17 agosto 2010

Foto notizia Sulbiate: Parcheggio o piscina?


A cantiere non ancora ultimato il recente parcheggio adiacente al Cimitero dopo i temporali degli ultimi giorni si è trasformato in un nuovo laghetto Bianzolo o per i più spiritosi in pubblica piscina per allietare gli ultimi giorni di Agosto per tutti i sulbiatesi rimasti in paese.
Alcuni, armati di costume e asciugamano ieri pensavano di poter fare il bagno, ma non essendo presente nessun bagnino hanno preferito non correre il rischio.
La sicurezza prima di tutto! ;-)

Pubblicato da Virus

Terremoti Marche-Umbria e Abruzzo: ricostruzioni a confronto.

12 agosto 2010

AMIANTO IN 2400 SCUOLE ITALIANE. Cinque edifici su 100 sono contaminati.


Anche se il problema non riguarda la scuola di Sulbiate pubblichiamo l’articolo del Messaggero del 09/08 che ben denuncia il grave rischio della presenza dell’amianto in 2400 edifici scolastici italiani.

I 358 milioni di euro stanziati per la messa in sicurezza sono stati cancellati nell’ultima manovra finanziaria.

La sicurezza della salute dei ragazzi e dei lavoratori che vivono in queste strutture, per questo governo, non sono una priorità ma una spesa accessoria da tagliare e per fare cassa.



IL MESSAGGERO ROMA (9 agosto) -

L’amianto nelle scuole dei nostri ragazzi è uno scandalo lungo

almeno 18 anni, una di quelle vergogne che rispuntano a intervalli lunghissimi, che una

legge avrebbe dovuto cancellare -la legge n. 257, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale del

13 aprile 1992- e invece neanche la legge ce l’ha fatta.

Se la norma fosse stata applicata e rispettata -se cioè, oltre che dichiarare fuori legge

l’amianto, si fosse proceduto a una seria operazione di bonifica- non saremmo oggi qui

a osservare il baratro nel quale siamo finiti: 2.400 scuole italiane sono ancora a rischio,

c’è amianto nelle loro strutture. Sui tetti, nelle palestre, nei muri è stata accertata la

presenza di quel materiale molto comune e molto usato negli anni del Boom «per la

sua resistenza al calore e la sua struttura fibrosa», che provoca con le sue polveri -

ormai è fin troppo accertato- tumori della pleura e carcinoma polmonare.

Duemilaquattrocento scuole su 41.902 edifici scolastici sparsi per la nostra Penisola.

Vuol dire che cinque scuole su cento -e anche qualcosa di più- aprono i battenti ogni

mattina, facendo correre agli alunni, agli insegnanti, a tutto il personale questo terribile

rischio. Il dato è tremendamente serio, contenuto in dossier riservato del Ministero

della pubblica istruzione che fa il punto sullo stato -disastroso- dell’edilizia scolastica

italiana.

Un dossier che fotografa bene il dramma dell’amianto soprattutto quando fornisce i dati

sugli anni di costruzione degli edifici scolastici. Il 44 per cento delle scuole oggi aperte

e funzionanti in Italia, infatti, sono state costruite fra il 1961 e il 1980, una su due o

poco meno. Negli anni cui l’amianto andava che era un piacere, formidabile garanzia di

isolamento termico e acustico, quasi un piccolo mito di “modernità”. E pensare che già

allora eravamo molto indietro. La prima nazione al mondo -dicono i libri- a riconoscere

la natura cancerogena dell’amianto e a prevedere un risarcimento per i lavoratori

danneggiati fu addirittura la Germania nazista nel 1943.

«Ma in quegli anni, per l’incremento demografico galoppante -ricorda Lello Macro, delle

segreteria nazionale della Uil scuola, fonte inesauribile di dati sull’edilizia scolastica

italiana- bisognava costruire tante nuove scuole e soprattutto costruirle in fretta. Così,

senza troppi scrupoli, si fece massiccio ricorso all’amianto». E dopo? «Fortuna ha

voluto che comuni e province -ricorda ancora Macro- decidessero di fare da soli,

nonostante l’assenza di divieti e di controlli, e di realizzare nuove scuole secondo i

nuovi dettami, e cioè senza amianto». Ma sono soltanto il 23 per cento del totale quelle

costruite dal 1980 in poi.

Eppure c’è stato un giorno della primavera scorsa -il 29 aprile per l’esattezza- in cui la

soluzione del problema è sembrata davvero a un passo. Quel giorno il ministro

dell’Istruzione Mariastella Gelmini volle esprimere pubblicamente la sua «massima

Il Messaggero articolo Page 1 of 2

http://www.ilmessaggero.it/stampa_articolo.php?id=114086 10/08/2010

soddisfazione per l’intesa politica raggiunta dopo l’incontro al ministero degli Affari

regionali con il ministro Fitto e il sottosegretario alle Infrastrutture Mantovani per lo

sblocco di 350 milioni di euro a favore del piano straordinario per la messa in sicurezza

degli edifici scolastici».

