10 novembre 2011

La nota del mattino del 10 novembre 2011


1. LE ULTIME FURBATE DI BERLUSCONI RISCHIANO DI MANDARE L’ITALIA IN FALLIMENTO. LA FERMEZZA DEL PD E L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE NAPOLITANO CHIUDONO I GIOCHI. ENTRO SABATO IL VOTO SULLA LEGGE DI STABILITA’. DOMENICA CONSULTAZIONI E INCARICO AL NUOVO GOVERNO, OPPURE IL VOTO.
Silvio Berlusconi e i suoi fedelissimi, dimostrando per l’ennesima volta di non avere alcuna idea dell’interesse dell’Italia, ieri mattina hanno ricominciato a lavorare per risorgere con l’ennesima piroetta. Il presidente del Senato ha puntato ad allungare i tempi di riflessione sulla legge di stabilità. Ma la tempesta che immediatamente si è abbattuta sull’Italia, sui titoli pubblici e sulla borsa, ha dopo un paio d’ore chiarito definitivamente che la storia del presidente del Consiglio che ha governato per otto anni degli ultimi dieci è finita.
L’ennesimo tentativo di un presidente screditato è costato ieri all’Italia il rischio di un concreto default sui mercati finanziari.
I gruppi parlamentari dell’opposizione si sono immediatamente attivati per accorciare al massimo possibile l’iter parlamentare del provvedimento e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha chiarito che le dimissioni di Berlusconi sono date e non revocabili. Ora o un nuovo governo o elezioni. Tempi brevissimi.
Nel pomeriggio è stato finalmente chiaro che entro sabato sarà concluso l’iter parlamentare della legge di stabilità, che sarà approvata con il voto contrario del Pd. Domenica cominceranno le consultazioni del presidente Napolitano. La nomina di Mario Monti a senatore a vita ha fatto emergere anche plasticamente il nome del candidato a guidare un possibile governo di emergenza.
Oggi nuova asta dei Bot annuali. Verranno collocati grazie all’offerta di interessi a un livello straordinario, oltre il 7 per cento. Se l’Italia non sarà in grado di riconquistare la fiducia degli investitori, un livello del genere significa pericolo costante di default e lacrime e sangue per i cittadini, per i posti di lavoro, per i bilanci delle famiglie.

2. LA NOMINA DI MONTI A SENATORE A VITA INDICA UN POSSIBILE CANDIDATO.
Mario Monti è stato nominato ieri sera da Giorgio Napolitano senatore a vita. Monti è stato il nume tutelare della Bocconi, è stato membro di diversi consigli di amministrazione (a cominciare da quello della Fiat) e per due mandati è stato commissario europeo alla concorrenza, apprezzato in tutto il mondo. Ha sfidato le multinazionali Usa, arrivando a multare per violazione delle norme antitrust la Microsoft di Bill Gates. E’ un commentatore de Il Corriere della Sera.

3. LA LEGA SI SFILA. IL PDL SI SFRANGIA.
L’ipotesi di un governo di salvezza nazionale è stata accolta con un no secco dalla Lega di Umberto Bossi. “Andremo all’opposizione e così potremo rifarci la verginità” ha detto il leader della Lega, confermando così che ai leghisti nulla interessa del paese e che l’unico obiettivo che hanno è di far dimenticare i danni per i cittadini, le follie e le spese pazze per il tenore di vita di ministri e sottosegretari che il loro governo ha provocato.
Anche nel Pdl si è verificata una spaccatura. I duri di destra hanno già annunciato che saranno contro. Il resto dei parlamentari si è detto pronto a sostenere un governo di transizione.
Dopo aver ascoltato la sirena degli estremisti come Giuliano Ferrara, Marina Berlusconi e Daniela Santanché, ieri Silvio Berlusconi ha ascoltato il suggerimento di Fedele Confalonieri che, quotazioni di Mediaset alla mano, ha ottenuto che il presidente del Consiglio deponesse le armi e le speranze.

