8 novembre 2017
Obiettivo Lombardia 2018: il PD lavora e Giorgio Gori è ufficialmente in corsa!
Care democratiche, cari democratici,
settimana scorsa a Napoli il PD ha gettato le basi per il lavoro che ci prepariamo a fare per i prossimi anni. Come purtroppo speso capita nel dibattito a cui assistiamo ormai da molto tempo, l'attenzione che si riesce a dare ai momenti di elaborazione culturale, politica, ai famosi temi, contenuti, non pareggia e non supera mai lo spazio delle polemiche, delle schermaglie, dei retroscena. Io penso tuttavia che sia un risultato notevole che un grande Partito abbia tenuto una conferenza programmatica nella quale cominciare a costruire il proprio messaggio per l'Italia.
Allo stesso tempo, la volontà che i contenuti raccolti ed emersi in quell'occasione siano il punto di confronto con le altre forze politiche speriamo possa consentirci di mettere da parte le troppe polemiche che ci accompagnano da un po' di tempo, i personalismi, le chiusure a priori.
Nel nostro piccolo, prosegue il lavoro all'interno dei forum e nelle zone sul programma per le regionali; ieri sera nel vimercatese, oggi a Monza e nell'ovest, settimana prossima in alta Brianza, l'ascolto delle realtà per fare emergere punti di forza e di debolezza, temi locali e temi generali, prosegue. Perché come è giusto che ci siano momenti più simbolici, istituzionali, mediatici, nei quali fare sintesi e presentare il messaggio, allo stesso tempo non dobbiamo dimenticarci che lavorare sul programma, ossia operare un confronto costante tra la propria piattaforma valoriale e la realtà effettiva e le esigenze delle persone, è una sfida quotidiana per chi fa politica, sfida che vogliamo giocare fino in fondo.
Nell'ultima direzione regionale Giorgio Gori è stato ufficialmente scelto come nostro candidato per la Presidenza della Regione Lombardia. Non si svolgeranno dunque le primarie, il nome di Giorgio ha unito tutto il Partito Democratico e ha incontrato il sostegno di numerosi altri soggetti politici che insieme a noi vogliono costruire con il sindaco di Bergamo l'alternativa a questi anni di immobilismo della Regione; rimane il tema di MDP, che non ha ancora preso la sua decisione, se competere insieme a noi o se andare da soli; nella speranza che si possa ulteriormente ampliare la coalizione con cui sfidare e battere il centrodestra, il lavoro di questi anni continua, con l'aggiunta che il nostro candidato c'è ed è ufficiale.
Pietro Virtuani
7 novembre 2017
LA NEWSLETTER DI ENRICO BRAMBILLA
Sabato 04 Novembre 2017
Il candidato
La Direzione regionale del PD all’unanimità ha indicato Giorgio Gori quale candidato alla presidenza di Regione Lombardia. Attorno a lui si intende costruire un’alleanza di centrosinistra, la più larga possibile. Niente primarie quindi, e considerato il fatto che avremmo rischiato di farle la settimana di Natale senza una vera contesa a me pare una scelta di buon senso. Questo rischia ora di divenire il pretesto per lo strappo da parte di Art.1-MDP, ma i continui rinvii (era stata invano loro proposta la data limite del 3 dicembre per le primarie) in realtà sottendono nodi politici irrisolvibili, anche col ricorso ai gazebo. Tutti attendono l’esito del voto siciliano ed i suoi possibili contraccolpi. La probabile coincidenza poi di voto regionale e nazionale non aiuta: sarà un Giro di Lombardia costellato di molte salite impegnative. Servirà un Gori alla Nibali per vincere.
La settimana in Regione
La settimana trascorsa è stata monopolizzata dalla predisposizione della Risoluzione per avviare la trattativa col Governo sulle maggiori forme di autonomia oggetto del referendum del 22 ottobre scorso. Il lavoro è stato principalmente svolto dalla conferenza dei capigruppo, salvo poi il passaggio nelle diverse commissioni. Si è dovuto comprimere in pochi giorni un lavoro che si sarebbe dovuto impostare ben diversamente: del resto l’appuntamento con l’Emilia-Romagna al Ministero era stato già programmato per giovedì 9 e la Lombardia per aggregarsi a quel carro ha dovuto correre. Si conferma comunque l’inutilità del referendum visto che alla fine Maroni deve accodarsi a Bonaccini, che nel frattempo ha usato meglio soldi e fatica e si presenta al tavolo con un dossier più ricco ed argomentato e quindi con maggiori chances di successo.
