15 aprile 2011

Questa sera Pierluigi Castagnetti a Vimercate.


Venerdì 15 aprile 2011 ore 21 Villa Gussi, VIMERCATE

"Democratici e Popolari, il ruolo dei cattolici in Politica".

parteciperanno:

Vittorio Arrigoni, Consigliere Provinciale PD - Giuseppe Giovenzana, Presidente Assemblea Provinciale PD - Gigi Ponti, Segretario Provinciale PD - Daniela Mazzuconi, Senatrice PD - Enrico Farinone, Deputato PD,

Paolo Brambilla,

Sindaco di Vimercate

Pierluigi Castagnetti

già vice Presidente Camera dei Deputati.



Allievi di Don Milani scrivono un appello al Presidente Napolitano.

Barbiana, Don Milani ed alcuni suoi allievi.

Di fronte al degrado morale e politico che sta investendo l'Italia gli allievi di Don Milani hanno scritto al Presidente della Repubblica il testo che segue, per chiedergli di dire chiare parole di condanna per lo stato di fatto che si è venuto a creare e di fare obiezione di coscienza ogni volta che è chiamato a promulgare leggi che insultano nei fatti lo spirito della Costituzione.

Se condividi puoi a mandare un messaggio a Napolitano ( presidenza.repubblica@quirinale.it ) in cui dichiari di sottoscrivere l'appello inviato l'11 aprile 2011, dagli allievi di Don Milani, e preferibilmente porre come oggetto "Presidente, segua Don Milani."


Lettera aperta al Presidente della Repubblica, on. Giorgio Napolitano.


Signor Presidente,

lei non può certo conoscere i nostri nomi: siamo dei cittadini fra tanti di quell'unità nazionale che lei rappresenta.

Ma, signor Presidente, siamo anche dei "ragazzi di Barbiana". Benchè nonni ci portiamo dietro il privilegio e la responsabilità di essere cresciuti in quella singolare scuola, creata da don Lorenzo Milani, che si poneva lo scopo di fare di noi dei "cittadini sovrani". Alcuni di noi hanno anche avuto l'ulteriore privilegio di partecipare alla scrittura di quella Lettera a una professoressa che da 44 anni mette in discussione la scuola italiana e scuote tante coscienze non soltanto fra gli addetti ai lavori.

Il degrado morale e politico che sta investendo l'Italia ci riporta indietro nel tempo, al giorno in cui un amico, salito a Barbiana, ci portò il comunicato dei cappellani militari che denigrava gli obiettori di coscienza. Trovandolo falso e offensivo, don Milani, priore e maestro, decise di rispondere per insegnarci come si reagisce di fronte al sopruso. Più tardi, nella Lettera ai giudici, giunse a dire che il diritto - dovere alla partecipazione deve sapersi spingere fino alla disobbedienza: “In quanto alla loro vita di giovani sovrani domani, non posso dire ai miei ragazzi che l'unico modo d'amare la legge è d'obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando avallano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate”.

Questo invito riecheggia nelle nostre orecchie, perché stiamo assistendo ad un uso costante della legge per difendere l'interesse di pochi, addirittura di uno solo, contro l'interesse di tutti. Ci riferiamo all’attuale Presidente del Consiglio che in nome dei propri guai giudiziari punta a demolire la magistratura e non si fa scrupolo a buttare alle ortiche migliaia di processi pur di evitare i suoi.

In una democrazia sana, l'interesse di una sola persona, per quanto investita di responsabilità pubblica, non potrebbe mai prevalere sull'interesse collettivo e tutte le sue velleità si infrangerebbero contro il muro di rettitudine contrapposto dalle istituzioni dello stato che non cederebbero a compromesso. Ma l'Italia non è più un paese integro: il Presidente del Consiglio controlla la stragrande maggioranza dei mezzi radiofonici e televisivi, sia pubblici che privati, e li usa come portavoce personale contro la magistratura. Ma soprattutto con varie riforme ha trasformato il Parlamento in un fortino occupato da cortigiani pronti a fare di tutto per salvaguardare la sua impunità.

Quando l'istituzione principe della rappresentanza popolare si trasforma in ufficio a difesa del Presidente del Consiglio siamo già molto avanti nel processo di decomposizione della democrazia e tutti abbiamo l'obbligo di fare qualcosa per arrestarne l'avanzata.

Come cittadini che possono esercitare solo il potere del voto, sentiamo di non poter fare molto di più che gridare il nostro sdegno ogni volta che assistiamo a uno strappo. Per questo ci rivolgiamo a lei, che è il custode supremo della Costituzione e della dignità del nostro paese, per chiederle di dire in un suo messaggio, come la Costituzione le consente, chiare parole di condanna per lo stato di fatto che si è venuto a creare. Ma soprattutto le chiediamo di fare trionfare la sostanza sopra la forma, facendo obiezione di coscienza ogni volta che è chiamato a promulgare leggi che insultano nei fatti lo spirito della Costituzione. Lungo la storia altri re e altri presidenti si sono trovati di fronte alla difficile scelta: privilegiare gli obblighi di procedura formale oppure difendere valori sostanziali. E quando hanno scelto la prima via si sono resi complici di dittature, guerre, ingiustizie, repressioni, discriminazioni.