4. PD IN CAMPO. PER UN’OPERAZIONE AMPIA CHE SALVI IL PAESE. SU L’UNITA’ BERSANI SPIEGA LA ROAD MAP DECISA IERI SERA DAL PD.
Ieri sera riunione del coordinamento del Pd con i principali rappresentanti del partito. Ampia discussione. Conclusione unanime. La formazione di un governo di salvezza nazionale può salvare l’Italia. Ma non può essere un ribaltone o un’operazione asfittica. Deve esserci una chiara discontinuità, un’amplissima maggioranza parlamentare e i contenuti delle riforme devono avere caratteristiche di forte equità e giustizia.
Da L’Unità. Intervista firmata da Simone Collini: “Questo governo ci ha precipitati nel discredito, nell`umiliazione, nella totale mancanza di credibilità». La preoccupazione per l`andamento della Borsa e per il nuovo record segnato dai tassi d`interesse dei Buoni del tesoro sembra quasi superare la soddisfazione per le annunciate dimissioni di Berlusconi. Dice Pier Luigi Bersani che la soddisfazione è «per come abbiamo condotto una battaglia che si sta rivelando positiva, per come abbiamo indotto il Parlamento a certificare la crisi della maggioranza col voto, e per come abbiamo ottenuto l`accelerazione della fase politica». Oggi viviamo «un disastro annunciato», dice guardando ai dati economici. «Almeno da noi». Il leader del Pd parla nel suo studio a Montecitorio. Lo sguardo è ora rivolto a domenica quando, «se il Presidente della Repubblica ritiene, c`è la possibilità di iniziare le consultazioni». I mercati non si sono fidati dell`annuncio di dimissioni dei premier? «Tutto il mondo ormai lo conosce, i suoi gesti non sono mai senza ombre. E ringraziamo il Capo dello Stato che con una nota ha messo in chiaro che non c`è nessuna incertezza sulle dimissioni di Berlusconi e che sono infondati i timori di una prolungata inattività governativa». Napolitano in quella nota ha scritto: nuovo governo o voto. «La stessa alternativa di cui parlo ormai da un anno, e che è stata testardamente impedita da una maggioranza che di fronte ai problemi del Paese si è dimostrata totalmente irresponsabile. Ora, su spinta dell`opposizione e per vie parlamentari, siamo arrivati a una svolta. Sono soddisfatto, ma ora c`è l`esigenza di accorciare i tempi per l`approvazione della legge di stabilità e per le dimissioni. Abbiamo dato la nostra disponibilità ad ogni forma di accelerazione, anche se nel merito continueremo ad opporci». Lei vede le condizioni per un nuovo governo? «Non ho la sfera di cristallo, quello che però posso dire è che noi siamo pronti a fare la nostra parte a sostegno di un governo di transizione che abbia la necessaria credibilità sul piano internazionale per attuare misure eque e far fronte a un`emergenza conclamata». Oltre a quelli di Pd, ldv e Terzo polo servirebbero una sessantina di altri parlamentari del centrodestra per dar vita a una maggioranza stabile. Difficile però che ci sia un tale smottamento nel Pdl, non crede? «Chiariamo subito, la nostra proposta non comporta in nessun modo ipotesi di ribaltoni o la ricerca di frange di supporto al margine. Opzioni Scilipoti, per intenderci, non ci interessano. Ci deve essere un larghissimo coinvolgimento, una presa di coscienza della situazione in cui versa il Paese e un`ampia assunzione di responsabilità». Allora la vostra è una
disponibilità condizionata... «Ma certo che poniamo delle condizioni. E sono le stesse condizioni che richiede la realtà: un governo credibile e che segni una netta discontinuità. Adesso quel che serve non è una maggioranza abborracciata, fatta con pezzi di partiti, non è un ribaltone o un aggiustamento con qualche transfuga. Non ci crederebbe nessuno». Che il Pdl come partito appoggi il nuovo governo è però difficile visto che Berlusconi ha già detto che dopo di lui c`è il voto, non crede? «È indecente che il presidente del Consiglio dimissionario indichi la strada. Sono parole