6 gennaio 2012

Gruppo biliardino - Sulbiate eventi - Torneo della Befana.

IL GRUPPO BILIARDINO DI SULBIATE, NELLA SALETTA LATERALE DELLA PALESTRA, ORGANIZZA PER L'INTERO POMERIGGIO, DI OGGI 06/01/2012, A PARTIRE DALLE ORE 14.00, IL TORNEO DELLA BEFANA DI BILIARDINO CALCIOBALILLA. TUTTI POSSONO ISCRIVERSI E PARTECIPARE. ISCRIZIONE A COPPIA € 5,00.

5 gennaio 2012

Parcheggio Selvaggio


Le libertà personali dovrebbero ragionevolmente fermarsi, dove iniziano a ledere le altre libertà personali.
Esempio: sono libero di fumare dove voglio. Dovrei smettere se a fianco trovo qualcuno che è libero di non aspirare, e fumare lui stesso, la mia sigaretta.
Conoscete qualcuno che si domanda se darà fastidio, accendendosi la "bionda"? Io li conto sulle dita di una mano!

Altro esempio: ho un auto e sono libero di lasciarla al sole dove mi pare e piace! Ma dentro le apposite strisce di parcheggio (mi pare che sia scritto anche su qualche libercolo dal nome particolare: Codice della Strada).

Le persone non sono cattive per natura, solo che ogni tanto vanno indirizzate e consigliate ad essere migliori, più attente al bisogno del prossimo che non alla comodità personale.
In tutti questi anni l'amministrazione di Sulbiate (e non solo) ed i vigili, hanno ricevuto suggerimenti e lamentele, circa il parcheggio con metodo "a caso" effettuato da proprietari di auto particolarmente - e comodamente - distratti.
Facendo notare che lo spazio occupato dalle auto, limita o elimina lo spazio necessario al resto del traffico (quei piccoli veicoli chiamati pedoni), la perentoria risposta e definitiva presa di posizione è arrivata su un allegato di un recente "Vivi Sulbiate" dove, genericamente, viene stilato un decalogo del bravo cittadino, tra cui si suggerisce di parcheggiare negli appositi spazi.
Fine del problema!
Peccato che così non cambia nulla: esempio... uno dei tanti, non me ne vogliano i residenti (anzi me ne vogliano! Mettete dritte quelle auto!)


Più o meno sempre, la situazione è quella che vedete: l'auto nel box non ci sta, non serve, non si ha voglia di metterla... e va bene. Però in questo modo non si pensa al fatto che:
1 chi passa a piedi è costretto ad andare sulla strada per proseguire
2 carrozzine dei disabili o passeggini finiscono de tutto sulla carreggiata stradale
3 a pochissimi metri si strova una curva, impegnata con una certa velocità dalle auto in arrivo (perchè lo stop è poco rispettato)

Risultati possibili? Chissà... 
Rischio? Ma quando mai...

Io (io solo) non sarei stato tanto generico, stilando un decalogo delle buone maniere.
Io (io solo) avrei prima suggerito, ed eventualente poi multato quegli automobilisti.
Io (io solo) non avrei consentito di costruire negli stessi quattro metri quadri, un marciapiede e un parcheggio - addirittura il transito pedonale all'esterno del parcheggio: questo è il massimo del non-senso di progetto urbano.
Io (io solo) avrei pensato prima a chi passa a piedi e dopo alle auto, regolando di conseguenza il progetto di strade e vie pedonali.
Io (io solo) avrei già tolto da tempo parcheggi come questi e messo delle belle aiuole.

E voi? vivete altre situazioni del genere? Assurdita pericolose dettate solo dalle possibilità offerte alle automobili? Siete felici della situazione-parcheggio di Sulbiate?
Raccontate la vostra esperienza.
Grazie.



Ptcp: un territorio tutelato solo a parole.

Duro il commento degli ambientalisti brianzoli sul Piano territoriale di coordinamento provinciale.



Le associazioni ambientaliste che hanno dato vita ad un apposito Osservatorio hanno espresso un duro giudizio sul PTCP di Monza e Brianza. Sostengono che la battaglia di Allevi per la difesa del suolo sia stata intrapresa solo perchè i risultati dei sondaggi hanno rilevato che la riqualificazione degli spazi verdi è tra i primi posti tra le richieste dei cittadini. I portavoce dell'Osservatorio hanno così dichiarato:"Il Ptcp è un'occasione persa. Per non distrubare la Giunta Allevi ha preferito non osare evitando di vincolare terreni liberi."
Gli ambientalisti avrebbero voluto dall'Assessore Antonino Brambilla maggior coraggio e decisione, tipo quella intrapresa dal comune di Desio dove l'amministrazione ha ridotto di 1.400.000 mq le previsioni edificatorie.




