13 giugno 2011

SULBIATE PRIMO TRA I COMUNI CHE IERI IN PROVINCIA HANNO RAGGIUNTO IL QUORUM!!!

Sono solo quattro i comuni della nostra provincia che già ieri sera alle 22:00 avevano superato il 50% dei voti . Primo di essi SULBIATE CON IL 52,50%.

Di seguito la classifica:

1° SULBIATE 52,50%
2° MEZZAGO 50,90%
3° CAVENAGO di BRIANZA 50,65%
4° AICURZIO 50,21%

Dedicata a tutti gli amici del Comitato Referendario di Sulbiate e a tutti gli elettori della nostra Comunità:


Ieri Sulbiate non è andata al mare. Ha già votato il 53%.


All'apertura dei seggi l'affluenza a Sulbiate ha già superato il quorum!
I seggi resteranno aperti fino alle ore 15:00.

Questi i dati delle ore 22:00 di ieri 12 giugno 2011 del Comune di Sulbiate:

Aventi diritto: n°. 3138
Votanti: 1657
Percentuale votanti: 53%

Dati anilitici per seggio:

Sezione 3.
Maschi 481
Femmine 480
Aventi diritto 961
Voti espressi 480
Percentuale voti 50,01%

Sezione 2
Maschi 470
Femmine 541
Aventi diritto 1011
Voti espressi 556
Percentuale voti 55,00%

Sezione 1
Maschi 606
Femmine 560
Aventi diritto 1166
Voti espressi 620
Percentuale voti 53,25%

Il Quorum è vicino. L'affluenza alle ore 22:00 di ieri lascia ben sperare.


Il dato dell'affluenza ai seggi delle ore 22:00 di ieri è incoraggiante. Ha votato il 41% degli aventi diritto al voto. E' concreta la possibilità di raggiungere il quorum. L'analisi dei flussi di precedenti consultazioni lascia ben sperare. Solitamente (evento che si verifica anche in occasione di consultazioni politiche ed amministrative) va a votare il lunedì tra il 15 ed il 20 % dell'elettorato.

Il voto degli italiani all'estero, corrisponde circa al 6,5% del totale. Acausa di evidenti irregolarità giovedì l' Ufficio Centrale della Cassazione si esprimerà sui ricorsi. E' molto probabile che questi voti ai fini del quorum potrebbero essere ininflueti. Sarebbe sufficiente una partecipazione del 55% degli italiani residenti.

Alle ore 22:00 alta l'affluenza nel centro nord.
La Lombardia è al 41,50%. Milano, 40,60%.

Berlusconi promette, Tremonti smentisce...anzi precisa.


Berlusconi sta ventilando a breve termine la riforma del fisco. Ecco di seguito l'intervento del Ministro Tremonti durante il Convegno dei giovani di Confindistria:

"La crisi non è finita. Il tempo della prudenza non è finito. I fattori di instabilità che si sono manifestati 3-4 anni fa sono tutti in essere. E sulla questione fiscale io la vedo un così: abbiamo alcuni vincoli, il primo è il bilancio. Non possiamo fare riforme in deficit, non possiamo fare una riforma che crea deficit. Dobbiamo trovare i soldi senza scassare i conti perchè ciò porterebbe ad aumentare tasse. E io sono un po' all'antica, non ho intenzione di tassare la prima casa e il risparmio delle famiglie".


Delle due una: o non si sono ancora parlati, o quando parlano non si capiscono. Mah!
Solo una cosa è certa: l'incertezza e la confusione continua.

Più tardi la precisazione del Ministro dell'economia: "Vorrei farle le riforme, ma non ci sono le risorse". Chiaro no?

ESTATE A SULBIATE. Programma eventi.

cliccare sulla locandina per ingrandire

Nota del mattino del 13 giugno 2011.


