13 gennaio 2012

Legge elettorale, Bersani; subito al lavoro per cambiarla, Porcellum inaccettabile.

"Pd ha depositato sua proposta. Sul referendum per noi non è una bella giornata, ma rispettiamo decisione della Corte".

Dichiarazione del segretario del Pd Pier Luigi Bersani.


Lega di Forca e di Governo.

Cosentino è salvo: la Camera ha detto no alla richiesta di arresto per il deputato pdl. Sullo sfondo le tensioni interne alla Lega e le pressioni di Berlusconi su Bossi.


La nota del mattino del 13 gennaio 2012.

1. LA COMMEDIA DI BOSSI E’ FINITA. PUR DI RESTARE AL POTERE FA COSE SCANDALOSE. MA SALVANDO COSENTINO LA DESTRA HA BATTUTO UN COLPO E DIMOSTRATO CHE E’ ANCORA FORTE. BERLUSCONI E BOSSI NON SONO SCOMPARSI: SONO SUL CAMPO E LOTTANO. IL CENTROSINISTRA NON PUO’ E NON DEVE ABBASSARE LA GUARDIA.
Il voto di ieri alla Camera dei Deputati dimostra alcune cose. La prima: la Lega Nord pura e dura è una commedia. La sostanza della Lega di Bossi e del gruppo dirigente che lo attornia ormai è il potere per il potere. A qualsiasi costo. Con qualsiasi compromesso. Per questo ieri la Lega Nord ha votato per la salvezza di Nicola Cosentino, plenipotenziario del Pdl in Campania e accusato dalla magistratura di essere il referente nazionale del Clan dei Casalesi. L’ex ministro Roberto Maroni ha votato sì all’arresto, ma è stato sconfitto.
Pld e Lega Nord, più i radicali, ieri hanno dunque salvato Cosentino. Il Pd, l’Idv e il Terzo polo hanno votato a favore delle richieste della magistratura. E bisogna rivendicarlo, lottando contro l’onda dell’antipolitica che punta a coinvolge tutti. Basta leggere i commenti di oggi su diversi quotidiani: la politica si chiude nel bunker, la politica fa scandalo e così via.
Ma c’è anche un altro dato rilevate, che non va sottovalutato e che forse l’intervento del governo di Mario Monti, l’importanza della manovra varata e di quella ancora da fare avevano fatto scivolare un po’ troppo in secondo piano nella coscienza di molti: la destra non è scomparsa. Ieri ha battuto un colpo forte. La destra è in campo. Ha subito un rovescio, ma è in campo. Berlusconi e Bossi hanno trovato l’accordo su uno scambio che dice: salviamo Cosentino e tentiamo di far saltare Monti subito. Un progetto irresponsabile, mentre l’Italia sta lentissimamente allontanandosi dal baratro dove proprio il governo di Bossi e Berlusconi l’aveva condotta. Un progetto, basato sul fatto che se Bossi e Berlusconi restano troppo lontani dal potere saranno messi da parte dal loro stesso schieramento e sulla volontà di votare con la legge elettorale attuale, il porcellum, per tentare di essere ancora loro a nominare i deputati in Parlamento.
La battaglia è in corso. Bisogna condurla con determinazione. Bisogna batterli. Lo abbiamo già fatto e lo rifaremo, in modo che dopo la transizione e l’emergenza si possa avviare la ricostruzione civile, sociale ed economia dell’Italia secondo il progetto che il Pd propone al paese. Se ne parlerà nell’assemblea nazionale del partito convocata a Roma per il 20 e il 21 gennaio.

2. LA BATTAGLIA DEL PARTITO DEMOCRATICO NELLE PIAZZE E DENTRO UN PARLAMENTO CHE E’ ANCORA QUELLO USCITO DALLE ELEZIONI DEL 2008. MOBILITAZIONE PER SOSTENERE LE PROPOSTE DEMOCRATICHE SU RIFORMA ELETTORALE, TAGLIO DEL NUMERO DEI DEPUTATI, REGOLAMENTI PARLAMENTARI E RIDUZIONE DEI COSTI DELLA POLITICA. TOCCA A NOI LOTTARE PER LA BUONA POLITICA.
La Corte Costituzionale ha respinto ieri i quesiti referendari sulla legge elettorale. Per il Partito Democratico che ha offerto il proprio contributo determinante a favore della raccolta delle firme non è stato un buon giorno. Ora però bisogna lottare per imporre che la riforma elettorale si faccia lo stesso. Il porcellum va tolto di mezzo, come ha detto ieri il segretario nazionale del Pd, Pier Luigi Bersani, in un’intervista al Tg1.
Il Pd ha depositato la propria proposta in Parlamento e ieri ha chiesto che i capigruppo di Camera e Senato si riuniscano per definire un calendario. Riforma elettorale, riduzione del numero dei parlamentari, riforma dei regolamenti parlamentari, ulteriore riduzione dei costi della politica: ecco un terreno qual quale sarà importante nei prossimi mesi la mobilitazione forte e il lavoro. Bisogna lottare per far prevalere la buona politica, chiamando a raccolta tutti coloro che sono disponibili e recuperando in questa battaglia anche i firmatari del referendum sul porcellum.
Anche questa battaglia sarà durissima. Ieri Berlusconi, rinvigorito dalla vittoria su Cosentino, ha già chiarito che non solo non vuole cambiare il porcellum, ma che semmai lo vuole rafforzare.
La proposta del Pd, che sarà base per il confronto con le altre forze politiche, è la seguente: 1. Un mix per l’assegnazione dei seggi per la Camera dei Deputati, la quale avviene mediante tre diversi “canali”:
a) collegi uninominali maggioritari;
b) una quota proporzionale distribuita su base circoscrizionale;
c) una quota nazionale di compensazione;
2. L’elettore dispone di una sola scheda, su cui vota solo per un candidato di partito in collegi uninominali; il voto, automaticamente, è attribuito anche alla lista del medesimo partito presentata per ciascuna circoscrizione. Nella scheda, accanto al simbolo e al nominativo di ciascun candidato nel collegio uninominale, è presente anche la lista dei candidati concorrenti a livello circoscrizionale. 3. Una quota pari al 70% dei seggi in palio (corrispondente a 433 seggi) è attribuita agli eletti in collegi uninominali maggioritari a doppio turno. E’ eletto al primo turno il candidato che ottiene la metà più uno dei voti validamente espressi; altrimenti si da' luogo ad un secondo turno aperto a tutti i candidati che abbiano ottenuto una percentuale pari ad almeno il 10% dei voti degli elettori iscritti nelle liste elettorali. È
prevista la possibilità, da esprimere entro il primo venerdì successivo allo svolgimento del primo turno, di rinunciare a presentarsi al secondo. Nel secondo turno è eletto il candidato che ottiene il maggior numero di voti. 4. Una quota pari al 28% di seggi (corrispondente a 173 seggi) è attribuita con metodo proporzionale su base regionale o pluriprovinciale. E’ previsto lo scorporo, per ciascun partito, dei voti ottenuti al primo turno dei candidati eletti nei collegi uninominali sia al primo che al secondo turno. Per l’attribuzione di questi seggi è prevista una soglia circoscrizionale di sbarramento pari al cinque per cento dei voti validi. 5. Una quota di seggi pari a 12 (diritto di tribuna) è attribuita con metodo proporzionale alle liste nazionali corrispondenti ai partiti che non siano riusciti ad eleggere candidati né nei collegi uninominali né nelle liste circoscrizionali collegate. Per l’attribuzione di questi seggi viene applicato il metodo d’Hondt tra le liste si siano presente in almeno 5 circoscrizioni.
6. Infine, è previsto che sia possibile candidarsi contemporaneamente in ciascuna delle tre “quote”, ma con un massimo di una sola candidatura in un collegio e in una lista regionale.
7. L’assegnazione dei seggi per il Senato della Repubblica avviene solo attraverso due “canali”, per garantire il rispetto dell’articolo 57 della Costituzione, il quale richiede che venga eletto “su base regionale”: a) collegi uninominali, per una quota pari al 70% del totale dei seggi in palio (216 seggi) b) una quota proporzionale distribuita su base circoscrizionale (Camera) per una quota pari al 30% del totale (93).
Non viene dunque prevista la quota nazionale di compensazione. 8. Per la pari opportunità fra i generi, sono previste due misure specifiche a) Nel complesso delle candidature (uninominali e circoscrizionali) nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al cinquanta per cento. b) Le liste circoscrizionali devono prevedere l’alternanza di genere nella successione dei candidati.
c) Le liste nazionali devono prevedere l’alternanza di genere nella successione dei candidati e nelle candidature di una stessa lista nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al cinquanta per cento.

