Cari Circoli,
in questa settimana ci sembra di dover mettere l’accento principalmente sull’allarmante situazione emersa in Lombardia dopo che le autorità giudiziarie hanno sferrato un colpo durissimo alla criminalità organizzata presente nella nostra Regione. Ne dobbiamo concludere che la ‘Ndrangheta in Lombardia c’è ed è ramificata come una piovra proprio nel modo in cui tanti studi negli ultimi anni hanno raccontato e mostrato. Più ancora: i blitz delle forze dell’ordine mostrano con chiarezza come le intercettazioni telefoniche siano uno strumento del tutto essenziale per le indagini, nonostante la destra le attacchi ormai da molte settimane come fossero l’unico problema del nostro Paese.
Il quadro che emerge giorno dopo giorno mostra inoltre i legami quotidiani e costanti fra criminalità organizzata e alcuni politici locali. Il primo dovere che sentiamo è quello esprimere tutto il ringraziamento e l’apprezzamento del Partito Democratico lombardo alle Direzioni distrettuali antimafia di Reggio Calabria e di Milano, che hanno condotto un lavoro straordinario grazie al quale tutti noi siamo chiamati una volta di più alla consapevolezza che la Lombardia è una terra di trincea nella lotta ai fenomeni criminali organizzati, il che ci dimostra che il nostro ruolo è fondamentale: le Istituzioni e la politica tutta non possono permettersi per nessuna ragione di sottovalutare un fenomeno gravissimo e pericoloso per la stessa convivenza civile.
Ma se la Lombardia rischia di diventare una delle colonie della 'Ndrangheta, allora emerge con forza l’imperativo di difendere questa nostra terra, di tutelarla contro ogni compromesso con fenomeni mafiosi che rifiutiamo con tutte le nostre energie, in particolare per quanto concerne i traffici di stupefacenti, le ecomafie, i racket. E’ desolante vedere come persino un Circolo dedicato a Falcone e Borsellino sia stato utilizzato impunemente per summit criminali.
A questo punto le dimissioni di Massimo Ponzoni dall’Ufficio di Presidenza della Regione non sono derogabili oltre: visto che il suo partito, il Popolo delle libertà, gli ha già chiesto di lasciare la poltrona di segretario provinciale di Monza e Brianza, a noi sembra che a maggior ragione debba esserci subito il parallelo abbandono dell’Ufficio di Presidenza della Regione Lombardia, il luogo da cui l’assemblea legislativa lombarda è guidata e coordinata e che certo non può essere sfiorato dal dubbio di ospitare ai suoi vertici figure “avvicinabili” dalla criminalità organizzata.
Non ci sembra il caso di parlare di altro, questa settimana. I fatti emersi sono così preoccupanti e gravi che tutto il resto scivola in secondo piano. Solo vi ricordiamo gli ultimi due giorni della nostra Festa a Desenzano del Garda (su http://www.pdlombardia.it/nota_politica/2010/07/04/festa-democratica-lombarda/ trovate il programma) che ospita da oggi il corso di Formazione “Giorni Migliori”: alla luce dei fatti c’è da auspicare davvero che ne arrivino. Tocca anche al Pd far sì che ciò accada.
Con amicizia,
Maurizio Martina
Segretario regionale PD lombardo
Roberto Rampi
Responsabile Organizzazione PD Lombardo
18 luglio 2010
13 luglio 2010
Orfani bianchi in Romania
Cari tutti,
a latere degli impegni istituzionali a Strasburgo e a Bruxelles (Commissioni, Plenaria, riunioni di gruppo) spesso promuoviamo, in Parlamento, degli incontri per sollevare dei temi specifici.
Tra questi ve ne è stato uno che sento il bisogno di condividere con voi, anche emotivamente, il tema degli orfani bianchi in Romania, che abbiamo affrontato in un incontro, promosso da me e David Sassoli, a Strasburgo, con la testimonianza dell’Associazione L’Albero della Vita Onlus, che ha presentato il dossier "Left Behind - La famiglia transnazionale e gli orfani bianchi nella Moldavia Romena" .
Naturalmente parliamo di Romaniaperché là il fenomeo è più esteso che altrove, ma riguarda anche altri paesi dell'Europa orientale e altri paesi vicini come l'Ucraina.
Da tempo sto lavorando, anche con altri colleghi, sul tema dell’infanzia in Romania: le problematiche sono diverse, dalle adozioni bloccate, agli orfani bianchi, allo sfruttamento minorile.
Sono realtà su cui anche tantissimi italiani sono attivi, con progetti specifici, a partire da don Gino Rigoldi, don Virginio Colmegna e i Padri Somaschi, ciascuno con forme diverse, in base al carisma specifico della sua opera, ma tutti con grande passione e generosità.
Nell’incontro sono emersi dati davvero spaventosi: sono 350 mila gli "orfani bianchi" che vivono in Romania senza uno o senza entrambi i genitori, migrati per garantire ai figli un futuro migliore, e rappresentano complessivamente il 7% della popolazione minorile. Il paradosso è che, mentre vanno a vivere in altri paesi per dare un contributo ai figli, li abbandonano con gravisssime conseguenze fisiche, sanitarie e psicologiche.
