1 novembre 2011

Bersani:"Il 5 novembre manifestazione nazionale aperta a tutti".


“Care italiane, cari italiani,

sabato 5 novembre il Partito democratico terrà una manifestazione nazionale in piazza San Giovanni a Roma. Il nostro intento è di riunire tutti coloro che hanno a cuore il futuro del nostro paese per avviare insieme una ricostruzione democratica, sociale ed economica dell’Italia. Il nostro è un grande paese. Gli italiani sono un grande popolo. Abbiamo le risorse per riprendere il cammino che ci spetta, per riconquistare la dignità che meritiamo, per riprenderci il nostro futuro di donne e uomini, di persone libere, serie, capaci.

Per realizzare questo obiettivo c’è bisogno di uno sforzo corale. Per questo chiediamo a tutti di venire in piazza con noi, alle diverse associazioni impegnate nella società, ai movimenti civili, a coloro che hanno a cuore il futuro degli italiani.
L’appuntamento del 5 novembre in piazza San Giovanni, luogo simbolo della democrazia nelle storia repubblicana, sarà una festa di popolo, aperta alle donne e agli uomini che desiderano manifestare il proprio impegno.

Le donne italiane, come sta accadendo anche in altre aree del mondo, a cominciare dalla sponda Sud del Mediterraneo, hanno mostrato chiaramente, con la propria mobilitazione, di essere uno dei pilastri fondamentali del cambiamento della società. A loro si rivolge il Pd e così pure a tutti gli uomini che hanno a cuore il futuro nazionale.

Moltissimi saranno in piazza San Giovanni i militanti del Pd. Ma l’invito è per tutti. Venite con la bandiera tricolore. Portate con voi la Costituzione italiana, la più bella del mondo. E tutti insieme diremo al mondo, all’Europa e al nostro Paese, “in nome del popolo italiano”, che tutti insieme ci impegniamo per cominciare un’altra storia, che l’Italia riprende il proprio cammino, che vogliamo ricostruire la società che meritiamo”.


Pier Lugi Bersani


Attività in Provincia di Monza e Brianza n. 33 del 2011.

Settimana dal 24 al 29 ottobre.

A cura del Consilgiere Vittorio Arrigoni.

1) Lunedì 24 ottobre ’11 in Commissione 5 l’assessore G. Colombo ci ha illustrato il POF 2012/’13 che è stato predisposto coordinandolo con la formazione professionale ed articolandolo per ambiti territoriali.

I criteri adottati per la definizione del POF sono stati la stabilità del numero delle aule disponibili, la riduzione della mobilità sul territorio, l’evitare i doppioni con le scuole vicine, l’eliminare i corsi non richiesti dalle famiglie ed il tenere conto delle richieste delle scuole e degli enti locali .

Nell’ambito del Vimercatese sono stati riconosciuti i seguenti indirizzi ed articolazioni: servizi informativi aziendali, edile e territorio ( IPIA Floriani), automazione e biotecnologie ambientali (ITI Einstein). Sono stati eliminati i seguenti corsi IFP autorizzati negli anni precedenti e che non hanno avuto iscrizioni adeguate per due anni di seguito: operatore elettrico e operatore dei sistemi e dei servizi (IPIA Floriani).

Nella discussione ho osservato come gli indirizzi o le articolazioni nuove sono tutte richieste dagli istituti tecnici perchè cercano di modulare il loro POF alle mutevoli esigenze delle aziende che stanno affrontando una crisi pesante che richiede modifiche strutturali e produttive profonde.

Infatti i licei non hanno fatto richieste di nuovi indirizzi e viene autorizzato in tutta la provincia di MB un solo liceo musicale. Ho chiesto di verificare la distribuzione delle aule in tutta la provincia, perché a mio avviso il Vimercatese è sottodotato di aule rispetto alla media provinciale.

Ho sollecitato l’assessorato a chiedere alla GP di completare la costruzione dei nuovi istituti di Limbiate ( in corso), di Brugherio (appaltato) e di Arcore (da appaltare), da troppo tempo in discussione, per far fronte alle esigenze formative del territorio.

La parte di POF della formazione professionale verrà in commissione prossimamente.

Il POF provinciale per l’a.s. 2012/’13 andrà trasmesso in Regione Lombardia entro il 20.11 p.v. e la Regione delibererà entro i primi quindici giorni di dicembre ’11.

2) Martedì 25 ottobre ’11 in Commissione 8 l’assessore Meroni ci ha aggiornato sulla situazione dei lavori del nuovo istituto di Brugherio, dove, a due anni dalla posa della prima pietra, i lavori non sono ancora incominciati.

Nel 2010 l’assessorato aveva definito un nuovo progetto e previsto due milioni in più di finanziamento che, nella fase della definizione del bilancio, sono stai tagliati dalle spese di investimento. Il costo attuale dell’opera ( primo lotto) è di circa 6,950 milioni di euro di cui 4,7 milioni sono già disponibili (mutuo acceso dalla provincia di MI).

Si è deciso di finanziare la scuola di Brugherio con il mutuo previsto per l’ampliamento dell’istituto Porta di Monza, non più necessario (2,250 milioni). Nella primavera di questo anno è stato chiesto alla provincia di MI di chiedere all’istituto di credito irlandese, presso cui si è acceso il mutuo, di spostarlo su Brugherio. Operazione ancora non è ancora conclusa.

La provincia di MB sta sollecitando MI, dice Meroni.

Ho lamentato i ritardi e le inconcludenze delle province di MB e di MI , che pur avendo organizzazioni elefantiache non risolvono tempestivamente i problemi.

Questo dimostra anche che tra le due province non c’è una collaborazione proficua, ma che ognuno pensa solo a se stessa, alla faccia della provincia “amica” ( stessa maggioranza PdL e LN).

Per fortuna che la Provincia di Milano ha avviato la progettazione e/o la costruzione degli istituti di Limbiate, Brugherio ed Arcore, perché la nuova provincia di MB non ha definito alcun ulteriore progetto scolastico, nonostante le diverse esigenze emerse ( ISA Monza, Meda, ecc.).

3) In Commissione 9 il dott. Viscardi ci ha illustrato la normativa che regola il patto di stabilità per gli enti locali, con particolare riferimento alla provincia di MB che dovrà rispettarlo a partire dal bilancio di previsione del 2012.

Scopo del patto di stabilità è quello di limitare la capacità di spesa dell’ente che, per la provincia di MB, nel bilancio 2012, sarà di 8,2 milioni di euro, pari al 10,7% delle spese correnti del 2010.

A ciò si dovrà aggiungere una ulteriore riduzione di entrate a causa dei tagli stabiliti a carico delle province nella manovra finanziaria di fine luglio ’11, paria a complessivi 700 milioni di euro.

La stessa manovra prevede di classificare gli enti locali in quattro fasce di virtuosità al fine di ridurre ed eliminare i vincoli di spesa del patto di stabilità per gli enti che hanno i conti in regola.

Tali criteri dovrebbero valere per le province dal 2012 e per i comuni dal 2013.

Ma ad oggi il decreto di attuazione di questa norma non è ancora stato approntato e questo costituisce un grave elemento di incertezza per la predisposizione del bilancio.

Il dibattito che si è sviluppato in commissione ha messo in risalto il fallimento di ogni politica federalista , sbandierata dalla Lega Nord, perché gli enti locali virtuosi non vengono non solo premiati, ma neppure riconosciuti per la loro politica finanziaria responsabile.

La provincia di MB nel 2012, dovrà rendere ancora allo Stato 15,3 milioni di euro, non avrà alcun trasferimento dalla provincia di MI per la suddivisione del patrimonio , dovrà rispettare l’obiettivo del patto di stabilità (- 8,2 milioni di euro) e far fronte ad una ulteriore riduzione delle entrate trasferendole allo Stato, come quota parte dei 700 milioni di tagli previsti per le province.

Una situazione difficile ed incresciosa.

