7 dicembre 2010

-5 al 12/12: NO A QUESTA PEDEMONTANA.

Informazione pubblicata anche nel sito del PD DI MONZA E BRIANZA.
- 5


Per meglio visualizzare la locandina fare clic sull'immagine.

SFIDUCIAMOLO. FIRMA ANCHE TU.


Un Paese senza desideri. Un Paese che ha perso mezzo milione di posti di lavoro in un anno. Un Paese in cui i giovani non cercano neanche più un'occupazione. Un Paese dove i risparmi delle famiglie e gli investimenti sono crollati. Quello che fotografa impietosamente il Censis è un Paese sfiduciato. Un Paese che per ricominciare a sperare vede solo una possibilità: sfiduciarlo.

Sfiduciare Berlusconi e il suo governo, tirare un bel segno su questo lungo e paludoso periodo. Ricominciare a occuparsi del bene comune e lasciare il Cavaliere a rincorrere i suoi guai. Ecco quello che in tanti si aspettano. Il 14 dicembre saranno i Parlamentari a votare sulla sfiducia all'esecutivo.


Ma noi possiamo dare un'indicazione già ora: firmiamo per sfiduciarlo noi. Scendiamo in piazza con il Pd a Roma l'11 dicembre per dire basta Berlusconi e per riprendere il filo del discorso sulle cose da fare per la vita di tutti noi. L'Unità in questi giorni sta pubblicando un decalogo che elenca le ragioni che motivano la necessità della sfiducia. Non hai che l'imbarazzo della scelta.


La raccolta firme si chiuderà venerdì 10 alle ore 22:00 poi i nomi saranno pubblicati in un inserto speciale de l'Unità.

Le firme sono già oltre 22.000!

La nota del mattino del 07/12/'10


  1. LA GERMANIA LASCIA L’EUROPA IN MEZZO AL GUADO.

La tregua sui mercati finanziari e dei cambi non durerà molto, se l’Unione europea non riuscirà a trovare un accordo credibile sulla salvezza per gli Stati con i conti pubblici in difficoltà o con le banche sull’orlo del fallimento. Il fondo europeo concordato nei mesi passati non fornirà a lungo una protezione sufficiente. Il premier lussemburghese Jean-Claude Junker ed il ministro dell’Economia italiano, Giulio Tremonti, hanno proposto nei giorni scorsi la costituzione di un nuovo fondo che possa emettere titoli di Stato europei, cosiddetti E-bond, in modo da ridurre il debito dei vari partners dell’Unione. Molti hanno giudicato questa proposta un passo avanti verso un rafforzamento di tutta l’Europa e un riparo per l’euro. Anche il Pd in Italia ha apprezzato questa ipotesi, pur giudicandola non sufficiente e pur mantenendo un giudizio negativo sull’operato di Tremonti in Italia.

Ma la Germania si sta opponendo ad ogni proposta di sostegno. E così l’Europa si trova bloccata in mezzo al guado, esposta ai rischi di una nuova tempesta. Per il 15 dicembre è già stato fissato l’appuntamento decisivo tra i capi di Stato e di governo. Ma il cancelliere Angela Merkel e il suo ministroWolfgang Schauble, interpretano il timore del popolo tedesco di dover salvare tutti gli europei poco rigorosi, e quindi si stanno opponendo con caparbietà a qualsiasi ipotesi che cancelli la differenza tra paesi virtuosi e paesi poco virtuosi, ovviamente da obbligare alla correzione. Anche a costo di rimetterci (la stabilità dell’euro ha impedito che paesi meno forti potessero fare concorrenza ai prodotti tedeschi attraverso la svalutazione). E’ un gioco che guarda alla politica interna, ma che si svolge sull’orlo del burrone.

  1. OGGI ULTIMO VIA ALLA FINANZIARIA. FINE DEI GIOCHI. E DELLA PRETATTICA.

Entro stasera al Senato si vota la legge finanziaria. Il provvedimento è mediocre. Il Pd ha presentato numerose proposte di modifica, ma la necessità di fare presto ad approvare la legge di bilancio, prima di passare al voto di sfiducia sul governo, ha obbligato il Parlamento a lavorare in tempi stretti. Il varo della legge finanziaria (oggi si chiama di stabilità) è di fatto il giro di boa verso il voto sulle mozioni di sfiducia presentate dal Partito democratico e poi da Fli-Udc-Api del 14 dicembre.