«Messa in sicurezza», quindi, anche dall’amianto, con la completa rimozione delle

strutture pericolose in tutte le 2.400 scuole segnalate. Sembrava fatta, poco poteva

interessare -in quel momento- che i 350 milioni fossero lo stralcio di uno stralcio, che i

fondi per l’edilizia scolastica italiana continuavano ad arrivare così, in maniera

sporadica e disorganica. C’erano i soldi per l’amianto e questo bastava.

Tre mesi dopo, la doccia fredda. I 350 milioni di euro -358 per la precisione- sono

svaporati dalla manovra finanziaria appena approvata. Potrebbero anche essere

reinseriti nella manovra “invernale” per il 2011-2013, ma per adesso non ci sono. Come

è svanita la speranza -e chissà mai se tornerà- di togliere l’amianto dalle nostre scuole.

Scuole che stanno per riaprire come se nulla fosse accaduto, scuole nelle quali già dal

dicembre scorso è scaduta l’ultima proroga che forniva a enti locali e capi d’istituto una

sorta di “copertura legislativa” a proteggerli dalla mancata messa in regola delle

strutture. «Oggi dovrebbero solo segnalare le magagne e chiudere tutto» sintetizza

Osvaldo Roman, anche lui grande esperto di edilizia scolastica, per dieci anni membro

del Consiglio superiore della Pubblica istruzione.

Secondo i dati degli ultimi rapporti ufficiali il rischio amianto ha una diffusione per aree

della Penisola esattamente inversa a quella delle carenze di edilizia scolastica in

generale. E’ al Nord infatti che si tocca il picco più alto, il 10 per cento degli edifici. Al

centro meno dell’uno per cento, al Sud pure, mentre nelle Isole la percentuale di scuole

a rischio amianto supera di poco il 3 per cento.

Ma a rileggere le cronache di questo anno scolastico appena trascorso l’allarme è

generale. A Roma è scoppiato il caso della “Bitossi”, una scuola media della Balduina: i

genitori hanno denunciato presenza di amianto nella pavimentazione. E sempre a

Roma l’amianto è stato segnalato all’Istituto “Villa Flaminia” -dove poi è partita una

bonifica- alla media “Anna Magnani”,al liceo del Cinema “Rossellini” e perfino al

“Tasso”.

Poi Milano, dove anche grazie a rilevazioni aree è stata accertata la presenza di

amianto in 34 scuole e avviata la bonifica. Ma altri 15 istituti sarebbero a rischio. E a

Palermo, in almeno due scuole -la media “Domenico Scinà“ e il professionale “Luigi

Einaudi”- ci sono stati giorni di scioperi e assemblee, senza che la bonifica sia stata

ancora avviata.

Infine Torino, forse la situazione più difficile, dove la Procura sta indagando sulla morte

di 27 docenti, nel sospetto che sia legata alla presenza di amianto nelle aule. Tutto è

partito da Domenico Mele, maestro in pensione delle elementari “Don Milani”, colpito

da un tumore «riconducibile al prolungato contatto con l’amianto». Prima di morire, due

anni fa, a 76 anni, volle farsi ascoltare dai magistrati. E a loro rivelò che i lavori di

bonifica in quella scuola erano stati fatti, sì, «ma quando la scuola era in piena attività

con insegnati e scolari presenti». Ecco, in Italia l’amianto si combatte ancora così.

9 agosto 2010

In Sicilia continuano gli sbarchi.


Nell’ultimo mese sono più di trecento.
Il Governo tace e i Tg nascondono l’informazione. Bande più organizzate eludono i controlli. Nascondere la realtà, e oscurare l’informazione, non risolve il problema.
Degli ultimi 9 anni in ben 7 ha governato la destra.
Le scelte politiche di integrazione di questo Governo sono inadeguate e fallimentari.

6 agosto 2010

ACQUA PUBBLICA/Decreto Ronchi: sventato il blitz di agosto. In giunta regione Lombardia solo una comunicazione.


Il Sindaco Moratti dichiara che pur manifestando la disponibilità a lavorare con Regione Lombardia l’acqua di Milano rimarrà pubblica. La dichiarazione è stata resa ai giornali mentre nelle stesse ore era in corso davanti al Pirellone il presidio del comitato italiano per l’acqua bene pubblico, e ha confermato la posizione del suo Consiglio Comunale già espressa lo scorso aprile.

