11 ottobre 2011

Nuovi amici per i sentieri del Parco del Rio Vallone.

6 associazioni di volontariato del territorio per aiutare il Parco nella manutenzione della rete sentieristica

interventi di manutenzione straordinaria sentieriI sentieri del Parco hanno oggi nuovi amici chi li curano con amorevole attenzione.
Con un azione di "convincimento" e coordinamento tecnico operata dal Parco, sono stati affidati in gestione tratti della rete sentieristica per un totale di circa 23 km a diverse associazioni del territorio, per questo autunno e per il prossimo anno. Si viene in tal modo a coprire la manutenzione su tutta la rete sentieristica del Parco in ambiti boscati e agricoli.
Le associazioni, a cui verrà riconosciuto dal Parco un contributo per la loro preziosa collaborazione (per il 70% coperto con finanziamenti della Provincia di Monza e della Brianza settore Pianificazione Territoriale e Parchi), sono raddoppiate rispetto allo scorso anno, primo anno di sperimentazione dell'iniziativa: fortemente voluta dal Parco, essa è un importante passo avanti perché il nostro territorio sia sempre più bello e vivibile e gli abitanti siano consapevoli e partecipi di questo sforzo.
Ecco i nostri (e dei sentieri) nuovi e vecchi alleati:
Ass. del Volontariato di Solidarietà per la Protezione Civile O.N.L.U.S.
(affidati tratti di sentieri nei comuni di Basiano, Cambiago, Masate e Gessate per una lunghezza complessiva di circa 4.100 metri)
Associazione Volontari di Protezione Civile "Rio Vallone"
(affidati tratti della rete sentieristica che interessano i comuni di Verderio Inferiore, Bernareggio, Aicurzio e Sulbiate per una lunghezza complessiva di circa 7.800 metri)
Gruppo Volontari Comunale di Protezione Civile – Comune di Ornago
(affidati tratti della rete sentieristica che interessano i comuni di Ornago, Bellusco, Basiano per una lunghezza complessiva di circa 4.500 metri)
Ass. Dil. Polisportiva Bellusco Sez. Podismo
(affidati tratti della rete sentieristica che interessano i comuni di Bellusco e Ornago per una lunghezza complessiva di circa 2.500 metri)
Associazione Gruppo Romania - Castellazzo di Basiano (affidati tratti della rete sentieristica che interessano il comune di Basiano per una lunghezza complessiva di circa 500 metri)
Associazione Passo Troppo Galoppo - Mezzago
(affidati tratti della rete sentieristica che interessano i comuni di Mezzago, Busnago e Cornate d'Adda per una lunghezza complessiva di circa 3.400 metri)
sfalcio sentieroOltre al taglio di erba e rovi lungo i sentieri, sono previste azioni di rimozione di piante cadute, di manutenzione della cartellonistica presente e di segnalazione ed accatastamento di rifiuti (che il Parco provvedere poi a rimuovere).
L'Associazione Gruppo Romania provvederà inoltre allo spostamento del sentiero nel tratto in corrispondenza al sottpasso dell'autostrada A4 per garantire maggiore sicurezza ai fruitori. Il nuovo sentiero uscirà in corrispondenza di Cascina Castellazzo.

RICOSTRUZIONE - In nome del Popolo Italiano. 5/11/2011.

Sulbiate, domenica 16 ottobre rassegna gastronomica.

Iniziativa promossa ed organizzata dal Comitato di Quartiere di Brentana e Proloco di Sulbiate.

Per ingrandire cliccare sulla locandina.

Sabato 15 ottobre - Trippa per tutti - By Centro Culturale Sant' Ambrogio.

Iniziativa promossa dal Gruppo culturale Sant'Ambrogio per raccogliere fondi per contribuire a sostenere il restauro della Chiesa di S. Ambrogio:

La nota del mattino del 11 ottobre 2011.




1. L’ITALIA CRITICA L’ASSE FRANCO TEDESCO. IN ALTRI PERIODI E’ STATA IN PRIMA FILA NEL TESSERE LA TELA EUROPEA. MA ADESSO E’ IL PAESE MARGINALE DI SILVIO BERLUSCONI.
Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha criticato ieri l’asse franco-tedesco nelle decisioni sull’euro e sull’Europa. In teoria ha ragione, tanto che il vertice tra i 27 paesi europei è slittato dopo l’incontro Merkel-Sarkozy. Decisioni del genere vanno prese con il concorso di tutti i paesi dell’Unione. Ma con un presidente del Consiglio come Silvio Berlusconi (che tra l’altro si rese disponibile insieme alla Polonia a impedire su suggerimento del presidente Bush un maggior coordinamento europeo) l’Italia è diventata marginale e poco credibile.
Da La Stampa. Intervista con Romano Prodi. “Romano Prodi scandisce i giudizi con la nettezza di chi è informato direttamente e da fonti privilegiate sui grandi fatti del mondo. Il consolato franco-tedesco in Europa: «Un disastro, perché spinge alla diffidenza gli altri paesi e umilia gli organismi comunitari». Il rinvio del vertice europeo? «Può essere un bene, perché meglio rinviare di una settimana e preparare un accordo forte piuttosto che partorire il solito vertice deludente». Il senso della partita che si sta giocando: «Dopo anni gli Stati Uniti, da qualche giorno hanno capito che se crolla l`euro, è un disastro per tutti». Chiamato in tutto il mondo per tenere conferenze e lezioni - ieri era Barcellona - commentatore della tv cinese, un insegnamento negli Stati Uniti, un incarico Onu, l`ex presidente della Commissione europea Romano Prodi si tiene aggiornato, anche se aspetta con un pizzico di curiosità il suo ritorno sulla tv nazionale, fissato per questa sera su «la 7»: «Sono passati 20 anni dalle lezioni di economia sulla Rai, ma sembra passato un secolo, oggi non sopportano più gli interventi lunghi. Vedremo come andrà, giudicheranno i telespettatori...». Il rinvio di una settimana dei vertice le pare un fatto fisiologico o nasconde una crisi decisionale che rischia di diventare patologica? «Il rinvio mi rende speranzoso...». Speranzoso? «Bisogna chiedersi: come mai questi vertici hanno sempre deluso? Si alimentavano grandi speranze, ma poi se ne usciva puntualmente con un nulla di fatto, con un accordo "rimediato", per dare qualcosa in pasto alla stampa. Quasi sempre decisioni minori, ritardate e insufficienti. Io spero che stavolta il rinvio sia il sintomo di un metodo diverso e cioè che si stiano macinando decisioni importanti e si stia riflettendo sulle questioni tecniche, affinando soluzioni durature». Se ne deduce che sinora siamo ancora lontani... «Ho cercato di capire e mi pare che non ci siano ancora segnali chiari e forti sui principali contenuti». Detto in soldoni: quale è la partita storica che si sta giocando in queste settimane? «In soldoni? C`è voluto molto tempo per capirlo, ma finalmente ci sono arrivati tutti: la fine dell`euro sarebbe un disastro non solo per l`Europa ma anche per il mondo. L`euro è un pilastro dell`economia mondiale». Dietro il rinvio potrebbe esserci anche una ragione "globale": dopo i recentissimi appelli di Obama all`Europa, Merkel e Sarkozy immaginano di presentarsi al prossimo G20 con qualcosa di concreto in mano? «Proprio questo ho detto: attenzione che da qualche giorno c`è una grossa novità. La paura per il crollo dell`euro è condivisa anche fuori dal circuito europeo. In altre parole, gli americani non giocano più, come un tempo, all’"arrangiatevi"». L`America in campo per salvare l`euro? «E` probabile che lo stesso Obama abbia premuto su francesi e tedeschi perché si rendano conto cosa può prodursi con lo sfaldamento del sistema
monetario europeo. Ma questo interesse americano, lo ripeto, è un fatto veramente nuovo, mai accaduto prima. Le decisioni del vertice europeo che è stato rinviato non potranno non partire da questa novità e dovranno muoversi di conseguenza». Lei nei mesi scorsi ha criticato la Merkel: i tedeschi a che punto sono? «I tedeschi si stanno rendendo conto che l`euro li avvantaggia, però si sono spinti troppo avanti nella critica e nel seminare paura. E il loro rapporto con i francesi è sempre stato su questioni parziali, mai sul piano di un accordo generale e strategico. Ma ora tutti hanno capito che mandando a fondo la Grecia e l`euro, andiamo a fondo tutti». Il consolato Merkel-Sarkozy fa da locomotiva o è deleterio? «E` un disastro perché spinge alla diffidenza gli altri paesi europei e umilia gli altri organismi europei. Direi che questo direttorio rappresenta uno degli errori più gravi degli ultimi anni». Il rinvio di una settimana può aggravare la situazione della Grecia? «No, per le notizie che si hanno, direi proprio di no. Anzi, mi auguro che dando tranquillità ai mercati, si dia anche tempo alla Grecia di poter conseguire obiettivi realistici. La Grecia sta facendo sul serio ed esagerando si rischia di uccidere la sua economia». Nel rapporto col mondo finanziario perché sinora non si è mai chiuso un accordo forte? «Le ondate di sfiducia sono state determinate non tanto dalle nuove regole per le banche - da Basilea3 in poi - che di per sé erano anche giuste. Il problema è che quelle regole si sono rivelate staccate da un contesto politico di solidarietà, finendo per creare tensione nei mercati creditizi e facendo precipitare la disponibilità di credito. Mi auguro che il prossimo vertice serva a creare le condizioni perché ci si torni a prestare denaro l`uno con l`altro, normalizzando i rapporti tra Stati e tra banche».