Nei giorni che rimangono continueranno stancamente i giochi di pretattica, le schermaglie. Per questa sera per esempio si preannuncia un’importante intervista del presidente della Camera, Gianfranco Fini, a Ballarò. Ieri lo stesso Fini ha detto che non ci saranno ribaltoni. Pier Ferdinando Casini ha rinviato al mittente l’accusa di essere un vecchio maneggione: “Allora Berlusconi è catacombale”. Ma il giorno che conta sarà il 14. E ciò che conta sarà l’esito di quel voto. Silvio Berlusconi lo sa benissimo, e nonostante le fanfaronate ci sta pensando.

Claudio Tito, La repubblica: “Un piano B. Una valvola di sicurezza se tutto dovesse precipitare. Un`exit strategy se i pezzi del puzzle disegnato da Palazzo Chigi non dovessero incastrarsi. Silvio Berlusconi ha iniziato a mettere a punto una via d`uscita. Da imboccare solo se il prossimo 14 dicembre il suo governo verrà sfiduciato. «Fino a quel giorno nessuno deve parlare di opzioni diverse - ha ordinato ai suoi fedelissimi-. I1 nostro obiettivo è la fiducia piena e in caso contrario le elezioni anticipate. Ma dal 15 in poi valuteremo ìl da farsi». E nel «da farsi» ora compare anche la possibilità di un altro esecutivo, guidato da un altro esponente del Pdl, e che elenchi tra suoi i ministri proprio il Cavaliere. Magari in un dicastero che ha già ricoperto ad interim, quello degli Esteri. Si tratta solo di una extrema ratio da adottare solo se la situazione non presenterà alternative. Una "mossa del cavallo" per sorprendere tutti e uscire dall`angolo avendo ancora lo "scudo" del legittimo impedimento”.

La linea del Partito democratico, tracciata da mesi è chiara in proposito. Il segretario del PD, Pier Luigi Bersani (da La Stampa): «Il percorso per uscire dal berlusconismo non è breve». La settimana prossima, dopo il fatidico 14 dicembre, «magari Berlusconi salta, magari fanno una roba interna al centrodestra e noi saremo contro, oppure c`è una cosa nuova, meglio! Comunque noi dal 14 combattiamo da una posizione più avanzata. In tutti i casi se va a casa Berlusconi siamo già avanti di un bel pezzo».

E ancora (da La Repubblica): «Berlusconi si è ribaltato da solo, ha fatto tutto lui, e adesso il problema è che non si ribalti anche l`Italia». «Non vorrei che Berlusconi cominciasse con la solita cantilena vittimistica, per cui è sempre colpa degli altri, solo colpa degli altri. E una scusa inaccettabile». Anche la scusa dell`instabilità non sta in piedi perché il capo del governo «è il fattore massimo d`instabilità. Ha avuto in mano tutto, ha fatto tutto quel che voleva, ci ha ridotti così e adesso qualcun altro deve pensarci, questa è la realtà delle cose». In ogni caso, niente Berlusconi Bis o altri governi di centrodestra con le stesse facce di ora: «Adire il vero sarebbe il Berlusconi quater non il bis, un po` troppo, abbiamo già dato».

  1. L’11 DICEMBRE A ROMA. IL PD GETTA IL SUO PESO NELLA MISCHIA.

Cresce la mobilitazione dei militanti e dei simpatizzanti in vista della manifestazione a piazza San Giovanni, a Roma, dell’11 dicembre. La dimensione della manifestazione sarà una carta importante da giocare sul piatto della crisi. E anche un segnale che non si possono fare giochi sporchi, perché il Partito democratico fa da argine ad ogni ipotesi di deriva non democratica.