1. IL QUORUM TOGLIEREBBE DAL TAVOLO L’IDEA DEL BUSINESS PER GLI AMICI SOSTITUENDOLA CON LA POLITICA PER IL FUTURO: PIANO ENERGETICO, GOVERNO DELL’ACQUA, GIUSTIZIA UGUALE PER TUTTI. UN ALTRO PASSO VERSO IL TRAMONTO DEL BERLUSCONISMO.
Ieri sera l’affluenza alle urne ha superato il 40 per cento. E’ un livello superiore a quello toccato in altre occasioni in cui è stato raggiunto il quorum. La vittoria è a portata di mano e bisogna fare l’ultimo sforzo per portare a votare tutti coloro che ancora non ci sono andati.
Il raggiungimento del quorum toglierebbe dal tavolo l’idea che nucleare, acqua e giustizia siano temi da trattare pensando al business per gli amici e aprirebbe la strada alla necessità di una politica per la comunità nazionale: un piano energetico degno di questo nome, un governo dell’acqua efficiente ma senza obblighi di svendita obbligatoria ai privati, una giustizia uguale per tutti.
Dal punto di vista politico il quorum segnerebbe un altro avanzamento verso il tramonto di questa lunga fase della storia italiana. Non a caso Berlusconi è silente. Il tg1 nemmeno prevede di fare trasmissioni di approfondimento oggi pomeriggio. E Bossi è in fibrillazione.

2. FISCO. RIFORMA SI’, FAVOLE NO. TREMONTI SVELA LE CIFRE: TRA DEFICIT, DEBITO E RIFORMA DEL FISCO CI VORREBBERO 80 MILIARDI DI EURO. MA BOSSI E BERLUSCONI MIRANO ANCORA AGLI ANNUNCI MIRACOLOSI PER SOPRAVVIVERE. LA RICETTA ALTERNATIVA DEL PD. E FERRARA CHIEDE UN GIUDIZIO POSTUMO EQUANIME SU BERLUSCONI.
B&B, Berlusconi e Bossi sperano in un colpo d’ala per riprendere il cammino del governo, allungare il tempo di sopravvivenza e poi vedere. Una tecnica di sopravvivenza che non bada certo ai problemi del paese, ma alla necessità di evitare la perdita del potere, dei business, della copertura per qualsiasi atto. Il colpo d’ala dovrebbe essere la riforma fiscale. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, è uscito ormai allo scoperto anche contro Tremonti: la riforma si deve fare. Peccato che Tremonti abbia cominciato a dire la verità, sia perché non intende essere travolto dalla caduta del berlusconismo, sia perché intende giocare una propria partita politica. Ieri è stato chiarissimo: tra tagli di deficit e di debito necessari per tenere fede alla firma apposta senza troppi pensieri da Tremonti e dallo stesso Berlusconi sulle carte europee e eventuale riforma del fisco come la vorrebbero Lega e Pdl bisognerebbe trovare 80 miliardi di euro l’anno. “So bene come bisognerebbe fare una riforma del fisco” ha detto ieri. “Il punto è come si trovano i fondi”.
Il Pd ha una sua proposta alternativa già presentata alla Camera e a Bruxelles con la lotta all’evasione fiscale, l’aumento del 20 per cento della tassazione delle rendite finanziarie e l’abbassamento delle imposte su lavoro e impresa.
Nel centrodestra in ogni caso tira aria di ritirata e di attenzione alle tecniche di sopravvivenza. Giuliano Ferrara oggi su Il Foglio chiede un giudizio postumo equanime
sul berlusconismo, di fatto paragona il periodo berlusconiano al fascismo, cita Togliatti e dice che “quando arriverà il momento dell’alternanza il cambio dovrà essere – è questa la faccenda che mi interessa – diverso dal paradigma storico fascismo-antifascismo”.