Nel dettaglio, sarebbero 157 mila i bambini che attualmente hanno il padre all'estero, 67 mila solo la mamma, mentre più di un terzo, ossia 126 mila, sarebbero privi di entrambi i genitori. Metà degli "orfani bianchi" ha meno di 10 anni. Tra questi, più della metà ha tra i 2 e i 6 anni, solo il 4% ha meno di un anno. Il 16% di questi bambini è stato più di un anno lontano dai propri genitori. Il 3% addirittura più di quattro. In totale sarebbero 4 milioni i rumeni emigrati. Il 15% delle famiglie della Romania ha almeno un componente della famiglia all'estero. Se ad emigrare è il padre, il 21% dei figli non lo vede per 2-4 anni consecutivi, il 28% per un tempo ancora più lungo. Se sono le donne ad essere lontane, la famiglia estesa diventa un supporto fondamentale: solo il 58% dei bambini vive con il proprio padre rimasto in patria, gli altri con i vicini o persone più o meno presenti.
Si stima che finora il fenomeno abbia coinvolto più di 750 mila bambini, in questi ultimi anni.
Questa mia mail vuole semplicemente essere uno spunto per una riflessione ed una condivisione con voi di un problema che mi ha toccato molto. Dovremmo "vedere" il tema degli stranieri presenti in Italia per lavoro anche sotto quest'ottica: cioè pensando alla loro famiglia lontana e "sfaldata". Inoltre faccio presente che l'attuale dimensione della crisi economica sta spingendo fortemente anche molti dei Paesi dell'Europa orientale a spostarsi verso "occidente" per cercare lavoro.
Ringraziandovi per l’attenzione, vi saluto cordialmente e resto a disposizione per chi volesse approfondire.
Patrizia Toia
a latere degli impegni istituzionali a Strasburgo e a Bruxelles (Commissioni, Plenaria, riunioni di gruppo) spesso promuoviamo, in Parlamento, degli incontri per sollevare dei temi specifici.
Tra questi ve ne è stato uno che sento il bisogno di condividere con voi, anche emotivamente, il tema degli orfani bianchi in Romania, che abbiamo affrontato in un incontro, promosso da me e David Sassoli, a Strasburgo, con la testimonianza dell’Associazione L’Albero della Vita Onlus, che ha presentato il dossier "Left Behind - La famiglia transnazionale e gli orfani bianchi nella Moldavia Romena" .
Naturalmente parliamo di Romaniaperché là il fenomeo è più esteso che altrove, ma riguarda anche altri paesi dell'Europa orientale e altri paesi vicini come l'Ucraina.
Da tempo sto lavorando, anche con altri colleghi, sul tema dell’infanzia in Romania: le problematiche sono diverse, dalle adozioni bloccate, agli orfani bianchi, allo sfruttamento minorile.
Sono realtà su cui anche tantissimi italiani sono attivi, con progetti specifici, a partire da don Gino Rigoldi, don Virginio Colmegna e i Padri Somaschi, ciascuno con forme diverse, in base al carisma specifico della sua opera, ma tutti con grande passione e generosità.
Nell’incontro sono emersi dati davvero spaventosi: sono 350 mila gli "orfani bianchi" che vivono in Romania senza uno o senza entrambi i genitori, migrati per garantire ai figli un futuro migliore, e rappresentano complessivamente il 7% della popolazione minorile. Il paradosso è che, mentre vanno a vivere in altri paesi per dare un contributo ai figli, li abbandonano con gravisssime conseguenze fisiche, sanitarie e psicologiche.
Nel dettaglio, sarebbero 157 mila i bambini che attualmente hanno il padre all'estero, 67 mila solo la mamma, mentre più di un terzo, ossia 126 mila, sarebbero privi di entrambi i genitori. Metà degli "orfani bianchi" ha meno di 10 anni. Tra questi, più della metà ha tra i 2 e i 6 anni, solo il 4% ha meno di un anno. Il 16% di questi bambini è stato più di un anno lontano dai propri genitori. Il 3% addirittura più di quattro. In totale sarebbero 4 milioni i rumeni emigrati. Il 15% delle famiglie della Romania ha almeno un componente della famiglia all'estero. Se ad emigrare è il padre, il 21% dei figli non lo vede per 2-4 anni consecutivi, il 28% per un tempo ancora più lungo. Se sono le donne ad essere lontane, la famiglia estesa diventa un supporto fondamentale: solo il 58% dei bambini vive con il proprio padre rimasto in patria, gli altri con i vicini o persone più o meno presenti.
Si stima che finora il fenomeno abbia coinvolto più di 750 mila bambini, in questi ultimi anni.
Questa mia mail vuole semplicemente essere uno spunto per una riflessione ed una condivisione con voi di un problema che mi ha toccato molto. Dovremmo "vedere" il tema degli stranieri presenti in Italia per lavoro anche sotto quest'ottica: cioè pensando alla loro famiglia lontana e "sfaldata". Inoltre faccio presente che l'attuale dimensione della crisi economica sta spingendo fortemente anche molti dei Paesi dell'Europa orientale a spostarsi verso "occidente" per cercare lavoro.
Ringraziandovi per l’attenzione, vi saluto cordialmente e resto a disposizione per chi volesse approfondire.