3. BENE LE ASTE SUI BOT, SCENDE LO SPREAD TRA BTP E BUND.
L’asta dei Bot di ieri ha avuto un esito molto positivo, provocando anche una forte discesa degli interessi che lo Stato dovrà pagare a breve scadenza sul debito contratto. In calo anche lo spread tra Btp e Bund tedeschi. Oggi nuova sta dei Btp.

4. IL PROBABILE CANDIDATO ANTIOBAMA, ROMEY, SPIEGA IL SUO PROGRAMMA: NO AL MODELLO EUROPEO. ECCO UNA BATTAGLIA CHE SPIEGA MOLTO ANCHE DELL’ATTEGGIAMENTO DELLA FINANZA ANGLOSASSONE VERSO L’EUROPA.
Da La Repubblica. Intervista di Federico Rampini. “A sorpresa, in fondo all`aereo le hostess servono birra, il proibizionismo qui a bordo è un optional. E’un segno di tolleranza da parte di Mitt Romney: permissivo con gli altri ma non con se stesso. Il candidato mormone non beve mai alcolici né caffè Io tè. E sua moglie Ann tiene in casa scorte alimentari sufficienti ad affrontare una carestia di tre mesi, come si usa nella loro comunità di fedeli. Romney evita l`argomento, ma il suo ruolo religioso - da giovane fu missionario in Francia, più tardi addirittura "vescovo" di Boston, capo di un`intera diocesi - è uno degli ostacoli da superare nel prossimo test delle primarie repubblicane i1 21 gennaio. In South Carolina, il primo Stato del Sud dopo i voti dell`Iowa e New Hampshire, sono forti i fondamentalisti protestanti, quegli evangelici che a lungo hanno considerato i mormoni una "setta" eretica o addirittura demoniaca. Ma oggi Romney è rilassato e sicuro di sé, dice che «la sera di martedì, all`annuncio della vittoria nel New Hampshire, in famiglia è stato come un altro Natale, abbiamo festeggiato tutti assieme, con figli e nipoti». Arriva sulla pista del piccolo aeroporto di Bedford (Massachusetts) a piedi e da solo, il Secret Service non gli ha ancora dato la scorta, per qualche tempo il favoritissimo dei repubblicani perla corsa alla Casa Bianca resta avvicinabile. È ancora limitato il numero di giornalisti che lo seguono, quasi nessuno straniero, all`imbarco su questo volo charter della Miami International Air, un Boeing 737 in partenza per Columbia, South Carolina, la nuova tappa di una tournée elettorale che sta assumendo un ritmo sempre più frenetico. La posta in gioco è alta: è la speranza di inanellare la terza vittoria consecutiva, che potrebbe "blindare" in anticipo la sua nomination. Sempre in blazer blu, sempre con la camicia bianca a quadretti larghi (deve averne cento tutte uguali), colletto sbottonato e niente cravatta, sempre la stessa pettinatura impeccabile. Dieci minuti dopo il decollo, Romney si alza dal suo posto in prima fila, e viene a parlare. La netta vittoria nel New Hampshire (39,4% dei voti e 16 punti di distacco sul secondo piazzato, Ron Paul) è già un ricordo. Il tema caldo, prima ancora della sua religione mormone o delle sue posizioni sull`aborto (non abbastanza "anti" quando era governatore del Massachusetts, secondo la destra religiosa), sono le accuse che i suoi stessi rivali di destra muovono alla sua carriera di finanziere multi-milionario. Newt Gingrich e Rick Perryin particolare lo hanno definito un "capitalista-avvoltoio", colpevole di avere «smembrato aziende, licenziato migliaia di lavoratori, saccheggiato i loro fondi pensione», quando Romney era alla testa del gruppo di private equity Bain Capital, dal 1984 al 1998. Quello che per lui è un titolo di merito, la prova della sua "esperienza di businessman", un`attività in cui sostiene di avere «contribuito a creare più di centomila posti di lavoro», per i concorrenti è un marchio d`infamia. Le tv della South Carolina sono già
bombardate di spot pubblicitari su questo tema. Non che il Sud sia di sinistra o sindacalizzato, anzi: la South Carolina vota tradizionalmente repubblicano. Ma proprio in questo Stato ha sede una delle aziende fatte a pezzi dalla Bain Capital. E qui il tasso di disoccupazione al 9,5% è più alto della media nazionale. Nel profondo Sud ha messo radici il movimento del Tea Party, un populismo di destra che non ama Wall Street e l`alta finanza. Gingrich, Perry, e Rick Santorum, hanno chiesto che Romney renda pubbliche le sue dichiarazioni dei redditi, cosa che non è tenuto a fare finché non è eletto. Lui non cede: «Per ora non ho l`intenzione di pubblicarle. Sia chiaro che nessuno in questo paese paga più di quello che è dovuto» (una frase sibillina, sembra volersi difendere in anticipo dall`accusa di godere del beneficio fiscale di molti capitalisti: l`aliquota secca del 15% sulle plusvalenze finanziarie, molto più bassa dell`imposta sui redditi). Consapevole di quel che lo attende all`atterraggio, aggiunge: «Lo so, al Sud mi preparo per una battaglia in salita, sarà molto più difficile che nel New Hampshire dove mi conoscono da tanti anni. Nel 2008, quando ero già candidato perla nomination, in South Carolina arrivai solo quarto». Capitalista avvoltoio, responsabile di fallimenti e licenziamenti: come risponde a questa descrizione della sua carriera? «Mi aspettavo attacchi del genere da sinistra, da parte di Barack Obama. Quando arriveranno da quella parte, sarò pronto a rintuzzarli: questo presidente si è improvvisato nell`attività di venture capital con la Solyndra, l`azienda solare che ha ricevuto sussidi federali e poi ha fatto bancarotta. Obama ha fatto anche del private equity diventando azionista di General Motors, sono pronto a confrontare il mio bilancio con quello del suo capitalismo clientelare di Stato. Mi sorprende invece vedere Gingrich nella parte di teste d`accusa contro il capitalismo liberale. Alla Bain Capital abbiamo sostenuto tante aziende che complessivamente hanno creato oltre centomila posti. La stampa ha parlato di casi in cui ci si sono stati licenziamenti, per alcune migliaia. Ogni licenziamento è una tragedia, però nel settore privato ci sono aziende che crescono e hanno successo, altre che per sopravvivere devono ridimensionarsi, fare sacrifici per diventare più forti. In queste elezioni è in gioco non solo la rinascita della nostra economia, ma anche l`anima dell`America: un paese capitalista, un`economia di mercato. Obama vorrebbe trasformarci in uno Stato assistenziale all`europea". Lei cita sempre l`Europa come un modello negativo, Italia e Grecia in particolare. «Se si confronta il reddito medio degli americani con la media dell`Unione europea, il nostro è superiore del 50%: la ragione è semplice, va cercata nei principi fondamentali della nostra economia. Italia e Grecia sono semplicemente due casi estremi di una crisi europea che ha generato instabilità nel mondo intero. Seguiamo questa crisi con apprensione, perché è un segnale d`allarme, un ammonimento. Se l`America dovesse seguire le ricette di quei paesi, non c`è nessuno che potrebbe salvare noi da una bancarotta. Non ce l`ho con delle nazioni o con dei popoli, ma è evidente che alcuni governi europei hanno agito in modo irresponsabile, portando i loro bilanci pubblici sull`orlo del default.
Non voglio certo alienarmi la simpatia degli alleati europei, bisogna rafforzare la cooperazione in seno al G8 e al G20, magli europei sono responsabili per mettere ordine in casa propria. E nei confronti di Obama la discriminante è chiara: lui ha in mente una società di tipo assistenziale, all`europea, dove i cittadini dipendono dallo Stato, dove il settore pubblico si prende cura di ciascuno dalla culla alla tomba. La forza dell`America è sempre stata un`altra: siamo la nazione della libertà e dell`opportunità». Lei rinfaccia a Ob ama di agitare il tema delle diseguaglianze, di parlare di redistribuzione. «Perché così si aizza una parte della nazione contro l`altra, si istiga alla lotta di classe. Continuando a prendere di mira i milionari questo presidente incoraggia l`invidia e il risentimento contro chi ha avuto successo. Margaret Thatcher disse: il problema del socialismo, e che prima o poi finisci con l`esaurirei soldi degli altri. I padri fondatori dell`America ci hanno dato un sistema diverso, una terra di intrapresa, per questo continuiamo ad essere un polo di attrazione per tanti stranieri. Questo presidente ha accumulato un debito pubblico superiore a tutti i suoi predecessori messi assieme. Io lo taglierò, raggiungerò il pareggio di bilancio. Appena arrivato alla Casa Bianca passerò in rassegna ogni voce di spesa pubblica assoggettandola a questo test: è una spesa così importante da meritare che c`indebitiamo ancora di più con la Cina, lasciando il conto da pagare ai nostri figli e nipoti? Se non passa il test sarà eliminata. Con me presidente l`America tornerà ad essere la mèta prediletta degli investitori e degli innovatori». Lei ha definito la presidenza Obama come un fallimento anche nella politica estera, perché? «Basti un esempio: forse la maggiore minaccia attuale perla sicurezza mondiale, è un Iran in grado di costruirsi armi nucleari. Questo presidente non è riuscito a impedirlo. Quando un milione di iraniani sono scesi in piazza contro il regime lui è rimasto in silenzio. Potete immaginare che Ronald Reagan avrebbe fatto una cosa simile? No di certo. Forse non l`avrebbe fatto neppure Bill Clinton. Questo è un presidente che sente il bisogno di chiedere scusa per l`America, io non lo farò mai. Quel che è accaduto negli ultimi tre anni deve essere una deviazione, non può essere il nostro destino».

