25 ottobre 2013

Gianni Cuperlo candidato alla segreteria nazionale del PD

Gianni Cuperlo



Sono nato a Trieste nel 1961. Al liceo classico Francesco Petrarca inizia la mia passione per la politica. Una passione che nasce durante le assemblee, le manifestazioni scolastiche e cresce fino all’incontro con la Federazione Giovanile Comunista Italiana della quale, alcuni anni dopo dal 1988 al 1992, diventerò segretario.
Prima, però, ho frequentato l’Università di Bologna, dove mi sono laureato al DAMS. Erano anni difficili per l’Italia, segnati da profondi conflitti sociali. In quegli anni, la politica diviene per me una scelta di vita, una cosa che – come amava dire Berlinguer – può riempire degnamente una vita.

E la politica e gli studi hanno riempito la mia vita, di pari passo, perché ho sempre pensato che solo facendo incontrare visione, cultura e competenze, noi possiamo cambiare il mondo. Solo da questo incontro possiamo scegliere e non lasciarci scegliere.
Oggi, dopo aver partecipato con entusiasmo alla nascita del Partito Democratico nel 2007 e non aver mai abbandonato, anche nelle fasi più delicate della nostra giovane storia, l’orgoglio di sentirmi parte di questo progetto, ho deciso di candidarmi alla Segreteria.
Al mio fianco, a dare ancora più forza alla mia scelta con il loro affetto, mia moglie Ines, nostra figlia Sara e il nostro cane Floyd. Perché la politica è anche questo, ridare a chiunque, indipendentemente dalle sue condizioni di nascita come è stato per me, la possibilità di realizzare il proprio progetto di vita.


Il tuo PD, perchè mi candido?

Dobbiamo riscoprire la bellezza di dire chi siamo. Lo faremo coltivando l’ambizione di parlare a tutti, ma usando le nostre parole da riscoprire e da cercare con la curiosità di chi si apre a un mondo che è già cambiato e dovrà cambiare ancora. Perché non esiste cambiamento vero senza il coraggio e la profezia della sinistra.
Questo vuol dire che il Partito democratico non è soltanto il partito della sinistra. Il Pd è il frutto della confluenza di tradizioni, culture, percorsi diversi. Dobbiamo riannodare i fili della sinistra più diffusa, del pensiero critico e delle donne, di una coraggiosa radicalità cattolica. E dobbiamo farlo a partire da una guida che si dedichi a tempo pieno, con passione ed esperienza, a ricostruire il partito che serve all’Italia: un partito Bello e Democratico.
Un Partito democratico:
Comunità, che distingua la figura del candidato premier e del segretario, perché abbiamo bisogno di una guida che si dedichi a tempo pieno alla affermazione di ciò che ci fa sentire democratici. Alla ricostruzione di un partito che non si annulli nelle istituzioni, ma che sia il frutto della condivisione di destini per tornare a essere vicini alla nostra gente.
Radicato, non burocratico, con organismi più snelli, in grado di discutere e decidere, con un’ampia rappresentanza eletta dai territori.
Partecipato, che rilanci il ruolo dei circoli con un maggiore investimento di risorse sui territori e che preveda consultazioni periodiche, anche referendarie.
Dinamico, al passo coi tempi, sempre connesso e all’avanguardia: un “partito rete”.
Molteplice, ricco di storie, aperto alla collaborazione di associazioni, movimenti, comitati civici, che dia voce a molti settori, economici e sociali, oggi privi di rappresentanza e sia espressione di un’Italia interculturale.
Pronto, che prenda le decisioni giuste e dia valore al merito. Un Pd che investa sulla formazione di iscritti, militanti e dirigenti: tornare a conoscere per tornare a capire.
Coerente, che abbia il coraggio di dire chi siamo, in cosa crediamo e per cosa ci battiamo; che sappia comunicare i propri valori al Paese e sappia ricondurli ogni giorno nelle proprie azioni nella realtà. Come disse una volta Umberto Saba: “Ai poeti resta da fare la poesia onesta”. Ai politici resta da fare una cosa sola: la politica onesta.
Trasparente, che dia conto in maniera chiara e accessibile dell’uso delle risorse, dell’entità dei compensi, della coerenza con cui si perseguono gli obiettivi.
Europeo, che scelga l’Europa come dimensione del nostro futuro e si collochi, anche con una parte della propria segreteria a Bruxelles, nel solco della sinistra europea per costruire il partito unico dei progressisti, dei democratici e dei socialisti europei che è, insieme, premessa e conseguenza della strada verso gli Stati Uniti d’Europa.

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