che non voglio neanche prendere in considerazione e aspetto le valutazioni del Capo dello Stato, le sue consultazioni». Ha considerato il rischio che tutto il peso del nuovo esecutivo, con un disimpegno di Berlusconi, nei principi o nei fatti, gravi su di voi? «Il Pd deve innanzitutto preoccuparsi del fatto che l`Italia è in pericolo, che viviamo il momento più difficile dal dopoguerra ad oggi. L`intera classe dirigente, se è degna di questo nome, ha gli strumenti per vedere che sono in gioco posti di lavoro, redditi, risparmi. Dopodiché se non c`è un`assunzione di responsabilità seria, bisognerà registrare che non ci sono le condizioni per un governo di emergenza. Dovrà però essere chiaro che noi saremo gli ultimi a staccare la spina a questa ipotesi. Noi ci siamo, ci crediamo, e se per volontà della destra non sarà possibile dar vita a un nuovo governo si vada subito ad elezioni. Noi non abbiamo paura di andare al voto». Pensa sia ancora possibile andarci con un`alleanza tra progressisti e moderati? «Certo, l`ho voluto anche dire davanti alla nostra gente, tutti quelli che sabato sono venuti a San Giovanni, dalla Valle d`Aosta alla Sicilia, e che non hanno fatto il viaggio per niente! Quella manifestazione è stata determinante per lo sviluppo politico, abbiamo fatto vedere la forza di cui disponiamo». Perché insistere sull`alleanza col Terzo polo ora che i sondaggi danno il centrosinistra sette punti avanti il centrodestra? «Proprio ora che l`emergenza si fa più evidente aumentano le ragioni della nostra proposta. Il tramonto di Berlusconi pone il problema di una ricostruzione economica, sociale, democratica. E allora tutti sono chiamati a decidere da che parte stare, se dal lato del modello populista o se fare la scelta democratica e per un nuovo patto sociale. Di qua o di là, non ci saranno alternative». I due alleati del centrosinistra intanto sembrano pensarla diversamente da lei circa lo sbocco della crisi e la necessità di un governo di transizione. «Non mi risulta che Di Pietro o Vendola abbiano detto qualcosa di diverso, anche se Di Pietro ha espresso una preferenza per le elezioni anticipate. Ma se ha cambiato idea lo dirà al Capo dello Stato. Sia chiaro che c`è la politica e c`è anche il politicismo, ma prima c`è l`Italia». Chi pensa debba guidare il governo di emergenza? «I nomi spettano al Presidente della Repubblica. Quello che io penso è che debbano essere nomi coerenti col problema che abbiamo di fronte, che riguarda il piano economico e finanziario e che si pone anche sul fronte internazionale. La ricerca va fatta in quella direzione». Come giudica la nomina da parte del Quirinale di Monti a senatore a vita? «È una scelta eccellente, arricchirà il Parlamento di un tratto di personalità e di esperienza preziosi». Come vi comporterete di fronte alla legge di stabilità? «Se corrisponde a quanto abbiamo letto fin qui voteremo contro. Se ci saranno novità, le valuteremo assieme alle altre proposte. Ma faremo in modo che questa agonia duri il meno possibile. Dobbiamo chiudere in fretta questa fase e, se il Presidente lo ritiene, c`è la possibilità di iniziare le consultazioni già domenica». E ipotizzabile che il nuovo governo arrivi a fine legislatura o prevede che in ogni caso si voterà prima del 2013? «Non si possono fissare scadenze, un governo si tara non mettendo date ma dando obiettivi. La prima criticità sottaciuta, che il nuovo esecutivo dovrà risolvere, è che la manovra approvata prevede per il 2012-2013 20 miliardi reperibili nella delega assistenziale. Si tratta di una vera e propria bomba ad orologeria perché il governo vuole prendere 20 miliardi da dove non ci sono. È solo un primo esempio. Noi ribadiamo l`esigenza e l`impegno per il pareggio di bilancio, ma le misure che dovrà attuare il nuovo governo non potranno essere a carico dei lavoratori e della povera gente».

