5 dicembre 2011

Bersani chiude gli Stati generali della cultura.

E’molto più difficile superare il berlusconismo che far uscire dal governo Berlusconi e Bossi. Il PD non fa il verso al berlusconismo. Noi facciamo l’inverso perché siamo alternativi a quel sistema di valori senza se e senza ma”. Pier Luigi Bersani chiude gli Stati generali della Cultura.



La nota del mattino del 5 dicembre 2011.

1. PER EVITARE IL FALLIMENTO DELL’ITALIA (NIENTE PENSIONI, NIENTE STIPENDI, SI FERMA LA SANITA’….) IL GOVERNO MONTI VARA UNA MANOVRA DAVVERO PESANTE. NON BISOGNA DIMENTICARE, E LASCIARE CHE IL PAESE DIMENTICHI, PERCHE’ SIAMO A QUESTO PUNTO E CHI CI HA PORTATIO QUI. ANCHE SE BERLUSCONI SI NASCONDE DIETRO ALFANO. ANCHE SE BOSSI RIMETTE IN SCENA LA RIVOLTA.
Prima di affrontare il giudizio sulla manovra varata dal governo di Mario Monti in pochi giorni (ma la destra e anche molti quotidiani illustri non lo avevano accusato di essere troppo lento? ), è importante ricordare come siamo giunti a questo punto, perché ci siamo arrivati e chi porta su di sé la colpa del disastro. Perché Monti e il suo governo hanno approvato questa manovra davvero pesante. Ma chi ha portato l’Italia nella condizione di dover fare questo sono altri.
Basta un breve pro memoria (e che però non va dimenticato, ma riproposto ogni volta) sugli ultimi anni. Il governo Prodi, appena insediato, trova un buco terrificante nei conti pubblici lasciati dal precedente governo Berlusconi. Prodi, Tommaso Padoa Schioppa, Vincenzo Visco e Pier Luigi Bersani presentano una manovra da 30 miliardi di euro, con misure stringenti contro l’evasione fiscale, liberalizzazioni e anche riduzioni di imposta e di contributi (5 miliardi di taglio dei cuneo fiscale, cioè del costo del lavoro per imprese e per i lavoratori). 2007. Altra finanziaria con misure contro l’evasione fiscale, ma contemporaneamente per alleggerire la pressione del fisco sui redditi bassi (via l’Ici per le case dei meno abbienti, sgravi per i figli che studiano fuori sede e così via). Di fronte all’operazione risanamento-rilancio la destra insorge (ricordate le campagne contro il grande fratello del fisco?). Cade il governo Prodi. Nel 2008 la destra vince le elezioni. Il centrosinistra ricorda che c’è la crisi e che le risorse recuperate con il recupero dell’evasione (perché allora c’è stato recupero concreto dell’evasione) vanno impegnate per sostenere la ripresa. Berlusconi le spende per togliere l’Ici sulle case dei più ricchi. Fanno il condono al 4 per cento sugli esportatori di capitali. Si salva l’Alitalia con i soldi pubblici. Vengono cancellate tutte le norme di contrasto all’evasione fiscale e che stavano portando nuove risorse. Viene interrotto lo studio delle spese pubbliche (la spending rewiew).
Poi, per tre anni, “Va tutto bene”, “stiamo meglio degli altri”, “La crisi è passeggera”. Fino a luglio, dopo le elezioni, quando finalmente il governo ammette che la crisi c’è e fa una prima manovra. Mezza finta e tutta rinviata come sacrifici a dopo le elezioni del 2013. Ad agosto, quando i mercati si accorgono che le manovre approvate sono finte, altra manovra imposta questa volta dall’Europa: voci, passi in avanti, ripensamenti, scontri interni, fino all’epilogo. La nuova manovra ha ancora un buco di 20 miliardi di euro per raggiungere quello che Berlusconi e Tremonti hanno promesso da tempo all’Europa: il pareggio di bilancio.
Senza questa storia non si capisce perché l’Italia oggi è ad un soffio dal fallimento: l’Italia è a un soffio dal fallimento perché ha un debito enorme e deve continuamente rivolgersi ai mercati per poter rinnovare il proprio debito. Ma ormai non le crede più nessuno. Gli investitori (creditori) non si fidano più. E se l’Italia, che deve rinnovare 200 miliardi di euro di titoli di debito entro aprile, non riesce a ottenere i soldi che le
mancano a prezzi ragionevoli si avvita e fallisce. Che cosa significhi il fallimento lo racconta l’Argentina che lo ha vissuto: lo Stato non ha soldi per pagare gli stipendi, le pensioni, i servizi (sanità, trasporti…).
Ecco dunque il punto a cui siamo arrivati. Senza contare che siamo così importanti da rischiare di trascinarci dietro l’Europa e l’euro.
Memento dunque: Monti è stato chiamato a fare una manovra per evitare il fallimento. Ma il fallimento lo hanno provocato Berlusconi, Bossi, la destra trionfante al governo e l’ideologia eroica dell’uomo ricco, potente, senza regole, che non ha bisogno di cultura, di fatica, di studio per trionfare, perché dotato di forza, di fascino e prepotenza. Ora Berlusconi si tiene in disparte e lascia bruciare Alfano, mentre Bossi si rimette i panni dell’arme per ricostruire chirurgicamente la verginità perduta dalla Lega nelle votazioni delle leggi vergogna, mentre l’Italia andava in declino verso il default.