Peraltro, è giusto ricordare che la gestione dell’acqua a Milano è all’avanguardia e le tariffe sono tra le più basse in Europa.

Al presidio organizzato dal comitato e diffuso grazie alla rete che noi avevamo segnalato in un precedente post si sono presentate circa un migliaio di persone. Tra i partecipanti i consiglieri del PD, di Rifondazione, di Sinistra e Libertà, rappresentati del popolo viola, i grillini e la CGIL.

Tutte le altre regioni sono ferme in attesa delle decisioni sul referendum e il ricorso alla Corte Costituzionale. Solo Formigoni ha tentato questa accelerazione che a quanto pare sembra incontrare non solo l’ostacolo dei comitati referendari, del sindaco Moratti ma anche alcune perplessità espresse apertamente da alcuni leghisti.

Hanno dichiarato i consiglieri Arianna Cavicchioli e Fabrizio Santonino: "L'assessoreRaimondi si è accorto che la bozza di progetto di legge non piaceva all'Anci e all'Unione delle Province, perciò invece della bozza presenterà alla giunta una comunicazione con le linee guida della legge". Il blitz Formigoniano da consumarsi all'ombra delle ferie non ha sortito alcun deprecabile effetto.


A Sulbiate la maggioranza sta lavorando ad una mozione da presentare al prossimo Consiglio Comunale, che auspichiamo possa essere approvata all'unanimità, in favore dell'Acqua bene pubblico.


Il libro del mese.


"La Libertà dei servi" di Maurizio Viroli. pag.139
Intelligente riflessione circa i mali attuali della politica Italiana. Il saggio sollecitato e pensato per spiegare all'estero che cosa sta accadendo alla politica italiana è stato pubblicato prima in Italia per volontà di Giuseppe Laterza.




"Gli italiani hanno dimostrato nei secoli una spiccata capacità di inventare sistemi politici e sociali senza precedenti. Anche la trasformazione di una repubblica in una grande corte è un esperimento mai tentato e mai riuscito prima. Rispetto alle corti dei secoli passati, quella che ha messo radici in Italia coinvolge non più poche centinaia, ma milioni di persone e le conseguenze sono le medesime: servilismo, adulazione, identificazione con il signore, preoccupazione ossessiva per le apparenze, arroganza, buffoni e cortigiane. Poiché il sistema di corte ha plasmato il costume diffondendo quasi ovunque la mentalità servile, il rimedio dovrà essere di necessità coerente alla natura del male, vale a dire riscoprire, o imparare, il mestiere di cittadini. Per quanto sia ardua, è la sola via. Il primo passo è capire il valore e la bellezza dei doveri civili."

4 agosto 2010

LA MAGGIORANZA NON C'E' PIU'

Alla Camera per essere maggioranza
occorrono 316 voti.


Oggi il Governo Berlusconi per salvare il "cortigiano" di sua maestà
il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo
(sotto inchiesta per la loggia P3)
a causa delle astensioni ne raccoglie solo 299.

LA LEGA CHE FINO A IERI GRIDAVA
CONTRO ROMA LADRONA
SERVA DEL PADRONE
APPROVA.

Ecco l'intervento di Dario Franceschini:

3 agosto 2010

Domani 4 agosto Presidio davanti al Pirellone.

Segnaliamo
IL PRESIDIO DOMANI
4 AGOSTO
dalle ORE 17:00
davanti al
PIRELLONE DI MILANO (Via Filzi)
per dire
NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA.
Organizzato dal
Coordinamento regionale Lombardo dei comitati per l'Acqua Pubblica.



ACQUA BENE COMUNE. 5 Agosto Regione Lombardia. La Giunta FORMIGONI abdica in favore dei privati. RICHIESTA AIUTO PER MAIL BOMBING.

Dagli amici dell'OSSERVATORIO AMBIENTALE DI SULBIATE riceviamo questa richiesta di aiuto che non solo intendiamo soddisfare con piacere ma cerchiamo di diffondore il più possibile con questo post.


Sulla stampa è stato anticipata che il 5 agosto (approfittando della "distrazione" delle vacanze...) la Giunta Regionale della Lombardia approverà un Progetto di Legge sulla gestione dell'acqua, in applicazione del Decreto Ronchi, lo stesso di cui si chiede l'abrogazione attraverso il Referendum nazionale che ha raccolto 1 milione e 400 mila firme in Italia, di cui ben 237 mila in Lombardia.

Pertanto anche il Progetto di Legge della Giunta Regionale porterà a consegnare ai privati la gestione dell'acqua.
Invitiamo quindi a mandare (da oggi al 5 agosto) un'email agli Assessori Regionali per dire NO alla privatizzazione dell'acqua in Lombardia. In fondo trovate gli indirizzi e il testo dell'appello (consigliabile modificare l'oggetto, per evitare che cancellino l'email come spam).
E’ IMPORTANTE FACCIAMO SENTIRE LA NOSTRA VOCE.