Il rischio che oggi corriamo è lo strangolamento della democrazia, con gli strumenti stessi della democrazia. Un lento declino verso l'autoritarismo che al colmo dell'insulto si definisce democratico: questa è l'eredità che rischiamo di lasciare ai nostri figli. Solo lo spirito milaniano potrà salvarci, chiedendo ad ognuno di assumersi le proprie responsabilità anche a costo di infrangere una regola quando il suo rispetto formale porta a offendere nella sostanza i diritti di tutti. Signor Presidente, lasci che lo spirito di don Milani interpelli anche lei.

Nel ringraziarla per averci ascoltati, le porgiamo i più cordiali saluti

Francesco Gesualdi, Adele Corradi, Nevio Santini, Fabio Fabbiani, Guido Carotti, Mileno Fabbiani,

Nello Baglioni, Franco Buti, Silvano Salimbeni, Enrico Zagli, Edoardo Martinelli, Aldo Bozzolini


Don Lorenzo Milani, morto nel giugno 1967, è salito alla ribalta della scena italiana per essersi dedicato, corpo e anima, all'elevazione culturale di operai e contadini affinché potessero affrancarsi dall'oppressione e dall'ingiustizia.

Persona tutta d'un pezzo, appena nominato cappellano a Calenzano (Firenze), scosse l'Italia per la sua costante denuncia di tutte le situazioni che provocano ingiustizia e violazione dei diritti, indipendentemente da chi le provocasse o avallasse. Ciò gli procurò molti nemici anche all'interno della sua stessa Chiesa, che per neutralizzarlo lo confinò a Barbiana, un villaggio sperduto sugli Appenini toscani. Ma la sua notorietà crebbe ulteriormente perché creò una scuola del tutto innovativa, per contenuti, finalità e metodi. L'atto finale fu la stesura di Lettera a una professoressa, un testo collettivo scritto assieme agli allievi per denunciare il carattere classista e discriminatorio della scuola italiana.

Don Milani è famoso anche per la Lettera ai Giudici, nella quale sostiene il primato della coscienza sulle leggi dell'uomo proponendo la disobbedienza come via estrema per evitare all'umanità il ripetersi delle atrocità che ha conosciuto.

Formigoni: firme false. Procura: "Prove granitiche".


Dopo mesi di indagini la Procura di Milano si dice certa della falsità di alcune firme che sono servite a presentare la lista "Per la Lombardia"che ha partecipato alle ultime elezioni regionali a sostegno della candidatura a Governatore di Roberto Formigoni.
Sotto inchiesta dieci consiglieri PDL. L'accusa è di falso ideologico.
Convalidate 770 firme false.
Sono stati convocati uno per uno tutti i firmatari.
Le indagini erano partite lo scorso ottobre quando i radicali si erano presentati in Procura con tre scatoloni pieni delle copie di "474 firme certamente false, perché scritte dalle stesse, mani e 99 fortemente sospette".


Teorema ne aveva già parlato in questo post del 07 ottobre 2010:
Su Formigoni...ci metto la firma.

Bersani:"Abbiamo fatto una splendida battaglia."


Pier Luigi Bersani, dopo il voto della Camera sul processo breve spiega:
"Noi abbiamo fatto una splendida battaglia che ha avuto un risultato indiscutibile. Una legge che doveva passare in silenzio nel giorno della visita di Berlusconi a Lampedusa, è stata messa sotto gli occhi degli italiani per una settimana, usando gli strumenti che il regolamento ci consente. Faremo sempre così".

Manca il lavoro , i redditi sono sempre più bassi, i nostri giovani non hanno più speranza di futuro, i servizi costano di più e che sono sempre meno. Il Parlamento non vuole affrontare questi problemi, si riunisce solo per parlare di giustizia e delle leggi ad personam. Si occupa sempre e solo dei problemi di uno solo. Non si può parlare d'altro.

Video della dichiarazione di voto di Fassino sul processo breve alla Camera.

Il PD, il partito momentaneamente all'opposizione, ha presentato il suo «piano per le riforme», cioè le proposte per abbattere il debito e rilanciare la crescita.

Post correlato: Processo breve è un amnistia mascherata.

La nota del mattino del 15 aprile 2011.