Dobbiamo premere su ANCI per fare in modo che i criteri di virtuosità vengano definiti dal Governo al più presto.

4) Giovedì 27 ottobre ’11, in apertura del consiglio provinciale il presidente del Consiglio provinciale Angelo De Biasio ha comunicato all’assemblea di avere ricevuto nei giorni scorsi un avviso di garanzia per abuso di potere in attività di controllo sulla strada che avrebbe commesso quando era assessore nel Comune di Biassono.

Un carabiniere lo ha denunciato perché De Biasio avrebbe svolto attività di polizia urbana senza averne le prerogative. Il presidente ha negato l’addebito ed ha dichiarato di aver svolto un’attività di coordinamento della polizia locale, come permesso dalla la legge. De Biasio ha chiesto poi al consiglio provinciale di pronunciarsi circa l’opportunità delle sue dimissioni dalla presidenza del consiglio medesimo. In una apposita lunga riunione i capigruppo non hanno rilevato questa opportunità; quindi Di Biasio resta presidente del consiglio provinciale di MB.

Il PD ha fatto però rilevare il comportamento scorretto di De Biasio e della Lega Nord che per Ponti, Arrigoni e Pozzati, senza che questi fossero raggiunti da alcun avviso di garanzia per la vicenda Serravalle perché totalmente estranei, la LN e De Biasio hanno chiesto le loro dimissioni, mentre per De Biasio, con avviso di garanzia del magistrato, la LN ha minimizzato la vicenda e difeso il suo uomo.

5) Allego il testo di una mia nota sulla vicenda Serravalle ASAM con l’obiettivo di confutare la tesi dei danni che sarebbe stati arrecati alla provincia di MB con la costituzione di ASAM e con l’acquisto dal gruppo Gavio del pacchetto azionario di maggioranza da parte della provincia di MI.

Vimercate, 31 ottobre 2011

AV


NOTA SULL’OPERAZIONE SERRAVALLE - ASAM

Voglio qui esprimere alcune considerazioni sugli ipotizzati danni, come sostenuto dall’odg presentato in consiglio provinciale di MB il 22 settembre ‘11 dalla LN, derivanti dall’operazione di acquisto del pacchetto di maggioranza della Milano-Serravalle e dalla costituzione di ASAM.

Per questi motivi l’odg chiedeva, tra l’altro, le dimissioni dal consiglio provinciale di Gigi Ponti, Vittorio Arrigoni e Vittorio Pozzati, colpevoli di avere sostenuto queste scelte nel consiglio provinciale di Milano.

I danni ipotizzati possono essere:

- l’inutilità ed l’onerosità dell’operazione di acquisto del pacchetto azionario di maggioranza;

- la riduzione dei dividendi delle società partecipate a favore della provincia di MB;

- l’esclusione della provincia di MB dalla governance delle singole società partecipate,

principalmente SEA e Serravalle, con la costituzione della holding ASAM.

1) Per una risposta compiuta alla prima ipotesi di danno bisogna risalire agli anni 2004/’05 quando la soc. Serravalle era bloccata dai conflitti tra la presidente Colli ed il direttore generale di Serravalle, nonché dai litigi tra Colli ed il sindaco di Milano Alberini, peraltro appartenenti allo stesso schieramento politico.

L’operatività della soc. Serravalle era al lumicino e gli investimenti praticamente bloccati.

Il sistema autostradale metropolitano era bloccato dai veti reciproci e dalle opposizioni dei comuni.

In vista delle elezioni provinciali del 2004 l’ alleanza di centro sinistra ritenne importante mantenere il controllo pubblico della società per utilizzarla come motore degli interventi necessari a potenziare la viabilità dell’area metropolitana con la Pedemontana e la TEM.

Successivamente alle elezioni provinciali vinte dal centro sinistra, l’opposizione del sindaco di Milano, Albertini, ed il pericolo di una vendita della quota comunale di Serravalle ai privati convinse la giunta Penati ad intervenire in modo autonomo e deciso acquistando una quota di azioni da Gavio (15%) per 243 milioni di euro.

Era una scelta in contro tendenza quella di aumentare la quota pubblica ( al 53%) in una importante società, mentre altri enti cedevano ai privati le loro partecipazioni strategiche, scelta dettata dalla volontà di recuperare il ritardo infrastrutturale dell’ area metropolitana milanese.

Il ritardo fu recuperato con l’iniziativa di Terragni, nuovo presidente di Pedemontana ( soc. di Serravalle) che, impostando un rapporto più aperto alle esigenze dei comuni, riuscì a sbloccare la definizione dei progetto dell’autostrada.

Per TEM l’azione di Penati portò alla definizione di un Accordo di programma tra Provincia di MI, Regione Lombardia, Ministero per le Infrastrutture ed i Comuni del melzese per la realizzazione del percorso autostradale sostenuto dal quadruplicamento della linea ferroviaria Milano-Treviglio ed il prolungamento delle line metropolitane M2 a Vimercate e M3 a Paullo.

La realizzazione pratica di queste infrastrutture sta incontrando diverse difficoltà anche perché il governo Berlusconi ha preferito finanziare opere di dubbia utilità come il ponte sullo stretto di Messina, invece di sostenere le nostre opere stradali e ferroviarie.

La congruità del prezzo pagato per l’acquisto del pacchetto azionario da Gavio era sostenuta, anche secondo diversi autorevoli economisti e commentatori economici, con il fatto che questo pacchetto permetteva alla provincia di MI di acquisire la maggioranza assoluta delle azioni e di aumentare il valore della società.

La scelta di acquistare il 15% delle azioni del gruppo Gavio fu sicuramente una scelta controversa e molto discussa dal mondo politico ed economico, ma fu condivisa dalla maggioranza che governava la provincia di MI, sulla base di ragioni forti orientate soltanto all’interesse pubblico.

La notevole spesa sostenuta per l’acquisto del pacchetto di maggioranza ha permesso di sbloccare investimenti per circa 7/8 miliardi di euro in opere infrastrutturali. E questo è un danno per MB?

2) Circa l’ipotizzata riduzione di dividendi delle società partecipate ricordiamo che il bilancio della provincia di MB del 2010 ha beneficiato di una entrata straordinaria costituita dal dividendo di 4,3 milioni di euro, distribuito da ASAM alle due province.

Per il bilancio provinciale del 2011, i 5,7 milioni di euro di dividendi previsti da SEA/ASAM non sono stati distribuiti alla Provincia di MB , non perché ASAM era impegnata a pagare il debito, come ha detto il Presidente Allevi ai giornali, ma soprattutto per la mancata quotazione in borsa di SEA e la conseguente impossibilità per il Comune di MI, per la Provincia di MI e di MB di attingere al fondo riserve di 160 milioni di euro di SEA.

Questo fatto ci induce a sottolineare che non si possono finanziare le spese correnti con dividendi societari che sono per loro natura non costanti negli anni. Questa è stata una mossa azzardata che non ha funzionato.

La responsabilità di questa operazione fallita è anche per colpa del sindaco Moratti che per far quadrare il bilancio 2011 di Milano ha previsto complicati giri finanziari sul destino di SEA che non si potevano concretizzare in tempi brevi ed in una congiuntura finanziaria così negativa.

Ha danneggiato di più SEA la costituzione di ASAM o l’abbandono di Malpensa da parte dell’Alitalia a favore di Fiumicino, per una scelta improvvida del governo di destra?

Certo ASAM deve pagare il debito alla banca che ha finanziato l’operazione, ma è in grado di distribuire dividendi congrui, avendo in portafoglio azioni di società importanti e strategiche come SEA e Serravalle. E questo è un danno per MB?

3)La terza ipotesi di danno è derivata dalla costituzione di ASAM che avrebbe tolto o ridotto la capacità operativa della provincia di MB nella governance delle singole società partecipate dalla provincia stessa.