2. LA MANOVRA E’ SQUILIBRATA. PUR NEI TEMPI STRETTI DOBBIAMO LAVORARE PER MODIFICARLA, PER RENDERLA PIU’ EQUA E PER FARE DAVVERO LA LOTTA ALL’EVASIONE FISCALE.
Il governo di Mario Monti ha presentato la sua manovra. Che sia pesantissima non vi sono dubbi. Che non tutto vada bene non vi sono dubbi (non bisogna dimenticare che Monti risponde a un Parlamento che è ancora quello uscito dalle elezioni del 2008, con la vittoria schiacciante del centrodestra). Tuttavia sono stati anche accolti alcuni dei suggerimenti del Pd (il prelievo sugli scudati per permettere la rivalutazione delle pensioni fino a 900 euro, per esempio, la tracciabilità dei pagamenti). Pur nella ristrettezza dei tempi parlamentari sarà necessario lottare per introdurre altri correttivi. Sul sistema delle pensioni (per esempio, ma non solo, trovando altre risorse per alzare ancora la soglia delle pensioni che godranno della rivalutazione), ma soprattutto sulle norme contro l’evasione, che sono deludenti e troppo marginali. Nell’incontro con Monti il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha già presentato le proposte del Pd. Nell’iter parlamentare e nel confronto con il governo si dovrà tentare di fare di più.
Quella presentata questa sera dal presidente del consiglio Mario Monti "è una manovra molto dura", ha detto il segretario Pd Pierluigi Bersani intervistato da Fabio Fazio a "Che tempo che fa" ieri sera, aggiungendo che "certamente lavoreremo perché i tratti di equità siano ancora più forti". "Vedo con piacere che il presidente Monti ha accolto una delle nostra proposta che abbiamo avanzato, di far pagare i famosi scudati", ha aggiunto Bersani. "Allargando questo bacino di solidarietà potremmo risolvere qualche altro problema".

3. OGGI RIUNIONI DEI GRUPPI PARLAMENTARI. QUESTA SERA RIUNIONE DEL COORDINAMENTO DEL PD.
Oggi pomeriggio alla Camera si riuniscono i vertici dei gruppi parlamentari del Pd alla Camera e al senato. Questa sera la manovra e la linea del Pd verrà discussa nel corso di una riunione presso il centro del partito dal cosiddetto coordinamento.