Due cortei, 18 treni speciali, 1.500 pullman, spettacolo in piazza e intervento del segretario. L’organizzazione sta mettendo a punto gli ultimi aspetti di una iniziativa destinata ad avere un significato politico di peso. Sul sito del Pd e su quello dell’Unità migliaia di militanti, simpatizzanti, semplici elettori hanno già firmato la propria presenza sotto il titolo, sfiduciamoli, firma anche tu, mandiamolo via. Perché, come dice Bersani, mandare a casa Berlusconi sarebbe già un passo avanti.

  1. DALLA SPECULAZIONE SUL TERREMOTO ALLA RAI CHE PUNISCE MAZZETTI E PREMIA MINZOLINI, FINO AL RAZZISMO. E’ L’ITALIA BERLUSCONIANA.

La Rai mette sotto punizione Loris Mazzetti, che ha prodotto “Vieni via con Me” conquistando milioni di telespettatori (la colpa: 15 minuti di ritardo) e lascia tranquillo il direttore del Tg1 Minzolini, accusato di produrre note spese da vertigine.

Intanto Libera, l’associazione antimafia guidata da Don Ciotti, ha messo a punto un dossier sull’affare delle cricche alla spalle dei terremotati dell’Aquila. Da La Repubblica: “Tutte le trame, gli affari, i legami fra le amministrazioni e le mafie, lo sbarco delle "cricche", la dittatura della Protezione Civile. Tutto il malaffare dopo il terremoto dell`Aquila in un dossier di Libera, nomi e cifre di un`indagine –la prima a largo raggio - che avverte come una regione d`Italia rischia di finire nelle mani della criminalità organizzata. Un viaggio nella fossa d`Abruzzo e nella ricostruzione che non c`è, un`inchiesta completa sul business fatto sui morti e fra i palazzi di sabbia, un rapporto da brivido su appalti piccoli e grandi pilotati in nome di un`emergenza che non finisce mai. Il dossier ha per titolo "L`Isola Felice" e descrive cosa è accaduto all`Aquila già nella notte fra il 5 e il 6 aprile 2009, quando a poche ore dalla tragedia con i soccorsi sono arrivati anche i primi sciacalli. Una cinquantina di pagine firmate da Angelo Venti su bagni chimici e aziende al di sotto di ogni sospetto, sul mistero delle macerie scomparse, sul giallo degli isolatori sismici non omologati, sui costi delle case promesse da Berlusconi. «È un lavoro che abbiamo voluto tutti noi di Libera perché, oggi più che mai, abbiamo il dovere di rompere il silenzio», dice don Luigi Ciotti”.

Sulla vicenda di Yara, fanciulla sparita a Brembate e nuovo fatto di cronaca sotto i riflettori, ora si scopre che l’intercettazione sul marocchino arrestato era stata tradotta male. Ma intanto la mala pianta del razzismo ha messo un'altra radice. E’ l’eredità avvelenata di quindici anni di egemonia berlusconiana.

  1. CANCUN. I RISCHI DEL DISIMPEGNO.

Michael McCarthy, Il Fatto Quotidiano: “Sebbene il tema del cambiamento climatico sia scivolato quasi nel dimenticatoio, continua ad aumentare il rischio derivante dall`aumento delle temperature. Alcuni giorni prima dell`inizio della conferenza di Cancun, il Servizio Meteo della Gran Bretagna ha reso noto un rapporto che conferma il peggioramento della situazione e l`Organizzazione Meteorologica Mondiale ha comunicato che il 2010 è stato uno dei tre anni più caldi della storia. Secondo le previsioni degli esperti, i bambini che nascono oggi vivranno da adulti in un mondo con una temperatura media maggiore di 4 gradi centigradi rispetto a quella attuale, la qual cosa è senza precedenti nella storia dell`umanità”.

GIUSTIZIA E RAZZA.

Il sig. Fikri, ha semplicemente imprecato al telefono e non ha mai detto:
” Allah mi perdoni, non l’ho uccisa io”.
Incredibile ma sembrerebbe che solo per un errata traduzione sia stata fermata una persona sbagliata. Presto il sig. Fikri, 22 anni, muratore a Brembate, di nazionalità marocchina, sarà liberato.

