5 agosto 2019 - Le critiche al testo non arrivano solo dalle Ong ma anche da molti esperti giuristi
E’ in arrivo l’ultimo passaggio per il decreto legge sicurezza bis: domani il provvedimento voluto dal vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini dovrebbe incassare il via libera del Senato, dove dovrebbe essere posta anche la questione di fiducia.
Il provvedimento si occupa prevalentemente di immigrazione e di manifestazioni pubbliche. E’ soprattutto sul primo tema che si è concentrata la comunicazione politica di Salvini, all’insegna di una “stretta” sulle operazioni di soccorso operate in mare dalle Ong, che a ben vedere risultano essere il bersaglio sostanziale del decreto.
Ma le critiche al testo non arrivano solo dalle Ong ma anche da molti esperti, giuristi, come anche l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani che con una lettera di dodici pagine il 18 maggio ha chiesto all’Italia di ritirare le direttive di marzo e aprile sul soccorso in mare.
PALETTI PER L’ACCESSO DELLE NAVI: il ministro dell’Interno “può limitare o vietare l’ingresso il transito o la sosta di navi nel mare territoriale” per motivi di sicurezza, quando si pensa che sia stato violato il testo unico sull’immigrazione e sia stato compiuto il reato di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”.
Questo articolo in particolare è stato criticato da diversi esperti perché pone una questione di conflitto di competenze tra ministero dell’interno, ministero dei trasporti e delle infrastrutture e ministero della giustizia. È competenza infatti del ministero dei trasporti e delle infrastrutture autorizzare l’entrata di una nave in un porto italiano, inoltre è compito delle procure e quindi del ministero della giustizia aprire un’indagine per un’ipotesi di reato di tipo penale come il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
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6 agosto 2019
24 giugno 2019
Il “cacciatore di scafisti” messo a timbrare passaporti
Il pool che guidava è stato chiuso, Carlo Parini è stato spostato all'Ufficio passaporti, gli altri componenti del gruppo sono stati dirottati all'ufficio Ambiente. Pioniere degli investigatori anti-trafficanti, citato anche in un'inchiesta del New York Times, Parini nel 2006 aveva creato il Gicic, il gruppo interforze di contrasto all'immigrazione clandestina di Siracusa
di Valentina Furlanetto - Il Sole 24 Ore
«La mia impressione è che siamo stati rimossi». Il “cacciatore di scarfisti”, il commissario Carlo Parini, dal 15 di dicembre è stato messo a timbrare passaporti. Il pool che guidava è stato chiuso, lui è stato spostato all'Ufficio passaporti, gli altri componenti del gruppo sono stati dirottati all'ufficio Ambiente. Pioniere degli investigatori anti-trafficanti, citato anche in un'inchiesta del New York Times, Parini nel 2006 aveva creato il Gicic, il gruppo interforze di contrasto all'immigrazione clandestina di Siracusa.
Il gruppo Interforze era un team unico in Italia, in dodici anni ha gestito 1.084 sbarchi, l'assistenza e la raccolta dati su 128.569 migranti, il sequestro di 219 imbarcazioni, l'arresto di 1.051 persone. Ma improvvisamente a dicembre è stato deciso che il gruppo non serviva più ed è stato cancellato. «Ufficialmente - dice Parini - è una decisione della procura di Siracusa, però non so effettivamente da dove parta questa scelta. Dicono di aver istituito un gruppo simile a Catania, sotto il procuratore Zuccaro. Noi eravamo però anche disponibili a trasferirci a Catania. Ci hanno detto di no. Non voglio dire che non fossimo graditi, diciamo che non siamo stati scelti». La rimozione del pool anti trafficanti conferma l'allarme che arriva dal rapporto annuale sul traffico di esseri umani pubblicato ieri dal Dipartimento di Stato americano, secondo il quale l'Italia ha «diminuito le indagini sulla tratta».
di Valentina Furlanetto - Il Sole 24 Ore
«La mia impressione è che siamo stati rimossi». Il “cacciatore di scarfisti”, il commissario Carlo Parini, dal 15 di dicembre è stato messo a timbrare passaporti. Il pool che guidava è stato chiuso, lui è stato spostato all'Ufficio passaporti, gli altri componenti del gruppo sono stati dirottati all'ufficio Ambiente. Pioniere degli investigatori anti-trafficanti, citato anche in un'inchiesta del New York Times, Parini nel 2006 aveva creato il Gicic, il gruppo interforze di contrasto all'immigrazione clandestina di Siracusa.
