11 luglio 2011

Nota del mattino del 11 luglio 2011.


1. LA TEMPESTA NON E’ FINITA. L’ITALIA E’ NEL MIRINO DELLA SPECULAZIONE. LA DEBOLEZZA DEL GOVERNO E DELLA MANOVRA ECONOMICA NON AIUTANO. MENTRE BERLUSCONI PENSA SOLO A COME BLOCCARE IL PAGAMENTO DEL LODO MONDADORI, LE OPPOSIZIONI LAVORANO PER CAMBIARE LA MANOVRA E SALVARE IL PAESE. DOMANI CONFERENZA STAMPA PD PER PRESENTARE MANOVRA ALTERNATIVA.
Borsa italiana ancora in caduta oggi e spread che si allarga tra gli interessi sui titoli pubblici italiani e quello sui titoli pubblici tedeschi (considerati il punto di riferimento per la sicurezza dell’investimento in Europa).
La caduta di credibilità del governo, l’inadeguatezza e l’iniquità della manovra economia mettono l’Italia nei guai. Il Pd è pronto a fare la propria parte nel presentare proposte alternative e a respingere coralmente la speculazione.
Dichiarazione del segretario Pier Luigi Bersani alle agenzie nel corso della sivita in Medio Oriente cominciata sabato. = CRISI: BERSANI, NESSUNO PUO' METTERE ITALIA IN GINOCCHIO = (AGI) - Gerusalemme, 10 lug. - "Siamo intenzionati a reagire coralmente a eventuali tentativi speculativi che tentassero di mettere in ginocchio il nostro Paese. L'Italia non sarà messa in ginocchio da nessuno perché ha fondamentali buoni". Il segretario Pd, Pierluigi Bersani, durante la sua visita in Israele risponde così ai giornalisti che gli chiedono un giudizio sulla convocazione per domani di una riunione dell'Eurozona sulle fibrillazioni dei mercati nei confronti dell'Italia. "E' una cosa che non fa piacere. Ma è da un po’ che segnalo che non è vero che l'Italia è in una situazione tranquilla. Serve una maggiore incisività delle riforme per muovere un po’ di crescita. Va bene intervenire sui conti, anche se va fatto in modo equo, senza bastonare i deboli. Ma prima di tutto bisogna dare una prospettiva e un percorso di crescita". Pur se con "ricette diverse" anche l'opposizione, ha confermato Bersani, vuole impegnarsi con responsabilità per le riforme. (AGI).
ANSA. “Noi daremo la nostra mano facendo le nostre proposte per le riforme. In settimana presenteremo le nostre idee che riguardano anche il contenimento dei costi della Pubblica amministrazione e presenteremo un certo numero di emendamenti alla manovra". Certo, attacca il leader Pd, "è una cosa fuori da ogni minimo rispetto e buonsenso costringere ad approvare una manovra da 47 miliardi in tre settimane, con il voto di fiducia e dei giorni per gli emendamenti". Ed era proprio per consentire un dibattito approfondito in Parlamento che "noi avevamo fatto una proposta ragionevole sui tempi ma non è stata nemmeno presa in considerazione dal governo".
Da La Repubblica. Intervista al vicesegretario del Pd, Enrico Letta. “Responsabilità nazionale. Modello Prodi-Ciampi. Napolitano come stella polare. L`opposizione è pronta a scendere in campo, dice Enrico Letta, vicesegretario del Pd. Pronta anche ad un governo di salvezza nazionale. La situazione è tesa. «Di grandissima preoccupazione. Ne siamo consapevoli, più del governo. L`ultima volta che l`Italia ha vissuto un venerdì così nero era nel `92, quando la lira uscì dallo Sme». Come rispondete? «Ci muoviamo sulla linea indicata da Napolitano, fatta propria da Bersani e Casini, sabato a Bologna. Il Pd si candida ad essere il country party, il partito dell`Italia. E per farlo costruiamo un`opposizione alla Prodi-Ciampi, in termini di rigore e salvezza del Paese». Basterà? «L`attacco di venerdì non è stato generico, ma legato all`impressione che il governo italiano ha finito la benzina. Ora è il momento che l`opposizione scenda in campo. Lo faremo presentando, domani, gli emendamenti alla manovra. E ci impegneremo perché sia approvata nei tempi». In che modo? «Niente ostruzionismi. Diremo sì o no. Se metteranno la fiducia, voteremo no. Ma per respingere la speculazione occorre che la manovra sia approvata. Entro agosto ci sono 30 miliardi di titoli pubblici da rinnovare». Non pensa che l`entità da 40 miliardi, ma solo 25 assicurati dall`attuale
