23 novembre 2011
YAMAHA di Gerno- Lesmo. Lavoratori cassaintegrati in lotta da 347 giorni.
PEDEMONTANA LOMBARDA, AGGIUDICAZIONE DEFINITIVA ALL’ATI GUIDATA DA STRABAG
21 nov 2011 / Oggi, il Consiglio di Amministrazione di Autostrada Pedemontana Lombarda spa ha deliberato l’aggiudicazione in maniera definitiva alla Costituenda ATI con capogruppo Strabag Spa (mandanti Grandi Lavori Fincosit Spa - Impresa Costruzioni Giuseppe Maltauro Spa - Adanti Spa), dell’appalto per il completamento dell’autostrada che attraverserà il cuore del sistema produttivo lombardo.
Entro la fine di quest’anno, si auspica che venga sottoscritto il contratto d’appalto, in modo tale da rispettare i tempi previsti dal cronoprogramma, che prevede il termine dei lavori entro l’apertura di Expo Milano nella primavera 2015.
Va ricordato, a questo proposito, che l’arranging finanziario, che assicura l’adeguata provvista economica necessaria alla realizzazione dei lavori, ha ricevuto riscontri positivi da parte dei consulenti tecnici, e dalle banche.
«Con i lavori della tratta A, da Cassano Magnago a Lomazzo, e dei primi lotti delle tangenziali di Como e Varese pienamente avviati, questa nuova aggiudicazione conferma che possiamo mantenere l’impegno di realizzare l’opera in tempo per EXPO2015 - commenta il Presidente di Autostrada Pedemontana, Salvatore Lombardo -. Inoltre, con i cantieri al lavoro sull’intero tracciato, si moltiplicheranno gli effetti positivi che Autostrada Pedemontana Lombarda sta già registrando sul territorio, in termini di impatto economico».
L’AD di Pedemontana, Bernardo Magrì, evidenzia inoltre che «l’aggiudicazione definitiva è un passo importantissimo del percorso di Pedemontana, ed un chiaro segnale della volontà e determinazione della Società nella realizzazione dell'opera. Ora la prossima sfida è ridurre i tempi per l'avvio dei lavori procedendo rapidamente con la progettazione esecutiva ed avviando in parallelo tutte le attività di preparazione delle aree di cantiere».
Ricordiamo che hanno partecipato alla gara:
Costituenda ATI con capogruppo Tecnimont Spa (mandanti Saipem S.p.A. - Società Italiana per Condotte d'Acqua Spa - Rizzani de Eccher Spa;
Costituenda ATI con capogruppo Strabag Spa (mandanti Grandi Lavori Fincosit Spa - Impresa Costruzioni Giuseppe Maltauro Spa - Adanti Spa);
Costituenda ATI con capogruppo Impregilo Spa (mandanti CCC Società Cooperativa – Astaldi Spa – Impresa Pizzarrotti & C. Spa – Itinera Spa);
Consorzio Stabile SIS Scpa (fra Sacyr S.A., INC Srl e Sipal Spa)
Costituenda ATI con capogruppo Salini Spa (mandanti Vianini Lavori Spa - Ghella Spa - Alpine Bau Gmbh - Todini Costruzioni Generali Spa)
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Un consiglio ai ragazzi di PT (a proposito del volantino "Fermiamo i cementificatori"). By Virus.
- E’ una pratica ecologicamente utile.
- Si evita ai Sulbiatesi di buttarla nella raccolta differenziata.
- La polemica fine a se stessa non funziona e non paga.
Che il "Titanic" sia un obbrobrio è un dato di fatto!
Guardare la foto per credere:
IL "TITANIC" DI SULBIATE.
Probabilmente i 1184 SI, con il senno del poi, alcuni ripensamenti, alla vista dei danni collaterali, li hanno.
Ma quale la proposta ora di PT? Abbattere il Titanic? Se lo ritenete giuridicamente possibile avanti che ne parliamo!
E’ assolutamente inutile per Sulbiate e per voi identificare nel PD il responsabile di una decisione presa quando nemmeno esisteva un circolo.
I cittadini sanno bene quale forza politica in paese agisce per salvaguardare il territorio.
Lo sanno bene perché ai banchetti della raccolta firme per la Pedemontana c’erano le facce del PD e solo all’ultimo minuto PT/PDL è salito sul carro del vincitore (politico).
I cittadini sanno bene chi ha fatto la battaglia sull’Outlet, quali facce si sono messe in gioco, quali energie si sono liberate, quale il consenso e cosa è costato poi al PD.
I cittadini sanno bene chi ha raccolto le firme sul referendum acqua bene pubblico e come questa coerente e democratica battaglia abbia poi premiato.
Dare dei cementificatori alle donne e agli uomini del PD non attacca mica e in tutta franchezza è controproducente e perdente nello spirito.
Non a caso i veri cementificatori hanno saputo bene quale cavallo scegliere per continuare con la loro prassi: hanno forse chiesto la tessera del PD? (Clicca qui)
A dire il vero sono molto, ma molto, preoccupato del rischio reale che a presto possano cambiare in peggio, per fagocitazione, i responsabili del PDL locale.
Ecco la sfida del PD a PT per le elezioni che prima o poi si svolgeranno.
Mettere nel prossimo programma elettorale, nero su bianco, senza se e senza ma, in modo chiaro inequivocabile e impegnativo che se si viene investiti dell’onore di governare il consumo del territorio sarà ZERO.
Sarebbe una bella promessa ai nostri concittadini, non è vero?
By Virus
post correalto:La vecchia scuola e il nuovo "Titanic". Foto e riflessione.
precedente intervento di Virus
Cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia. Appello di Napolitano. La proposta del PD.

"L’invito del Presidente Napolitano per una legge di cittadinanza dei figli di immigrati nati nel nostro Paese è un monito rivolto al Parlamento che non può rimanere inascoltato", ha dichiarato Livia Turco, presidente del Forum Immigrazione del PD, dopo l'ennesimo appello di Napolitano che ieri durante l'incontro con la federazione delle Chiese Evangeliche ha ribadito: "E' una follia che i bambini nati da noi non siano cittadini italiani".