Patrizia Toia
VIAGGIO ALL’INFERNO: ANDATA E RITORNO
“Ciao, come stai, tutto bene?”: francamente, penso che pormi una domanda siffatta sia quantomeno irrispettoso della mia vicenda personale e di quanto la vita mi abbia riservato. Soprattutto questo, quando a chiederlo sono persone che non sono mai entrate nella mia vita, né mai avranno intenzione di farlo forse perché mi reputano solo uno “sfigato in carrozzina”, uno dei tanti scomodi in questa società di vincenti. O forse ancora, perché in modo molto presuntuoso pensano sempre di stare meglio di me, magari nel loro triste ed incolore: ”Tiro avanti”.
Se non amate i gusti forti della vita, beh, allora il consiglio è di chiudere il giornale ed interrompere subito la lettura di questo articolo.
A raccontarla tutta sinceramente, sono stati quasi due anni di m. . . ., da quando, nell’agosto 2008, mi si aprì una piaga a livello ischiatico (sotto la natica destra- N.d.R.), conseguenza del mio procedere forzatamente su una sedia a rotelle. In questo periodo, ho visto la faccia speculativa della ns. Sanità, quella che vive di medicazioni inconcludenti e senza finalità, solo per gonfiare il bilancio di una clinica privata. Clinica ovviamente convenzionata secondo il regime imperante nella nostra Regione. Con una “pietas umana” rivestita solo di bassi interessi economico-politici, sono stato per circa un anno e mezzo nel girone dantesco dei “senza speranza”, di quelli, giovani e non, che passano il loro tempo in lunghe e vuote attese presso ambulatori medici. Dove, nella coda interminabile di pazienti, io ero solo uno dei tanti sfortunati, neanche degni di “disturbare” la fitta agenda d’impegni del sommo ed illustre primario. Beninteso, non sto denigrando tale medico, sicuramente meritevole dal punto di vista professionale di aver inventato ed allestito un servizio di vulnologia in questa clinica di Monza: sicuramente più di qualcuno è stato salvato da questa scontrosa figura medica. Dire però, come la mia infermiera del servizio ADI (Assistenza Domiciliare Integrata) che quella clinica sia il posto migliore dove curarsi le piaghe, insieme ad un’altra clinica privata convenzionata della Lombardia, penso sia francamente troppo. A Monza, per fortuna, ci sono anche ospedali pubblici, dove le persone lavorano più in silenzio e nell’ombra, senza esporre nessun cartello altisonante. La qualità della cura mal si concilia con la quantità: gli angeli poi, ti aiutano proprio così, nel silenzio e mettendosi poi nascosti sulla nostra spalla.
Ora, dopo il ricovero di 23 giorni, una lunga e paziente degenza, torno alla vita, sempre più convinto che il mio compito in questo mondo sia di essere felice speranza, per me e per tutti quelli che stanno intorno a me, per quelli che mi vogliono bene ed anche per quelli che me ne vogliono un po’ di meno. Voglio vivere il resto dei miei giorni, cercando sempre di cogliere il mezzo bicchiere pieno della vita, fino a che anche una sola goccia di lacrime lo riempirà. Ed ora fatemi chiudere con questa battuta: “La vita è anche una questione di sedere, si sa, ma vivere col sedere chiuso è un gran bel vivere”.
“Felice Speranza”
Se non amate i gusti forti della vita, beh, allora il consiglio è di chiudere il giornale ed interrompere subito la lettura di questo articolo.
A raccontarla tutta sinceramente, sono stati quasi due anni di m. . . ., da quando, nell’agosto 2008, mi si aprì una piaga a livello ischiatico (sotto la natica destra- N.d.R.), conseguenza del mio procedere forzatamente su una sedia a rotelle. In questo periodo, ho visto la faccia speculativa della ns. Sanità, quella che vive di medicazioni inconcludenti e senza finalità, solo per gonfiare il bilancio di una clinica privata. Clinica ovviamente convenzionata secondo il regime imperante nella nostra Regione. Con una “pietas umana” rivestita solo di bassi interessi economico-politici, sono stato per circa un anno e mezzo nel girone dantesco dei “senza speranza”, di quelli, giovani e non, che passano il loro tempo in lunghe e vuote attese presso ambulatori medici. Dove, nella coda interminabile di pazienti, io ero solo uno dei tanti sfortunati, neanche degni di “disturbare” la fitta agenda d’impegni del sommo ed illustre primario. Beninteso, non sto denigrando tale medico, sicuramente meritevole dal punto di vista professionale di aver inventato ed allestito un servizio di vulnologia in questa clinica di Monza: sicuramente più di qualcuno è stato salvato da questa scontrosa figura medica. Dire però, come la mia infermiera del servizio ADI (Assistenza Domiciliare Integrata) che quella clinica sia il posto migliore dove curarsi le piaghe, insieme ad un’altra clinica privata convenzionata della Lombardia, penso sia francamente troppo. A Monza, per fortuna, ci sono anche ospedali pubblici, dove le persone lavorano più in silenzio e nell’ombra, senza esporre nessun cartello altisonante. La qualità della cura mal si concilia con la quantità: gli angeli poi, ti aiutano proprio così, nel silenzio e mettendosi poi nascosti sulla nostra spalla.