12 gennaio 2012

Le posizioni del PD per far ripartire il paese.

Liberalizzazioni, crisi, pensioni, riforme, legge elettorale, lavoro. Il Segretario del PD Pier Luigi Bersani, parlando con i cronisti in Transatlantico riassume brevemente le posizioni del Partito per favorire occupazione e crescita in Italia. Dal PD 41 norme ad effetto immediato.

LIBERALIZZAZIONI: “CORAGGIO, NO PASSI INDIETRO

"Ci vuole determinazione, coraggio e razionalità. Dopo le affermazioni che ho sentito da parte del governo, mi stupirei se ci fossero dei passi indietro sulle liberalizzazioni. Liberalizzare - sostiene Bersani- non significa punire qualcuno ma dare possibilità più ampie di occupazione e crescita. Da quasi un anno il Pd ha le sue proposte, non aspettiamo che il governo faccia il 100 per cento delle cose che noi vorremmo ma le nostre proposte possono essere utili”.


CRISI: “NEL 2012 LA RECESSIONE, AIUTARE CHI E' PIÙ IN DIFFICOLTÀ

"Nel 2012 avremo, auguriamoci in modo limitato, una recessione. Quindi concentriamoci su chi va più in difficoltà: sguardo lungo e sguardo a terra. Noi daremo il nostro contributo e sostegno all'azione del governo. Viste le difficoltà economiche del momento bisogna mettere attenzione alla questione sociale che ha a che fare con la crescita".

PENSIONI: “IL PD CHIEDE CORREZIONI LIMITATE MA SIGNIFICATIVE

“Bisogna mettere attenzione alla questione sociale che ha a che fare con la crescita. E dal governo mi aspetterei qualche nota in più. Chiediamo correzioni limitate ma significative sulle pensioni, più attenzione alle politiche locali e alle tematiche degli ammortizzatori sociali".

RIFORME: “I PARTITI CONCORDINO UN CALENDARIO PER LE RIFORME

I partiti concordino "un calendario per le riforme istituzionali e quella elettorale. La priorità è ridare ai cittadini la possibilità di scegliere il loro parlamentare. Tutto il resto viene dopo".

LEGGE ELETTORALE
"Sulle firme per il referendum c'è il nostro sudore, più di tanti altri. Non ci farebbe piacere che la mobilitazione finisse in un diniego, ma che c'è una Corte Costituzionale e un problema da dirimere lo sapevamo da tempo. In un caso o nell'altro la questione non cambia: bisogna superare una legge impotabile e inaccettabile, predisporre una riforma con cui i cittadini abbiano la realtà effettiva di poter scegliere il loro rappresentante. Questo è il punto principale".

LAVORO
“La riforma del mercato del lavoro può accompagnare ma non produce lavoro. Il tema degli ammortizzatori è rilevantissimo. E' la priorità indicata dal PD nell'ambito della riforma del welfare, ma la logica del Partito non è condizionare il governo ma al contrario far funzionare al meglio le cose”.

11 gennaio 2012

Tre domande a Gigi Fassina...

La Redazione di Teorema, al fine di offrire ai lettori maggiori elementi d’informazione circa le ultime vicende che hanno portato al commissariamento del nostro comune, ha pensato bene di interpellare “a caldo” Gigi Fassina ex capogruppo consiliare del Pd di Sulbiate.

Pubblichiamo di seguito la breve intervista. Le risposte di Gigi Fassina offrono in sintesi, particolari spunti di riflessione, argomenti e temi che certamente in futuro saranno da noi ulteriormente approfonditi e sviluppati.


Gigi Fassina - PD Sulbiate.


TRE DOMANDE A GIGI FASSINA...

Dare le dimissioni è una scelta che dice di un certo fallimento almeno verso i cittadini che hanno votato nel 2009 la Lista Civica SI: qual è il tuo pensiero ?

Se partiamo dal consenso avuto nelle amministrative del 2009, direi che la scelta fatta può sembrare alquanto strana. Infatti tutto lasciava presumere che sarebbero stati 5 anni di intenso lavoro e collaborazione: purtroppo non è stato così.

Abbiamo cercato di costruire un rapporto collaborativo all’interno della Lista Civica ma ciò non è stato possibile. Senza rivangare nel passato, oggi dico che costruire una Lista Civica senza riferimenti valoriali e in grado di governare è possibile solo se i punti di programma sono essenziali e precisati in modo dettagliato: per noi non è stato così. Ci è stato chiesto di assecondare un modo di governare senza poter mettere veramente in discussione le questioni : non tanto sui punti di programma, ma su ciò che è emerso a latere. Mi riferisco all’Outlet, al modo di gestire i rapporti con Pedemontana, e alle due questioni recenti della ex-Filanda e dell’RSD: argomenti espressi nei desiderata ma non nel programma.

Abbiamo deciso di rimettere il mandato agli elettori quando la Lista Civica ha cambiato le carte in tavola: occorreva discutere sui perché, sulle modalità di esecuzione, sulle priorità: ma ciò non ci è stato concesso.