"Si tratta di dare diritti e certezza di futuro a milioni di giovani che costituiscono la base dello sviluppo economico - ha proseguito Turco - ma anche sociale e culturale del nostro Paese. Chiusure e diffidenze non considerano le trasformazioni in atto nella società ormai da decenni. Il Partito Democratico è pronto a raccogliere al più presto l’appello del Presidente mettendo a disposizione le proposte di iniziativa popolare per le quali ha già raccolto centinaia di migliaia di firme. E al tempo stesso disponibile al confronto con tutto il Parlamento per trovare una soluzione condivisa".
"Le parole, come sempre determinate e sagge, del presidente della Repubblica sul riconoscimento della cittadinanza italiana ai bambini figli di immigrati nati in Italia, ci spingono a legiferare con urgenza". E' quanto ha affermato in una nota Dario Franceschini, presidente dei deputati PD.
"Il tema che Bersani ed io abbiamo posto in aula in sede di fiducia al governo Monti – ha dichiarato Franceschini - è talmente un'esigenza di civiltà che vorremmo non diventasse un tema di scontro politico ma invece un elemento unificante. Anche per questo, sin dal marzo scorso, il gruppo del Pd ha presentato una proposta di legge stralcio, a prima firma Bressa, dalle norme complessive sulla cittadinanza riguardante soltanto i diritti dei bambini nati in Italia".
“In attesa che il necessario ridisegno delle norme relative ai diritti degli immigrati trovi una intesa sufficiente per essere affrontato positivamente - dice ancora - noi crediamo che la norma stralcio su cui, ad eccezione della Lega, vi è sempre stata una larga condivisione di tutte le altre forze politiche, potrebbe essere approvata in aula alla Camera prima di natale. Ripeto, la nostra volontà è costruire un'intesa tra le forze che sostengono il governo Monti e non quella di inserire su un tema cosi' delicato un elemento di divisione".
Lo scorso week end c'è stata la seconda mobilitazione nazionale del Partito democratico, per raccogliere le firme a sostegno delle due proposte di legge del PD di iniziativa popolare, per riformare la norma sulla cittadinanza e introdurre il diritto di voto amministrativo agli stranieri residenti in Italia.
Anche Khalid Chaouki, responsabile nuovi italiani del PD ha espresso "un sincero ringraziamento al Presidente della Repubblica per il rinnovato appello di oggi sulla necessità di riconoscere un'intera generazione di bambini e giovani con il permesso di soggiorno nel Paese dove sono nati e cresciuti. Ci rivolgiamo ora al Parlamento e al neo ministro dell'integrazione Andrea Riccardi - ha dichiarato - affinché il tema della riforma della cittadinanza acquisisca una sua priorità nell’agenda delle riforme da attuare. I nuovi italiani, figli di immigrati sono fiduciosi e attendono con ansia risposte concrete, ovvero una nuova legge da approvare al più presto".
Il Partito Democratico è sempre stato sensibile a queste tematiche, proprio ieri Ignazio Marino, ha depositato un disegno legge firmato da 113 senatori (e a seconda firma della capogruppo Anna Finocchiaro), quindi un terzo dell'aula del Senato, che modifica la legge n. 91 del 5 febbraio 1992 e prevede l'attribuzione della cittadinanza ad ogni nato sul territorio italiano indipendentemente da quella dei genitori.
22 novembre 2011
Ribaltone a Sulbiate: ecco i nomi dei tre Assessori tesserati PDL.
I tre Assessori tesserati PDL sono: Fausto Brambilla, Cavenaghi Andrea, Claudio Zanoni. Il mistero è stato svelato oggi da un articolo del Giornale di Vimercate.
Oggi il PDL, è presente con persone tesseratesia al Governo che all'opposizione.
Dopo l'espulsione dal Gruppo Consiliare di maggioranza dei nostri candidati solo perchè tesserati al Partito Democratico, in paese governa una Giunta dichiaratamente di centrodestra con ben tre tesserati PDL anche se il PDL è presente con il proprio simbolo nel Gruppo di minoranza.
In Giunta secondo gli accordi elettorali, sottoscritti da candidato Sindaco Stucchi, dal Capogruppo vecchia Lista Civica 1184 SI Passoni, dall'allora Portavoce Circolo PD Sulbiate Fassina, dovevano essere presenti due persone in quota PD.
L'Assessore Fassina è stato cacciato. L' Assessore Crespi, non riconoscendosi più nella linea politica del partito, ha scelto di passare nel Gruppo del Sindaco e correttamente ha restituito la tessera alla segreteria.
Il PD dopo l'incidente occorso durante la dibattuta vicenda del Centro Commerciale di Sulbiate, si è reso immediatamente disponibile per ricucire e per rilanciare la maggioranza espressa dalla volontà degli elettori sulbiatesi in occasione delle amministrative del 2009, proponendo un nuovo accordo (Clicca qui per leggere il post del 23 giugno e ralitivi documenti pubblicati ).
Il Sindaco e i suoi fedeli non hanno saputo o voluto cogliere questa opportunità.
Alla dialettica, al confronto democratico hanno preferito altre soluzioni.
Il PD non può che assisistere sconcertato a questo surreale e triste spettacolo di politica di basso profilo e infimo cabotaggio (Scilipoti insegna...) applicata, purtroppo, anche al livello Comunale.
I responsabili del PDL locale, scavalcati da questa personalistica e antipolitica iniziativa, sembrano essere a disagio e in evidente difficoltà.
Confermano che i tre Assessori non possono stare in Giunta con la tessera del PDL, perchè il PDL a Sulbiate è da sempre all'opposizione. Dicono di restare in attesa degli ordini di Roma.
Interessante capire quanto tempo ancora dovrà passare per conoscere il responso della sede centrale del Popolo delle Libertà.