Di seguito il Comunicato stampa del coordinamento ambientalista PTCP MB:


Il consumo di suolo nella Provincia di Monza e Brianza ha raggiunto percentuali elevatissime e insostenibili. La nascita della Provincia di Monza e Brianza è stata accompagnata da questo grido di allarme anche da parte degli amministratori provinciali. Abbiamo ascoltato discorsi politici e proclami sulla tutela del suolo, abbiamo assistito al proliferare di Convegni indetti dalla stessa amministrazione provinciale sul tema del consumo di suolo. A quali decisioni concrete corrispondono questi proclami? Per il momento a nessuna. Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale avrebbe potuto essere un’ occasione per mettere l’ambiente al centro delle scelte urbanistiche in Brianza. Il PTCP avrebbe permesso alla Provincia di esprimere un’ipotesi di tutela del territorio, anche al di sopra degli interessi particolari dei singoli Comuni, per lo più amministrati da uomini e donne (poche) che non si distinguono per l’attenzione alle problematiche ambientali. Unica eccezione l’attuale amministrazione di Desio, che ha recentemente rivisto il proprio PGT con una variante che salva da progetti edificatori 1.400.000 mq di territorio. Questa operazione avrebbe dovuto trovare anche un riconoscimento nel Piano Territoriale della Provincia di Monza e Brianza, ma di fatto ciò non è ancora accaduto. Come associazioni e gruppi ambientalisti abbiamo scelto di essere soggetto PROPOSITIVO in un rapporto di confronto con la Provincia, disposti a entrare in tensione con quelle amministrazioni del territorio più ostili a comprendere la difficoltà del tempo presente. Questo perché è più che mai importante intervenire per una responsabile gestione della cosa pubblica e dell’ambiente. Per questo, ci si è costituiti in un coordinamento denominato OSSERVATORIO PTCP. Il coordinamento ha prodotto una serie di proposte riunite in tre documenti presentati alla Provincia e in una serie di progetti ed osservazioni “dal basso”, mossi da una conoscenza dettagliata dei singoli ambiti territoriali ove questi soggetti agiscono. Questo lavoro è confluito in un documento tecnico propositivo finale inoltrato alla Provincia di MB contenente OSSERVAZIONI E RICHIESTE ESPLICITE DI MODIFICA ED INTEGRAZIONE al PTCP sulle NORME APPLICATE, sulle AREE AGRICOLE STRATEGICHE, sulla RETE VERDE. Modifiche sviluppate sulla base di segnalazioni arrivate da gruppi e associazioni dell’Osservatorio per ben 44 comuni della provincia. Ci ha guidato una vision ambientalista sul nostro territorio che non è utopista ma è una visione concreta per salvaguardare il bene collettivo che ci rimane e di cui intendiamo assumerci a tutti gli effetti la responsabilità, contagiando altri cittadini e cittadine già sensibili in tal senso. L’Assessore Antonino Brambilla non ha disdegnato l’interlocuzione con noi dell’ OSSERVATORIO PTCP. Purtroppo, questa interlocuzione si è spesso limitata ad una semplice azione informativa, non cogliendo sinora gli elementi di condivisione a lui proposti. Esiste quindi una contraddizione evidente tra le dichiarazioni verbali fatte dagli Amministratori Provinciali, lo stato dell’arte dell’attuale elaborazione del PTCP e la scarsa volontà sinora dimostrata nell’accettare le nostre proposte di tutela del territorio. C’è una domanda cui vale la pena di tentare di dare una risposta: perché questa amministrazione ha allora parlato come se fosse ambientalista? Alla base v’è una ricerca commissionata dalla stessa Provincia di Monza e Brianza all’illustre sociologo Mannheimer che ha messo in evidenza come per i cittadini e le cittadine di questo territorio il verde e l’ambiente, la riqualificazione degli spazi e dell’aria che respiriamo, sia al primo posto degli interessi e di quello che viene richiesto agli amministratori. Forse anche per questo, nel suo discorso inaugurale della Provincia di Monza e Brianza il presidente Dario Allevi si era preso questo compito con i cittadini e le cittadine, le associazioni e i gruppi presenti. Però, allo stato attuale d’elaborazione del PTCP, siamo ben lontani da una reale e fattiva VOLONTA’ DI ATTUARE, POLITICHE AMBIENTALI SERIE, CORAGGIOSE E FORTI PER TUTELARE IL TERRITORIO E QUANTO RESTA DEGLI AMBIENTI NATURALI DELLA BRIANZA. Fino a questo momento abbiamo più la percezione che la Provincia si sia assunta semplicemente un ruolo “notarile”, prendendo atto dei “desiderata” delle Amministrazioni Comunali, senza tentare di avere un ruolo ATTIVO nel contrastare l’esasperato consumo di suolo brianzolo. Di più, è stato ignorato e si è evitato di prendere posizioni definite contro situazioni che devasteranno ulteriormente la Brianza, quali lo scellerato piano edificatorio che a Monza sacrifica ai poteri forti, l’area verde della Cascinazza. E ancora non è stato preso in considerazione l’ampliamento possibile del Bosco delle Querce verso la via della Roggia di Seveso, annettendo quest’area nella Rete Verde insieme alla zona delle Cave di Meda, dando vita a un progetto di possibile, per quanto minimo, contrasto alla devastante azione prevista dalla Regione Lombardia con lo sbancamento del Bosco delle Querce per il passaggio dell’Autostrada Pedemontana. Non sono mancate incomprensibili amnesie sulla salvaguardia di alcuni ambiti agricoli destinati alle opere di compensazione ambientale di Pedemontana (Lissone, Macherio ecc..) così come su una efficace tutela di significative emergenze dall'alto valore naturale e paesistico insistenti nel settore collinare della provincia come, ad esempio, la porzione settentrionale della Torbiera dei Cariggi (tra Veduggio, Renate e Briosco). Per non disturbare, s’è scelto di non osare, evitando d’inserire terreni liberi e verdi in quanto tali, nel PTCP. Aree che proprio in virtù dell’assedio del cemento, SONO DA CONSIDERARE TUTTE STRATEGICHE per la vivibilità della Brianza. Così, mentre amministrazioni coraggiose, come quella di DESIO, dimostrano che una nuova politica urbanistica e di tutela del territorio E’ POSSIBILE, la Provincia di MB perde un’occasione per DIMOSTRARE CON I FATTI la sua “dichiarata e sbandierata” sensibilità ambientale. Si profila un’opportunità mancata. Fatto questo che aggraverà ulteriormente la condizione di selvaggia urbanizzazione in cui versa il territorio provinciale. L’attuale stesura del PTCP, sicuramente, non consente alla Provincia di fregiarsi di patenti ambientali a proprio uso e consumo. Il documento di proposte ed osservazioni, che presentiamo al tavolo di confronto con l’Assessore Brambilla e agli estensori del PTCP, offre un’ulteriore possibilità di rilancio. La revisione del PTCP con le nostre istanze darà la misura delle reali intenzioni della Provincia rispetto alla salvaguardia del territorio e allo stop all’indiscriminato consumo di suolo, e sarà la base del nostro giudizio politico finale su questa delicata partita di politica ambientale.