decreto, sia insufficiente ad azzerare il deficit? «Il balletto delle cifre di questi giorni - prima 40, poi 47, addirittura 68 e ora 25 - è indicativo della scarsa credibilità del governo. E, certo, i mercati hanno capito che si tratta di una manovra da governo Leone, da esecutivo balneare, da aumenti della benzina. Si raccattano soldi un po` ovunque. Al contrario, è arrivato il momento di cominciare a parlare di privatizzazioni. Penso a Poste, Ferrovie, Eni, Enel, Finmeccanica e alle 20 mila aziende partecipate degli enti locali. Ma alla manovra manca l`anima, la strategia. Per questo abbiamo chiesto che il governo si dimetta un minuto dopo la sua approvazione». Per dare spazio a un governo di responsabilità? «Per noi la strada maestra sono le elezioni subito. Ma ci fidiamo del presidente Napolitano. Sarà lui a indicare il voto o un governo di salvezza nazionale che termini la legislatura e difenda i conti. Siamo agli sgoccioli. Berlusconi è alla fine. E a noi interessa salvare il Paese». Sarete concilianti sulla manovra? «La responsabilità nazionale non significa accettare tutto a scatola chiusa. Domani presenteremo le nostre proposte». Ad esempio? «Il capitolo crescita e sviluppo manca del tutto. Bisogna rilanciare su liberalizzazioni, privatizzazioni e infrastrutture. Poi modulare l`imposta sui titoli. Rivedere il patto di stabilità per gli enti locali. Toccare le pensioni solo dopo aver tagliato i vitalizi dei parlamentari. E ripulire la manovra dalle "marchette", come quella sulle quote latte. Guardando al dopo». Ovvero? «Sarà un`estate di lavoro per il Pd. Intanto lanceremo il nostro "Progetto Italia" alle Feste del Pd. E poi stiamo preparando delle proposte per rimettere in piedi la politica industriale». Secondo quali direttrici? «Calare due nuovi campioni nazionali, con una golden share pubblica e una gestione manageriale. Da una parte il Polo delle reti italiane, che unisca Terna e Snam Rete Gas scorporata da Eni, sul modello inglese. Sarebbe un gigante europeo. Dall`altra parte l`Ans, l`Aziendanord servizi, grande come Eni ed Enel, sul modello tedesco, che raggruppi tutte le ex grandi municipalizzate del Nord. Una politica choc per il Paese».
Da L’Unità. Articolo di Stefano Fassina, responsabile economia della segreteria del Pd. “Negli ultimi giorni, sono venute fuori le reali ragioni di accentuazione del profilo di rischio-Italia: la perdita di credibilità del governo Berlusconi. In parte, dovuta alle vicende emerse dalle indagini della magistratura. In parte, causata dalla dai contenuti e, sopratutto, dalle carenze della "manovra" di finanza pubblica del 30 giugno scorso, veicolata in un Decreto Legge e un presunto Disegno di Legge Delega (in realtà, un manifesto politico) per riformare il fisco e l`assistenza, valutati, rispettivamente, 25 e 15 miliardi di euro all`anno a partire dal 2014. Oltre all`irrealismo dei risparmi attesi dall`improvvisata Delega, seri danni di credibilità sono stati provocati dalla comunicazione sulla dimensione della manovra, cifrata dal Ministro Tremonti, nell`infelice conferenza stampa del 6 luglio, in 47, 68 ed infine in 40 miliardi di euro. Per tentare di recuperare la confusione, un comunicato del Mef fa ulteriori danni in quanto indica una correzione di 2 miliardi di euro nel 2011 e 6 miliardi di euro nel 2012, quando nella relazione tecnica allegata al Decreto è chiarito che la manovra non ha effetti netti nel biennio indicato. Dopo le preoccupate e condivisibili analisi sulla pericolosità del Governo Berlusconi, si arriva alla domanda da 100 punti: che dice il Pd? Qual è la politica economica del Pd? Bersani promette e non mantiene? Non é così. Il Pd ha già detto. Ha detto con una elaborazione puntuale definita in tre appuntamenti dell`Assemblea Nazionale (Maggio ed Ottobre 2010 e Febbraio 2011) dedicate ai principali problemi aperti nel Paese: dall`assetto istituzionale alle pubbliche amministrazioni, dal fisco al lavoro, dalla regolazione dei mercati alla politica industriale, dalla scuola al welfare. Il Pd non ha prodotto una lista della spesa. Il 21 marzo scorso, il Pd ha discusso con le parti sociali e, poi, inviato al Ministro Tremonti un Programma Nazionale di Riforma (presentato ai media in un paio di occasioni e da fine Marzo sul sito del Pd). Nel PNR elaborato dal Pd, richiamato anche nelle risoluzioni parlamentari al Documento di Economia e Finanza, i singoli punti programmatici sono inseriti in una strategia riformista, definita e quantificata nella sua dimensione macroeconomica e di finanza pubblica. Secondo le nostre quantificazioni, le riforme proposte dal Pd innalzano il Pil potenziale dell`Italia, la variabile decisiva per abbattere il debito pubblico e dare fiducia ai mercati, verso il 2% nel corso di un
triennio. Insieme al conseguimento di un avanzo primario del 3%, consentono di raggiungere nella seconda metà del decennio in corso una riduzione del debito pubblico in linea con le indicazioni del Patto di Stabilità rafforzato. Insomma, il Pd ha già messo a punto una politica economica alternativa per lo sviluppo sostenibile, il lavoro e il taglio del debito. Intorno all`analisi della fase e alle proposte apriamo ora un confronto con tutte le forze all`opposizione del governo Berlusconi. Si tratta di una sfida di carattere costituente. Il Pd è pronto a cogliere e, soprattutto far cogliere all`Italia, l`occasione storica delle riforme.

