALLE OPPOSIZIONI RESPONSABILITA’ SUI TEMPI PER EVITARE TRAUMI ALL’ITALIA. MA NON SUI CONTENUTI. IL PD VOTA CONTRO. IL GOVERNO DELLE DESTRE HA PORTATO IL PAESE A SBATTERE. ORA DEVE ANDARSENE. E’ TEMPO DI UNA NUOVA FASE.
Primo. Rimettere la verità con i piedi per terra.
Per tre anni questo governo ha ripetuto che tutto va bene e che l’Italia è il paese che sta
meglio nel mondo. Quando si insediò, nel 2008, il Pd propose di utilizzare le risorse
disponibili per un programma di piccole opere da far fare ai comuni e per abbassare il
prelievo fiscale sulle famiglie meno abbienti. Il governo usò oltre dieci miliardi per l’Alitalia,
togliere l’Ici ai proprietari degli appartamenti di maggior pregio, eliminò la tracciabilità dei
pagamenti rinunciando così agli introiti previsti come effetto di lotta all’evasione fiscale e al
riciclaggio di denaro sporco e fece uno straordinario e scandaloso condono a favore degli
esportatori di capitali.
Da oltre due anni il Pd avverte sull’acuirsi dei rischi della crisi. Ma il governo ripete che
tutto va bene e i conti sono a posto.
Prima delle elezioni e del referendum il Pd ha denunciato la manovra da cavallo iscritta dal
governo nei documenti di previsione economica e i raggiri contabili che ne rendevano
peraltro più basse del previsto le somme in gioco.
Oggi, dopo tre anni di leggi ad personam, di dibattiti su temi che nulla hanno a che vedere
con gli interessi degli italiani (la sede dei ministeri al Nord. Leggere in proposito l’articolo di
Jenner Meletti su La Repubblica di oggi), la realtà ha costretto l’Italia a prendere una sberla
micidiale. “Il grande falò delle promesse” ha titolato La Repubblica un articolo di Massimo
Riva pubblicato oggi.
Secondo. La responsabilità delle opposizioni, l’irresponsabilità della maggioranza.
Per amor di Patria e grazie all’appello del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano,
le opposizioni hanno deciso che non si può rischiare la pelle e la vita degli italiani con un
ostruzionismo che allungherebbe i tempi delle decisioni che i mercati finanziari aspettano.
Da qui la decisione del Pd, dell’Udc e dell’Idv di concedere l’accelerazione sui tempi di
approvazione della manovra monstre. Ma i contenuti del provvedimento, così come è stato
impostato dal governo e dalla maggioranza, restano di destra, scaricano la crisi sui ceti più
deboli, come al solito salvano la casta (gli avvocati parlamentari del Pdl hanno ottenuto ieri
una marcia indietro sulle liberalizzazioni delle professioni, mentre si chiedono sacrifici ai
dipendenti pubblici, ai pensionati, a tutti i cittadini).
Terzo. Serve proprio un’altra politica.
Da anni il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ripete che serve un’altra politica economica,
perché senza crescita e lavoro non può esserci nemmeno risanamento della finanza
pubblica (e senza crescita e lavoro si distrugge il tessuto sociale del paese). Mario Draghi,
governatore della Banca d’Italia, e prossimo presidente della Banca centrale europea,
ripete che sostenere la crescita e l’occupazione è fondamentale ogni volta che ne ha
l’occasione. Mario Monti, economista ed ex commissario europeo, lo ha scritto più volte
(anche oggi) su Il Corriere della Sera. Le agenzie di rating e il Fondo monetario lo ripetono
come un mantra. Con la crisi di questi giorni siamo arrivati alla drammatica dimostrazione
che Draghi, tutti i grandi organismi internazionali e ovviamente anche il Pd avevano ed
hanno ragione. Il piano nazionale per le riforme del Pd, alternativo a quello di Tremonti e
Berlusconi, è l’unica chiave vera per la riscossa dell’Italia.
Quarto. Serve proprio che questo governo se ne vada.
Rosy Bindi, presidente dell’Assemblea nazionale del Pd. "Sia chiaro a tutti noi, saremo
responsabili sui tempi di questa manovra, ma i suoi contenuti non ci appartengono. Siamo
profondamente contrari alle scelte inique e antisociali a cominciare dalla reintroduzione
dei ticket". "E` - ha aggiunto - una manovra sbagliata che si accanisce contro i più deboli, le
famiglie e quel che resta del ceto medio italiano, su di loro si scaricano i costi altissimi di
questi tre anni di malgoverno della destra. Berlusconi, Tremonti e questa maggioranza
sono oggi la vera casta che spadroneggia in Italia, arroccati in difesa delle corporazioni, dei
propri privilegi e degli interessi di pochi. Se ne devono andare al più presto - ha concluso
Bindi - stanno facendo davvero male all`Italia".
Pier Luigi Bersani, segretario del Pd. La crisi economica e finanziaria dell'Italia "è
drammatica" e il Pd "corrisponderà con spirito nazionale, ma senza spartire le
responsabilità con chi ha governato in questi anni". "In nome dell'Italia possiamo essere
responsabili - dice Bersani - prendendoci le nostre responsabilità ma non possiamo certo
spartirle con gli autori del disastro. Questo no"."Dopo la Manovra bisogna aprire una fase
politica nuova per far riprendere il cammino al paese. Per noi la strada maestra sono le
elezioni ma noi siamo pronti a considerare, anche se non sembrano probabili gli spazi, una
fase di transizione per cambiare la legge elettorale".