6 novembre 2017
NEWSLETTER QUINDICESIMO PIANO
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1 novembre 2017
Di fronte a un bivio
Gli elettori sono molto più saggi di quello che crediamo e molto più realisti di coloro che chiedono il loro voto o li chiamano alle urne.
Lo ha confermato anche il referendum per l'autonomia. Doveva essere una sorta di giudizio universale per il futuro della Lombardia e si è rivelato un chiaro, ma non così forte, segnale di via libera al cammino verso il regionalismo differenziato.
Maroni ostenta soddisfazione, ma tira un sospiro di sollievo benedicendo la sua trovata comunicativa di fissare una soglia più che abbordabile per decretare il successo di una consultazione che non ha certo scaldato il cuore dei lombardi.
Il trionfatore politico del 22 ottobre è il governatore veneto Zaia, che ha incassato una sorta di plebiscito dai suoi elettori e ha subito alzato i toni invocando lo statuto speciale per la sua regione.
Maroni deve accontentarsi del sostegno di un lombardo su tre e ha scelto un atteggiamento più istituzionale, prendendo atto che la maggioranza dei lombardi non lo seguirebbe mai sulla strada dello scontro frontale con Roma.
La partita vera comincia ora ed è tutta in salita.
Lo ha confermato anche il referendum per l'autonomia. Doveva essere una sorta di giudizio universale per il futuro della Lombardia e si è rivelato un chiaro, ma non così forte, segnale di via libera al cammino verso il regionalismo differenziato.
Maroni ostenta soddisfazione, ma tira un sospiro di sollievo benedicendo la sua trovata comunicativa di fissare una soglia più che abbordabile per decretare il successo di una consultazione che non ha certo scaldato il cuore dei lombardi.
Il trionfatore politico del 22 ottobre è il governatore veneto Zaia, che ha incassato una sorta di plebiscito dai suoi elettori e ha subito alzato i toni invocando lo statuto speciale per la sua regione.
Maroni deve accontentarsi del sostegno di un lombardo su tre e ha scelto un atteggiamento più istituzionale, prendendo atto che la maggioranza dei lombardi non lo seguirebbe mai sulla strada dello scontro frontale con Roma.
La partita vera comincia ora ed è tutta in salita.
30 ottobre 2017
LA NEWSLETTER DI ENRICO BRAMBILLA
Sabato 28 Ottobre 2017
L’autogol
Più che l’esito, tutto sommato scontato, dei referendum sull’autonomia sarà quello, più controverso, sulla legge elettorale a consegnare prevedibilmente la rappresentanza delle Regioni del Nord al centrodestra. Continuano a sfuggirmi i motivi per i quali si sia spalancata ai nostri avversari la porta dei collegi uninominali a turno unico e con voto abbinato ai listini del proporzionale. Comprendo che questa fosse la scelta preferita dai nostri competitori, ma servirgliela così senza contropartite adeguate mi pare autolesionistico. Le prossime elezioni, quindi, partono in salita, con uno 0-1 in avvio. Per evitare che si trasformi in 1-60 come nel 2001 in Lombardia bisognerà battersi alla grande. Anzitutto allargando le alleanze e riportando al voto i delusi. Ma soprattutto, d’ora in avanti, cercando di buttare la palla nella porta altrui, non nella propria.
La settimana in Regione
Prima del dibattito sull’esito del referendum martedì il Consiglio ha licenziato altri tre provvedimenti. È stata anzitutto approvata una legge per il sostegno ai familiari delle vittime del terrorismo. La Regione si impegna a fornire loro anzitutto il supporto necessario sia sul piano umano che organizzativo, oltre che economico. È stata istituita quindi una riserva naturale lungo il Serio, in provincia di Bergamo, denominata Malpaga-Basella. Infine è stata approvata una risoluzione sul tema del caregiver, di chi si prende cioè cura di un proprio familiare sacrificando molto spesso così la propria stessa vita. Il testo rinvia soprattutto al parlamento un intervento legislativo in merito, per ampliare le misure di sostegno, ma da parte nostra abbiamo avanzato anche proposte che già la Regione potrebbe fare proprie.