In ogni modo, per il Gruppo PD, coerente con quanto deciso da diversi mesi, fino a quando sarà possibile, con responsabilità e serietà, per il bene di Sulbiate, resta valido l'impegno assunto con gli elettori nel programma elettorale del 2009.
Quindi, come più volte precisato, tutti i provvedimenti che saranno orientati alla realizzazione dei punti del programma saranno approvati dal Gruppo PD, riservandosi, tuttavia, di valutare le priorità e le modalità attuative.
Per questa valutazione, che, alla luce dei nuovi fatti, dovrà essere ancor più attenta ed oculata, come più volte richiesto, attende di ricevere, pronte, adeguate, ed esaustive, preventive informazioni, corredate da opportuni documenti, che prevedano, tempi sufficientemente consoni ad approfondire gli argomenti, in mancanza dei quali saremo obbligati a decidere di conseguenza.
Di seguito pubblichiamo alcune dichiarazioni rilasciate al Giornale di Vimercate oggi in edicola, dall'Assessore Fausto Brambilla: "Sì è vero, io, Cavenaghi e Zanoni ci siamo iscritti al PDL. Lo abbiamo fatto entro il 30 ottobre, data ultima, allo scopo di sostenere a livello nazionale la linea politica di Angelino Alfano". Ha poi aggiunto:"Il PDL a Sulbiate, praticamente non esiste e il suo portavoce viene dall'area degli ex AN". Quindi ha concluso:"Non abbiamo mai pensato nemmeno per un momento di passare all'opposizione, facciamo parte della lista e lo saremo fino alla fine del mandato anche da tesserati del PDL. Del resto l'uscita dalla coalizione da parte del PD(n.d.r. in verità si è trattato di espulsione perchè persone tesserate ad un partito) ha dimostrato una volta di più come la nostra non sia un amministrazione di centrosinistra".
post correlato: l'ultimo ironico intervento di Virus - "Palline gialle, rosse e blu. il gioco del "toto SI".
Bersani: non mettiamo condizioni a questo governo, ma non accettiamo neanche che altri ne mettano.
Il segretario del Pd, intervistato da Francesco Graziani e Donatella Smolico, conferma il sostegno all'esecutivo Monti. Bersani ribadisce: "Lo sforzo stavolta deve essere fatto da tutti: chi ha di più deve dare di più e chi è stato disturbato meno deve essere disturbato di più. E non si tratta solo di equità, altrimenti il Paese non ce la fa".
La vecchia scuola e il nuovo "Titanic". - Foto e riflessione.
La VECCHIA SCUOLA
con i vecchi tigli...con tanta nostalgia.

che in paese in molti ormai chiamano...il nuovo "TITANIC".
Se il "TITANIC" è il prezzo pagato,
dalla precedente Amministrazione
per la nuova scuola,
per la tangenziale,
la viabilità di via 4 Novembre,
la nuova scuola per l'infanzia,
la ex Filanda,...?
FORSE QUALCOSA TIPO...
... UN OUTLET?
21 novembre 2011
Mafia in Lombardia e nel nord Italia.
Le prime 110 condanne del primo grado del processo "Infinito" dimostrano quanto sia ben radicata la 'ndrangheta in Lombardia e in tutto il nord d'Italia. Altro che derubricare i casi a incidentali infiltrazioni o semplici casi di generica criminalità.
La mafia al nord esiste. Per debellare il problema è bene insistere e non abbassare al guardia.
Di seguito la notizia dall'articolo del Corriere della Sera.
MILANO – Dagli arresti alla sentenza di primo grado in appena 14 mesi: quasi mille anni di carcere, inflitti dopo 32 ore di camera di consiglio dal giudice dell’udienza preliminare Roberto Arnaldi a 110 imputati su 119, hanno chiuso la prima metà processuale dell’operazione di ‘ndrangheta «Infinito», istruita dalla Procura con zero pentiti ma 1 milione e 494mila contatti intercettati in due anni su 572 utenze, 25mila ore di telefonate, 20mila ore di colloqui registrati in auto-casa-campagne-ristoranti-lavanderie, e 63mila ore di video.
IL FILMATO – Compreso il filmato, «storico» non solo sul versante giudiziario, dei 22 partecipanti ripresi dai carabinieri il 31 ottobre 2009 mentre proprio dentro un centro sociale per anziani intitolato a Falcone e Borsellino nel Comune di Paderno Dugnano – e sotto l’egida del boss incaricato di “commissariare” i clan lombardi dopo i tentativi “autonomisti” stroncati con l’assassinio di Carmelo Novella – eleggevano il temporaneo referente della ‘ndrangheta in Lombardia e il capo della “locale” di ‘ndrangheta a Milano.
LE COSCHE IN LOMBARDIA - La sentenza riguardava due terzi dei 170 arrestati nel luglio 2010 dall’Antimafia milanese del procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dei pm Alessandra Dolci e Paolo Storari nel blitz coordinato con il fermo di altre 130 persone da parte della Procura di Reggio Calabria di Giuseppe Pignatone: una operazione che, a detta allora dei gip Ghinetti e Gennari, «a dispetto dell’apparente “non visibilità” del fenomeno ‘ndranghetista in terra lombarda» comprovava «che la Lombardia è già da tempo sede stanziale di gruppi organizzati anche con modalità militare, che rivendicano e purtroppo realizzano un controllo del territorio antagonista a quello dello Stato», intuibile nei 130 attentati incendiari a danno di imprenditori e nei 70 episodi intimidatori negli ultimi tre anni in Lombardia pur senza denunce.
I DANNI D’IMMAGINE - Significativo appare il riconoscimento dei danni d’immagine (seppure non quantificati dal giudice, che non ha concesso provvisionali immediatamente esecutive ma ha rinviato alla determinazione in sede di cause civili) a favore non solo del ministero dell’Interno e della presidenza del Consiglio, ma anche della Regione Lombardia, dei Comuni di Pavia, Bollate, Paderno, Desio, Seregno e Giussano, e della Federazione antiracket, costituitisi parti civili per le ripercussioni patite dal territorio a causa dei traffici delle ‘ndrine.