2. GLI EMENDAMENTI PRESENTATI DA PD, UDC E IDV PUNTANO AL TAGLIO DEI COSTI DELLA POLITICA, ALL’ACCORPAMENTO DEI PICCOLI COMUNI E DELLE PROVINCE, A RIDURRE LE INIQUITA’ DELLA MANOVRA.
Ecco alcuni degli emendamenti presentati dal Pd e illustrati dalla agenzie (ve ne sono anche
molti altri che si possono leggere sul sito del Partito Democratico).
(ANSA) - ROMA, 13 LUG - Le pensioni dei Parlamentari devono essere conteggiate come fa
l'Inps per tutti i normali lavoratori: è quanto prevede uno degli emendamenti del Pd alla
manovra, su cui gli esponenti Democrats avevano ottenuto una disponibilità di massima
ieri nel loro incontro con il ministro Giulio Tremonti. "Ai fini del definitivo superamento del
regime vigente dei vitalizi parlamentari - afferma l'emendamento - gli Uffici di Presidenza
delle due Camere adottano sistemi previdenziali basati sul metodo di calcolo contributivo,
prevedendo requisiti anagrafici e contributivi per l'accesso ai trattamenti corrispondenti a
quelli applicati ai lavoratori dipendenti, ai sensi della disciplina pensionistica vigente".
Insomma la legge Dini del 1995 si applicherà anche a Deputati e Senatori.
(ANSA) - ROMA, 13 LUG - Altri emendamenti del Pd intervengono sui costi della Politica.
Per esempio la riduzione degli stipendi di senatori, deputati e ministri scatta dal 2012 e non
dalla prossima legislatura, come prevedeva il primo articolo della manovra. Inoltre è
introdotto un regime di incompatibilità tra una serie di cariche elettive o di nomina, con
conseguente impossibilità di cumulare stipendi (es. parlamentare, assessore, membro di
Cda, ecc). Stretta anche per gli alti dirigenti pubblici le cui retribuzioni non potranno
superare quelle del Primo Presidente della Corte di cassazione. Rigide anche le regole per
le auto blu e i voli di Stato.
Altri risparmi verrebbero dalla costituzione dell'Istituto di previdenza generale (IPG), che
accorpa gli attuali Inps, Inpdap, Ipost e Enals.
Gli Enti Locali, secondo un altro emendamento, non potranno più "detenere, direttamente
o indirettamente, quote di partecipazione, anche minoritaria, in più di una società",
mentre i Comuni sotto i 30.000 abitanti non ne potranno possedere alcuna. Legato a
questo è il tema delle liberalizzazioni, per le quali il Pd propone una nuova "lenzuolata", a
partire dal tema delle banche: viene rafforzata la norma sulla portabilità di mutui e conti
correnti e sul divieto della clausola di massimo scoperto, oggi spesso aggirata dagli Istituti
di credito.
Un’altra proposta di modifica cancella l'articolo sulle quote latte. L'articolo incriminato
toglie a Equitalia il compito di riscuotere le multe di chi ha sforato le quote e lo attribuisce
all'Agea, che non ha gli strumenti della riscossione coatta. Di fatto un condono, con
l'aggravante che le somme delle multe pur non incassate vengono messe nel bilancio dello
Stato. Infine la tassa sulle rendite finanziarie è portata dal 12,5% al 20%, escludendo i titoli
di Stato. Al contempo l'imposta sul conto corrente bancario scende dal 27% al 20.(ANSA).