1. VITTORIO ARRIGONI E’ MORTO. UN ITALIANO HA PAGATO CON LA VITA NELLA STRISCIA DI GAZA PERCHE’ I SALAFITI POTESSERO DIMOSTRARE CHE SONO PIU’ ESTREMISTI DEI MILITANTI DI HAMAS.
Vittorio Arrigoni è stato trovato morto. L’operatore umanitario italiano era stato fatto prigioniero da un gruppo di militanti di un gruppo salafita, che ha così voluto sfidare Hamas nella striscia di Gaza. Non si capisce perché, per ottenere la liberazione di alcuni dei suoi uomini arrestati dalle milizie di Hamas, il Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento (Gspc) abbia scelto di rapire un volontario italiano. Vittorio Arrigoni era giunto a Gaza nel 2008 e rimasto li come operatore umanitario della ong Movimento per la Solidarietà internazionale. I rapitori, in un video lanciato in rete, hanno attaccato in un colpo solo l`Italia: «Attacca i musulmani» (dove e quando non è specificato), Vittorio Arrigoni: «Diffonde vizi occidentali» e il leader di Hamas Ismail Haniyeh: «E` uno che opera contro la sharìa (la legge islamica) e che va abbattuto». Probabilmente Hamas non si aspettava questo tipo di attacco-ricatto da islamici ancor più radicali.

2. BERLUSCONI NON LASCIA, RADDOPPIA. DOPO LA PRESCRIZIONE BREVE, LE INTERCETTAZIONI E LA MODIFICA (IN PEGGIO) DELLA LEGGE ELETTORALE. ALFANO GIA’ MOLLATO. I RESPONSABILI A BOCCA ASCIUTTA. E ADESSO SI RICOMINCIA AL SENATO.
Chissà che cosa scriveranno nei prossimi giorni i quotidiani internazionali che qualche giorno fa avevano rilanciato in tutto il mondo l’intenzione di Silvio Berlusconi di lasciare la guida del governo e di lanciare come delfino il ministro della Giustizia Angelino Alfano. In poche ore di quelle angeliche dichiarazioni non è rimasto niente. Come previsto, Berlusconi non lascia niente. Anzi raddoppia: ieri in un incontro con i vertici dei gruppi parlamentari è stato chiaro: dopo il processo breve deve toccare alle intercettazioni. E non solo. Secondo alcune ricostruzioni di stampa, il premier intenderebbe ritoccare (in peggio) la legge elettorale (la porcata, come l’ha chiamata il suo artefice, il leghista Roberto Calderoli), inserendo al Senato un meccanismo come quello della Camera per assicurare al governo il controllo assoluto. Il presidente del Consiglio sente odore di elezioni politiche, dopo le amministrative. E intende preparare un percorso di guerra, con altri acquisti di parlamentari in modo da formare alla sua sinistra un partito di centro che sfidi il Terzo Polo di Casini, Fini, Rutelli.
Anche i cosiddetti responsabili per il momento sono rimasti a bocca asciutta: ottenuto il voto alla Camera, Berlusconi ha rinviato la loro nomina a sottosegretari.
La prossima settimana intanto si ricomincia con il processo breve al Senato. Il presidente Napolitano ha assicurato che valuterà con attenzione le norme di questo provvedimento, quando sarà il momento in cui lo avrà in mano per promulgarlo.

3. ECONOMIA. GLI INDUSTRIALI QUESTA VOLTA PARLANO: GLI INTERVENTI DEL GOVERNO SONO UNA SCATOLA VUOTA. FMI E BANKITALIA CONSIGLIANO PIU’ CRESCITA, COME DICE IL PD. I TAGLI DI TREMONTI ORA SI CHIAMANO MANUTENZIONE.
Altro che Piano nazionale delle riforme: quello presentato dal governo è il Piano Nazionale della Rassegnazione. La battuta è di Stefano Fassina, responsabile economia della segreteria del Pd, e spiega bene il contenuto dei provvedimenti sull’economia varati dal governo e scritti dal ministro Giulio Tremonti. Questa volta perfino gli industriali non sono riusciti a tacere: Montezemolo e Emma Marcegaglia hanno criticato duramente l’assenza di concretezza del governo. Come ha più volte segnalato il Pd con le sue proposte per il suo piano Nazionale delle Riforme, uno studio della Banca d’Italia rileva che senza una forzatura della crescita dell’economia almeno al due per cento l’anno (ora viaggiamo intorno all’1,1 per cento) alla fine anche i conti pubblici non terranno, perché la quantità delle entrate dello Stato dipende ovviamente dalla quantità di ricchezza prodotta (meno se ne produce, meno imposte incassa lo Stato, meno spese si possono finanziare). Secondo la Banca d’Italia la mancanza di crescita ci costerà da qui al 2016 35 miliardi di euro in tagli di spesa. Già quest’anno ci saranno manovre. “Tremonti parla di manutenzione” ha spiegato ieri Pier Luigi Bersani “ ma è chiaro che la traduzione è manovra economica e tagli”.
Il Fondo monetario internazionale indica nel lavoro il problema da mettere in cima a tutte le preoccupazioni in ogni paese.