9 novembre 2011

Berlusconi dimissioni: la satira all'estero. Vignette.

Silvio Berlusconi protagonista anche della satira estera.

Venerdì 18 novembre - Convocazione Assemblea Circolo PD.

Convocazione Assemblea di Circolo.


Tutti i tesserati, gli amici e i simpatizzanti del Circolo PD di Sulbiate in questo fine settimana riceveranno la convocazione scritta per una nuova Assemblea di Circolo che si svolgerà venerdì 18 novembre 2001 inizio ore 21,00, presso la sede della Coop. Grigna via Mattavelli 8/A.

Sarà un importante momento di verifica del lavoro svolto in questi due anni di amministrazione, (evidenziando anche i punti in cui siamo stati carenti) e di condivisione delle scelte che presto saremo chiamati a compiere.

Durante la serata saranno affrontati i seguenti argomenti:

  • Verifica del Programma 2009.
  • Stato avanzamento questione outlet di Sulbiate.
  • Individuazione delle priorità attuali.
  • Futuro.

Maurizio Sarchielli
Sulbiate, 08/11/2011





Per il bene dell'Italia.

Berlusconi non può trascinare l'Italia nel declino del suo governo. Per il bene del Paese si deve dimettere.

Il Cavaliere ha annunciato le dimissioni al Presidente Napolitano.

Il Presidente Napolitano ha ricevuto Berlusconi al Quirinale dopo il risultato del voto alla Camera sul Rendiconto dello Stato, che ha decretato che la maggioranza di governo non esiste più. Berlusconi rimetterà il suo mandato dopo l'approvazione della Legge di Stabilità. Il Partito democratico prende atto delle dimissioni. Ora vanno formalizzate il prima possibile.

"L’annuncio reso al Quirinale delle dimissioni del presidente del Consiglio è una svolta, che salutiamo con grande soddisfazione. Si tratta di un evidente risultato della battaglia parlamentare dell’opposizione che ha saputo raccogliere il sentimento larghissimo del Paese", ha commentato il Segretario del PD, Pier Luigi Bersani.

"Adesso, considerando la delicatissima situazione economica e finanziaria, è urgente che le dimissioni del presidente del Consiglio consentano di aprire una nuova fase.

Ci riserviamo un esame rigoroso del contenuto dell’annunciato maxiemendamento alla legge di stabilità per verificare le condizioni che ne permettano, anche in caso di una nostra contrarietà, una rapida approvazione.

Il PD ritiene sconcertante che con le sue prime dichiarazioni il presidente del Consiglio, battuto alla Camera e dimissionario, cerchi di condizionare un percorso che è pienamente nelle prerogative del Capo dello Stato e del Parlamento", ha concluso il Segretario del partito.


Questa la nota dal Quirinale

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto questa sera in Quirinale il Presidente del Consiglio, on. Silvio Berlusconi, accompagnato dal Sottosegretario dott. Gianni Letta. All'incontro ha partecipato il Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Consigliere Donato Marra.

Il Presidente del Consiglio ha manifestato al Capo dello Stato la sua consapevolezza delle implicazioni del risultato del voto odierno alla Camera ; egli ha nello stesso tempo espresso viva preoccupazione per l'urgente necessità di dare puntuali risposte alle attese dei partner europei con l'approvazione della Legge di Stabilità, opportunamente emendata alla luce del più recente contributo di osservazioni e proposte della Commissione europea.

Una volta compiuto tale adempimento, il Presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato al Capo dello Stato, che procederà alle consultazioni di rito dando la massima attenzione alle posizioni e proposte di ogni forza politica, di quelle della maggioranza risultata dalle elezioni del 2008 come di quelle di opposizione.

8 novembre 2011

Berlusconi non ha più la maggioranza. Il rendiconto: solo 308 voti.

L'Aula approva il rendiconto ma solo con 308 voti, lontano dai 316 necessari per avere la maggioranza.
L'opposizione presente non vota. In totale sono 321 i parlamentari che han
no negato il sì al Governo.




Pier Luigi Bersani è il primo a parlare subito dopo il voto:«Rassegni le dimissioni, qui faremo la nostra parte per il Paese. Se lei non lo facesse le opposizioni considererebbero iniziative ulteriori perché così non possiamo andare avanti».

Al Cavaliere la scelta su come uscire dallo stallo, ma a questo punto il de profundis del Governo ormai è inevitabile.

"Alla Camera è andata in onda davvero la resa dei conti - ha detto
Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del PD al Senato - Berlusconi non ha più una maggioranza parlamentare. Se nella maggioranza c'è ancora qualcuno che ha a cuore l'Italia convinca Berlusconi a dimettersi subito. Se il premier non lo farà dimostrerà di essere un irresponsabile nei confronti del Paese".

Dimissioni il grande bluff. Cronaca della giornata di ieri.

La maggioranza non esiste più e il voto di fiducia di oggi porta non poche preoccupazioni al premier, alla Lega e alla maggioranza.
Di contro le opposizioni unite dimostrano ancora di più che il governo Berlusconi è giunto ormai ai titoli di coda.

Italia: un giovane su quattro non studia nè lavora.