Andremo probabilmente a votare entro l’estate : come vedi questi mesi ? sono una perdita di tempo e di occasioni ?

Credo di no, perché in merito all’RSD abbiamo svolto un lavoro importante nel ricucire con Aicurzio i rapporti : ciò ha permesso di ritornare sulla scelta originaria, impedendo alla Giunta di optare come aveva già fatto, di trovare una soluzione sul terreno di Sulbiate.

Il colloquio avuto oggi con il Commissario è stato molto rassicurante, da questo punto di vista.

Infatti opererà in questi mesi per evitare che le questioni rimangano congelate. Sarà nostra premura collaborare in questo senso.

Certo interrompere un lavoro, implica gestire uno stop: ma sarà anche l’occasione per ridiscutere coi cittadini sulle scelte importanti che cambieranno la fisionomia del paese.

Ma era proprio necessario ?

Ti dico di si, almeno per come si son messe in dicembre le cose.

E’ inaccettabile che una Lista Civica continui ad operare come nulla fosse, cambiando le regole del gioco: ci eravamo presentati in un certo modo agli elettori ed oggi la situazione è molto cambiata.

La Lista Civica ha deciso prima di espellere i tesserati di partito e ciò ha obbligato noi a costituire un nuovo Gruppo Consiliare: poi i tre assessori si sono tesserati nel PDL, col chiaro intento di far pressione sulla minoranza che aveva dichiarato di aver pronta la mozione di sfiducia.

Credo che questo atteggiamento sia poco rispettoso della volontà dei cittadini espressa col voto del 2009.

Da qui la nostra decisione di dare le dimissioni. Confido che questi mesi di commissariamento permettano ai cittadini una seria riflessione su come gestire l'amministrazione pubblica e della trasparenza che richiede.



Redazione Teorema

Sulbiate, 10/01/2012

La nota del mattino del 11 gennaio 2012.


1. LA BATTAGLIA DELL’EURO. MONTI: L’ITALIA HA FATTO IL SUO DOVERE, ORA TOCCA ALL’EUROPA. ACCOLTA LA MODIFICA DEGLI ACCORDI SUL RIENTRO DAL DEBITO PROPOSTA DALL’ITALIA. MONTI VEDE NEL FINE SETTIMANA I SEGRETARI DEI PARTITI. IL PD PREPARA UNA MOZIONE IN PARLAMENTO PER SOSTENERE L’ITALIA IN EUROPA. DOMANI ASTA DEI BTP. LE AGENZIE MINACCIANO L’ABBASSAMENTO DEL RATING.
Il presidente del consiglio, Mario Monti, incontra oggi a Berlino il cancelliere tedesco, Angela Merkel. In vista di questo confronto Monti ha rilasciato al quotidiano Die Welt una lunga intervista. Il messaggio è chiaro: noi italiani abbiamo fatto (e faremo ancora con liberalizzazioni e rilancio della crescita, riforma del mercato del lavoro) uno sforzo pesantissimo. Adesso dobbiamo vedere l’impegno dell’Europa. E anche la Germania deve fare la sua parte per affrontare una crisi che non dipende dall’Europa, ma nasce negli Usa. Se questo non accadrà, in Italia potrebbero riprendere forza le schiere del populismo e dell’antieuropeismo.
Una prima ma parziale risposta l’Italia l’ha già avuta. Il trattato europeo che con grande rapidità si sta scrivendo verrà modificato secondo le proposte degli italiani sul tema del debito pubblico e delle procedure per ridurlo.
L’incontro di oggi è un passaggio decisivo della battaglia europea che l’Italia ha deciso di sostenere. Nel fine settimana Monti si incontrerà con i segretari dei partiti che lo sostengono per parlare di questo tema. Il Pd, secondo quanto ha annunciato il segretario, Pier Luigi Bersani, ha preso l’iniziativa perché il Parlamento si pronunci e dimostri che il governo italiano non è solo nel sostenere il cambiamento della linea politica europea. Il Pd presenterà una mozione alla Camera e al Senato in cui indicherà le iniziative da sostenere in Europa, secondo la piattaforma che il Pd ha concordato con gli altri partiti progressisti europei, e che è largamente condivisa da molte forze politiche nel Parlamento italiano.
I mercati finanziari intanto festeggiano l’annuncio delle agenzie di rating che per il 2012 non vi sarà declassamento della Francia. Ma c’è poco da brindare per l’Italia. Le stesse agenzie hanno annunciato la possibilità di un ulteriore declassamento dei paesi con i debiti più pesanti, Italia compresa. E domani vi sarà un’importante asta dei Btp. Da tenere presente: nei primi tre mesi del 2012 scadono 112,9 miliardi di Btp, Bot, Ctz (440 miliardi nell’intero anno).
Da Il Messaggero. Articolo di Marco Conti. “Angela Merkel ha disposto che Mario Monti oggi venga accolto alla Cancelleria dagli onori militari. Un segnale, piccolo, di un`Italia che arriva nella capitale del paese più forte d`Europa non essendo più «un
peso» per la zona curo, ma parte rilevante della soluzione dei problemi che assediano e mettono a rischio la moneta unica. Come accaduto già in occasione della sua visita a Parigi, Monti si fa precedere a Berlino da un`intervista concessa al quotidiano tedesco conservatore Die Welt, nella quale mette in guardia la Germania e l`Europa dal rischio «populismo». In Italia e nel resto della Ue. Spiega infatti Monti al Die Welt che «il mio governo, non dovrei dirlo, ma è sorretto, come qui in Germania, da una grande colazione», con «una maggioranza che non ha eguali dal dopoguerra». Grazie a ciò sostiene Monti - abbiamo varato una manovra in tempi che nemmeno in Germania sono possibili». Gli italiani - continua Monti - hanno sopportato misure «pesanti», per fronteggiare una crisi «che non è nata in Europa ma negli Usa». Ma ora, sostiene il premier, i problemi per me e il mio governo possono venire proprio dall`Europa. Il perché Monti lo spiega subito dopo sostenendo che «gli italiani hanno mostrato maturità politica che molti non ritenevano possibile», varando misure talmente pesanti, come la riforma delle pensioni, che hanno sorpreso persino il presidente francese Sarkozy. Misure, comprese le liberalizzazioni delle professioni e del mercato del lavoro, che gli italiani, «come mostrano i sondaggi, hanno accettato». «Il problema - insiste Monti - è che non si vede il corrispettivo nell`abbassamento del tasso d`interesse». «Se gli italiani, in un tempo prevedibile, non vedranno segnali che aiutino la loro disponibilità alle riforme, sorgerà una protesta contro l`Europa, contro la Germania e contro la Bce». Il rischio di manifestazioni dì «intolleranza europea», preoccupa Monti al punto da mandare un secco messaggio proprio al blocco conservatore che sostiene la Merkel con la quale «non parlerò oggi di eurobond», anche se l`argomento tornerà presto in agenda perché «serviranno», senza «scardinare la disciplina di bilancio». Il via vai di leader e personalità politiche ed economiche europee che in questi giorni c`è stato a Berlino, dà il senso non solo della preoccupazione esistente, ma della voglia di stringere i tedeschi nell`unica strada che permetta all`euro di Sopravvivere e all`Europa di non tornare indietro di trent`anni. Proprio sulla partita del rientro dal debito giocherà oggi la partita il presidente del Consiglio, nell`incontro con la cancelliera. L`accelerazione nella scrittura e nella firma del trattato intergovernativo, decisa ieri l`altro a Berlino durante l`incontro della Merkel con Sarkozy, spinge l`Italia a mettere in sicurezza la stesura dell`articolo 4 del trattato nella versione prevista nell`articolo 2 del regolamento del patto di stabilità e crescita. In quest`ultima norma è infatti previsto che nel valutare gli sforzi di un paese di rientro dal debito, debbono essere presi in considerazione tutti i «fattori rilevanti». A cominciare dal livello di ricchezza e di indebitamento delle famiglie, sino alle riforme strutturali come quella sulle pensioni appena varata. Per avere ancora più forza in Europa, Mario Monti al suo ritorno da Berlino incontrerà i segretari dei partiti che lo sostengono per fare il punto sui suoi recenti incontri internazionali e spingere affinché il Parlamentò voti all`unanimità, o quasi, una mozione sull`Europa in vista della stesura del nuovo trattato intergovernativo.
La mozione, messa a punto dal Pd, è stata già depositata, ma il testo definitivo verrà messo a punto in questi giorni e la sua approvazione avverrà prima vertice a tre di Roma e del consiglio europeo di fine mese”.
Da Il Messaggero. Dall’articolo di Oscar Giannino. “L’incontro odierno del presidente del Consiglio italiano con la cancelliera tedesca è un grande momento di verità. Non bisogna credere che sarà davvero possibile averne un veritiero rendiconto nella conferenza stampa successiva. Perché i tempi sono di ferro, l`euro resta più che mai a rischio. Solo ieri, altri ammonimenti si sonò levati in proposito. Senza un supporto esterno, per l`Italia potrebbe arrivare il peggio, ha detto Willem Buiter, capo economista di Citigroup, spiegando che Roma e Madrid sono «illiquide ma solventi»; Per Fitch, che ha minacciato un nuovo abbassamento del giudizio sulla solvibilità sovrana italiana, la nostra bassa crescita e lo spread elevato sono una miscela «esplosiva». Goldman Sachs ha aggiunto che il colpo di grazia per l`Italia rischia di arrivare nei prossimi tre mesi, quando dovrà rifinanziare 112,9 miliardi di euro tra Bot, Btp e Ctz, dei 440 attesi nell`anno. E nemmeno la Germania è immune: Deutsche Bank proprio ieri ne ha certificato l`entrata in recessione.
«Il progresso dell`enorme debito pubblico che al presente ci opprime, e che probabilmente porterà alla rovina tutte le grandi nazioni europee, è stato purtroppo assolutamente uniforme nel tempo e condiviso». Sembra una frase pronunciata oggi. Invece è di Adam Smith. il filosofo scozzese fondatore dell`economia di mercato ed è stata scritta nel 1776. Questo per dire che il problema di cui parleranno oggi Monti e la Merkel purtroppo non è nuovo. Coincide con la storia degli Stati sovrani. Perché, come disse Adolph Wagner alla fine dell`Ottocento in quella che si chiama appunto la “legge di Wagner”, purtroppo la politica tende illimitatamente a estendere le attività e il debito che intermedia, e a respingere tutto ciò che le limita. Ma nella storia, fin dal fallimento dei Bardi a Firenze nel XIV secolo e fin dall`istituzione nel 1262 da parte del Maggior Consiglio della Serenissima Repubblica di Venezia di una tassa straordinaria del 5% sugli acquisti dedicata a finanziare gli oneri del debito pubblico, con tanto di costituzione di un fondo di ammortamento che oggi potrebbe servire da esempio per l`Europa, la storia dei debiti sovrani è ricchissima di esempi di ciò che non si deve fare perché porta al fallimento, e di ciò che invece va fatto perché non saltino Stati e monete. A quattr`occhi, Monti e la Merkel possono e devono oggi andare al nocciolo del problema. Il governo tecnico italiano ha riacquistato la piena credibilità europea con Berlino e Parigi, credibilità che Berlusconi aveva perduto. La manovra varata dai professori ci ha rimesso all`onor del mondo, ed entro il Consiglio Europeo straordinario del 23 gennaio arriveranno le liberalizzazioni, dal mercato del lavoro, all`energia, alle professioni. Ma è inutile mentire. L`Italia non è più «il» problema.

