1 agosto 2016
29 luglio 2016
Il sociale è una questione di metodo.
Il welfare partecipato di Monza.
Un welfare partecipato sotto la regia del comune di Monza e dell'assessorato alle Politiche sociali. È l'evoluzione intrapresa dall'amministrazione nell'individuazione delle necessità delle fasce meno abbienti, nell'organizzazione, nella logistica e nell'erogazione dei servizi. Un percorso che affonda le sue radici, innanzitutto, nell'interlocuzione con il territorio.
“In questi anni abbiamo lavorato per riprendere un dialogo disciolto o reso formale durante la precedente legislatura. – commenta Cherubina Bertola, vicesindaco e assessore alle Politiche sociali – Una scelta essenziale e fondamentale per realizzare quel welfare di comunità di cui sentiamo spesso parlare. Il comune ha ripreso la titolarità delle politiche sociali, una regia e una governance che si declina, all'atto pratico, nell'individuazione, nel sostegno e nella successiva coordinazione delle attività, condivisa con le realtà territoriali del terzo settore”.
Un welfare partecipato sotto la regia del comune di Monza e dell'assessorato alle Politiche sociali. È l'evoluzione intrapresa dall'amministrazione nell'individuazione delle necessità delle fasce meno abbienti, nell'organizzazione, nella logistica e nell'erogazione dei servizi. Un percorso che affonda le sue radici, innanzitutto, nell'interlocuzione con il territorio.
“In questi anni abbiamo lavorato per riprendere un dialogo disciolto o reso formale durante la precedente legislatura. – commenta Cherubina Bertola, vicesindaco e assessore alle Politiche sociali – Una scelta essenziale e fondamentale per realizzare quel welfare di comunità di cui sentiamo spesso parlare. Il comune ha ripreso la titolarità delle politiche sociali, una regia e una governance che si declina, all'atto pratico, nell'individuazione, nel sostegno e nella successiva coordinazione delle attività, condivisa con le realtà territoriali del terzo settore”.
28 luglio 2016
Tenere alto il valore della LIBERTA'
Attentati, allarmi, panico:
le polizie d'Europa prigioniere del caos
Gli agenti tedeschi sono stati incapaci di fronteggiare l’emergenza. Intelligence continentali sotto scacco
di GIANLUCA DI FEO
Da la Repubblica del 23 luglio 2016
Attentati, allarmi, panico: le polizie d'Europa prigioniere del caos
Il capo della polizia di Monaco, Hubertus Andrae (ap)
NON serve il terrorismo per gettare nel panico un continente che da anni si trova a convivere con una catena inesauribile di attentati. Ormai la paura è dentro di noi, testimoniando come la campagna di morte globale lanciata dal Califfo di Mosul sia entrata in profondità nella nostra quotidianità. Il verbo jihadista si è diffuso ovunque, amalgamando fondamentalismo e rancore per costruire gruppi organizzati come quelli che hanno colpito a Parigi e a Bruxelles, oppure indirizzando l'instabilità o la fragilità psichica di singoli verso i propri obiettivi, come è accaduto sulla promenade di Nizza e sul treno di Wurzburg.
le polizie d'Europa prigioniere del caos
Gli agenti tedeschi sono stati incapaci di fronteggiare l’emergenza. Intelligence continentali sotto scacco
di GIANLUCA DI FEO
Da la Repubblica del 23 luglio 2016
Attentati, allarmi, panico: le polizie d'Europa prigioniere del caos
Il capo della polizia di Monaco, Hubertus Andrae (ap)
NON serve il terrorismo per gettare nel panico un continente che da anni si trova a convivere con una catena inesauribile di attentati. Ormai la paura è dentro di noi, testimoniando come la campagna di morte globale lanciata dal Califfo di Mosul sia entrata in profondità nella nostra quotidianità. Il verbo jihadista si è diffuso ovunque, amalgamando fondamentalismo e rancore per costruire gruppi organizzati come quelli che hanno colpito a Parigi e a Bruxelles, oppure indirizzando l'instabilità o la fragilità psichica di singoli verso i propri obiettivi, come è accaduto sulla promenade di Nizza e sul treno di Wurzburg.