Sono 2,2 milioni i giovani italiani tra i 15 e i 29 anni che non studiano nè lavorano. Idati sono stati comunicati da Bankitalia. In percentuale sono il 23,4% della popolazione in questa fascia d'età. Sono definiti "Neet" (dall'inglese not in education, employment, training).
La percentuale dei 'neet' tra le donne supera il 26%, contro il 20% degli uomini

La nota del mattino del 08 novembre 2011


1. SCATTA PER L’ITALIA IL TIMER GRECO, LO SPREAD CONTINUA A CRESCERE. PIU’ PASSA IL TEMPO E PIU’ SAREMO COSTRETTI AD AFFIDARCI ALLE MEDICINE DECISE DA ALTRI.
Altro che stiamo meglio degli altri. Tutto ciò che sta accadendo segnala che per l’Italia è scattato lo stesso timer della Grecia.
Da La Repubblica. Articolo di Maurizio Ricci. “Il timer è partito. Se si segue la logica e l`esperienza degli ultimi due anni sui mercati, l`Italia non ha più di tre settimane per ricondurre il costo del suo debito a livelli più sostenibili. Si deve far scendere il tasso sui Btp decennali sotto il 6,50%. Eppure, esattamente fra 15 giorni di contrattazioni, a partire da ieri, cioè il 25 novembre, l`Italia e l`Europa si troveranno di fronte alla scelta fra un piano di salvataggio di dimensioni gigantesche e la bancarotta del debito italiano, con l`apocalisse dell`euro. Ma il timer potrebbe essere anche più veloce: la spirale finale potrebbe cominciare ad avvitarsi già da venerdì prossimo, fra soli quattro giorni, quando le autorità che regolano i mercati potrebbero decidere un ulteriore rincaro del debito italiano, perché ritenuto troppo rischioso. Né l`una né l`altra sono predizioni. Sono i calcoli ad occhio che fanno operatori ed analisti, sulla base di quanto è sinora avvenuto in questa crisi europea. In particolare, in Grecia, Irlanda e Portogallo, i tre paesi per cui è stato necessario un salvataggio europeo. In media, nei tre paesi, i titoli decennali sono stati trattati ad un tasso superiore al 5,5% per 43 giorni, prima di superare stabilmente la soglia del 6%. Poi, sono rimasti per altri 24 giorni sopra quota 6, prima di scavalcare, in modo continuativo, il 6,50%. Da qui, sono bastati 15 giorni di mercato per sfondare il 7%, largamente ritenuto un livello insostenibile. L`Italia è un paese di un`altra categoria, con fondamentali più solidi e un`economia molto più grande. Ma anche con un debito, in cifre assolute, enormemente superiore: 1.900 miliardi di euro, oltre cinque volte il debito greco. E il percorso dei titoli italiani è sinistramente simile, per certi versi anche più inquietante. I1 Btp decennale è stato trattato sopra il 5,50% per 40 giorni, prima di superare il 6%. E` avvenuto i1 28 ottobre. Da allora è bastata una sola settimana (e non 24 giorni) per arrivare sopra il 6,50%. Se non dovesse scendere stabilmente a quote più respirabili, il finale di partita potrebbe essere anche più rapido di quanto avvenuto ad Atene, Lisbona e Dublino”…..
2. OGGI SI VOTA SUL RENDICONTO. PROVA GENERALE PER VEDERE QUANTI VOTI HA LA MAGGIORANZA ALLA CAMERE. LE OPPOSIZIONI UNITE PER FAR CADERE BERLUSCONI. SI LAVORA ALLA COMPOSIZIONE DI UN GOVERNO DI SALVEZZA NAZIONALE. MA NON A TUTTI I COSTI.
Questa mattina i capi gruppo dei partiti di opposizione decidono come affrontare il voto sul rendiconto dello Stato. La maggioranza si sta sfaldando. Perfino la Lega, che finora ha sostenuto a spada tratta il governo, non ci crede più. Tutti si rendono conto che il tempo stringe e che bisogna voltare pagina. Si lavora alla formazione di un governo tecnico che possa affrontare l’emergenza e riformare la legge elettorale. Ma per fare questo passaggio c’è bisogno del concorso di tutti, della scelta di una personalità riconosciuta a livello internazionale e di un programma concordato, che
non sfoci in macelleria sociale. Niente ribaltoni dunque. Niente governo di centrodestra con sostegni esterni. Niente pasticci.