LA REAZIONE – Applausi ironici, un battere sulle sbarre e sfottò di «buffone-buffone» e «lega lombarda» si sono sollevate alla lettura del verdetto, che non ha assolto alcuno degli imputati ai quali il pm che si è sobbarcata il peso del dibattimento, Dolci, muoveva l’accusa di associazione di stampo mafioso. Il giudice ha invece limato l’entità delle richieste di pena perché ha concesso le attenuanti generiche ai soli “partecipi” (non ai capi e promotori) e agli incensurati.
LE CONDANNE – Le pene più alte ad Alessandro Manno che ha avuto 16 anni, Pasquale Varca 15, Pasquale Zappia (che alla lettura si è sentito male) e Cosimo Barranca e Vincenzo Mandalari 14, e poi via via condanne da 12 a 4 anni: tutte incorporano lo sconto di un terzo legato alla scelta del rito abbreviato (cioè allo stato degli atti) anziché del dibattimento ordinario, in corso invece per altri 39 degli arrestati del luglio 2010. Tolti 6 proscioglimenti per «ne bis in idem» e uno per morte, gli unici assolti sono Francesco Barbaro, Rinaldo La Face, e su richiesta del pm l’ex assessore provinciale (indagato per corruzione) Antonio Oliverio nella giunta Penati 2007-2009 e poi nell’Udeur, mentre è stato condannato a 1 anno e 4 mesi per turbativa d’asta l’ ex sindaco pdl di Borgarello (Pavia), Giovanni Valdes. Confiscati ai condannati molti dei beni sotto sequestro, che fino a 3,6 milioni di euro andranno a pagare le spese processuali, tra cui quelle per le intercettazioni.
A Monza ministeri in liquidazione. Sconti del 70%.
E' sempre più incerto il futuro degli uffici ministeriali decentrati, voluti dalla Lega Nord presso la Villa Reale di Monza. Il Carroccio preoccupato è in stato di mobilitazione.Il Sindaco leghista Mariani si appella al neo Capo del Governo Monti con il seguente monito:"Rispetti i principi del decentramento e non li chiuda".
Mariani è convinto che queste tre stanze (prive di toilette) siano necessarie per la ripresa economica del nostro territorio.
In realtà non hanno mai funzionato seriamente.
Si sono svolte riunioni della Lega e sono diventati spesso luogo simbolico per lo svolgimento di manifestazioni e di proteste di gruppi di cittadini che così potevano evitare dispendiose trasferte a Roma.
Il Presidente Napolitano ne ha già dichiarato la loro incostituzionalità.
In caso di chiusura degli uffici, il lumbard Calderori ha già detto di essere pronto a minacciarel'autodeterminazione.
Ecco quanto dichiarato dal nostro Segretario provinciale Gigi Ponti:
"Al nostro territorio e al nostro paese non servono provocazioni ma responsabilità. Ai cittadini non interessano l'autodeterminazione, i parlamenti del Nord, la difesa di fantomatici uffici ministeriali che hanno suscitato l'interesse solo di chi li ha aperti. Soprattutto se a proporli sono esponenti di un movimento che ha fallito la sua missione dopo lunghi anni passati al governo. Ai cittadini ora interessa solo uscire da una grave emergenza economica e finanziaria con iniziative che siano eque, sostenibili e capaci di rimettere in moto l’Italia".
Segnaliamo l'iniziativa ironica e irriverente di Monzy Python (qui in facebook).
Dicono di aver ricevuto l'incarico di curare la gestione fallimentare di questa grottesca testimonianza dell'ingegno padano. Per promuovere la straordinaria vendita hanno provveduto ad appendere in città diversi volantini e manifesti tipo quello che potete leggere in foto.
Teorema ha già pubblicato diversi post su questo assurdo argomento.
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La nota del mattino del 21 novembre 2011.

1. LA SETTIMANA SARA’ DECISIVA PER L’EUROPA E PER L’ITALIA. BORSE AL RIBASSO E SPREAD A 480 PUNTI SPINGONO AD AGIRE IN FRETTA.
Le soluzioni per affrontare la tempesta finanziaria e la crisi dei debiti sovrani in Europa sono di nuovo al centro di incontri e di riunioni di lavoro questa settimana. Questa volta però l’Italia sarà in prima fila tra i grandi a discutere come fare e come muoversi, invece di trovarsi solo nel ruolo dello scolaretto che non sa fare i compiti. Borse giù e spread a 480 punti spingono verso a muoversi in tempi stretti.
