la Repubblica - 03 giugno 2019
Adottare misure per combattere i cambiamenti climatici e garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo; assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia sostenibili; promuovere l’innovazione in nome di una industrializzazione responsabile e sostenibile. Sono alcuni dei 17 obiettivi e traguardi (SDGs) da raggiungere entro il 2030 secondo l’Agenda Globale per lo Sviluppo Sostenibile approvata nel 2015 dalle Nazioni Unite, fra i quali figurano anche eliminazione della fame e sicurezza alimentare, accesso universale ed equo all’acqua potabile sicura e alla portata di tutti.
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9 giugno 2019
11 maggio 2019
La follia di Toninelli e del governo contro la mobilità sostenibile
Dovevamo intuire che mettere nelle mani di Toninelli un’opportunità così interessante avrebbe condotto al suo ennesimo fallimento, ma non immaginavamo che si sarebbe spinto a tanto
di Luciano Nobili - Democratica
Da Parigi a Berlino, da Madrid a Bruxelles, ovunque in Europa le grandi città puntano su ambiente e innovazione e negli ultimi anni hanno dato grande spazio alla micromobilita elettrica, sempre più in espansione.
La mobilità è uno dei diritti fondamentali – troppo spesso negato – dei cittadini del XXI secolo e la mobilità urbana sta cambiando volto in tutto il mondo.
Il numero delle persone che scelgono la mobilità sostenibile è in continuo aumento così come l’offerta dei mezzi in condivisione. In questo quadro, ormai in tutta Europa e non solo, si inserisce la mobilità elettrica di piccola taglia. Ossia i piccoli mezzi dedicati al trasporto di una sola persona. Monopattini, monoruota, segway, skate, hoverboard, leggeri e facilmente trasportabili (in treno, in metro, in auto), ricaricabili a casa o in ufficio, stanno riscuotendo un successo crescente per i piccoli spostamenti urbani. Non inquinano, rappresentano la soluzione ideale per gli spostamenti di piccolo e medio raggio (dai 3 ai 5 km) sono perfettamente intermodali (consentono un facile abbinamento con un tratto in treno, in metro o sul bus), non hanno bisogno di grande spazio e consentono di bypassare lo stress da traffico e la ricerca, spesso vana, di un parcheggio.
di Luciano Nobili - Democratica
Da Parigi a Berlino, da Madrid a Bruxelles, ovunque in Europa le grandi città puntano su ambiente e innovazione e negli ultimi anni hanno dato grande spazio alla micromobilita elettrica, sempre più in espansione.
La mobilità è uno dei diritti fondamentali – troppo spesso negato – dei cittadini del XXI secolo e la mobilità urbana sta cambiando volto in tutto il mondo.
Il numero delle persone che scelgono la mobilità sostenibile è in continuo aumento così come l’offerta dei mezzi in condivisione. In questo quadro, ormai in tutta Europa e non solo, si inserisce la mobilità elettrica di piccola taglia. Ossia i piccoli mezzi dedicati al trasporto di una sola persona. Monopattini, monoruota, segway, skate, hoverboard, leggeri e facilmente trasportabili (in treno, in metro, in auto), ricaricabili a casa o in ufficio, stanno riscuotendo un successo crescente per i piccoli spostamenti urbani. Non inquinano, rappresentano la soluzione ideale per gli spostamenti di piccolo e medio raggio (dai 3 ai 5 km) sono perfettamente intermodali (consentono un facile abbinamento con un tratto in treno, in metro o sul bus), non hanno bisogno di grande spazio e consentono di bypassare lo stress da traffico e la ricerca, spesso vana, di un parcheggio.
30 agosto 2018
Approfondiamo le questioni ambientali.
Prendiamo spunto da alcune righe di uno scritto di Andrea Rinaldo (Circoli Dossetti-Milano)
Verso uno sviluppo sostenibile
Nella temperie storica attuale dominata dagli effetti ambivalenti della cosiddetta “globalizzazione” argomentare sul concetto di “sviluppo sostenibile” è diventato ormai imprescindibile, giacché le implicazioni di quello che per converso potremmo definire “insostenibile” sono invece sotto gli occhi di tutti. Al netto delle locuzioni à la page i due asset si differenziano tra loro per un uso diverso delle risorse naturali, più oculato e rispettoso degli equilibri planetari, e orientato verso una distribuzione “democratica” delle ricadute positive sull’esistenza delle persone nel caso della sostenibilità, mentre all’opposto le disparità sociali e l’inquinamento ambientale si tengono insieme, generando un sistema che riduce ogni forma di biodiversità, anche umana.
Se si affrontano queste tematiche giocoforza non si può che entrare in un territorio di riflessione dove la trasversalità dei contenuti ne è la cifra distintiva: che tipologia di modello di sviluppo si sta promuovendo? E per chi? Secondo quale possibile tenuta nel tempo? Il benessere raggiunto dalla parte più fortunata degli abitanti del pianeta tendenzialmente si sta spostando anche verso i Paesi delle “economie emergenti”, ma questo fenomeno emancipativo non è indolore. Accanto ad una sempre maggiore richiesta di materie prime da parte dei Paesi più industrializzati unita con la consolidata abitudine consumista dell’ “usa e getta”, la rapida espansione delle economie di nuovo conio pone dei seri dubbi sul fatto che l’offerta delle risorse non rinnovabili sarà abbastanza abbondante ed economica, e tale da soddisfare i bisogni umani del futuro. Ammettendo la possibilità (a questo punto doverosa) per la popolazione mondiale che è stimata intorno ai sette miliardi e mezzo circa di individui, di possedere un’abitazione, un’auto, un frigorifero, un televisore, ecc., sarà in grado la nostra Terra di sopportarne l’impatto pauperista ed ambientale?