Ecco il titolo di oggi della Padania.


Come, mai nonostante siano alleati con un signore che ha subito una condanna in appello per concorso esterno in associazione di tipo mafioso, e che ha patteggiato una pena di due anni e tre mesi per frode, questa domanda non se la siano mai posta prima?

Forse perché il sig. Fikri è marrocchino? Un immigrato? Tanto basta per consideralo, in buona parte, già colpevole?


Forse sarebbe stato meglio interrogarsi e chiedersi:
LA GIUSTIZIA PADANA E’ GIUSTIZIA DI RAZZA?

TETTAMANZI: "Discorso alla città" - 2010.


Anche quest'anno a Milano si rinnova la tradizione iniziata dal Cardinal Montini nel 1957 del "Discorso alla Città". Nella Basilica di S. Ambrogio il Cardinale Dionigi Tettamanzi, alla vigilia della festa patronale, parla alla sua città. Affronta tutti i principali temi d'attualità.


"Compito di chi amministra la Città è di amarla e servirla integralmente, nel suo insieme, senza discriminarne una parte"..."Alleviare le difficoltà di chi si trova nelle condizioni peggiori, significa provocare una ricaduta positiva su ogni ambito della città".
Il Cardinale invita gli Amministratori non solo ad occuparsi del Piano Regolatore o del Piano Generale del Territorio, domandandosi se sia opportuno REALIZZARE UNA MAPPA DEI CANTIERI SOCIALI.
Esorta ad immaginare non solo grandi opere edili, ma immesi cantieri sociali. Propone quattro cantieri da aprire per monitorare le difficoltà della vita e per costruire la COESIONE SOCIALE.

NON ROMPETEMI LE SCATOLE! by Virus.



Le scatole mi sono sempre piaciute. Fin da bambino le usavo per immaginare mondi fantastici. Quelle più grosse mi affascinavano ancora di più perché con l’immaginazione diventavano come d’incanto, sottomarini, astronavi, o scialuppe di pirati alla deriva dell’Oceano sconfinato verso isole non ancora segnate nelle carte di navigazione.

Sarà per questo motivo che domenica mattina, mentre facevo colazione al Lullaby in piazza Castello
, la scatola che vedete in foto, ha immediatamente attirato la mia attenzione, in particolare per un dettaglio non insignificante.

Questa anonima e misteriosa scatola, ordinatamente rivestita e lasciata lì, in un luogo pubblico, aveva una fessura.

Una scatola vuota con una fessura non è più una scatola, ma molto probabilmente (in considerazione del periodo) o è una cassetta della lettere per Babbo Natale o è un urna per raccogliere delle schede.

Infatti ad una più attenta analisi vi era scritto:
"RACCOLTA QUESTIONARIO. Sarà... un buon senso unico?"

EVVIVA! Mi sono detto:

Oggi giochiamo alla democrazia partecipativa! E poi un po' amaramente ho pensato;"Aspetta e spera che questi giochi li pensino gli amici del PD!!!”
Allora ho subito chiesto con curiosità e desiderio il questionario da complilare, per esprimere la mia opinione e così assolvere diligentemente al ruolo di cittadino responsabile e contrib
uire partecipando al successo di questa lodevole popolare iniziativa.

Invece, (sgradevole sopresa) il barista purtroppo, non solo non aveva nessuna scheda o modulo da consegnare, ma non sapeva fornire nessuna risposta alle domande che poi gli ho rivolto:
”Chi è l’autore di questo gioco? Ops... questionario? A chi si rivolge?
….Insomma a che gioco giochiamo?!?”

Mi sono sentito tradito e deluso come quel bambino che apre la scatola regalo di Natale convinto di scoprire una straordinaria sopresa ed invece la trova miseramente vuota!

Non è giusto, non si fa così, non si tradiscono le attese e le speranze dei fanciulli.
Non si scherza con i sentimenti dei bambini, e neppure, aggiugerei, con la buona pratica della democrazia partecipativa!!!