Da Il Messaggero. Articolo di Alberto Gentili. «Non andrò a Bruxelles e a Strasburgo con il cappello in mano, andrò a fare proposte e a dare il mio contributo di idee per salvare l`euro». Mario Monti non ha ancora fatto la valigia e si prepara a celebrare oggi il primo vero Consiglio dei ministri. Ma ha già quasi completato i dossier europei, determinato a gettare sui tavoli europei tre proposte: il varo degli eurobond, l`attivazione e il potenziamento immediato del Fondo salva Stati, una ricapitalizzazione «meno punitiva» per le banche italiane. Ma cominciamo dagli eurobond. Quelli che piacciono a Nicolas Sarkozy e fanno venire l`orticaria ad Angela Merkel. Da sempre Monti guarda con favore all`introduzione dell`emissione di obbligazioni targate Unione europea. E di questo parlerà, al pranzo fissato giovedì a Strasburgo, con il presidente francese e la cancelliera tedesca. Per il professore, gli eurobond «rafforzerebbero la disciplina» di bilancio dei singoli Stati dell`eurozona e solleverebbero la Banca centrale europea «dal ruolo di iniettare liquidità nei mercati in crisi». Soprattutto sarebbero la forma e la sostanza di «una vera e reale governance economica comune». Ora il cruccio di Monti, che troverà in Sarkozy una sponda importante, è trovare il modo per convincere Berlino. «Bisogna essere consapevoli», ha spiegato il premier ai suoi collaboratori, «che per i tedeschi si tratterebbe di una vera e propria rivoluzione culturale. La chiave di volta è dimostrare credibilità». Gli eurobond non sarebbero infatti mai accettati dalla Merkel, se venissero interpretati come l`obbligo per la Germania di garantire e a pagare il debito dei Paesi meno virtuosi. E Monti sta lavorando proprio «alla formula in grado di convincere i tedeschi». Il primo ingrediente sarebbe affidare a Berlino la guida del nuovo Fondo d`emissione che dovrebbe essere istituito. Il secondo è quello di offrire sponda alla Merkel nella battaglia con Sarkozy sul ruolo della Banca centrale europea. Il presidente francese, a dispetto della Cancelliera, vorrebbe trasformare la Bce in una sorta di prestatore, una specie di istituto che immetta anche liquidità nel circuito economico degli Stati in crisi. Ma Monti, venerdì, ha detto chiaro e tondo «di non vedere ragioni di modificare l`ordinamento della Bce». Il terzo ingrediente, appunto. è dare prova alla Merkel che «la situazione in Italia è davvero cambiata»: «Finalmente il nostro Paese è credibile». Spiegherà di avere in Parlamento una «maggioranza amplissima» e che non esiste più un contrasto tra il premier e il ministro dell`Economia (ora incarna i due ruoli). Soprattutto, fornirà il timing: manovra correttiva da 20-25 miliardi, per garantire il pareggio di bilancio nel 2013, entro 15 giorni (Ici. Iva, pagamenti in contanti solo sotto i 350 curo, rimodulazione dell`Irpef e dell`Irap): «Per raggiungere l`intesa», ha ripetuto ieri, «si dovrà varare un pacchetto complessivo, fatto si sacrifici e benefici, tagli e misure per lo sviluppo». Poi a partire da gennaio «il varo delle riforme strutturali»: azzeramento
delle pensioni d`anzianità e più flessibilità in uscita per il mercato del lavoro. Meno impegnativo per il professore sarà chiedere, come ha già fatto venerdì il governatore della Bce, Mario Draghi, «l`immediata attivazione» del fondo salva-Stati (Efsf) e il suo potenziamento. Con la quadruplicazione delle risorse, così come stabilito dall`ultimo Consiglio europeo. Mentre più ostica s`annuncia la battaglia in favore delle banche italiane: all`ultimo vertice i nostri istituti di credito sono usciti con le ossa rotte. Pur avendo in pancia meno titoli tossici greci di quanti ne abbiano le banche francesi e tedesche, agli istituti italiani è stata chiesta una ricapitalizzazione di 14,7 miliardi, contro i 5 dei tedeschi c ai 9 dei francesi. «Bisogna fare in modo di trovare una formula», spiega Monti, «meno punitiva per le nostre banche». Tutti temi, insieme alla descrizione delle misure azzera-deficit, che il professore esaminerà domani a Bruxelles anche con il presidente della commissione europea Manuel José Barroso e con il presidente dell`Unione Herman Van Rompuy. «Questa volta l`Italia va a interloquire in un rapporto alla pari, presentando proposte forti», è il leit motiv di Monti, che presto avrà un «contatto» con Obama, riferiscono a palazzo Chigi. E vedrà David Carneron: il premier per la seconda volta ha sollecitato un vertice bilaterale. Gli sherpa sono già a lavoro per prepararlo”.
2. ENTRO I PRIMI DI DICEMBRE LE PRIME DECISIONI DEL GOVERNO PER ARRIVARE AL PAREGGIO NEL 2013 (ALMENO 20 MILIARDI) E SOSTENERE LA RIPRESA. LE PROPOSTE DEL PD SONO QUELLE GIA’ PRESENTATE COME EMENDAMENTO ALLA MANOVRA DI AGOSTO. E’ RIPRESO IL TIFO PER LA DIVISIONE DEL PD. MA RESTERANNO DELUSI.
Entro una decina di giorni il governo Monti prenderà le prime decisioni, a cominciare dalle misure necessarie per colmare il buco da 20 miliardi lasciato dal governo Berlusconi rispetto all’obiettivo di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013.
Mentre i quotidiani cercano di anticipare i possibili interventi, torna in auge il giochino del Pd sarà diviso. Una speranza degli avversari che finora è stata disillusa: il Pd ha vinto finora le battaglie che ha combattuto, a cominciare dalla fine del governo Berlusconi, dalla vittoria nelle amministrative e i referendum. E’ il tormentone caro ad alcuni quotidiani che non sopportano il peso politico del Pd e la sua capacità di tenere insieme il centrosinistra. Le proposte del Pd sui contenuti sono d’altra parte note, al di là di tutta la fuffa che gira in termini di dibattito: sono gli emendamenti presentati questa estate alla manovra economica e che sono stati riassunti nei dieci punti riproposti anche di recente, a cominciare dall’imposizione sui grandi patrimoni immobiliari.
