Il Circolo PD di Sulbiate esprime solidarietà al Presidente Giorgio Napolitano accusato in questi giorni ingiustificatamente da importanti esponenti del PDL di tradire la Costituzione.
Il presidente Napolitano non si è mai piegato a nessuna pressione, e svolge il suo mandato onorando la Costituzione.
La Costituzione non è una legge ad personam, ma è la Legge di un popolo intero.
Non si interpreta secondo convenienza, né si intende in modo discrezionale per favorire i disegni di qualcuno ora in chiare difficoltà, ma, rigorosamente si applica nell’interesse di tutti gli italiani.
Nell’Art. 1 la nostra Carta Costituzionale dice che la sovranità appartiene al popolo, ma aggiunge anche, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Forme e limiti a quanto pare non graditi da Berlusconi e dal suo Governo.
La Costituzione Italiana va rispettata.
Il Capo della Stato è il suo autorevole custode e il più autentico e rigoroso interprete.
Presidente Napolitano, mortificati per quanto sta accadendo, siamo con Lei.
La Costituzione ART. 87
Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale.
A cantiere non ancora ultimato il recente parcheggio adiacente al Cimitero dopo i temporali degli ultimi giorni si è trasformato in un nuovo laghetto Bianzolo o per i più spiritosi in pubblica piscina per allietare gli ultimi giorni di Agosto per tutti i sulbiatesi rimasti in paese. Alcuni, armati di costume e asciugamano ieri pensavano di poter fare il bagno, ma non essendo presente nessun bagnino hanno preferito non correre il rischio. La sicurezza prima di tutto! ;-)
Anche se il problema non riguarda la scuola di Sulbiate pubblichiamo l’articolo del Messaggero del 09/08 che ben denuncia il grave rischio della presenza dell’amianto in 2400 edifici scolastici italiani.
I 358 milioni di euro stanziati per la messa in sicurezza sono stati cancellati nell’ultima manovra finanziaria.
La sicurezza della salute dei ragazzi e dei lavoratori che vivono in queste strutture, per questo governo, non sono una priorità ma una spesa accessoria da tagliare e per fare cassa.
IL MESSAGGERO ROMA (9 agosto) -
L’amianto nelle scuole dei nostri ragazzi è uno scandalo lungo
almeno 18 anni, una di quelle vergogne che rispuntano a intervalli lunghissimi, che una
legge avrebbe dovuto cancellare -la legge n. 257, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale del
13 aprile 1992- e invece neanche la legge ce l’ha fatta.
Se la norma fosse stata applicata e rispettata -se cioè, oltre che dichiarare fuori legge
l’amianto, si fosse proceduto a una seria operazione di bonifica- non saremmo oggi qui
a osservare il baratro nel quale siamo finiti: 2.400 scuole italiane sono ancora a rischio,
c’è amianto nelle loro strutture. Sui tetti, nelle palestre, nei muri è stata accertata la
presenza di quel materiale molto comune e molto usato negli anni del Boom «per la
sua resistenza al calore e la sua struttura fibrosa», che provoca con le sue polveri -
ormai è fin troppo accertato- tumori della pleura e carcinoma polmonare.
Duemilaquattrocento scuole su 41.902 edifici scolastici sparsi per la nostra Penisola.
Vuol dire che cinque scuole su cento -e anche qualcosa di più- aprono i battenti ogni
mattina, facendo correre agli alunni, agli insegnanti, a tutto il personale questo terribile
rischio. Il dato è tremendamente serio, contenuto in dossier riservato del Ministero
della pubblica istruzione che fa il punto sullo stato -disastroso- dell’edilizia scolastica
italiana.
Un dossier che fotografa bene il dramma dell’amianto soprattutto quando fornisce i dati
sugli anni di costruzione degli edifici scolastici. Il 44 per cento delle scuole oggi aperte
e funzionanti in Italia, infatti, sono state costruite fra il 1961 e il 1980, una su due o
poco meno. Negli anni cui l’amianto andava che era un piacere, formidabile garanzia di
isolamento termico e acustico, quasi un piccolo mito di “modernità”. E pensare che già
allora eravamo molto indietro. La prima nazione al mondo -dicono i libri- a riconoscere
la natura cancerogena dell’amianto e a prevedere un risarcimento per i lavoratori
danneggiati fu addirittura la Germania nazista nel 1943.