3. MUOIA SANSONE CON TUTTI I FLILISTEI: PUR DI MANDAR VIA DALLA RAI LE TRASMISSIONI CHE IN UNA CAMPAGNA ELETTORALE POLITICA SAREBBERO SCOMODE, I BERLUSCONIANI MESSI A GOVERNARE LA RAI PREFERISCONO UCCIDERE L’AZIENDA. BERSANI: AMMINISTRATORI INFEDELI PAGHERANNO DI TASCA PROPRIA.
Si riunisce oggi il Consiglio di amministrazione della Rai per definire i palinsesti per la prossima stagione. A rischio Fazio, Floris, Gabanelli, oltre a Santoro.
Su La Repubblica Fabio Fazio racconta la propria vicenda e perché non vogliono farlo lavorare. E di fronte alla storia di Fazio il segretario nazionale del Pd, Pier Luigi bersani questa mattina ha rilasciato una dichiarazione durissima: “Davanti a vicende come quella che oggi racconta Fabio Fazio c’è da trasecolare. Una vicenda che si aggiunge ad altre già avvenute o annunciate. Credo che davanti a personaggi che non sanno nemmeno che cosa significhi il valore del pluralismo o il rispetto per il pubblico valga ormai un solo argomento. Attenzione. Chi con perfetta cognizione di causa toglierà valore all’azienda pubblica che deve provvedere a promuovere e tutelare, pagherà di tasca propria. Lo prendo come impegno mio e del mio partito per oggi e per domani. E’ tempo infatti di ricordare che l’amministrazione infedele di un patrimonio pubblico consuma il peggiore dei tradimenti. Il modo per garantire assieme pluralismo e risultati aziendali è aggiungere e non togliere; è questa in sostanza la ricetta di Fabio Fazio. Ed io sono d’accordo con lui”.
Da La Repubblica, l’articolo firmato da Fabio Fazio: “Caro Direttore, da oltre sei mesi ho dato la mia entusiastica adesione al direttore di Rai Tre Paolo Ruffini che mi aveva proposto di proseguire "Che tempo che fa" peri prossimi tre anni così come di ritrovarmi sin da gennaio con Roberto Saviano per una nuova edizione di "Vieni via con me". Da oltre sei mesi aspetto una decisione della Rai. Che cosa ha impedito o impedisce al precedente e all`attuale Direttore generale di rinnovare i contratti in scadenza di alcuni fra i protagonisti della tv pubblica? Nel mio caso, lo dico per sgombrare il campo da eventuali dubbi, l`accordo economico è stato immediatamente trovato, ma quello su cui accordo non può esserci è la rinuncia alle garanzie minime e indispensabili per continuare a svolgere il mio mestiere nello stesso identico modo in cui si è svolto sino ad oggi. Ho chiesto di poter continuare ad andare in onda con "Che tempo che fa" sulla stessa rete, nello stesso orario e per la stessa durata, di poter continuare a gestire gli ospiti con l`autonomia che si deve riconoscere a un qualunque gruppo di professionisti della televisione, di poter continuare ad avvalermi della presenza di Gramellini, dell`appuntamento irrinunciabile con Luciana Littizzetto e naturalmente di Roberto Saviano. Queste garanzie non sono mai arrivate nonostante le mille rassicurazioni ricevute che promettevano il contrario. «...Domani; fra due ore; fra due giorni; a fine settimana; all`inizio della prossima...» e via dicendo. In queste ultime settimane invece mi sono arrivati solo inquietanti frammenti di intenzione che di certo non hanno contribuito a rasserenare il clima. Per non parlare delle notizie su di me, sul programma e su quelli che ne fanno parte, uscite sui giornali e mai smentite. «...Pare che il programma debba cambiare rete o essere ridotto nell`orario; pare che Luciana sia considerata eccessiva; sembra più opportuno rimandare l`ipotesi di una nuova edizione di Vieni via con me e cose del genere...». E per finire tutti hanno potuto leggere definizioni di Rai Tre e di chi ci lavora che giudico
offensive e inaccettabili soprattutto se pronunciate da chi ha importanti responsabilità all`interno della Rai. «Il fortino, l`enclave di comunisti, la riserva indiana». Viene da chiedersi come tutto ciò sia possibile, perché accade e soprattutto a chi giova. Un pregiudizio massimalista che potrebbe in ugual modo valere per RaiUno o RaiDue. Sento tutto ciò come una profonda ingiustizia che fa torto al lavoro di tanti anni e alla professionalità mia e dei miei colleghi della Rai. Per questo ho scritto l`altra sera d`impeto e di getto una lettera al Direttore generale della Rai, Dott.ssa Lei, dalla quale non ho purtroppo ricevuto risposta. Il senso era quello di