Ora, dopo il ricovero di 23 giorni, una lunga e paziente degenza, torno alla vita, sempre più convinto che il mio compito in questo mondo sia di essere felice speranza, per me e per tutti quelli che stanno intorno a me, per quelli che mi vogliono bene ed anche per quelli che me ne vogliono un po’ di meno. Voglio vivere il resto dei miei giorni, cercando sempre di cogliere il mezzo bicchiere pieno della vita, fino a che anche una sola goccia di lacrime lo riempirà. Ed ora fatemi chiudere con questa battuta: “La vita è anche una questione di sedere, si sa, ma vivere col sedere chiuso è un gran bel vivere”.
“Felice Speranza”
11 luglio 2010
COMUNE IN VENDITA CAUSA TAGLI MANOVRA ECONOMICA
Cavenago di Brianza
Originale forma di protesta degli amici di Cavenago di Brianza per denunciare l’assurda manovra economica di Tremonti/Berlusconi. Per chi se ne fosse dimenticato sono quelli della banda: …."Non metteremo mai le mani nelle tasche degli italini"….ma taglieremo, per fare cassa, i trasferimenti ai comuni che alimentano e sostengono le spese per finanziare aiuti ai servizi sociali e di essenziale pubblica utilità.

Complimenti al Sindaco PD Sem Galbiati alla sua Giunta ed alla sua squadra che per tre giorni hanno presidiato la piazza principale del paese vegliando anche la notte all’interno di una tenda.
Peccato che questa protesta, che ha avuto l’attenzione di diversi giornali locali e nazionali ,non sia stata coordinata e condivisa contemporaneamente in altri comuni della Brianza
Originale forma di protesta degli amici di Cavenago di Brianza per denunciare l’assurda manovra economica di Tremonti/Berlusconi. Per chi se ne fosse dimenticato sono quelli della banda: …."Non metteremo mai le mani nelle tasche degli italini"….ma taglieremo, per fare cassa, i trasferimenti ai comuni che alimentano e sostengono le spese per finanziare aiuti ai servizi sociali e di essenziale pubblica utilità.

Complimenti al Sindaco PD Sem Galbiati alla sua Giunta ed alla sua squadra che per tre giorni hanno presidiato la piazza principale del paese vegliando anche la notte all’interno di una tenda.
Peccato che questa protesta, che ha avuto l’attenzione di diversi giornali locali e nazionali ,non sia stata coordinata e condivisa contemporaneamente in altri comuni della Brianza
6 luglio 2010
CRONACA DEL CONSIGLIO COMUNALE del 25/06/2010
Più che a un normale e civile Consiglio Comunale, a Sulbiate, siamo stati testimoni di un acceso confronto tra la persona Sindaco Stucchi e la minoranza, talmente animato e aggressivo da essere imbarazzante, per il luogo istituzionale in cui si è svolto.
Abbiamo, purtroppo, assistito impotenti e basiti alla riedizione del vecchio duello, che immaginavamo ormai consegnato alla storia, e che ha avvelenato per molti anni la vita politica della comunità, tra Lista Civica Comune Aperto e Lista Civica Si.
Per chi non lo sapesse C.A. è la lista Civica che ha amministrato il nostro paese con il Sindaco Giorgi due mandati fa.
Il C.C offre di se, di fronte all’impotenza dei consiglieri (in particolare di quelli iscritti al Pd), e allo stupore del pubblico presente, un’esibizione indecente, e volgare.
Il circolo PD può solo denunciare l’accaduto e auspicare che per il bene di Sulbiate e l’onorabilità della vita civica e politica del nostro paese, non si ripeta mai più.
Il Sindaco Stucchi, il suo Vice, i consiglieri della minoranza (in particolare gli ex di Comune Aperto) sembravano invece compiacersi di questo fatto, gratificati dalle accuse e dagli insulti indicibili che vicendevolmente si sono scambiati. Tra il pubblico l’unico che certamente ha apprezzato quanto stava avvenendo è stato il referente della stampa locale. Sulbiate non certamente darà una buona immagine di sé.
A nulla è valso l’intervento del nostro Ass. Fassina in risposta alla mozione di P.T. che riguardava i recenti cantieri stradali che hanno creato molte difficoltà alla viabilità del nostro paese. La dichiarazione dell’Assessore era evidentemente volta a portare la discussione su canoni di un corretto civile confronto, come si conviene tra maggioranza e minoranza in un paese normale. Sempre su iniziativa e consiglio di Fassina, il capogruppo Zoia Luca, ha richiesto una sospensione del Consiglio per cercare insieme a PT una via di uscita allo stallo che si era creato. Purtroppo mentre in separata sede i consiglieri e i Capi Gruppo dei due schieramenti sembravano aver trovato la quadra, in sala consigliare continuavano a scontrarsi senza esclusione di colpi il Sindaco e il consigliere d’opposizione Antonini vanificando così il lavoro di mediazione cui gli altri stavano arrivando.
Tutte le interpellanze presentate da P.T. lasciano intendere neanche troppo velatamente comportamenti scorretti da parte del nostro Sindaco e della precedente Giunta ai limiti della legalità, che se confermate potrebbero essere perseguite per legge.