2. I NOBEL DELL’ECONOMIA: GLI EUROBOND POTRANNO SALVARE L’EUROPA.
Da La Stampa. Intervista con i due nuovi premi nobel per l’economia, Christopher Sims e Thomas Sargent. “Europa unita non sopravvive se non crea un`autorità finanziaria comune, in grado di stabilire le politiche economiche e fiscali per l`intero continente, e soprattutto di emettere bond». Su questo punto parlano con una sola voce, Toni Sargent e Chris Sims, poche ore dopo l`annuncio che hanno vinto il Premio Nobel. E poi aggiungono: «Illusorio pensare che potete salvare la moneta unica cacciando i Paesi più deboli: o ce la fate tutti insieme, oppure tutti insieme fallite». (….) L`America è in crisi: come se ne viene fuori? Sims: «Non pensate che i nostri studi ci diano una risposta facile: servirebbero lunghe analisi dei dati per capire. In generale ritengo che le ricette giuste siano quelle proposte dal capo della Fed Bernanke: una politica monetaria accomodante, e interventi di lungo termine per risolvere i problemi di bilancio, senza creare shock nell`immediato». Sargent: «Ma perché invece non mi chiedete dell`euro? Comunque, non è vero che la situazione economica americana è insostenibile, perché le regole del bilancio ci consentono di far fronte a tutto. Ciò che è insostenibile sono le promesse fatte dai politici sulla sanità, le pensioni, le tasse. Tutto sta a capire in quale ordine non verranno rispettate. Nel frattempo, però, questo ha un effetto sul comportamento delle persone, perché chi teme che salti per prima la social security fa scelte diverse da chi si aspetta una riduzione del Medicare o un aumento delle tasse». L`America è scossa anche dalla protesta «Occupy Wall Street». I manifestanti hanno ragione o torto? Sims: «Quando ero studente andai a Washington per marciare contro i test nucleari: sono ancora convinto che feci bene, e quindi non ho alcuna prevenzione contro le proteste. Il messaggio economico è un po` contraddittorio e quindi consiglierei a quei ragazzi un po` di prudenza, quando avanzano le loro teorie. Non c`è dubbio però che stanno esprimendo un disagio molto diffuso verso i politici, che non hanno ancora trovato soluzione alla crisi. Da questo punto di vista la loro azione è
assolutamente legittima». Parliamo dell`euro, allora: che fine farà? Sims: «Uno degli studi che abbiamo fatto parlava proprio delle premesse precarie dell`unione monetaria. C`è un grave vizio d`origine: avete la banca centrale, ma non esiste un`autorità che possa decidere le politiche fiscali o emettere bond. Così, in situazioni di crisi come quella attuale, non si capisce chi abbia il potere di prendere le decisioni necessarie. Le prospettive dell`euro sono cupe, se non aggiungerete presto alla banca centrale un`autorità capace di emettere eurobond e coordinare le politiche fiscali». Sargent: «Quando furono creati gli Stati Uniti, alla fine del Settecento, le condizioni dell`America di allora erano simili a quelle dell`Europa di oggi. C`erano tredici Stati che avevano tutti il potere di battere moneta, contrarre debito e decidere le loro politiche fiscali, a fronte di un governo federale estremamente debole. Questi Stati potevano addirittura decidere le proprie regole nel settore del commercio estero, esponendo l`America a forti penalizzazioni da parte di Londra. I padri fondatori, che in larga parte erano creditori dei vari Stati, scrissero la Costituzione proprio allo scopo di correggere questo vizio di fondo. Il governo centrale si fece carico dell`intero debito dei tredici Stati, che in cambio persero l`autonomia economica assoluta che avevano avuto fino a quel momento. Washington ed Hamilton alzarono le tasse fino all`85%, per saldare i debiti, e cominciarono ad emettere bond federali. Ecco, per salvarsi, l`Europa dovrebbe imparare la loro lezione». Non sarebbe più facile seguire la strada del default e dell`uscita dei Paesi più deboli, dalla Grecia fino all`Italia? Sargent: «Assolutamente no. Tra i tredici Stati che formarono gli Usa ce n`erano molti debolissimi, con debiti enormi. L`obiettivo dell`operazione di Washington ed Hamilton fu proprio quello di trasformare i creditori dei singoli tredici Stati negli investitori del nuovo e potente governo centrale federale. Quella scommessa pagò. Ma se voi europei non credete nel vostro progetto, non è spezzando gli anelli deboli che lo salverete». Sims: «Chiaro. L`idea che l`euro possa sopravvivere cacciando gli Stati deboli è una pura illusione. Il progetto ha un senso solo se tiene insiti ne l`intero continente: o sopravvivete fitti insieme, oppure tutti insieme fallite».