capire il perché, quale era e quale è il problema. Stanno per essere discussi proprio oggi i palinsesti dei primi tre mesi dell` autunno in cui compaiono programmi per i protagonisti dei quali non sono stati rinnovati i contratti. E se anche i palinsesti venissero approvati fra sei mesi ci si troverebbe nella stessa situazione? E così successivamente ogni tre mesi? Oppure dopo l`approvazione dei palinsesti ci si deve aspettare che siano proprio i contratti a non essere approvati? O magari quelli dei propri collaboratori? Ma che senso ha? Come si può lavorare in questa maniera, immaginare nuovi programmi, costruire novità, sperimentare e magari sbagliare anche? In una parola fare televisione. Quale è la colpa che ci viene imputata? Ho letto che Milena Gabanelli nemmeno è stata ancora ricevuta, che a Floris è stato consigliato di dedicarsi a qualcosa di nuovo. Santoro è stato lasciato andare via con un evidente e inaudito respiro di sollievo e a me non vengono date nemmeno le minime garanzie per continuare a lavorare in pace. "Che tempo che fa" quest`anno ha avuto addirittura un incremento di ascolto e "Vieni via con me" è stato giudicato l`evento televisivo più inaspettato della stagione. Portare in tv, alla televisione pubblica Roberto Saviano è stato per me un motivo di vanto e di orgoglio. Quindi, ripeto, quale è il problema? Nella lettera che ho indirizzato al Direttore Generale, riconoscevo senza alcuna difficoltà all`Editore il diritto e il dovere di fare liberamente le proprie scelte ma chiedevo e torno a chiedere un atteggiamento leale. In tutti questi anni ho imparato che non si può fare tv contro la volontà del proprio Editore e se mai ce ne fosse stato bisogno l`esperienza di "Vieni via con me" ha provveduto a ricordarmelo. L`indifferenza e l`ostilità da parte dell`Azienda è stata evidente sin dal primo momento e solo la professionalità di un collaudato gruppo di lavoro e la tenacia di Rai Tre ci ha consentito di andare in onda e con quel risultato. Per questo ho deciso di non correre più un simile rischio professionale e per questo ho deciso che non sono più disponibile a ripetere l`esperienza di "Vieni via con me" in questa Rai. Se altrove troverò le condizioni necessarie, l`entusiasmo e la condivisione del progetto, il Pubblico potrà ritrovare presto me e Saviano di nuovo insieme. Ho anche scritto al Direttore generale che se lo avesse ritenuto utile, ero disponibile a rinunciare ai tre anni di contratto e ai benefici conseguenti per far sì che lei stessa potesse sin da subito sottoscrivere un contratto per un solo anno poiché questo sarebbe rientrato e rientrerebbe nella Sua disponibilità e nella sua assoluta discrezionalità. Non abbiamo più molto tempo. "Che tempo che fa" dovrebbe andare in onda fra tre mesi. Il mio gruppo di lavoro è stato sciolto, le figure professionali fondamentali per continuare il programma potrebbero presto trovare alternative lavorative e ovviamente il discorso vale ancor di più per le risorse artistiche. Ma voglio ancora poter credere che ce la si possa fare e che il Pubblico di Rai Tre ci ritrovi puntuali in onda all`inizio dell`autunno. Lavoro in Rai da ventotto anni: lo dico con emozione sincera. Alla Rai devo moltissimo. È il maggiore Editore italiano, mi ha insegnato che la Televisione di tutti è una tivù che aggiunge e che non sottrae; che la pluralità delle opinioni è data dall`insieme dei programmi di tutta la televisione e che chiedere ad ogni programma di contenere tutto e il suo contrario significherebbe ridurlo azero. Al nulla. Ho imparato soprattutto che bisogna rispettare il Pubblico mostrandosi sinceri ed è per questo che ho
deciso di rivolgere al Pubblico di "Che tempo che fa" queste parole attraverso Repubblica. Ho aspettato da una parte che il mio impegno televisivo terminasse per non approfittare del mio ruolo e dall`altra ho sperato che questa situazione così incomprensibile e desolante potesse trovare una soluzione positiva. Non so come andrà a finire. Desidero concludere esattamente con le parole con cui ho salutato la Dott.ssa Lei nella mia lettera per ribadire che conservo nei confronti della Rai, della mia Rai e delle persone con cui ho lavorato in tutti questi anni un senso di gratitudine profonda e sincera e in molti casi di autentica amicizia”.