4. SETTIMANA CRUCIALE PER LA SALVEZZA DELL’EURO. OGGI INCONTRO SARKOZY MERKEL. GIOVEDI’ DRAGHI RIDUCE ANCORA I TASSI DI INTERESSE DELLA BCE. GIOVEDI’ E VENERDI’ SI RIUNISCONO I CAPI DI STATO E DI GOVERNO PER SALVARE L’EUROPA. IL SEGRETARIO AL TESORO USA GEITHNER INCONTRA MONTI.
Da La Repubblica. Articolo di Federico Rampini. «Dieci giorni per salvare l`euro» aveva detto il commissario europeo Olli Rehn. Ne sono passati cinque. Tra oggi e venerdì, resta una "settimana corta" ma di fuoco, in cui il mondo intero ha gli occhi puntati sull`Europa. La manovra italiana, due vertici (franco-tedesco ed Ecofin), un meeting della Bce che potrebbe tagliare i tassi: è il percorso a ostacoli schiacciato in 120 ore, dove la posta in gioco è altissima. Da Washington a Pechino, da Londra a Brasilia, anche gli attori esterni hanno il fiato sospeso e attendono le mosse dell`eurozona. Barack Obama manda il suo segretario al Tesoro in missione, sapendo che la fragile ripresa americana è appesa anche alla sopravvivenza dell`eurozona. Obama vuole ribadire la sua convinzione agli europei: non si può curare questa crisi solo con l`austerità; manovre fatte di soli tagli precipiterebbero l`intero continente verso una nuova recessione, che a sua volta farebbe risalire deficit e debiti (pubblici e privati). Non è bastato il maxi-intervento concertato tra le due rive dell`Atlantico mercoledì scorso, l`operazione "pompa-dollari" che ha visto impegnate la Federal Reserve, la Bce e altre quattro banche centrali inclusa quella del Giappone. Dopo quell`offensiva delle banche centrali non è svanito il senso di pericolo. Uno dei timori che costringe Obama a inviare di nuovo in missione nel Vecchio continente il segretario al Tesoro americano Tim Geithner al capezzale dell`euro, è proprio lo stato di illiquidità delle banche europee. Secondo quanto risulta al Tesoro Usa, dopo che la Fed ha messo a disposizione credito in dollari a tassi stracciati, ben 350 di quei miliardi sono stati "parcheggiati" dagli istituti di credito europei presso la Bce. E’ un segnale di paura estrema, che rasenta la paralisi: invece di farsi credito tra loro, o meglio ancora di prestare all`economia reale, le banche affidano i loro fondi alla cassaforte infruttifera della Bce, come se fossero alla vigilia di un tracollo. Un altro segnale di allerta è la missione che la direttrice del Fondo monetario internazionale è andata a compiere in America latina... per chiedere aiuto. È il mondo alla rovescia, gli ex bancarottieri trasformatisi in potenziali salvatori. Christine Lagarde ha sondato i governi del Brasile, del Messico e del Perù per la loro disponibilità a partecipare a nuovi" prestiti bilaterali", da attivare se occorresse salvare dal default l`Italia o la Spagna. Sono degli strumenti ancora da inventare, avrebbero il cappello della Bce e del Fmi, consentirebbero di evitare la "multilateralità" tipica del Fondo: vietata dal fatto che l`Amministrazione Obama in campagna elettorale non può far digerire al contribuente americano un suo finanziamento all`eurozona. Alla riapertura dei mercati oggi due eventi dominano l`attenzione: la manovra italiana e il vertice franco-tedesco. E sono già due test difficili da superare. Il termometro della fiducia tra gli investitori globali reagirà a seconda di quanto appaia solido il consenso verso il governo Monti. D`altra parte i mercati attendono dal dialogo tra Angela Merkel e Nicolas Sarkozy le prove tangibili di un`intesa vera. Il patto dovrebbe includere l`unione fiscale che Il segretario al Tesoro Tim Geithner piace alla Germania, con le sanzioni automatiche ai paesi che sforano sul deficit; e qualche forma di via libera agli eurobond o a interventi più vasti della Bce (quanto meno a salvataggio degli istituti di credito, possibilmente anche sul mercato dei titoli pubblici). Gli osservatori angloamericani o cinesi non sono allenati a cogliere tutte le sfumature
dell`eurodiplomazia: dovranno accettare che l`intesa Merkozy resti almeno in parte implicita, sia per non irritare gli altri partner mettendoli di fronte al fatto compiuto, sia per non invadere il campo di autonomia della Bce. Anche per questo è importante la missione di Geithner. Il segretario al Tesoro fungerà da "interprete" per decifrare la settimana europea a Obama ed anche a Wall Street. Nel frattempo Christine Lagarde continuerà a sondare Bric e dintorni per misurare quanti capitali i paesi emergenti sono disposti a investire nei salvataggi dell`eurozona. La Cina, che a sua volta sta correndo ai ripari per il rallentamento della sua crescita, è la chiave di volta: ma Pechino aspetta a esporsi perché vuol capire quanto investirebbe la Germania nei nuovi strumenti "bilaterali" targati Fmi. Se non si fidano i tedeschi, sarà difficile attirare i cinesi. Giovedì la Bce farà sapere se taglia i tassi, o vara eventuali nuovi interventi a sostegno del sistema creditizio. E venerdì si chiude l`Ecofin. Nella versione più virtuosa la settimana avrà inizio con un via libera per le misure di Monti, si chiuderà all`insegna di una svolta interventista della Bce e con la benedizione Ecofin al patto franco-tedesco: unione fiscale, sanzioni automatiche, in cambio di una solidarietà verso gli Stati a rischio. Qualsiasi incidente di percorso rispetto a questo tracciato virtuoso, potrebbe gettare i mercati nello sconforto, e non solo loro”.

4 dicembre 2011

Lettera aperta di un Sulbiatese a Virus.


Riceviamo e ben volentieri pubblichiamo la seguente lettera aperta di un nostro concittadino inviata al nostro carisissimo blogger "Virus". Lo facciamo oggi domenica 04/12 /2011 perchè non vorremmo che domani i contenuti fossero superati dagli eventi.


Caro sig. Virus.

Le scrivo questa lettera un po’ come sfogo. Forse, visto il livello medio delle sue stupidaggini, potrebbe anche pubblicarla.

Sono di Sulbiate, nato a 10 anni dalla fine della guerra: un ragazzo del boom economico.

Mio padre andò in pensione a 55 anni, iniziò da “bambino” alla Gilera, azienda che ha “sempre messo su i bollini”. Negli anni ‘60 dopo gli scioperi e l’occupazione, si fece assumere alla Breda di Sesto e a 55 anni ce la fece a raggiungere i 40 anni di pensione prima che cominciassero i grossi guai. Ma non ne poteva proprio più e, comunque, largo ai giovani.

Studiai perito elettrotecnico: corso diurno, mio papà ci teneva molto!

1975: (19 anni) assunto in una grande azienda dell’elettronica e dell’impiantistica delle telecomunicazioni, allora era facile.

1995: (29 anni) sposato poi in 4 anni 2 figlie.

1995: l’azienda iniziava con le ristrutturazioni: qualche mese di cassa integrazione. Non le dico quanto inadeguato mi sono sentito ad affrontare la situazione di progettare una vita famigliare nella condizione di cassaintegrato.

1995: trovato un nuovo posto di lavoro in una piccola-media azienda della Brianza di macchine per il confezionamento.

1995-2008: ne ho fatte di cose, mio contributo alla crescita non è mancato. Avevo spazio e ho avuto modo di sviluppare l’automazione delle macchine. Sono diventato il responsabile. Posso dire che “questo lo ho fatto io”. Ero orgoglioso quando vedevo le nostre macchine sulle riviste del settore.