Il gruppo Interforze era un team unico in Italia, in dodici anni ha gestito 1.084 sbarchi, l'assistenza e la raccolta dati su 128.569 migranti, il sequestro di 219 imbarcazioni, l'arresto di 1.051 persone. Ma improvvisamente a dicembre è stato deciso che il gruppo non serviva più ed è stato cancellato. «Ufficialmente - dice Parini - è una decisione della procura di Siracusa, però non so effettivamente da dove parta questa scelta. Dicono di aver istituito un gruppo simile a Catania, sotto il procuratore Zuccaro. Noi eravamo però anche disponibili a trasferirci a Catania. Ci hanno detto di no. Non voglio dire che non fossimo graditi, diciamo che non siamo stati scelti». La rimozione del pool anti trafficanti conferma l'allarme che arriva dal rapporto annuale sul traffico di esseri umani pubblicato ieri dal Dipartimento di Stato americano, secondo il quale l'Italia ha «diminuito le indagini sulla tratta».
16 gennaio 2019
Sicurezza online per le donne
Riceviamo dal C.A.DO.M. (Centro Aiuto Donne Maltrattate, un’associazione di donne che opera a Monza e sul territorio della Brianza dal 1994 allo scopo di prevenire e contrastare ogni forma di violenza contro le donne sia in ambito familiare che sociale) dei ringraziamenti per il lavoro che tramite il blog stiamo svolgendo nel promuovere le donne e condividiamo volentieri questa guida appena uscita che parla della sicurezza online per le donne. E' stata scritta da donne per le donne e permette alle donne di proteggersi on-line.
Una guida per permettere alle donne di essere online in sicurezza
Ci è piaciuto il modo in cui hanno dato alcuni suggerimenti e soluzioni su cosa fare in ogni situazione.
Continua a leggere...»
Una guida per permettere alle donne di essere online in sicurezza
Ci è piaciuto il modo in cui hanno dato alcuni suggerimenti e soluzioni su cosa fare in ogni situazione.
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15 dicembre 2018
"Ero straniero e mi avete accolto"
DECRETO SICUREZZA: la mozione di Alex Zanotelli
Alex Zanotelli racconta la verità che molti non conoscono: non solo è anticostituzionale verso il diritto d’asilo, diritto sancito dalla nostra Costituzione, ma è repressivo anche nei confronti degli italiani, perché rende reato il blocco delle strade e proibisce l’assembramento di persone – elemento costitutivo della stessa democrazia. Nella sua petizione Alex mette in fila tutti i diritti che verranno negati con questa nuova legge e si appella ad una resistenza civile e costituzionale.
Il 27 novembre 2018 sarà ricordato come il Martedì Nero della Repubblica italiana perché il Parlamento ha trasformato in legge il Decreto Sicurezza che è in netta contraddizione con i principi della nostra Costituzione. E questo è avvenuto senza una discussione parlamentare e senza la possibilità di inserire emendamenti. Altro che centralità del Parlamento! E’ un brutto segnale per la nostra democrazia!
Infatti, il Decreto Sicurezza è una legge repressiva anche nei confronti degli italiani. Rende reato, per esempio, il blocco delle strade o delle ferrovie (strategia nonviolenta attiva), proibisce l’assembramento di persone (elemento costitutivo della stessa democrazia), impone il daspo e gli sgomberi. E’ forse l’inizio di un sistema poliziesco guidato dall’uomo forte?
Alex Zanotelli racconta la verità che molti non conoscono: non solo è anticostituzionale verso il diritto d’asilo, diritto sancito dalla nostra Costituzione, ma è repressivo anche nei confronti degli italiani, perché rende reato il blocco delle strade e proibisce l’assembramento di persone – elemento costitutivo della stessa democrazia. Nella sua petizione Alex mette in fila tutti i diritti che verranno negati con questa nuova legge e si appella ad una resistenza civile e costituzionale.