21/12/2011

Quello che Sulbiate non si merita.

Ripubblichiamo per maggior visibilità i links alle tre provocazioni contenute in questi recenti nostri interventi:

4 gennaio 2012

L'impegno di Allevi: "Pedemontana non sarà come la Milano - Bergamo".

"La Pedemontana non avrà attorno solo capannoni."


Il Ptcp - Piano territoriale di coordinamento provinciale votato giovedì 22/12/2011 in Provincia di Monza e Brianza, approvato dopo tre sedute di dibattito con i consenso della maggioranza PDL e Lega Nord e la stroncatura di PD, Idv, e Gruppo Misto è già oggetto di attenzioni per un suo milgioramento.

In primavera il documento tornerà in aula per l'approvazione definitiva e per esamiare la osservazioni che saranno presentate in questi mesi.

Apertura è stata assicurata dalla dichiarazione del vice presidente Antonino Brambilla:"Utilizzeremo questo tempo per migliorarlo perchè tutto è perfettibile. Ci confronteremo con i Comuni e con i Parchi per verificare il suo impatto".

Il Segretario provinciale Pd Gigi Ponti:"Trasformeremo in osservazioni i nostri emendamenti non accolti. Non abbiamo ostacolato l'adozione perchè, anche se riteniamo che sia un piano al ribasso, era un passo che andava fatto".

In precedenza il Presidente Allevi aveva già dichiarato, dopo aver ringraziato le opposizioni per i toni del dibattito :"Questo piano blocca il consumo selvaggio del suolo e la grande distrubuzione (Centri commerciali - outlet), insiste sul recupero delle aree dismesse, invita i Comuni a sviluppare l'edilizia residenziale sociale, e impedisce che la Pedemontana diventi una nuova Milano-Bergamo costellata di capannoni".