BERLUSCONI SI LASCIA ALLE SPALLE LE PRESSIONI INTERNAZIONALI, GUARDA AGLI INTERESSI DI FAMIGLIA E PUNTA A RESISTERE FINO A NATALE PER PORTARE LUI IL PAESE ALLE ELEZIONI.
Da Il Corriere della Sera. Articolo di Massimo Franco. “L`obiettivo berlusconiano, tuttavia, non è quello di durare molto: gli basta resistere il tempo necessario per evitare qualunque tentazione o, peggio, possibilità di dare vita a una maggioranza diversa. La maggioranza non martella sugli effetti devastanti che questa fase politica sta avendo per i risparmi degli italiani; né mette in primo piano la mancanza di credibilità internazionale del premier. Insiste invece sul pericolo di un «ribaltone» che sarebbe «un colpo di Stato». E quella che i fedelissimi chiamano «strategia del panettone natalizio»: una resistenza mirata a garantirgli di restare in sella fino a dicembre; e di guidare lui l`Italia verso le elezioni anticipate. Pazienza se nel frattempo il Paese viene bersagliato in modo spietato dagli speculatori. Berlusconi si propone oggi come unico rappresentante italiano della politica di austerità richiesta dall`Europa e dal Fondo monetario internazionale. Quando fa sapere che nel maxiemendamento che sarà presentato fra qualche giorno al Senato ha inserito anche lo «spirito» della lettera di intenti presentata il 26 ottobre scorso all`Ue, annuncia una sfida. Se il governo cadrà su quella, il premier potrà additare come antieuropei gli avversari; e costruirci sopra la campagna elettorale. Si tratta di un gioco d`azzardo nel quale è maestro”…
Da La Repubblica. Articolo di Miguel Gotor. “Berlusconi si muove sull`orlo del baratro e nelle ore decisive incontra a Milano i figli e il fido Confalonieri, la famiglia e l`azienda, a ribadire la matrice privatista della sua gestione della cosa pubblica. Non sappiamo quando, ma l`albero di Berlusconi cadrà di schianto e le borse voleranno. Sarà anzitutto un bene per l`Italia perché prima degli interessi di una parte, vengono quelli nazionali, da troppo tempo umiliati e offesi. Dal giorno dopo, si apriranno due possibili scenari che implicano un differente giudizio sulla stagione berlusconiana e una diversa valutazione del grado di drammaticità raggiunto dall`attuale emergenza italiana sul piano economico e civile. Il primo di essi vede una soluzione della crisi dentro il recinto delle attuali forze di governo con Berlusconi che accetta di fare un passo indietro in favore di Schifani o di Letta in cambio dell`allargamento della maggioranza al Terzo polo. Tale proposta ha il limite di interrogare la solidità del patto politico tra Futuro e Libertà e l`Udc, verosimilmente dividendolo. Ai seguaci di Fini potrebbe bastare un Berlusconi in panchina per rientrare nell`ovile da dove sono stati cacciati, con l`intenzione di capitalizzare il risultato e di provare a riprendersi i voti di destra ancora disponibili in quell`area. Casini, però, ha rotto con Berlusconi prima delle elezioni e quindi l`eventuale passo indietro del Cavaliere non sarebbe una ragione sufficiente a rientrare nei ranghi, tanto più che, seppure nelle retrovie, riuscirebbe ancora a condizionare il gioco della squadra. In fondo una simile soluzione si limiterebbe a prolungare l`agonia dell`attuale maggioranza: un`agonia alla quale il leader dell`Udc, inspiegabilmente, deciderebbe di aggiungere in articulo mortis il suo partito, scegliendo di tornare su una barca che sta affondando, dopo avere avuto il coraggio di abbandonarla quando aveva il vento in poppa. Il secondo scenario, di gran lunga preferibile in base agli interessi dell`Italia, è quello evocato domenica scorsa da Eugenio Scalfari, ossia un governo di larghe intese odi responsabilità nazionale affidato