Il 27 novembre 2018 sarà ricordato come il Martedì Nero della Repubblica italiana perché il Parlamento ha trasformato in legge il Decreto Sicurezza che è in netta contraddizione con i principi della nostra Costituzione. E questo è avvenuto senza una discussione parlamentare e senza la possibilità di inserire emendamenti. Altro che centralità del Parlamento! E’ un brutto segnale per la nostra democrazia!
Infatti, il Decreto Sicurezza è una legge repressiva anche nei confronti degli italiani. Rende reato, per esempio, il blocco delle strade o delle ferrovie (strategia nonviolenta attiva), proibisce l’assembramento di persone (elemento costitutivo della stessa democrazia), impone il daspo e gli sgomberi. E’ forse l’inizio di un sistema poliziesco guidato dall’uomo forte?
24 settembre 2018
Decreto Salvini: giro di vite sull’immigrazione
Il cosiddetto decreto Salvini su “sicurezza e immigrazione” ha avuto l’ok unanime da parte del Consiglio dei ministri
Il cosiddetto decreto Salvini su “sicurezza e immigrazione” ha dunque avuto l’ok unanime da parte del Consiglio dei ministri.
Ad annunciarlo su Facebook è stato lo stesso ministro dell’Interno, che ha commentato: “Un passo avanti per rendere l’Italia più sicura. Per combattere con più forza mafiosi e scafisti, per ridurre i costi di un’immigrazione esagerata, per espellere più velocemente delinquenti e finti profughi, per togliere la cittadinanza ai terroristi, per dare più poteri alle Forze dell’Ordine”.
Dunque Salvini parla en passant di mafia e terrorismo, ma il vero cuore del provvedimento, come gli stessi estensori rivendicano, è una stretta sulle modalità di accoglienza e di gestione sul territorio dei richiedenti asilo, tanto da spingere il premier Conte a specificare: “Tutti i diritti fondamentali saranno tutelati”.
Un approccio criticato innanzitutto dalla Chiesa, con monsignor Galatino che aveva commentato: “Parlare di immigrazione nel decreto sicurezza significa giudicare l’immigrato per la sua condizione. E non possiamo considerarla come condizione di delinquenza”.
Per capirci, un po’ come se un italiano venisse giudicato “mafioso” solo per la sua condizione di cittadino del Bel Paese.
Il cosiddetto decreto Salvini su “sicurezza e immigrazione” ha dunque avuto l’ok unanime da parte del Consiglio dei ministri.
Ad annunciarlo su Facebook è stato lo stesso ministro dell’Interno, che ha commentato: “Un passo avanti per rendere l’Italia più sicura. Per combattere con più forza mafiosi e scafisti, per ridurre i costi di un’immigrazione esagerata, per espellere più velocemente delinquenti e finti profughi, per togliere la cittadinanza ai terroristi, per dare più poteri alle Forze dell’Ordine”.
Dunque Salvini parla en passant di mafia e terrorismo, ma il vero cuore del provvedimento, come gli stessi estensori rivendicano, è una stretta sulle modalità di accoglienza e di gestione sul territorio dei richiedenti asilo, tanto da spingere il premier Conte a specificare: “Tutti i diritti fondamentali saranno tutelati”.
Un approccio criticato innanzitutto dalla Chiesa, con monsignor Galatino che aveva commentato: “Parlare di immigrazione nel decreto sicurezza significa giudicare l’immigrato per la sua condizione. E non possiamo considerarla come condizione di delinquenza”.
Per capirci, un po’ come se un italiano venisse giudicato “mafioso” solo per la sua condizione di cittadino del Bel Paese.
18 giugno 2014
Attacchi alle sedi del PD
Attentati sedi PD, Guerini: "Non abbassare la guardia"
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"Le parole del ministro Alfano sui 72 attacchi contro sedi
del Partito Democratico in tutta Italia, confermano l’importanza di non
abbassare la guardia perché esiste nei confronti del PD una strategia di
intimidazione a cui non ci piegheremo.