2008-2011: la crisi, la globalizzazione tutto precipita! Bisogna fare meglio, più velocemente, con minori costi, introdurre nuove tecnologie … competere. Butta via il PLC che avevo introdotto 25 anni fa e passa al IPC (scusate gli acronimi ma chi ha vissuto questo potrà capire lo stato d’animo).

In un mese divento inadeguato, nessuno me lo ha detto chiaramente ma lo capisco, a 55 anni ho provato a passare le notti sul Visual Basic: impossibile senza basi informatiche. Assumo un giovane ingegnere, non posso non vederlo come un figlio, quanto è bravo e come ci capisce! questo mi fa sentire sempre più una me..a. Penso sempre più alla pensione; per 3 o 4 anni sarò utile ancora, ce n’è di manutenzione da fare.

In una settimana il mondo cambia ancora, il tempo per staccare la spina del lavoro raddoppia con il suo carico insopportabile di disagio. E cosa succederà la settimana dopo, e il mese dopo ...

E pensare che 2-3 anni fa giravano slogan come:

“ più patata per tutti” ma come “Cristo si è fermato a Eboli” la “patata si è fermata ad Arcore”

“non metteremo le mani nelle tasche degli italiani” il mio stipendio cresceva ancora ma risparmiavo meno, forse invece delle mani mettevano dentro qualche cosa d’altro.

Ora finalmente abbiamo il professore Mario Monti, nei suoi discorsi ricorre la parola equità.

Mi chiedo come possa essere equo discutere di variare la pensione di uno considerato superato dal mondo del lavoro e che non vede prospettive per le figlie, ma che ha pagato tutte le tasse e invece discutere molto molto poco di recupero dell’enorme evasione fiscale, di patrimoniale, di tassazione sulle rendite?

La lettera è di pura fantasia ma giudicate voi la veridicità. Ogni riferimento a persone è puramente casuale: un invito alle figlie del nostro sulbiatese immaginario a lasciare dei commenti.

By Virus

Buona domenica del 04/12/2011.