4. TURCHIA, VINCE ERDOGAN. COMINCIA LA MARCIA VERSO L’EUROPA.
Recep Tayyp Erdogan ha vinto le elezioni politiche in Turchia. Il suo partito ha ottenuto la metà dei voti validi. Una vittoria schiacciante, anche se non sufficiente a fare da solo le riforme costituzionali che Erdogan ha in mente. Da oggi comunque inizia concretamente la marcia finale della Turchia verso l’Europa.

5. SIRIA E LIBIA. PARLANO ANCORA LE ARMI. GHEDDAFI ISOLATO. ASSAD CON I CARRI ARMATI CONTRO I RIBELLI. E L’EUROPA STA A GUARDARE.
Tripoli assediata dai ribelli. Il colonnello Gheddafi è isolato. Assad in Siria ha riconquistato con le armi pesanti la città ribelle Jisr Al Shogur. La sponda Sud del Mediterraneo è ancora una terra in ebollizione. L’Europa appare ancora incapace di una politica di intervento in un’area vitale per il proprio futuro

12 giugno 2011

L'emendamento del Gruppo PD alla Mozione di PT approvato dal C.C.

Il testo dell'emendamento del Gruppo Consiliare del Partito Democratico di Sulbiate votato dalla maggiorana del Consiglio Comunale il 10 giugno 2011, contenuto nella Dichiarazione di voto presentata dal Capogruppo Luigi Fassina.

per ingrandire cliccare sull'immagine.



post correlato: La dichiarazione di voto del C.C. del 10 giugno 2011.

Buona Domenica del 12 giugno 2011.

L'Araba Fenice. *

Come è andata? Come previsto. Purtroppo come doveva andare. I nostri appelli, al dialogo, ed alla mediazione, volti alla ricerca di una soluzione politica sono rimasti, ahinoi, inascoltati. Hanno prodotto il risultato che tutti ormai conoscevano già. La maggioranza è in evidente stato di crisi.

Durante il Consiglio Comunale del 10 giugno 2011 nel voto della Mozione presentata da PT, Il Sindaco Stucchi ha perso. E’ andato sotto grazie ai voti della minoranza e delle cinque persone del Partito Democratico (ora costituitosi nuovo Gruppo Consiliare PD), incassando anche l’astensione del suo Capogruppo Luca Zoia, del suo Assessore Claudio Zanoni, e del Consigliere Mirko Vincenti. Il Capogruppo Zoia si è astenuto anche per l' emendamento aggiuntivo presentato dal PD.

Chi ha vinto, però non è il PD!

Chi ha vinto, a nostro giudizio, contrariamente alla convinzioni del nostro Primo Cittadino, è il primo punto del Programma.

La spaccatura e lo scontro voluto, forse cercato (ancora oggi fatichiamo a comprendere le ragioni), dal nostro Primo Cittadino, con il Partito Democratico di Sulbiate è limitato e circoscritto al primo punto del Programma.

Ma nel Programma c’è molto altro che attende di essere compiuto.

Con questo voto, i consiglieri del Partito Democratico, hanno difeso territorio e qualità della vita della nostra Comunità. Non solo. La nostra iniziale e solitaria battaglia, contro il possibile insediamento di un centro commerciale a Sulbiate, strada facendo (che Stucchi ha pesantemente accusato di essere poco intelligente, prevenuta, ideologica…) ha incontrato tanti compagni di viaggio: cittadini del vimercatese (oltre 2000 firme ha raccolto l’appello NO OUTLET di Sulbiate), partiti politici (in modo trasversale – presenti Lega ed alcune persone del PDL), (qui il post pubblicato dalla Lista Civica CON BERNAREGGIO), Amministrazioni dei paesi vicini, ma in particolare tanti, tanti, Sulbiatesi che domenica 05 sono venuti al banchetto del Movimento sovra comunale NO Outlet per firmare.

Il Consiglio Comunale di Sulbiate a causa di Maurizio Stucchi, per questa sua forse, imprudente lacerazione, con una parte essenziale della Lista SI, non voluta né cercata dal Partito Democratico, e a lui assolutamente non imputabile, è cambiato. I gruppi consiliari presenti ora non sono due, come in origine, ma tre: Progetto Territorio che unisce Lega-PDL- e “reduci” di Comune Aperto; Il Gruppo del Sindaco Stucchi che comprende i “reduci” della Lista Civica SI Sulbite Insieme. Reduci anche loro perché il gruppo politico SULBIATE INSIEME dopo la “cacciata” delle persone PD, non può più rappresentare la Lista Civica SI che ha vinto nel 2009 perché senza le persone PD è evidentemente incompleto, monco; il nuovo Gruppo del Partito Democratico di Sulbiate con a capogruppo il consigliere Fassina, ex Assessore della Giunta Stucchi.