a un`autorità terza, in grado di rassicurare i mercati e di unire un insieme di forze destinate poi a separarsi di nuovo dopo avere raddrizzato la rotta italiana. Il Pd si è detto disponibile a una soluzione del genere, ma ha contemporaneamente escluso il sostegno a qualunque forma di ribaltone. Si tratta di una posizione comprensibile perché dal 14 dicembre 2010 di acqua sotto i ponti ne è passata tanta. Nel frattempo la crisi economica ha raggiunto un livello tale che non sarebbe possibile affrontarla con un governo privo del sostegno dei vincitori del 2008, non legittimato dal voto popolare e per di più esposto alla mercé di nuovi transfughi, questa volta a parti invertite: ieri Scilipoti, uscito dall`Idv, oggi gli Antonione e le Carlucci, usciti dal Pdl. È un film già visto e dagli esiti paradossali: non solo lascerebbe a Berlusconi e a Bossi una formidabile arma di propaganda in vista delle prossime elezioni, ma caricherebbe sulle spalle delle opposizioni di ieri il peso di interventi strutturali da fare oggi per affrontare un`emergenza non provocata da loro. In questo ambito, dunque, l`unico scenario possibile, è quello di una grande coalizione tra Pdl, Pd e Terzo polo. Non bisogna, però, far finta di non vedere il nodo politico di fondo: a prescindere dal profilo del presidente del Consiglio, quest`ipotesi, per essere realistica, prevede il coinvolgimento del Pdl e del Pd in un governo comune, una scelta che significherebbe la fine del bipolarismo italiano non per via elettorale, ma per libera scelta delle due forze principali del Paese, in base a una convergenza di interessi che non sembra avere una base politica solida su cui poggiare. Permangono, inoltre, alcune contraddizioni significative: è possibile andare oltre Berlusconi con il sostegno del partito di Berlusconi e salvare l`Italia con l`appoggio di quanti, avendo governato otto anni degli ultimi dieci, hanno svolto un ruolo determinante nel provocare l`attuale situazione? Non a caso, questa proposta diventa improvvisamente evanescente quando si provano a individuare i soggetti del Pdl che potrebbero sostenerla. Un gruppo consistente di volenterosi, che sarebbero subito accusati di alto tradimento, o tutto il partito? Ma è mai credibile che una forza fino a oggi giudicata padronale, sia capace all`improvviso di riscoprire l`autonomia della politica contro la volontà del proprio capo carismatico? Perché qui sta il punto. Il Pdl in questi anni ha tutelato gli interessi legittimi e persino illegittimi di Berlusconi e proprio la soluzione tecnocratica proposta è quella che il Cavaliere, insieme con la Lega, maggiormente ostacola poiché costituirebbe l`umiliazione più cocente. In una partita come questa contano anche la psicologia e la biologia: Bossi e Berlusconi sono troppo accorti per non sapere di essere due leader ormai al tramonto che non hanno nulla da perdere avendo già giocato nel corso di quasi vent`anni la loro partita e con qualche reciproca soddisfazione. Entrambi vorranno rivendicare il privilegio di scegliere l`arma con cui combattere l`ultima battaglia e sono disposti a farne un punto di onore, levandosi il gusto di guardare in faccia i disertori. Tutto lascia pensare che preferiranno la sfida a viso aperto, chiamando il popolo all`appello su una piattaforma radicale di carattere populista e antipolitico costruita intorno ai rispettivi miti di origine, piuttosto che darla vinta ai traditori di sempre (Fini e Casini) o, peggio ancora, a delle ipotesi tecnocratiche. Berlusconi per contare i fedelissimi di oggi da ricollocare in un Parlamento di domani con una nuova energia contrattuale; Bossi per rigenerare la Lega dall`opposizione su una piattaforma secessionista. La strada delle elezioni sarà quella che Berlusconi e Bossi proveranno a imporre al Paese come prezzo per uscire di scena: a tutela dei propri interessi e contro il bene comune dell`Italia, ma nessuno potrà dirsi stupito di ciò”.

7 novembre 2011

Governo sull'orlo del precipizio. Berlusconi vuole vedere in faccia chi lo tradirà.

Questa mattina nuovo record dello spread che ha superato i 490 punti tra i titoli italiani e i titoli tedeschi e conseguente attacco speculativo in borsa.

La maggioranza continua a dare segni di cedimento. Ieri sera anche il Ministro LN Maroni ospite da Fazio è stato esplicito: "Così non si può andare avanti."



In tarda mattinata il direttore Ferrara dal sito de il Foglio ha comunicato che entro poche ore il Cavaliere si sarebbe dimesso.

La Borsa ha subito guadagnato il 3% e lo spread è immediatamente diminuito.

Poche ore dopo Berlusconi ha smentito e ha dichiarato che sulla lettera UE chiederà la fiducia perchè vuole vedere in faccia chi lo tradirà.
La Borsa è tornata a perdere punti e lo spread ad aumentare.

... la giornata non è ancora finita.

post correlato: On. Pisanu: "Governo di unità nazionale scelta obbligata".