28 ottobre 2017
NEWSLETTER QUINDICESIMO PIANO
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21 ottobre 2017
Referendum inutile e dispendioso
E’ un
Referendum consultivo senza incidenza concreta sull’autonomia.
Da lunedì,
se vincerà il SI e sarà alta l’affluenza alle urne… non cambierà nulla !!!
Infatti le
competenze delle Regioni sono già definite dall’art. 116 della Costituzione.
Cosa poteva fare Maroni?
Evitare la
consultazione facendo un lavoro serio, come aveva iniziato a fare Formigoni
prima di lui, invece di alzare polvere sulla possibilità di trattenere in
Lombardia i soldi delle tasse a pochi mesi dalle elezioni.
Precisiamo
che la propaganda di Maroni costerà alle tasche dei lombardi 55 milioni di euro
(ricordiamo che per la Sanità vengono spesi
48 milioni !!! all’anno)
Per cosa? Per una questione legata alla campagna
elettorale.
Ci dispiace leggere che il Gruppo Sulbiate Insieme ha
dato indicazioni per il SI e lo ha fatto
illudendo i sulbiatesi sugli effetti del
voto, parlando di risparmi, di soldi che arriveranno alla Regione e dicendo il
falso sul Comitato dei Sindaci del PD, lasciando intendere che detto comitato
rappresenta tutti i Sindaci. E’ nato un Comitato per il SI alla vera Autonomia. Ciò
aiuta solo ad alzare il polverone….non a fare chiarezza !
Riportiamo quanto apparso sul GIORNO in luglio 2017 a proposito della presentazione
del Comitato per il Sì al referendum per l’autonomia
«Un
sì diverso. Un Sì che ha contenuti e che, a differenza di quello
proposto da Maroni, è fattibile». È «un’operazione verità» del
centrosinistra, come l’hanno definita ieri il sindaco di Milano
Giuseppe Sala e il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, per presentare il Comitato
per il Sì al referendum per l’autonomia, rispetto alla consultazione
indetta dal governatore leghista Roberto Maroni sostenuta da centrodestra e
M5S. «Abbiamo deciso di dar vita a questo comitato - ha spiegato Gori - perché
riteniamo sia importante fare campagna per i veri motivi per cui i cittadini
lombardi saranno chiamati a esprimersi il 22 ottobre». Non più soldi alla
Lombardia, come sostiene Maroni, ma «maggiori responsabilità» a partire da due
materie: ambiente e ricerca per l’innovazione tecnologica.
Il sindaco di Bergamo, capofila dell’operazione, ha sostenuto che il Comitato è un’iniziativa «senza simboli di partito» aperta «anche a chi rappresenta partiti politici diversi». Un Sì diverso, ha sottolineato Sala, «perché ciò che propaganda Maroni altro non è che quel secessionismo già proposto dalla Lega Nord, irrealizzabile, al quale siamo assolutamente contrari». Dunque ambiente e innovazioni tecnologiche, perché «è giusto che sia l’ente regionale a decidere sui finanziamenti». Per quanto riguarda l’idea di rendere la Lombardia una regione a statuto autonomo «non soltanto è un errore, ma è un’ipotesi del tutto irrealizzabile».
Il sindaco di Bergamo, capofila dell’operazione, ha sostenuto che il Comitato è un’iniziativa «senza simboli di partito» aperta «anche a chi rappresenta partiti politici diversi». Un Sì diverso, ha sottolineato Sala, «perché ciò che propaganda Maroni altro non è che quel secessionismo già proposto dalla Lega Nord, irrealizzabile, al quale siamo assolutamente contrari». Dunque ambiente e innovazioni tecnologiche, perché «è giusto che sia l’ente regionale a decidere sui finanziamenti». Per quanto riguarda l’idea di rendere la Lombardia una regione a statuto autonomo «non soltanto è un errore, ma è un’ipotesi del tutto irrealizzabile».
Un
tema che i sindaci Pd considerano mero strumento di propaganda.
Infine una precisazione.
Il Referendum è consultivo,
differente quindi da quelli abrogrativi e ben diverso dalle consultazioni
elettorali, che sono diritto-dovere di ogni cittadino. In questo caso ha senso non andare a votare per dire che, per noi, l’Autonomia è altra cosa!
E la vogliamo costruire seriamente.
20 ottobre 2017
Referendum e federalismo differenziato. L’impegno del PD
Il documento del Partito Democratico Lombardia sul referendum per l’autonomia rafforzata in programma in Lombardia il 22 ottobre 2017.