Domenico Gurriero capogruppo PD:" Riconosciamo il lavoro fatto ma non condividiamo l'impostazione troppo generica, l'indulgenza nei confronti dei Comuni, la scarsa lungimiranza sui bacini idrogeologici. Il nostro no è uno stimolo a correggerlo".


I virgolettari delle dichiarazioni sono presi da un articolo pubblicato da il Cittadino del 29/12/2011

Monti conferma il metodo, unità dei sindacati alla prova.

Incontri separati con le confederazioni: no della Cgil, sì della Cisl e della UIl.

Usa Twitter la Cgil per incalzare il governo Monti e chiedere un tavolo unitario per discutere di lavoro, pensioni e liberalizzazioni.
In 140 battute Susanna Camusso dice no a incontri individuali: «Monti non convochi i sindacati separatamente. Gli incontri separati stile Sacconi rendono solo tutto più complicato e più lungo».



Ma il governo non ha nessuna intenzione di cambiare linea: gli incontri sulla riforma del mercato del lavoro saranno con un sindacato alla volta e non con le parti sociali riunite. Una posizione netta, favorita anche da una nuova divisione sindacale. Per Cisl, Uil e Ugl quello che conta non è la forma ma il merito e la sostanza. Divisione che preoccupa il segretario del Pd, Bersani, che ha ricordato quanto sia importante in questo momento «tenere la coesione».
Intanto il ministro del lavoro, Elsa Fornero, ha annunciato di voler eliminare la brutta pratica delle dimissioni in bianco delle donne.

Fonte Europa Quotidiano.

3 gennaio 2012

L'agenda di Bersani: lettera a Repubblica.


Oggi su Repubblica è stata pubblicata la lettera di Bersani che analizza le sfide che dobbiamo affrontare, la necessità delle riforme, e il modo e la priorità di concentrarsi sul sociale. Clicca qui.

CARO DIRETTORE, come tutti dicono, abbiamo davanti un anno arduo e non semplice da interpretare. Vale forse la pena di "progettarlo" un po', togliendo di mezzo un eccesso di fatalismo. Vorrei cominciare con qualche prima idea.

1. La scena si apre sull'Europa. Fino ad ora le decisioni sono state deboli. L'agenda da qui a marzo di per sé non rassicura. Nelle opinioni pubbliche è ancora dura come il marmo quell'ideologia difensiva e di ripiegamento che le destre europee hanno coltivato, ricavandone inutili vittorie, e che i progressisti non hanno potuto o saputo contrastare, ricavandone larghe e dolorose sconfitte. Inutile illudersi. O si mette in comune rapidamente e seriamente la difesa dell'Euro (vincoli di disciplina, strumenti efficaci e condivisi contro la speculazione e per la crescita, politiche macroeconomiche coordinate) o sarà il disastro. Se davvero l'Italia è troppo grande sia per fallire che per essere salvata, allora è troppo grande anche per stare zitta. È tempo che ciascuno di noi faccia la sua parte in Europa; il Partito Democratico sta lavorando per la piattaforma comune dei progressisti europei. Ma è tempo anche di fare qualcosa assieme, qui in Italia. Governo e forze politiche possono determinare una posizione nazionale. Il Parlamento (che non esiste solo in Germania!) può articolarla e assumerla. Il nostro Presidente del Consiglio può interpretarla e gestirla al meglio. Le idee ci sono e vedo su di esse la possibilità di una larga convergenza. Il biglietto da visita delle nostre idee in Europa potrebbe essere così concepito: noi continueremo le nostre riforme e ci riserviamo ogni ulteriore iniziativa per rafforzare la nostra credibilità. Ma non faremo più manovre. A chi raggiunge il 5% di avanzo primario che cosa altro si può chiedere? Nel caso, nessuno pensi di trattarci come la Grecia. Come si diceva, siamo troppo grandi e quindi parecchio ingombranti. Se ne tenga conto.