Sulbiate e le eccezioni che confermano le regole.
Attendere le scuse per insulti, offese, rivolti ai nostri Consiglieri Comunali, al circolo PD di Sulbiate e indirettamente anche al nostro modestissimo sito/blog Teorema è un po’ come attendere vanamente la possibilità che qualcuno possa, in un momento di straordinaria resipiscenza o di particolare illuminazione, fare il passo indietro da noi auspicato, ormai, troppo tempo fa.
I consiglieri PD sono stati cacciati dalla lista di maggioranza solo perché colpevoli di essere tesserati ad un partito. Non c’è altro da aggiungere. E’ un fatto che possiamo facilmente dimostrare con prove documentali. Il “processo” con sentenza definitiva si svolse a porte rigorosamente chiuse, senza prevedere la legittima e opportuna presenza degli imputati. La sentenza pronunciata unilateralmente, invitava i consiglieri PD a costituirsi Gruppo separato dal Gruppo SI.
I 5 “esiliati”, senza troppi drammi, costituirono il Gruppo PD. Pertanto sono veramente meschine, prive di senso e di intelligenza politica, le accuse mosse nei nostri confronti che dicono di un PD che si trova in Consiglio Comunale senza averne diritto.
I Consiglieri del PD, sono Consiglieri di maggioranza e sono stati scelti dai Sulbiatesi, anche ed in particolare perchè donne e uomini del Partito Democratico di Sulbiate.
Abbiamo fatto un campagna elettorale, onesta e chiara. Senza comparire con il nostro Simbolo nel logo, il circolo ha sostenuto la lista Civica SI, che insieme ad altri cittadini aveva contribuito a costituire, promuovendo le sue 5 persone. I Sulbiatesi (non furono pochi!) sapevano chi stavano mandando in Consiglio Comunale. Allora, il fatto di essere tesserati non suscitava nessun particolare problema. Ora, dopo l'espulsione, i nostri Consilgieri sono impegnati a difendere e sostenere solo il programma. Per tutto ciò che non rientra nel programma 2009, liberamente, giudicano di volta in volta.
Nel frattempo, però, prima eccezione che conferma la regola, tre Assessori, con la comprensione e benedizione del Primo Cittadino, affascinato dalla svolta (?) del Segretario Angelino Alfano, si sono, serenamente tesserati PDL. Forse è per questa ragione che i Consiglieri PD oggi sembrano essere il peggior avversario politico (per non dire nemico) del Sindaco Stucchi? Infatti, non partecipano più agli incontri di pre-consiglio, né alle commissioni e spesso accade che assumano posizioni contrarie ai desiderata della Giunta. Agli occhi del Gruppo SI sono peggiori della minoranza!
Semplici sono le motivazioni. Per capire il perché , con brevi esempi , è bene fare il punto:
Commissioni viabilità progetto Andromeda. Sono state convocate per emergenza improcrastinabile in pieno agosto 2011! Perché a settembre si sarebbe svolto un incontro decisivo con Pedemontana. Il PD ha partecipato ai primi due incontri. Ha denunciato la mancanza di dati importanti e chiesto informazioni in merito per consentire, alla stessa commissione, la possibilità di esprimere un pronunciamento serio. Se necessario ha chiesto anche un rinvio. Risultato: i dati non sono stati forniti; la richiesta del rinvio non è stata accolta; le commissioni hanno proseguito il lavoro senza il PD. Ebbene siamo a dicembre ma l’urgente incontro con Pedemontana sul fascicolo Sulbiate non si è ancora tenuto! Dov’era tutta questa urgenza?
Incontri di preconsiglio. Dopo il Consiglio Comunale del 30 settembre, al fine di evitare ulteriori antipatici incidenti (ormai è un fatto del tutto normale che il Sindaco su alcuni punti scopre durante le sedute del Consiglio Comunale di non avere più la maggioranza), con spirito responsabile, costruttivo e collaborativo, i consiglieri PD hanno chiesto di ricevere i documenti oggetto dei provvedimenti alcuni giorni prima dell’incontro di preconsiglio, al fine di essere preventivamente preparati e informati per confrontarsi in modo dialettico e democratico con gli altri consiglieri eletti in maggioranza della Civica SI. Risposta: è impossibile. Il PD ha scelto di non partecipare perché non interessato a pre-consigli farsa dove si deve decidere senza conoscere gli argomenti di cui si discute. Non è serio richiedere, ai Consiglieri Comunali, su argomenti complessi e impegnativi, decisioni superficiali, sbrigative ed affrettate.
Più volte in questi due anni, i Consiglieri Pd hanno chiesto di rinnovare e modificare il metodo di lavoro del Gruppo SI. Non hanno ottenuto nulla. Eppure è molto semplice: si è chiesto, in buona sostanza, di offrire la possibilità ai Consiglieri, tutti i Consiglieri di maggioranza, di esprimere la personale opinione dopo aver potuto riflettere. E’ incredibile ma questo modo di procedere non appartiene al Gruppo SI! Forse perché non abituati a riflettere o più semplicemente perché costa fatica?
Residenza Sanitaria Disabili – RSD. IL PD di Sulbiate sta lavorando da diverso tempo per ripristinare le condizioni e lo spirito sovra comunale che animava questa importante iniziativa di carattere sociale, realizzabile grazie alla Fondazione Due Rose di Ronco Briantino. Purtroppo la soluzione trovata dal Sindaco era radicalmente diversa perchè meno funzionale e di più corto respiro, rispetto alla proposta originaria del 2008.
In tutto il Vimercatese non esiste nessuna Residenza per Disabili.
Per questo abbiamo accolto con favore la proposta di Progetto Territorio di convocare una commissione allargata a tutti i Consiglieri Comunali e ai responsabili della Fondazione due Rose. Inoltre, per lo spirito originario di questo importante progetto, è assurdo e poco intelligente non ascoltare e escludere a priori il Comune di Aicurzio. Abbiamo operato e con successo per un suo coinvolgimento.
Le ultime notizie dicono che la Commissione si svolgerà lunedì p.v. e che anche l’Amministrazione di Aicurzio sarà presente. E questa, se non è una eccezione che conferma la regola è certamente una buona notizia: il Comune di Sulbiate, quando vuole è capace di lavorare in modo trasparente, coinvolgente, democratico, insomma finalmente bene.
Per gli sviluppi sarete certamente informati.
Buona Domenica.
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3 dicembre 2011

Stati generali della cultura. Intervento di Walter Veltroni.

Walter Veltroni conclude la prima giornata degli stati generali della cultura.


Il Rappporto 2011 Censis.

Il «Rapporto sulla situazione sociale del Paese» è nato dall'esigenza di rendere disponibile uno strumento di analisi e di interpretazione dei fenomeni, dei processi, delle tensioni e dei bisogni sociali emergenti. Tale impegno è stato assunto annualmente a partire dal 1967





Fonte l'Unità.

45° Rapporto annuale sulla situazione sociale del paese.
Breve sintesi.