2. LA TEMPESTA RIGUARDA L’EUROPA INTERA. ANCHE GLI USA ALLE PRESE CON IL RISCHIO DEFAULT.
Da La Repubblica. Intervista all’economia Jean-Paul Fitoussi. «La riunione dell`Eurogruppo non sarà un summit d`emergenza come si vociferava, tantomeno sul caso Italia, ma non cambio un`idea che sostengo da tempo: la paralisi nelle decisioni europee rischia di far saltare non solo un certo numero di Paesi, ma anche la stessa architettura monetaria e perfino politica dell`Unione». Stavolta Jean-Paul Fitoussi, uno dei più prestigiosi economisti internazionali europei, è davvero pessimista. E’ incredibile come l`Europa, la prima potenza mondiale se presa nel suo insieme, un`area di sviluppo planetario senza uguali, sia stata capace di farsi male da sola». Perché? In fondo, gli aiuti alla Grecia sono partiti... «Sì, ma con un anno di ritardo e con tassi d`interesse tali, per entrambe le tranche, che hanno aggravato anziché risolverli i problemi del Paese. Ma che razza di aiuto è prestare 50-60 miliardi a un`economia già in spaventosa crisi al tasso medio del5%? E ad un tasso simile sono arrivati i contributi dell`Fmi. Ma poi, i tempi: il cancelliere Merkel è stata mesi e mesi impegnata in una complessa mediazione politica aspettando il momento giusto per dare via libera e nel frattempo convincerei suoi concittadini che non stavano pagando le vacanze e le pensioni ai greci. Intanto la speculazione ha continuato ad operare, anzi si è via via convinta che poteva attaccare ben più in alto: Portogallo, Spagna, ora l`Italia, domani chissà, probabilmente la Francia e forse anche la Germania». Questo scenario apocalittico " a cascata" è dovuto ai ritardi negli aiuti alla Grecia? «Esatto. Il fatto che una vicenda piccola come la Grecia abbia causato questa crisi spaventosa dimostra la debolezza politica dell`Europa. Ed è un peccato imperdonabile, vista la ricchezza potenziale del Continente. Certo, non sarebbe stata così grave in un momento di minori tensioni internazionali. L`America soffre di problemi di debito molto più rilevanti dei nostri. Wall Street è terrorizzata per la crisi di una Nazione, la Grecia, che conta per lo 0,4% del Pil globale: non le sembra una reazione eccessiva?» Sindrome di Atene anche a Washington? «Sabato Obama ha detto che gli Stati Uniti rischiano il primo fallimento della loro storia se i repubblicani non votano il rialzo del tetto del debito pubblico. Ma soprattutto l`America teme le conseguenze per i commerci e gli equilibri mondiali che avrebbe una débacle profonda dell`Europa. Ora assistono alle paure italiane: l`Italia è un Paese, visto dall`America, grande e sano, certo con delle debolezze, ma insomma non a rischio. Vederlo così in difficoltà fa tremare tutti». I travagli del governo non hanno un ruolo diretto nell’ attacco. I mercati ci mettono sotto tutela perché l`Europa si è dimostrata solo un`espressione geografica. A proposito dell`Italia, Standard & Poor`s non ha mancato di ricordare pochi giorni fa che le incertezze operative del governo e la vacuità della Manovra hanno il loro peso agli occhi della speculazione,e Moody`s ha addirittura fatto rierimento ai risultati del referendum per dimostrare la debolezza della maggioranza. Lei come la vede? «Mi chiede se i travagli politici di questi giorni hanno un ruolo nell`attacco speculativo? La mia risposta è no, almeno non direttamente. Tutto quello che sta succedendo sarebbe accaduto ugualmente anche in condizioni più distese. I mercati hanno messo l`Europa sotto tutela perché la politica europea lo ha consentito. Ripeto, la colpa è dell`Europa, che si sta dimostrando solo un`espressione geografica».
Da Il Corriere della Sera. Articolo di Massimo Gaggi. “Ieri notte un altro «round» a Washington - incontro di Obama coi leader repubblicani - sulla crisi del debito pubblico Usa. Oggi nuovo vertice d`emergenza in Europa sulla crisi greca. E fiato sospeso anche per l`Italia «contagiata» alla riapertura dei mercati. Le crisi fiscali di Stati Uniti ed Europa, entità che eravamo abituati a considerare molto diverse tra loro, diventano sempre più simili: le origini sono diverse - troppo statalismo nella Ue, eccesso di spese militari, una gran mole di interventi di salvataggio e troppi «sconti» sulle tasse nel caso americano - ma la sostanza è comune: rischi di «default» per troppo debito e necessità di operare una stretta proprio quando un`economia sempre anemica avrebbe bisogno di più «benzina». Europa e Usa vanno alla deriva insieme e questa non è una buona notizia per nessuno, visto che anche quei Paesi emergenti che ormai producono e vendono soprattutto per l`Asia e l`America Latina, dipendono da mercati finanziari ancora egemonizzati dall`Occidente.. Ma il dato comune più inquietante è quello della crescente incapacità politica di gestire queste crisi sulle due sponde dell`Atlantico.; Fino a qualche tempo fa nel mirino era soprattutto la