Da La Stampa. Articolo di Alessandro Barbera. “Una manovra correttiva ci sarà. Ma non subito. Arriverà solo nei primi giorni di dicembre, certamente dopo il vertice ell`Eurogruppo del 29 e 30 novembre. Prima di decidere l`entità dei nuovi sacrifici Mario Monti attenderà il giudizio della delegazione di funzionari della Commissione che lascorsasettimanaè stata a Roma per valutare lo stato di salute dei conti italiani. Solo a quel punto il premier sarà pronto per presentare il primo «pacchetto» di misure. A chi ha il privilegio di parlargli in queste ore - sono pochissimi eletti - Monti lo definisce così: «ilpacchetto». Un modo per sottolineare che la sua`non sarà una strategia in due tempi - prima il risanamento e poi la crescita - ma che tutto dovrà marciare di pari passo. «In questo momento è inutile fare polemiche. Quando i leader vedranno le misure nel loro insieme, quando vedranno che ci saranno sacrifici e benefici, allora si troverà l`accordo su tutto». Cosa questo significhi nel
dettaglio è ancora difficile dirlo. Ma da quelle due parole - benefici e sacrifici - si capisce chiaramente che il professore è intenzionato ad accompagnare alle misure di inasprimento fiscale anche qualche sgravio. In pole position, sul lato delle nuove tasse, c`è la reintroduzione dell`Ici sulla prima casa attraverso l`anticipo degli effetti dell`Imu, l`imposta municipale unica sui servizi e la rivalutazione delle rendite catastali. Coi come è possibile, in tempi brevi, un aumento di almeno un punto dell`Iva agevolata al 10%. Ma quali saranno le misure di sgravio? Qui le certezze diventano meno granitiche. Confindustria preme per un segnale alle imprese (ovvero sul lato dell`Irap), il Pd insiste perché si trovi il modo di introdurre qualche sgravio per le famiglie. Il quotidiano della Cei Avvenire chiede ad esempio di tenere conto, nella riformulazione della nuova tassa sugli immobili, delle famiglie numerose. Chi spera in grandi boccate d`ossigeno sarà deluso: i vincoli di bilancio sono strettissimi. Ma resta il fatto che prima di agire Monti vuole avere sul tavolo un quadro chiaro della situazione. Ieri, dopo la messa e una visita alla mostra sul Botticelli, il neopremier è stato nuovamente a Via XX settembre per vedere i tecnici del Tesoro, dal direttore generale Vittorio Grilli al capo di gabinetto Vincenzo Fortunato e al ragioniere generale Mario Canzio. Monti sta leggendo nel dettaglio tutte le carte, vuole avere, lui stesso un quadro preciso dello stato dei conti pubblici. La settimana che si apre è già piena di impegni e per Monti sarà dedicata ad una questione preliminare della massima importanza: lui la chiama «operazione credibilità»……Per Monti il pacchetto di austerità sarà il primo passo decisivo. Solo giovedì e venerdì, con tutta calma, Monti affronterà invece un problema tutto interno, ovvero la nomina di viceministri e sottosegretari. Le fibrillazioni di queste ore hanno messo a dura prova il suo aplomb, ma non si è perso d`animo. Ha anzitutto avocato a sé la pratica: sarà lui a mettere l`ultima parola sulla rosa dei nomi e a dare il placet. Per chiudere la pratica si consulterà poi con i leader dei tre più importanti partiti che lo sostengono: Alfano, Bersani e Casini. Lo fece - lo si è appreso solo ieri - nella notte precedente l`annuncio della lista dei ministri, e d`ora in poi lo farà ogni qualvolta la situazione lo richiederà”.
3. BERLUSCONI TENTA DI FAR DIMENTICARE I DISASTRI CHE HA PROVOCATO. MA NON CI RIUSCIRÀ. LA POSIZIONE DEL PD.
Da L’Unità. Intervista a Rosy Bindi. “Il sì condizionato a Monti è quasi più pericoloso di un no». A Rosy Bindi non piace il modo in cui si sta muovendo Silvio Berlusconi. Quel «posso staccare la spina quando voglio» poi smentito, ora il veto alla patrimoniale e la difesa del Porcellum veicolati attraverso il "Corriere della Sera". «Una grande menzogna in forma di intervista», dice la presidente del Pd scuotendo la testa. Vuole continuare a tenere alti i toni, onorevole Bindi? «No, ma non si può accettare che Berlusconi si metta l`abito da statista e racconti una realtà che non c`è. Si può anche sospendere la lettura della storia di questi anni, sapendo che chi ci rimette siamo noi. Ma non possiamo permettere che Berlusconi rilegga la storia. Non possiamo tacere sul fatto che il suo sarebbe stato un gesto di generosità quando è certificato che non aveva più la maggioranza, non possiamo dimenticare che questi sono gli anni delle istituzioni attaccate, delle figuracce ai vertici internazionali, dell`indebolimento dell`Europa, della depressione della crescita, dell`aumento del debito pubblico e delle disuguaglianze». Guardando al futuro, che dice del no alla patrimoniale? «Che un sostegno condizionato al governo è molto preoccupante. Tutti noi che abbiamo dato la fiducia al nuovo esecutivo non abbiamo intenzione di rinunciare alle nostre idee e proposte. Il nostro sostegno non è rinunciatario, svolgeremo un ruolo attivo in Parlamento.
Però porre condizioni in maniera stringente come fa Berlusconi non va bene». Per voi la patrimoniale deve esserci? «Noi abbiamo dato la fiducia su tre parole: rigore, crescita, equità. Se ci si accinge a fare interventi sul mercato del lavoro e sul welfare, in particolare sulle pensioni, se c`è una delega fiscale e assistenziale lasciata in eredità dal governo uscente di 20 miliardi di euro che riguarderà le fasce più deboli e i ceti medi del Paese, non possono non esserci interventi che vadano a colpire le grandi ricchezze, secondo il criterio della progressività sancito dalla Costituzione. Chi ha di più deve dare di più». Faceva riferimento a interventi sul mercato del lavoro e sulle pensioni: voi cosa farete se il governo metterà mano a quelle di anzianità o se toccherà l`articolo 18? «Intanto non vedo perché si debba partire dalle proposte di Sacconi. Si ricomincia da capo. E si riparte dall`accordo del 28 giugno. Adesso abbiamo un altro governo e un altro ministro del Welfare». Avete anche una lettera della Bce che indica precisi obiettivi. «La lettera della Bce non può essere ignorata, la traduzione che ne ha dato il governo Berlusconi sì. Monti nel suo discorso programmatico ha fatto riferimento al dialogo sociale. Tutte le scelte devono essere compiute ritrovando l`unità del mondo sindacale, non giocando a dividere come è stato fatto in questi anni. Andrà chiesto a tutti di sedersi al tavolo, e nessuno si dovrà rifiutare. E poi bisognerà valutare non solo l`effetto nei bilanci ma l`impatto sociale delle scelte che andremo a fare, perché dall`impoverimento del Paese non viene la crescita». Cosa si aspetta da questo governo? «Che nel prossimo anno e mezzo non solo approvi le riforme volte a raggiungere gli obiettivi che anche la Bce ci ha indicato, ma che rilanci la dimensione comunitaria dell`Europa, che ponga al G20 la questione di come si aggrediscono le cause della crisi. Non si può solo intervenire sugli effetti, bisogna cominciare a ragionare su come correggere il sistema, come cambiare il nostro modello di sviluppo. Il rischio altrimenti è che si continui a intervenire sui lavoratori, i pensionati, i giovani, le famiglie, e solo alla fine ci si renderà conto che non ci saranno sacrifici che riusciranno a pagare i prezzi della speculazione. Ormai è chiaro, dopo quanto avvenuto in Grecia, Spagna, da noi e tra un po` anche in Francia, che la crisi è endemica e sotto attacco è l`intera Europa. E allora si devono individuare le regole per fermare la speculazione mondiale. Il riformismo ha le risorse per farlo». Voi sarete fuori dal governo... «Siamo in Parlamento, che va rilanciato nella sua centralità. Autonomia e indipendenza del governo, ma primato della politica. Le Camere non dovranno essere solo la sede in cui si approvano le leggi. Dovrà esserci anche una fase ascendente, un`elaborazione condivisa delle proposte del governo». È possibile, in questo Parlamento, approvare una riforma istituzionale? «Sulla necessità di diminuire il numero dei parlamentari e di superare il bicameralismo perfetto siamo tutti d`accordo».