In proposito risulta evidente che senza ASAM la provincia di MB sarebbe entrata in possesso del 20% del pacchetto azionario (35%) della provincia di MI in Serravalle, e cioè pari a 7%.

Inoltre avrebbe avuto il 20% del pacchetto azionario (18%) della provincia di MI in SEA, e cioè pari al 3,6%.

Ora con ASAM la provincia di MB ha il 20% delle azioni della holding, una quota azionaria ben maggiore, seppure sempre minoritaria. Come minoritarie sarebbero state le partecipazioni di MB nelle singole società.

Certo il 7% delle azioni per MB avrebbero pesato di più in una compagine azionaria di Serravalle molto frantumata e ancora priva di una guida sicura.

Ma alla provincia di MB conveniva una Serravalle ingovernabile o bloccata nella sua operatività?

ASAM è stato lo strumento aziendale necessario a MI per esercitare un forte governo del sistema infrastrutturale metropolitano.

Le realizzazioni di Pedemontana e TEM in fase di avvio sono a vantaggio di tutta l’area metropolitana, Brianza compresa. E questo è un danno per la Brianza?

Se ASAM non serve a Milano perché non viene sciolta? Se ASAM è dannosa per MB perché la provincia non esce da ASAM?

Quale strategia gestionale ed industriale ha oggi la provincia di MB per ASAM ?

La provincia di MB conosce la strategia gestionale di MI per ASAM? Si riconosce in essa o non la condivide?

In realtà non abbiamo mai sentito la GP o la maggioranza della provincia di MB esprimere una strategia industriale da proporre per MB in ASAM.

Nel consiglio provinciale non abbiamo mai incontrato il rappresentante della provincia di MB nel cda di ASAM, anche se compete al consiglio provinciale dare indirizzi e svolgere controlli sulle partecipate.

Ricordiamo che il rappresentante di MB in ASAM ricopre la carica di vice presidente, non svolge un ruolo qualunque e quindi ci dobbiamo aspettare una partecipazione alla governance più incisiva di quella a noi nota attraverso le sue lamentele comunicate agli organi di stampa.

E che dire delle difficoltà a convivere in ASAM con i soci milanesi se ricordiamo che questo soci sono l’espressione di una giunta “amica” dello stesso colore politico, ovvero PdL e LN.

Questa amicizia non si è tramutata in concordia operosa, come promesso in campagna elettorale dal PdL e LN, ma in aspre contese, come per la mancata suddivisione del patrimonio tra le due province di MI e MB.

E queste manchevolezze non provocano danni? Queste difficoltà a dialogare per cercare soluzioni condivise non creano ritardi e diseconomie per MB?

Chi si deve dimettere?

Vimercate, 10 ottobre 2011

AV

Beppe Pagano: "Io la mia terra la amo",.."Io mi aspetto che io faccio qualcosa"

Beppe Pagano per esempio....

Giuseppe Pagano con un discorso vero, appassionato, e emozionato, ha chiuso la due giorni PD di Finalmente Sud.
Non perdetelo, mertita di essere ascoltato perchè è un esempio cui tutti, giovani e meno giovani, dovrebbero seguire.
Sono cose che non passano in televisione.

Anche Pagano è un giovane che "scalcia", che non rispetta le regole, che non intende attendere il suo turno.

Beppe Pagano un giovane che lotta per il diritto della sua terra ad essere libera.



... Beppe Pagano, GRAZIE!
Noi siamo con te!


31 ottobre 2011

Renzi pubblica in rete le 100 idee del Big Bang.

Sono già in rete le 100 idee dell'evento "Big Bang" Leopolda 2011.

TEMA 1 – RIFORMARE LA POLITICA E LE ISTITUZIONI

1 Basta con il bicameralismo dei doppioni inutili.
Cominciamo dalla testa. Il Parlamento, la sede della rappresentanza in cui si riflette la sovranità popolare, è oggi tra le istituzioni più denigrate e discreditate, anche perché è inefficiente. Quasi mille componenti e due camere che fanno lo stesso mestiere, entrambe titolate a dare e togliere la fiducia al Governo, con due serie di Commissioni che operano sulle stesse materie, due filiere dirigenziali, doppie letture su tutte le leggi, non hanno nessuna giustificazione. Una delle due camere va semplicemente abolita. Ne basta una sola, veramente autorevole, composta da non più di 500 persone. Al posto dell’attuale doppione serve un organo di raccordo tra lo Stato e i governi regionali e locali che possa anche proporre emendamenti a qualsiasi proposta di legge su cui la Camera elettiva si esprime in ultima istanza a maggioranza qualificata.

2 Le elezioni diano potere ai cittadini non ai segretari di partito.
Per ridare autorevolezza al Parlamento bisogna innanzitutto abolire il “Porcellum”, l’attuale legge elettorale che consente la nomina dei parlamentari da parte delle segreterie dei partiti, tornando ai collegi uninominali.

3 La politica non sia la via breve per avere privilegi e una buona pensione.
Aboliamo tutti i vitalizi per i Parlamentari e i Consiglieri regionali. La politica torni a essere assolvimento di un dovere civico e non una forma di assicurazione economica. Le risorse spese per i singoli Parlamentari devono essere portate alla media europea, distinguendo nettamente le indennità dalle risorse messe loro a disposizione per l’esercizio dell’incarico, che devono essere amministrate dagli uffici del Parlamento.

4 Un costo standard per le Regioni.
Oggi i Consigli delle varie Regioni hanno costi sproporzionati, che variano moltissimo senza nessuna giustificazione. Non sono legati alla dimensione dei territori che i Consigli dovrebbero rappresentare e nemmeno al numero dei loro componenti. Si va dai 35 milioni di euro dell’Emilia-Romagna agli oltre 150 milioni di euro della Sicilia. I consiglieri regionali devono avere un compenso e, chiaramente distinto da questo, un budget per le attività di servizio uguali in tutte le regioni. Deve essere definito il “costo standard” per il complessivo funzionamento delle assemblee legislative regionali fissandolo ad un valore compreso tra gli 8 e i 10 euro annui per abitante.

5 Abolizione delle province.
Più di 100 province non ce le possiamo permettere. Vanno abolite. Nei territori con almeno 500.000 abitanti si può eventualmente lasciare alle Regioni la facoltà di istituire enti di secondo grado per la gestione di funzioni da loro delegate.

6 L’unione fa la forza: mettiamo insieme i piccoli comuni.
I comuni sono il vero pilastro dell’amministrazione tra i cittadini, ma 8100 sono troppi, e tanti tra loro troppo piccoli per gestire i servizi che dovrebbero erogare. Mantenendo salvi i presidi locali e la rappresentanza dei centri minori, dovrebbero raggiungere attraverso unioni o fusioni una dimensione minima di 5.000 abitanti.

7 I partiti organizzino la democrazia, non siano enti pubblici.
Il finanziamento pubblico va abolito o drasticamente ridotto e in ogni caso commisurato al solo rimborso delle effettive spese elettorali, condizionandolo al fatto che i partiti abbiano statuti democratici, riconoscano effettivi diritti di partecipazione ai propri iscritti e selezionino i candidati alle cariche istituzionali più importanti con le primarie. Favorire il finanziamento privato sia con il 5 per mille, sia attraverso donazioni private in totale trasparenza, tracciabilità e pubblicità.

8 Azzerare i contributi alla stampa di partito.
Con internet, chiunque può produrre a costo zero il suo bollettino o il suo house organ. I contributi alla stampa di partito vanno aboliti.

9 Le camere di commercio regolino il mercato, non siano imprese.
Le camere di commercio dovrebbero limitarsi a tenere il registro delle imprese, garantire il mercato e non spendere soldi nella promozione, nell’acquisto e partecipazione nelle imprese, nella formazione e quant’altro non sia missione pubblica di regolazione. Inoltre bisogna portare la democrazia nella scelta dei consigli direttivi. Gli organi di governo delle camere non siano nominati dalle associazioni, ma siano eletti liberamente e direttamente dalle imprese. Anche chi non è iscritto alle associazioni ha diritto di scegliere chi governa le camere di commercio. Il tributo delle imprese sia volontario non obbligatorio.

