30 settembre 2019

SettegiorniPD in Regione Lombardia

     La Newsletter del Partito Democratico del Consiglio regionale della Lombardia

L'Editoriale Servilismo istituzionale

A disposizione. Non si può definire altrimenti l’atteggiamento della maggioranza che regge Regione Lombardia di fronte al leader della Lega Matteo Salvini. Dal palco sovranista di Pontida è arrivato il diktat: entro due settimane 5 regioni approvino il referendum sulla legge elettorale. Puntuale la Lombardia ha risposta all'appello, incurante del fatto che sarebbero state necessarie diverse forzature del regolamento del Consiglio e che il quesito proposto è tutt'altro che compatibile con la Costituzione.
Non possiamo però stupirci più di tanto, in tempi caratterizzati da un potere assoluto da parte di chi ha letteralmente occupato le istituzioni in nome di un popolo che viene invocato solo per confermare la propria propaganda. Salvo poi rifugiarsi nel palazzo per ottenere il referendum elettorale invece di percorrere la più lunga e faticosa strada della raccolta delle firme dei cittadini.
Abbiamo chiesto di risparmiare questa servile umiliazione al Consiglio regionale, ma la Lega ha tirato dritto, trascinando con sé anche alleati poco convinti, ma costretti ad obbedire.
Vedremo se il quesito referendario sarà considerato valido, di certo sarà utile alla Lega per avere qualcosa da dire nella campagna elettorale per le imminenti elezioni regionali in Umbria ed Emilia Romagna.
Ci auguriamo ora che il Consiglio torni ad occuparsi di temi ben più rilevanti per i lombardi.
L’elenco è lungo e, spesso, drammatico, ve ne diamo conto, come ogni settimana, qui di seguito.

26 settembre 2019

LA NEWSLETTER DI ENRICO BRAMBILLA


Lunedì, 23 Settembre 2019
Il PD è Vivo

A distanza di un mese, oggi la Direzione Nazionale del PD è tornata a riunirsi. Se l’ultima volta erano bastati pochi minuti per approvare la proposta del segretario di dare il via libera al governo giallorosso, oggi la discussione è stata lunga ed approfondita.
In queste settimane sono accadute molte cose: la nascita del governo, appunto, la nuova Commissione Europea con la rappresentanza italiana affidata a Paolo Gentiloni, la scissione di Italia Viva.
Materiale sufficiente per farci sopra ben più di una riunione, tant’è che la Direzione è riconvocata per prossima settimana.
Provo a tematizzare le tre vicende sopra richiamate.

Il governo. Sulla opportunità della scelta fatta non ci sono ripensamenti. Io stesso, che avrei favorito un diverso esito, oggi ne sostengo convintamente le ragioni. Ne colgo infatti le opportunità, alcune delle quali già manifestatesi col cambio di atteggiamento verso l’Europa, con la discesa dei migranti dalle navi, con la chiusura (si spera) di una stagione all’insegna dell’odio e dell’intolleranza.
Tuttavia abbiamo ben presente chi siano i nostri attuali alleati e personalmente nutro forti perplessità sul fatto che possano mutare pelle. Con loro, è inevitabile, sarà una competizione condizionata anche dai numeri ancor più ridotti della nostra rappresentanza parlamentare dopo la scissione. Come ha ben detto nella sua introduzione il vice segretario Orlando il M5S è la radiografia dei nostri limiti: è cresciuto alimentandosi di molti nostri errori (anzitutto di supponenza) utilizzati poi in salsa populista. Con loro sono possibili convergenze su questioni significative: lotta alla povertà, sostenibilità ambientale. Ci sono forti distanze in campo istituzionale, sulla democrazia rappresentativa. Quanto alle alleanze locali, data per fatta quella umbra, nessun automatismo.