Allora lancio un appello:
gradirei, "non per rompere le scatole", conoscere seriamente da qualcuno di voi se per caso in altri luoghi pubblici avete notato a Sulbiate scatole di questo tipo, se siete informati e avete capito chi le abbia pensate, chi autorizzate (semprechè serva un autorizzazione), ed infine, dove si possa trovare il misterioso questionario da compilare, e con quali regole stiamo giocando!… perché se c’è una cosa che fin da bambino mi ha fatto sempre arrabbiare è lasciare un gioco nuovo a metà!
Da adulto,quasi semiserio quale sono, vede
r trattare la partecipazione diretta e democratica dei cittadini, con tanta approsimazione, e superficialità!!!

Che qualcuno mi aiuti, per piacere!
Non sto scherzano sono proprio deluso e arrabbiato!
Insomma non escludetemi/ci dal gioco.

Con le scatole io, quando non le rompo, ho sempre giocato volentieri, mentre la partecipazione attiva e democratica dei cittadini mi interessa.

Interessa tutti, ma non per gioco, seriamente! Perciò usate quelle scatole con cura, e mi raccomando, cercate di non romperle...sarebbe un vero peccato.

6 dicembre 2010

SMETTIAMOLA DI FAR FINTA DI NIENTE!!!

NATURE lo aveva già denunciato.


Risparmi all'ultimo sangue.


Nature, una delle riviste scientifiche più antiche e prestigiose al mondo, già nell'Ottobre del 2008 scriveva, criticando anche in maniera molto dura, delle riforme che l'attuale Governo Italiano sta portando avanti. Vi riportiamo di seguito la traduzione dell'articolo pubblicato il 16 Ottobre 2008, mentre l'originale potete trovarlo al link seguente: http://www.nature.com/nature/journal/v455/n7215/pdf/455835b.pdf

"Nel tentativo di dare spinta alla sua arrancante economia, il Governo italiano si sta concentrando su obiettivi facili ma poco saggi.

In Italia sono tempi cupi e pieni di rabbia per gli scienziati, costretti a fronteggiare un Governo che porta avanti la propria filosofia di riduzione dei costi. La scorsa settimana, decine di migliaia di ricercatori hanno invaso le strade per rendere visibile la loro opposizione al decreto proposto, finalizzato a mettere sotto controllo la spesa pubblica. Se passasse, come è probabile, il decreto eliminerebbe quasi 2000 ricercatori precari, che sono la spina dorsale delle istituzioni di ricerca del Paese in grave carenza di organico (e circa la metà dei quali era già stata sottoposta a selezione per un posto a tempo indeterminato).

Nonostante la protesta degli scienziati, il Governo di centro-destra di Berlusconi, entrato in carica a maggio, ha decretato che i fondi sia dell’Università, sia della ricerca possono essere impiegati per mettere in sicurezza le banche e gli istituti di credito italiani. Non è la prima volta che Berlusconi prende di mira le Università. Ad agosto, ha emanato un decreto che riduce del 10% il finanziamento delle Università, consentendo di assumere solo un dipendente ogni cinque pensionati. Il decreto permetteva inoltre alle Università di trasformarsi in Fondazioni private, allo scopo di rastrellare entrate aggiuntive. Stante il clima attuale, i Rettori ritengono che quest’ultimo aspetto verrà utilizzato per giustificare ulteriori tagli al budget, e che alla fine li costringerà ad abbandonare i corsi di laurea che hanno scarso valore economico, come gli studi umanistici, o la scienza di base. Poiché la bomba è scoppiata all’inizio delle vacanze estive, le conseguenze sono state pienamente comprese troppo tardi, dal momento che il decreto è in via di trasformazione in legge.

Nel frattempo, il Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Mariastella Gelmini, ha mantenuto un silenzio completo sulle questioni relative al suo Ministero, a parte la scuola secondaria, e ha permesso che decisioni di Governo pesanti e distruttive fossero adottate senza sollevare obiezioni. Ha rifiutato di incontrare scienziati ed accademici per ascoltare le loro preoccupazioni, o per spiegare loro le scelte politiche che sembrano richiedere i sacrifici. E non ha neppure delegato un Sottosegretario per trattare la materia al suo posto.