«Ma in quegli anni, per l’incremento demografico galoppante -ricorda Lello Macro, delle
segreteria nazionale della Uil scuola, fonte inesauribile di dati sull’edilizia scolastica
italiana- bisognava costruire tante nuove scuole e soprattutto costruirle in fretta. Così,
senza troppi scrupoli, si fece massiccio ricorso all’amianto». E dopo? «Fortuna ha
voluto che comuni e province -ricorda ancora Macro- decidessero di fare da soli,
nonostante l’assenza di divieti e di controlli, e di realizzare nuove scuole secondo i
nuovi dettami, e cioè senza amianto». Ma sono soltanto il 23 per cento del totale quelle
costruite dal 1980 in poi.
Eppure c’è stato un giorno della primavera scorsa -il 29 aprile per l’esattezza- in cui la
soluzione del problema è sembrata davvero a un passo. Quel giorno il ministro
dell’Istruzione Mariastella Gelmini volle esprimere pubblicamente la sua «massima
Nell’ultimo mese sono più di trecento. Il Governo tace e i Tg nascondono l’informazione. Bande più organizzate eludono i controlli. Nascondere la realtà, e oscurare l’informazione, non risolve il problema. Degli ultimi 9 anni in ben 7 ha governato la destra. Le scelte politiche di integrazione di questo Governo sono inadeguate e fallimentari.
Il Sindaco Moratti dichiara che pur manifestando la disponibilità a lavorare con Regione Lombardia l’acqua di Milano rimarrà pubblica. La dichiarazione è stata resa ai giornali mentre nelle stesse ore era in corso davanti al Pirellone il presidio del comitato italiano per l’acqua bene pubblico, e ha confermato la posizione del suo Consiglio Comunale già espressa lo scorso aprile.
Peraltro, è giusto ricordare che la gestione dell’acqua a Milano è all’avanguardia e le tariffe sono tra le più basse in Europa.
Al presidio organizzato dal comitato e diffuso grazie alla rete che noi avevamo segnalato in un precedente post si sono presentate circa un migliaio di persone. Tra i partecipanti i consiglieri del PD, di Rifondazione, di Sinistra e Libertà, rappresentati del popolo viola, i grillini e la CGIL.
Tutte le altre regioni sono ferme in attesa delle decisioni sul referendum e il ricorso alla Corte Costituzionale. Solo Formigoni ha tentato questa accelerazione che a quanto pare sembra incontrare non solo l’ostacolo dei comitati referendari, del sindaco Moratti ma anche alcune perplessità espresse apertamente da alcuni leghisti.
Hanno dichiarato i consiglieri Arianna Cavicchioli e Fabrizio Santonino: "L'assessoreRaimondi si è accorto che la bozza diprogetto di legge non piaceva all'Anci e all'Unione delle Province, perciò invece della bozza presenterà allagiunta una comunicazione con le linee guida della legge". Il blitz Formigoniano da consumarsi all'ombra delle ferie non ha sortito alcun deprecabile effetto.
A Sulbiate la maggioranza sta lavorando ad una mozione da presentare al prossimo Consiglio Comunale, che auspichiamo possa essere approvata all'unanimità, in favore dell'Acqua bene pubblico.
"La Libertà dei servi" di Maurizio Viroli. pag.139 Intelligente riflessione circa i mali attuali della politica Italiana. Il saggio sollecitato e pensato per spiegare all'estero che cosa sta accadendo alla politica italiana è stato pubblicato prima in Italia per volontà di Giuseppe Laterza.
"Gli italiani hanno dimostrato nei secoli una spiccata capacità di inventare sistemi politici e sociali senza precedenti. Anche la trasformazione di una repubblica in una grande corte è un esperimento mai tentato e mai riuscito prima. Rispetto alle corti dei secoli passati, quella che ha messo radici in Italia coinvolge non più poche centinaia, ma milioni di persone e le conseguenze sono le medesime: servilismo, adulazione, identificazione con il signore, preoccupazione ossessiva per le apparenze, arroganza, buffoni e cortigiane. Poiché il sistema di corte ha plasmato il costume diffondendo quasi ovunque la mentalità servile, il rimedio dovrà essere di necessità coerente alla natura del male, vale a dire riscoprire, o imparare, il mestiere di cittadini. Per quanto sia ardua, è la sola via. Il primo passo è capire il valore e la bellezza dei doveri civili."