2. Torniamo qui ai nostri compiti. Salvare l'Italia significa, al concreto, contrastare la recessione, produrre crescita e occupazione, dare una prospettiva alla nuova generazione. Salvare l'Italia è possibile solo se cambiamento e coesione si danno la mano. Se coesione e cambiamento diventassero un ossimoro, non ci sarebbe speranza. L'azione di governo deve dunque possedere un metodo fondamentale e un fondamentale messaggio. Quanto al metodo, emergenza e transizione pretendono una forma particolare di dialogo sociale tale da sollecitare partecipazione e corresponsabilità, salvaguardando comunque la decisione tempestiva. Si può fare e, a parer mio, si deve fare. Ma voglio sottolineare in particolare il metodo politico. Il Governo troverà la sua forza in un rapporto stabile, permanente e ordinato con i Gruppi Parlamentari; un rapporto da allestire anche nella fase ascendente delle decisioni. Si parli di mercato del lavoro, o di liberalizzazioni, o di politica industriale, di pubblica amministrazione, di immigrazione, di Rai e di cento altri temi, esistono in Parlamento, da ogni lato, idee inevase da anni e non necessariamente divisive. Dica il Governo il suo piano di lavoro, raccolga dal Parlamento orientamenti e idee e avanzi quindi le sue decisioni e le sue proposte. Noi non pretendiamo il cento per cento di quel che faremmo, e così sarà per gli altri. Ma la trasparenza e la chiarezza servono a tutti. Quanto al messaggio fondamentale, se nell'emergenza è in gioco il comune destino del Paese, si deve innanzitutto promuovere un'idea di comunità degli italiani. Ci si ricordi allora che la solidarietà è la materia prima di una comunità, è ciò che la distingue da una accozzaglia anarchica di interessi. Se vogliamo farcela, tutti assieme, i riflettori vanno dunque puntati su chi è più in difficoltà. Bisogna predisporre l'aiuto a chi sta vivendo e vivrà le condizioni più difficili, come l'assenza di lavoro, l'insufficienza di reddito o una disabilità abbandonata. Su questo, non ci siamo ancora. Occorre fare di più, cominciando col cancellare qualche inutile asprezza di alcune misure già adottate che suscitano un giusto risentimento.

3. La grande parte delle forze politiche e parlamentari si dichiarano interessate e disponibili ad una iniziativa di riforma delle Istituzioni e della politica. Il Presidente della Repubblica la sollecita autorevolmente. È evidente che un simile percorso significherebbe stabilità per il Governo e maggiore credibilità della politica e delle Istituzioni nella prospettiva della nuova legislatura.
Sto parlando della già avviata adozione di parametri europei nei costi della politica, di riduzione del numero dei Parlamentari, di riforma del bicameralismo, di radicale aggiornamento dei regolamenti parlamentari e, alla luce delle prossime decisioni della Corte, di riforma elettorale. Su tutto questo esistono proposte e appaiono possibili convergenze significative. Si intende fare sul serio? Intendiamo davvero passare dalle parole ai fatti? Questo pronunciamento tocca innanzitutto ai segretari dei partiti, ovviamente non solo a quelli che hanno votato la fiducia al Governo, ma a partire da loro. C'è poco tempo ed è quindi ora di prendersi impegni pubblici, espliciti e dirimenti. I tre punti che ho segnalato dovrebbero essere, a parer mio, l'agenda di gennaio. Infine una parola per chi, nel gioco ormai stucchevole fra tecnica e politica, si predispone a promuovere, chissà in quali forme nuove, l'edizione 2012 dell'antipolitica. L'Italia ha già dato. Per quello che ci riguarda il Partito Democratico ha compiuto un gesto propriamente politico, trasparente e generoso, nel sostenere questa transizione e si predispone ad offrire agli elettori, quando sarà il momento, una proposta riformista e democratica di ricostruzione, alternativa al decennio populista. Siamo pronti a riconoscere in termini nuovi i codici e i limiti della politica. Anche in questo difficile passaggio, tuttavia, siamo convinti di poterne rafforzare la dignità e l'indispensabile ruolo. (03 gennaio 2012)

Da PD e Idv un coro di no contro l'acquisto dei caccia F-35.

«Con i 15 miliardi che si potrebbero risparmiare cancellando l'acquisizione degli f-35 jsf si potrebbero fare molte cose: ad esempio costruire duemila nuovi asili nido pubblici, mettere in sicurezza le oltre diecimila scuole pubbliche che non rispettano la legge 626 e le normative antincendio, garantire un'indennità di disoccupazione di 700 euro per sei mesi ai lavoratori parasubordinati che perdono il posto di lavoro». Fanno i conti in tasca al governo le oltre quaranta associazioni che hanno lanciato la campagna "Sbilanciamoci" contro l'acquisto dei 131 bombardieri f35 da parte del ministero della difesa.

