26 ottobre 2011

Il Sindaco di Sulbiate s'inventa una delega "creativa". Il PD e la minoranza rispondono "NO GRAZIE!"

In un momento in cui sarebbero necessarie, accortezza, lucidità e massima prudenza e intelligenza politica, il Sindaco di Sulbiate, invece, inventa improbabili delege a coloro che, invece, lo avevano impegnato ad agire in prima persona.


Nell'ultimo Consiglio Comunale svoltosi il 30 settembre, la nostra mozione di indirizzo in merito alle problematiche legate a Pedemontana (per leggere clicca qui) approvavata dalla maggioranza dei Consilieri, quindi con il concorso dei voti di Progetto Territorio, che ha condiviso, come ormai spesso accade, la nostra iniziativa, tra le altre cose, impegnava il Sindaco a promuovere un incontro con il Comune di Bellusco, mediante le commissioni competenti, per concertare insieme la miglior soluzione possibile alla viabilità tra casello Pedemontana e zona indutriale.

Il 19 di ottobre, il Sindaco, con la "curiosa" nota sotto riportata, inviata per conoscenza anche al Sindaco di Bellusco Roberto Invernizzi, ha delegato a questo compito , secondo il solito stile creativo e forse provocatore, che disconosce le più semplici consuetudini e le più elementari norme di pubblica amministrazione, il Capogruppo della minoranza ed il capogruppo Pd Fassina, senza neppure essersi preventivamente confrontato con loro, almeno con una telefonata!

Perchè questa azione? Cosa sperava di ottenere?
Chi pensava di mettere in difficoltà?

Per vostra informazione, pubblichiamo la delega del Sindaco e di seguito la risposta firmata congiutamenente da Fassina e dal Capogruppo della minoranza.

"La delega del Sindaco".

cliccare sull'immagine per ingrandire
"La risposta del Gruppo Consiliare PD e di Progetto Territorio":

A: Sindaco Comune di Sulbiate,
Maurizio Stucchi


e p.c.: Sindaco Comune di Bellusco,
Roberto Invernizzi

Capogruppo di Sulbiate Insieme,
Luca Zoia

Consiglieri Comunali di Sulbiate



Sulbiate, lì 24/10/2011


OGGETTO: Risposta a Sua nota “Delega”, in data 19/10/2011, Prot. 6808

Lascia esterrefatti la Sua nota citata in oggetto perché non tiene conto delle regole basilari della pratica amministrativa, da Lei sempre utilizzata per rivolgersi verso i Consiglieri Comunali del nostro Comune, oltre che per rivolgersi verso i Suoi colleghi Sindaci nelle diverse questioni trattate in questi anni.

Rendiamo infatti noto che nessuna comunicazione precedente è intercorsa con i firmatari del presente per l’affidamento di una delega di questo tipo. Ma potremmo anche sorvolare sulla educazione e sulla prassi che di solito si suole utilizzare prima di emanare una delega di questo tipo. Non possiamo però sorvolare sulla gravità estrema del Suo gesto che ci lascia basiti, dato il ruolo Istituzionale che Ella ricopre, ma soprattutto data la Sua troppo spesso decantata “esperienza amministrativa”.

Non possiamo quindi che evidenziarLe:

- che la mozione è stata approvata dalla maggioranza dei Consiglieri Comunali e quanto approvato deve essere rispettato perché è il Consiglio Comunale che in maniera maggioritaria ha deliberato con chiari e precisi punti. Non Le staremo quindi a ricordare l’importanza che assume una decisione del Consiglio Comunale ovvero ricordarLe l’Istituzione fondamentale che lo stesso assume;
- che poco può importare che “il Sindaco e la maggioranza, momentaneamente in minoranza [..] non hanno avuto motivo di considerare carente la relazione con la vicina amministrazione di Bellusco”. Il dato oggettivo è che la maggioranza dei Consiglieri Comunali ritiene il contrario e per tali motivi hanno approvato di impegnare il Sindaco come espresso nella Deliberazione di Consiglio n. 49 del 30/09/2011;
- siamo ben contenti di partecipare agli incontri che il Consiglio Comunale Le ha affidato, ma di certo delegare due Consiglieri Comunali, affermando quanto espresso al punto precedente, senza nemmeno sentire la loro disponibilità in materia, rende nota una mancanza di rispetto verso le scelte prese in ambito di Consiglio Comunale. Dunque, dato che il Sindaco è Lei e la Sua figura rappresenta il nostro Comune, i sottoscritti non possono fare altro, al più, che accompagnarLa negli incontri alla quale Lei è stato impegnato dall’Istituzione del Consiglio Comunale, e mai poterci ritenere alla pari della Sua figura Istituzionale, data la diversità di ruoli che ricopriamo.

Concludiamo la presente rimarcando quanto espresso all’ultimo punto poc’anzi citato: il Consiglio Comunale Le ha affidato il compito espresso dalla Deliberazione Consiliare n. 49 del 30/09/2011, e Lei deve assumersi quanto l’Istituzione che rappresenta tutti i Cittadini di Sulbiate Le ha affidato. Usare scappatoie politiche come si evince palesemente dalla nota in oggetto non Le fa onore, ma non fa onore nemmeno al nostro paese.

Rimettiamo quindi le deleghe nelle Sue mani e saremmo pronti a ricevere le stesse solamente se il Consiglio Comunale decidesse che i sigg. Luca Sanità e Luigi Fassina siano coloro i quali possano adempiere ai dettami della D.C. n.49. Fino a quel momento La sollecitiamo a rispettare le direttive che il Consiglio Comunale, a maggioranza, Le ha attribuito e, dato l’argomento in questione, Le rimarchiamo una celere calendarizzazione delle azioni come espresso nella Deliberazione su citata.

Distinti Saluti,




f.to Luca Sanità – Capogruppo PROGETTO TERRITORIO

f.to Luigi Fassina – Capogruppo PARTITO DEMOCRATICO

La nota del mattino del 26 ottobre 2011.


1. L’EUROPA SULL’ORLO DEL BARATRO. RIUNIONE TRA CAPI DI STATO E DI GOVERNO. IL TEMPO STRINGE. SARKOZY E MERKEL CONSULTANO IL PROPRIO PARLAMENTO.
Da La Repubblica. Articolo di Andrea Bonanni. «L`Europa non è mai stata così vicina all`esplosione», dice il presidente francese Sarkozy parlando a porte chiuse ai suoi deputati. E in effetti il vertice che si aprirà questa sera a Bruxelles rappresenta l`ultima spiaggia per salvare l`euro e l`unione monetaria. La liturgia è quella dei grandi eventi. La Francia ha rinviato la pubblicazione delle previsioni di crescita perché, ha spiegato il premier Fillon, «esse dipendono in gran parte dal summit di domani». La cancelliere Merkel si presenterà prima del vertice davanti al Parlamento tedesco riunito solennemente in seduta plenaria per ricevere un mandato bipartisan a negoziare le condizioni del salvataggio dell`euro. Da Francoforte, la Bce potrebbe rompere il suo tradizionale silenzio ed emettere un comunicato al termine della riunione. Per sottolineare l`importanza dell`evento e la loro determinazione di andare al sodo, i capi di governo hanno anche annullato un incontro dei ministri delle finanze che avrebbe dovuto precedere il summit: come dire che ora non è più tempo di discussioni e di schermaglie, ma di decisioni concrete. Ma il nervosismo che circonda il vertice è al massimo”.

2. IL GOVERNO CERCA DI PASSARE LA NOTTATA PER ANDARE AL VOTO IN PRIMAVERA. BERLUSCONI NON CONSULTA IL PARLAMENTO, MA BOSSI.
Da La Stampa. Dall’articolo di Amedeo La Mattina. “L ennesima giornata convulsa sì chiude con una indiscrezione: Bossi accetta di alzare a quota 67 anni l`età per andare in pensione, Berlusconi apre alla possibilità di votare a marzo. Un`intesa segreta per sbloccare la situazione e scrivere una lettera che soddisfi Bruxelles senza spaccare la maggioranza. Prima di partire per Bruges, Napolitano ha atteso di leggere la missiva che Berlusconi manderà (dovrebbe mandare) stamane all`Unione europea. Il Capo dello Stato ha pure rinviato la partenza perla cittadina belga dove oggi parteciperà all`inaugurazione dell`anno accademico del Collegio d`Europa. Ha atteso invano: la missiva non era pronta, un accordo completo con Bossi non era stato ancora trovato. Qualcosa però Gianni Letta gliel`ha anticipato al telefono. Napolitano è partito preoccupato. Intanto a Roma il premier ha continuato a limare il testo, lungo nell`esposizione e nelle rivendicazioni ma «sottile» nei contenuti. Almeno rispetto alle aspettative europee; in particolare sul versante delle pensioni sul quale la Lega non ha ceduto. Tra l`altro il Consiglio dei ministri non ha preso alcuna decisione e scadenze precise non ce sono”.