4. IMMIGRAZIONE, DALLA LIBIA NUOVE MINACCE. E SULL’UNIONE EUROPEA. L’ITALIA SI RITROVA SCHIERATA SULLA LINEA DI LE PEN.
Il colonnello Gheddafi ha liberato decine di migliaia di persone che teneva prigioniere e che provenivano da altri paesi africani. Secondo gli esperti ascoltati al Copasir (la commissione parlamentare sui servizi segreti) c’è il pericolo di un’ondata di arrivi dalla Libia sulle coste italiane. Il governo invece sostiene che il peggio è passato. E ovviamente non si attrezza per gestire l’emergenza.
Intanto, gli attacchi leghisti all’Unione europea hanno trovato un alleato: Marine Le Pen, campionessa dell’estrema destra francese, ha annunciato che proporrà un referendum per lasciare l’Europa.

5. A FORZA DI PARLARE DI SPARI, ALLA FINE SONO ANCHE ARRIVATI. MA IN ITALIA.
A forza di parlare come se nulla fosse di milioni di uomini in armi nella padania, di fucili, di sparare agli immigrati sui barconi, alla fine gli spari sono arrivati sul serio. Ma in Italia.
Ieri è stato ferito uno dei leader del gruppo di destra romano Casa Pound. Chi ha qualche anno sulle spalle ed ha già vissuto la strategia della tensione e gli anni di piombo ha provato un brivido gelido alla schiena. La discesa agli inferi può cominciare anche così. Bisogna tenere alta l’attenzione.

6. L’ESTREMISMO E’ SEMPRE UN’ARMA CHE TI SI RITORCE CONTRO.
Alberto Asor Rosa, intellettuale tra i più prestigiosi in Italia, ha scritto sul Manifesto che occorre che le istituzioni italiane fermino Berlusconi. La sortita dell’anziano professore è stata critica dalle forze politiche di centrosinistra (“sono esterefatto” ha detto Enrico
Letta), ma è stata accolta come una manna dalla destra. Giuliano Ferrara ci ha imbastito sopra una campagna sul tentativo di golpe, finita in onda a reti unificate su tutti i telegiornali direttamente controllati da Berlusconi o a lui vicini.

7. RIFORMA DEI PARTITI. LE PROPOSTE DI SPOSETTI, DI CASTAGNETTI E DI VELTRONI, CHE INSIEME A PISANU RILANCIA ANCHE L’IDEA DI UN GOVERNO DI TRANSIZIONE PER RISCRIVERE LA LEGGE ELETTORALE.
Molti articoli in questi giorni parlano delle proposte di legge presentate dai parlamenti del Pd sul tema dei partiti. I quotidiani hanno parlato solo delle parti che riguardano primarie e finanziamento pubblico, tralasciando altri aspetti anche importanti. Nei giorni passati sono state al centro dell’attenzione le proposte di Castagnetti e di Sposetti, volte ad applicare la Costituzione, a regolare la vita interna dei partiti, a imporre il ricorso obbligatorio alle primarie, pena la secca riduzione dei finanziamenti pubblici. E non solo. Sposetti, accanto all’attuale finanziamento pubblico, aveva previsto il sostegno finanziario a fondazioni politiche. Ieri ha rettificato il tiro, lasciando solo il finanziamento ai partiti e nelle cifre di oggi.
Walter Veltroni ha presentato ieri in una conferenza stampa la sua proposta su questi temi, con l’idea di introdurre obbligatoriamente il ricorso alle primarie e prevedendo una penalizzazione nel finanziamento pubblico per i partiti che non dovessero farlo. Su Il Corriere della Sera oggi Veltroni ha anche firmato un articolo in coppia con Giuseppe Pisanu, senatore del Pdl, per rilanciare l’idea di superare questa fase di stallo della politica con un governo di “decantazione” tra le diverse forze politiche presenti in Parlamento, che faccia la riforma della legge elettorale per tornare poi al voto su proposte alternative.
LA BATTAGLIA DELL’INFORMAZIONE. LA RAI CON I CONTI IN ROSSO FA PESSIMA INFORMAZIONE MA POTREBBE TAGLIARE LE SUE TRASMISSIONI MIGLIORI. E MEDIASET GUADAGNA.
La Corte dei Conti ha messo a nudo ieri il disastro dei conti Rai dopo gli ultimi anni di governo berlusconiano, con l’azienda piegata agli interessi politici del presidente del Consiglio e che ha lasciato molto spazio agli interessi economici di Mediaset. Invece di fare mea culpa, adesso il centro destra si accinge a usare questi dati per tentare di cancellare le trasmissioni di gran successo (ma che Berlusconi non ama) che fanno informazione non subalterna (Fazio, Gabbanelli, Santoro) e che portano una montagna di pubblicità alla Rai. Così oltre alla beffa un altro danno: perché la pubblicità che si perderebbe con queste trasmissioni rischierebbe di finire in casa Mediaset.

14 aprile 2011

Patrizia Toia. Un po' di chiarezza sull'immigrazione.