L’indizione del referendum sul federalismo differenziato è l’atto con il quale si chiude la legislatura di Roberto Maroni, caratterizzata da tante inchieste giudiziarie e da pochissimi risultati. Iniziata con la solenne promessa di trattenere sul territorio almeno il 75% delle tasse pagate dai cittadini lombardi, terminerà a quattro mesi dal voto con un costoso e inutile referendum consultivo. Dopo cinque anni Maroni non solo non manterrà la promessa, ma sprecherà di sicuro 50 milioni di euro. Un vero fallimento politico e amministrativo.
In questo contesto è bene ricordare che il federalismo differenziato è stato inserito in Costituzione dal centrosinistra nel 2001. Come PD, abbiamo da sempre sostenuto la possibilità per le Regioni in equilibrio di bilancio di vedersi riconosciute competenze aggiuntive accompagnate da adeguate risorse, così da valorizzare le vocazioni e le specificità di ciascun territorio, mantenendo fermi come valori indiscutibili l’unità nazionale e la solidarietà dei territori.
L’indizione del referendum sul federalismo differenziato è l’atto con il quale si chiude la legislatura di Roberto Maroni, caratterizzata da tante inchieste giudiziarie e da pochissimi risultati. Iniziata con la solenne promessa di trattenere sul territorio almeno il 75% delle tasse pagate dai cittadini lombardi, terminerà a quattro mesi dal voto con un costoso e inutile referendum consultivo. Dopo cinque anni Maroni non solo non manterrà la promessa, ma sprecherà di sicuro 50 milioni di euro. Un vero fallimento politico e amministrativo.In questo contesto è bene ricordare che il federalismo differenziato è stato inserito in Costituzione dal centrosinistra nel 2001. Come PD, abbiamo da sempre sostenuto la possibilità per le Regioni in equilibrio di bilancio di vedersi riconosciute competenze aggiuntive accompagnate da adeguate risorse, così da valorizzare le vocazioni e le specificità di ciascun territorio, mantenendo fermi come valori indiscutibili l’unità nazionale e la solidarietà dei territori.
19 ottobre 2017
18 ottobre 2017
LA NEWSLETTER DI ENRICO BRAMBILLA
Sabato 14 Ottobre 2017
Viola non c’è
Dieci anni fa nasceva il PD. Ricordo quell’assemblea alla nuova Fiera di Milano carica di speranze. Ci andai in compagnia di Maria Luisa Cassanmagnago, mia illustre concittadina purtroppo scomparsa da qualche anno. Già in questo si manifestava l’incontro tra culture diverse, non distanti. Con noi c’erano moltissimi giovani. Ad una di loro, Viola, toccò di introdurre dal grande palco la giornata raccontando non senza emozione le attese di una generazione allora da poco maggiorenne. All’odierna celebrazione di compleanno mancheranno molti padri nobili. Ma mancherà soprattutto lei, Viola, da tempo purtroppo disillusa. Certo, nel frattempo altri giovani si sono avvicinati raccogliendone il testimone. Questo non basta a spiegare le ragioni di quell’abbandono, sulle quali bisogna riflettere, se non altro per evitare che tornino a ripetersi.
La settimana in Regione
L’attività regionale è ridotta al minimo in questi ultimi giorni di campagna referendaria. Tuttavia dalle commissioni sono stati licenziati due provvedimenti legislativi che a breve approderanno in aula: il primo in tema di interventi di assistenza alle vittime del terrorismo, il secondo sull’introduzione di clausole sociali all’interno dei bandi regionali. Tornerò su entrambe le misure in occasione della prossima seduta di approvazione, prevista per il 24 ottobre. Voglio però segnalare un fatto, sfuggito anche ai solitamente solerti censori della stampa locale. La votazione del primo progetto di legge ha visto l’assenza del gruppo dei 5 Stelle. Non per scelta politica di dissenso, ma perché quel giorno tutta la pattuglia pentastellata lombarda ha preferito andare in gita a Roma per partecipare ad una manifestazione di protesta fuori da Montecitorio contro la legge elettorale. Questi signori, sempre pronti a fare la morale agli altri, si sono scordati di esser pagati dai cittadini lombardi anzitutto per lavorare a Palazzo Pirelli: la propaganda del loro Movimento dovrebbe venire dopo.
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