3. L’ITALIA PAGA UN DECENNIO DI BUFALE E FAVOLE. E ADESSO RISCHIA DI DIVENTARE POVERA.
Da La Stampa. Intervista di Tonia Mastrobuoni a Vito Tanzi, per vent’anni stimatissimo capo economista del Fondo monetario e per qualche tempo sottosegretario all’economia dal 2001, dimessosi dal governo Berlusconi perché non sopportava di
dover raccontare bufale. “L’Italia rischia di mandare in rovina i frutti del miracolo economico se non fa le riforme che l`Europa le chiede». In questi giorni Vito Tanzi è in Italia, ospite dell`Istituto Bruno Leoni. Quando era sottosegretario all`Economia, all`inizio degli anni Duemila, l`italo arnericano era sempre seguito da un nugolo di cronisti affamati di notizie. Non solo per la sua biografia: dopo essere stato per vent`anni a capo del dipartimento delle politiche fiscali del Fmi, l`esperto mondiale di conti pubblici era stato catapultato nel ministero di Giulio Tremonti con una solida fama di economista. E diceva sempre, candidamente, quello che pensava. A un certo punto, nel 2003, lasciò. Qualcuno insinuò che Tremonti, innervosito da quel brutto vizio, l`avesse messo alla porta. E andata così professore? «Devo smentire questa tesi. È stata una scelta mia. Diciamo però che io ero abituato a dire le cose come le vedevo, non avevo interesse a dire la versione ufficiale che chiedevano al ministero». Scusi, che vuol dire la versione ufficiale? I conti sono conti. «Appunto. Non c`erano riunioni in cui qualcuno spiegava questa "versione ufficiale". Dovevamo coglierla a naso. Già pochi mesi dopo il mio arrivo, nel 2001, il ministro Tremanti mi mandò a una conferenza al posto suo. Dissi che c`erano problemi di finanza pubblica e che bisognava tagliare la spesa. E che non bisognava vedere solo le "vacche grasse", le cose positive, ma bisognava vedere tutto. Tremonti mi volle vedere e mi disse che dovevamo dire sempre che non avremmo mai messo le mani nelle tasche negli italiani». Lei come reagì? «Dissi che i conti pubblici non andavano bene. Dopo un po`, quando ho capito che non si-facevano le cose che pensavo si dovessero fare, ho preferito tornare a fare l`economista». E oggi cosa pensa dell`Italia? «Penso che di recente, dopo la lettera della Bce, Berlusconi si sia finalmente svegliato dal lungo sonno del "va tutto bene". E la stessa cosa però vale per Tremonti. In Italia il debito è al 120 per cento, il deficit da anni a livelli d`allarme, la produttività negativa da tempo: elementi che avrebbero fatto preoccupare da tempo qualsiasi ministro dell`Economia». Di cosa ha bisogno il nostro Paese? «Di una rivoluzione politica, amministrativa ed economica. Apportare modesti ritocchi, come è stato fatto negli ultimi anni, non basta più. Le riforme da fare si sanno da anni: bisogna rivedere le pensioni e ridurre la spesa pubblica (a cominciare dal taglio delle Province o dei Comuni), fare una seria riforma fiscale e mettere mano a questa montagna di burocrazia che vi affligge». Il governo continua a rimandare. «Faccio una previsione molto semplice: in assenza di cambiamenti fondamentali l`Italia potrà rimanere un Paese ricco ancora per qualche anno. Ma il lento declino che abbiamo osservato negli ultori vent`anni continuerà e, sul lungo periodo, la renderà più povera esponendola sempre più spesso alle crisi economiche e finanziarie. Il rischio è quello di mandare in rovina i frutti del miracolo economico». Ma perché il mercato si è svegliato solo ora se i problemi sono antichi? «E come in Argentina. Ad un certo punto gli investitori non si fidarono più. Gli interessi sul debito schizzarono di 2000 punti base e l`Argentina fallì».

4. BERSANI: IL PAESE RISCHIA. O GOVERNO DI TRANSIZIONE O VOTO.
Da La Repubblica. Articolo di Goffredo De Marchis. “Possiamo andare a votare a dicembre? «Perché no», è la risposta secca di Pier Luigi Bersani. Con un gruppo di deputati democratici, in un corridoio laterale della Camera, il segretario fa un`analisi impietosa della situazione. Prevede lo show down a brevissimo, «la letterina di
Berlusconi può far guadagnare 2-3 giorni». E poi? «Se anche l`Europa dovesse accettare questo accordo minimo, ci penseranno i mercati a darci una bastonata. Ormai i nostri titoli di Stato li comprano solo le banche italiane e la Bce. Che succede se la Banca centrale smette di acquistarli? Come fa a ingoiare un`intesa sul nulla?». Pensa già al dopo, Bersani. «Il governo di transizione sul modello Ciampi sarebbe l`ideale, è un`ipotesi che si rafforza in questo momento. Ma da sempre temo che Berlusconi abbia pronto il lanciafiamme e sia pronto ad usarlo contro il Paese. Quindi è una soluzione non facile. Può nascere un governo Letta. Sarebbe un passo avanti ma dovrebbe fare le riforme. E noi rimarremmo all`opposizione». La terza via è il voto anticipato. Non a marzo, è troppo tardi. A dicembre «perché no», insiste Bersani lasciando intendere che la considera molto più di una probabilità. «Anche in Spagna non sono abituati a votare d`inverno. Eppure le elezioni le fanno il mese prossimo...». Di tutto questo, racconta Bersani rispondendo alle domande dei presenti, ha discusso con Pier Ferdinando Casini nel pranzo di lunedì. È la seconda volta che si vedono "d`urgenza" a Bologna. «Facciamo il punto quando la fase diventa critica. Ma parliamo anche del futuro. Io mi preoccupo di rendere potabile e credibile per il governo un`alleanza di centrosinistra, quella che chiamano la foto di Vasto. In fondo, è il compito principale del segretario del Pd: cercare di tenere insieme le anime del centrosinistra. Ma la prospettiva finale rimane l`alleanza con i moderati. L`ho detto a Casini, capisco che guardando i sondaggi il Terzo abbia la tentazione di correre da solo. Ed è vero che un`intesa con loro si può trovare anche a urne chiuse. Ma è diverso fare un patto prima del voto anziché dopo». Casini cosa risponde durante i pranzi bolognesi? «Da due anni il Pd parla di ricostruzione, di crisi sociale, del pericolo di un crollo della nostra economia. Io vedo in Casini una consapevolezza nuova rispetto al passato. Adesso condivide la nostra analisi». Il leader democratico fa capire che un pezzo di strada con l`Udc è già stato fatto, che manca poco a un patto per il governo. Ma Berlusconi è ancora in sella, l`accordo con la Lega in qualche modo regge. «Ho parlato con Maroni. Gli ho detto che o staccano la spina o pagheranno il conto con gli elettori. Perché Berlusconi non mollerà mai. Non ha un partito vero come ce l`ha Zapatero. Io quella storia la conosco bene. Un bel giorno sono andati da lui 5-6 dirigenti del partito socialista e gli hanno spiegato: "Zappy, è finita, ti devi fare da parte. Magari perderemo le elezioni, così però abbiamola speranza di non essere ancellati"». Nel Pdl sono in grado di fare lo stesso? Dice Bersani che l`Unione «sta dicendo a Berlusconi: devi andare a casa». Ed è inutile rigirare la frittata aggrappandosi alle debolezze di Merkel e Sarkozy. «Sarà pure vero che il settore industriale tedesco soffre, ma noi siamo il fanalino di coda dell`Europa. Ed è vero che le banche francesi hanno in pancia tanti titoli tossici. Ma lì regge un sistema complessivo, sul mercato gli istituti francesi trovano sempre nuove risorse. Senza contare che sia la Francia sia la Germania hanno i soldi per salvare chi è in difficoltà, noi no. In America tante banche sull`orlo del fallimento il giorno dopo hanno accolto nuovi investitori senza fargli pagare un centesimo più del giorno prima. Perché nessuno può credere che gli Usa vadano gambe all`aria. Noi invece corriamo il rischio. Siamo troppo grandi per essere aiutati dagli altri, ce la dobbiamo fare da soli». Se la salvezza passa dal voto, se Berlusconi ha veramente deciso di usare il lanciafiamme, che voto sia. Prima di marzo, prima dei danni irreparabili. «Non è vero che stiamo meglio degli altri, che alcuni nostri fondamentali reggono. Le banche italiane sono solide seppure fanno una fatica enorme a trovare i soldi sul mercato.
Perché il Paese non funziona, perché tutti vedono che rischiamo grosso. E temo che i prossimi giorni ce lo ricorderanno».