Con le nostre persone abbiamo partecipato positivamente al lavoro amministrativo di questi di questi anni. Ora è importane ed urgente, dopo questo gravissimo incidente politico, rilanciare al più presto l’azione di governo. Per questo è necessario attivare quanto prima una verifica della maggioranza.

Riproponiamo, nuovamente la nostra disponibilità per verificare l’esistenza di condizioni minime accettabili, utili ad entrambi i gruppi, per poter con convinzione e passione continuare. Auspichiamo che la cosa possa essere risolta nei prossimi giorni.

E’ bene si sappia che : il Gruppo del Partito Democratico resta fedele e leale al Programma 2009.

Intende onorare, laddove è possibile risorse permettendo, gli impegni assunti nei confronti degli elettori. E ’ disponibili ancora ad oggi a collaborare per questo.

Unica misura della collaborazione sarà il programma.

Punto di partenza di qualsiasi trattativa e di possibile nuovo accordo, la lettera di intenti del 2009 che sanciva la Costituzione della nuova Lista Civica Si Sulbiate Insieme con tutti le intese in essa contenute.

Crisi non è una brutta parola, non è solo negativa.

Nella sua etimologia ha valenza ben diversa. Crisi significa scelta; momento che separa una maniera di essere diversa da altra precedente. E’ momento di transizione che può essere opportunità di crescita. Crisi è problema, ma anche opportunità.

Possiamo affermare serenamente che il Gruppo Consiliare del Partito Democratico insieme a tutto il Circolo PD locale sono pronti a cogliere quest’opportunità.

Attendiamo di verificare di non essere i soli.

Buona domenica a tutti.

Ricordatevi di andare a votare. Anche questo fatto, a mio modesto parere, è molto importante.

Grazie.

Maurizio Sarchielli

Sulbate 12/06/2011


La scelta. By Virus.




by virus

Referendum: istruzioni per l'uso - di E. Raffiotta.


Uno strumento voluto dai padri della Repubblica (inviso a molti).

Il referendum abrogativo previsto dall'art. 75 della Costituzione italiana consiste nel sottoporre al corpo elettorale un "quesito" la cui risposta (tradotta nel barrare il «sì» o il «no» di una scheda) comporta l'abrogazione o meno di una legge (o parte di essa).
La stessa disposizione costituzionale attribuisce il diritto di richiedere il referendum a cinquecentomila elettori o a cinque Consigli regionali. Tale richiesta è tuttavia sottoposta ad alcuni controlli: un primo "formale" da parte dell’Ufficio centrale per il referendum (costituito presso la Corte di cassazione) che verifica ad esempio la raccolta delle firme, la formulazione del quesito; ed un secondo di ammissibilità da parte della Corte costituzionale volto ad accertare che il quesito non rientri tra quelli direttamente o indirettamente contrastanti con la Costituzione. Lo stesso art. 75 Cost., infatti, esclude che alcune leggi possano essere sottoposte al voto referendario, ad esempio tutte quelle la cui complessa disciplina non può essere modificata per mezzo di una semplice abrogazione che il «sì» sulla scheda comporta (è il caso ad esempio delle leggi tributarie e di bilancio).

Conclusi i controlli e fissata la data del voto, perché la consultazione abbia un esito favorevole e comporti l’abrogazione della disposizione legislativa non è sufficiente che i «sì» prevalgano sui «no», ma deve aver partecipato la metà più uno degli aventi diritto (cosiddetto "quorum strutturale"). Tale previsione fu inserita in Costituzione (art. 75.4 Cost.) affinché l'intervento popolare "contro" la legge del Parlamento fosse condivisa dalla maggioranza del corpo elettorale.