La raccolta firme su www.sbilanciamoci.org «chiede al governo di destinare i fondi risparmiati alla garanzia dei diritti dei più deboli ed allo sviluppo del paese investendo sulla società, l'ambiente, il lavoro e la solidarietà internazionale». venti miliardi di euro (15 per il solo acquisto e altri 5 in parte già spesi per lo sviluppo e le strutture di assemblaggio) la cifra di cui si parla in un momento, sottolineano le organizzazioni, in cui le manovre approvate porteranno gravi conseguenze sui cittadini. questa seconda fase della campagna, denominata «taglia le ali alle armi!» è partita nel settembre scorso. nella prima, erano già state raccolte 19.900 adesioni online, 16.000 firme cartacee e 388 adesioni di organizzazioni.

Ma il mondo delle associazioni non è l'unico a chiedere un ripensamento all'esecutivo di Monti. Molte le voci che si alzano anche dai banchi della politica.

IGNAZIO MARINO

«Si vogliono eliminare gli sprechi? Basterebbe un deciso taglio degli armamenti - spiega il senatore del Partito Democratico -. Abbiamo mantenuto l'impegno di spesa di 29 miliardi di Euro per 121 aerei da caccia, 131 F-35 e 100 elicotteri da combattimento NH90: con il solo costo di due cacciabombardieri F-35 si potrebbero trovare fondi per il sostegno dei giovani precari oppure sostenere investimenti per la ricerca e l'innovazione».

ANTONIO DI PIETRO

«Noi dell'Italia del Valori denunciamo quest'assurda situazione da mesi, ma ancora qualche settimana fa, quando il ministro della Difesa ammiraglio De Paola ha detto che a tagliare le spese militari non ci pensava proprio, nessuno tranne noi aveva fiatato. Adesso - prosegue - è lo stesso ministro ad ammettere che anche per le Forze armate ci vorrebbe un pò d'austerità. Purtroppo, però, alle sue belle parole è probabile che seguano pochi fatti. Il ministro, infatti, vorrebbe risolvere il problema licenziando. Con 40-50mila militari in meno ci sarebbe un bel risparmio. Glielo va a spiegare lui, poi, a quelle decine di migliaia di persone e alle loro famiglie come sopravvivono una volta che saranno rimasti senza stipendio. Comunque lui stesso ha poi aggiunto che quei licenziamenti sono impossibili. Per fortuna, diciamo noi. Quello che, invece, il ministro non vuole fare assolutamente è tagliare le spese per le armi. Abbiamo ordinato 131 caccia bombardieri F-35».

NICHI VENDOLA

Il governatore della Puglia, in un messaggio su twitter, fa sue le parole di Elettra Deiana: «Le Forze Armate sono sovradimensionate, costano troppo, ci sono troppi soldati e soprattutto troppi ufficiali e sottoufficiali: così più o meno il Ministro della Difesa Di Paola nel suo messaggio di fine anno. In tutto180 mila militari, spese record, sprechi, inefficienze, privilegi ingiustificati. Ridurre e modernizzare il personale? L’idea del ministro è questa, insieme salvando, ovviamente, i sistemi d’arma, gli F35, la missione in Afghanistan. Tagliare da una parte – se si taglierà – per avere più risorse da destinare agli armamenti e alle missioni. Il rischio è questo. Da contrastare».

fonte l'Unità.

2 gennaio 2012

Lega Nord: Napolitano è come Cetto La Qualunque.