5. BINDI: LE NOSTRE PROPOSTE VALIDE PER SALVARE IL PAESE. SE IL GOVERNO AVESSE FATTO CIO’ CHE PROPONIAMO DA TEMPO L’ITALIA NON SAREBBE CADUTA FINO AL PUNTO DI OGGI.
Da Il Corriere della Sera. Intervista all’arma bianca a Rosy Bindi di Monica Guerzoni. «La vera misura che l`Europa ci chiede è il passo indietro di Berlusconi». Il premier resiste e oggi la sua lettera arriverà a Bruxelles. «Bisogna vedere se il compitino soddisfa la Ue e se la sopravvivenza del governo non è la morte del Paese». Bossi è pessimista, dice che il governo rischia la crisi. «Mai come questa volta ci sono così vicini. La Lega è in grande sofferenza, lo sa Maroni e lo sa anche Bossi. Il motivo per cui il governo teneva segreta la lettera della Bce è che non è in grado di onorare gli impegni». Se al governo ci foste voi del Pd la situazione economica sarebbe migliore? «A noi quella lettera non sarebbe arrivata, perché non avremmo sprecato io miliardi per togliere l`Ici e provare a salvare l`Alitalia senza riuscirci. Non avremmo abbassato la guardia sulla lotta all`evasione e avremmo riformato il fisco tassando rendite e transazioni finanziarie e alleggerendo famiglie e imprese. Avremmo lavorato per irrobustire l`Europa e non per ridurla alle conferenze stampa di Merkel e Sarkozy». Le dichiarazioni del vostro responsabile economico, Stefano Fassina, non sembrano rafforzare l`Europa... «Fassina ha mosso critiche alla lettera della Bce. Ma al di là delle posizioni caratterizzate da qualche eccesso, la linea del Pd è assumere i contenuti di quella lettera non acriticamente ma con una mediazione politica». Prima di tutto dovete mediare al vostro interno, vista la differenza di posizioni su temi come le pensioni. «Non credo che il Pd sia diviso. La riforma della previdenza che abbiamo fatto noi con il governo Dini funziona e ha al suo interno gli strumenti per affrontare le sfide di oggi». Voterebbe l`innalzamento dell`età pensionabile a 67 anni? «La nostra proposta prevede incentivi e disincentivi per allungare l`età a 67 anni su base volontaria, ma il risultato della riforma dovrebbe andare ai giovani e alle politiche per la famiglia e non solo a scalare il debito, come è avvenuto per la pensione delle donne. Con noi la crescita sarebbe stata diversa, non avremmo affamato famiglie ed enti locali, non avremmo umiliato la scuola e avremmo riformato la pubblica amministrazione». E la patrimoniale? Le liberalizzazioni? «Le nostre proposte sono chiare, i grandi patrimoni immobiliari vanno tassati. Quanto alle liberalizzazioni, siamo stati gli unici ad averle fatte». Sulla flessibilità non avete idee altrettanto chiare, altrimenti non farebbero notizia il neolibe-rismo di Matteo Renzi e i «giovani curdi» del Pd, i trentenni che invocano il riformismo di Alesina e Giavazzi. Licenziare è un tabù? «La riforma del mercato del lavoro è necessaria, ma non ci sono solo le proposte di Alesina e Giavazzi. Siamo pronti a ragionare sulla flessibilità in entrata e in uscita, ma con adeguati ammortizzatori sociali. Però non siamo disponibili a fare cassa sulla pelle delle persone. E, soprattutto, il lavoro precario deve costare di più del lavoro stabile». E come pensate di far tornare i conti dello Stato? «Non si esce dalla crisi diminuendo il sistema di welfare. A saldi invariati noi chiediamo che il governo ritiri la delega per la riforma fiscale e assistenziale». Bersani ed Enrico Letta hanno lavorato ai fianchi Maroni, ma la Lega non stacca la spina. Non offrite sufficienti garanzie?
«La garanzia più grande per la Lega è staccarsi da Berlusconi, prima di perdere del tutto i suoi riferimenti elettorali e politici. Lo ha capito perfettamente Maroni e lo ha capito anche Bossi. La nostra proposta è sempre quella, un governo di responsabilità nazionale. Spero che trovino il coraggio di rompere” Dareste l`appoggio a un governo guidato da Schifani o Gianni Letta? «No, se cade Berlusconi ci sono solo due strade. Un governo di responsabilità sostenuto da tutti, o le elezioni. Siamo pronti a votare e saremo in grado. di costruire una coalizione larga tra progressisti e moderati. L`unità delle opposizioni è un dato di fatto».
Non avete un leader... «Se non lo abbiamo ancora individuato non è perché ci mancano i leader, ma perché ne abbiamo fin troppi. Comunque c`è Bersani e faremo le primarie». Lei si candida? «Lo potrei fare solo se melo chiedesse il mio partito».

25 ottobre 2011

Bersani incontra la stampa:" Ecco come uscire dalla crisi".


Ieri pomeriggio mentre Berlusconi era impegnato in un Consiglio dei Ministri urgente terminato ancora con un nulla di fatto, Bersani ha incontrato la stampa e presentato le proposte per affrontare la crisi e rimettere il Paese "sulla via della riscossa democratica".

Bersani:"Loro dovrebbero prendere atto della situazione e dire basta. I tempi e i modi li deciderà il presidente della Repubblica. Sono convinto che se il governo lasciasse si creerebbero dei presupposti nuovi di fiducia e credibilità".

Video: "Questo Governo passi la mano." Clicca qui.



Vaticano:"Autorità mondiale per il governo della finanza". Chiede multilateralismo e primato della politica su economia e finanza.

La autorità mondiale che governi la finanza, e la riforma del sistema finanziario che, in prospettiva dovrebbe portare a una "Banca centrale mondiale", per il Vaticano deve "avere una impostazione realistica", essere "messa in atto con gradualità", per giungere a sistemi monetari e finanziari efficienti ed efficaci, mercati liberti e stabili, disciplinati da un "adeguato quadro giuridico". Deve nascere da un "accordo libero e condiviso" e con una "fase preliminare di concertazione" per far emergere una "istituzione legittimata" e "super partes".


Tutto ciò viene prospettato nel documento "Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di una autorità pubblica a competenza universale", del Pontificio consiglio per la giustizia e la pace, una quarantina di pagine che sviluppano intuizioni e prospettive della dottrina sociale della Chiesa, da Giovanni XXIII a Benedetto XVI, presentato in sala stampa vaticana dal cardinale Peter Turkson e dal mons. Mario Toso, presidente e segretario di Giustizia e pace.

"Logica vorrebbe" per il Vaticano che questa autorità mondiale si sviluppasse "avendo come punto di riferimento l'Organizzazione delle Nazioni Unite". Nella nuova autorità politica mondiale, dovrebbero convivere politiche di "governance" e di "shared government", cioè il coordinamento orizzontale e una autorità super partes".

Premesse per la riforma del sistema finanziario mondiale è un "corpus minimo condiviso di regole necessarie alla gestione del mercato finanziario globale", dopo che è entrato in crisi il sistema di Bretton Woods, il Fondo monetario internazionale ha perso il carattere di stabilità per la finanza mondiale, e "non si dispone più di quel 'bene pubblico universale che è la stabilità del sistema monetario mondiale".

Il testo chiede di riflettere su "misure di tassazione delle transazioni finanziarie, forme di ricapitalizzazione delle banche, anche con fondi pubblici, e "condizionando il sostegno a comportamenti virtuosi e finalizzati a sviluppare l'economia reale", definizione "dell'ambito di attività del credito ordinario e di Investment Banking". Altre disfunzioni denunciate dal documento vaticano - che si muove sullo sfondo della Caritas in veritate , enciclica sociale pubblicata da Benedetto XVI il 7 luglio del 2009 - sono la diminuzione della "qualità del credito" e la tendenza a definire orientamenti strategici della politica economica e finanziaria "all'interno di club o di gruppi più o meno estesi di Paesi più sviluppati", cosa che non rispetta il "principio rappresentativo, in particolare dei Paesi meno sviluppati o emergenti".

fonte sito Avvenire.