10 Il consiglio inutile.
Il CNEL, il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro è un organo di rilevanza costituzionale, propone sostanzialmente pareri agli organi costituzionali, puntualmente ignorati. Istituito nel 1948, è entrato in funzione solo dieci anni dopo, trasformandosi rapidamente in una riserva per burocrati, in primis ex leader sindacali e imprenditoriali. In mezzo secolo, le sue proposte di legge sono state appena undici (11). Di queste nessuna ha mai avuto seguito o è stata seriamente considerata. Costa venti milioni di euro l'anno. Va abolito.

11 Meno poltrone, più efficienza.
Nel Paese ci sono 24.310 consiglieri d’amministrazione in aziende partecipate dal pubblico, al livello statale e locale. In tre anni bisogna dimezzare il numero dei consiglieri e la relativa spesa, sia accorpando le imprese sia privatizzandole, oltre che prevedendo un massimo di tre consiglieri per le aziende piccole e cinque per quelle grandi.

12 Gli altri costi della rappresentanza.
Anche le organizzazioni degli interessi (dai sindacati alle organizzazioni imprenditoriali) devono tornare a concentrarsi sulla loro funzione più propria: difendere i diritti dei loro associati. Quindi, le agevolazioni pubbliche di cui godono vanno commisurate alle effettive funzioni di rappresentanza che svolgono.

13 Eliminiamo la classe politica corrotta.
Lo strumento è una amnistia condizionata. Al rispetto di 5 punti: ammissione della colpa, indicazione di tutti i complici, restituzione del maltolto, impegno a non fare più politica. In caso di nuovo reato, la pena si somma a quella del reato oggetto dell’amnistia.

14 Razionalizzare le missioni italiane all'estero.
Definire una strategia di coordinamento della presenza militare all'estero in pieno accordo (e non in competizione) con l'Europa, per essere di maggior aiuto alle popolazioni e razionalizzare il costo d'intervento.

15 Una strategia per il Mediterraneo in trasformazione.
Siamo il paese europeo più vicino a una fascia di nazioni, dall’Egitto alla Libia, dalla Tunisia alla Siria, che sta vivendo un periodo tumultuoso nel quale la speranza della libertà si mescola con la paura di arretrare sul piano della libertà religiosa e della laicità dello stato. L’Italia dedichi una speciale attenzione a questi paesi aprendo sedi di istituti italiani di cultura, approfondendo gli scambi economici e culturali; offrendosi come un paese che può aiutarli nel passaggio alla democrazia.

16 Cambiare la Rai per creare concorrenza sul mercato tv e rilanciare il Servizio Pubblico.
Oggi la Rai ha 15 canali, dei quali solo 8 hanno una valenza “pubblica”. Questi vanno finanziati esclusivamente attraverso il canone. Gli altri, inclusi Rai 1 e Rai 2, devono essere da subito finanziati esclusivamente con la pubblicità, con affollamenti pari a quelli delle reti private, e successivamente privatizzati. Il canone va formulato come imposta sul possesso del televisore, rivalutato su standard europei e riscosso dall’Agenzia delle Entrate. La Rai deve poter contare su risorse certe, in base ad un nuovo Contratto di Servizio con lo Stato.

17 Fuori i partiti dalla Rai.
La governance della Tv pubblica dev’essere riformulata sul modello BBC (Comitato Strategico nominato dal Presidente della Repubblica che nomina i membri del Comitato Esecutivo, composto da manager, e l’Amministratore Delegato). L’obiettivo è tenere i partiti politici fuori dalla gestione della televisione pubblica.

TEMA 2 - FAR TORNARE I CONTI PER RILANCIARE LA CRESCITA


18 Portare il rapporto debito/Pil al 100% in 3 anni.
La crisi di fiducia nell’Italia sui mercati internazionali accresce i tassi d’interesse e il peso del debito, che si trasforma in maggiori tasse per tutti. Per alleggerire questo peso e ridare fiducia ai mercati dobbiamo riportare il rapporto tra il debito e il Pil al 100% in tre anni. Questo puo’ essere fatto attraverso: i) privatizzazione imprese pubbliche; ii) privatizzazione municipalizzate; iii) alienazione di parte del patrimonio immobiliare dello Stato (il valore di mercato degli immobili di proprietà pubblica è di 380 miliardi; di questi sono ci sono immobili liberi per un valore di 42 miliardi di euro. Questi ultimi, essendo inutilizzati, possono essere venduti subito. Sul resto si veda quello che serve effettivamente al servizio pubblico e l’eccedenza sia liberata e venduta. Creazione di un fondo immobiliare che si occupi della valorizzazione degli asset). iiii) imposta sui grandi patrimoni. Non solo questo riduce il debito, ma elimina gli spazi per il clientelismo.

19 Riformare le pensioni per avere ancora le pensioni.
Sulle pensioni si può, fin da subito, parificare l'età pensionabile delle donne con quella degli uomini, instaurando una finestra anagrafica unica di 63-67 anni per accedere al pensionamento con assegno proporzionato alla speranza di vita secondo coefficienti attuariali aggiornati annualmente. Accelerare il passaggio al sistema contributivo per tutti. Eliminazione delle pensioni di anzianità nell’ambito di un patto tra le generazioni. Parte dei risparmi ottenuti andrà utilizzata per finanziare l’azzeramento dei contributi previdenziali per i giovani neo-assunti.

20 Nuove regole per evitare il cumulo delle pensioni.

21 Una rivoluzione copernicana per il fisco.
Per tornare a crescere bisogna modificare il sistema degli incentivi. Oggi, il nostro Paese tassa i fattori produttivi e premia la rendita. Quel che serve è una rivoluzione copernicana del sistema fiscale che riduca la pressione sul reddito personale e sulle imprese e la accresca sugli immobili e sulle rendite finanziarie.

22 Abolizione dell’IRAP.
Finanziare l’abolizione dell’imposta con il taglio dei sussidi alle imprese.

23 Uscire dal sommerso.
Ridurre l’aliquota dell’IRES per le imprese che accettano procedure di accertamento rapido e maggiore trasparenza sui bilanci. Questo riduce gli incentivi ed aumenta i rischi a mantenere un’attivita’ nel sommerso.

24 Le procedure per la crisi d’impresa come leva per la competitività del sistema.
Gli imprenditori corretti danno lavoro e creano ricchezza per tutti, ma rischiano in proprio. Possono vincere e possono perdere. Quando perdono, vanno incoraggiati a gestire la crisi nel migliore interesse dei creditori e dei lavoratori. Occorrono regole che premino la correttezza e la trasparenza dei comportamenti e che consentano alle imprese che ancora producono ricchezza di ristrutturarsi e tornare sul mercato, nell’interesse di tutti. L’attuale normativa pone non pochi ostacoli agli imprenditori onesti ma sfortunati, e consente talvolta comportamenti opportunistici a danno dei creditori. Occorrono procedure moderne, che proteggano l’imprenditore in crisi ma lo obblighino a mettere tutte le carte in tavola, e che consentano ai creditori di decidere rapidamente. Procedure di crisi più efficienti aumentano la competitività del paese e la sua credibilità per gli investitori, anche stranieri.

25 No ai condoni.
Nessuno condono edilizio né fiscale, neppure travestito da scudo per il rimpatrio dei capitali.

26 Riformare gli ordini professionali.
Bisogna abolire gli ordini professionali superflui e ricondurre i rimanenti a una funzione di regolatori del mercato e non di protezione corporativa per quanti esercitano già la professione. Bisogna arrivare all’abolizione delle tariffe minime e ulteriore riduzione dei vincoli alla pubblicità per gli studi professionali, in maniera tale che tutti abbiano la possibilità di farsi conoscere.