3. LA GIUSTIZIA SECONDO LA DESTRA. FIDUCIA SULLE INTERCETTAZIONI. FIDUCIA SULLA PRESCRIZIONE BREVE. E ISPETTORI DEL GOVERNO NELLE PROCURE CHE INDAGANO SU BERLUSCONI.
Il ministro della Giustizia, Nitto Palma, ha mandato gli ispettori nelle procure di Bari e di Napoli, dove sono state aperte le inchieste su escort e estorsioni che coinvolgono il presidente Berlusconi.
Questa settimana riprende alla Camera il dibattito sulla legge-bavaglio sulle intercettazioni (per limitare i danni della pubblicazione delle intercettazioni per il premier) e al Senato l’esame sulle norme che prevedono l’introduzione della prescrizione breve (per evitare la condanna di Berlusconi per corruzione nel processo Mills).
E’ la riforma della giustizia secondo la destra.

4. DECRETO SVILUPPO. SENZA I CONDONI LA DESTRA NON SA CHE FARE. A PREPARARLI È LO STESSO GHOSTWRITER CHE HA SCRITTO LA LEGGE GASPARRI PER LE TELEVISIONI DEL PREMIER.
Il governo non è stato in grado in questi anni di preparare nemmeno una norma per sostenere lo sviluppo. Questa analisi e la conseguente richiesta di provvedere quanto prima sono arrivate da tutte le autorità internazionali (Fmi, Bce, Ue), ma anche dagli industriali italiani, dai sindacati. Il Pd lo dice da tre anni. Ora che l’Italia è in mezzo alla crisi è diventata opinione comune. Non sarebbe
stato male se, invece di attaccare sempre il Pd e i suoi rappresentanti, la grande stampa avesse dedicato maggiore attenzione alle analisi e alle ricette che i dirigenti del Pd, a cominciare dal segretario Pier Luigi Bersani, propongono.
In ogni caso, ormai è chiaro che nemmeno ora il governo di Berlusconi è capace di pensare seriamente allo sviluppo dell’Italia. Le uniche misure attorno alle quali si intravede uno sforzo vero riguardano i condoni, fiscale ed edilizio. A metterli in bella copia sarebbe stato già da settimane Paolo Romani, il ministro dello sviluppo che da molti è considerato il vero autore della legge Gasparri sulle Tv.
Da l’Unità. Articolo di Bianca Di Giovanni. “I due condoni sono già scritti. Sia quello fiscale che quello edilizio. Ci hanno pensato gli uffici del ministro Paolo Romani a preparare le misure: e questa è già una notizia. Era fine settembre, si iniziava a parlare di decreto Sviluppo (che ancora non si vede) dopo la torrida estate delle manovre recessive. L`attenzione della stampa era concentrata sulle infrastrutture, sull`accelerazione delle procedure per gli appalti, tanto che Altero Matteoli avrebbe dovuto coordinare il provvedimento. Intanto Romani lavorava nel silenzio, raccogliendo a piene mani le pressioni per la sanatoria che già da mesi si era scatenata in Parlamento. Un`ondata che in questi giorni è venuta in superficie, e continua a infrangersi contro la «muraglia» di Giulio Tremonti e del suo alleato Umberto Bossi. Dal vertice di Via Bellerio di ieri sera il sodalizio è uscito rinforzato: i due ministri sono contro i condoni, per un decreto Sviluppo a costo zero, e per Grilli in Bankitalia. Un patto di ferro che si incunea nel ventre molle del Pdl. Ma Silvio Berlusconi, al di là dei comunicati ufficiali, vuole altro. Vuole tornare a fare mirabolanti promesse a imprese e lobby vicine, dopo la medicina amara imposta da Francoforte. Per uno che mentre la Grecia affondava e metteva a rischio il debito italiano prometteva ancora meno tasse, e che dopo i diktat di Francoforte e il successivo azzeramento dei fondi per il welfare locale, è stato ossessionato dall`idea di eliminare il misero contributo di solidarietà dei ricchi, avere un «tesoretto» oggi sarebbe una vera manna. Così il premier ha puntato sul ministro dello Sviluppo, l`«uomo Tv» che lo ha sempre aiutato. Tanto che ha lasciato che Matteoli finisse travolto dai fischi dei costruttori, che Giulio Tremonti arrancasse nella sua (disperata?) corsa per il controllo del vertice di Bankitalia, e poi, et voilà, ha scoperto la carta Romani: lui coordinerà il decreto Sviluppo. Poi ha «armato» le truppe cammellate: Ignazio La Russa e Fabrizio Cicchitto. Ancora ieri, dopo giorni di esternazioni e di smentite, ministro e capogruppo sono tornati a cavalcare il «grande perdono» in una rutilante quanto delirante rincorsa. Serve per lo sviluppo, anzi no per evitare i tagli ai ministeri (anche se è una tantum?), o magari per ridurre il debito pubblico («uno sforzo storico», dice Gasparri dimenticando che l`Italia ne ha varati almeno una decina), andrà alle fasce deboli, servirà a far pagare chi non paga (tesi già consumata), o per chiudere con il vecchio fisco in occasione della riforma delle tre aliquote. «Se Tremonti non lo vuole, vuol dire che va bene», affonda Miccichè. Un solo Leitmotiv: serve-serve-serve. Chi si oppone è soltanto un moralista. Più si dibatte a mezzo stampa, più si trema nelle stanze dell`Economia. «Dall`Europa ci guardano con la lente di ingrandimento - diceva quest`estate un preoccupato Luigi Casero nei corridoi del Senato, quando qualche parlamentare aveva rilanciato le sanatorie - Non se ne parla proprio». La stessa cosa deve aver ripetuto Tremonti a Silvio Berlusconi, inducendo Palazzo Chigi a una formale smentita. Ieri Casero ha continuato la sua battaglia. «l`Unione europea non consente un condono Iva», ha ricordato a chi dimentica che l`Italia è già stata multata per l`ultima sanatoria tombale di Tremonti. Ma il vero rischio che il condono comporta per i conti pubblici l`ha indicato Tremonti: si
vanificherebbero le misure di lotta all`evasione (ammissione postuma del suo aiuto agli evasori nella legislatura precedente). Nell`audizione che la Corte dei conti terrà oggi in commissione Finanze sulla delega fiscale, i giudici contabili ricorderanno che le misure coperte con la lotta all`evasione ammontano a circa 35 miliardi in tre anni, di qui al 2013. Quanto una manovra intera. Una cifra tanto corposa da suscitare i dubbi dei tecnici del Parlamento sull`effettiva possibilità di recuperare quelle somme. Anche dall`Ue qualcuno ha storto il naso, visto che formalmente la lotta all`evasione non può essere computata in bilancio prima di avere i soldi in cassa. Se poi si vareranno i condoni, quei dubbi diventeranno certezze: i 35 miliardi non si reperiranno. Un altro «buco». Altro che ridurre il debito: il «rosso» aumenterà. Con buona pace di Cicchitto”.

5. PDL. ASSALTI E RITIRATE PER LA SALVEZZA O PER UN POSTO. LA CRISI DEL BERLUSCONISMO METTE PAURA MA IL PRESIDENTE E’ ANCORA AL TIMONE.
Assalti, ritirate, pranzi di cospiratori. Trattative. I giornali sono pieni di gossip politici sul Popolo delle libertà in fibrillazione. La verità? Stanno lavorando tutti per la sopravvivenza personale e di potere dopo la fine del lungo e travagliato periodo berlusconiano. Ma per il momento Silvio Berlusconi è saldamente al timone. E non intende mollare: è disposto a portare il paese a sbattere, pur di seguire la sua strada. Se gli altri rappresentanti del Pdl intendono davvero cambiare qualcosa lo si vedrà nelle votazioni di queste due settimane.