In tempi di crisi, gli italiani riscoprono il valore della responsabilità collettiva: il 57,3% è disponibile a fare sacrifici per l'interesse generale del Paese. Anche se il 46% di questi lo farebbe solo in casi eccezionali. Risulta da un'indagine del Censis contenuta nel Rapporto sulla situazione sociale del Paese 2011. Secondo il rapporto, il 65,4% indica la famiglia come elemento che accomuna gli italiani, mentre l'81% condanna duramente l'evasione fiscale. A fronte poi di un 46% di cittadini che si dichiara «italiano», c'è un 31,3% di «localisti» che si riconoscono nei Comuni, nelle regioni o nelle aree territoriali di appartenenza, un 15,4% di «cittadini del mondo» che si identificano nell'Europa o nel globale e un 7,3% di «solipsisti» che si riconoscono solo in se stessi. Ancora oggi i pilastri del nostro stare insieme fanno perno sul senso della famiglia, indicata dal 65,4% come elemento che accomuna gli italiani. Seguono il gusto per la qualità della vita (25%), la tradizione religiosa (21,5%), l'amore per il bello (20%). Cosa dovrebbe essere messo subito al centro dell'attenzione collettiva per costruire un'Italia più forte? Per più del 50% la riduzione delle diseguaglianze economiche. Moralità e onestà (55,5%) e rispetto per gli altri (53,5%) sono i valori guida indicati dalla maggioranza degli italiani. Emerge poi la stanchezza per le tante furbizie e violazioni delle regole. L'81% condanna duramente l'evasione fiscale: il 43% la reputa moralmente inaccettabile perchè le tasse vanno pagate tutte e per intero, per il 38% chi non le paga arreca un danno ai cittadini onesti. Infine, il Censis sottolinea come il modello di sviluppo italiano abbia sempre trovato nella famiglia un punto di grande forza e la famiglia si sia sempre fatta carico dei bisogni sociali, andando a integrare se non a sostituire le prestazioni di welfare. Ma questo modello, avverte, comincia a mostrare segni di debolezza: se è vero che in proporzione al Pil la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane rimane una delle più rilevanti in Europa, in valore assoluto si è assistito a una erosione significativa di questo patrimonio tra il 2006 e il 2009, il cui ammontare è passato da 3.042 miliardi di euro a 2.722 miliardi. Inoltre, dal punto di vista della capacità di assistenza informale delle famiglie, il numero dei potenziali caregiver (persone che si prendono cura dei familiari) andrà riducendosi in modo netto: se nel 2010 c'erano 18,5 persone autosufficienti in età compresa tra 50 e 79 anni (fascia d'età nella quale rientra la gran parte dei caregiver) per ogni ultraottantenne non autosufficiente, entro il 2040 questa proporzione è destinata a dimezzarsi, scendendo a 9,2 caregiver per ogni anziano potenzialmente bisognoso di assistenza. La crisi economica in Italia ha colpito in particolar modo i giovani. Lo sottolinea il Censis riferendo: «La crisi si è abbattuta come una scure su questo universo: tra il 2007 e il 2010 il numero degli occupati è diminuito di 980.000 unità e tra i soli italiani le perdite sono state pari a oltre 1.160.000 occupati». «Investita in pieno dalla crisi, ma non esente da responsabilità proprie, la generazione degli under 30 - si legge nel Rapporto Censis - sembra incapace di trovare dentro di sè la forza di reagire. La percentuale di giovani che decidono di restare al di fuori sia del mondo del lavoro che di quello della formazione è in Italia notevolmente più alta rispetto alla media europea: se da noi l'11,2% dei giovani di età compresa tra 15 e 24 anni, e addirittura il 16,7% di quelli tra 25 e 29 anni, non è interessato a lavorare o studiare, la media dei 27 Paesi dell'Ue è pari rispettivamente al 3,4% e all'8,5%. Di contro, risulta da noi decisamente più bassa la percentuale di quanti lavorano, pari al 20,5% tra i 15-24enni (la media Ue è del 34,1%) e al 58,8% tra i 25-29enni (la media Ue è del 72,2%)». Nonostante l'occupazione resti al palo, «non si registra l'emergere di atteggiamenti più intraprendenti». Per esempio gli italiani sono in assoluto i meno propensi, tra i giovani europei, a lavorare in un altro Paese europeo: si dichiara desideroso o disposto a farlo solo il 40,9% degli intervistati. Inoltre i giovani, che dovrebbero rappresentare il segmento più avvantaggiato da una maggiore liberalizzazione dei licenziamenti, «già oggi - rileva ancora il Censis - sono quelli su cui più grava il costo della mobilità in uscita». Nel 2010, su 100 licenziamenti che hanno determinato una condizione di inoccupazione, 38 hanno riguardato giovani con meno di 35 anni e 30 persone con età compresa tra 35 e 44 anni. Solo in 32 casi si è trattato di persone con 45 anni di età o più. Una società «fragile, isolata ed eterodiretta», con una dialettica politica «prigioniera del primato dei poteri finanziari»: così ci vede il Censis, nel suo 45/mo Rapporto sulla situazione sociale del Paese. I nostri antichi punti di forza non riescono più a funzionare, dice l'istituto, che avverte: è «illusorio» pensare che i poteri finanziari disegnino sviluppo, perchè lo sviluppo «si fa con energie, mobilitazioni, convergenze collettive». È quella dunque, secondo il Censis, la direzione da seguire. «Mentre l'occupazione ufficiale stenta a dare segnali di ripresa, quella sommersa sembra al contrario dare prova di tenuta e trarre semmai un nuovo stimolo di crescita dal difficile momento». Lo evidenzia il Censis. A partire dal 2008, a fronte di un calo generalizzato dell'occupazione regolare (-4,1%), quella informale aumenta dello 0,6%, portando il livello di irregolarità del lavoro nel 2010 alla soglia del 12,3% e lasciandosi alle spalle i positivi risultati di un decennio. «I cittadini e le imprese si trovano a fare i conti con un sistema dei servizi che mostra evidenti segnali di criticità»: lo sottolinea il Censis nel 45/o Rapporto sulla situazione del Paese spiegando che «la politica di riduzione della spesa pubblica che ha contrassegnato gli ultimi 3 anni, e che segnerà anche il biennio 2012-13, realizzata in molti casi attraverso tagli lineari, sta lasciando il segno». In particolare il trasporto pubblico locale, già «inadeguato» è stato «drasticamente ridimensionato». La crisi economica degli ultimi anni ha ridotto il reddito disponibile delle famiglie e ha provocato conseguentemente una «caduta della propensione al risparmio» anche «a causa dell'irrigidimento» di alcuni consumi. In questo contesto la riduzione della quota di risparmi sembra però non avere colpito gli investimenti fissi, come le abitazioni. È quanto emerge dal 45/o Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese del Censis. In 10 anni risulta inoltre raddoppiato il valore delle abitazioni. «In un quadro economico stagnante, le esportazioni sono una delle poche variabili in crescita: +15% nel 2010 e +16% nel primo semestre del 2011»: lo riferisce il Censis nel Rapporto annuale sulla situazione del Paese sottolineando che «molti comparti del made in Italy possono fungere da puntello attraverso cui evitare un ulteriore scivolamento dell'economia nazionale». Per il Censis il commercio estero «può e deve rappresentare il volano della ripresa». La tv resta il mezzo più diffuso del panorama mediatico italiano (lo usa il 97,4% della popolazione), ma al suo interno è avvenuto un «ampio rimescolamento» dovuto all'arrivo del segnale digitale terrestre. Lo evidenzia il 45/o Rapporto annuale del Censis sulla situazione sociale del paese. E se l'ascolto della radio resta stabile, a confermarsi è il «periodo di grave crisi» della carta stampata. I quotidiani a pagamento perdono il 7% dei lettori nel periodo 2009/2011, cresce poco la free press, resistono i settimanali, tengono i libri, mentre non decollano gli ebook. Ed è l'utenza del web ad aumentare: nel 2011 ha superato la fatidica soglia del 50% della popolazione arrivando al 53,1%: l'87,4% tra i giovani, il 15,1% tra gli anziani. Con una particolarità: l'affermazione progressiva di percorsi «individuali dei contenuti e l'acquisizione delle informazioni da parte dei singoli».