Documento di Patrizia Toia

SCOPI DEL DOCUMENTO: CONOSCIAMO I FATTI E LE LEGGI

Crisi e processi in atto nel Mediterraneo La complessità della situazione dei flussi dai Paesi del Mediterraneo, anche a causa dei profondi cambiamenti in atto in molti Paesi e del conflitto in Libia, ci pone di fronte ad un compito straordinario di come affrontare e gestire tale situazione, sia in chiave nazionale, che in chiave europea. C’è molta confusione, anche creata ad arte, tra le diverse misure sui diversi piani, che richiedono chiarezza, ma anche sintonia e coerenza tra politiche nazionali e politiche comunitarie. Così non è, e oggi la mancata risposta sia a Roma che a Bruxelles sta creando sull’Unione Europea un giudizio non fondato e una valutazione critica che sposta il problema dalle prime e principali responsabilità. Pensiamo dunque di fare chiarezza, ribadendo alcuni punti chiave, sia sotto il profilo giuridico che politico.

1 - Flussi migratori verso l'UE in provenienza dai Paesi della sponda sud: precedenti eventi analoghi Dall'inizio dell'anno i processi in atto nei Paesi della sponda Sud del Mediterraneo e, successivamente, il conflitto in Libia, hanno prodotto movimenti di popolazione in tutta l'area e verso l'Europa. Secondo la commissione europea e l'UNHCR circa 430.000 persone hanno lasciato la Libia in fuga dal conflitto trovando rifugio e accoglienza nei Paesi vicini, in particolare in Egitto e in Tunisia. Grazie allo sforzo delle autorità tunisine ed egiziane, con il sostegno dell'UNHCR e dell'UE molte di queste persone sono state rimpatriate, mentre restano alcune migliaia di cittadini in particolare del Bangladesh per i quali occorre trovare una soluzione. Riguardo all'Italia, i migranti arrivati ad oggi sono circa 20.000 secondo i dati della Commissione europea, di Frontex e dell'UNHCR. I migranti provengono per la maggior parte dalla Tunisia e in misura minore dalla Libia (circa 1000) o da altri Paesi della regione (Somalia,…). La Commissione, per altro, in una lettera indirizzata al Ministro Maroni, ha sottolineato che, “come è stato indicato da parte italiana, i migranti irregolarmente entrati sul territorio italiano sono nella stragrande maggioranza migranti economici, non richiedenti asilo, quindi suscettibili in tempi brevi di essere rinviati in Tunisia”. Fenomeni della stessa entità o molto maggiori si sono verificati in questi anni a seguito di altre crisi e hanno portato in vari Paesi dell’Unione Europee decine a volte centinaia di migliaia di profughi, di rifugiati o comunque di migranti (si pensi ad esempio al Kosovo dal 1996 al 1999). Ciò è accaduto in altri Paesi: nel 2010 in Germania i richiedenti asilo sono stati Germania 48490 51595 in Francia e 31875 in Svezia. Ciò dimostra che ogni Stato membro dell’Unione Europea ha vissuto situazioni simili e hanno saputo affrontarle e gestirle direttamente. Questo spiega una parte delle posizioni di alcuni Stati che ritengono che i flussi verso l’Italia siano gestibili da uno Stato, con l’aiuto, seppur solo finanziario, dell’Unione Europea.

2 - Cosa si è fatto in Italia all’inizio della crisi A livello nazionale il Governo ha da un lato allarmato l’opinione pubblica con la previsione di “esodi biblici” e, dall’altro, è rimasto a lungo inerte, ha tergiversato prima di chiedere un intervento dell’Ue e ha volutamente lasciato ammassare, in condizioni disumane, migliaia di immigrati a Lampedusa, per creare una “paura”. Peraltro le divisioni reali nella maggioranza, l’incertezza e l’incapacità nell’agire e la prevalenza dell’orientamento della Lega hanno fatto cullare nell’illusione che un’azione di rimpatri collettivi fosse possibile e fosse anche l’esempio per dimostrare una “durezza” degna di un Governo con la Lega. Si è perso tempo prezioso che sarebbe stato quello opportuno per chiedere subito l’attivazione, a livello europeo, della direttiva 55/2011 e per convincere politicamente, con un’azione diplomatica adeguata verso tutti gli interlocutori (Commissione e Stati membri del Consiglio) e per far sì che l’interpretazione della direttiva ricomprendesse questo tipo di flusso migratorio che non è esattamente quello previsto dalla direttiva stessa (cioè il massiccio afflusso di persone in fuga da guerre e violazione dei diritti fondamentali). Peraltro i rapporti con la Commissione si sono svolti a mezzo stampa, con invettive o proclami che non sono certo lo stile di lavoro delle istituzioni comunitarie. A metà febbraio si è chiesto l’intervento di Frontex, cioè molto tardi.