Ue, incapace di decidere perché divisa in due aree (la Germania sana e preoccupata soprattutto dei rischi d`inflazione contro il «ventre molle» dei "Paesi mediterranei) con situazioni e interessi assai diversi. Gli Stati Uniti, più omogenei economicamente e con un unico governo, sembravano comunque più agili. Giorno dopo giorno, però - complice la lunga volata elettorale per le presidenziali del 2012 anche a Washington spuntano divisioni paralizzanti e una certa tendenza a scherzare col fuoco. Quello di un`intesa «in extremis» rimane lo scenario più probabile, ma il nuovo braccio di ferro iniziato con l`improvviso rifiuto del capo della maggioranza repubblicana alla Camera, John Boehner, di prendere in considerazione ogni incremento del prelievo fiscale disegna uno scenario più accidentato: una Casa Bianca sempre più debole messa alle strette da leader repubblicani a loro volta ostaggio della destra radicale dei «tea party», ormai incapaci di chiudere l`ambizioso accordo delineato nei giorni scorsi (riduzione del debito di 4.000 miliardi di dollari in dieci anni col ricorso per un quarto di questa cifra a incrementi delle entrate) e costretti a ripiegare su misure molto meno incisive. Con un tempo-limite per evitare il «default» che è stato da tempo fissato dal ministro del Tesoro Tim Geithner al 2 agosto prossimo, è probabile che le schermaglie andranno avanti ancora per qualche settimana. E intanto cresce in tutti e due i fronti - nella sinistra «liberal» come nella destra radicale dei «Tea Party» - la schiera di quelli che pensano che un`eventuale insolvenza del Tesoro non sarebbe poi un evento così tragico per il Paese, mentre per loro ci sarebbe qualcosa da guadagnare sul piano politico. I «rivoluzionari del tè» sposterebbero ancor più il pendolo del fronte conservatore verso le loro tesi radicali, mentre molti «liberal» sperano che l`enormità di un evento come il «default» produrrebbe nel Paese uno «shock» capace di interrompere la deriva a destra della politica americana. Ma non è affatto detto che un`economia ancora fragilissima sia in grado di assorbire senza traumi una simile scossa. Coi debiti che minacciano tutto l`Occidente, banche e finanza di Wall Street di nuovo a rischio e le bolle speculative che incombono su una Cina che corre il pericolo dell` iperinflazione, è da folli tirare la corda fino a portare davvero Washington all`insolvenza. Lo ha ripetuto anche ieri il ministro del Tesoro, Tim Geithner, ma le sue parole sono indebolite dalle voci (da lui smentite ma, pare, fondate) che lo danno in uscita dall`Amministrazione, appena varata la manovra sul debito pubblico (l`ultimo superstite del team economico che si era insediato alla Casa Bianca con Obama nel gennaio del 2009). Così, alla fine, è scesa in campo la stessa Christine Lagarde che ha dedicato il suo primo intervento «di peso» da capo del Fondo Monetario a certificare che un`eventuale insolvenza, anche limitata, degli Stati Uniti, avrebbe conseguenze disastrose per il Paese e per l`intero sistema finanziario internazionale. Il sacrificio (che forse è anche un mezzo passo falso) della Lagarde, costretta a spendere parte del suo patrimonio di credibilità su una disputa che dilania la politica Usa, contribuirà, magari, ad evitare il peggio. Ma rimane forte la preoccupazione per la prospettiva di un compromesso al ribasso come quello proposto sabato notte da Boehner: niente aumento delle entrate (come quello da lui stesso negoziato
in via riservata per settimane) e taglio delle spese limitato a duemila miliardi di dollari. Una manovra dimezzata rispetto a quella che era stata impostata originariamente, ma, soprattutto, basata su scelte che spaccano i due fronti su linee di frattura ideologiche. Quando il leader conservatore, incalzato dai suoi, toglie le tasse dal tavolo del negoziato, spinge i democratici a rimangiarsi anche le aperture sui tagli di previdenza e sanità perché «non possiamo accettare che il prezzo del risanamento venga pagato per intero dai ceti medi e dagli anziani», come denuncia il deputato democratico, Chris Van Hollen. Una questione ideologica e di distribuzione dei redditi in un Paese nel quale la ricchezza è sempre più «polarizzata», ma anche un`interpretazione volutamente distorta di alcuni dati economici. Il pessimo andamento del mercato del lavoro a giugno (appena 18 mila posti in più e disoccupazione ulteriormente cresciuta al 9,2%) viene, infatti, letto dai repubblicani come il risultato dell`eccessiva presenza dello Stato in economia, mentre in realtà negli ultimi due anni sono state proprio le amministrazioni locali e federali in crisi a cancellare un milione di posti di lavoro. Un deficit in parte compensato dai privati che, pur in recupero, non sono, però, riusciti a dilatare di molto l`offerta di occupazione, nonostante un livello di prelievo fiscale che è il più basso degli ultimi decenni”.