Nuove ombre su Regione Lombardia.

Il 30 novembre è stato arrestato dai carabinieri di Brescia il vice presidente del Consiglio Regione Lombardia Franco Nicoli Cristiani, fondatore della sede di Forza Italia bresciana.
Presso la sua abitazione sono stati trovati 100 mila euro in contanti, presunta tangente ricevuta da un imprenditore del settore smaltimento rifiuti pericolosi da usare come sottofondo stradale.

E' l'ennesima ombra sulla gestione ventennale del governo Lombardo presieduto da Formigoni.

Ieri i il governatore ha rilasciato a repubblica la seguente intervista. Clicca qui.

Il Gruppo del PD in Regione Lombardia ha chiesto al Presidente di presentarsi in Consiglio e riferire sui fatti. Clicca qui.

2 dicembre 2011

"Chiediamo una cosa fondamentale l'equità. Chi ha di più deve dare di più".

Parla il segretario del Partito Democratico: "Conosciamo bene i problemi e le emergenze del Paese, sono due anni che diciamo che il Paese sarebbe finito nei guai. E' il momento dello sforzo collettivo e della responsabilità, noi chiediamo una cosa: l'equità, chi ha di più deve dare di più"



La tenuta del governo non è a rischio, ma il Pd si aspetta che l'esecutivo non sia sordo alle sue idee. Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, in un video su Youdem, afferma che «noi siamo pronti a sostenere questo governo anche se non farà il 100% di quello che faremmo noi e credo che questo debba essere condiviso da tutti».

Dunque Bersani afferma di non aver «apprezzato certe affermazioni certi condizionamenti che sono venuti dalla destra». «Non si tratta di porre condizioni - sottolinea il leader Pd - ma di dire le proprie idee. Noi le abbiamo, le abbiamo presentate e le presenteremo e ci aspettiamo che a queste idee non si rimanga sordi e disattenti».

«Una delle cose che chiediamo» al governo di Mario Monti «è di non tenere al riparo in questa vicenda chi ha di più. Questo è il nostro punto di partenza». Il leader democratico aggiunge: «Chiediamo anche di cercare di fare in modo che le misure, che non saranno indolori, siano il meno possibile recessive e quindi abbiano occhio alle esigenze di consumi e di redditi delle situazioni più difficili, dei ceti popolari più ampi».

Metteteci la faccia. By Virus.

Domenica la redazione ci ha fatto un spiegone bellissimo, lo ho capito anch’io, sulle conseguenze e sulle contraddizioni politiche riguardo ai tre assessori i quali avrebbero chiesto le tessere del PDL. Il consiglio comunale di Mercoledì lo ha confermato (link).



Noi persone normali che masticano poco di politica politicata, ma preferiscono la politica appassionata, proprio non capiamo queste scelte, che riguardando assessori sono anche e soprattutto scelte pubbliche: siete assessori in seguito al voto dei Sulbiatesi.

Virus da comune cittadino con QI probabilmente un po’ sotto la media, non si chiede le motivazioni ideali o di convenienza di questo salto della quaglia, che la scelta è politica e secondo l’etica della correttezza, gli elettori devono sapere chi li rappresenta.

Perché, cari rappresentanti nostri, lo avete fatto?