2. LA BATTAGLIA PER LA LEGGE ELETTORALE. OGGI DECIDE LA CONSULTA SUL REFERENDUM. IL PDL SI PREPARA A DIFENDERE IL NOCCIOLO DURO DELLA “PORCATA”. BERSANI: IN OGNI CASO VA CAMBIATA PER RIDARE LA PAROLA AGLI ELETTORI.
La Corte Costituzionale si pronuncia oggi sull’ammissibilità dei quesiti referendari sulla legge elettorale, il porcellum voluto fortissimamente da Berlusconi e scritto dal leghista Calderoli per far vincere la destra.
Ieri sera in una lunga riunione del Pdl, il partito di Berlusconi ed Alfano ha deciso di presentare una sua proposta. Dagli obiettivi enunciati, si intuisce la decisione di difendere, qualunque sia la decisione della Consulta, alcune parti del porcellum, a cominciare dal premio di maggioranza.
Il Pd ha presentato da tempo la sua riforma sotto forma di proposta di legge. Ma in ogni caso punta a modificare la legge esistente per ridare agli elettori la parola e la libertà di scelta. Bersani: "Sulle firme per il referendum c'è il nostro sudore, più di tanti altri. Non ci farebbe piacere che la mobilitazione finisse in un diniego, ma che c'è una Corte Costituzionale e un problema da dirimere lo sapevamo da tempo. In un caso o nell'altro la questione non cambia: bisogna superare una legge impotabile e inaccettabile, predisporre una riforma con cui i cittadini abbiano la realtà effettiva di poter scegliere il loro rappresentante. Questo è il punto principale".

3. LA BATTAGLIA PER L’ETICA. MONTI COSTRINGE MALINCONICO ALLE DIMISSIONI. LA GIUNTA DELLA CAMERA VOTA PER L’ARRESTO DI COSENTINO. BERLUSCONI ATTERRITO DALLA POSSIBILITA’ CHE DOMANI VOTI SI’ ANCHE L’AULA DI MONTECITORIO.
Il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha ottenuto ieri che il sottosegretario Carlo Malinconico si dimettesse subito. E’ un evidente cambio di passo rispetto al governo precedente.
La giunta parlamentare per le autorizzazioni a procedere ha detto sì ieri all’arresto del deputato Pdl, ex sottosegretario e ancora plenipotenziario del Pdl in Campania, Nicola Cosentino, accusato di essere il referente nazionale del clan dei Casalesi. Ieri sera, nella riunione del Pdl, Berlusconi si è mostrato preoccupato per l’eventualità che domani anche l’aula di Montecitorio voti sì e furibondo. Il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, è arrivato a prevedere-mincacciare in caso di arresto di Cosentino “ripercussioni politiche”. Sono fatti che non hanno bisogno di commento.

4. LA BATTAGLIA DELLE LIBERALIZZAZIONI. BERSANI: IL GOVERNO ABBIA CORAGGIO E NON FACCIA PASSI INDIETRO.
Dopo le indicazioni dell’Antritrust (praticamente le stesse proposte che Il Pd ha presentato nel Piano nazionale per le riforme un anno fa, che Tremonti non ha voluto
nemmeno discutere e che i grandi quotidiani, a cominciare da Il Corriere della Sera, hanno esplicitamente considerato poco importanti) e dopo gli annunci su un provvedimento in tempi rapidi nella stessa direzione da parte del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Catricalà, ieri sono arrivate notizie di reazioni forti delle lobby, di freni, di tentennamenti. Il Pdl, dopo la riunione di ieri sera, ha annunciato proprie proposte su questo tema: ufficialmente per sostenere le liberalizzazioni, sostanzialmente per bloccarle.
Dal Pd è arrivato invece una spinta a Monti a non indietreggiare. Pier Luigi Bersani: “Ci vuole determinazione, coraggio e razionalità. Dopo le affermazioni che ho sentito da parte del governo, mi stupirei se ci fossero dei passi indietro sulle liberalizzazioni. Liberalizzare - sostiene Bersani- non significa punire qualcuno ma dare possibilità più ampie di occupazione e crescita. Da quasi un anno il Pd ha le sue proposte, non aspettiamo che il governo faccia il 100 per cento delle cose che noi vorremmo ma le nostre proposte possono essere utili”.