26 luglio 2016
Maroni ingrana la retromarcia
Chi guida sa che la retromarcia si ingrana solo in pochi casi, ovvero quando si deve parcheggiare, quando si ha di fronte un ostacolo non superabile con una semplice sterzata o quando si deve invertire una rotta di marcia che non si giudica più utile o che pare addirittura pericolosa.
In chiave politica, la retromarcia si configura come l'estremo tentativo di evitare di finire in un vicolo cieco o, per uscire di metafora, come un tornare sulle proprie decisioni per evitare di essere smentiti o di creare danni alla propria amministrazione.
La retromarcia non si ingrana mai quando si è in movimento, richiede che la vettura sia ferma. Queste banali affermazioni a metà tra il politico e l'automobilistico, ben descrivono la situazione in cui si è trovato in questi giorni il presidente Maroni: su temi qualificanti la sua azione politica ha usato proprio la retro.
Il primo è l'ormai mitico referendum sull'autonomia di Regione Lombardia. Un referendum inutile, lo ribadiamo, visto che chiederebbe ai lombardi l'autorizzazione per procedere a una richiesta nei confronti dello Stato che Maroni avrebbe già potuto proporre fin dal primo giorno del suo arrivo a Palazzo Lombardia. Così non è stato e nell'ormai lontano febbraio del 2015 ha ottenuto dal Consiglio regionale (con convinto voto del Movimento 5 Stelle) il via libera alla celebrazione di un referendum che nessuno ha ancora visto. Ora l'ulteriore sorpresa, con la retromarcia che porta Maroni a chiedere alla sua maggioranza di approvare una modifica legislativa che consenta lo svolgimento del referendum stesso ben oltre la scadenza prevista e fino al dicembre 2017. Contrordine compagni! Il referendum non solo non è più così urgente, ma non è neppure detto che sia così necessario. Quella che doveva essere la consacrazione della volontà dei lombardi di essere finalmente autonomi da Roma, diventa un atroce dubbio: e se la percentuale dei votanti fosse troppo bassa, che figura ci faremmo? Da qui la prudente retromarcia del verde torpedone che tenta di trasportare la maggioranza in un'unica,peraltro non troppo chiara, direzione.
In chiave politica, la retromarcia si configura come l'estremo tentativo di evitare di finire in un vicolo cieco o, per uscire di metafora, come un tornare sulle proprie decisioni per evitare di essere smentiti o di creare danni alla propria amministrazione.
La retromarcia non si ingrana mai quando si è in movimento, richiede che la vettura sia ferma. Queste banali affermazioni a metà tra il politico e l'automobilistico, ben descrivono la situazione in cui si è trovato in questi giorni il presidente Maroni: su temi qualificanti la sua azione politica ha usato proprio la retro.
Il primo è l'ormai mitico referendum sull'autonomia di Regione Lombardia. Un referendum inutile, lo ribadiamo, visto che chiederebbe ai lombardi l'autorizzazione per procedere a una richiesta nei confronti dello Stato che Maroni avrebbe già potuto proporre fin dal primo giorno del suo arrivo a Palazzo Lombardia. Così non è stato e nell'ormai lontano febbraio del 2015 ha ottenuto dal Consiglio regionale (con convinto voto del Movimento 5 Stelle) il via libera alla celebrazione di un referendum che nessuno ha ancora visto. Ora l'ulteriore sorpresa, con la retromarcia che porta Maroni a chiedere alla sua maggioranza di approvare una modifica legislativa che consenta lo svolgimento del referendum stesso ben oltre la scadenza prevista e fino al dicembre 2017. Contrordine compagni! Il referendum non solo non è più così urgente, ma non è neppure detto che sia così necessario. Quella che doveva essere la consacrazione della volontà dei lombardi di essere finalmente autonomi da Roma, diventa un atroce dubbio: e se la percentuale dei votanti fosse troppo bassa, che figura ci faremmo? Da qui la prudente retromarcia del verde torpedone che tenta di trasportare la maggioranza in un'unica,peraltro non troppo chiara, direzione.