Bene che su questi episodi sia alta l’attenzione, a maggior ragione dopo l’escalation degli ultimi tempi con i casi violenti di Firenze e Trento.
Tutto il Partito Democratico è al fianco di militanti, lavoratori e dirigenti locali che hanno continuato l’attività nonostante atti di violenza o vandalismo contro le sedi. Questa è la risposta migliore a facinorosi e antidemocratici che con gesti vili credono di poter intimorire il PD bloccando il processo di cambiamento del Paese che sta portando avanti su tutto il territorio nazionale". Lo dice il vicesegretario del PD, Lorenzo Guerini.
Durante il question time di oggi con il ministro degli Interni, Angelino Alfano, intervenuto sui numerosi episodi accaduti negli ultimi mesi ai danni di sedi e circoli del Pd, sono intervenuti Emanuele Fiano, responsabile Sicurezza del Partito democratico, e Nico Stumpo, della presidenza del Gruppo Pd alla Camera: "Non ci faremo intimidire dagli oltre novanta episodi di violenza di diversa entità rivolti contro le sedi del nostro Partito. Apprezziamo la solidarietà del ministro dell'Interno, sappiamo di avere dalla nostra parte il governo, le forze dell'ordine e la ragione.
Bene che su questi episodi sia alta l’attenzione, a maggior ragione dopo l’escalation degli ultimi tempi con i casi violenti di Firenze e Trento.
Tutto il Partito Democratico è al fianco di militanti, lavoratori e dirigenti locali che hanno continuato l’attività nonostante atti di violenza o vandalismo contro le sedi. Questa è la risposta migliore a facinorosi e antidemocratici che con gesti vili credono di poter intimorire il PD bloccando il processo di cambiamento del Paese che sta portando avanti su tutto il territorio nazionale". Lo dice il vicesegretario del PD, Lorenzo Guerini.
Durante il question time di oggi con il ministro degli Interni, Angelino Alfano, intervenuto sui numerosi episodi accaduti negli ultimi mesi ai danni di sedi e circoli del Pd, sono intervenuti Emanuele Fiano, responsabile Sicurezza del Partito democratico, e Nico Stumpo, della presidenza del Gruppo Pd alla Camera: "Non ci faremo intimidire dagli oltre novanta episodi di violenza di diversa entità rivolti contro le sedi del nostro Partito. Apprezziamo la solidarietà del ministro dell'Interno, sappiamo di avere dalla nostra parte il governo, le forze dell'ordine e la ragione.
10 maggio 2014
Nuove nubi sull' EXPO
Indietro di vent’anni. Expo trema e la Regione osserva…
Nuove nubi si addensano su Expo
L’arresto di Primo Greganti, il compagno G di Tangentopoli, e di
Gianstefano Frigerio ci riporta indietro agli anni ’90. La procura di
Milano parla di una cupola che gestiva appalti ed affari e ricostruisce
meccanismi di favore e turbativa d’asta che sembravano ormai dover
appartenere solo al passato. Partita da vicende legate alla criminalità
organizzata, l’indagine ha pesantemente toccato anche Expo, visto che è
finito in manette Angelo Paris, top manager della società Expo 2015.
Raggiunto da un nuovo provvedimento cautelare anche l’ex AD di
Infrastrutture Lombarde Antonio Rognoni.Se a questo aggiungete l’arresto, nell’ambito di altre indagini, dell’ex ministro Claudio Scajola e dell’attuale segretario generale della Provincia di Novara Princiotta (già nei guai per vicende legate alle indagini su Sesto San Giovanni), la giornata è di quelle pesanti.
Ora tutti diranno che Expo va salvaguardata, e ci mancherebbe altro, ma questo obiettivo non deve togliere nulla alla possibilità di andare fino in fondo con le indagini.
E pensare che solo ieri in commissione II abbiamo esaminato la relazione semestrale del “Comitato regionale per la trasparenza degli appalti e la sicurezza dei cantieri” direttamente gestiti da Regione Lombardia o da sue partecipate. La richiesta avanzata dalla Commissione Antimafia e da noi condivisa e sottoscritta è stata quella di poter ampliare le attività del Comitato per poter controllare anche gli appalti di Expo 2015 e opere connesse. Non sapevamo nulla dell’indagine resa nota oggi e degli arresti conseguenti, ma i potenziali rischi connessi alle opere Expo ci erano ben evidenti.