5. LA BATTAGLIA PER LE PRESIDENZIALI USA. ROMNEY IN VANTAGGIO. SARA’ LUI A SFIDARE OBAMA A NOVEMBRE?
Nelle primarie tra i repubblicani si profila la vittoria di Mitt Romney. Sarà lui lo sfidante di Obama? Per ora i repubblicani sono apparsi divisi e deboli. Ma non è detto che restino così. La campagna per le primarie potrebbe ricompattare la destra Usa, oggi indebolita dall’estremismo rozzo dei Tea party. Una vittoria della destra in Usa sarebbe un disastro in una fase così delicata. Basta pensare alla spinta che la vittoria di Bush ha impresso all’intero mondo, Italia compresa, verso le divisioni, le guerre, lo sfaldamento delle solidarietà, l’egoismo, la chiusura culturale.

10 gennaio 2012

Sicurezza: più dei delitti crescono paure e insicurezza. La colpa è della crisi.

L'incertezza del proprio futuro aumenta la percezione del rischio ma per anni si è alimentata la politica della paura anche in TV. Non basta aumentare la presenza delle forze dell'ordine: servono politiche sociali e solidarietà.

L'argomento è stato ben analizzato dal dossier di Carlo Buttaroni pubblicato ieri (clicca qui) da l'Unità.

Assemblea regionale PD Lombardo - sabato 14/01/2012.


La nota del mattino del 10 gennaio 2012.


1. EUROPA TUTTA IN RECESSIONE. LE BANCHE NON INVESTONO. I BUND TEDESCHI VENDUTI A TASSO SOTTO ZERO. E LO SPREAD CON I BTP SI ALLARGA.
L’Europa, tutta l’Europa, compreso il ricco e forte Nord, rallenta il passo e comincia a vedere i segnali concreti di una recessione, la seconda dal 2008. I rischi per l’occupazione, già messa a dura prova, sono notevoli. E la crisi fa paura. Le banche non investono nei crediti alle imprese, preferiscono depositare il denaro liquido presso la Bce o investirlo nei Bund tedeschi. Ieri la domanda è stata così forte da far abbassare il tasso di interesse all’asta dei Bund sotto zero. Di conseguenza la differenza di rendimento con i titoli offerti dai paesi con debito elevato, come l’Italia, si è ampliato. Gli effetti si vedranno nelle aste dei titoli di Stato italiani giovedì. Unico aspetto positivo: ora che la crisi morde anche il Nord Europa, Germania compresa, ci sono maggiori margini per rilanciare una politica per la crescita.
Da La Repubblica. Articolo di Maurizio Ricci. “La recessione sta risucchiando l`Europa e, a quanto pare, non si salva nessuno. Un rallentamento dell`area euro era, infatti, scontato e previsto: si stima che, complessivamente, l`economia europea si ridurrà, nel 2012, dell`1,5 per cento. Tuttavia, andando a guardare più da vicino i dati, si vede che l`ombra della crisi copre non solo i paesi deboli Grecia, Irlanda, Portogallo, Italia e Spagna - già investiti dal ciclone dei debiti pubblici e dalla stretta dell`austerità. Ma si allunga anche sui paesi cosiddetti forti, quelli del Nord Europa, compresa la Germania che, fino ad oggi, era sembrata marciare a pieno regime. Una convergenza in negativo che, però, può cambiare le carte al tavolo dei vertici europei e favorire una svolta nella scelta delle ricette contro la crisi degli ultimi due anni: in particolare, convincendo i tedeschi che l`austerità dei bilanci pubblici non è la risposta a tutti i mali. Anche la locomotiva tedesca, infatti, sembra destinata a segnare il passo. Una panoramica delle previsioni di un ventaglio di banche sull`economia tedesca nel 2012 indica che quasi tutti prevedono, per quest`anno, un più che vistoso rallentamento. Nei primi tre mesi del 2012, anzi, ci dovrebbe essere una vera e propria recessione, con un Pil inferiore a quello dell`ultimo trimestre 2011. Ma, poi, l`economia non ripartirà, avvitandosi in un sostanziale ristagno. Anche i più ottimisti - come gli analisti di Unicredit e di Allianz - prevedono, infatti, una crescita non superiore all`1%. Mentre il grosso - da Citigroup a Morgan Stanley, da Goldman Sachs a Commerzbank a Deutsche Bank - prevedono, per l`intero anno, uno sviluppo zero o allo 0,1 per cento. La Hsbc arriva a stimare l`effettiva contrazione, dello 0,3 per cento, di una delle più forti economie del mondo. Il caso tedesco non è isolato. Tutti i paesi forti - il Nord dell`euro - che, finora, si sono opposti apolitiche dichiaratamente antirecessive ed espansionistiche, in nome della disciplina di bilancio, si trovano ad affrontare i venti della crisi. Perla Francia, le previsioni ufficiali, che molti ritengono ottimistiche, sono di una riduzione del Pil dello 0,2% negli ultimi mesi del 2011 e, poi, ancora dello 0,1 fino a marzo, con una disoccupazione che risale al 9,6%. Ma va anche peggio nei paesi più vicini alla Germania, nella custodia dell`ortodossia monetaria. In Olanda, il Pil dovrebbe ridursi dello 0,5%, con 90 mila disoccupati in più (il 15,25 per cento della forza lavoro). In Finlandia, l`economia- che, ancora nelle previsioni dello scorso settembre, sarebbe dovuta crescere dell`I per cento - si contrarrà, invece, dell`1,5 per cento e i disoccupati arriveranno all`8,5 per cento. L`Austria che, nel 2011, era cresciuta di oltre il 3%, dovrebbe scontare una contrazione dello 0,5 nei prossimi dodici mesi. E` possibile che le improvvise difficoltà spingano i paesi del Nord Europa a stringere ulteriormente i cordoni della borsa dei piani di salvataggio dell`euro e dei paesi deboli. I dati spingono, però, in direzione opposta. La recessione nel Nord Europa indica, infatti, come siano ormai collegate le economie dell`area euro. I 17 paesi della moneta unica sono, infatti, un`area relativamente chiusa, in cui il grosso delle esportazioni avviene all`interno. Il crollo della domanda, indotto dai programmi di austerità nei paesi deboli, sta compromettendo anche l`export dei paesi forti. Lo si vede in Germania, in Austria. Per il 2012, la Francia prevede uno sviluppo zero delle esportazioni. Ma non è l`unico segnale. Ieri, l`asta dei titoli tedeschi a sei mesi ha permesso alla Germania di collocare quasi 4 miliardi di euro ad un tasso negativo: meno 0,01%. In altre parole, gli investitori hanno pagato di tasca propria per poter avere i titoli. La scorsa settimana, l`Olanda aveva collocato titoli a tre mesi a tasso zero. E` l`ennesima prova della corsa degli investitori verso il rifugio dei titoli sicuri. Ed ha suscitato l`ironia di molti operatori, pronti a confrontare l`asta dei Bund con quella, contemporanea, con cui la Grecia ha collocato titoli a sei mesi ad un tasso vicino al 400 per cento. Ma è anche un segnale negativo: tutto il sistema dei tassi di interesse tedeschi sta scendendo, pericolosamente, verso lo zero. E` il sintomo di un rischio crescente di deflazione. Fra recessione in atto e ombre di deflazione, cosa può cambiare nella politica europea? Anzitutto, l`allargarsi della crisi può mettere in evidenza i rischi di un` austerità generalizzata e aiutare chi, come il presidente del Consiglio italiano, Mario Monti, insiste perché, nella gabbia dei vincoli di bilancio che si stanno per istituire, si tenga conto degli effetti temporanei della recessione sui conti e, in particolare, si svincoli la spesa per investimenti. In secondo luogo, può indurre Berlino ad allentare le briglie sulla propria economia, stimolando una domanda che benefici le esportazioni degli altri paesi. Infine, può ampliare i margini di manovra di MarioDraghi. Un nuovo taglio dei tassi (dall` 1 allo 0,5%) potrebbe arrivare prima di quanto si pensasse e una politica più attiva di intervento sui mercati potrebbe apparire opportuna anche ai più riluttanti, visto che, fra recessione e deflazione, i rischi di una fiammata inflazionistica appaiono lontani”.