27 Liberalizzare i servizi pubblici locali.
I servizi pubblici locali sono un monopolio d’inefficienza; bisogna liberalizzare i servizi, accorparli in poche società, abbassare i costi di gestione, ottimizzare l’uso del personale, rendere le gestioni trasparenti, allontanare la politica dalle decisioni aziendali.

28 Antitrust obbligatorio.
Sarebbe importante che le funzioni dell’autorità per la concorrenza si manifestassero non solo ex post, una volta che il fenomeno di violazione della concorrenza è già manifesto e acclarato, ma anche nel momento in cui le leggi sono discusse. E’ evidente che l’impianto di alcune leggi costituisce una menomazione della concorrenza e questo lo si può osservare già nel meccanismo astratto della norma, prima ancora di osservarne gli esiti concreti. Occorre perciò che nella discussione in Parlamento delle leggi di natura economica venga richiesto obbligatoriamente un parere all’autorità sulla concorrenza, in maniera che sia evidente la sua coerenza con l’obiettivo di non creare chiusure e barriere alla libera competizione di mercato.

29 Liberalizzare le assicurazioni su infortuni e malattie.
Le attività svolte dall’Inail, il monopolio pubblico che si occupa dell’assicurazione per le malattie e per gli infortuni dei lavoratori svolge una funzione tipica di qualunque società di assicurazione privata. Bisogna allora aprire all’accesso dell’attività di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro da parte di imprese private di assicurazione o di riassicurazione.

30 Ridurre il numero delle norme.
Le leggi statali in Italia sono oltre 21mila. È un numero troppo elevato, doppio o triplo rispetto a quello di altri paesi: in Francia sono meno di 10mila, quelle federali in Germania meno di 5mila. Alle leggi statali vanno aggiunte le circa 25mila leggi regionali, oltre agli atti normativi di livello inferiore. Le leggi e i regolamenti sono troppi, prodotti di continuo e modificati troppo frequentemente, poco coordinati tra loro, mal scritti, interpretati in modo incerto. Si pensa che i problemi si risolvano attraverso la modifica delle norme, piuttosto che la loro applicazione puntuale. Il disegno di legge 1873 del 2009 dimostra che il contenuto essenziale del diritto del lavoro può essere concentrato in poche decine di articoli, scritti per essere distribuiti in milioni di copie a tutti i lavoratori, imprenditori e consulenti e immediatamente comprensibili. Lo stesso si può fare in tutti gli altri campi, dal fisco al diritto civile.

31 Mettere in competizione il pubblico con il pubblico.
L’alternativa nella gestione di servizi non può essere solo o pubblica o privatizzata; è possibile creare una competizione fra una scuola e l’altra, fra sistema sanitario di un’area e sistema sanitario di un’altra area; tra un’università e l’altra, insomma all’interno di ciò che rimane pubblico. Quando l’offerta di un servizio pubblico specifico è al di sotto non solo della media, ma degli standard previsti per quel settore, bisogna trovare il modo di penalizzare il responsabile della struttura o addirittura la struttura nel suo complesso. Allo stesso modo, quando in uno specifico servizio, sia per il modo in cui il servizio viene condotto, sia per i risultati ottenuti, la situazione è di grande eccellenza bisognerà trovare il modo di premiare, economicamente e non solo con riconoscimenti, i responsabili e le strutture medesime. Le valutazioni siano fatte facendo partecipare e decidere i cittadini che utilizzano i servizi.

32 Una Delivery Unit sul modello UK.
Valutare non basta. Bisogna istituire una “unità di risultato” presso la Presidenza del Consiglio, che sia responsabile del raggiungimento degli obiettivi strategici in materia di istruzione, sanità, trasporti e lotta alla criminalità.

33 Dirigenti a termine nelle aziende pubbliche.
Nelle aziende i dirigenti a vita non esistono: ogni anno c’è un bilancio da fare, risultati da raggiungere, verifiche da realizzare. I contratti non sono mai a tempo indeterminato, vanno solitamente da tre a cinque anni e ogni conferma presuppone una verifica positiva. Nel pubblico i dirigenti, anche se falliscono, rimangono lo stesso nell’amministrazione, al massimo sono spostati e se falliscono ancora, vengono spostati ancora e girano nell’amministrazione fino alla pensione. L’incarico dirigenziale nell’amministrazione pubblica è una sfida ancora più grande rispetto a quella privata e perciò l’ambizione rispetto ai risultati deve essere maggiore. La proposta perciò è di avere contratti dirigenziali che durino cinque anni.

34 Mezzogiorno: investire solo sullo sviluppo.
Ogni euro investito nel Mezzogiorno, provenga dall’Europa o dallo Stato, deve essere finalizzato allo sviluppo e non al finanziamento della spesa corrente e al mantenimento di un sistema di economia assistita quasi esclusivamente pubblica e parassitaria.

35 Superare il precariato attraverso il contratto unico a tutele progressive.
Per superare il dualismo del mercato del lavoro, che vede parte dei lavoratori con tutte le garanzie e gli altri (i giovani) senza nessuna garanzia, occorre introdurre un contratto unico a tutele progressive che dia maggiori certezze ai giovani.

36 Riformare gli ammortizzatori sociali.
Bisogna passare dalla cassa integrazione, ordinaria e straordinaria, a indennità di disoccupazione universali, applicabili anche ai dipendenti di piccole e medie imprese e improntati al criterio del welfare to work sul modello danese.

37 I contratti aziendali contro i salari poveri.
Oggi i lavoratori italiani ricevono un salario mediamente più basso rispetto a paesi a noi vicini come la Germania e la Francia. Un modo per avere salari più alti per i lavoratori italiani è quello di sostenere i contratti aziendali che possano, quando le condizioni aziendali lo permettano, crescere oltre quanto previsto dai contratti collettivi di lavoro.

38 Aliquote rosa.
L’Italia ha la più bassa percentuale di occupazione femminile d’Europa. Anche il tasso di attività femminile, cioè il numero di donne che si presenta sul mercato del lavoro, è il più basso. Un’agevolazione fiscale riservata all’assunzione delle donne e per un certo congruo numero di anni può portare a riallineare in alto la parità uomo donna sul piano del lavoro.

SANITA’

39 Immediata introduzione di un patto di stabilità interno non derogabile sui parametri dei costi standard.
Lo scopo è quello di uniformare la spesa sanitaria nelle diverse realtà locali.

40 Completa riorganizzazione della medicina sul territorio: radicale cambiamento del ruolo della medicina di base.
Abolizione dell'attuale ruolo del medico di medicina generale. Creazione di ambulatori polispecialistici sul territorio. Consorzio dei medici di Medicina generale.

41 Far lavorare in “rete” gli ospedali per le terapie di urgenza, ad alto costo, tecnologicamente sofisticati.
Ciascuno caratterizzato da una propria peculiarità. Razionalizzazione dei servizi. Occorre riservare l’ospedalizzazione dei pazienti solo nei casi in cui effettivamente sia necessaria.

42 Chiudere tutti gli ospedali con meno di 100 posti letto e che non abbiano un servizio di anestesia e rianimazione aperto 24 ore su 24.
Questi dovrebbero essere ospedali per pazienti cronici a lunga degenza a bassa intensità di cure ma a basso costo. Dovrebbero essere di supporto agli Ospedali ad alta complessità e alto costo, i quali dovrebbero esclusivamente gestire la fase acuta e poi inviare a strutture con costi ridotti. Ne consegue anche la necessità di un'assistenza domiciliare efficace e ben coordinata. Nei grandi ospedali bisogna cancellare i doppioni, la moltiplicazione dei reparti ad alto costo e ad alta tecnologia creati solo per moltiplicare i ruoli direttivi.

43 Creazione di percorsi diagnostici terapeutici su base regionale.
Lo scopo è stabilire procedure e comportamenti comuni rispetto ad una data patologia e in parallelo gestire e organizzare l’offerta delle diverse prestazioni sanitarie.