3. BTP. OGGI L’ASTA SU QUINQUENNALI E DECENNALI.
Questa mattina è tornato sopra la soglia dei 280 punti lo spread tra il Btp decennale e il
Bund tedesco, cioè la differenza tra il tasso di interesse offerto dai Btp e quello offerto
invece dai Bund tedeschi, molto più basso perché i titoli sono considerati più sicuri di quelli
italiani. Il differenziale si è attestato questa mattina a 284,6 punti.
Oggi corposa asta sui mercati internazionali dei Btp quinquennali e decennali. Per avere
un’idea della posta in gioco, basti ricordare che cento punti base in più nei tassi di interesse
(per esempio con il passaggio dei rendimenti dal 4 al 5 per cento l’anno), se spalmati su
tutte le aste, costerebbero all’Italia (e quindi a tutti noi) quasi 20 miliardi di euro l’anno di
spesa.

4. OGGI ALLA CAMERA PRIMO VOTO SULLA CONCESSIONE DEGLI ARRESTI PER IL DEPUTATO PDL PAPA, INQUISITO NELL’AMBITO DELL’INCHIESTA SULLA P4 E GLI INTRIGHI DELLA FINANZA. MILANO E LOMBARDIA, LA FASCIA DI SICUREZZA DELLA FINANZA.
Oggi la commissione parlamentare per le autorizzazioni a procedere dovrebbe votare
sull’arresto del parlamentare del Pdl Papa, del quale la procura ha chiesto l’arresto
nell’ambito dell’inchiesta denominata P4. Il Pdl ha chiesto un nuovo rinvio. La Lega ancora
non si capisce cosa farà.
Da quella e da altre inchieste, in particolare quella che riguarda il deputato ed ex ufficiale
della Guardia di Finanza, Marco Milanese, strettissimo collaboratore di Tremonti, sta
emergendo uno spaccato impressionante degli scontri interni e delle discutibili attività di
una parte importante della Guardia di Finanza. “Il governo riferisca subito in Parlamento”
hanno chiesto il responsabile della sicurezza del Pd, Emanuele Fiano, alla Camera e il
vicepresidente del gruppo Pd al Senato, Luigi Zanda.
Straordinaria la coincidenza di nomi, ambienti e affari con le denunce e l’accensione di
riflettori sulla Guardia di Finanza in Lombardia e sulla Sogei da parte di Vincenzo Visco e
Tommaso Padoa Schioppa durante il governo Prodi (attenzione sviata di fronte all’opinione
pubblica grazie ad un’abile manovra di disinformazione, quella che oggi si chiamerebbe
macchina del fango, sul tema civetta dell’Unipol, che nulla aveva a che vedere con gli
obiettivi di pulizia perseguiti dal governo Prodi).

5. MAFIA, RICHIESTA DI ARRESTO PER IL MINISTRO ROMANO.
La Procura della Repubblica ha chiesto il rinvio a giudizio del ministro Saverio Romano per
concorso esterno in associazione mafiosa.

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