La Newsletter del Partito Democratico del Consiglio regionale della Lombardia
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Corriere della Sera
«Non ho intenzione di candidarmi alle Europee».
È appena tornato e già si tira fuori dalla mischia? «No, al momento sto facendo politica in altro modo – guarda avanti l’ex premier Enrico Letta – Ho creato una scuola di politiche che è già al quarto anno. Tra i 400 ragazzi che si sono formati io vedo la nuova classe dirigente potenziale».
Ma il centrosinistra, come ha detto Prodi, ha bisogno di un leader e di un progetto subito. Davvero lei non ci pensa? «Io oggi non sono dentro una dinamica di questo genere, sto dando il mio contributo in modo diverso. Ho appena scritto un libro, che è anche un instabook, Ho imparato, in cui evito la trappola di dire subito qual è la soluzione. Il centrosinistra è un campo di Agramante, terra bruciata. Bisogna ricostruire, senza ritorni all’indietro. Non si sono ancora fatti i conti con la sconfitta e, se si pensa che sia colpa degli elettori che non ci hanno capito, non si ricostruirà nulla di vincente».
Da dove ripartire, allora? «Conosco decine di persone che hanno votato M5S senza essere populisti o antieuropeisti. Bisogna ripartire da lì e rendere profonda questa autocritica. Davvero pensiamo che il referendum del 4 dicembre 2016 e le Politiche del 4 marzo siano stati due momenti di stupidità collettiva? Pensiamo che ora gli elettori rinsaviranno e ci richiameranno? Non accadrà. Servono schemi nuovi, facce nuove».
L’ex ministro Calenda ha raccolto 120 mila adesioni al suo Fronte Repubblicano. Perché lei lo critica? «Il protagonismo di Calenda è utile e positivo, c’è voglia di unità in giro. Però il vero guaio del nostro Paese è stata la saldatura tra M5S e Lega e una narrazione élite contro il popolo, antipopulisti contro i populisti, rischia di rafforzarli. Io ho voluto mettere in guardia Calenda da questo rischio forte».
da Aggiornamenti Sociali
“Dopo un anno di emergenza epidemiologica e i suoi pesanti impatti sulle famiglie italiane e lombarde, l’impegno nel contrasto della povertà, o, meglio, delle diverse povertà, è una priorità e una grande responsabilità” queste le prime parole di Bruno Di Giacomo Russo, membro di Presidenza delle ACLI Lombardia.
Eletto all’unanimità dai rappresentanti dei soggetti aderenti nell’Assemblea odierna, Di Giacomo Russo si è unito ai ringraziamenti espressi dai partecipanti per il prezioso lavoro di Paola Gilardoni, Segretaria regionale Cisl Lombardia, Portavoce dell’Alleanza nel precedente triennio, la quale ha voluto a sua volta ringraziare tutti i soggetti partner per la collaborazione e il supporto di questi anni.
L’importanza della collaborazione e della collegialità come stile di governance e lavoro è stata confermata dal nuovo portavoce Di Giacomo Russo, il quale ha proseguito ricordando “la necessità di mantenere un ruolo propositivo, in sinergia con l’Alleanza nazionale e con il Forum regionale del Terzo Settore, nel confronto relativo al prossimo riparto regionale del Fondo Nazionale Povertà, e nel lungo e complesso processo di revisione della Legge sul sistema sociosanitario lombardo: due ambiti che ci devono vedere subito impegnati nel portare all’attenzione istituzionale i nostri contributi e le nostre proposte.”
L'Italia torna in prevalenza arancione, saranno soltanto quattro le regioni che resteranno in zona rossa. L'ordinanza del ministro della Salute Speranza entrerà in vigore lunedì 12 aprile. Torna in zona rossa la Sardegna e si aggiunge alla Campania, alla Valle d'Aosta e alla Puglia. Passano in zona arancione Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Toscana e Calabria. Si vanno ad aggiungere ad Abruzzo, Basilicata, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Sicilia, Umbria, Veneto e alle province autonome di Bolzano e Trento. Nelle regioni che passano in arancione aprono negozi, parrucchieri e centri estetici. Sono consentiti gli spostamenti all'interno del proprio Comune, tra le 5 e le 22, senza autocertificazione. Tornano in classe anche i ragazzi di seconda e terza media mentre per le superiori le lezioni sono previste al 50% in presenza e il restante in Dad.
Comunicato Stampa del Partito Democratico Monza
Scritto da Redazione PD Monza
Una lettera firmata da 29 sindaci della Brianza per denunciare il caos vaccini in Lombardia a corollario di un non-governo che grava come un macigno sulle spalle e sulla pelle dei cittadini della nostra regione. Tra i firmatari di questo appello direttamente rivolto ai vertici di Regione, al governatore AttilioFontana, all’assessore Letizia Moratti e a Guido Bertolaso, anche il sindaco di Monza, Dario Allevi.