Ottimista anche su un cambio della legge elettorale? Berlusconi dice che va bene il porcellum... «Berlusconi non può porre condizioni. Primo, perché c`è una volontà molto diffusa in Parlamento di mettere mano alla legge elettorale. E secondo, perché c`è in campo un referendum. E ritengo che dovremmo affrontare la questione già nei prossimi giorni».
La nascita del nuovo governo segna, per il ministro Ornaghi, "il risveglio dei cattolici in politica": condivide, lei che è in un partito di credenti e non credenti? «Con una battuta direi che noi cattolici, dentro il Pd, non abbiamo mai dormito. Ovviamente non possiamo che salutare positivamente il fatto che nel nuovo governo almeno quattro
personalità siano riconducibili a un preciso mondo. Ma il contributo dei cattolici nella vita del Paese è contribuire a rendere europeo il bipolarismo italiano, non costruirsi un sistema politico su misura. I cattolici fanno da lievito, ma la pasta è questa. Il bipolarismo italiano ha bisogno di diventare normale, europeo, di abbandonare le esibizioni muscolari e la continua rissa,di smetterla di basarsi su coalizione artificiose. Ma nessuno pensi che i cattolici non debbano misurarsi con la regola dell`alternanza in democrazia e sulla scelta di campo anche in questa nuova stagione. Questo è e sarà inevitabile». Potrebbero esserci ripercussioni nel Pd, se ci dovesse essere una scomposizione e ricomposizione del sistema politico?
«Il Pd in questo passaggio ha dimostrato grande unità e senso di responsabilità e ora non può che crescere sostenendo Monti». Sempre convinti che non far entrare politici nel governo sia stata la scelta giusta? «Assolutamente. È il modo migliore per far arrivare al 2013 l`esecutivo. Qui non c`è una maggioranza che sostiene un governo, c`è un governo sostenuto in autonomia da forze politiche che mantengono la loro identità e i loro cantieri aperti. E noi dovremo continuare a lavorare al Nuovo Ulivo e proseguire il dialogo con il Terzo polo».
4. IN SPAGNA VINCE LA DESTRA TRANQUILLA.
Da Il Corriere della Sera. “Gioite aspiranti politici timidi, goffi, con difetti di pronuncia e pancetta, voi politici sconfitti a ripetizione, con scarsa propensione al jogging, alla chirurgia plastica, a «bucare» il video, sedurre le masse, a citare illeggibili politologi, vendere fumo, promettere l`impossibile, gioite. Uno di voi è arrivato in cima. Mariano Rajoy, leader del Partito popolare (e da oggi virtualmente nuovo premier spagnolo) è il contrario di quel che vorrebbero le fabbriche dei candidati di plastica. Mariano Rajoy è il secchione imbranato anche con le ragazze, il padre di famiglia che non saprà cucinare un uovo, ma gioca con i figli ai trenini elettrici. Uno che guarda le partite alla tv, in ciabatte, invece di andare allo stadio a «tenere i rapporti» e a «mostrarsi». Rajoy avrebbe potuto vivere comodo nella sua Galizia come il più giovane «registrador de propriedad» di Spagna (qualcosa più di un nostro notaio) e invece ha deciso di fare politica. Ha impiegato trent`anni, per strada ha inghiottito sconfitte clamorose, ma ieri ce l`ha fatta. Gli spagnoli l`hanno scelto per il compito più difficile: non per portarli alla stella che non c`è né per decidere tra più ospedali o più scuole, ma come tagliare entrambi. Mariano Rajoy ha infarcito i comizi di «dipende». Difenderà la sanità? «Dipende». Taglierà i sussidi di disoccupazione? «Dipende». E nonostante la vaghezza, gli spagnoli, dovendo scegliere, hanno deciso di fidarsi di lui. La Spagna di oggi gli piace com`è, europeista, decentrata, laica, ma senza esagerare. Non ha promesso rivoluzioni, solo correzioni, soprattutto nelle spese. D`accordo la morte delle ideologie, ma qualcosa sulla telecrazia, il dominio dell`apparenza e la seduzione di massa, va rivisto. Con Rajoy ha vinto il «buon senso», la speranza di un «governo competente».