Ecco gli INDIRIZZI a cui spedire il testo sotto riportato:


roberto_formigoni@regione.lombardia.it, marcello_raimondi@regione.
lombardia.it, andrea_gibelli@regione.lombardia.it,
giulio_decapitani@regione.lombardia.it, romano_colozzi@regione.
lombardia.it, domenico_zambetti@regione.lombardia.it,
stefano_maullu@regione.lombardia.it, massimo_buscemi@regione.lombardia.
it, Giulio_Boscagli@regione.lombardia.it, raffaele_cattaneo@regione.
lombardia.it, gianni_rossoni@regione.lombardia.it,
romano_la_russa@regione.lombardia.it, Luciano_Bresciani@regione.
lombardia.it, carlo_maccari@regione.Lombardia.it,
Alessandro_Colucci@Regione.Lombardia.it, monica_rizzi@regione.lombardia.
it, daniele_belotti@regione.lombardia.it
p.c. roberto@circoloambiente.org


Ecco il testo da copiare incollare e spedire.


OGGETTO: NO alla privatizzazione dell'acqua in Lombardia.

TESTO:
Agli Assessori della Giunta Regionale della Lombardia
Egregio Assessore,
apprendiamo dalla stampa che il giorno 5 agosto p.v. verrà discusso e messo in votazione in Giunta Regionale un Progetto di Legge inerente la gestione dei servizi idrici integrati (S.I.I.), in
applicazione del cosiddetto Decreto Ronchi (art. 23 bis della Legge 133/2008, così come modificato dall'art. 15 della Legge 166/2009).
Le anticipazioni sui contenuti del PDL riguardo le modalità di affidamento dei S.I.I. ci preoccupano, poichè obbligherebbero alla privatizzazione della gestione dell'acqua. Infatti con l'applicazione del Decreto
Ronchi, l'affidamento della gestione dei S.I.I. a soggetti privati - ovvero a imprese italiane o straniere interessate solo a fare profitto - diventa la modalità ordinaria di assegnazione del servizio; in tal
modo si porrebbe fine alle virtuose gestioni pubbliche che, in alcune province della Lombardia, risultano all'avanguardia a livello europeo.


Ricordiamo in questa occasione che a sostegno del Referendum per l'abrogazione del Decreto Ronchi e per la ripubblicizzazione del servizio idrico, in Italia sono state raccolte 1 milione e 400 mila
firme, delle quali ben 237 mila nella sola Lombardia (www.acquabenecomune.org).
Si rammenta inoltre che ben cinque Regioni hanno impugnato per incostituzionalità l'art. 23 bis (così come modificato dall'art. 15 del Decreto Ronchi), ritenendo la norma lesiva delle prerogative delle Regioni stesse in materia di servizio idrico.

E' inopportuno che vengano adottati provvedimenti fintanto che la Corte Costituzionale non si esprima sui ricorsi delle Regioni e sull'ammissibilità dei Referendum abrogativi sottoscritti da 1 milione
e 400 mila cittadini.
Inoltre è utile ricordare che negli scorsi anni in Lombardia si è attivata una vasta mobilitazione popolare contro le precedenti Leggi Regionali in materia di servizi idrici, in particolare contro le L.R. n. 21/1998 e n. 18/2006, per le parti che imponevano la privatizzazione dell'erogazione dell'acqua. A sostegno di tali
mobilitazioni si sono attivati i Comuni; nel 2007 ben 144 Consigli Comunali della Lombardia hanno deliberato contro la L.R. 18/2006; con la successiva L.R. 1/2009, "concordata" coi sindaci referendari, è
stata reintrodotta la possibilità dell'affidamento diretto ad aziende totalmente pubbliche.

A tale proposito, ci preoccupa l'eventuale attribuzione delle competenze del governo dei S.I.I. alle Province, che di fatto esautorerebbe i Comuni (ovvero gli Enti più vicini ai cittadini) dalle decisioni su un bene vitale e di interesse per tutti i cittadini qual è l'acqua, cancellando il federalismo rappresentato dai
Comuni stessi.

Alla luce di quanto sopra, si chiede di non approvare il suddetto Progetto di Legge per le parti in cui si applica il Decreto Ronchi (che di fatto consegnerà ai privati la gestione dell'acqua) e in cui si esautorano i Comuni delle decisioni in materia di governo dei servizi idrici.

Certi che prenderete in considerazione le nostre richieste, porgiamo distinti saluti.


COMITATO _________ oppure
NOME COGNOME