3- Cosa ha fatto l'Unione europea all’inizio della crisi La Commissione europea, su richiesta formale dell'Italia ha disposto le seguenti misure: · attivazione di Frontex, che ha lanciato l'operazione congiunta HERMES per assistere l'Italia nel monitoraggio delle frontiere marittime, nel controllo delle imbarcazioni e nello screening a terra delle persone giunte per mare ai fini principalmente della loro di identificazione. Il ritardo nell'attivare i centri di accoglienza e soprattutto lo smistamento dei migranti sulla penisola ha reso le operazioni molto difficoltose. · attivazione di Europol, che ha inviato in Italia un team di esperti per sostenere le autorità di polizia nell'identificazione di possibili reti criminali all'interno dei flussi misti; · attivazione e sblocco di 25 M EUR, mobilitati dal Fondo Frontiere e dal Fondo Europeo per i Rifugiati, da allocare in base a richieste formali degli Stati membri. L'Italia ha richiesto, con ritardo, lo stanziamento dei fondi, poiché il loro utilizzo è sottoposto a condizioni precise riguardo alle procedure di frontiera e all'accoglienza dei richiedenti asilo.

4 - Cosa fa ora l’Italia: la protezione temporanea italiana Di fronte al continuo aggravarsi della situazione, di fronte all’impossibilità giuridica e politica di procedere a rimpatri collettivi, il governo forzatamente ha deciso di concedere ai migranti giunti in questi mesi la protezione temporanea ai sensi dell'articolo 20 del Testo unico sull'immigrazione (Dlgs 286/1998) è stata accettata dalla Lega Nord con molta difficoltà. In particolare, la decisione è stata accompagnata pubblicamente a mezzo stampa, per esigenze politiche, dalla motivazione che il permesso rilasciato avrebbe dato la possibilità ai migranti di circolare liberamente nella zona Schengen e quindi di lasciare l'Italia. E qui c’è uno degli errori o degli imbrogli più clamorosi: non si può utilizzare una legge italiana dandole valore di diritto comunitario, cioè facendola valere in tutti gli stati membri. Infatti il diritto comunitario vale in tutti gli Stati, ma non viceversa: è necessario che il diritto degli stati sia compatibile con quello europeo, ma non per questo è direttamente applicabile negli altri Paesi! E così il nostro permesso di soggiorno temporaneo è compatibile con le norme comunitarie, ma vale per il nostro territorio nazionale e per essere utilizzato nell’area Schengen deve rientrare nelle regole di Schengen. E’ ovvio.

5- Riflessi europei Schengen è infatti un’area di libera circolazione, ma per i cittadini comunitari. Questo è stato un artifizio utilizzato per far digerire il provvedimento e illudere che tutti o la maggior parte degli immigrati sarebbero andati verso altri Stati. La reazione dei governi di Francia e Germania (entrambi di centro destra e quindi affini al nostro Governo) è stata molto ferma nel senso di ribadire quanto sancito dal Codice Frontiere Schengen: il permesso di soggiorno italiano non dà automaticamente diritto ai migranti di varcare le frontiere e stabilirsi in un altro Paese membro. Le autorità nazionali possono verificare, in particolare, se la persona abbia un documento valido, i mezzi di sussistenza per tre mesi e non costituisca un pericolo per l'ordine pubblico, così come ritengono le regole Schengen. La Commissione europea ha ribadito l'assenza di ogni automatismo in una lettera inviata lunedì 8 aprile al Ministro dell'Interno Maroni. Nella lettera inoltre si sottolinea come lo stesso "decreto del Presidente del Consiglio dei ministri subordina la libera circolazione al rispetto delle norme e condizioni in vigore, escludendo quindi già di per sé ogni automaticità legata al permesso di soggiorno in questione". Al Consiglio dei Ministri GAI dell'11 aprile non si è registrata la maggioranza necessaria all'attivazione della direttiva 55/2001 e i ministri francese, tedesco e spagnolo hanno fortemente criticato la logica insita ella proposta italiana. Tuttavia al punto 4 delle Conclusioni si incoraggia l'intenzione della Commissione a mettere a disposizione ulteriori risorse finanziarie a favore degli Stati membri o di Frontex in tempi brevi se necessario.