Interpellanze lunghe, minuziosamente corredate di riferimenti tecnici, e intenzionalmente cariche di sospetti e di accuse indimostrabili. E’ giusto che la minoranza faccia il suo mestiere, riteniamo, però, che muovere accuse di tali gravità, presuppone la disponibilità d’incontestabili e solide prove, altrimenti il tutto si riduce a “chiacchiera da bar” che ha come unico scopo quello di sollevare confusione, sterili polemiche, e inutili polveroni. I soli sospetti, spesso, non sono altro che l’anticamera della menzogna.
Purtroppo il C.C. è sembrato essere ostaggio di personalismi incontrollabili, vecchi rancori, irrisolte questioni ancora aperte tra la vecchia Lista SI e C.A. retaggio di un inglorioso passato politico in un clima esasperato da “mezzogiorno di fuoco”.
Il circolo Pd di Sulbiate non condivide e non può tollerare sedute di C.C. di così basso livello politico e istituzionale.
Esprime solidarietà ai nostri cinque consiglieri PD per la situazione poco istituzionale in cui sono costretti a operare, e in particolare al Sindaco Stucchi per gli attacchi personali subiti che mirano a colpire alzo zero la sua onorabilità e la sua onestà.
Riceverete prossimamente aggiornamenti circa gli sviluppi di questa complicata situazione.
Abbiamo, purtroppo, assistito impotenti e basiti alla riedizione del vecchio duello, che immaginavamo ormai consegnato alla storia, e che ha avvelenato per molti anni la vita politica della comunità, tra Lista Civica Comune Aperto e Lista Civica Si.
Per chi non lo sapesse C.A. è la lista Civica che ha amministrato il nostro paese con il Sindaco Giorgi due mandati fa.
Il C.C offre di se, di fronte all’impotenza dei consiglieri (in particolare di quelli iscritti al Pd), e allo stupore del pubblico presente, un’esibizione indecente, e volgare.
Il circolo PD può solo denunciare l’accaduto e auspicare che per il bene di Sulbiate e l’onorabilità della vita civica e politica del nostro paese, non si ripeta mai più.
Il Sindaco Stucchi, il suo Vice, i consiglieri della minoranza (in particolare gli ex di Comune Aperto) sembravano invece compiacersi di questo fatto, gratificati dalle accuse e dagli insulti indicibili che vicendevolmente si sono scambiati. Tra il pubblico l’unico che certamente ha apprezzato quanto stava avvenendo è stato il referente della stampa locale. Sulbiate non certamente darà una buona immagine di sé.
A nulla è valso l’intervento del nostro Ass. Fassina in risposta alla mozione di P.T. che riguardava i recenti cantieri stradali che hanno creato molte difficoltà alla viabilità del nostro paese. La dichiarazione dell’Assessore era evidentemente volta a portare la discussione su canoni di un corretto civile confronto, come si conviene tra maggioranza e minoranza in un paese normale. Sempre su iniziativa e consiglio di Fassina, il capogruppo Zoia Luca, ha richiesto una sospensione del Consiglio per cercare insieme a PT una via di uscita allo stallo che si era creato. Purtroppo mentre in separata sede i consiglieri e i Capi Gruppo dei due schieramenti sembravano aver trovato la quadra, in sala consigliare continuavano a scontrarsi senza esclusione di colpi il Sindaco e il consigliere d’opposizione Antonini vanificando così il lavoro di mediazione cui gli altri stavano arrivando.
Tutte le interpellanze presentate da P.T. lasciano intendere neanche troppo velatamente comportamenti scorretti da parte del nostro Sindaco e della precedente Giunta ai limiti della legalità, che se confermate potrebbero essere perseguite per legge.
Interpellanze lunghe, minuziosamente corredate di riferimenti tecnici, e intenzionalmente cariche di sospetti e di accuse indimostrabili. E’ giusto che la minoranza faccia il suo mestiere, riteniamo, però, che muovere accuse di tali gravità, presuppone la disponibilità d’incontestabili e solide prove, altrimenti il tutto si riduce a “chiacchiera da bar” che ha come unico scopo quello di sollevare confusione, sterili polemiche, e inutili polveroni. I soli sospetti, spesso, non sono altro che l’anticamera della menzogna.
Purtroppo il C.C. è sembrato essere ostaggio di personalismi incontrollabili, vecchi rancori, irrisolte questioni ancora aperte tra la vecchia Lista SI e C.A. retaggio di un inglorioso passato politico in un clima esasperato da “mezzogiorno di fuoco”.
Il circolo Pd di Sulbiate non condivide e non può tollerare sedute di C.C. di così basso livello politico e istituzionale.
Esprime solidarietà ai nostri cinque consiglieri PD per la situazione poco istituzionale in cui sono costretti a operare, e in particolare al Sindaco Stucchi per gli attacchi personali subiti che mirano a colpire alzo zero la sua onorabilità e la sua onestà.
Riceverete prossimamente aggiornamenti circa gli sviluppi di questa complicata situazione.
SALUTO AD ALBERTO
Caro Alberto,
compagno di un tratto di strada comune, breve ma intensa.
Ma la passione politica non si misura nè dalla lunghezza del percorso di strada fatto insieme, e nemmeno dal rumore con cui si fanno e si propongono le cose che smuovono le nostre coscienze.