‘Giorgio Napolitano e’ come Cetto La Qualunque’. Nella notte di Capodanno la Lega Nord non rinuncia a sparare i suoi ‘fuochi d’artificio’ ed attacca senza mezzi termini il presidente della Repubblica paragonandolo al personaggio populista del film ‘Qualunquemente’ di Antonio Albanese. La definizione e’ di Roberto Calderoli che liquida cosi’ il messaggio di fine anno del Capo dello Stato: ‘Ricorda la conferenza del premier Monti – attacca a testa bassa – un libro dei sogni con tanti luoghi comuni’.
LE REAZIONI – L’uscita di Calderoli scatena una serie di reazioni a difesa di Napolitano: piu’ critico il Pd, mentre il Pdl si limita a esprimere giudizi positivi sul messaggio del presidente. ‘Il futurista’, la rivista vicina a Fli ed al presidente della Camera Gianfranco Fini, invita addirittura a creare ‘un arco costituzionale per isolare la Lega Nord’. Ma al di la’ della metafora molto forte, l’ex ministro leghista fa una critica severa alle parole del capo dello Stato, reo di ‘aver fatto un panegirico, una cosa che non si e’ mai vista, del governo Monti’ che e’ invece ‘capace solo di tassare’ i cittadini. Tra le righe si legge l’accusa dei lumbard a Napolitano di essere artefice della caduta del governo Berlusconi a favore dell’esecutivo ‘dei professori’.
ESAME DI COSCIENZA - Al Carroccio non va giu’ neanche il lungo ‘cahier de doleances’ presentato dal capo dello Stato come causa dell’attuale crisi dell’Italia: spesa pubblica impazzita, corruzione, evasione fiscale e malgoverno negli anni ’80. ’Vista la lunghezza della carriera politica di Giorgio Napolitano come parlamentare, ministro e presidente della Repubblica – sottolinea Calderoli – avrebbe potuto fare un esame di coscienza su quello che non si e’ riuscito a fare fino ad oggi’. ’Ma la cosa che piu’ mi ha dato fastidio – conclude l’esponente del Carroccio – e’ che non c’e’ nessun accenno al federalismo: questa e’ una colpa! Penso che ormai l’Italia sia il passato ed il futuro sia la Padania’. L’ex ministro sceglie di chiudere cosi’, con un riferimento alla Padania. Il 2012 per la Lega Nord, infatti, non e’ ancora iniziato ma prende il via soltanto il 22 gennaio.
CAPODANNO PADANO - E, ovviamente, a Milano. Non e’ l’ennesima provocazione della Lega ma la data della manifestazione in programma nel capoluogo lombardo per aprire quella campagna che, nelle intenzioni, dara’ il via alla ‘nascita della Padania’, alla ‘indipendenza’. Per il momento non c’e’ niente da festeggiare. Anzi. Il movimento leghista sceglie di ‘ritirarsi’ sul territorio in attesa di un voto che nel Carroccio si vede sempre piu’ vicino. L’obiettivo e’ incassare in termini elettorali l’opposizione al governo Monti e a ‘Roma Ladrona’. Si torna alle origini per sopravvivere e magari rilanciarsi alla prossima tornata elettorale. La ‘secessione’ stavolta si chiama indipendenza; il nemico e’ sempre a Roma e le misure antipopolari adottate da Monti fanno buon gioco per i ‘padani’. Poco importa se Fli prova ad isolare la Lega, riportando alla memoria ‘quell’arco costituzionale’ tra tutti i partiti che precluse la strada ad alleanze con il Movimento Sociale nella prima repubblica. L’unico pericolo resta un cambiamento della legge elettorale. Ma in questo caso la Lega ha gia’ avvisato i ‘quasi-alleati’ del Pdl: se Berlusconi appoggia una modifica della legge salterebbero tutte le amministrazioni locali condivise al Nord. (di Teodoro Fulgione) (ANSA)

300 mila posti a rischio. Sindacati: possibili tensioni.

I leader delle principali confederazioni rispondono al premier Mario Monti, che ha scongiurato più volte la possibilità di tensioni sociali dovute alla manovra. Interviene anche la chiesa, con le parole l'arcivescovo di Genova, e presidente della Cei, Bagnasco.

2012, anno nero per il lavoro: 300 mila posti a rischio

SUSANNA CAMUSSO (CGIL)
C'è un «rischio reale» di tensioni sociali crescenti nei prossimi mesi e va contrastato con un piano per il lavoro, la vera emergenza. Lo sostiene il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, sebbene il premier Mario Monti sia fiducioso che non ci saranno «grosse» tensioni sociali. «Nei prossimi mesi - sottolinea la Camusso - la recessione avrà un impatto duro sull'occupazione e sui redditi. Il rischio che cresca il conflitto sociale man mano che cresce la disuguaglianza è reale».

«Anche per questo - afferma il leader della Cgil - è meglio che il governo abbia più coraggio di quanto ne ha avuto finora e apra un confronto esplicito e costruttivo con le parti sociali sui temi della crescita e dell'occupazione. Noi vogliamo confrontarci sulla crescita del Paese, e per noi crescita vuol dire creare nuove occasioni di lavoro per giovani e donne e lavori meno instabili e precari per tutti». «Per questo - aggiunge la Camusso - proponiamo un nuovo 'Piano del lavorò. Crediamo sia indispensabile ridurre il numero e la tipologia dei contratti instabili e atipici, moltiplicata in maniera irresponsabile dal governo Berlusconi».

«Bisognerà anche - spiega la Camusso - riformare gli ammortizzatori sociali per tutelare maggiormente chi perde il lavoro, senza rinunciare agli interventi urgenti che si proporranno nei prossimi mesi. Fare queste due operazioni a parità di spesa 2011 ci sembra molto difficile».