10 luglio 2011

Buona domenica del 10/07/2011.



Questa non è una buona Domenica.

Non solo per noi del Circolo PD ma anche per tutta la Comunità di Sulbiate.

L' Amministrazione, infatti, ieri ha perso un altro valido Amministratore.

La dottoressa Mariagrazia Crespi ( in foto la prima in basso a sinistra), per noi del Circolo semplicemente Mary, ci ha informati ieri mattina di aver rassegnato le dimissioni dall'incarico di Assessore ai Servizi Sociali, Assistenza e Pubblica Istruzione.

Le motivazioni le potete leggere cliccando qui. Teorema le ha pubblicate dopo aver ricevuto sua autorizzazione.

Immaginiamo non sia stata una facile scelta. Mary l'ha affrontata e maturata in piena, responsabile, consapevole, e personale libera volontà.
Ha affrontato il momento della decisione da sola. Lo ha risolto secondo suo stile.

Merita stima e rispetto da parte di tutti, nessuno escluso.

Mariagrazia, tra i fondatori del Circolo del Partito Democratico di Sulbiate, prima nel circolo stesso, poi nell'esecutivo della nostra Comunità, ha sempre vissuto l'impegno politico con passione, umile spirito di servizio, disponibilità all'ascolto ed alla mediazione, intelligenza e forza di volontà.

Non voleva neppure essere tra i candidati al ruolo di Consigliere Comunale e non ha mai aspirato al ruolo di Assessore.

Il Circolo, invece, conoscendo le sue preziose competenze e capacità, ma ancora di più le sue innegabili e non comuni qualità umane, le chiese con insistenza di accettare l'impegno, indicandola al candidato Sindaco quale persona ideale per Sulbiate per l'incarico di Assessore ai Servizi Sociali.

Avevamo ragione.

In campagna elettorale non ci siamo neppure impegnati più di tanto per sostenere la sua candidatura come invece abbiamo fatto per altri democratici in lista.

Mary fu il candidato più votato dai cittadini di Sulbiate. Furono 68 le preferenze raccolte. Per un paese come Sulbiate un'enormità.

Un risultato clamoroso! Dubitiamo sia mai avvenuto prima di allora.

Nel ruolo di Assessore, nonostante le difficoltà e le appena sufficienti risorse economiche a sua disposizione, Mary non si è mai persa d'animo.
Con intelligente e positiva tenacia ha sempre trovato la strada giusta per superare gli ostacoli
.
Lo ha fatto sempre da sola (anche il Circolo PD sinceramente, forse, avrebbe dovuto ascoltarla e sostenerla di più!).
E' riuscita a realizzare molte importanti obiettivi ed ,inoltre, altri progetti erano in cantiere e attendevano tra poco di essere terminati.

Tutto ciò sempre discretamente, in punta di piedi, con tanto personale impegno e grande lavoro, senza mai fare troppo clamore revindicare pubblicamente la paternità dei successi conseguiti.

Ne ricordiamo uno su tutti che solo un anno fa nessuno a Sulbiate immaginava si potesse concretizzare : Il Progetto scuola di italiano per mamme residenti di origine straniera.

In un momento in cui non solo in questa Comunità ma in generale in tutto il Paese, avremmo bisogno della presenza di un maggior numero di donne impegnate in politica, Sulbiate si concede il lusso, di perdere la persona giusta al posto giusto!

Il Circolo sente di chiedere scusa a Mary e a Sulbiate.

Abbiamo certamente delle responsabilità.

Non siamo stati capaci di sostenere Mary come invece sarebbe stato utile e necessario, di portare quell'aria nuova all'interno della nostra amministrazione che invece all'inizio di questa avventura eravamo convinti di poter realizzare e che avrebbe certamente evitato incidenti di questa natura.

Non ci resta che ringraziare Mariagrazia Crespi per tutto quello che ha saputo fare a servizio della Comunità, per la lezione di vita, di stile, e di politica che con questa decisione sta offrendo a tutti noi.

Mary, per il Circolo PD di Sulbiate, sarà un prezioso esempio da ricordare, un "tesoro" da custodire.

Grazie da parte di tutti noi.
Il Circolo del Partito Democratico di Sulbiate.

Buona Domenica.



In foto i cinque consiglieri del Gruppo del Partito Democratico di Sulbiate.

9 luglio 2011

L' Assessore Mariagrazia Crespi si dimette dalla Giunta del Comune di Sulbiate.


Il Testo della e-mail inviata l' 8 luglio che ha accompagnato il documento formale di dimissioni dalla Giunta:

Caro Sindaco, domani mattina consegnerò le mie dimissioni, proprio per rendere pubblico e trasparente il modo di fare dei 5 consiglieri del gruppo PD del quale io faccio parte. Penso che questa sia una soluzione oggettiva che denota discontinuità con il recente passato e non da adito ai cittadini, a tutti i cittadini, quelli dell'UDC, o del PDL e della Lega, di ritenere che nella Lista SI siano "ospitati" degli infiltrati o peggio di essere considerata portatrice di una forzatura che causa danni alla Lista stessa. Se come tu auspichi, il dialogo ed il confronto fra i due gruppi, fatto ad oggi, purtroppo, non realizzato, se l'incontrarsi, sgombrando il campo da puntigli o rivalse, se l'arrivare a far sintesi delle differenze pur mantenendo il reciproco rispetto, ci condurrà a risoluzioni diverse, proseguirò nell'impegno che il nuovo assetto mi adibirà.
ciao Mariagrazia

per ingrandire clicare sul documento



In foto Mariagrazia Crespi, ex Assessore della Giunta del Comune di Sulbiate, democratica iscritta al Circolo PD di Sulbiate.

Il Cittadino Vimercatese. Sulbiate: articolo di L. Rossi.


Nella prima pagina de il Cittadino Vimercatese in edicola oggi 09 luglio 2011, non poteva mancare un riferimento alla confusa situazione politica del Comune di Sulbiate.

Il titolo che rimanda all’articolo a pagina 24 recita: Sulbiate caso outlet, è rischio di crisi.

Titolo dell'articolo:

Sulbiate, crac in maggioranza. L’outlet è tutto un programma.

Sulla questione, opinione divergenti del sindaco Stucchi e della lista civica. Il PD: ora resta valido il riferimento ai punti sottoscritti.