2. LA CRISI SPINGE MERKEL E SARKOZY A STRINGERE I TEMPI. DOMANI MONTI A BERLINO. IL 20 TRILATERALE A ROMA. LA SCELTA EUROPEA DEL PD, CHE IL 20 RIUNISCE L’ASSEMBLEA NAZIONALE.
La crisi che morde anche i paesi più forti sta costringendo tutti, anche la Germania, a fare qualche passetto in avanti. Ieri, al termine dell’ennesimo vertice tra il presidente francese Sarkozy e il cancelliere tedesco Merkel, i due leader europei hanno annunciato la possibilità di chiudere prima del tempo un accordo sui bilanci pubblici, mentre comincia a far passi in avanti anche il progetto di una tassazione delle transazioni finanziarie, sostenuto soprattutto dai partiti progressisti.
In questo contesto l’Italia, attraverso il presidente Mario Monti, può giocare un ruolo per imporre una modifica positiva della linea tedesca, rilanciando la politica della crescita proprio a cominciare dall’Europa. Il Partito democratico lancia l’offensiva perché l’Italia si metta all’avanguardia di un processo di unificazione europea anche dal punto di vista politico.
Da Il Messaggero. Intervista al vicesegretario, Enrico Letta. “L`Europa, la definizione di nuove regole, compiti e strategie, sta diventando la trincea del governo Monti, il suo più impegnativo e caratterizzante terreno d`azione. E` un bene o un male? «A mio avviso - spiega Enrico Letta scandendo le parole per il governo, e in generale per tutta la politica. italiana, si tratta di una grande opportunità». E anche di un rischio però. «Al contrario. Proprio sul fronte europeo, in una fase così delicata, l`Italia può fare la differenza. Sotto più aspetti, infatti, è visibile, percettibile il ruolo che il nostro Paese e il governo Monti possono giocare. Lo colgono le persone; l`hanno colto anche gli osservatori internazionali. Basti pensare al Washington Post che solo pochi giorni fa scriveva che da cosa farà il governo italiano in Europa dipende l`economia mondiale. Si tratta di una grande opportunità, non certo di un vincolo. E questo perché ho sempre considerato il governo Monti non come un esecutivo di normale amministrazione, finalizzato a gestire la contingenza del giorno per giorno: una specie di parentesi di cui molti attendono la chiusura. Secondo me invece questo è un governo che ha un ruolo molto forte, un ruolo da situazione straordinaria». Che deve impiegare in che modo? «E` venuto il momento che il governo e i tre partiti che lo sostengono scrivano un patto sull`Europa e definiscano l`idea di Europa del 2020 che l`Italia vuole portare avanti». Un patto? Con quali capisaldi, e per fare cosa? «Deve essere il patto per costruire gli Stati Uniti d`Europa. In cui, per intenderci. proprio questa specifica espressione venga usata senza alcun tabù. Il caposaldo deve essere l`unione politica, economica e fiscale, accanto a quella monetaria, del vecchio continente. Un patto all`interno del quale vengano esplicitati i grandi obiettivi di integrazione di cui oggi c`è bisogno per salvare l`euro e salvarci tutti noi. Oggi bisogna farla». Concretamente che vuol dire Stati Uniti d`Europa? Che fisionomia, che regole deve avere questa nuova entità? «Bisogna eleggere il
presidente dell`Unione europea; integrare i corpi elettorali più di quanto si sia fatto finora; dare più potere all`Europarlamento. La messa a punto di un patto del genere deve diventare il baricentro della linea politica che l`Italia deve intestarsi. Ovviamente, ripeto, a condizione che un accordo di tale portata venga sottoscritto da tutti gli attori in campo: il governo Monti appunto e i tre partiti maggiori che lo sostengono. In modo da far sì che l`esecutivo esca da una dimensione di sola emergenza e straordinarietà, in modo da dargli la forza per fare le riforme». Scusi, ma nella situazione attuale è credibile quello che chiede? «Penso di si. Non a caso dico che questo patto deve essere siglato oggi, in questo mese di gennaio che è cruciale per l`Europa e per il premier Monti. L`Italia ospiterà a Roma il vertice a tre con Merkel e Sarkozy e poi il presidente del Consiglio volerà a Londra per incontrare il primo ministro inglese Carneron, senza dimenticare l`Eurogruppo e i summit in agenda. All`interno di questo mese cruciale, prima di questi appuntamenti decisivi, è auspicabile che Monti e le forze politiche che lo appoggiano siglino quel tipo di patto e si impegnino su di esso. Se tutto questo accadrà, ed è il mio augurio, Monti avrà più forza in Europa e sarebbe il primo passo della riconciliazione tra tecnica e politica che ritengo ineludibile». Che tipo di riconciliazione? E perché? «Perché questi primi due mesi di vita del governo Monti hanno sancito un eccesso di separazione tra i tecnici i politici. Una situazione che alla lunga rischia di portare male sia agli uni che agli altri. E di portare male complessivamente al Paese». Per caso sta chiedendo che nel governo entrino ministri di Pdl, Pd e Terzo Polo? «Niente affatto. Niente rimpasti, tutto può benissimo e anzi deve restare com`è. Quello che dico è che c`è bisogno di riconciliare quelle due dimensioni. Lo ha detto bene, con nitidezza, Bersani e io sono molto contento che l`abbia fatto. C`è bisogno che il fossato tra tecnici e politici venga colmato. E proprio l`Europa è l`occasione per farlo. Anche perché è una occasione che capita subito. Il suggerimento, l`appello che rivolgo a tutti è che questo diventi il tema dei prossimi giorni. E` un modo perché la politica, come ha saggiamente ricordato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo messaggio di fine anno, torni centrare. Un modo perché anche il governo dei tecnici possa essere può forte nella Ue per questo grande lavoro che deve fare di guidare un percorso europeo che non può essere lasciato soltanto alla insufficiente coppia franco-tedesca». E il Pd deve essere il motore di questo patto? «E` una operazione che funziona solo se tutti e quattro i soggetti sono convinti. Noi, il Pd, dobbiamo essere quelli più convinti di tutti perché l`Europa è il nostro Dna. Noi avremo una Assemblea nazionale il 20 gennaio, lo stesso giorno in cui ci sarà il vertice a tre con Francia e Germania a Roma. Sarà quella la sede migliore e l`occasione per ribadire il nostro impegno europeo».
3. IL GOVERNO ACCELERA SULLE LIBERALIZZAZIONI. “CORAGGIO” INCITA BERSANI, RICORDANDO LE DECINE DI PROPOSTE PRESENTATE DAL PD.
Il sottosegretario alla presidenza del consiglio ed ex presidente dell’Antitrust, Catricalà, annuncia un affondo del governo sulle liberalizzazioni. “Coraggio” incalza Bersani (ieri sera ospite di Otto e mezzo su La 7). E ricorda non solo le iniziative prese dai governi di centrosinistra, ma anche le decine di proposte di liberalizzazione presentate dal Pd nel 2011: decine di proposte illustrate in una conferenza stampa nel febbraio scorso e poi inserite nel Piano Nazionale per le riforme. Forse è il caso di ricordare che il Pnr del Pd fu inviato all’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, il quale si rifiutò di discuterne. E fu ben poco preso in considerazione dai principali quotidiani del paese, allora ancora sostenitori della linea Tremonti. Oggi l’Antitrust suggerisce quelle stesse proposte e il governo si appresta a vararle. Ma non si leggerà l’autocritica degli autorevoli commentatori che allora si chiedevano: dove sono le proposte del Pd?