44 Esternalizzare, ma non per pagare di più. In via generale le esternalizzazioni aziendali servono sia per assicurare un servizio migliore rispetto a quello interno, sia per ridurre i relativi costi.
Succede in sanità che l’esternalizzazione dei servizi troppo spesso si traduce non in un risparmio ma in un incremento dei costi, tanto che costa di più l’infermiera “esternalizzata” della infermiera interna. Allo stesso modo troppo spesso i beni e servizi acquistati dalle aziende sanitarie, hanno prezzi medi addirittura superiori a quelli di mercato, mentre sarebbe del tutto ovvio pensare che, dato l’ammontare delle quantità acquistate, si possano ottenere prezzi più bassi. inoltre l'esternalizzazione è troppo spesso gravata da attività professionalmente scadente. Occorre in questo caso strutturare e controllare l'iter formativo individuale

RICERCA

45 Un fondo nazionale per la ricerca gestito con criteri da venture capital.
Istituire un fondo nazionale per la ricerca che operi con le modalità del venture capital e sia in condizione di finanziare i progetti meritevoli al di fuori delle contingenze politiche. Il fondo sarà gestito un comitato esecutivo in carica per almeno 7 anni, costituito per 1/3 da professori impegnati nella ricerca a livello internazionale, per 1/3 da membri della comunità finanziaria esperti di project finance e venture capital, e per 1/3 della Comunità europea.

46 Incentivi fiscali per contributi alla ricerca universitaria.
Detrazione dalla base imponibile del 905 di quanto donato alle università e tassazione agevolata per chi investe negli spin-off universitari.

GIUSTIZIA

47 Una terapia d’urto per la giustizia civile.
Oggi l’Italia è intrappolata in oltre 5 milioni di cause civili pendenti presso i tribunali. Occorre assolutamente ridurre in tempi rapidissimi lo stock di cause arretrate, oltre che stabilire norme che rendano meno premiante il ricorso alla giustizia come modalità di rinvio di un pagamento o di una qualunque obbligazione. Si crei una task force composta da magistrati in pensione e da giovani avvocati per affiancare i giudici in carica nello smaltimento in tempi veloci dell’arretrato giudiziario civile.

48 Avvocati pagati solo su preventivo.
Al fine di evitare effetti discorsivi dell’applicazione delle tariffe sulla lunghezza dei processi, obbligo di stipulazione di un mandato che comprenda anche il preventivo per lo svolgimento dell’intero incarico, a prescindere dalla durata del procedimento. Ciò consentirebbe di incentivare gli avvocati ad una più rapida conclusione delle cause.

49 Entri (più spesso) la corte.
Riduzione a 30 giorni della sospensione dell’attività giudiziaria (20 giorni in estate, 10 giorni nel periodo natalizio). Oggi è sospesa dal 1° agosto al 15 settembre, perciò per 45 giorni. Prevedere lo svolgimento delle udienze anche nel pomeriggio in maniera da accelerare i tempi della giustizia.

50 Accorpamento delle sezioni giudiziarie staccate.
Riduzione dei costi degli uffici giudiziari mediante un’organica riforma delle circoscrizioni giudiziarie con accorpamenti delle sezioni distaccate (attualmente sono 220) mantenendo solo quelle che hanno ragione di essere quando il Tribunale circondariale è veramente lontano.

51 Entri l’informatica nel tribunale.
Completamento dell’informatizzazione di tutti gli uffici giudiziari anche per il deposito di atti e per estrarre copia di atti di controparte, documenti prodotti, sentenze, con abolizione dei borbonici depositi cartacei e delle marche da bollo, con evidente risparmio di tempo di tutti gli operatori.

52 Il merito in tribunale.
Valutazione dell’attività dei magistrati; stipendio in parte collegato alla produttività; maggior controllo e maggiori responsabilità in caso di errori conclamati. Avanzamento di carriera per merito e non solo per anzianità.

53 Giustizia penale nei tempi giusti.
Accorciare i tempi medi delle sentenze. Ogni corte d’appello si ponga l’obiettivo di ridurre in un anno del 10 % i tempi di svolgimento medio dei processi. Modernizzazione dei tribunali che seguano le buone pratica di Torino, Trento e Bolzano. Semplificazione dei processi e riduzione dei riti (oggi se ne contano 34) con abbreviazione dei tempi per ottenere la sentenza e certezza di esecuzione della stessa.

TEMA 3 - GREEN, DIGITAL, CULTURA E TERRITORIO: LE NUOVE LEVE DELLO SVILUPPO

54 Le città rinnovabili.
Coinvolgere le amministrazioni cittadine nel raggiungimento degli obiettivi europei di riduzione delle emissioni, assegnando obbiettivi alle grandi aree urbane e ai comuni. Parte degli incentivi per le energie rinnovabili sarà destinata ai piani cittadini per le campagne d'introduzione delle tecnologie eco-efficienti (caldaie di nuova generazione, finestre a isolamento termico), della mobilità sostenibile e degli impianti solari e micro-eolici.

55 Incentivi rinnovabili.
Annullamento degli incentivi alla produzione elettrica "inquinante" (carbone e inceneritori), e loro impiego delle rinnovabili "vere". Gli incentivi rinnovabili non saranno impiegati solo per l'installazione d'impianti: ci si concentrerà anche sulla ricerca e sulla creazione di una vera filiera industriale. Si punterà di più sulle tecnologie ancora in sviluppo, come il solare a concentrazione (in alternativa al fotovoltaico) o il vento d'alta quota.

56 Ammodernare la rete elettrica e il mercato per ridurre il costo della bolletta.
Definire ed eseguire un piano d'interventi infrastrutturali e regolamentari, con budget e priorità, per ridurre i costi elettrici per le famiglie e le imprese. Le bollette saranno più chiare e leggibili, di modo che il cittadino possa scegliere il fornitore di elettricità che offra le migliori condizioni, e senza costi per il cambiamento.

57 I rifiuti da problema a risorsa.
Più raccolta differenziata (imporre ai Comuni 50% entro il 2015 e 70% entro il 2020) ma non fine a se stessa: incentivare, anche attraverso la leva fiscale, il riutilizzo dei materiali differenziati, il compost, le materie per produrre nuovi oggetti.

58 Agribusiness italiano. Incentivare nuove imprese dell’agribusiness.
Tutelare il prodotto agro-alimentare nel mondo, contro i falsi prodotti “italian sounding”, al fine di recuperare fette di mercato che spettano ai prodotti della nostra terra.

59 Non auto blu, ma auto verdi.
Obbligare tutte le amministrazioni pubbliche ad acquistare solo auto a basso consumo via via che le attuali, a benzina o diesel, devono essere sostituite.

60 Puntare su internet.
Accesso a internet veloce per tutti attraverso investimenti sulla banda larga e facendo saltare gli assurdi vincoli legislativi che ci hanno relegato agli ultimi posti della classifica di Freedom House.

61 E&Open Government.
Un piano nazionale per digitalizzare i servizi pubblici e ridurre la burocrazia. Adottare un piano complessivo per digitalizzare i servizi pubblici e gestire meglio il welfare, l'educazione, la giustizia, la sanità, i trasporti, la sicurezza. L'Italia deve replicare le migliori esperienze europee nei progetti di eGovernment, per ridurre burocrazia e costi, mettendo i cittadini al centro del servizio. Per le imprese, i servizi digitali aiuteranno a ridurre le incombenze burocratiche.

62 Mai meno dell’1 %.
Il Governo decida di investire l’equivalente dell’ 1 % del Pil italiano per la cultura.

63 La funzione civile del bello.
Restituire ai cittadini di oggi l’arte del passato. Il patrimonio artistico diffuso nel Paese è un bene comune che ci unisce, sancito anche dall’articolo 9 della Costituzione. Concretizziamolo attraverso il recupero di una minima parte dell’evaso – basta il 4 %.