6. LEGA. LA BASE IN RIVOLTA. MA ANCORA BOSSI COMANDA L’APPOGGIO A BERLUSCONI PER LE LEGGI VERGOGNA.
Dopo l’assemblea di Varese anche la base della Lega è in fibrillazione. Ma per capire se questa ribellione ha peso o no bisognerà attendere le votazioni sulle leggi vergogna di queste settimane. Finora Bossi ha sempre sostenuto Berlusconi anche nelle decisioni più deliranti, dall’affermazione su Ruby nipote di Mubarak a tutte le leggi vergogna.

7. IL PD PREPARA LA MOBILITAZIONE E L’ALTERNATIVA. MILLE PIAZZE IL 14, 15 E 16 OTTOBRE. E MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA IL 5 NOVEMBRE. NON BISOGNA DIMENTICARE CHE IL PD E’ L’UNICO PILASTRO ATTORNO AL QUALE PUO’ ESSERE COSTRUITA UNA VERA ALTERNATIVA AL CENTRODESTRA.
L’organizzazione del Pd sta facendo il massimo sforzo per la riuscita della mobilitazione del partito. Il 14, 15 e 16 ottobre in tutte le piazze italiane per dire basta al governo dannoso e inconcludente di Berlusconi e per presentare ai cittadini le proposte del Pd per la riscossa del Paese. Il 5 novembre la grande manifestazione nazionale a piazza San Giovanni a Roma.
Tenere così a lungo e in mezzo a mille difficoltà la posizione per costruire l’alternativa può essere faticoso. Ma proprio ora bisogna mettercela tutta. Il berlusconismo è nella sua fase finale. Bisogna lavorare per costruire una proposta di governo che possa permettere all’Italia di uscire dalla palude e di avviare una ricostruzione democratica ed economica. La partecipazione dei militanti, dei simpatizzanti e degli elettori democratici è fondamentale in questa fase anche per evitare che prevalgano scelte populiste e di conservazione un’altra volta.
Man mano che ci si avvicinerà alla fine di questa lunga fase del potere delle destre saranno possibili sussulti, improvvise apparizioni di nuovi pifferai magici, tutti i poteri saranno in campo per difendere interessi di parte e ovviamente sotto i riflettori prenderanno corpo molte ambizioni
personali. Non bisogna farsi smontare l’entusiasmo da queste iniziative, dagli attacchi, dalle analisi sempre interessate dei commentatori, dal tentativo di ridurre il Pd a mero portatore di voti per il potere di qualcun altro.
Il Pd avrà tanti difetti, ma ha anche molti pregi. Ed è nei fatti l’unico vero pilastro sul quale si può vincere la sfida e si può costruire un’alternativa vera alle destre.

8. LE PROPOSTE DEL PD SONO CHIARE. E ANCHE IL PROGETTO POLITICO. L’ITALIA HA BISOGNO DI UNA LUNGA FASE DI RICOSTRUZIONE DEMOCRATICA ED ECONOMICA E QUESTO GOVERNO PUO’ SOLO PORTARE IL PAESE A SBATTERE.
Le proposte programmatiche del Pd, discusse ed approvate nelle assemblee nazionali democraticamente elette con le primarie (il Pd è l’unico partito a seguire una procedura di discussione collettiva delle proposte) sono ormai scritte. Manca un solo passaggio: l’indicazione delle iniziative fondamentali che dovrebbe avviare un governo diverso del paese. E questo passaggio ci sarà a dicembre.
L’Italia ha bisogno di una lunga fase di ricostruzione democratica e dell’economia. Questa fase non può che essere avviata dopo un passaggio che coinvolga al massimo i cittadini e cioè il voto politico. Ma non si può aspettare la scadenza naturale del 2013, perché con il governo Berlusconi l’Italia rischia di andare a sbattere. E come mostra ciò che sta accadendo in Grecia è un rischio davvero serio.
Dunque, è necessario che questo governo cada. E ciò può avvenire, se si vuole rispettare la Costituzione, solo se viene meno la maggioranza numerica che sostiene Berlusconi in Parlamento, anche se questa maggioranza è stata acquisita con la compravendita dei parlamentari. Nel caso augurabile per il paese che ciò accada, la Costituzione affida l’iniziativa al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Il Pd ha già dichiarato, non da oggi, ma già dallo scorso anno, di essere disponibile a mettersi in gioco in un governo di transizione. Ma se ciò non sarà possibile e il governo, come ci si augura cadrà, il Pd è e deve essere pronto anche ad andare al voto.
Il fatto che vi sia dibattito all’interno del Pd su questi temi non deve trarre in inganno, anche se le cronache di stampa ci ricamano sopra, come fanno oggi in relazione alla riunione di Modem di ieri. Un partito democratico discute, anche alla luce del sole, e confronta le idee e i diversi contributi al proprio interno, senza che per questo motiva debba smarrire la rotta. La rotta è stata fissata democraticamente dalle primarie del 2009, dalle riunioni dell’assemblea nazionale e dalle riunioni della direzione nazionale del partito.

10 ottobre 2011

Il "condono etico" dell'On. PDL Cicchitto.

Avevano giurato e spergiurato, ogni volta all'approvazione dei precedenti condoni, che sarebbe stata "l'ultimissima" sanatoria, ingiusta ma necessaria.

Invece , l'eventualità di un ennesimo nuovo condono non è stata ancora accantonata!


Ebbene, l' On. Cicchitto senza arrossire ha dichiarato:


"Se serve si può mettere mano anche al condono edilizio e fiscale.
L'etica non si misura su questo ma sulla capacità di trovare risorse per la crescita".


E' bene ricordare che la rivista Fiscooggi.it dell'Agenzia delle Entrate, ha calcolato che dal 1973 al 2003 lo Stato ha incassato dai condoni 26 miliardi di euro corrispondenti a 15 euro a testa per anno per italiano: una pizza, una birra.

Il Comune di Roma dai due condoni edilizi del 1985 e del 1994 ricavò complessivamente, 480 milioni di euro. 1543 per ognuna delle 311 mila abitazioni sanate. Ne spese per ciascuna per opere di urbanizzazione 30 mila. Somma finale: un saldo negativo 28500 euro per ogni casa condonata. Bell'affare...

Tutti pagano l'obolo iniziale per bloccare le inchieste e l ruspe, poi la stragrande maggioranza se ne infiaschia di portare a termine la pratica nella certezza che la burocrazia si dimenticherà di loro. Solo a Roma i fascicoli inevasi da ultime sanatorie sono 597 mila. Di questi 417 mila giacciono lì da 25 anni.

Il "condono etico" dell'Onorevole Cicchitto premia i furbi, giustifica i comportamenti illeciti, perdona gli evasori fiscali e chi sta massacrando il nostro territorio, la straordinaria limitata e preziosa risorsa del paesaggio italiano, offende le persone oneste e umilia gli italiani che stringono la cinghia fanno i sacrifici e tentano senza di perdersi d'animo e di andare avanti.