La nota del mattino del 25 ottobre 2011.


1. L’EUROPA IN BILICO. LE SCELTE SULLA RICAPITALIZZAZIONE DELLE BANCHE, SUL FONDO SALVA-STATI, SULLA GRECIA SONO L’ULTIMO APPELLO PRIMA DEL G20 DI INIZIO NOVEMBRE. I LIMITI E I PROBLEMI DI SARKOZY E DI MERKEL.
L’Europa sta attraversando un momento cruciale. Prima ancora dell’Italia lo sguardo deve rivolgersi alla soluzione dei problemi che da un anno stringono in una morsa tutto il Vecchio Continente. Domani si riunirà l’Ecofin, il consiglio dei ministri europei dell’economia, e l’Eurogruppo, i capi di Stato e di governo dell’area euro. Obiettivo, arrivare a una decisione condivisa sul fondo salva-Stati, sulla ricapitalizzazione delle banche europee impombate dai titoli di stato greci e non solo, sul fallimento governato ( con perdite dal 50 al 60 per cento) per il debito pubblico greco. Non sarà facile raggiungere un accordo che vada bene al parlamento tedesco che fin dalla prima ora con le sue impuntature ha costretto la cancelliere Merkel a negare un sostegno che, dato un anno fa alla Grecia, avrebbe risolto il problema alla radice. E non sarà facile nemmeno per Sarkozy risolvere un problema della capitalizzazioni delle banche francesi impiombate dai titoli di Stato greci. Ma non sarà facile soprattutto per l’Italia, considerata “il” problema dell’Europa, perché se fallisce la Grecia il colpo si può reggere, se fallisce l’Italia si porta dietro tutto il continente.
Da La Repubblica, articolo del premio Nobel per l’economia Paul Krugman. “Se non fosse drammatica, vista con la lente di un umorismo tragico, la crisi europea sarebbe quasi buffa. Il fatto è che a mano amano che uno dopo l`altro i piani di salvataggio si rivelano inefficaci, i Molto Seri Europei appaiono sempre più ridicoli. Prima di affrontare l`aspetto tragico, mi soffermerei su quello tragicomico e sulla vecchia canzoncina per bambini, C`è un buco nel mio secchio», che continua a venirmi in mente. Per chi non la conosce, è la storia di un contadino pigro che si lamenta del buco nel suo secchio. La moglie gli chiede di aggiustarlo, ma ogni azione che la donna suggerisce richiede un`azione precedente. Quando alla fine la moglie gli chiede di prendere l`acqua dal pozzo, lui risponde: «Ma c`è un buco nel mio secchio, cara Liza, cara Liza». Che cosa ha a che fare ciò con l`Europa? La Grecia, il paese da cui è partita la crisi, è diventata una desolante questione secondaria. Il pericolo adesso è rappresentato da un attacco di un qualche tipo ai titoli dello Stato italiano, la terza economia dell`area euro. Gli investitori, temendo un default, per finanziare il debito italiano ora chiedono interessi più alti. Gli alti tassi d`interesse, rendendo più oneroso il servizio del debito, rafforzano il rischio bancarotta. Autoalimentandosi in un circolo vizioso, il timore di un default aumenterebbe il rischio che esso si avveri. Per salvare l`euro, occorre contenere la minaccia. Come? La risposta implica giocoforza la creazione di un fondo in grado di concedere, se si rendesse necessario, prestiti all`Italia (e alla Spagna, anch`essa sotto minaccia) per un ammontare sufficiente da permettere all`Italia di non doversi finanziare agli alti tassi del mercato. Le risorse di un tale fondo non sarebbero poi probabilmente utilizzate, perché l`esistenza stessa del fondo dovrebbe riuscire a spezzare il circolo vizioso della paura. E necessario però che ci sia la disponibilità potenziale per erogare possibili prestiti su larga scala, sicuramente oltre i mille miliardi di euro. Qui sta il problema: le varie proposte per creare questo fondo richiedono in ultima istanza l`avallo dei governi dei principali paesi europei, le cui promesse agli investitori dovranno essere credibili, se si vuole che il piano abbia
successo. L`Italia, però, è uno di questi paesi importanti e non è in grado di salvarsi con prestiti propri. La Francia, la seconda economia dell`area euro, è sembrata ultimamente traballare, suscitando il timore che la creazione di un fondo per i salvataggi dotato di ingenti risorse, appesantendo il debito francese, potrebbe avere innanzitutto l`effetto di aggiungere la Francia alla lista dei paesi in crisi. C`è un buco nel secchio, cara Liza, cara Liza. È chiaro ora quello che intendo per una situazione che richiama un umorismo tragico? Ciò che rende questa storia davvero dolorosa è che le cose non sarebbero dovute andare così per forza. Si pensi a paesi quali il Regno Unito, il Giappone o gli Stati Uniti, che sono in grado di finanziarsi a tassi d`interesse bassi, nonostante debiti e deficit ingenti. Come mai? Il segreto sta per buona parte nell`aver mantenuto la valuta nazionale: gli investitori sanno che in ogni momento questi paesi potrebbero finanziare il deficit stampando nuova moneta. Se la Banca centrale europea potesse fornire un simile sostegno ai debiti sovrani europei, la crisi si ridimensionerebbe drasticamente. Si genererebbe inflazione in questo modo? Probabilmente no. Inoltre, all`Europa potrebbe giovare una leggera inflazione generale, perché un tasso di inflazione generale troppo basso condannerebbe i paesi del Sud dell`Europa a una deflazione distruttiva, rendendo certo il perpetuarsi di alti tassi di disoccupazione e una catena di default. Considerare quest`opzione, si continua a ribadire, è impensabile. Gli statuti con i quali è stata istituita la Banca centrale vieterebbero questo tipo di politiche, anche se, viene da pensare, dei bravi professionisti troverebbero sicuramente un modo legale per aggirare l`ostacolo. Il fatto che il sistema euro nel suo insieme sia stato concepito per combattere l`ultima guerra economica costituisce invece un problema più serio. Il sistema dell`euro è una linea Maginot costruita per evitare un ripetersi degli anni Settanta ed è quindi assolutamente inutile ora che il vero pericolo è una ripetizione degli anni Trenta. Questo sviluppo degli eventi è, come ho detto, è tragico. La storia dell`Europa del dopoguerra ha un profondo valore di ispirazione. Sulle rovine della guerra, gli europei hanno costruito un sistema di pace e di democrazia, creando delle società che, seppure imperfette - e quale società non lo è? - sono probabilmente, da un punto di vista morale, le migliori mai generate dall`intera storia dell`umanità. Questa conquista ora è a rischio perché l`élite europea, nella sua arroganza, ha rinchiuso il Continente in un sistema monetario che ha ricreato le rigidità dello standard aureo e che si è trasformato, come il gold standard degli anni Trenta, in una trappola mortale. L`amara verità è che sempre più il sistema dell`euro sembra condannato. E una verità ancora più amara è che, dati i risultati che il sistema ha prodotto ultimamente, se si risolvesse presto forse per l`Europa sarebbe meglio”.