64 Defiscalizzare i contributi per la cultura.
Occorre al più presto che sia defiscalizzato ogni contributo delle aziende e dei privati a favore della cultura. Al solo ruolo pubblico bisogna aggiungere anche quello privato se si vuole rigenerare la cultura italiana.

65 Autonomia ai musei.
Oggi la maggior parte dei musei non ha nessuna autonomia rispetto al Ministero dei beni Culturali in fatto di dipendenti (numero, compenso, inquadramento). I musei non incassano gli introiti dei biglietti, che vanno direttamente sul bilancio pubblico nazionale, non possono differenziare i prezzi dei biglietti. Bisogna fare in modo che ciascun museo possa rappresentare un’unità economica in senso pieno: raccogliere gli introiti, pagare le spese relative alla gestione del museo, sia pure riconoscendo delle royalties al ministero dei Beni Culturali.

66 Un’agenzia internazionale per i musei italiani.
Mobilitare risorse per la cultura attraverso un sistema analogo a quello istituito in Francia per i diritti internazionali dei musei.

67 Coordinare il marketing turistico.
Il nostro Paese va trattato come è un “prodotto” turistico unitario. Non possiamo lasciare alle Regioni le competenze esclusive di promozione, alimentando una scoordinata frammentazione delle attività di marketing turistico. Affidare allo Stato il compito di coordinare le politiche regionali e di sviluppare le attività di comunicazione complessiva.

68 Rivisitazione delle competenze delle Soprintendenze.
Oggi, nell’emergenza della conservazione del patrimonio culturale e del paesaggio, le funzioni di tutela sono totalmente esercitate dallo Stato, e risultano appesantite dall’obbligo di intervento su questioni di assoluta ordinarietà. Le Soprintendenze vanno per queste focalizzate sulle azioni più rilevanti per la tutela, lasciando l’attività ordinaria ai Comuni che garantiscano livelli organizzativi adeguati

69 Una sola voce per la cultura italiana all’estero.
Fondere gli Istituti di Cultura italiana all’estero con i Centri linguistici – Dante Alighieri e altri – sul modello dei Goethe Institute tedeschi.

70 Ambasciatori per la globalizzazione.
E’ sempre più necessario che le ambasciate italiane nel mondo, oltre a svolgere le funzioni diplomatiche, sempre meno essenziali da quando la comunicazione diretta tra i governi ha reso più facile il dialogo tra gli stati, assumano un ruolo di aiuto per le imprese italiane che competono sui mercati del mondo

71 Scegliere le grandi opere che servono davvero.
Rivedere il piano delle infrastrutture alla luce di criteri di valutazione economica. Puntare sulle (poche) grandi opere che servono e soprattutto sulle tante piccole e medie opere delle quali il Paese ha davvero bisogno.

73 Semplificazione delle norme sulle gare d’appalto.
Aumento della soglia al di sotto della quale si possono indire procedure negoziate e procedure semplificate. Emanazione dell’obbligo di presentazione del DURC da parte di soggetti privati all’amministrazione interessata che dovrà acquisirlo per via telematica. Abolizione dell’arbitrato negli appalti pubblici e congruo indennizzo alla stazione appaltante in caso di ricorso immotivato.

73 Liberalizzazione del trasporto pubblico regionale.
Bisogna incrementare l’offerta di mobilità ferroviaria su base locale, favorendo la liberalizzazione dei servizi. Le Ferrovie dello Stato sono infatti sempre più concentrate sul trasporto ad alta velocità mentre rimane l’esigenza di avere trasporti ferroviari locali frequenti ed efficienti.

TEMA 4 - DARE UN FUTURO A TUTTI

74 Istituire gli “affitti di emancipazione”.
Sul modello spagnolo, vengono istituiti gli “affitti di emancipazione” per i giovani che escono di casa. Si tratta di approntare un’offerta pubblica di “housing”, di appartamenti da dare in affitto a un prezzo ragionevole e per un tempo limitato ai giovani che cercano di uscire di casa, che vogliono sposarsi e non trovano casa, che si muovono dalla propria residenza per motivi di lavoro.

75 Consentire a tutti gli studenti universitari di finanziarsi gli studi e le tasse.
Obbligo per le Università di stabilire accordi con almeno tre banche (di cui almeno una locale e almeno una nazionale) per i finanziamenti agli studi universitari, garantiti da un fondo pubblico di garanzia.

76 Premio ai laureati meritevoli da investire in formazione.
I laureati con 110 e lode e la media ponderata superiore al 28,5 ricevano un bonus di 2.000 euro da investire in formazione, in Italia o all'estero, in programmi di studio riconosciuti.

77 Regolamentazione dei contratti di lavoro per gli studenti.
Introduzione di un contratto di lavoro per studenti universitari o di scuole di formazione, per un massimo di 32 ore al mese, con minimo salariale e assegnazione di crediti formativi (se il lavoro è attinente al corso di studi, in base alle valutazioni delle facoltà).

78 Cominciare giovani, cominciare bene.
Cominciare sin da giovani a coltivare la cultura del rischio d’impresa, mettere in pratica le idee che maggiormente appassionano, provare a creare ricchezza sin da giovani è un valore non solo materiale, ma anche etico per il nostro paese. Bisogna allora che i giovani imprenditori siano agevolati nel loro spirito di costruirsi un futuro in maniera autonoma e in una maniera tale che accresca la ricchezza del paese. La proposta è di favorire le imprese che nascono da persone fisiche con meno di 40 anni (che controllino almeno l’ 85% del capitale): la nuova società si crea e si registra con un unico atto a costo fisso di 1.000 euro e per i primi tre anni ha diritto a una gestione contabile estremamente semplificata e garantita dai Centri Servizi a un costo fisso (1.000 euro l’anno). Le persone fisiche che investono nella nuova impresa anno diritto alla defiscalizzazione parziale (50 %) dei capitali investiti. Per i primi tre anni l’impresa non ha alcun carico fiscale e per i successivi tre anni la tassazione sugli utili sarà parificata all’aliquota oggi vigente per i proventi finanziari (20 %).

79 Diritto di voto a 16 anni.
Permetterebbe di immettere circa un milione di giovani elettori nel processo politico, abbassando l’età media del corpo elettorale più anziano del mondo.

80 Valutare le Università e sostenere quelle che producono le ricerche migliori.
L’Italia spende per l’università e la ricerca meno dei grandi paesi con cui dobbiamo confrontarci, ma questo non è il solo problema. Il reclutamento dei ricercatori è spesso viziato da logiche familistiche e clientelari. Le risorse vengono disperse tra centri di eccellenza e strutture improduttive. Anche in questo campo si devono introdurre meccanismi competitivi. I dipartimenti universitari che reclutano male devo sapere che riceveranno sempre meno soldi pubblici. Deve essere chiaro che chi recluta ricercatori capaci di farsi apprezzare in campo internazionale ne riceverà di più. È un risultato che si può ottenere usando indicatori quantitativi sulla qualità della ricerca prodotta e il parere di esperti internazionali autorevoli e fuori dai giochi. L’obiettivo è avere una comunità scientifica meno provinciale, che esporta idee e attrarre talenti.

81 Distinguere tra università eccellenti nella ricerca e università che offrono una buona formazione.
Non tutte le Università possono essere centri di eccellenza in tutti i settori. Alcune non lo sono in nessuno. Ma non tutte per questo vanno chiuse. Le risorse per la ricerca avanzata e per i corsi di dottorato, finalizzati a formare i ricercatori di domani, devono andare dove vengono spese meglio. In tanti altri casi le Università possono svolgere una funzione formativa ugualmente fondamentale. Anche questa però può e deve essere valutata, usando indicatori oggettivi, insieme ai giudizi degli studenti.

82 Abolizione del “valore legale” del titolo di studio.
Introdurre nei concorsi della Pubblica Amministrazione criteri di valutazione dei titoli di studio legati all’effettiva qualità del percorso formativo dei candidati.