24 settembre 2019

IL PD, LA CASA DEI RIFORMISTI, LA SFIDA DEL GOVERNO


SettegiorniPD in Regione Lombardia

     La Newsletter del Partito Democratico del Consiglio regionale della Lombardia

L'Editoriale Pieni poteri

Li invocava a livello nazionale, ma ha avuto solo l’effetto di perdere quelli che aveva. Pieni poteri, però, Matteo Salvini li ha mantenuti e rafforzati sui governatori del Nord che gli obbediscono a bacchetta. Ne è testimonianza la fretta con cui in tutta l’ormai ex Padania, da Trieste e Genova, la Lega si è precipitata a presentare la proposta di referendum per cancellare la quota proporzionale della legge elettorale nazionale. Pur di approvarla entro il 30 settembre, data in cui si chiude la finestra annuale per chiedere i referendum abrogativi, la Lega ha messo in atto forzature regolamentari poco degne di chi dovrebbe servire, e non usare, le istituzioni. Gli alleati obbediscono servili, pur manifestando molti dubbi sul contenuto della proposta.
E’ tutta propaganda, finalizzata ad avere argomenti per condurre le prossime campagne elettorali nelle regioni, visto che il quesito proposto non ha alcuna possibilità di passare indenne il vaglio della Corte Costituzionale.
Non possiamo tacere il disagio per l’annuncio della costituzione di nuovi gruppi parlamentari composti, in grande maggioranza, da eletti nelle liste del Partito Democratico. Nessuno di noi consiglieri regionali lombardi aderirà a “Italia Viva”, ma lo sconcerto che serpeggia tra molti nostri sostenitori è evidente e più che comprensibile. Il modo migliore per uscire da questo imbarazzo è dimostrare che il Governo è solido e capace di provvedimenti utili all’Italia. Anche dalla Lombardia, lavoreremo per questo.

23 settembre 2019

Culture, non cose, politiche

By Luca Caputo in Editoriale - Circolo Dossetti Milano   

18 Settembre 2019

Nei giorni in cui i nostri ragionamenti vertevano sugli scenari di opportunità che proprio per il Partito Democratico si erano aperti con il varo del Governo Conte II, irrompe sulla scena politica nazionale la decisione di Matteo Renzi e, almeno in questa prima fase, di una parte degli esponenti politici a lui più vicini, di lasciare il PD: decisione non imprevista nel se ma certamente inattesa sul quando.

La tempistica di questa (per usare una parola d’ordine dei Renziani) “scomposizione” (immediatamente dopo il varo definitivo del Governo, le lamentationes circa l’assenza di sottosegretari provenienti dalla Toscana e l’annuncio del ritorno di LeU in ambito PD), suggerisce una versione dei fatti non del tutto convincente, perchè sostanzialmente adombrata ed annunciata prima delle nomine ministeriali. E perchè già nei pensieri di molti insofferenti.

22 settembre 2019

Buona Festa del Paese!

A tutti!
Costruiamo una Festa che unisca e che rispetti le differenze.
Costruiamo spazi per il confronto tra idee che devono essere differenti perchè ad una realtà complessa, le soluzioni ai problemi devono essere articolate e non sempliciste.
E' un anno particolare: ricordiamo due persone che hanno collaborato seppur da posizione diverse: Giampiero e Gino.
Impariamo da loro la determinazione nell'illustrare le loro idee ma anche la pacatezza nell'accettare la posizione avversa.
Auguri a tutti !

18 settembre 2019

Perché i migranti scappano da casa loro

La povertà in Nigeria, il terrorismo in Mali, le guerre che lacerano il paese nel Sudan. E ancora, i migranti «invisibili» dalla Tunisia e la repressione in Afghanistan. Dietro alla fuga di milioni di cittadini ci sono motivi che ignoriamo. O non riusciamo ancora a capire
di Valentina Furlanetto - ilsole24ore.com

Veniva dal Mali, aveva 14 anni e la speranza, sotto forma di una pagella scolastica, cucita nella giacca. Veniva dal Mali ed è morto nel Mediterraneo il 18 aprile 2015. A raccontare la storia di questo piccolo naufrago è stata Cristina Cattaneo, medico legale che negli ultimi anni si è occupata di riconoscere i corpi dei migranti annegati in mare.

Ci sono domande che ci facciamo poco. Ad esempio perchè quel ragazzino venisse dal Mali. Perché sui barconi che arrivano (sempre meno per la verità) non ci siano mai ragazzini (o uomini o donne) della Namibia, del Rwanda, del Botswana o anche della poverissima Sierra Leone. Ma ci sono spesso cittadini del Sudan, della Nigeria, dell'Eritrea, del Mali. Se ci facessimo queste domande scopriremmo che dai paesi in cui convivono pacificamente gruppi etnici e religiosi diversi (come in Sierra Leone) dove c'è un'economia vivace e governi stabili e poco corrotti (come in Bostwana) e nessuna crisi idrica o ambientale (come in Rwanda) nessuno vuole andarsene.

Nessuno lascia casa se sta bene a casa sua. Nessun quattordicenne si mette nella giacca una pagella e affronta il deserto, le carceri libiche, il rischio concreto di affogare se sta bene a casa sua. Allora perché alcuni scappano? Il continente africano è composto da 54 paesi. Molti non li sentiamo mai nominare perchè da quei paesi nessuno arriva sotto casa nostra. Altri paesi attraversano crisi profonde umanitarie, politiche, economiche, climatiche o nella sfera dei diritti umani. Ed è da questi e per queste ragioni che si creano i flussi migratori.

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