2. IL PD LO SOSTIENE DA MOLTO TEMPO. ORA E’ CHIARO A TUTTI: IL GOVERNO DI SILVIO BERLUSCONI E’ DIVENTATO L’OSTACOLO PRINCIPALE ALLA RIPRESA DEL PAESE. BERSANI: CON QUESTO GOVERNO NULLA BASTERA’ MAI.
“Siamo di fronte ad un passaggio cruciale, come lo era un mese fa e come lo sarà ancora di più tra una settimana. E sta avvenendo quello che abbiamo detto tante volte, purtroppo inascoltati”. Così il segretario del PD Pier Luigi Bersani ha introdotto la conferenza stampa per ribadire le proposte del PD in risposta alle sollecitazioni dell'Unione europea sulle riforme immediate da attuare in Italia. “Abbiamo assistito a tre anni di assoluta mancanza di riforme e di idee; a tre anni che non hanno prodotto equità; a tre anni di totale assenza di dignità che ci hanno portato a dove non dovevamo essere. Siamo esposti alla crisi e, purtroppo, siamo considerati il rischio per
l'Europa e per il mondo” ha continuato il leader democratico. “Abbiano perso la stima e il rispetto internazionale. Siamo stati derisi e questo è inaccettabile. Ma gli italiani non sono Berlusconi e vanno rispettati! E naturalmente devono però far tutto ciò che è in loro potere per esserlo”. “Ci vengono richieste riforme strutturali per la crescita. Quelle stesse che andiamo da tempo a proporre: misure economiche e sociali da affrontare con equità a partire da un nuovo assetto fiscale, da qualche misura sul lavoro e gli investimenti e dai carichi sulla rendita a cominciare dai grandi patrimoni. Servono un pacchetto di liberalizzazioni effettive, la riduzione del peso delle istituzioni e rivedere il sistema delle pensioni attraverso un meccanismo flessibile basato su incentivi e disincentivi per l'uscita dal mondo del lavoro”. Il messaggio che il PD trasmette a Palazzo Chigi è lo stesso degli ultimi mesi e delle ultime settimane. "Non è credibile che chi non ha fatto nulla per tre anni, domani mattina faccia ciò che serve. Quello che riusciranno a fare sarà sempre poco rispetto a quello di cui c'è bisogno". “Inventeranno condoni e sanatorie che sono un pugno in un occhio alla riforma del fisco. Noi abbiamo una ragione doppia per creare una discontinuità politica altrimenti non usciremo dalla crisi e non saremo credibili: questo governo deve passare la mano! Una situazione politica nuova ci darebbe il tempo di fiducia dell'Europa e dei mercati”. Le dimissioni di Silvio Berlusconi offrirebbero al Paese un "soprassalto di consapevolezza. Le misure abborracciate non sono più sufficienti”.
Il Pd ha dunque presentato le proprie proposte. “Se oggi, con il ritardo che noi abbiamo denunciato da anni, si vuol mettere mano a misure per la crescita, i capitoli sono quelli che abbiamo indicato più volte e che, per larga parte, abbiamo già presentato in Parlamento sotto forma di proposte e disegni di legge e anche di emendamenti condivisi dalle opposizioni alla manovra approvata a colpi di fiducia dalla maggioranza di centrodestra”.
· Una riforma fiscale che carichi su rendite e evasione per ridurre il peso del fisco su produzione e lavoro, anche anticipando misure immediate contro l’evasione fiscale e di imposizione ordinaria sui grandi patrimoni immobiliari, secondo le proposte che il PD ha presentato concretamente in Parlamento in occasione della manovra di agosto, e di alleggerimento del costo del lavoro per sostenere la crescita anche attraverso questa via.
· Un programma di liberalizzazioni effettive, secondo i provvedimenti che il PD ha più volte presentato in dettaglio con proposte ed emendamenti parlamentari. · Una ripresa degli interventi di politica industriale ed energetica, con particolare riferimento al Mezzogiorno, riprendendo l’ispirazione di Industria 2015 che il governo ha boicottato.
· Una deroga selettiva al patto di stabilità interno per consentire ai comuni che ne hanno la possibilità di avviare immediati investimenti e di procedere ai pagamenti verso le piccole imprese. Questa misura può essere agevolmente finanziata con un contributo straordinario a carico degli scudati.
· Misure sul welfare che, a fronte di interventi di riduzione della precarietà dei giovani, correggano in modo flessibile il meccanismo di uscita dal lavoro con incentivi.
· Un piano di dismissione e valorizzazione degli immobili demaniali, secondo il progetto presentato dal PD.
· Un programma di interventi per ristrutturare l’assetto istituzionale centrale e locale, a cominciare dal dimezzamento del numero dei parlamentari, dallo snellimento degli organi di rappresentanza e di governo di Regioni, Province e Comuni, dall’accorpamento degli uffici periferici dello Stato, dall’eliminazione degli organi societari per le società in house dei comuni (oltre 50 mila incarichi) e così via.

3. TRATTATIVE NELLA NOTTE PER EVITARE LA CRISI. MILLE IDEE MA SENZA MAI DIRE LA VERITA’: L’ITALIA DEVE TROVARE ALTRI 15 MILIARDI E FARE UN DECRETO PER LO SVILUPPO CHE BERLUSCONI NON E’ IN GRADO DI FARE.
Pensioni o non pensioni? Dietro il problema dell’età, con la Lega in opposizione, si nasconde in realtà l’ insieme di misure che il governo del centrodestra non è in grado di prendere: mancano dai 15 ai 20 miliardi all’appello per garantire (come segnala Milano Finanza oggi, dopo che ne hanno parlato tutti gli istituti di ricerca, a cominciare dal Nens di Vincenzo Visco) che si arrivi al pareggio quando previsto. L’Europa se ne è accorta ed ha chiesto misure adeguate; non ci sono misure adeguate per la crescita, ma solo un’accozzaglia di micro interventi con pochi effetti. Basti pensare alla riforma degli ordini che dovrebbe essere fatta in un anno, non subito. E non si prevedono norme sulla lotta all’evasione fiscale né interventi sui patrimoni, ma, se possibile, solo sanatorie e condoni. In questo contesto e con l’Europa che aspetta dall’Italia una risposta concreta, ieri notte è andato in onda il grande negoziato per la sopravvivenza.
Da La Stampa, articolo di Amedeo La Mattina. “Trattativa nella notte con lo spettro della crisi dì governo. Il lunedì nero di Berlusconi, dopo il weekend europeo di paura, è affollato di queste voci. Ipotesi circolata a Palazzo Chigi, con lo stesso premier che avrebbe chiesto a Gianni Letta se fosse disponibile a guidare un nuovo esecutivo. Il sottosegretario alle presidenza avrebbe risposto di sì, sottolineando però che bisognerà provare di tutto prima di buttare la spugna. «Gianni, tieniti pronto», sarebbe stata la conclusione pessimista del Cavaliere. Addirittura raccontano che anche il capo dello Stato avrebbe sondato in maniera discreta la possibilità di aprire un paracadute nell`eventualità che non si trovasse un`intesa sulle pensioni. Un`indiscrezione non confermata che contraddice la linea fin qui seguita dal Quirinale, quella di escludere un passaggio di mano di Berlusconi per non esporre l`Italia ad una bufera speculativa. Lo avrebbe escluso pure conversando nei giorni scorsi con la Cancelliera Merkel che chiedeva lumi al presidente della Repubblica. Ma tutto questo è roba dei giorni scorsi, appunto, perché la situazione si è fatta alquanto pesante dopo che a Bruxelles è stato detto a Berlusconi che il problema è lui. Non è un caso che ieri al Consiglio dei ministri, convocato d`urgenza, il nostro premier ha raccontato che in Europa c`è «un clima ostile» nei nostri confronti. Un «clima ostile» che lui avrebbe cercato di ribaltare. «Essere paragonati alla Grecia è una follia». Insomma, siamo al discorso «noi non accettiamo lezioni da nessuno». Detto questo però Berlusconi ha spiegato a Bossi che ci troviamo «con le spalle al muro». «Non possiamo evitare di fare la riforma delle pensioni e se cadiamo non mi salvo né io né tu». Messaggio chiaro del tipo «non pensare che nella Lega continuerai a comandare, perché Maroni non aspetta altro che farti la pelle». Il Cavaliere gli ha fatto presente che certi ambienti non aspettano altro che fare un «Grande centro» in cui non c`è posto per il Carroccio. Sarebbero gli stessi ambienti che «avvelenano i
pozzi in Europa». In ogni caso «chi mi attacca ogni giorno non riuscirebbe mai a mettere insieme una maggioranza parlamentare in grado di compiere quelle scelte storiche che ci consentiranno di uscire dalla crisi». Nella sala del governo è calato il gelo. Sono molti i ministri che non credono più alla possibilità di farcela. E il silenzio dei tre ministri leghisti Bossi, Maroni e Calderoli è stato eloquente sul fatto che la Lega non è disposta a sbloccare la situazione sul versante delle pensioni. Ci ha provato Berlusconi nel vertice prima del Cdm e ha continuato a provarci nella riunione serale con un`ipotesi di mediazione che viene definita «al ribasso», cioè non in grado di consentire al Cavaliere di presentarsi mercoledì a Bruxelles superando l`esame. Letta ha spiegato che invece bisogna mettere le misure nero su bianco sotto forma di una proposta convincente, «altrimenti si rischia di andare a Bruxelles allo sbaraglio». Per il sottosegretario una cosa deve essere chiara: il presidente del Consiglio potrà partecipare al summit Ue solo se ci saranno le condizioni per un`intesa nella maggioranza. «Berlusconi non può diventare il capro espiatorio delle divisioni nel governo».
Berlusconi avrebbe intenzione di inviare un documento di indirizzo all`Ue per indicare punti e scadènze delle misure della crescita allo studio del governo. Per Tremonti però non bisogna scendere troppo nel dettaglio per evitare che siano altri Paesi a determinare scelte che competono all`Italia. A detta dei presenti, il ministro dell`Economia è rimasto sul vago. «Un intervento generico», lo ha definito un ministro. Anzi, l`impressione è stata che Tremonti frenasse sulla possibilità di varare misure prima dell`appuntamento a Bruxelles.
Bossi è rimasto silente per tutta la riunione del Cdm, ma alla fine ha detto che «le pensioni non si toccano, non è giusto far pagare la crisi ai pensionati». Non è però detta l`ultima parola. La trattativa nella notte potrebbe portare ad un risultato perché il Senatur ha ben presente di trovarsi sul ciglio del precipizio. Non vuole che si proceda con decreto: solo un disegno di legge e in ogni caso le pensioni di anzianità non si toccano. Su questo «non cediamo di un millimetro». A questo punto, spiega un ministro, «o Berlusconi accetta di andare a Bruxelles con una proposta equivoca e al ribasso, rischiando di essere bocciato, o rimette il mandato e affida a Letta il compito di tentare un`operazione dolorosa».
Ecco, lo spettro di un nuovo governo ieri sera si aggirava nelle stanze di Palazzo Chigi. Prima che iniziasse il Cdm, mentre Berlusconi e Bossi discutevano in una stanza a parte, alcuni ministri già discutevano di questa eventualità. «Chi metterebbero al posto tuo?», si chiedevano l`un l`altro”.