6 - Cos’è la direttiva 55/2001 e come si attiva: valutazione del comportamento del Governo italiano La della direttiva 55/2001 definisce le condizioni per il rilascio della protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di persone in fuga da guerre o da violazioni dei diritti fondamentali. La direttiva è stata varata a ridosso della crisi del Kosovo per fare fronte in modo solidale a quel tipo di emergenze. Per attivarla è necessaria una proposta della Commissione al Consiglio, che ne definisca i requisiti materiali (sussistenza dell'afflusso massiccio e dei motivi di fuga) e che deve essere adottata dal Consiglio a maggioranza qualificata. La direttiva contiene un meccanismo di solidarietà su base volontaria, in base al quale gli Stati membri, nell'adottare la decisione sulla protezione temporanea, possono indicare disponibilità numeriche di accoglienza delle persone in questione. Va ricordato che il Parlamento europeo (e noi del gruppo SD in particolare) ha subito chiesto l'attivazione della direttiva, nel dibattito tenutosi in aula a febbraio, ma il Parlamento non ha il potere formale di attivare la richiesta: questa toccava al nostro Governo. Ma, lo ribadiamo, il Governo italiano, diviso al suo interno, non ha lavorato in seno al Consiglio per preparare il terreno ottenere la maggioranza necessaria, né ha formalmente chiesto alla Commissione di attivare la direttiva, se non lunedì 8 aprile, in concomitanza con la decisione del governo italiano di attivare l'articolo 20 del Testo Unico sull'immigrazione, che prevede il rilascio di un permesso nazionale di protezione temporanea. Con ciò creando sovrapposizione e confusione delle due procedure. Anzi si potrebbe dire che a questo punto l’attivazione della direttiva più che una richiesta di condivisione di responsabilità, è parsa l’escamotage per scaricare sugli altri Paesi il problema, come si è tentato con il ricorso all’articolo 20 e alla protezione temporanea. Questo non ha certo migliorato i rapporti tra gli Stati e ha peggiorato la situazione. La Commissione europea, infatti, ha sondato informalmente la disponibilità dei governi nazionali ad attivare la direttiva 55/2001, senza successo. In assenza di una maggioranza necessaria (solo Malta e Italia a favore), la Commissione ha ritenuto di non attivare la direttiva in questa fase, anche per la difficoltà di sostenere in modo inequivoco la sussistenza del requisito dell'afflusso massiccio e della fuga da guerre e violenze.

7- Cosa dovrebbe fare l’Unione europea: una nuova politica di immigrazione e asilo La gestione irresponsabile della crisi da parte del governo italiano non toglie l'evidenza della mancanza di una risposta politica forte dell'Unione europea nel suo insieme. I processi in atto nel Mediterraneo richiedono un ripensamento strategico della politica di immigrazione e asilo, mettendo il tema della mobilità condivisa nel quadro di nuovi partenariati politici con i Paesi di origine e transito dei flussi migratori. La politica di ingresso e riammissione non può più essere pensata in modo unilaterale, ma va negoziata in forma di partenariati di mobilità concordati con i Paesi della sponda Sud, che rispondano a esigenze di entrambe le parti, facilitino l'ingresso regolare per lavoro e la migrazione circolare, in un processo dove i migranti da un lato, e le seconde generazioni residenti nell'UE dall'altro diventano attori di sviluppo, portatori di responsabilità, ma anche di diritti. La portabilità dei diritti (diritti fondamentali, diritti sociali e previdenziali, equipollenza dei titoli di studio, diritti di cittadinanza), il ruolo delle rimesse, possono essere parte di una nuova politica europea per l'immigrazione, che tenga insieme in questo quadro anche la riammissione degli irregolari e la lotta al traffico di esseri umani. Il valore aggiunto politico dell'azione dell'Unione può esplicarsi nel rapporto con i Paesi di origine e transito e nella definizione di misure legislative a sostegno di questo nuovo quadro. La Commissione ha avviato già un dialogo strutturato con Egitto e Tunisia, nel quadro di un partenariato per l'immigrazione, la mobilità e la sicurezza e si sta quindi muovendo su questa linea. La commissaria Malmström ha avanzato alcune già proposte concrete per il breve e medio termine al Consiglio dei Ministri GAI di oggi e presenterà un pacchetto di misure al consiglio GAI di giugno, sulle quali il Parlamento può attivarsi nei prossimi mesi, a partire dalla prevista comunicazione su un approccio globale all'immigrazione, che uscirà a maggio.

8 - Le considerazioni politiche Va chiarito comunque che quando diciamo Unione Europea intendiamo non già un’entità esterna e estranea agli Stati, ma il risultato che la politica degli Stati membri e le diverse istituzioni porta avanti. Se oggi l’Unione Europea si mostra poco lungimirante è anche dovuto al fatto che la maggior parte dei Paesi è guidata da governi di centro destra che vogliono un’Europa “minima” o di taglio intergovernativo, che metta in primo piano gli interessi nazionali e che è restia a dare nuove e piene competenze per rafforzare l’unità e l’integrazione dell’Europa. Ciò vale anche per il governo italiano: non si può invocare l’Europa dopo averne indebolito e logorato il ruolo, le competenze e l’azione. C’è un legame profondo tra ciò che si semina nel proprio Paese e ciò che si raccoglie in Europa. Noi registriamo, infatti, il fallimento della politica di immigrazione del governo italiano in Italia e in Europa. Dopo avere per anni predicato la chiusura delle frontiere Schengen, avere introdotto il reato di immigrazione clandestina e avere praticato i respingimenti collettivi grazie all'accordo con la Libia, ora il governo italiano si trova a dover mendicare il sostegno dell'Europa, a dover disapplicare il reato di immigrazione clandestina e a dover effettuare quella che di fatto è una sanatoria, per provare a gestire l'accoglienza in modo efficace. Noi siamo il Paese che non ha ratificato ben tre direttive sull’immigrazione: con quale credibilità (vorremmo dire con quale faccia) l’Italia chiede ora una politica europea comune per l’immigrazione? Non c’è autorevolezza né credibilità del nostro Paese in Europa: è bene che lo sappia. Non siamo autorevoli (per ragioni facilmente intuibili( e non siamo credibili perché proprio su questa materia abbiamo dimostrato di portare avanti scelte diverse da quella solidarietà che oggi invochiamo dagli altri Stati. Tutti possiamo ben immaginare, ma lo immaginano anche a Bruxelles, come avrebbe reagito l’Italia se fosse stato un altro Paese a chiedere la condivisione dell’accoglienza degli immigrati. Infine un’altra considerazione va fatta e riguarda il significato politico di queste posizioni: l’atteggiamento di Sarkozy, della Merkel e di altri Paesi rispecchia il loro orientamento politico conservatore, ma è lo stesso del governo italiano. La critica che oggi la maggioranza di Governo fa la maggioranza all’Europa è la critica che noi del PD nel gruppo S&D facciamo (ma con coerenza), quando chiediamo più integrazione, più unità, quando chiediamo più Europa, che non significa più regole burocratiche, ma più solidarietà, più occupazione, più dimensione sociale, assieme ai diritti e alla crescita. Se l’Europa avesse un orientamento prevalente come quello che noi esprimiamo politicamente, se in sostanza l’Europa fosse governata da forze di centro sinistra, le risposte che oggi tutti (governo e Parlamento italiano, sindacati e forze economiche, la stessa Chiesa) chiedono sarebbero già state date.