Le organizzazioni scientifiche interessate dal decreto sono state invece ricevute dall’estensore del provvedimento, Renato Brunetta, Ministro della Funzione Pubblica e dell’Innovazione. Brunetta sostiene che si può fare poco per fermare o cambiare il decreto (anche se è ancora in discussione nelle Commissioni e deve ancora essere votato da entrambe le Camere). In un’intervista, Brunetta ha anche paragonato i ricercatori ai capitani di ventura, mercenari rinascimentali, dicendo che stabilizzarli a tempo indeterminato sarebbe “un po’ come ucciderli”. Questa affermazione travisa un argomento che i ricercatori hanno sostenuto: che la base scientifica di qualsiasi Paese richiede un sano rapporto tra lavoro stabile e lavoro flessibile, con quest’ultimo (come i contratti post-doc) che deve circolare in laboratori di ricerca stabili, solidi e ben equipaggiati. Gli scienziati hanno provato a spiegare a Brunetta che in Italia questo rapporto è diventato molto perverso.

Il Governo Berlusconi può anche pensare che tagli draconiani ai finanziamenti siano necessari, ma i suoi attacchi alla ricerca di base italiana sono stolti e miopi. Il Governo ha trattato la ricerca esattamente come qualsiasi spesa da tagliare, mentre in realtà deve essere considerata un investimento per la costruzione dell’economia della conoscenza del ventunesimo secolo. In effetti, l’Italia ha già sottoscritto questo approccio, firmando l’Agenda di Lisbona 2000 dell’Unione Europea, nella quale gli Stati membri si impegnavano ad innalzare i loro investimenti in Ricerca e Sviluppo al 3% del Prodotto Interno Lordo. L’Italia, membro del G8, ha una delle spese per Ricerca e Sviluppo più basse del gruppo (a stento l’1,1%, meno di metà di Paesi comparabili come Francia e Germania).

Bisogna che il Governo guardi oltre ai guadagni a breve termine permessi da un sistema di decreti consentiti da Ministri ossequiosi. Se vuole preparare un futuro credibile per l’Italia, come dovrebbe, non dovrebbe prendere pigramente a riferimento il passato lontano, ma capire come funziona la ricerca in Europa oggi."

La nota del mattino del 6/12/'10

1. BERLUSCONI ALLO SBANDO. CAMERA CHIUSA. PAESE IN BILICO. IL PD ARGINE DELLA DEMOCRAZIA OCCUPA LA PIAZZA: TUTTI A ROMA L’11 DICEMBRE PER FARE IL PRIMO PASSO DEL DOPO BERLUSCONI.
"Berlusconi è un uomo allo sbando" ha denunciato ieri Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc (Il Corriere della Sera). "E sarà sempre peggio" ha rincarato Carmelo Briguglio, parlamentare di Futuro e Libertà. Lo scontro politico tra il presidente del Consiglio ed i rappresentanti del cosiddetto Terzo polo si sta trasformando in una rissa da strada, mentre la Camera è chiusa in attesa del dibattito sulla fiducia (per un voto imposto dalla maggioranza, timorosa di cadute e incidenti parlamentari a ripetizione) e il paese è allo sbando. Berlusconi non è stato da meno di Casini e Fini nel fare a brandelli la dignità della politica. Sempre da Il Corriere della Sera: «Sono assolutamente consapevole che ho una certa età e che dovrò lasciare prima o poi, ma passerò il testimone quando avrò terminato il programma e comunque mai a maneggioni della vecchia politica che hanno a cuore solo le loro ambizioni personali, semmai a una nuova generazione di politici, seri e preparati». I numeri due, tre, quattro e oltre dei diversi partiti di governo si sono esercitati intanto a lanciare qualche amo per eventuali accordi dell’ultimo momento (legge elettorale, qualche altro nome per il governo).
La verità è che il paese è fermo, in bilico, in mezzo a un passaggio difficilissimo, interno e internazionale, dal punto di vista economico, sociale, politico. In questi dieci giorni che mancano al voto sulla fiducia si rischia davvero molto. Da qui, l’appello di Pier Luigi Bersani e del presidente del gruppo Pd alla Camera ai parlamentari di stare in mezzo alla gente, di organizzare la mobilitazione e di fare in modo che militanti e simpatizzanti si preparino in massa ad essere presenti, soprattutto a partecipare alla manifestazione che il Pd ha indetto per l’11 dicembre in piazza San Giovanni, a Roma (lettera di venerdì volta a criticare la gravità della decisione di sospendere i lavori dell’aula di Montecitorio). E’ il momento più pericoloso, ha spiegato in una lunga intervista il segretario del Pd Pier Luigi Bersani all’Unità, avvertendo che la caduta di Berlusconi sarà solo il primo passo per il superamento del berlusconismo. E che è un passo ancora da ottenere.
Sandro Gozi, deputato del Pd, ha proposto addirittura di tornare forzatamente in aula a Montecitorio per marcare la drammaticità di questo momento e l’avventurismo della destra.