Sì, la passione è proprio come eri tu, e noi tutti ora, con la stessa passione vogliamo accompagnare te, tua moglie Pinuccia, i tuoi cognati Gino e Piera, in questo tuo lungo viaggio di silenzio, che ancora arricchirà tutti noi.
Non ti dimenticheremo mai.
compagno di un tratto di strada comune, breve ma intensa.
Ma la passione politica non si misura nè dalla lunghezza del percorso di strada fatto insieme, e nemmeno dal rumore con cui si fanno e si propongono le cose che smuovono le nostre coscienze.
Sì, la passione è proprio come eri tu, e noi tutti ora, con la stessa passione vogliamo accompagnare te, tua moglie Pinuccia, i tuoi cognati Gino e Piera, in questo tuo lungo viaggio di silenzio, che ancora arricchirà tutti noi.
Non ti dimenticheremo mai.
I tuoi amici del Circolo PD di Sulbiate
Da un’amica abruzzese:
L'AQUILA

Ieri mi ha telefonato l'impiegata di una società di recupero crediti, per conto di Sky. Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del 2009. Mi chiede come mai. Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno ho lasciato la mia casa e non vi ho più fatto ritorno.
Causa terremoto. Il decoder sky giace schiacciato sotto il peso di una parete crollata. Ammutolisce. Quindi si scusa e mi dice che farà presente quanto le ho detto a chi di dovere.
Poi, premurosa, mi chiede se ora, dopo un anno, è tutto a posto. Mi dice di amare la mia città, ha avuto la fortuna di visitarla un paio di anni fa. Ne è rimasta affascinata. Ricorda in particolare una scalinata in selci che scendeva dal Duomo verso la basilica di Collemaggio.
E mi sale il groppo alla gola. Le dico che abitavo proprio lì. Lei ammutolisce di nuovo. Poi mi invita a raccontarle cosa è la mia città oggi. Ed io lo faccio. Le racconto del centro militarizzato.
Le racconto che non posso andare a casa mia quando voglio. Le racconto che, però, i ladri ci vanno indisturbati.
Le racconto dei palazzi lasciati lì a morire. Le racconto dei soldi che non ci sono, per ricostruire. E che non ci sono neanche per aiutare noi a sopravvivere.
Le racconto che, dal primo luglio, torneremo a pagare le tasse ed i contributi, anche se non lavoriamo.
Le racconto che pagheremo l'i.c.i. ed i mutui sulle case distrutte. E ripartiranno regolarmente i pagamenti dei prestiti. Anche per chi non ha più nulla.
Che, a luglio, un terremotato con uno stipendio lordo di 2.000 euro vedrà in busta paga 734 euro di retribuzione netta. Che non solo torneremo a pagare le tasse, ma restituiremo subito tutte quelle non pagate dal 6 aprile. Che lo stato non versa ai cittadini senza casa ,che si gestiscono da soli, ben ventisettemila, neanche quel piccolo contributo di 200 euro mensili che dovrebbe aiutarli a pagare un affitto.
Che i prezzi degli affitti sono triplicati. Senza nessun controllo. Che io pago ,in un paesino di cinquecento anime, quanto Bertolaso pagava per un'appartamento in via Giulia, a Roma.
La sento respirare pesantemente. Le parlo dei nuovi quartieri costruiti a prezzi di residenze di lusso.
Le racconto la vita delle persone che abitano lì. Come in alveari senz'anima. Senza neanche un giornalaio. O un bar.
Le racconto degli anziani che sono stati sradicati dalla loro terra. Lontani chilometri e chilometri.
Le racconto dei professionisti che sono andati via. Delle iscrizioni alle scuole superiori in netto calo.
Le racconto di una città che muore.
E lei mi risponde, con la voce che le trema. " Non è possibile che non si sappia niente di tutto questo. Non potete restare così. Chiamate i giornalisti televisivi.
Dovete dirglielo. Chiamate la stampa. Devono scriverlo."
Loro non scrivono voi fate girare

Ieri mi ha telefonato l'impiegata di una società di recupero crediti, per conto di Sky. Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del 2009. Mi chiede come mai. Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno ho lasciato la mia casa e non vi ho più fatto ritorno.
Causa terremoto. Il decoder sky giace schiacciato sotto il peso di una parete crollata. Ammutolisce. Quindi si scusa e mi dice che farà presente quanto le ho detto a chi di dovere.
Poi, premurosa, mi chiede se ora, dopo un anno, è tutto a posto. Mi dice di amare la mia città, ha avuto la fortuna di visitarla un paio di anni fa. Ne è rimasta affascinata. Ricorda in particolare una scalinata in selci che scendeva dal Duomo verso la basilica di Collemaggio.
E mi sale il groppo alla gola. Le dico che abitavo proprio lì. Lei ammutolisce di nuovo. Poi mi invita a raccontarle cosa è la mia città oggi. Ed io lo faccio. Le racconto del centro militarizzato.
Le racconto che non posso andare a casa mia quando voglio. Le racconto che, però, i ladri ci vanno indisturbati.
Le racconto dei palazzi lasciati lì a morire. Le racconto dei soldi che non ci sono, per ricostruire. E che non ci sono neanche per aiutare noi a sopravvivere.