Sulbiate teme il centro commerciale con la Pedemontana. Inviate firme in regione. Fonte MBNEWS

Articolo di Lorenzo Giglio - MBNEWS. Una situazione che non sembra migliorare, quella che stà attraversando Sulbiate con l'arrivo della Pedemontana: dopo le proteste dei cittadini e del sindaco e la raccolta firme inviate al presidente della regine Lombardia Roberto Formigoni, ora sembra affacciarsi anche l'ipotesi della costruzione di un centro commerciale nei pressi di quello che sarà il futuro svincolo autostradale di Sulbiate. Ha confermato lo stesso sindaco Maurizio Stucchi riguardo alla possibile costruzione di un nuovo centro commerciale, che però ad oggi è solo un ipotesi: «La richiesta da parte dei privati è stata fatta già alcuni anni or sono – spiega il sindaco – ma non venne accettata. Ora gli stessi operatori sono tornati chiedendoci uno studio di fattibilità. La prospettiva che si potrebbe aprire è che in cambio di un permesso di costruire loro paghino degli oneri aggiuntivi che vadano a coprire parte le spese per la realizzazione della galleria. Ad oggi è comunque impensabile che si possa ancora fare una galleria di 800 metri come era nel progetto iniziale, come confermato anche dalla lettera inviata dal presidente Formigoni». È datata primo aprile la risposta di Formigoni alla richiesta inviata dai cittadini di Sulbiate insieme alle firme per chiedere che venga mantenuta la galleria: il presidente della regione conferma che il Cipe non ha ricevuto la loro richiesta ma che "si cercheranno soluzioni per migliorare la viabilità locale". In pratica no alla galleria, ma si alle opere per mitigarne l'impatto. «Un disastro si somma al disastro – fa sapere Guglielmo Stucchi a nome del comitato dei cittadini che vogliono la galleria - 20/30 mila metri quadri di supermercato con annesso parcheggio di 800 posti auto! Tra l'altro sarebbe una soluzione provvisoria. Infatti quando le ferrovie presenteranno il loro progetto tutto dovrà essere sbancato perchè il treno passerà a -3 metri rimettendo quindi in discussione il tutto». In foto Stucchi Guglielmo del COAP - comitato osservatorio ambientale pedemontana -

post correlato: Parco commerciale: Circolo PD - lettera e-mail al Sindaco dell' 8 aprile 2011.

Famiglia cristiana :"Mediterraneo o Mare Monstrum". Doc. su immigrazione oggi dei Vescovi Lombardi .


"Primopiano" del n. 16 di Famiglia Cristiana, in edicola dal 13 aprile. La politica dei muri per sbarrare il passo allo straniero, alla lunga, non rende. Per leggere cliccare qui.


Documento chiesa di Milano.



Repubblica.

Pierluigi Castagnetti a Vimercate: Democratici e Popolari, il ruolo dei cattolici in politica.


Venerdì 15 aprile 2011 ore 21 Villa Gussi, VIMERCATE

"Democratici e Popolari, il ruolo dei cattolici in Politica".

parteciperanno:

Vittorio Arrigoni, Consigliere Provinciale PD - Giuseppe Giovenzana, Presidente Assemblea Provinciale PD - Gigi Ponti, Segretario Provinciale PD - Daniela Mazzuconi, Senatrice PD - Enrico Farinone, Deputato PD,

Paolo Brambilla,

Sindaco di Vimercate

Pierluigi Castagnetti

già vice Presidente Camera dei Deputati.



Nota del mattino del 14 aprile 2011

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