I dati di questo post sono stati ricavata dalla lettura dell'editoriale di questa mattina del Corriere delle sera
"Basta con i condoni sono una truffa" di Gian Antonio Stella.

Andrea Esposito di Bernareggio è il nuovo segretario Regionale dei giovani democratici della Lombardia.

Andrea Esposito del Circolo PD di Bernareggio è stato eletto Segretario Regionale dei Giovani Democratici della Lombardia durante l'ultima Assembela cui hanno partecipato più di cento delegati di tutte le province lombarde.

Il Circolo di Sulbiate, che conosce personalmente e ha già visto all'opera Andrea in alcune inziative locali da lui promosse e coronate da grande successo, è felice ed orgoglioso (perchè giovane democatico del nostro territorio) di esprimere sinceri e cordiali complimenti al nuovo Segretario Regionale.

Non conosciamo le qualità degli altri candidati con cui Andrea si è dovuto confrontare, ma conoscendo la serietà, la passione politica, la competenza, la responsabilità di questo giovane PD di Bernareggio, siamo sicuri che per questo importante ruolo, per i giovani lombardi del nostro Partito, difficilmente miglior scelta sarebbe stata possibile.

Carissimo Andrea,
un grande in bocca al lupo da tutti noi!

Attività in provincia di Monza e Brianza n.30 del 2011.

Settimana dal 3 al 7 ottobre 2011.

A cura del Consiglire PD Vittorio Arrigoni.

1) Lunedì 3 ottobre ’11 in Commissione 5 l’assessore Giuliana Colombo ci ha illustrato le azioni in atto per la definizione del Piano di dimensionamento territoriale della scuola per l’a.s. 2012/2013, come previsto dal c.4, art. 19, Legge 111/2011.

Tale norme prevede che ciascuna autonomia scolastica debba contenere scuole per l’infanzia, primarie e secondarie di primo grado ( istituti comprensivi)e che successivamente queste autonomie debbano essere costituite da almeno 1.000 alunni.

Su questo tema ogni comune, sentito i consigli d’Istituto, delibera il dimensionamento e lo invia alla provincia che raccoglie tutte le delibere comunali e le invia con proprio parere alla regione.

La regione delibera poi il dimensionamento complessivo della rete scolastica.

Non si è ancora svolta la Conferenza Stato-Regioni, che dà l’avvio alla procedura prevista dalla legge, però Regione Lombardia ha chiesto ai comuni di predisporre le delibere di dimensionamento.

E’ prossima l’apertura di un tavolo tecnico tra Stato e Regioni.

Le scuole della provincia di MB, con il loro attuale dimensionamento rispettano tutte la legge 233 ( 500 alunni minimo e 900 alunni massimo), mentre per definire il prossimo dimensionamento i comuni devono tenere conto del trend demografico del paese, chiedendosi se si raggiunge o si mantiene o si supera la quota 1.000 alunni in tempi ragionevoli.

Al 30 settembre ‘11 hanno deliberato sul dimensionamento 32 comuni confermando l’attuale situazione, 10 con modifica e 13 devono ancora deliberare.

La provincia di MB esprimerà il suo parere alla Regione utilizzando criteri rispettosi della norma e della ragionevolezza della soluzione. Proposta.

2) Martedì 4 ottobre ’11 in Commissione 8 abbiamo incontrato il nuovo direttore generale della Provincia dott. Giuseppe Mele, che ha accettato di svolgere questo incarico fino alla fine del mandato di questa amministrazione (2014).

Il dott. Mele si è laureato in giurisprudenza alla università di Ferrara ed ha frequentato un master alla Luis di Roma in scienza dell’amministrazione.

Ha lavorato come segretario comunale nei comuni di Concorezzo, Cesano Maderno, Lodi, Como, Brescia e Milano.

Ha lavorato anche al Ministero dell’Interno ed è stato consulente c/o procure antimafia.

Il dott. Mele ha dichiarato di improntare la sua attività a criteri di rigore, impegno e concretezza.

Tutti i commissari hanno espresso auguri di buon lavoro.

3) In Commissione 9 l’assessore Grisi ci ha presentato il nuovo direttore del settore finanziario, provveditorato ed economato, dott. Corrado Viscardi.

Il dott. Viscardi ha svolto incarichi analoghi nei comuni di Besana Brianza e Lissone, prima di approdare in provincia, dove dovrà affrontare le sfide nuove derivanti dalle manovre fiscali, dal patto di stabilità dal bilancio 2012, ecc.

Il dott. Viscardi si è detto onorato da questo incarico ed ha assicurata la più ampia disponibilità a collaborare con al commissione. Diversi commissari che lo conoscono hanno espresso giudizi positivi sulla sua professionalità.

Tutti i commissari hanno espresso auguri di buon lavoro.

4) Giovedì 6 ottobre ’11, in consiglio provinciale il consigliere Poletti ha comunicato gli esiti dell’incontro svoltosi lunedì 3 ottobre ’11 con il Ministro Calderoli negli uffici presso la Villa Reale di Monza. La delegazione PD, costituita da Ponti, Poletti e Guerriero, ha sottoposto al ministro alcuni quesiti riguardanti l’ipotesi di abolizione delle province, la funzione di mera rappresentanza degli uffici ministeriali di Monza, il recupero della Villa Reale e dell’ ISA, il grave taglio dei trasferimenti agli enti locali e la difficoltà nel definire la suddivisione del patrimonio tra la provincia di Milano e quella di Monza e Brianza. Il ministro ha risposto parzialmente alle questioni sollevate impegnandosi ad intervenire sul rilancio della Villa Reale e per la suddivisione del patrimoni tra le province di Mi e MB.

Il consigliere Arrigoni ha presentato una interrogazione agli assessori Colombo e Meroni sulla situazione del Centro Scolastico di via Adda di Vimercate chiedendo concreti interventi per la sicurezza ( non c’è più un sorvegliante ai cancelli di ingresso) per la fornitura dei banchi e delle sedie richieste dall’Istituto Vanoni, per l’agibilità dell’auditorium che manca.

Inoltre ha chiesto interventi per migliorare al vivibilità del centro e per superare al carenza di aule, visto che il nuovo istituto di Arcore tarda ad arrivare e che alcuni istituti sono in espansione.

Particolare attenzione ha chiesto al tema degli indirizzi considerato l’avvio del nuovo CFP di AFOL a Concorezzo, l’esigenza di potenziare l’istruzione tecnica ( Ist. Einstein) e la funzionalità della rete dei licei.

Arrigoni ha presentato a nome del PD un odg con cui ha proposto una riunione congiunta dei due consigli provinciali di MI e MB per dibattere il tema difficile della suddivisione del patrimonio.

Questo odg è stato sottoscritto da tutti i gruppi presenti in consiglio.

La maggioranza PdL e Lega ha deciso di posticipare al prossimo consiglio provinciale al discussione dell’odg presentato dalla Lega sulla vicenda Serravalle a causa della indisponibilità del consigliere Gavazzi. Il PD e IdV hanno votato contro.

Un odg su tematiche sociali presentato dall’ IdV è stato bocciato dalla maggioranza, nonostante il voto favorevole del PD.