5 maggio 2014
Inaccettabile quanto avvenuto negli stadi.
Renzi: "Finito il campionato, al lavoro per riportare le famiglie alle partite"
«Voglio far passare le elezioni perché è da sciacalli buttarsi su quello che è successo quando c`è un ragazzo che sta male. Non mi interessa prendere voti in questo modo. Se qualcuno lo vuol fare, lo faccia. Io non ci sto. Lascio passare le elezioni, lascio finire il campionato e poi, tra luglio e agosto, pensiamo a come restituire il calcio alle famiglie» - Michele Brambilla, La Stampa
11 febbraio 2013
La sicurezza dei cittadini a Sulbiate è un grave problema. La proposta del sig. Restocchi non è la soluzione. Di M. Sarchielli.
Parlare alla pancia dei cittadini esasperati perché vittime
dei recenti e numerosi furti che purtroppo stanno avvenendo in questa Comunità, è il modo più semplice e consentitemi
un po’ furbo, per raccogliere agevole approvazione e facile consenso
e esclusivamente utile a ottenere
un’effimera quanto fugace visibilità. Certamente è del tutto inutile a risolvere
il problema.
La questione è molto complessa e le possibili soluzioni, ahinoi impegnative
e complicate.
Un politico responsabile e prudente, a mio modesto parere, non dovrebbe mai cadere in tentazione nel percorrere questa strada o peggio ancora, lasciare intendere che potrebbe farlo. Per
queste ragioni trovo, personalmente,
un po’ troppo enigmatica e pericolosa la posizione espressa pubblicamente da Facciamo
in Quattro per Sulbiate.
Ecco che cosa è accaduto leggendo gli articoli che dall' 8/9 febbraio sono stati anche esposti nella bacheca dei Gruppi del Consiglio Comunale nello spazio assegnato alla Civica Facciamoci in quattro per Sulbiate preceduti
da un cubitale SVEGLIA! :
Il sig. Giuseppe Restocchi , titolare di uno dei Bar di
Sulbiate, che ha subito recentemente un furto nella sua abitazione, dopo che in
passato ne aveva già subiti altri nel
luogo di lavoro, comprensibilmente molto adirato, ( al quale non posso non manifestare pubblica solidarietà) ad un giornale locale ha così
dichiarato: ”Se nessuno prenderà in mano
la situazione ci penseremo noi”., e poi ha aggiunto, “Non sono l’unico a pensare che è arrivato il momento di prendere in
mano la situazione, almeno una decina di persone alle quali ho raccontato la
mia idea sono d’accordo. Siamo pronti a fare ronde notturne volontari, e non
abbiamo paura di utilizzare bastoni o armi bianche e nemmeno di usarle contro i
ladri”.
Nello stesso articolo è possibile leggere la “sibillina” dichiarazione
del Capogruppo di Facciamo in Quattro per Sulbiate : ” La mia idea era quella di iniziarne a parlarne per lo meno. Ma finora
in Consiglio, non si è sentito nulla a riguardo. Chi vorrebbe fare ronde non dovrebbe
far altro che dircelo. Non che sia la migliore idea, perché c’è già chi dovrebbe controllare, ma
penso che sia un buon punto di partenza”.
Allora, a mio modesto e personale parere, che sia un punto di partenza rispetto all'indifferenza
non c’è alcun dubbio, che sia positivo come
inizio di discussione è opinabile, trovo però certamente riprovevole che un
politico rilasci queste pubbliche ambigue dichiarazioni. Per evitare equivoci e alimentare malintesi sarebbe stato meglio evitare quel “Chi
vorrebbe far ronde non dovrebbe far altro che dircelo” ( in che senso?) e lasciare intendere che l’eventualità di costituirsi di possibili ronde improvvisate
di cittadini possa essere una delle
tante soluzioni accettabili “anche se non la migliore”.
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