2. TUTTI IN LIBERA USCITA. E RUINI ESCE ALLO SCOPERTO PRO BERLUSCONI.
In mezzo a tanto marasma, tutti i partiti, le organizzazioni, i gruppi, i singoli che vogliono cogliere qualche obiettivo, politico o personale, si stanno muovendo. Fistarol lascia il gruppo del Pd per il gruppo misto, in vista del Terzo polo (ma voterà la sfiducia). Il popolo viola, che ieri ha fatto il proprio congresso, ha fatto i conti con eventuali risultati elettorali (Unità). Marco Pannella e i radicali hanno ancora lasciato in sospeso la decisione se votare o no la sfiducia a Berlusconi. E
abbandonando le segrete stanze, anche alcuni personaggi di primo piano della Chiesa si sono spinti a cercare di influire sulla politica (Giorno, Resto Del Carlino, Nazione): il cardinale Ruini, che ancora ha un peso nonostante abbia lasciato i precedenti incarichi ufficiali, ha dichiarato senza mezzi termini che Casini non dovrebbe allearsi con il laicista Fini. Di fatto, una mano indiretta a Berlusconi. I fatti diranno se questa entrata a piede teso sul campo della politica avrà avuto o no un peso nelle decisioni finali.

3. MENTRE L’ITALIA E’ IN STALLO IN EUROPA SI DECIDE SE E COME RAFFORZARE IL FONDO DI SALVATAGGIO DEGLI STATI.
Mentre l’Italia è impantanata, in Europa oggi i ministri finanziari decidono se e come rafforzare il fondo destinato a salvare gli Stati in difficoltà. La Banca centrale europea è riuscita a contenere l’ultima fase acuta della crisi. Ma la crisi non è finita. E l’Italia, che dovrebbe giocare un ruolo importante, considerata la sua storia ma anche il suo interesse per i meccanismi di salvaguardia europei, di fatto si presenterà con un governo che è fonte, come dice Bersani, di pericolosa instabilità.

4. DUE PARTITE. A TORINO PER L’ITALIA. A TRIESTE PER IL POTERE.
In assenza di un governo in grado di decidere e di affrontare i problemi del paese, si svolgono in questi giorni anche altre partite decisive per il futuro di tutti. Una si svolge a Torino, dove sindacati e Fiat stanno trattando le condizioni per gli investimenti del gruppo automobilistico a Mirafiori (Marco Panara, Repubblica Affari & Finanza, e Federico Rampini, La Repubblica). L’altra, meno nota al pubblico, ma non meno importante per gli assetti di potere, si svolge a Trieste, nella sede delle Assicurazioni Generali, grande impresa multinazionale italiana e vero pilastro di ciò che i giornali hanno soprannominato "il salotto buono" della finanza nazionale (La Repubblica Affari & Finanza): Cesare Geronzi, già leader nel tempo di Cassa di Risparmio di Roma, Banca di Roma, Capitalia, Mediobanca e ora presidente delle Generali, sta ancora una volta in manovra per imporre la propria linea rispetto a quella di altri manager. Considerati i collegamenti diretti e indiretti delle Assicurazioni Generali con Mediobanca, Fiat, Banca Intesa e tutti gli altri principali attori del mondo finanziario, si può capire quanto sia importante la posta in gioco. Con il governo fermo (ma Berlusconi è azionista di Mediobanca, la quale è azionista di riferimento delle Generali), il paese in bilico e distratto, di fatto è in gioco l’assetto del grande capitalismo privato.