4. SI MOLTIPLICANO LE LEGGI AD PERSONAM. ORA ANCHE UNA NORMETTA PER GESTIRE DA UNA POSIZIONE DI FORZA IL DIVORZIO CON VERONICA. UN PAESE APPESO AI PROBLEMI PERSONALI DI UN UOMO SCREDITATO.
Mentre l’Italia e l’Europa sono in bilico, ecco emergere dal testo in bozza dell’ipotetico decreto sviluppo l’ennesima norma ad persona. Questa volta si tratta di eredità: la legittima per i figli può essere ripartita in parti non uguali da chi fa testamento. La ragione? Le trattative per il divorzio tra Berlusconi e Veronica Lario, secondo tutti i quotidiani.
Da La Stampa. Articolo di Paolo Colonnello e Francesco Manacorda. “Chi lo frequenta assicura che tra i molti fantasmi di questi mesi - la magistratura che lo insegue, gli alleati che non lo lasciano lavorare, il risarcimento da 560 milioni alla Cir - ce ne sia uno
che ha ormai le caratteristiche di una vera ossessione. Come potrà mai sistemare il suo asse ereditario - si chiede Silvio Berlusconi - tra i figli avuti dal primo e dal secondo matrimonio? E in particolare come potrà farlo se il divorzio con Veronica Lario non andasse in porto?
La posta in gioco, ovviamente, è uno dei maggiori patrimoni italiani. A marzo di quest`anno, dunque prima della crisi dei mercati finanziari, la rivista Forbes segnalava «Silvio Berlusconi and family» al terzo posto in Italia e al ll8 ° nel mondo con una fortuna di 7,8 miliardi di dollari, che starebbe a dire 5,6 miliardi di euro. Leviamoci pure un miliardo che da inizio anno la Fininvest ha perso per il calo in Borsa delle sue partecipazioni, sottraiamo il mezzo miliardo che veleggia verso l`odiata Cir; restano pur sempre 4 miliardi di patrimonio familiare di cui almeno 3 sono proprio del Cavaliere. L`idea del Berlusconi è sempre stata quella di dividere l`enorme patrimonio personale -per sommi capi il suo 65% di Fininvest che controlla i1 40% di Mediaset, il 50% di Mondadori, il 35% di Mediolanum e tutto il Man, cui si aggiunge un megaimpero immobiliare che spazia da Villa Certosa alle Bahamas - in modo sostanzialmente paritetico tra i figli di primo e secondo letto. Da una parte Marina e Piersilvio, che nell`ultimo decennio hanno contribuito con il loro impegno ad accrescere il patrimonio familiare; dall`altra Barbara, Eleonora e il giovanissimo Luigi, ancora a cavallo tra gli studi e i primi incarichi nei cda, che si sarebbero divisi in tre l`altra metà. Una divisione, però, che ha sempre trovato contraria Veronica: fu proprio lei a spingere, nel 2005, perché Berlusconi assegnasse ai tre figli di secondo letto una quota complessiva del 21,4% della Fininvest equiparandoli di fatto ai due eredi di primo letto che hanno il 7,65% ciascuno. Alla difficoltà di trattare equamente gli eredi si aggiungono le vicende coniugali. Nell`agosto 2010, quando la separazione consensuale tra la ex «first couple» italiana sembrava cosa fatta, proprio da parte di Veronica arrivò un improvviso stop alla soluzione negoziata. Colpa del forte divario tra quanto chiesto inizialmente dalla (ancora oggi) moglie del Cavaliere - oltre 40 milioni lordi l`anno - e i 7 milioni annui invece proposti. Secondo alcune indiscrezioni il cambio di strategia in quell`occasione è stato radicale: contando su innegabili dati anagrafici-la signora Lario è del 1956, il Cavaliere ha vent`anni di più - Veronica avrebbe deciso di negare la consensuale in modo da non escludere un suo ruolo come possibile erede. E se Berlusconi decidesse comunque di andare avanti con il divorzio, visto che nella primavera del 2012 scadrà il canonico triennio di separazione, s`imbarcherebbe in un divorzio per colpa per il Quale - a leggere i giornali - non mancherebbero alla controparte gli argomenti. Con le attuali norme successorie, se per ipotesi Veronica dovesse essere ancora coniugata Berlusconi quando Berlusconi non ci fosse più, a lei andrebbe il 25% dell`eredità, mentre un altro 50% andrebbe diviso in parti uguali tra i cinque figli. Assieme ai tre figli, insomma, avrebbe il 55% del 65% dellaFininvest oggi in mano al Cavaliere, che aggiunto al 21,4% già in possesso dei tre Berlusconi più giovani assicurerebbe la maggioranza assoluta della holding. Ma anche se alla fine divorzio sarà, la norma infilata ieri nel decreto sviluppo servirà – come molti sospettano – proprio a risolvere la vicenda dei Buddenbrook di Arcore? Nell`entourage legale del Cavaliere il testo viene apparentemente disconosciuto. «Non ne ho mai sentito parlare - taglia corto l`avvocato di fiducia e parlamentare Niccolò Ghedini - e comunque non vedo il problema». Di fatto con regole che lasciano maggiore autonomia al genitore nel decidere il Patto di Famiglia e - nel caso in cui a spartirsi l`eredità siano solo i figli - permette di dividere in parti uguali solo un terzo del patrimonio, distribuendo poi in proporzioni diverse il restante terzo, il progetto del Cavaliere di una divisione alla pari tra i due «ceppi» familiari potrebbe essere più vicino

24 ottobre 2011

Pier Luigi Bersani oggi illustra le proposte del PD per uscire dalla crisi.

Diretta su Youdem a partire dalle ore 18,00.


Per seguire l'evento in diretta on line clicca qui.

Oggi pomeriggio alle ore 18,00 il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, incontra la stampa nella sede del Partito Democratico, in via Sant’Andrea delle Fratte 16.

All’indomani della riunione dei capi di Stato e di governo dell’Unione europea e in vista delle decisioni che l’Italia è stata chiamata a prendere in questi giorni, il segretario del Pd illustrerà le proposte del Pd per affrontare la crisi e rimettere il paese sulla via della riscossa democratica, economica e sociale.

L’incontro con la stampa sarà trasmesso in diretta da YouDem sul canale 808 della piattaforma Sky e in streaming sul sito www.youdem.tv

Patto dei Sindaci: presentato il PAES -Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile di Sulbiate. Di Sergio Brioschi.

Venerdì è stato pubblicamente presentato il PAES (piano d’azione per l’energia sostenibile) di Sulbiate.