25 luglio 2016
24 luglio 2016
23 luglio 2016
Altro che invasione, i Paesi ricchi ospitano solo il 9% dei rifugiati
Ricche lo sono certamente. Ma, qualche volta, non nella solidarietà: sono le grandi potenze economiche mondiali. In quante occasioni, in rissosi talk show televisivi, sentiamo qualche ospite gridare alla cosiddetta "invasione" di migranti e richiedenti asilo in arrivo. Ebbene, di fronte a questo tentativo di aumentare la paura nell'opinione pubblica, spesso non basta appellarsi a quei principi di ospitalità e inclusione che sono - e dovrebbero continuare ad essere - a fondamento della cultura europea. Occorre quindi riportare la discussione sui dati. Oggettivi. Incontestabili. E i dati dicono che i sei paesi più ricchi nel mondo - Stati Uniti, Cina, Giappone, Germania, Francia e Regno Unito - pur contribuendo per più della metà all'economia globale, ospitano meno del 9% dei rifugiati. Mentre altri sei paesi, ben più poveri ma vicini alle peggiori aeree di crisi, si stanno facendo carico del 50,2% dei rifugiati e richiedenti asilo di tutto il mondo.
22 luglio 2016
L'appello struggente dei bambini siriani con i disegni dei Pokemon: "Trovateci e salvateci"
"Trovateci e venite a salvarci". Il gioco del momento, Pokemon Go, non conosce confini e la sua fama arriva anche in zone di guerra. Come in Siria, dilaniata dal conflitto civile da cinque anni tra le forze leali al regime di Bashar al-Assad e i ribelli in cui sono morti più di 450mila persone. Mentre in tutto il resto del mondo si assistono a scene sempre più bizzarre di persone alle prese con la nuova ossessione dei Pokemon, alcuni bambini siriani invece hanno invece scelto di servirsene per ricordare al mondo le condizioni disumane in cui sono costretti a vivere.
L'organo di comunicazione delle forze rivoluzionarie siriane (The Revolutionary Forces of Syria Media Office) ha diffuso diverse immagini di bimbi che mostrano disegni di Pokemon con messaggi in arabo in cui chiedono di essere salvati dalla guerra.
20 luglio 2016
Paolo Borsellino
Palermo 19 luglio 1992
Un popolo lo si misura dalla capacità di conoscere ed imparare dalla propria storia.
"Onorare Borsellino significa continuare la sua battaglia. Lo Stato e la società hanno gli anticorpi per colpire e sconfiggere tutte le mafie. Il diritto e l'ordinamento democratico costituiscono garanzie, oltre che irrinunciabili presidi di civiltà. Sta alla responsabilità di tutti procedere con coerenza e determinazione. Lo spirito di unità tra le forze migliori della comunità è indispensabile in questo impegno prioritario". E' quanto afferma Sergio Mattarella, in un messaggio per l'anniversario della strage di via D'Amelio.
Un popolo lo si misura dalla capacità di conoscere ed imparare dalla propria storia.
"Onorare Borsellino significa continuare la sua battaglia. Lo Stato e la società hanno gli anticorpi per colpire e sconfiggere tutte le mafie. Il diritto e l'ordinamento democratico costituiscono garanzie, oltre che irrinunciabili presidi di civiltà. Sta alla responsabilità di tutti procedere con coerenza e determinazione. Lo spirito di unità tra le forze migliori della comunità è indispensabile in questo impegno prioritario". E' quanto afferma Sergio Mattarella, in un messaggio per l'anniversario della strage di via D'Amelio.
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