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25 febbraio 2021

Editoriale di Brando Benifei, Febbraio 2021

“Dobbiamo essere orgogliosi del contributo italiano alla crescita e allo sviluppo dell'Unione Europea. Senza l'Italia non c'è l'Europa, ma fuori dall'Europa c'è meno Italia.
Non c'è sovranità nella solitudine, c'è solo l'inganno di ciò che siamo, nell'oblio di ciò che siamo stati e nella negazione di quello che potremmo essere”.

Questo è un passaggio molto significativo del discorso del Presidente Draghi al Senato, perché illustra in maniera chiara il nostro rapporto con la costruzione europea: unirci per riappropriarci della sovranità democratica nel governo dei grandi fenomeni globali, dal cambiamento climatico all'avvento dell’intelligenza artificiale. Sovranità che oggi stentiamo a esercitare e che si può rafforzare con la condivisione europea, rompendo con l'illusione nazionalista dei sovranisti.

Secondo alcuni commentatori la divisione tra sovranisti ed europeisti, che ha scandito la politica italiana e internazionale di questi ultimi anni, è oramai sorpassata dalla fine dell'amministrazione Trump a cui corrisponde in Italia l'improvvisa conversione europeista della Lega. Essi sostengono che si tratti di un cambiamento di tale portata da essere destinato a rimettere in discussione l'identità del Partito Democratico, che in questi anni difficili di euroscetticismo e sovranismo ha fatto da argine proteggendo l'Italia dal rischio di un'involuzione pericolosa e dannosa come quella a cui stiamo assistendo in Gran Bretagna.

6 agosto 2019

I cattolici un tanto al chilo

Editoriale di don Aldo Buonaiuto - IN TERRIS

Lungi da noi ergerci a paladini dell’ortodossia, giannizzeri di qualunque forma di papolatria, guardia pretoriana del Sacro Soglio. Non è una novità in duemila anni di storia pontificia avere opinioni discordanti sui successori di Pietro, ciò che invece è strumentale è tirare per la bianca veste i Pontefici a seconda delle convenienze del momento. Le antipatie, le invidie, le maldicenze, le ostilità non risparmiarono neppure i patriarchi biblici come Abramo e Mosè, figuriamoci se potevano mancare nella litigiosa comunità nascente dei seguaci di Gesù. Se c’è un posto nella storia e nella geopolitica antiche, in cui lo spirito polemico, per usare un eufemismo, abbondò, fu proprio la Palestina di duemila anni fa. Lo stesso Gesù, come amava ripetere il Cardinale Giacomo Biffi, aveva un temperamento mediorientale fumantino e appassionato come ben sanno i mercanti nel tempio. Così non sorprende che fin dalle origini del cristianesimo non siano mai mancati strali acuminati scagliati contro i Vicari, contrapposti persino a quel Principale da cui traggono la loro autorità. Anche nell’ultimo mezzo secolo non sono stati risparmiati attacchi ad alcun Pontefice: per i nemici Roncalli era modernista, Montini amletico e tentennante, Luciani improvvisatore e inadeguato, Woytila viaggiava troppo e pensava solo alla Polonia, Ratzinger troppo astratto e lontano dal popolo. Il trattamento però riservato a Francesco dai sedicenti cattolici tutto d’un pezzo, presenta caratteristiche anomale. Stavolta infatti sono proprio certi cattolici a sparare senza pietà la più inplausibili accuse.

7 luglio 2018

Like a Rolling Stone

La nota rivista di musica in un editoriale prende le distanze dalla politica di Matteo Salvini e lancia un appello a intellettuali e artisti: “Chi tace è complice”

La redazione della rivista ha lanciato così il suo messaggio contro “un’Italia sempre più cattiva, lacerata, incapace di sperare e di avere fiducia negli altri e nel futuro. Un’Italia rabbiosa e infelice. Fa ancora più male prendere atto che questa rabbia si è fatta potere. Non vogliamo che il nostro Paese debba trovare un nemico per sentirsi forte e unito. Per questo non possiamo tacere”.

E Rolling Stone, che da sempre è una rivista impegnata nella vita politica e sociale, ha voluto prendere una posizione chiara, ha voluto far sapere a tutti da che parte sta di fronte a dei “valori sui quali abbiamo costruito la civiltà, la convivenza” e che ora “sono messi in discussione”. “Ci troviamo costretti – si legge ancora nell’editoriale – a battaglie di retroguardia, su temi che consideravamo ormai patrimonio condiviso e indiscutibile. I sedicenti “nuovi” sono in realtà antichi e pericolosi, cinicamente pronti a sfruttare paure ancestrali e spinte irrazionali”.

Per questo la rivista ha chiesto ad artisti e intellettuali di aderire all’appello e in tanti in queste ore lo stanno facendo, da Daria Bignardi a Erri De Luca e Chef Rubio, da Michele Serra ad Alessandro Robecchi e ancora attori e fumettisti come Carolina Crescentini, Anna Foglietta e Marco D’Amore, Gipi e Zerocalcare, registi come Daniele Vicari e Gabriele Muccino e ovviamente cantanti e musicisti come Elisa, Lo Stato Sociale, Fiorella Mannoia, Emma Marrone, i Negramaro e i Tre Allegri Ragazzi Morti.

4 giugno 2014

oggi con l'unità

In edicola con l'Unità lo speciale su Enrico Berlinguer

pubblicato il 3 giugno 2014 , 440 letture
eccoci_1984  eccoci_1984
Oggi in edicola con l'Unità lo speciale dedicato ad Enrico Berlinguer, morto l'11 giugno del 1984, 30 anni fa.
Il quotidiano fondato da Antonio Gramsci, che quest'anno compie 90 anni di vita, ricorda il segretario del Pci con un inserto di 96 pagine ricco di documenti, anche inediti.

Trent'anni fa, l'11 giugno del 1984, moriva Enrico Berlinguer. Gli fu fatale l'ultimo comizio tenuto qualche giorno prima a Padova in vista delle elezioni europee. La folla che lo salutò in occasione dei funerali per le strade del centro di Roma fu la testimonianza più evidente dell'amore che il popolo italiano provava per questo uomo gracile e forte allo stesso tempo, partito dalla Sardegna non per fare la “carriera politica” ma per “impegnarsi” nella politica.

8 luglio 2013

C'è davvero poco da festeggiare

I primi 100 giorni di Maroni? C'è poco da festeggiare, caro presidente, altro che candeline da spegnere davanti alle telecamere. Secondo la comunicazione istituzionale (o forse è meglio dire politica...) della Giunta, i primi tre mesi della nuova gestione avrebbero già fatto ripartire la Lombardia. La nostra opinione è molto diversa e stiamo ancora aspettando che questa decima legislatura esca dagli adempimenti obbligatori e dai rinvii per offrire ai lombardi una vera prospettiva di sviluppo.
Ma lasciamo perdere le virtuali celebrazioni dei 100 giorni e concentriamoci sull'appuntamento che attende il Consiglio martedì prossimo. In aula arriverà il PRS, sigla che sta per Piano Regionale di Sviluppo: si tratta del documento fondamentale su cui basare tutte le politiche della legislatura. Dal PRS dipendono i bilanci e le azioni delle diverse direzioni regionali, tanto che l'operato dei direttori generali della struttura verrà misurato sul raggiungimento o meno di quelli che nel documento vengono definiti "obiettivi attesi".