Troppo pochi i cittadini presenti. Eppure il PAES sarà un consistente impegno a lungo termine per Sulbiate, impegno che dovrebbe portarci a risparmiare il 20% di energia, produrre il 20% in meno di gas climalteranti e di incrementare la produzione del 20% di energia da fonti rinnovabili.

Il vuoto in sala è stato un brutto segno, ma non poteva essere diversamente. Quale azioni sono state fatte per coinvolgere quelli, cioè noi, che dovrebbero essere gli attori dell’operazione? Nulla!

Le indicazioni del sito ufficiale del patto sottolineano l’importanza della consultazione, all’interno di una comunità, delle associazioni, dei privati, di tutti i cittadini sull’argomento. E’ solo l’unione delle nostre azioni che permetterà il raggiungimento di obbiettivi così ambiziosi ma doverosi.

Nel nostro PAES la tecnologia fotovoltaica è identificata come la principale fornitrice di energia pulita. Il miglioramento della coibentazione degli edifici esistenti e l’elevazione della loro classe energetica è invece lo strumento per risparmi significativi.

Il consumo di energia per ogni settore in Sulbiate per l’anno 2005 preso a riferimento è il seguente:

SETTORE

Mw.h

Percentuale

Edifici e attrezzature impianti comunali

1 005

2.21%

Edifici e attrezzature impianti terziari

2 599

5.72%

Edifici residenziali

32 178

70.86%

Illuminazione pubblica comunale

160

0.35%

Trasporti urbani

9 467

20.85%

TOTALE SEAP

45 409


Industrie (non ETS) che si è scelto di non considerare

16 901


TOTALE COMPLESSIVO

63 310


Il comune può agire sugli stabili di proprietà sia implementando impianti solari fotovoltaici e termici sia migliorando l’isolamento termico dell’involucro. La speranza è che i singoli cittadini, “emulino” l’amministrazione e facciano altrettanto sulle costruzioni di loro proprietà. Azioni collaterali come: l’informazione puntuale e la diffusione di stazioni di ricarica per veicoli a trazione elettrica ecc. saranno di compendio per il target.

Io fermamente condivido il sentire espresso dalla saggezza dei nativi americani che ritenevano la terra e l’ambiente in generale come un prestito dalle future generazioni, prestito da restituire a loro integralmente. Per questa ragione impegni come questi devono essere considerati in modo molto rigoroso e determinato.

Ecco alcune considerazioni personali mi fanno dubitare sulla rigorosità del nostro PAES per le quali una smentita mi farà solo piacere.

· Sommano il consumo di energia del residenziale e dei trasporti (che a Sulbiate sappiamo essere quasi del tutto privati) si ottiene che noi cittadini pesiamo circa il 90 % del consumo. Di conseguenza le azioni per ridurlo dipenderanno dalle nostre decisioni. La riuscita di questo PAES, che dovrà essere approvato a breve in consiglio comunale a causa dei gravissimi ritardi della sua formulazione, dipenderà non dalle opere dell’amministrazione ma dalle nostre.

· La riduzione del 20% il consumo di energia degli edifici comunali (2% del totale) è una azione meritevole ma poco o nulla significativa nell’economia del progetto. La speranza o forse l’illusione sta nel fatto che noi sulbiatesi “emuleremmo” l’operazione. E’ mai possibile basare un piano di questa portata su questi presupposti senza che noi cittadini fossimo consultati preventivamente alla definizione del PAES?

· Il contenuto del PAES a volte fa persino “tenerezza”, è vero che quello diffuso è una bozza ma questa è stata l’unico strumento, purtroppo per pochissimi, su cui riflettere prima della sua presentazione. Non è una critica nei confronti dei lavoratori che lo hanno redatto, ai quali va la mia personale stima da tecnico, ma è una osservazione esclusivamente rivolta a chi li ha costretti a lavorare di fretta e furia per rispettare i tempi in scadenza e di chi, in posti decisionali, ha perso del tempo. Infatti:

o ci sono errori da “copia e incolla”, ci si dimentica che è il documento di Sulbiate e si parla di altri comuni montani bergamaschi

o esistono delle difformità formali, anche se non di sostanza su alcuni dati, esse sono indicative di un lavoro di collage di differenti parti male amalgamate.

· Forse la società civile, se coinvolta per tempo, poteva fare delle proposte, il parco del rio Vallone avrebbe avuto la possibilità di esprimersi, le nostre associazioni qualche cosa da dire magari l’avevano, chissà se il voltafaccia di Pedemontana sulla galleria poteva avere delle ricadute in questa direzione. Interessante sarebbe anche stato conoscere il perché si sono scartate le poche idee contenute nel documento della stessa fondazione Idra : “Promuovere la sostenibilità energetica nei comuni di Bellusco, Mezzago, Sulbiate”.

· Anche le forze politiche dovevano essere coinvolte, un progetto di 10 anni può iniziare con una amministrazione e terminare con un’altra.

Il tempo per una valutazione degli esperti c’era tutto.

Anche se la società civile avesse portato idee poco realizzabili non pratiche o poco tecniche, il processo di discussione avrebbe permesso quel coinvolgimento che attualmente è nullo ma che è comunque indispensabile.

Ma questo significa essere rigorosi e determinati.

Sergio Brioschi

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PT pronto a chiamare in causa il Prefetto - Il PD attende la risposta del Segretario Comunale.

La minoranza del Consiglio Comunale di Sulbiate, Gruppo Progetto Territorio - PDL, LEGA, COMUNE APERTO - ha già preparato una lettera da recapitare al Prefetto di Monza e Brianza, dott. Renato Saccone, per denunciare i fatti avventi in Aula il il 30 di Settembre.

PT ha invitato i Consiglieri di maggioranza del Partito Democratico a condividere e a sottoscrivere il documento.

Il Gruppo Consiliare del Partito Democratico di Sulbiate è ancora in attesa della risposta del Segretario Comunale, Dott.ssa Tavella, alla lettera protocollata il 14 ottobre 2011. (Per leggere il doc. clicca qui)

Questa mattina il Capogruppo Fassina ha gentilmente sollecitato la risposta, che ora, è ancora di più importante ed urgente.

Se ci saranno evoluzioni, sarete aggiornati.


Foto de Il Cittadino - La Procura di Monza.


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La Redazione di Teorema.

Umiliati da Merkel e Sarkozy. L'Italia fa ridere il mondo.

Alla domanda in conferenza stampa "Ma voi vi fidate dell' Italia?" Sarkosy ammicca ed insieme alla Merkel ridacchia. Berlusconi partito a mani vuote per Bruxelles rientra in Italia con più problemi di prima. Mercoledì prossimo sarà il giorno decisivo. Il Governo Italiano è stato ancora una volta commissariato dall' Europa. L' ultimatum è chiaro: basta barzellette, entro tre giorni l'Italia deve intervenire con riforme strutturali. L' Italia è sotto tutela.
Bersani: " Per gli italiani è diventato un probelma andare all'estero".



Nel prossimo Consiglio dei Ministri sarà necessario mettere mano alle pensioni e al patrimonio dei beni pubblici che possono essere venduti. Non più rinviabile la necessità di tagliare il debito ed intervenire concretamente su crescita e sviluppo. Berlusconi ha annunciato l'intenzione di intervenire sulle pensioni unificando l'età pensionabile a 67 anni.