Vimercate, 8 ottobre 2011

AV

Pisapia attacca Berlusconi.

In occasione della manifestazione organizzata sabato a Milano da Giustizia e Libertà tra i relatori dal palco è intervenuto anche Pisapia Sindaco di Milano. Il suo intervento è stato uno dei più apprezzati.
Di seguito il video pubblicato dal Corriere della Sera.



Qui il video messaggio di Saviano
.

La nota del mattino del 10 ottobre 2011-

1. FRANCIA E GERMANIA RAFFORZANO LA SPERANZA DI UN MINI RISVEGLIO DELL’EUROPA PER DIFENDERE L’EURO, LE BANCHE, LA STABILITA’. MA RESTANO TROPPO VAGHI SUI CONTENUTI CONCRETI.
Da L’Unità. Articolo di Paolo Soldini. “Le banche dell`Eurozona e quelle britanniche saranno obbligate ad aumentare i propri capitali almeno del 10%. L`imposizione, che varrebbe sicuramente per gli istituti più grossi ma forse pure per tutti gli altri, verrebbe sancita il prossimo 17 e 18 ottobre dal vertice dei capi di Stato e di governo dell`Unione europea. Entro la riunione del G-20 in programma a Cannes il 3 e 4 novembre, poi, dovrebbero essere sciolti tutti i contrasti che ancora esistono sull`utilizzazione dei fondi anti-crisi, il fondo salva-stati Efsf (ormai trasformato in salva-banche) e il futuro «meccanismo di stabilità», la cui entrata in vigore verrebbe anticipata dal 2013 all`anno entrante. Inoltre al vertice si dovrà discutere anche di come recepire nei trattati Ue il nuovo assetto di protezione dell`euro. E delle banche. Quando Angela Merkel e Nicolas Sarkozy si sono presentati ieri pomeriggio (con un bel ritardo) nella sala stampa della cancelleria sulla Sprea si è capito subito che tra Parigi e Berlino e tra Parigi, Berlino, Bruxelles e Francoforte c`è ancora molto da discutere sulla gestione della crisi. La controversia che doveva essere risolta, e da parte dei francesi dopo lo scivolone della Dexia con una micidiale urgenza, era come e da dove tirare fuori i 200-250 miliardi di euro che tutti, ormai, ritengono il minimo necessario per evitare che la crisi dei debiti (statali) diventi la crisi dei creditori (privati), con i grandi istituti europei sempre più in affanno, fino a scenari "argentini": crac a catena, assalti dei correntisti, contagio che varca l`Atlantico. I francesi insistevano perché per ricapitalizzare le banche più esposte, quelle con tanti titoli greci e poi italiani, spagnoli, portoghesi e irlandesi, si ricorresse subito all`Efsf. Su questa richiesta la cancelliera e il presidente nella conferenza stampa non hanno detto una parola, ma dalle notizie che erano filtrate mentre i due erano ancora chiusi nello studio di Angela Merkel, parrebbe di capire che almeno i tedeschi sono rimasti sulle loro posizioni. Se, come vorrebbero loro, si parlerà di «obbligo» alla ricapitalizzazione è evidente che, almeno in prima battuta, le banche saranno chiamate a cercarseli da sole i soldi necessari. Solo in seguito, per gli istituti che non riusciranno a trovare il liquido sul mercato, potranno intervenire gli Stati e, unicamente come extrema ratio, potranno essere utilizzati i fondi anti-crisi. Sarkozy è stato d`accordo su questo modus operandi? Con i giornalisti i due sono stati molto vaghi, parlando di «un accordo totale» sulla necessità di intervenire sulle banche, ma evitando di scendere nel sia pur minimo dettaglio perché - ha spiegato Sarkozy- «è necessario discutere le proposte con gli altri leader europei». Scrupolo sacrosanto, ma che nei vertici bilaterali precedenti era mancato del tutto, sia a lui che a lei. E la Grecia? Nella «soluzione durevole e globale» che - parola di Sarkozy - sarà trovata prima del G-20, Atene resterà il vaso di coccio. Sono giorni ormai che dai componenti della troika (Commissione Ue, Bce e Fondo monetario) arrivano giudizi sempre più pessimisti sulla possibilità che il governo greco riesca ad offrire le garanzie necessarie per ottenere i maledettissimi 8 miliardi di euro necessari per evitare il fallimento di fatto alla prossima scadenza per lo stipendio degli statali. Il rappresentante del Fini Poul Mathias Thomsen vorrebbe «riforme di struttura più
severe di quelle attuate finora»; il suo collega della Commissione Matthias Mors dice invece che il governo greco leggi giuste le sta già facendo, ma non capisce che «non basta fare le leggi» e che ci «vogliono le strutture per applicarle». Comunque è chiaro che neppure dopo la verifica del 24 ottobre i soldi verranno liberati e a quel punto diventerà molto concreto lo scenario del «piano B» che Berlino avrebbe preparato e che probabilmente la cancelliera ha discusso anche ieri con Sarkozy: messe al sicuro le banche più esposte, alle quali verrebbe garantito di evitare sui titoli greci perdite superiori a quel 21% che hanno già subito, Atene verrebbe guidata verso un`insolvenza programmata con la cancellazione del 50% del debito. Il piano prevede anche, se necessario, una cancellazione del 25% dei debiti di Italia, Spagna, Portogallo e Irlanda. Potrebbe restare nell`euro la Grecia «fallita a metà»? Senza dubbio, dicono tutti gli esponenti del governo di Berlino, cancelliere in testa. Ma molti esperti, in Germania, ne dubitano”.