Rajoy non è un altro esemplare della nuova razza dei tecnici prestati alla politica, ma è la «cosa» più vicina a un tecnico che il panorama spagnolo avesse da offrire. Rajoy è di destra e non è per questo che ha vinto. Anzi ha vinto nonostante sia di destra I rivali hanno tentato di agitare il «pericolo fascista», ma il pacioso Rajoy era credibile quando replicava che anche in caso di «maggioranza assoluta» non avrebbe governato a colpi di decreti. «Dialogo», «collaborazione», i tempi sono gravi, prima della concorrenza tra partiti viene l`interesse del Paese. Carattere e biografia, l`hanno reso credibile. La
prima medaglia da «moderato» risale all`87 quando Manuel Fraga (ex ministro di Franco) lo umiliò e il 32enne Rajoy se ne andò dal partito sbattendo la porta L`esilio durò appena 9 mesi. Rajoy si unì ai «rottamatori» dell`epoca che premevano per il ricambio generazionale (e la democratizzazione) della destra. Nella scia di José Maria Aznar divenne vicesegretario, due volte ministro e, infine, delfino. E` il 2004.. I Popolari sono in testa nei sondaggi, non hanno bisogno di un candidato forte e scelgono lui. Rajoy va serafico ai comizi con giacche a quadri da notaio di campagna. Invece arriva l`attentato alla stazione di Atocha e i socialisti di Zapatero trionfano a sorpresa. Rajoy resta con il cerino in mano.` Nel marzo del 2008 sfida ancora Zapatero e viene di nuovo sconfitto. Era rimasto segretario del Pp perché i baroni del partito si erano arroccati nelle regioni a gestire denaro e influenze. Ora chiedono la sua testa. Rajoy gioca solo. Non ha più dietro Aznar e non lo appoggia neppure il potente arcivescovo di Madrid, Ruoco Varela. Al Congresso di Valencia dà battaglia, sembrano tutti contro di lui, ma l`ala «liberai democratica» mette ai margini falchi e ultrà cattolici. E` la seconda medaglia da «centrodestra moderato» che gli spianerà la vittoria di ieri. Ha sopportato anche le critiche di media teoricamente amici come Radio Cope (Conferenza episcopale) e Telemadrid che lo bollano come «noioso» e «grigio». Ora ha in mano il governo e il Partito. Qualcuno parla già di «marianesimo» per definire un nuovo centrodestra senza frizzi e lazzi ideologici, tutto buon governo ed efficienza. La replica del timido quanto realista Rajoy è già pronta: «dipende».
5. IN EGITTO ELEZIONI A RISCHIO. IN SIRIA SI RISCHIA LA GUERRA CIVILE. NON SARA’ FACILE LA TRANSIZIONE ALLA DEMOCRAZIA DELLA SPONDA SUD DEL MEDITERRANEO.
Da La Repubblica. Articolo Renzo Guolo. “La violenta repressione di Piazza Tahrir, che segue arresti e processi davanti ai Tribunali militari di migliaia di civili, molti dei quali attivisti del movimento che ha fatto cadere Mubarak come Alaa Ab del Fattah, rompe definitivamente la difficile tregua tra i militari e quanti negano legittimità al potere con le stellette. Un potere accusato di rappresentare la continuità con il regime di Mubarak. In discussione è, infatti, la decisione dei militari di ritagliarsi uno spazio rilevante nel futuro Egitto. Qualunque siano i nuovi equilibri politici e tanto più se a vincere saranno i partiti islamisti. Le Forze armate hanno raggiunto in questi mesi un accordo interno sull`ipotesi Bastawisi, il vice presidente della Corte di Cassazione, la suprema magistratura egiziana, che l`ha ispirata con un suo documento. In quello schema ai militari competerebbe non solo la difesa del territorio nazionale ma anche la protezione attiva dell`ordine costituzionale.
Dunque, saranno le stellette a decidere, in qualità di garanti di ultima istanza, se gli sviluppi politici saranno o meno in linea con i principi costituzionali. Con tutte le conseguenze del caso. La prospettiva di una democrazia controllata ha generato il rifiuto dei maggiori partiti, compresi quelli di ispirazione Fratelli Musulmani, che pure per un certo periodo hanno cogestito con i militari la transizione. Rifiuto poi sfociato nella protesta dei giorni scorsi, che aveva come slogan "proteggere la democrazia e trasferire il potere". Opposizione che ha indotto il Consiglio Militare Supremo a puntare su un`ipotesi meno invasiva ma che, nella proposta costituzionale che ne è seguita, ha tenuto il punto sull`autonomia delle Forze Armate nelle vicende interne e in materia di bilancio. Nella proposta Bastawisi, infatti, il budget delle Forze Armate è di competenza non dal Parlamento ma del Consiglio Nazionale di Difesa organo
formato, tra gli altri, dal Presidente della Repubblica, dal comandante il capo e dal capo di stato maggiore delle forze armate-che avrebbe la supervisione delle questioni riguardanti la sicurezza nazionale. Un`autonomia che permetterebbe anche la tutela degli ingenti interessi economici derivanti dal controllo del conglomerato militare-industriale che produce sia beni militari che a uso civile, oltre che servizi. Attività, dai cospicui introiti, che coinvolge circa un quarto dell`economia egiziana; e che, unita al controllo del monopolio della forza e all`influenza nei media, rende pervasivo il potere degli uomini in divisa. Un ruolo, quello delle Forze Armate, che si ispira al "modello turco". Più che quello attuale nel quale i militari convivono con un governo democraticamente eletto di orientamento islamista come quelloguidato dall`Akp di Erdogan, mantenendo la possibilità di far sentire il proprio peso su questioni di rilevante interesse - quello degli anni `80, sfociato nella prova di forza contro il Refah di Erbakan. Gli scontri di piazza Tahrir, che hanno indotto alle dimissioni il ministro della Cultura Ghazi e provocato l`arresto all`unica donna candidata alle presidenziali Butaina Kamel, potrebbero mandare in soffitta la ventilata possibilità che i militari ritirino l`articolo che ne fa i garanti dell`ordine costituzionale e modifichino quelli sulla separatezza gerarchica ed economica delle Forze Armate e sui compiti del Consiglio Nazionale di Difesa. Saranno gli eventi in corso in queste convulse ore, così come le imminenti elezioni confermate dal Consiglio Supremo per il 28 novembre, a decidere i rapporti di forza tra civili e stellette in riva al Nilo e le stesse sorti della "Primavera araba