L’articolo di Letizia Rossi oggi non contiene dichiarazione particolari. Riporta solo uno stralcio di quanto scritto nel recente documento del Gruppo Consiliare PD.

” NESSUNA POSSIBILITA’ E’ STATA OFFERTA AL PARTITO DEMOCRATICO PER UNA REALE CONDIVISIONE. OBIETTIVO NEL RISPETTO DELLA VOLONTA’ DEGLI ELETTORI CHE ABBIAMO RIPETUTAMENTE CERCATO. A QUESTO PUNTO RESTA VALIDO SOLO IL RIFERIMENTO AL PRGRAMMA DECLINTO NEI NOVE PUNTI DA NOI SOTTOSCRITTI”.

L'esperta ed attenta giornalista, però, di seguito centra il problema, la cifra di tutta la questione.

In sintesi scrive:

La “gestione parlamentare” di Stucchi significherà di volta in volta prendere una decisione sugli argomenti proposti. Banco di prova decisivo dovrebbe essere la questione dell’outlet. Nonostante la mozione emendata che impegnava la Giunta a rinnegare qualsiasi ipotesi di ulteriore discussione sulla faccenda il Sindaco sembra non desistere dalla volontà di portare il progetto in aula. Nuova conta nuova alzata di mano.

Due nostre considerazioni:

  • Il Sindaco avverte la necessità di gestire in "modo parlamentare" la questione. Prima d'ora quando si rivolgeva al Consiglio Comunale con chi pensava di avere a che fare? Un gruppo d'ascolto?
  • Il Sindaco non contento della precedente esperienza, nella migliore della ipotesi, intende replicare una sua nuova molto probabile imbarazzante sconfitta politica. La maggioranza del Consiglio Comunale si è già espressa chiaramente il 10 giugno 2011. A che serve parlarne di nuovo?


Strade nuove per il commercio equo e solidale. Di S. Venezia.

La Grande Distribuzione è ormai così potente da determinare i prezzi dei prodotti e da incamerare una larga percentuale degli stessi. La Brianza è il territorio europeo a più alta densità di superfici destinate a Centri Commerciali ed anche quello dove il consumo di suolo ha superato il 50%.


Il Commercio Equo e Solidale (C.E.S.) nasce in Olanda sul finire degli anni '70 e si basa su alcuni semplici presupposti: favorire la nascita di un mercato con regole “eque” anche per le popolazioni situate negli stati più poveri del pianeta, che devono sottostare alle condizioni spesso imposte nelle sedi delle borse mondiali di prodotto, quando non addirittura dalle multinazionali. Oltre a questo, sono da subito evidenti gli intenti di solidarietà nei confronti dei produttori, attraverso forme inedite per l'economia tradizionale, come il pre-finanziamento della produzione e la definizione di un prezzo concordato con grande anticipo. In questo prezzo viene anche calcolato un costo “sociale”, volto a sostenere lo sviluppo di comunità dei produttori (garanzie di frequenza scolastica per i loro figli, di minimi standard sociali e sanitari).

Tutto questo, in Italia si articola in alcune grandi centrali di importazione dei prodotti (la più grande è CTM Altromercato) ed una miriade di Botteghe del Mondo, sparse sul territorio nazionale, con un'organizzazione che, a partire da un volontariato spesso vicino e complementare all'azione ed ai progetti di cooperazione di molte ONG, si articola fino a forme di imprenditoria e cooperazione, ispirate dalla solidarietà.

La Bottega, dunque, a differenza di quasi tutte le altre organizzazioni CES europee che puntano da subito sui canali della grande distribuzione, diventa la forma, lo strumento di presenza e di offerta concreta dei prodotti CES nel territorio.

Il progetto ha molto successo, esaminando la crescita dei dati economici sul piano commerciale, i risultati offerti alle comunità dei produttori ed anche la penetrazione nella consapevolezza dei tanti consumatori critici, il cui numero risulta in costante aumento.

Ad inizio del millennio, alcune grandi organizzazioni del mondo CES, anche in Italia decidono di imboccare la strada della grande distribuzione che a prima vista, sembra offrire grandi vantaggi: contratti certi per forti quantitativi di prodotti, visibilità degli stessi ad un universo di potenziali acquirenti di gran lunga più numeroso dei frequentatori delle Botteghe.

Senonchè..... compaiono le prime crepe nel processo: il fenomeno finisce nel mirino del mercato “ordinario” e della grande distribuzione, come una appetibile nicchia di consumatori, e le stesse centrali – alcune delle quali hanno addirittura la natura di consorzio di botteghe – ne divengono preda, arrivando a fatturare negli ipermercati fino a più della metà dei prodotti da loro distribuiti, facendo salire anche al primo posto per fatturato del loro portafoglio clienti diverse catene distributive (in modo bipartisan e trasversale, con buona pace per tutti i colori e le sfumature politiche!). Molte Botteghe sono costrette a chiudere perchè non possono reggere questo livello di concorrenza. Inoltre alcuni prodotti sono “insostenibili” sul piano ambientale poiché, essendo producibili anche nei paesi dove sono venduti, detengono una “zaino ecologico” pesantissimo, a motivo dei molti chilometri di trasporto che devono compiere (petrolio, energia, inquinamento....). Oggi questi nodi sono venuti o stanno venendo al pettine anche tra i volontari delle Botteghe ed i consumatori critici e vi sono in atto riflessioni e nuove piste di azione.