2. MA MANCA ANCORA LA CONSAPEVOLEZZA CHE LA MEDICINA NON E’ IL LIBERISMO CHE HA PORTATO IL MONDO ALLA CRISI.
Da La Repubblica. Articolo del premio nobel per l’economia, Joseph Stiglitz. “Perché la recessione economica iniziata nel 2007 continua? Serve una comprensione migliore e più profonda delle cause della crisi per poter mettere in atto una strategia per la ripresa che si riveli efficace. Ma finora non abbiamo fatto nessuna delle due cose. (segue dalla prima pagina) Ci è stato detto che si trattava di una crisi finanziari a, e di conseguenza i governi di entrambe le sponde dell`Atlantico hanno focalizzato la loro attenzione sulle banche. Ci sono stati spacciati come palliativi temporanei programmi per gli stimoli, necessari a colmare il gap che si era creato, fino a quando il settore finanziario non si fosse ripreso e non fosse ripresa anche l`erogazione di prestiti da privati. Il fatto è, però, che mentre le banche sono tornate a essere produttive, e mentre i bonus hanno ripreso a essere elargiti, il prestito non è ripartito, malgrado bassi tassi di interesse a lungo e breve termine. Le banche affermano che il prestito è condizionato dalla penuria di prestatori solvibili, a causa dell`economia malata. I dati di cui disponiamo dimostrano che in parte hanno ragione. Dopo tutto, le grandi aziende sono sedute su alcune migliaia di miliardi in contanti, e quindi non sono i soldi a precludere loro la possibilità di investire e assumere. Alcune piccole imprese, forse molte, sono tuttavia in situazione del tutto diversa: essendo a corto di finanziamenti, non possono espandersi e molte di loro sono anzi costrette a rimpicciolirsi. In ogni caso, nel complesso gli investimenti delle imprese - escludendo il settore immobiliare - sono tornati al 10 per cento del Pil (contro il 10,6 per cento di prima della crisi). Con una simile grande capacità eccedentaria nel settore immobiliare, la fiducia non tornerà tanto rapidamente ai livelli antecedenti alla crisi, a prescindere da ciò che si sarà fatto per il settore bancario. L`imperdonabile negligenza del settore finanziario è stata senza alcun dubbio l`evento scatenante che ha fatto precipitare la crisi. Ciò che resta della capacità eccedentaria del settore immobiliare e l`enorme indebitamento delle famiglie rendono la ripresa tanto più difficile. L`economia, però, era già molto malata prima della crisi: la bolla immobiliare è servita soltanto a mascherarne le debolezze. Senza i consumi alimentati dalla bolla, ci sarebbe stato infatti un deficit sostanziale della domanda aggregata. Mettere in sesto il sistema finanziario era indispensabile per la ripresa economica, ma lungi dall`essere sufficiente. Per capire davvero che cosa è indispensabile fare, infatti, è fondamentale capire quali fossero i problemi prima che subentrasse la crisi. Innanzitutto, l`America e
il mondo sono stati vittime del loro stesso successo. Il rapido aumento della produttività nell`industria manifatturiera ha superato di molto la crescita della domanda, e ciò ha comportato un calo dell`occupazione nel settore manifatturiero. La manodopera ha quindi dovutori convertirsi ai servizi. Il problema è analogo a quello che si presentò all`inizio del Ventesimo secolo, quando la rapida crescita della produttività nel comparto agricolo determinò un esodo in massa della manodopera agricola verso le fabbriche dei centri urbani. Con un calo tra il 1929 e il 1932 superiore al 50 per cento delle entrate provenienti dall`agricoltura si sarebbe potuto prevedere quell`esodo di massa. Ma i lavoratori erano "intrappolati" nel settore rurale: non avevano le risorse per potersi trasferire e i loro redditi in calo indebolirono a tal punto la domanda aggregata che la disoccupazione nei centri urbani e negli impianti di produzione arrivò alle stelle. Nel caso dell`America e dell`Europa, l`esigenza della manodopera di uscire dal settore della produzione industriale è aggravata dal vantaggio comparativo in costante trasformazione: non soltanto il numero complessivo dei posti di lavoro nel settore manifatturiero è limitato a livello globale, ma oltretutto di quei posti di lavoro sarà locale una percentuale sempre minore. La globalizzazione è stato uno dei fattori che hanno contribuito al secondo problema cruciale, quello delle sempre più marcate diseguaglianze. Lo spostamento del reddito, da coloro che avrebbero speso a coloro che non avrebbero speso, ha fatto abbassare la domanda aggregata. Analogamente, i prezzi energetici in impennata hanno trasferito il potere d`acquisto dagli Stati Uniti e dall`Europa ai paesi esportatori di petrolio, che riconoscendo l`instabilità dei prezzi energetici giustamente hanno risparmiato buona parte di tali introiti. L`ultimo problema che ha concorso alla debolezza della domanda aggregata globale è stato l`accumulo massiccio di riserve di valuta straniera da parte dei mercati emergenti, motivato in parte dalla cattiva gestione della crisi dell`Asia Orientale del 1997-1998 da parte del Fondo monetario internazionale e dal Tesoro degli Stati Uniti. I paesi hanno compreso che senza riserve rischiavano di perdere la loro sovranità economica. E in molti si sono detti: «Mai più!». Tuttavia, se da un lato la costituzione di queste riserve- attualmente nell`ordine dei 7600 miliardi di dollari nelle economie emergenti e in via di sviluppo-li ha protetti, dall`altro i soldi finiti in tali riserve non sono stati spesi. A che punto siamo oggi nel dare una risposta a questi problemi sottostanti? Prendendo in considerazione prima l`ultimo di quelli menzionati, quei paesi che hanno messo da parte ingenti riserve di liquidità sono stati in grado di barcamenarsi meglio nella crisi economica, e di conseguenza questo è un incentivo ancora più forte per continuare ad ammassare valuta straniera nelle riserve. Nello stesso modo, mentre i banchieri hanno riottenuto i loro bonus, i lavoratori hanno visto intaccati sempre più i loro guadagni, ridotto il loro orario di lavoro, accentuarsi il divario e le sperequazioni di reddito. Oltretutto, gli Stati Uniti non si sono affrancati dalla loro dipendenza dal petrolio. E la trasformazione strutturale delle economie avanzate, implicita nella necessità di trasferire la manodopera dai settori industriali tipici, si sta concretizzando con estrema lentezza. Il governo riveste un ruolo centrale nel finanziare i servizi che la popolazione vuole, come l`istruzione e l`assistenza sanitaria. E proprio la pubblica istruzione e la formazione finanziata dallo Stato si riveleranno in particolare di importanza decisiva per ripristinare la competitività in Europa e Stati Uniti. Entrambe, però, hanno optato per l`austerità fiscale, premurandosi in primis che le loro transizioni economiche avvengano lentamente. La medicina per curare la malattia dell`economia globale è implicita già nella diagnosi: incentivare una forte
spesa pubblica, mirante a favorire la ristrutturazione; promuovere il risparmio energetico e ridurre le diseguaglianze; riformare il sistema finanziario globale che crea un`alternativa alla costituzione di riserve. Alla fine le leadership mondiali - e gli elettori che le hanno scelte -arriveranno a capire tutto ciò. Mentre le prospettive della crescita continuano a indebolirsi, non hanno scelta. Ma quante altre sofferenze dovremo patire tutti nel frattempo? “

3. NEL CENTRODESTRA SI NEGOZIA E SI LITIGA. MA IL DECRETO PER LO SVILUPPO ANCORA NON VEDE LA LUCE. L’UNICO TEMA SUL QUALE SI DISCUTE E’ IL CONDONO, SEGNO DELL’INCAPACITA’ DI QUESTO GOVERNO AD AFFRONTARE LA CRISI PIU’ DURA DAL 1929.
Nel centrodestra è aperto un cantiere per verificare se il Pdl si riesce a salvare da Berlusconi. Nella Lega la base si ribella. Porterà tutto questo a una caduta del governo? Tutte queste discussioni sono importanti, ma rappresentano anche un polverone che nasconde la verità. E la verità è che in mezzo alla crisi economica e sociale più grave dal 1929, con migliaia di imprese che rischiano la chiusura e moltissime famiglie che rischiano di non arrivare alla fine del mese, il governo del centrodestra non è in grado di produrre le scelte necessarie a rilanciare l’Italia o quantomeno a salvarla. La scelta del nuovo governatore della Banca d’Italia, alla stregua di una lottizzazione qualsiasi, ha suscitato uno scontro interno paralizzante. Il decreto sviluppo, che dovrebbe contenere le misure per sostenere l’economia non vede la luce. Di fatto le uniche misure delle quali si parla sono il condono fiscale e la riforma delle pensioni per fare cassa. La verità è che se non si volta pagina questo governo, con Berlusconi alla guida, porterà il paese a sbattere.