Non è l’unico primo cittadino in quota Forza Italia o Movimento 5 Stelle a mettere la firma – e la faccia – in calce a quella che è l’ennesima denuncia nei confronti della gestione leghista di ormai un anno di pandemia. Una imbarazzante sequela di errori e incompetenza che sugella quasi 30 anni di governo di centrodestra in quella che non senza boria veniva descritta come la Regione “locomotiva d’Italia” ma che alla prova dei fatti ha rivelato di essere esposta e fragile e mai tutelata da amministratori non all'altezza, da decenni.
E dunque la Lega viene scaricata anche dai sodali di sempre, quel centrodestra che con un po’ di pudore non volta la testa dall’altra parte davanti a cotanto scempio. L’attacco diretto all’inadeguatezza del sistema sanitario lombardo, e nel merito brianzolo, giunge attraverso la lettera dei Sindaci rivolta agli alti vertici, in particolare vedendo gli scarsi risultati delle sedi vaccinali di prossimità.
I Sindaci di Monza e della Brianza chiedono a gran voce la possibilità di proseguire nel percorso di attivazione dei Medici di Medicina Generale, in modo tale da rendere reale la costituzione dei centri vaccinali. Ritenendo inoltre urgente una nuova modalità di comunicazione che veda i Sindaci non unicamente come semplici ratificatori delle decisioni, ma parte attiva e integrante del processo discelta.
“Penso sia notevole sottolineare come la Lega, sia rimasta isolata all’interno del centro destra dal momento che anche Sindaci di Forza Italia (fra cui Dario Allevi) hanno firmato la lettera. – il commento di Matteo Raimondi, segretario del Partito Democratico Monza – Se anche gli alleati si smarcano dalla gestione imbarazzante di Regione Lombardia, mi chiedo come sia possibile per qualcuno continuare a negare il disastro lombardo”.
“A Monza è tutto fermo. - commenta invece il capogruppo del Partito Democratico Egidio Riva - Anche le vaccinazioni. Se ne è finalmente accorto anche il sindaco Allevi che, seppure in forte ritardo, chiede all’assessore regionale Letizia Moratti e alla ATS gli interventi e le risposte che tutti da tempo attendiamo. Meglio tardi che mai, si è soliti dire. Ma a Monza siamo ormai abituati all’inerzia e ai ritardi delle amministrazioni di centrodestra, sia in città sia in Regione. Speriamo solo che questo strazio finisca presto, per il bene di tutti noi”.
Il Partito Democratico con Enrico Letta
Ho sostenuto con convinzione e con speranza la candidatura di Enrico Letta. La mia adesione è figlia del confronto e dell’ascolto del mio territorio. In questi giorni ho riscontrato grande convinzione e supporto da parte di un partito, quello di Monza e Brianza, vitale e radicato. Che conosce bene Letta e che gli riconosce qualità politiche. Lo stesso ho raccolto nei mondi della cultura che conosco meglio e di cui mi occupo da più tempo. Ma da ogni parte ci viene anche un messaggio molto preciso. Non basterà una figura così autorevole e un gesto gesto così generoso a risolvere i tanti problemi del Pd e del Paese. Per questo è urgente una revisione delle regole e della rappresentanza e degli elementi di fondo della lettura del mondo e del modello di sviluppo. A partire dalla Democrazia e dalla Sostenibilità, sociale ed ambientale. Attrezzare il Pd ad essere una comunità democratica moderna, solida, visionaria, utile all’Italia e all’Europa. Buon lavoro a tutti noi.
A proposito di questo ho scritto un articolo per IMMAGINA.
Il nuovo Governo
Ho espresso il mio voto favorevole in Senato sulla fiducia al nuovo Governo. Programma, progetto, riferimenti valoriali, priorità sono coerenti con il nostro percorso politico e con la visione del Paese e del mondo che condividiamo. Particolare attenzione alla funzione della scuola, delle università e della ricerca, al tema del lavoro e dello sviluppo, alla transizione ecologica, al rafforzamento dell’integrazione europea, allo sviluppo dei diritti nelle relazioni internazionali. Questi sono i pilastri su cui poggia questa esperienza che dovremo sostenere con lealtà e con intelligenza, portando idee, contributi, punti di vista, portando la forza del radicamento, la voce del territorio, la peculiarità dei mondi che conosciamo meglio, portando rappresentanza. Non un principio di affidamento, non la funzione salvifica di uno o di qualcuno, ma un processo politico tutto da sviluppare. E in questa ottica non mi spaventa il confronto con chi è diverso e ha proposte e soluzioni diverse, perché la Politica è capacità di sintesi e la sintesi la fai con il diverso, con l’altro da te. Buon lavoro a tutti noi, mettendoci il meglio di quel che possiamo.
di Carlo Giacobini (Vita)
Già il primo intervento normativo, all’esordio della pandemia, aveva previsto una forma di protezione per quelli che poi, nell’arco di qualche mese, sarebbero stati indicati come “lavoratori fragili”. L’ormai storico decreto “Cura Italia” (decreto legge 17.03.2020, n.18) ne aveva delineato i profili attorno ad una condizione di maggior rischio. E quindi: persone con immunodepressione o esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita. Erano sussunti nella stessa categoria i lavoratori in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità (articolo 3, comma 3, legge 104/1992).