4. IL MINISTRO FORNERO COMPLETA LE CON SULTAZIONI. SI PREPARA IL CONFRONTO UNITARIO CON SINDACATI E IMPRENDITORI. IL PD OFFRE IL SUO CONTRIBUTO SUL TEMA DEL LAVORO.
Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, sta per concludere le consultazioni separate con le forze sociali e per avviare un tavolo di confronto collegiale. Il tema dell’articolo 18, come sostiene da tempo il Pd, non è stato sollevato in questi incontri.
Il Pd intanto offre la propria proposta al confronto sul tema del lavoro.
Da L’Unità. Articolo di Simone Collini. “Un contratto prevalente che preveda un periodo formativo di massimo tre anni al termine del quale siano garantite tutte le tutele, articolo 18 compreso, indennizzo monetario per chi venisse licenziato nella fase d`ingresso, riduzione degli oneri contributivi per le aziende che stabilizzano. Anche le ultime limature sono state fatte e dopodomani Stefano Fassina illustrerà ai membri del forum Lavoro riuniti nella sala Berlinguer di Montecitorio la proposta con cui il Pd andrà al confronto col governo.
Pier Luigi Bersani ha chiesto ai dirigenti del partito di evitare di entrare nel dibattito, ora che la partita sul mercato del lavoro è tutta giocata tra esecutivo e parti sociali. Ma al tempo stesso ha dato mandato al dipartimento Lavoro, guidato da Fassina, di mettere a punto un testo che tenga conto di quanto deciso all`Assemblea nazionale del maggio 2010 e alla Conferenza nazionale sul lavoro dell`estate scorsa. Il responsabile Economia del Pd ha lavorato sul materiale approvato in quei due appuntamenti e sui contenuti delle proposte di legge presentate al Senato da Paolo Nerozzi (ispirata dalle teorie degli economisti Tito Boeri e Pietro Garibaldi e fortemente sostenuta da Franco Marini) e alla Camera da Cesare Damiano e da Marianna Madia. Nella bozza finale che verrà illustrata dopodomani ai parlamentari Pd membri delle commissioni Lavoro di Camera e Senato (ma sono stati invitati alla discussione anche il professore di economia alla
Cattolica di Milano Carlo Dell`Aringa e altri docenti universitari) non vengono invece riprese le proposte di Pietro Ichino, primo firmatario di un progetto di legge che prevede un superamento dell`articolo 18 (quelli economici, tecnici e organizzativi vengono fatti rientrare tra i motivi per giusta causa per i licenziamenti individuali). Il giuslavorista resta convinto che il modello della "flexsecurity" sia preferibile a quello centrato sul contratto prevalente d`ingresso, e la discussione non mancherà. Nel Pd si sta però lavorando per arrivare a un confronto senza aspre tensioni, e il fatto che Ichino abbia giudicato un «ottimo compromesso» la proposta di legge Nerozzi-Marini se la sua si rivelasse «non politicamente praticabile», fa ben sperare Bersani, che vuole chiudere l`Assemblea nazionale di Roma del 20 e 21 con un voto unitario sulla posizione del Pd sulla riforma del mercato del lavoro. Bersani, che ha fissato per i prossimi giorni un incontro col presidente del Consiglio Monti, valuta intanto positivamente che nel fronte sindacale tutti condividano la necessità di un confronto unitario. Per il leader del Pd «cambiamento e coesione devono andare insieme», cioè l`Italia può uscire dalla crisi solo se saranno approvate le riforme necessarie a garantire la crescita senza provocare lacerazioni nel tessuto sociale. Contratti tra il partito e le organizzazioni sindacali sono continui, in questi giorni. Così come tra partito e governo e anche con le altre forze che sostengono l`esecutivo in Parlamento, alle quali Bersani propone una piattaforma comune italiana da sostenere in Europa. La riforma del mercato del lavoro è troppo delicata per non essere il più possibile condivisa. Così come altre riforme necessarie all`Italia per superare questo brutto momento. Bersani dice nel corso della puntata di "8 e mezzo" che quello Monti non lo giudica un governo tecnico, e che anzi un esecutivo come quello attuale «è preferibile a uno fatto col manuale Cencelli». Il leader del Pd sottolinea però durantela trasmissione televisiva anche se è vero che non tutta la politica è «sporca» è anche vero che ora bisogna «ripristinare un rapporto decente tra cittadini e istituzioni». Bersani, intervistato da Lilli Gruber, lancia anche altri messaggi all`indirizzo del governo: in generale ad accelerare sulle liberalizzazioni, a Monti ad avere «coraggio» e al sottosegretario Carlo Malinconico a dare spiegazioni sulla vicenda delle vacanze che gli sarebbero state pagate da imprenditori della "cricca" dei grandi appalti del G8: «Non so se il fatto sia vero o no ma l`idea della trasparenza è una esigenza dichiarata e conclamata. Dovrebbe dare spiegazioni».

5. RAI. IL GOVERNO PREPARA LA RIFORMA DELLA GOVERNANCE, IL PD LO INCORAGGIA, IL PDL TEME DI PERDERE IL PUNTELLO DI UNA RAI AL SERVIZIO DI BERLUSCONI.
Il governo Monti si accinge a presentare una proposta di riforma della governance della Rai. Il Pd, che da tempo ha presentato una propria proposta, è d’accordo: perché il governo non dovrebbe interessarsi alla sorte di un’azienda pubblica che sta andando a rotoli? Dice Bersani. Il Pdl frena cercando scuse: la Rai berlusconizzata è
un sostegno notevole in caso di elezioni. Perderla significherebbe molto sia per motivi di consenso elettorale, sia dal punto di vista economico: una Rai più autonoma farebbe più concorrenza a Mediaset, l’azienda della famiglia Berlusconi.
6. LA LEGA VOTA OGGI SI’ AL CARCERE PER COSENTINO. E’ UN PASSAGGIO IMPORTANTE. SE COSENTINO VA IN CARCERE PER IL PDL SI APRE UNA NUOVA FASE.
I membri leghisti della commissione parlamentare per le autorizzazioni a procedere oggi hanno annunciato che voteranno a favore dell’arresto di Nicola Cosentino, deputato del Pdl e responsabile del Pdl in Campania. Giovedì la stessa richiesta sarà votata dall’aula di Montecitorio. Se la richiesta di arresto sarà votata, per la destra italiana si apre un nuovo capitolo: la fine della protezione a qualsiasi costo dei parlamentari della destra coinvolti in inchieste anche pesantissime come quella sulla camorra dei Casalesi è un punto di svolta. Per il Pdl sarà un altro smacco duro da digerire.

9 gennaio 2012

Oggi, lunedì 09/01, a Vimercate incontro pubblico: "Dopo la manovra dei sacrifici come sostenere il welfare".

Il Partito Democratico e i Giovani democratici di Monza e Brianza promuovono

Incontro pubblico - Lunedì 9 gennaio 2012 alle ore 21.00
Villa Gussi – via Mazzini 41 - Vimercate

“Dopo la manovra dei sacrifici come sostenere il welfare per famiglie e giovani e rilanciare lavoro, imprese, enti locali”.

Interviene: prof. Carlo Dell'Aringa, docente di Economia politica all'Università Cattolica di Milano.

Partecipano:
Gigi Ponti, Segretario provinciale PD Monza e Brianza

Andrea Esposito, Segretario regionale Giovani democratici
Enrico Brambilla e Giuseppe Civati, consiglieri regionali

Enrico Farinone e Alessia Mosca, deputati

Daniela Mazzuconi, senatrice