4. IL PD, COME E’ STATO SANCITO NELL’ULTIMA RIUNIONE DELLA DIREZIONE PREPARA LA MOBILITAZIONE, SI PREPARA A CONCLUDERE L’ITER PER IL PROGRAMMA DI ALTERNATIVA ED E’ PRONTO AD ANDARE AL VOTO COME AD AFFRONTARE UNA FASE DI GOVERNO DI TRANSIZIONE.
Da tempo il Partito democratico ha segnalato l’incapacità di questo governo. da tempo il Pd ha proposto ricette alternative. Adesso il Pd prepara la mobilitazione nazionale delle mille piazze (14, 15 e 16 ottobre) per dire basta e presentare agli italiani le proposte messe a punto per un governo diverso, e prepara la manifestazione nazionale del 5 novembre a piazza San Giovanni a Roma.
Nel frattempo il Pd sta preparando per dicembre la chiusura del percorso programmatico per l’alternativa alla destra.
Quanto al governo, nell’ultima direzione la linea del Pd è stata chiarita senza ombra di dubbi: il paese ha bisogno di una lunga fase di ricostruzione democratica e economica. Una fase lunga e ricostruttiva ha bisogno di un passaggio che sancisca la benedizione popolare, e cioè elezioni politiche. In questa fase drammatica, però, il Pd è anche pronto, come ha detto il segretario Pier Luigi Bersani, ad un governo di transizione che consenta al paese di uscire dall’emergenza e di riformare la legge elettorale.

5. QUESTA SETTIMANA BERLUSCONI GIOCA LA PARTITA PIU’ IMPORTANTE PER SALVARSI DAI GIUDICI: IL VOTO SULLE INTERCETTAZIONI ALLA CAMERA E IL VOTO AL SENATO SULLA PRESCRIZIONE BREVE.
I prossimi quindici giorni saranno decisivi per Silvio Berlusconi, che sta tentando ancora una volta di portare a casa una legge ad personam per sfuggire al confronto con i magistrati e, in particolare, di evitare una sicura condanna per corruzione (processo Mills), con annessa interdizione dai pubblici uffici. Questa settimana è previsto il voto alla Camera sulle norme blocca intercettazioni. Al senato riprende l’esame delle norme sulla cosiddetta prescrizione breve (necessaria appunto per evitare la sentenza del processo Mills che potrebbe finire prescritto).

6. PENATI HA CHIESTO DI ESSERE SENTITO DAI MAGISTRATI ED HA PORTATO TUTTE LE SUE CARTE AL CONFRONTO.
Da La Repubblica. “Otto ore di interrogatorio per quasi quindici anni di presunte tangenti. Filippo Penati, l`ex presidente della provincia di Milano ed ex sindaco di Sesto San Giovanni, arriva insieme ai suoi avvocati mezzora in anticipo, già alle 9 di mattina, nella sede della Guardia di Finanza di Monza. Ha con sé un trolley pieno di documenti, le carte con cui intende difendersi - per la prima volta di fronte ai pm di Monza Walter Mapelli e Franca Macchia - dalle accuse di Piero Di Caterina e Giuseppe Pasini, gli imprenditori da cui è partita l`inchiesta, con almeno venti indagati, sul presunto giro di mazzette del "Sistema Sesto". Un confronto chiesto dallo stesso Penati- ex capo della segreteria di Bersani e oggi sospesosi dal Pd- che si è difeso dalle imputazioni di corruzione, concussione e illecito finanziamento ai partiti. Accuse che a luglio avevano portato la procura a chiedere l`arresto per Penati e il suo braccio destro Giordano Vimercati. Un provvedimento negato dal gip Anna Magelli che pur in presenza di «gravi indizi di reato» ed «esigenze cautelari» ha riqualificato le tangenti da casi di concussione a episodi di corruzione, facendo scattare la prescrizione. Anche in vista del ricorso dei pm contro questa decisione (l`appello è fissato per il 21 ottobre) e dei «necessari riscontri» sull`interrogatorio di ieri, il contenuto del verbale è stato secretato. Di certo Penati ha dovuto spiegare, assistito dai suoi legali Nerio Diodà e Matteo Calori, molte delle contestazioni sui tanti filoni dell`inchiesta: i quattro miliardi di lire che avrebbe ricevuto, secondo Pasini, per l`approvazione del piano regolatore delle aree Falck e l`imposizione delle coop bolognesi; gli oltre due milioni di euro "prestati" al politico da Di Caterina tra il `97 e il 2003 e la caparra da due milioni incassata dall`imprenditore da Bruno Binasco, manager Gavio, legata a una finta compravendita immobiliare; la supervalutazione del 15% della Serravalle acquistato dalla Provincia da Gavio, che ottenne 179 milioni di plusvalenza. Alle 18, dopo otto ore di faccia a faccia, Penati si è mostrato rilassato e sorridente. «Come avevo richiesto, sono stato interrogato - ha comunicato in una nota - Ho risposto a tutte le domande, ricostruendo nel dettaglio i rapporti da me intrattenuti sia con i coimputati sia, soprattutto, con gli imprenditori che mi hanno accusato. Ho riferito quanto a mia conoscenza e credo di aver dato un contributo che ritengo importante per consentire alla procura e a chi dovrà successivamente esprimere un giudizio, di stabilire nel modo più completo possibile se debba essere considerato responsabile o meno delle accuse. Alla fine dell`inchiesta - ha concluso Penati - potrei chiedere alla magistratura di accertare se
chi mi accusa lo abbia fatto ingiustamente e non debba quindi rispondere di tutti i danni dame subiti».

7. IN POLONIA VINCONO GLI EUROPEISTI E PERDONO GLI EUROSCETTICI. IN FRANCIA E’ IN TESTA HOLLANDE ALLE PRIMARIE DEL PS.
Schiaffo polacco ai nemici dell’Europa. Il premier liberal Donald Tusk ha di fatto vinto le elezioni politiche. E’ un segnale di cambiamento importante. La Polonia è stata uno dei pilastri dell’euroscetticismo.
In Francia due milioni di elettori alle urne per le primarie del Ps. Francois Hollande primo con il 40 per cento, Martine Aubry seconda con il 30 per cento, terzo Arnaud Monteboug, campione della de mondializzazione. Fuori gioco Ségolène Royale. Incerto l’esito del ballottaggio.

8. IL SANGUE SULLA MANIFESTAZIONE DEI CRISTIANI COPTI IN EGITTO MACCHIA LA PRIMAVERA ARABA.
Da La Repubblica. Articolo di Alberto Stabile. “La violenza settaria, che può precipitare l`Egitto in una guerra civile a sfondo religioso proprio mentre il paese è nel pieno di una delicata transizione verso la democrazia, è tornata ad esplodere ieri con brutale ferocia dopo che una manifestazione di cristiani coopti è stata prima attaccata da gruppi di provocatori e quindi violentemente fronteggiata dalle forze dell`ordine. Fra tutti gli incidenti e splosi dopo la caduta del regime di Hosni Mubarak questo è sicuramente il più grave e non soltanto per il numero delle vittime, 23, cui vanno aggiunti 174 feriti, ma anche perché la carneficina solleva pesanti dubbi sulla credibilità del vertice militare che si è assunto la responsabilità di guidare l`Egitto verso un regime democratico”.