Quindi quanto si argomenta intorno allo “sviluppo sostenibile” si ha come riferimento principale la parte del mondo più industrializzata, la quale numericamente rappresenta un segmento minoritario del genere umano, mentre una fetta consistente si sta ancora dibattendo con le più prosaiche questioni della sopravvivenza: i massicci fenomeni migratori in atto sono la cartina di tornasole degli squilibri planetari causati spesso da “economie di rapina” ed anche dalle conseguenti devastanti perturbazioni ambientali.
Verso uno sviluppo sostenibile
Nella temperie storica attuale dominata dagli effetti ambivalenti della cosiddetta “globalizzazione” argomentare sul concetto di “sviluppo sostenibile” è diventato ormai imprescindibile, giacché le implicazioni di quello che per converso potremmo definire “insostenibile” sono invece sotto gli occhi di tutti. Al netto delle locuzioni à la page i due asset si differenziano tra loro per un uso diverso delle risorse naturali, più oculato e rispettoso degli equilibri planetari, e orientato verso una distribuzione “democratica” delle ricadute positive sull’esistenza delle persone nel caso della sostenibilità, mentre all’opposto le disparità sociali e l’inquinamento ambientale si tengono insieme, generando un sistema che riduce ogni forma di biodiversità, anche umana.
Se si affrontano queste tematiche giocoforza non si può che entrare in un territorio di riflessione dove la trasversalità dei contenuti ne è la cifra distintiva: che tipologia di modello di sviluppo si sta promuovendo? E per chi? Secondo quale possibile tenuta nel tempo? Il benessere raggiunto dalla parte più fortunata degli abitanti del pianeta tendenzialmente si sta spostando anche verso i Paesi delle “economie emergenti”, ma questo fenomeno emancipativo non è indolore. Accanto ad una sempre maggiore richiesta di materie prime da parte dei Paesi più industrializzati unita con la consolidata abitudine consumista dell’ “usa e getta”, la rapida espansione delle economie di nuovo conio pone dei seri dubbi sul fatto che l’offerta delle risorse non rinnovabili sarà abbastanza abbondante ed economica, e tale da soddisfare i bisogni umani del futuro. Ammettendo la possibilità (a questo punto doverosa) per la popolazione mondiale che è stimata intorno ai sette miliardi e mezzo circa di individui, di possedere un’abitazione, un’auto, un frigorifero, un televisore, ecc., sarà in grado la nostra Terra di sopportarne l’impatto pauperista ed ambientale?
Quindi quanto si argomenta intorno allo “sviluppo sostenibile” si ha come riferimento principale la parte del mondo più industrializzata, la quale numericamente rappresenta un segmento minoritario del genere umano, mentre una fetta consistente si sta ancora dibattendo con le più prosaiche questioni della sopravvivenza: i massicci fenomeni migratori in atto sono la cartina di tornasole degli squilibri planetari causati spesso da “economie di rapina” ed anche dalle conseguenti devastanti perturbazioni ambientali.
30 aprile 2014
Ambiente = Casa!
Tratto dal sito: www.salviamoilpaesaggio.it , di Luca D'Achille.
Tutelare o cementificare? In Brianza è scontro a suon di ricorsi tra Provincia e Comuni
Sul Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale è scontro non solo tra interesse pubblico e privato, ma anche tra Enti. Una Provincia, quella di Monza e Brianza, in piena emergenza territorio e in fase di abolizione, cerca di sostenere l’importanza della pianificazione sovra comunale per poter salvare le ultime aree libere.
Tutelare o costruire: vincoli provinciali in contrasto con decisioni comunali
E’ una lunga battaglia quella sulla trasformazione del territorio in Brianza.
Cominciata qualche tempo fa, nel 2012, quando al Piano Territoriale di
coordinamento Provinciale, in fase di adozione, furono presentate molte
osservazioni. Da quel momento la partita è iniziata. Perché gli
obiettivi delle squadre in campo, cioè dei soggetti coinvolti, sono
chiaramente inconcigliabili. Da una parte chi “attacca” per
avere più possibilità di costruire, dall’altra invece chi spinge per la
difesa del territorio. Soggetti privati e qualche Comune nella prima
squadra, associazioni ambientaliste nella seconda.
Ma c’è di più. Sul campo, o meglio sui
terreni liberi ormai ridotti al lumicino nella provincia più urbanizzata
d’Italia, gli enti coinvolti, Provincia e Amministrazioni comunali, si sono ritrovati nei due schieramenti opposti.
26 novembre 2012
Carbon offset? Sì grazie ma sotto casa mia. Convegno Rete clima.
Segnaliamo ai nostri lettori il seguente convegno organizzato da Rete Clima®.
Approfondimento sulla tematica della forestazione urbana compensativa, per la realizzazione del carbon offset nazionale e certificato.
Approfondimento sulla tematica della forestazione urbana compensativa, per la realizzazione del carbon offset nazionale e certificato.
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