Le racconto che, dal primo luglio, torneremo a pagare le tasse ed i contributi, anche se non lavoriamo.
Le racconto che pagheremo l'i.c.i. ed i mutui sulle case distrutte. E ripartiranno regolarmente i pagamenti dei prestiti. Anche per chi non ha più nulla.
Che, a luglio, un terremotato con uno stipendio lordo di 2.000 euro vedrà in busta paga 734 euro di retribuzione netta. Che non solo torneremo a pagare le tasse, ma restituiremo subito tutte quelle non pagate dal 6 aprile. Che lo stato non versa ai cittadini senza casa ,che si gestiscono da soli, ben ventisettemila, neanche quel piccolo contributo di 200 euro mensili che dovrebbe aiutarli a pagare un affitto.
Che i prezzi degli affitti sono triplicati. Senza nessun controllo. Che io pago ,in un paesino di cinquecento anime, quanto Bertolaso pagava per un'appartamento in via Giulia, a Roma.
La sento respirare pesantemente. Le parlo dei nuovi quartieri costruiti a prezzi di residenze di lusso.
Le racconto la vita delle persone che abitano lì. Come in alveari senz'anima. Senza neanche un giornalaio. O un bar.
Le racconto degli anziani che sono stati sradicati dalla loro terra. Lontani chilometri e chilometri.
Le racconto dei professionisti che sono andati via. Delle iscrizioni alle scuole superiori in netto calo.
Le racconto di una città che muore.
E lei mi risponde, con la voce che le trema. " Non è possibile che non si sappia niente di tutto questo. Non potete restare così. Chiamate i giornalisti televisivi.
Dovete dirglielo. Chiamate la stampa. Devono scriverlo."
Loro non scrivono voi fate girare
POVERTA:’ IL MALE INVISIBILE
Milano fa pagare l'affitto al Pane Quotidiano e non è in grado di rimettere insieme la risorsa preziosa di chi dà da mangiare a chi non ha i soldi per vivere: è agghiacciante". Lo dichiarano le senatrici del PD Emanuela Baio, Marilena Adamo, Fiorenza Bassoli e il vice presidente del consiglio comunale di Milano Andrea Fanzago che oggi si sono recati in visita alle mense dei poveri il Pane Quotidiano e l'Opera di S. Francesco di via Piave, insieme alla Presidente della Fondazione Floriani, Francesca Floriani.
"E' gravissimo che a Milano ci siano così tante persone che hanno fame, che hanno bisogno di aiuto e che vivono di stenti, la situazione è inaccettabile. Non esiste una concreta regia della solidarietà. Compito questo dell'amministrazione comunale al fine non solo di rispondere ai bisogni ma soprattutto per prevenirli. I dati ci mostrano come il livello di povertà sia aumentato in maniera esponenziale. Lo abbiamo visto con i nostri occhi. Il Pane Quotidiano, che dalle 9 alle 11.30 fornisce cibo in maniera gratuita e anonima, riceve dal comune di Milano un contributo per i suoi due istituti di 10.000 euro all'anno, peccato che poi chieda ad uno, quello di viale Monza, un affitto di 11.000 euro all'anno. È un crimine civile nei confronti di chi cerca di tendere un mano a chi ne ha bisogno, senza chiedere nulla in cambio. Ma ciò che sconvolge è che tra i nuovi poveri ci sono più italiani che stranieri, italiani che lavorano, pensionati, che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese e che chiedono aiuto agli enti di volontariato lombardo. Persone che vanno alle mense prestissimo per vergogna e per timore di rimanere senza cibo. Siamo di fronte al totale annullamento silente della dignità umana. In Lombardia sono rientrati con lo scudo fiscale il 45% dei capitali recuperati all'estero, pari a circa 42,5 miliardi di euro, segno che esistono, oltre alla povertà, benessere e risorse che devono necessariamente essere meglio distribuite. Basterebbe solo trattenere lo 0,5% di questo denaro, pari a 213 milioni di euro, per aiutare chi chiede una mano silenziosamente. La città di Milano ha le potenzialità per far fronte a questa situazione gravissima, ma l'amministrazione non è in grado di creare una rete di aiuti efficace a supporto di questi enti. Le soluzioni ci sono ma non si vogliono adottare. Sia i frati di San Francesco sia l'associazione che gestisce il Pane quotidiano, ci hanno chiesto di approvare una legge stabile per il per il 5 per mille e di non lasciarlo all''elemosina' del Ministro, sia di introdurre, come già molti Paesi fanno, la possibilità di dedurre in toto dalla dichiarazione dei redditi le donazioni".
Secondo quanto emerge dal rapporto dell'Ores nel 2008 i poveri erano erano per il 65,6% stranieri e per il 34,4% italiani. Nel 2009 gli stranieri sono scesi al 55,7% e gli italiani salgono al 44,3%. Il rapporto ha stimato in Lombardia la presenza di 133mila famiglie in condizione di povertà assoluta, pari a circa 342mila individui. La povertà assoluta in Lombardia è dunque pari al 3,2% (uguale al 2007), mentre in Italia è al 4,6% (+0,5%).