Il referendum abrogativo è, quindi, uno strumento di "democrazia diretta" che consente di derogare alla regola generale per cui la funzione legislativa spetta al Parlamento sede della rappresentanza di quel popolo sovrano che direttamente con un «sì» o un «no» decide su una determinata scelta politica del Paese. Fu voluto in Assemblea Costituente proprio al fine di accentuare la qualificazione democratica del nuovo ordinamento repubblicano, esplicitamente connesso al principio di sovranità popolare affermato nell'art. 1 Cost.

Analizzando anche velocemente la storia dei referendum è possibile affermare che le finalità del Costituente sono state pienamente raggiunte, numerose sono infatti le materie su cui gli elettori si sono pronunciati e le sfide che il referendum (il popolo italiano) ha vinto, in alcuni casi anche ratificando le scelte del Parlamento: è il caso del primo referendum abrogativo della storia repubblicana nel 1974 quando gli italiani furono chiamati a decidere se abrogare o meno la legge del 1970 che aveva introdotto in Italia il divorzio, in quella occasione la maggioranza degli italiani si pronunciò in senso negativo; o di quello sulla legge del 1978 che consentiva l'aborto volontario entro i primi novanta giorni dal concepimento, anche in questo caso il popolo ratificò la scelta parlamentare. Altri referendum hanno consentito addirittura di innovare l'ordinamento giuridico: è il caso dei referendum elettorali del 1991 e del 1993 che abrogando singole parole della legge la modificarono in senso positivo, non abrogandola ma innovandola, tanto da introdurre la riforma in senso maggioritario del sistema elettorale di Senato e Camera.

In molti altri casi ancora, però, i referendum si sono "opposti" alle scelte del legislatore optando per l'abrogazione della disciplina normativa; esiti referendari in alcuni casi (nei fatti) "contrastati" dallo stesso legislatore: basti ricordare il referendum del 1993 in tema di finanziamento pubblico ai partiti che dopo la vittoria dei «sì», fu reintrodotto per legge poco tempo dopo; o i tre referendum del 1987 con cui furono abrogate le disposizioni di legge che consentivano la realizzazione di centrali nucleari, come noto, recentemente reintrodotte dal legislatore e per cui è stato promosso uno dei quesiti referendari delle prossime consultazioni.

Nonostante l'importante contributo che i referendum hanno dato all'evoluzione dell'ordinamento e la forte vocazione democratica di tale strumento, non sempre (anzi in rare occasioni) la politica italiana ha promosso il voto sui referendum. Famosa è rimasta la dichiarazione di Bettino Craxi che in occasione della consultazione referendaria del 1991 invitò gli elettori ad "andare al mare" nel giorno delle votazioni, tale invito è stato più volte ripreso da vari leader politici al fine di far mancare il quorum strutturale e rendere invalida la votazione. Si è tentato così in più occasioni di neutralizzare il voto dei cittadini, piuttosto che accogliere l'imprevedibile esito (favorevole o contrario) della proposta di abrogazione di una legge. Come se i rappresentanti (in Parlamento) sapessero meglio dei rappresentati quali scelte politiche fossero da adottare.
Tentativi di ostacolare il referendum, purtroppo, si registrano anche in occasione della ormai prossima consultazione referendaria del 12 e 13 giugno.

Si pensi ad esempio alla modifica della normativa oggetto del quesito in tema di nucleare avvenuta poche settimane prima del voto, al fine di evitare la consultazione. Quesito che tuttavia l'Ufficio Centrale per il referendum ha mantenuto in vita spostando il voto sulla nuova normativa che, secondo la Corte, manterrebbe le medesime finalità per cui il referendum è stato proposto.

O ancora si pensi alle dichiarazioni di Parlamentari, membri del Governo e leader politici volte (anche in questa occasione) ad invitare i cittadini a non votare. Tali dichiarazioni, come detto, ormai sono abbastanza frequenti e sicuramente legittime, perché se il Costituente ha previsto il quorum strutturale ha, di conseguenza, ritenuto legittimo che l'elettore potesse astenersi dalle votazioni. Tuttavia il voto (soprattutto per chi come un Parlamentare è stato eletto) dovrebbe essere ("sacro") difeso in ogni caso e promosso in ogni consultazione che la Costituzione prevede e i cittadini richiedono.

sito fonte: DEMOCRATICA Scuola di Politica.