Quale direzione può dunque prendere il CES per concorrere ad un altro mondo possibile? Certamente il supporto a mercati locali ed endogeni, che puntino alla sussistenza delle comunità locali senza farle dipendere in prevalenza dall'esportazione di prodotti, così come richiesto da anni dal Fondo Monetario Internazionale. La consapevolezza che le Botteghe potrebbero divenire un luogo di visibilità riconoscibile nei territori, non solo per il CES ma per tutta l'Economia Solidale, dunque hanno un valore intrinseco che travalica l'azione commerciale. Una volano produttivo che deponga l'importanza dell'”offerta” per passare al traino della “domanda”, evitando in tal modo inutili sprechi di materie prime di energie e di trasporto, e distribuendo ciò che è richiesto, che “ci serve per vivere”. La necessità per tutti noi di alcuni prodotti imprescindibili per la vita quotidiana (si pensi ad esempio agli indumenti e biancheria di cotone) attorno ai quali si potrebbero immaginare progetti imprenditoriali ed intere filiere produttive, promosse, supportate e garantite dalle centrali e dalle botteghe. Una integrazione territoriale più stretta con gli altri soggetti dell'Economia Solidale, come i GAS, le Cooperative Sociali, i produttori locali, nella rete dei Distretti di Economia Solidale.

Un ultimo aspetto, non secondario, è porsi la domanda “quale modello di consumo si vuole promuovere”?

La Grande Distribuzione è ormai così potente (la Brianza è il territorio europeo a più alta densità di superfici destinate a Centri Commerciali ed anche quello dove il consumo di suolo ha superato il 50%) da determinare i prezzi dei prodotti e da incamerare una larga percentuale degli stessi. Lo studio dei nostri consumi attraverso le tessere di fidelizzazione le permette di innalzare o distruggere i produttori, non in base alla qualità della produzione ma solo al successo registrato allo scaffale o alle decisioni strategiche di spinta pubblicitaria del momento, o..... Anche alcuni dei produttori italiani biologici, vicini al circuito dei GAS, hanno pagato pesantemente questo prezzo, rimanendo abbandonati a loro stessi dalla Grande Distribuzione dall'oggi al domani. E' questo il modello di consumo che ci piace?

Fonte VorreiRubriche


I dodici Cavalieri o i dodici Consiglieri di Sulbiate. Di M. Sarchielli.

Winchester: la tavola rotonda dove secondo la leggenda
sedeva Re Artù con i suoi dodici cavalieri.



Difficile rispondere con cortesia all’ultima locandina firmata dal Capogruppo dei Consiglieri del SI,ora, "personale lista civica di maggioranza del Primo Cittadino" perchè non più rappresentativa della volontà espressa dagli elettori nel 2009. La precedente locandina degli uomini del SI, era talmente provocatoria ed imbarazzante che abbiamo preferito, in considerazione delle tensioni in corso, ignorare e tacere. Il difficile momento politico ,in cui era stata esposta, richiedeva prudenza e senso di responsabilità. Purtroppo non sono servite a nulla.

Tuttavia, pur rispettando le altrui opinioni e con tutto il garbo possibile, a questo punto, sono obbligato ad alcune precisazioni.
Le mie non sono opinioni arbitrarie o personali interpretazioni della realtà. Quello che dirò discende da fatti realmente accaduti e si desume da documenti ancora oggi esistenti di cui disponiamo la copia. Quindi, con pazienza, per l’ennesima volta e con tutto il rispetto possibile, colgo l’occasione per ricordare che:

• per le Amministrative del 2009, si era costituita una nuova lista civica (in questo post copia del documento) che in discontinuità con il precedente raggru
ppamento, che aveva sostenuto il Sindaco di Sulbiate nel primo mandato, prevedeva in quota Circolo PD 5 candidati regolarmente tesserati, di cui due, secondo gli accordi, in caso di elezione, sarebbero stati poi nominati Assessori.

Gli elettori nel 2009 hanno scelto una squ
adra composta da 12 consiglieri. Ricordo con umile soddisfazione quali furono gli esiti delle preferenze:

Il Sindaco poi, dopo la spaccatura verificatasi in occasione della scelta circa l’opportunità di esprimere un parere favorevole all’insediamento di un centro commerciale di 35.000 mq nel nostro territorio, (opportunità da noi non condivisa perché in palese contrasto con il primo punto del Programma), unilateralmente ha scelto di dividere il precedente Gruppo di maggioranza. Ha scelto di tenere con sé solo i 7 più “fedeli” e allontanare i cinque i “miscredenti”, (qui il documento): i consiglieri del PD che hanno osato dissentire dalla sua opinione.

Questo è quello che è avvenuto. Possiamo provarlo e documentarlo.


La locandina dei Consiglieri del SI contiene parole “pesanti” e gravemente lesive della nostra serietà e della nostra pubblica credibilità.
Per chi si impegna in politica, serietà e credibilità, sono qualità essenziali. Ma non siamo preoccupati e neppure sorpresi.
Siamo tranquilli e sereni.

Siamo tanquilli sia perchè, con tutto quello che abbiamo già dovuto tollerare in questi due anni di difficile collaborazione, questo modo di fare ,non essendo una novità, non ci disturba più di tanto (ci siamo pazientemente abituati), sia perché quanto affermato, non racconta il vero.