"Sono dati sconcertanti,- continuano - il Pane Quotidiano, ci spiega come nel 2000 venivano distribuiti pasti per circa 170.000 persone, oggi, 2010, per 660.000, con un incremento del 288%.
In passato il 60% delle persone che si recavano alle mense erano immigrati, oggi le percentuali si sono invertite: il 55% di anziani ancora 'giovani' chiedono aiuto con un pasto perché la loro pensione non è sufficiente. Abbiamo particolarmente apprezzato i servizi sanitari che queste strutture offrono rispondendo a bisogni a cui oggi il SSN fa fatica ad occuparsi, come TBV e malattie sessualmente trasmissibili.
Dobbiamo rompere questo muro di silenzio- concludono - non si può far finta di non capire che con 800 euro al mese una famiglia non può sopravvivere se non di stenti".
Wip S.p.A. FABBRICA OCCUPATA.
Dal 18/06 dodici operai occupano lo stabilimento per difendere i prodotti finiti e i macchinari, dai sigilli del pignoramento presentato dai funzionari della Agenzia delle Entrate. La situazione è molto complicata. L’azienda occupa ancora i capannoni ubicati a Verderio Inferiore in via Provinciale, ma, di fatto, è stata trasferita in Bulgaria. Escluso l’ultimo stipendio la ditta ha sempre pagato regolarmente i contributi. Quello che non pagava erano ICI, IRAP, IVA….

I titolari della ditta non si sono ancora presentati. Equitalia (società incaricata dell’esercizio di attività di riscossione dei tributi) non ha potuto far altro che appendere una lettera al cancello dello stabilimento.
Tra i dodici compagni di lavoro anche due giovani coniugi che ancora devono pagare il mutuo.
Pubblichiamo questa notizia per esprimere solidarietà ai lavoratori in lotta per difendere dignità e lavoro.
Sono molte le piccole aziende anche in Brianza che con fatica cercano di far fronte da sole come possono alle conseguenze di questa non comune crisi economica, anche perché non sufficientemente sostenute dal Governo centrale.

I titolari della ditta non si sono ancora presentati. Equitalia (società incaricata dell’esercizio di attività di riscossione dei tributi) non ha potuto far altro che appendere una lettera al cancello dello stabilimento.
Tra i dodici compagni di lavoro anche due giovani coniugi che ancora devono pagare il mutuo.
Pubblichiamo questa notizia per esprimere solidarietà ai lavoratori in lotta per difendere dignità e lavoro.
Sono molte le piccole aziende anche in Brianza che con fatica cercano di far fronte da sole come possono alle conseguenze di questa non comune crisi economica, anche perché non sufficientemente sostenute dal Governo centrale.
1 luglio 2010
Democratici in festa 2010.
Festa del Partito Democratico di Carnate Bernareggio.
Ieri sera a Bernareggio al Ctl 3 in via Cattaneo alcuni amici del Circolo Pd di Sulbiate si sono incontrati per cenare insieme. E’ stata una bella serata, serena e piacevole. Abbiamo molto apprezzato la buona cucina dei volontari di Carnate e Bernareggio e trascorso insieme un paio d’ore lontani dalle questioni e dalle accese discussioni che spesso animano gli incontri del Circolo, in particolare negli ultimi tempi.

Uno dei progetti ambiziosi a lungo termine del nostro Circolo è quello di poter organizzare un momento di Festa del PD anche a Sulbiate. Le informazioni che alcuni di noi hanno raccolto per verificare la possibilità di una sua realizzazione, però, in questo momento sono sconfortanti. Mancano mezzi, risorse, e probabilmente un numero di volontari preparati e sufficiente per sostenere l’impegno ed il lavoro che un iniziativa del genere comporta.
Però per il futuro non disperiamo. Non è detto che il nostro Circolo possa allestire in paese qualcosa di simile e di meno impegnativo, perché questo è l’unico modo per acquisire esperienza e conoscenze necessarie per superare tutte le difficoltà.
Con un minimo di sana invidia…complimenti ai democratici di Carnate e Bernareggio!
Ieri sera a Bernareggio al Ctl 3 in via Cattaneo alcuni amici del Circolo Pd di Sulbiate si sono incontrati per cenare insieme. E’ stata una bella serata, serena e piacevole. Abbiamo molto apprezzato la buona cucina dei volontari di Carnate e Bernareggio e trascorso insieme un paio d’ore lontani dalle questioni e dalle accese discussioni che spesso animano gli incontri del Circolo, in particolare negli ultimi tempi.

Uno dei progetti ambiziosi a lungo termine del nostro Circolo è quello di poter organizzare un momento di Festa del PD anche a Sulbiate. Le informazioni che alcuni di noi hanno raccolto per verificare la possibilità di una sua realizzazione, però, in questo momento sono sconfortanti. Mancano mezzi, risorse, e probabilmente un numero di volontari preparati e sufficiente per sostenere l’impegno ed il lavoro che un iniziativa del genere comporta.
Però per il futuro non disperiamo. Non è detto che il nostro Circolo possa allestire in paese qualcosa di simile e di meno impegnativo, perché questo è l’unico modo per acquisire esperienza e conoscenze necessarie per superare tutte le difficoltà.
Con un minimo di sana invidia…complimenti ai democratici di Carnate e Bernareggio!
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