14 settembre 2013

Il racconto di Scalfarotto

"Io c'ero, quando tutto crollò"

A 5 anni dal crac di Lehman Brothers, Ivan Scalfarotto, Vice Presidente dell'Assemblea Nazionale del PD, racconta la propria esperienza nella nuova city di Londra a Canary Wharf: "E’ stata la fine di un’epoca, la fine di un’illusione"

di Ivan Scalfarotto
Lehman Brothers  lehman_bros
La vecchia city di Londra si è molto ridimensionata nell’ultimo decennio. Sempre più banche hanno traslocato dal vecchio centro finanziario intorno a Lombard Street – la strada che ricorda gli orafi lombardi che diedero inizio al business dei soldi – verso le Docklands. La vecchia e malfamata zona dei moli lungo il Tamigi, oggi trasformata in una specie di avveniristico luogo in cui le banche e i broker si mostrano a vicenda i muscoli gareggiando con l’altezza dei loro grattacieli. Io lavoravo là.



Ci ho lavorato per quattro anni, gestendo l’enorme talento umano chiuso in quelle torri. Persone di ogni nazionalità, spesso giovanissime, tra le migliori intelligenze che mi sia capitato di incontrare: cervelli veloci, pochissimi fronzoli e un’attenzione parossistica per il risultato. Alla fine the bottomline, la cifra che sta in fondo al conto economico, era l’unica cosa che contava. Erano anni in cui tutto sembrava salire e crescere, anni di un’euforia che a guardarla da qui, oggi, non prometteva nulla di buono.

Tutto pareva possibile, e soprattutto che tutto andasse storto pareva veramente impossibile. Tutta quella intelligenza, tutto quel talento, tutta quella velocità parevano poter erigere ingegnerie finanziarie sempre più audaci, sempre più sofisticate, come nella edificazione dell’infinita torre di una rediviva Babele finanziaria. Una corsa verso l’alto apparentemente senza limiti e senza confini, che dava l’illusione di macinare utili per le banche procurando un accesso al credito facilissimo per i consumatori (che si trasformavano magicamente in debitori), e produceva un flusso drogato di denaro che finiva in un mercato che sembrava volerne sempre di più. Londra è stata la capitale europea di quello che sembrava un circolo magico e ha vissuto dell’indotto di tutto questo: ne hanno vissuto i ristoranti e i camerieri dei ristoranti, le palestre e i loro istruttori, le baby sitter e gli artisti, i negozi e i tour operator.

Tutto sembrava così semplice e perfetto, un meccanismo che non si sarebbe inceppato mai. E invece ricordo benissimo le facce dei colleghi di Lehman Brothers che uscivano dal palazzo di una banca vissuta gloriosamente per 158 anni e inopinatamente finita in una notte. Li ho prima visti da lontano, dal vetro della mia stanza nel palazzo di fronte. Poi da vicino, per strada. Come stupefatti. Increduli e abbracciati alle scatole di cartone coi loro effetti personali portati via di fretta dalle scrivanie. Passati in poche ore dall’orgoglio di essere parte di una delle più importanti aziende del globo all’incredulità fissata dai fotografi nelle immagini che ciascuno di noi vide quel giorno sui giornali di tutto il mondo. E’ stata la fine di un’epoca, la fine di un’illusione che ha provocato – anche a decine di migliaia di chilometri da Londra o da New York – danni, perdite e ferite. Ci sono giorni che cambiano la storia, il 15 settembre del 2008 è stato sicuramente uno di quelli.

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