5. E INTANTO RAI, MEDIASET E SKY STANNO GIA’ SULLE FREQUENZE DA ASSEGNARE.
La Repubblica segnala oggi che in attesa dell’assegnazione di alcune frequenze, dopo Mediaset, ora anche Rai e Sky hanno occupato le frequenze in questione.

6. IL RAZZISMO COVA SOTTO LA PELLE. MA CI SONO GLI ANTIDOTI.
Le reazioni a Brembate e nel resto d’Italia alle vicende della cronaca nera, dimostrano che il razzismo (la paura del diverso, il bisogno di un nemico) inoculato per convenienza politica dalla Lega Nord e dal Pdl, incapaci di affrontare e governare un fenomeno globale, ha attecchito e riemerge alla prima occasione. L’odio cova sotto la pelle, aggravato ovviamente dalle difficoltà e anche dall’oggettivo sacrificio dei più poveri e più deboli, sui quali si scarica alla fine il peso del confronto diretto, sul territorio, dell’immigrazione. O si interviene governando il fenomeno dell’immigrazione e facendo in modo che non si scarichi tutto sui più deboli, o il veleno inoculato rischia di diventare strutturale.

7. CANCUN. SUL CLIMA BRACCIO DI FERRO SULL’EGOISMO.
Ancora si tratta al vertice mondiale sul cambiamento climatico a Cancun. Ma sulle conclusioni pesa ancora il rischio del fallimento. La Stampa. "Al collasso del negoziato ci si è andati davvero vicinissimi. «Colpa» del dissenso sul futuro del protocollo di Kyoto, che impone a 40 paesi ricchi vincoli costosi. Nei giorni scorsi il Giappone - spalleggiato da Russia, Canada, Australia, Ucraina e Stati Uniti, il cosiddetto Umbrella Group - ha riproposto il suo «no» alla conferma del protocollo di Kyoto, che scadrà a fine 2012. Una posizione giustificata dal fatto che i paesi non-Kyoto guadagnano competitività, e sono sottoposti a vincoli solo volontari e non impegnativi sul taglio delle emissioni di C02, ma che avrebbe inevitabilmente fatto saltare ogni possibilità di intesa nel negoziato Onu, che sulla carta mira ad estendere i tagli «legalmente vincolanti» a tutti. A guidare la controffensiva ci hanno pensato gli otto paesi dell’Alba (Alternativa bolivariana, la sigla che aggrega Venezuela, Bolivia, Ecuador, Nicaragua, Repubblica Dominicana, Antigua, Honduras e St.Vincent), che sono riusciti a far venire sulle loro posizioni anche la Cina e tutti i paesi del gruppo G77 (tutto il sud del mondo, compresi India e Brasile). Alla fine, la presidenza messicana della COP16 ha proposto un documento che non solo conferma l’obiettivo generale della conferenza (contenere l’aumento della temperatura media mondiale entro i due gradi centigradi), ma ribadisce la validità e la proroga del protocollo di Kyoto. I paesi emergenti non-Kyoto «adotteranno impegni comparabili», mentre i paesi in via di sviluppo si doteranno di una «strategia di contenimento delle emissioni» assistita dai paesi sviluppati con trasferimento di tecnologie, finanziamenti e supporto alla formazione. Ancora, si parla di un processo di monitoraggio sulle azioni di mitigazione con invio di informazioni ogni due anni, di risorse per finanziare l’adattamento dei paesi in via di sviluppo con un fondo di 30 miliardi di dollari per il periodo 2010-2012 che arriverà a 100 per il 2020. Per ora marcia indietro dei giapponesi e degli australiani e vittoria per il superdelegato cinese Su Wei".

Villa Reale di Monza in saldo ai privati.


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