La nota del mattino del 24 ottobre 2011


1. ITALIA UMILIATA. E COMMISSARIATA. IL PD LO HA DETTO DA TEMPO. QUESTO GOVERNO NON E’ CAPACE E RISCHIA DI PORTARCI A FONDO. ORA ANCHE LA CLASSE DIRIGENTE DEL PAESE LO DICE, MA FINO A IERI LO HA SOSTENUTO.
Da La Stampa. Dall’articolo del direttore, Mario Calabresi. “E’ odioso essere commissariati, essere cittadini di uno Stato a sovranità limitata, a cui premier stranieri dettano l`agenda delle riforme e impongono tre giorni di tempo per dare risposte. E irritante assistere ai risolini e agli ammiccamenti di Merkel e Sarkozy quando sentono parlare d`Italia e di Berlusconi: ciò non è accettabile ed è irrispettoso. È umiliante ascoltare che l`Europa ci considera alla stregua della Grecia, anzi - a quanto ci risulta - al vertice di ieri è stato detto che «in questo momento non solo l`Italia è in pericolo, ma è il pericolo». Il rispetto però celo si conquista con la credibilità e mantenendo gli impegni e tutto questo a noi manca da troppo tempo. Siamo il malato d`Europa perché il governo è paralizzato e non riesce a indicare una direzione di crescita e riforme. In tutto il Continente, pur tra mille divisioni, si concorda su una cosa: o il premier italiano cambia improvvisamente marcia o - per il bene di tutti - si fa da parte seguendo l`esempio spagnolo”.
Sempre da La Strampa. Retroscena di Amedeo La Mattina. “L o avevano avvertito sabato sera, alla cena del Ppe. Attento presidente, Merkel, Sarkozy, Barroso e Van Rompuy saranno duri, molto duri. Ti diranno che «il problema sei tu» e la tua capacità politica di affrontare le questioni che ti pongono in Europa, di tenere fede agli impegni, di fare le riforme. Anche di assicurare l`obiettivo del pareggio di bilancio entro il 2013. In sostanza ti diranno, in maniera indiretta, che dovresti dimetterti. Solo così l`Italia potrà riprendere quota. Di fronte a queste anticipazioni, che gli sono arrivate da .fonte diplomatiche, Berlusconi è andato in escandescenza: «Ma questa sarebbe un`ingerenza inammissibile! Hanno deciso di farmi la guerra? Vediamo se sono capaci di dirmelo in faccia!». Quello che ieri è andato in scena davanti ai giornalisti, con le parole e i sorrisini di Merkel e Sarkozy, certifica come Berlusconi non venga considerato all`altezza della sfida. Nei colloqui a margine del vertice Ue il presidente francese e la Cancelliera tedesca non hanno chiesto al Cavaliere di mettersi da parte. Ma hanno espresso a più riprese la loro grande preoccupazione che l`Italia non sia in grado dì fare tutti i passi necessari per uscire dalla crisi. Più esplicito è stato il presidente della Commissione europea Barroso quando ha sostenuto che «non solo l`Italia è in pericolo, ma è l`Italia il pericolo per tutta l`Europa». In Europa sono stanchi di sentire le promesse di Berlusconi sulle riforme, di avere disatteso in parte la lettera della Bce, anche in quella parte in cui si chiede al nostro Paese di fare la riforma delle pensioni. Il presidente del Consiglio adesso vorrebbe farsi forte dell`ultimatum europeo per piegare Tremonti e convincere Bossi a modificare il sistema previdenziale. Avrebbe ricordato a Barroso che se una richiesta in tal senso fosse venuta da tutti i Paesi europei, la sua azione in Italia sarebbe stata più forte e convincente. Ma il capo dell`esecutico Ue gli ha risposto che non possono essere le Cancellerie straniere a indicare all`Italia quali riforme fare. Una doccia gelata quella di Barroso, che ha pure indicato a Berlusconi l`esempio spagnolo: Zapatero ha fatto riforme lacrime e sangue,
indicando allo stesso tempo la strada delle elezioni anticipate. Il messaggio è chiaro: se non sei capace di andare avanti, fatti da parte”.

2. CON LA SCUSA DEL COMMISSARIAMENTO BERLUSCONI TENTERA’ DI FAR PASSARE, INSIEME ALLE PENSIONI, GLI ULTIMI CONDONI. “LA PATRIMONIALE LEDEREBBE I MIEI ELETTORI” HA CONFESSATO. LE UNICHE, VERE PROPOSTE LE HA FATTE IL PD.
Con la scusa delle pressioni europee, Berlusconi tenterà di far passare la riforma delle pensioni, ma anche i condoni edilizio e fiscale ai quale tengono moltissimo i parlamentari del centrodestra. Ieri Berlusconi è stato chiaro: “Non posso mica fare una patrimoniale che inciderebbe sui miei elettori”. La verità è che le proposte che possono essere utili per la crescita e la stabilizzazione dei conti le ha fatte il Partito Democratico, dalle misure per la lotta all’evasione all’imposta ordinaria sui grandi patrimoni immobiliari, dalle liberalizzazioni al dimezzamento del numero dei parlamentari, dal cambiamenti dei pesi e degli equilibri tra lavoro stabile e lavoro precario alla possibilità per i comuni di fare investimenti, dalla ripresa della politica industriale e così via.

3. BERSANI: ECCO LE PROPOSTE CHE SERVONO AL PAESE
Gli italiani riconquisteranno rispetto e fiducia che meritano. Ma con questo governo niente basterà mai.
Tre anni di politiche dissennate, inique e inconcludenti hanno portato l’Italia dove non sarebbe dovuta stare: nella situazione più esposta, con il paese che è considerato un pericolo per l’euro e con gli italiani che devono riconquistare il rispetto loro dovuto.
Se oggi, con il ritardo che noi abbiamo denunciato da anni, si vuol mettere mano a misure per la crescita i capitoli sono quelli che abbiamo indicato più volte e che per larga parte abbiamo già presentato in Parlamento sotto forma proposte e disegni di legge e anche di emendamenti condivisi dalle opposizioni alla manovra proposta e approvata a colpi di fiducia dalla maggioranza di centrodestra.

- Una riforma fiscale che carichi su rendite e evasione per ridurre il peso del fisco su produzione e lavoro, anche anticipando misure immediate contro l’evasione fiscale e di imposizione ordinaria sui grandi patrimoni immobiliari, secondo le proposte che il Pd ha presentato concretamente in Parlamento in occasione della manovra di agosto, e di alleggerimento del costo del lavoro per sostenere anche attraverso questa via la crescita.
- Un programma di liberalizzazioni effettive, secondo i provvedimenti che il Pd ha più volte presentato in dettaglio in proposte ed emendamenti parlamentari.
- Una ripresa degli interventi di politica industriale ed energetica, con particolare riferimento al Mezzogiorno, riprendendo l’ispirazione di Industria 2015 che il governo ha boicottato.
- Una deroga selettiva al patto di stabilità interno per consentire ai comuni che ne hanno la possibilità di avviare immediati investimenti e di procedere ai pagamenti
verso le piccole imprese. Questa misura può essere agevolmente finanziata con un contributo straordinario a carico degli scudati.
- Misure sul welfare che, a fronte di interventi di riduzione della precarietà dei giovani, correggano in modo flessibile il meccanismo di uscita dal lavoro con incentivi.
- Un piano di dismissione e valorizzazione degli immobili demaniali, secondo il progetto presentato dal Pd.
- Un programma di interventi per ristrutturare l’assetto istituzionale centrale e locale, a cominciare dal dimezzamento del numero dei parlamentari, dallo snellimento degli organi di rappresentanza e di governo di Regioni, Province e Comuni, dall’accorpamento degli uffici periferici dello Stato, dall’eliminazione degli organi societari per le società in house dei comuni (oltre 50 mila incarichi) e così via.
“Queste sono alcune delle cose che si possono fare” dichiara il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. “Naturalmente va anche ricordato che tutto ciò che l’Italia e gli italiani possono fare rischia di avere un effetto davvero limitato se resta questo quadro politico. Con un governo così niente basterà mai. L’Italia è un grande paese. Gli italiani hanno risorse e mezzi per uscire dalla crisi e meritano ben altro rispetto da quello mostrato in questi giorni dagli altri partner europei. A questo punto è necessario dare un segnale di cambiamento politico chiaro per mettere il paese in condizione di riprendere il suo cammino e anche per recuperare a livello internazionale il rispetto e la fiducia che gli italiani meritano”.

4. IL VOTO IN TUNISIA. LA PRIMAVERA ARABA ALLA PROVA DELLA DEMOCRAZIA.
Da Il Corriere della Sera. “L`indice di circa 5 milioni di tunisini è macchiato di inchiostro nero. E la prova che ieri ha votato oltre il 70 per cento dei 7,5 milioni di cittadini aventi diritto. I risultati ufficiali saranno comunicati nel pomeriggio di domani. Fino a tarda notte le illazioni, incontrollabíli, sembravano confermare le previsioni della vigilia. In testa Ennahda, la formazione di ispirazione islamica, accreditata dai sondaggi di un 20-25% dei voti. Dietro, in ordine sparso i partiti laici. Ma l`afflusso corale di uomini, donne (velate e non), giovani (tanti giovani) è già un dato politico importante. Passerà alla storia come l`atto di nascita di una vera democrazia nel Nord Africa? Sarà un modello per gli altri, l`Egitto, la Libia? Si vedrà. Intanto conviene prendere nota di un fatto: i tunisini ci credono”.