Siamo sereni perché sono dichiarazioni per noi disonoranti ma non dimostrabili.
Sono parole realisticamente indecifrabili, fuori luogo, prive di prove e di fondamento (... per l’ennesima volta, e per piacere: se avete carte o documenti che provino quanto stiate sostenendo vi esortiamo a produrli!) che tendono unicamente a disprezzare e delegittimare il Circolo del Partito Democratico di Sulbiate raccontando una verità che non c’è.

Quello che c’è, invece, è il Programma 2009: gli impegni che abbiamo assunto, insieme per Sulbiate, nei confronti degli elettori.


ll Nuovo Gruppo Consiliare PD come dichiarato dal suo Capogruppo Luigi Fassina, nel suo ultimo documento, già pubblicato nel blog ed esposto in bacheca dal 07 luglio, si impegna in ogni modo, ancora oggi ,a sostenere, essendo stato cacciato esternamente, questo programma e ,se il caso, a difenderlo con la stessa forza e determinazione così come è avvenuto in occasione del Consiglio Comunale del 10 Giugno 2011 quando, senza la presenza dei Consiglieri PD, la Comunità Sulbiate rischiava di aprire la porte ad un insediamento di una grande struttura di vendita tipo il Globo di Busnago.


Noi, Circolo Pd di Sulbiate, contrariamente al Gruppo SI , non siamo pentiti degli accordi elettorali e delle scelte fatte. Un poco delusi, ma non più di tanto.
Non dobbiamo chiedere scusa a nessuno.

Anzi... siamo orgogliosi e soddisfatti perché, se la nostra presenza in Consiglio Comunale è servita ad evitare questo scempio e questo massacro, alla fine di questa esperienza amministrativa, in qualsiasi momento avverrà, il nostro bilancio, sarà più che positivo.


Non saremo annoverati tra coloro che hanno realizzato una scuola, ma tra quelli che non hanno permesso l’edificazione di 35.000 mq di una grande struttura di vendita per difendere ulteriore consumo di territorio e tutelare la qualità della vita di tutta una Comunità. Guarda caso: il primo punto del nostro programma. Di questi tempi, in particolare in Brianza, non è una scelta da poco!


Quale delle due imprese è giudicabile più meritevole di lode? Non sta a noi deciderlo!
Si pronuncerà chi verrà dopo di noi.


Termino con una breve considerazione personale ed una riflessione sul numero 7 rivolgendomi direttamente al Capogruppo del SI di Sulbiate :


Sig. Capogruppo della lista Civica dei 7 uomini del SI, ("personale Lista del Primo cittadino"), lo dico con positiva complicità e simpatia, in ragione della sua astensione da Lei manifestata in occasione del voto del nostro dirompente emendamento “NO OUTLET” che ha affossato i disegni del Sindaco: se per caso, in futuro, il PD riceverà dai cittadini riconoscenza e gratificazione, saremo generosi. Ci ricorderemo certamente anche di Lei e del suo parziale sostegno alla nostra decisione, serbandoLe, se ci sarà, un po’ di “gloria” futura..


La prossima volta, però, se possibile, sia un pò piu' gentile, come noi cerchiamo di esserlo con Lei, anche perché se non abbiamo più un Sindaco capace di unire, abbiamo scelto lo stesso Programma e condiviso gli stessi impegni verso gli elettori. Trovo ,quest’ultimo, un motivo più che ragionevole per sospendere ulteriori polemiche.
Per gli elettori il programma (“le cose da fare”) è molto più importante del sindaco.


Il numero 7 è uno dei numeri ritenuti perfetti.
Spesso può essere di buon auspicio. Indica molteplicità ed infinità. Nella Bibbia è molto importante. Alcuni sostengono essere la "firma" di Dio. Nella Genesi il settimo giorno è il giorno del riposo; in Egitto vi furono sette anni di abbondanza seguiti da sette anni di carestia; a Gerico il popolo d’Israele, insieme a sette sacerdoti, con sette trombe ed il settimo giorno marciarono intorno alla città per sette volte; ogni sette anni la Palestina non doveva essere coltivata, il settimo era l’anno sabbatico; dopo sette cicli di sette anni (il cinquantesimo) era l’anno del Giubileo; Salomone impiegò sette anni per costruire il Tempio e alla sua inaugurazione indisse una festa che durò sette giorni; nell’ultimo Libro ,l'“Apocalisse”, tutto ruota attorno a questo numero: sette chiese, sette candelabri, sette suggelli, sette coppe, sette stelle, sette spiriti,…


Nel caso specifico del Comune di Sulbiate, le ricordo, che le 7 persone della "personale" lista Civica SI che sostiene il Sindaco non sono più sufficienti per consentire di terminare serenamente il lavoro.


Attendiamo di conoscere, con curiosità ed impazienza, se, alla prova dei fatti, i sette Uomini del Si di Sulbiate, si riveleranno sette Cavalieri o sette piccoli nani.

Quelli simpatici, anche se un po’ pasticcioni della favola di Biancaneve
,s'intende.

Cordialità


ps.: Ispirandomi sempre in termini bibblici: come l'acqua non si trasforma in vino, così le bugie anche se proclamate più volte non diventano verità. Sempre menzogne restano! Recentemente sembra che anche il popolo italiano, vittima per molti anni di narcolessia e ipnosi mediatico televisiva, finalmente, se ne stia rendendo conto.



Maurizio Sarchielli
Segretario
Circolo PD Sulbiate.
09 luglio 2011


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