83 Restituire prestigio e reddito agli insegnanti capaci.
Ossia rivedere radicalmente le modalità di reclutamento e di retribuzione degli insegnanti, sulla base di criteri legati alla competenza e al merito.

84 Eliminare la formazione che serve solo ai formatori.
Esiste un’offerta molto ampia di corsi di formazione professionale che vivono solo per mantenere in vita le organizzazioni che organizzano i corsi senza nessun beneficio pubblico. Spostare le risorse da questo ambito in altri dove possono produrre benefici reali e aiutino il paese a riconquistare posizioni nell’economia della conoscenza.

85 Ebook per tutti.
Moltissimi libri sono liberi dai diritti d’autore, in pratica lo sono tutti i classici della letteratura italiana. L’invenzione degli ebook ha eliminato i costi di stampa e di distribuzione di un libro e, nel caso specifico, non essendoci diritti d’autore, neppure questa voce di spesa è presente. I costi sono soltanto legati alla accessibilità su web dei titoli e l’organizzazione del loro downloading. Il Ministero della Pubblica Istruzione, con spesa molto contenuta, potrebbe offrire la disponibilità degli e-readers a titolo gratuito a tutti gli studenti e promuovere una diffusione simile, a basso costo, anche dei libri di testo.

86 Inglese sin da piccoli.
Portare l’insegnamento dell’inglese ad almeno 5 ore settimanali in tutte le classi a partire dalla scuole elementari. È interesse del Paese che la padronanza dell’inglese sia diffusa, visto che la gran parte della letteratura scientifica, del commercio internazionale, dei prodotti multimediali parlano con quella lingua.

TEMA 5 PER UNA SOCIETA’ SOLIDA E SOLIDALE

87 Introdurre il quoziente famigliare.
Fa parte della realtà italiana che la famiglia sia il luogo di raccolta non solo della solidarietà ma anche dei redditi. Si ricalcolino le aliquote fiscali considerando il quoziente familiare. A parità di reddito paghi meno la famiglia con più componenti.

88 Detrazione della spesa famigliare.
Dare la possibilità alle famiglie di detrarre dal calcolo del reddito imponibile totalmente (o parzialmente) alcune voci di spesa legate all’educazione, alla conduzione della casa, all’assistenza per gli anziani. Dovrebbe ogni anno essere emanata una lista delle spese specifiche che possono essere detratte in occasione della dichiarazione dei redditi. In questo modo si crea un conflitto tra chi paga il servizio e chi riceve il compenso che favorirà l’emersione di pratiche d’acquisto in nero molto diffuse in questi ambiti.

89 Una regolamentazione delle unioni civili.
La legge deve assicurare pieno riconoscimento alla coppia dal punto di vista contributivo e assistenziale. Ciascun convivente può beneficiare dell’assicurazione sulla malattia del compagno e l’unione conferisce gli stessi diritti del matrimonio in materia di cittadinanza.

90 Promuovere la natalità.
Il declino delle nascite in Italia è stato in questi anni molto accentuato: nel 1975 nascevano 2,2 bambini per ogni donna e oggi siamo a 1,4, quasi un figlio in meno per ogni famiglia. L’Italia è oggi il posto dove nascono meno bambini al mondo. Occorre determinare un vantaggio per la famiglia che accoglie i figli dal secondo in poi. Per ogni nascita del secondo figlio va previsto un assegno annuale di quattro mila euro per i primi due anni. Abbattimento della base imponibile dei primi 10.000 euro di reddito derivanti dal lavoro delle mamme con figli sotto i 3 anni.

91 Adozioni internazionali.
Più controlli sugli enti autorizzati, anche da parte della magistratura, e anche attraverso verifiche dell’operato di tali enti in rapporto ai costi sostenuti. Ciò al fine di ridurre gli attuali pesanti oneri economici degli adottanti.

92 Più Nidi e Asili d’infanzia.
Collocare i Nidi e gli Asili d’infanzia sotto la competenza del Ministero dell’Educazione. Uniformare a livello nazionale la legislazione regionale sul rapporto metri quadri/bambini ed educatore/bambini.

93 Progetto DAVID per la sicurezza stradale.
DAVID sta per Dati e analisi; Aderenza alle regole; Vita ed educazione; Ingegneria; Dopo la violenza. Partito da Firenze, DAVID è un modello di metodo esportabile ovunque: si mettono insieme i dati degli incidenti di un Comune (quanti incidenti, dove avvengono, le cause, quali controlli e dove vengono fatti, quanti e quali corsi vengono fatti nelle scuole per la formazione, quale assistenza viene fornita alle famiglie che hanno subito un lutto, qual è lo stato delle strade ecc), per creare un ‘profilo’ degli scontri e finalizzare un piano preciso di intervento. A livello mondiale gli incidenti incidono per l’1,5% sul Pil, mentre la spesa per la prevenzione continua ad essere irrisoria: DAVID ribalta la visione.

94 Adozione dello jus soli.
E’ un fatto elementare, addirittura fondamentale negli Stati Uniti: chiunque nasca in Italia è Italiano. Questo risolve alla radice ogni valutazione di ordine discrezionale, ogni aspetto burocratico e sancisce il principio che la terra dove si nasce non è irrilevante, ma è fondante dell’identità.

95 Immigrazione intelligente.
Occorre stabilire una politica attiva e molto dettagliata nei confronti dell’immigrazione legale. Si stabilisca un piano nel quale siano definite le competenze professionali che è più urgente per il Paese acquisire e si aprano le porte a queste competenze, da valutare nelle ambasciate e nei consolati italiani nel mondo.

96 Regolare? Permesso veloce.
Coloro che hanno bisogno di un permesso di soggiorno perché hanno un lavoro regolare, spesso aspettano parecchi mesi prima di avere il permesso e devono usare un titolo di soggiorno provvisorio, il quale però non permette loro di acquisire un mutuo o di accedere a altre attività che ne stabilizzino la residenza nel nostro paese. Gli immigrati che hanno un lavoro regolare rappresentano una forza e non un pericolo per il paese.

97 Far diventare legge il 5 per mille.
Il 5 per mille deve diventare legge, un diritto per contribuenti e volontariato, non più un favore. La stabilizzazione eviterebbe alle organizzazioni il quadro di incertezza regolativo ed economico. Il 5 per mille è il mattone primo di sussidiarietà reale e perciò anche fiscale.

98 Un secondo 5 per mille: tassare le transazioni finanziarie per sostenere le organizzazioni no profit.
La proposta è già stata presentata dalla Commissione Europea, ed è venuto il momento di approvarla: la TTF genererebbe 55 miliardi di euro all’anno a sostegno delle attività del terzo settore e avrebbe il significato di riportare la finanza al servizio dell’economia reale e del cittadino.

99 Servizio civile obbligatorio.
Un tempo di servizio agli altri coincidente con la maggiore età, della durata di 3 o 6 mesi. I contenuti ed i processi adeguati a gestirlo sono una responsabilità del terzo settore che deve inventarsi anche forme per sostenerlo e finanziarlo.

100 Sequestrare più rapidamente, gestire meglio immobili, patrimoni e aziende.
Durante la fase che porta un bene immobile alla confisca definitiva (da 6 a 10 anni) bisogna consentire l’affidamento temporaneo ai soggetti sociali, in attesa della definitiva confisca. L’aggressione dei patrimoni finanziari delle mafie può avere effetti analoghi alla lotta all’evasione, essendo stimato il fatturato annuo di “mafie spa” in 150 miliardi di euro. Le aziende sotto sequestro vanno sostenute nell’impatto con il mercato, formando amministratori giudiziari specializzati, incentivando la riconversione in cooperativa di dipendenti e consentendo nella fase di start up di accedere a forme di fiscalità di vantaggio e abbattimento del costo del lavoro come quelli previsti dalla legge 407. Non sarebbero minori introiti per lo Stato poiché oggi solamente un’azienda confiscata su mille riesce a sopravvivere.