«Senza dimenticare - aggiunge il segretario generale della Cgil - che per noi il capitolo sulle pensioni non è chiuso: ci sono delle ingiustizie e delle discriminazioni che gridano vendetta e vanno risolte. Penso soprattutto a coloro che hanno perso e perderanno il lavoro e a chi stava maturando il diritto di andare in pensione che si vede di colpo allungato il lavoro di 5 anni. Questo non è giusto - conclude - e non è accettabile».

RAFFAELE BONANNI (CISL)

L'inasprirsi del conflitto sociale nei prossimi mesi di recessione dipenderà soltanto dal governo. Lo afferma il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, sottolineando che «dipenderà solo dal comportamento del governo. La Cisl chiede una concertazione vera su tutti i temi economici e sociali. La necessaria rapidità delle decisioni non può divenire un alibi per evitare il confronto con il sindacato. Non accetteremo - aggiunge - pacchetti prefeconfezionati o ispirati da altri». Il premier Mario Monti confida che non ci saranno «grosse» tensioni sociali. Tuttavia, sostiene il leader della Cisl a TMNews, «finora il governo ha voluto fare da solo e infatti la reazione del sindacato è stata la diretta conseguenza di questa scelta. Verificheremo nei prossimi giorni se ci sarà un cambiamento nella linea del governo e se alle parole del presidente Monti corrisponderanno i fatti».

Nel confronto con l'esecutivo, sottolinea Bonanni, la Cisl avanzerà le sue proposte. «Noi pensiamo - dice - che il problema sia quello di alzare di più i salari dei lavoratori flessibili, estendere gli ammortizzatori sociali a chi oggi ne è escluso, rendere obbligatoria la previdenza integrativa e agevolare fiscalmente le assunzioni dei precari, delle donne e degli ultracinquantenni. Se non avremo una buona economia - afferma - non avremo più occupazione. Occorre soprattutto - aggiunge il segretario generale - un vero piano del lavoro che affronti il divario Nord-Sud. La gran parte dei giovani disoccupati sono concentrati nelle regioni del Sud. La vera emergenza sociale - conclude - rimane il Mezzogiorno, come ha più volte sottolineato il presidente della Repubblica».

LUIGI ANGELETTI

Il governo deve cambiare rotta o c'è il rischio di nuove tensioni sociali nei prossimi mesi di recessione. Lo sostiene il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, nonostante il premier Mario Monti sia fiducioso che non ci saranno forti tensioni sociali. «Non è nostra intenzione - sottolinea - fare del conflitto sociale la nostra regola, ma è chiaro che il governo si illude se pensa che possiamo sopportare un 2012 carico di disoccupati. La combinazione - sottolinea - di pensioni più basse, redditi reali decrescenti e minore occupazione non è un buon viatico per la pace sociale». Per questo, spiega Angeletti, nel confronto che si aprirà con l'esecutivo «andremo a chiedere una declinazione di questa politica per la crescita. Secondo noi si deve basare soprattutto su una riduzione delle tasse sul lavoro, perchè gli effetti benefici sulla crescita sono indiscutibili. Il problema principale che abbiamo è l'occupazione».

Per rilanciare l'economia, afferma Angeletti, è necessario «modificare le norme sugli investimenti, perchè finchè le norme non cambiano gli investimenti resteranno solo ipotesi: gli ostacoli sono enormi. Solo un'autentica semplificazione, un'eliminazione radicale di molte norme può rendere credibile il fatto che si faranno sul serio gli investimenti». «Chiederemo anche - aggiunge il leader della Uil - che ci siano liberalizzazioni in alcuni settori, perchè è evidente che esistono situazioni di monopolio che non si conciliano per nulla con la parola crescita».

ANGELO BAGNASCO

Per «evitare il pericolo di tensioni sociali» è necessario «essere più positivi» e «creare coesione»: lo ha detto l'arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, rispondendo ai cronisti sull'allarme lanciato dai sindacati per il rischio di tensioni sociali. «Credo che - ha detto il cardinale Angelo Bagnasco - se ci mettiamo insieme nello sforzo e nella fatica di costruire dei ponti nuovi, di cambiare mentalità e creare più coesione sia nel lavoro sia nella società, a tutti i livelli le tensioni non si coaguleranno». Bagnasco ha anche ribadito un concetto espresso ieri nel Te Deum: «a forza di seminare vento si raccoglie tempesta, la tempesta della sfiducia, del tutti contro tutti, dell'avvilimento, della litigiosità esasperata e inconcludente, della rabbia sorda ma che potrebbe scoppiare».

fonte l'Unità.