Metteteci la faccia e spiegatelo. Spiegate perché avete ritenuto di ribaltare l’assetto politico non solo del consiglio comunale ma soprattutto dell’amministrazione.

Quale mandato di Sulbiate pensate di interpretare? Intendete passare all’opposizione o intendete tirare dentro l’opposizione in maggioranza?

Un suggerimento: metteteci la faccia e spiegatelo, altrimenti l’ipotesi di un ordine di un capo (link), vista anche la contemporaneità della decisione sta proprio in piedi.


by Virus


Gli interventi di Virus sono umoristici, satirici ed ironici. Chiediamo gentilmente di commentarli con ironia, non con rancore e livore. Ricordiamo che l'incapacità di saper accettare la satira si manifesta regolarmente in tutte le società non democratiche.

La Redazione di Teorema.

Precedente interverto di Virus: A proposito di transatlantici e di suolo.

La nota del mattino del 2 dicembre 2011.

1. L’EURO IN PERICOLO SMUOVE DRAGHI. MA SUL RUOLO DELLA BCE RESTA LA SPADA DI DAMOCLE DELL’OPPOSIZIONE TEDESCA.
Il governatore della Banca centrale europea, Mario Draghi, interviene per la prima volta nel Parlamento europeo e apre alla possibilità di un maggiore impegno nell’acquisto dei titoli pubblici dei paesi in difficoltà. Non è la trasformazione della Bce in versione Federal Reserve Usa o Banca d’Inghilterra. Ma è un passo in avanti. Solo che per poter procedere Draghi avrà bisogno di verificare che tutti i paesi interessati abbiano adottato politiche rigorosissime. La ragione? Semplice: i tedeschi si impuntano.
Da Il Corriere della Sera. Articolo di Federico Fubini. “Nessuno di loro, probabilmente, riuscirà mai a dimenticare quella domenica notte di inizio agosto. Invece di guardare le stelle cadenti, i banchieri centrali europei passarono la serata in una spiacevole teleconferenza, ciascuno dalla sua casa di villeggiatura. Alla fine decisero di iniziare a comprare titoli di Stato italiani e da allora ne hanno messi in bilancio per circa cento miliardi di euro. Per gli appassionati di numerologia, uomini e donne di finanza che attribuiscono poteri magici di rassicurazione alle cifre, l`Eurotower è intervenuta a favore dell`Italia per più di sei miliardi a settimana. Ha comprato molti più Btp sul mercato di quanti il Tesoro sia riuscito a emettere in questo periodo. Ma la Bce deve prendere atto di una lezione innegabile: dopo quei cento miliardi già spesi, i tassi d`interesse che il governo italiano paga sopra la Germania sono saliti fino a un picco di circa 250 punti base (2,5%) di più. E la prova che quanto fatto fin qui non ha funzionato, al massimo è stato uno snervante esercizio di contenimento dei danni. Non è certo colpa dell`Eurotower, eppure la strategia di questi mesi o meglio l`assenza di una qualunque strategia coerente in Europa - ha guidato l`intero sistema sull`orlo di un precipizio. Tutti hanno perso fin qui. Ha perso ovviamente l`Italia che non ha saputo ricreare la fiducia attorno a sé. Ma ha perso anche la Bce, che si è dilaniata fra falchi (tedeschi e qualche raro alleato) e colombe (tutti gli altri) fino alle dimissioni del suo capoeconomista Jiirgen Stark.
Questa è l`eredità implicita che Draghi deve raccogliere. Il successore di Jean-Claude Trichet è tirato da tutte le parti. Dal governatore della Bank of England Marvyn King, a quello della Banca d`Israele Stanley Fischer, al capo economista del Fini Olivier Blanchard, al presidente della Federal Reserve Ben Bernanke: non c`è uno solo dei suoi vecchi compagni di gioventù al MIT di Boston che non pensi che Draghi dovrebbe aprire subito i rubinetti del denaro. Che dovrebbe guidare la sua banca come quelle di Londra e Washington: liquidità potenzialmente illimitata a favore dei Paesi in difficoltà, mentre questi cercano pian piano di risollevarsi. Ma il principale azionista della Bce non è un vecchio compagno di studi di Draghi, anche perché è di vent`anni più giovane. Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, non ha mai votato per gli acquisti di titoli di Stato italiani o spagnoli. Si è sempre opposto e probabilmente continuerà a farlo. In questa partita, la Bundesbank è la sola istituzione a poter pensare che vincerà in ogni caso: se l`euro sopravvivesse, potrebbe rivendicare per sé il merito di aver forzato i reprobi alla disciplina; ma se l`euro si dovesse frantumare, la Bundesbank recupererebbe con gli interessi il potere imperiale che un tempo esercitava sulla moneta. Tutto questo contribuisce a
fare di Weidmann un negoziatore inflessibile, e obbliga Draghi a trovare un equilibrio accorto. Ieri il presidente della Bce ne ha mostrato gli ingredienti. È come se avesse messo sul tavolo dei governi il premio che possono ottenere se faranno in modo di meritarselo. Draghi si è augurato un nuovo «contratto fiscale», un insieme di regole che garantiscano credibilità di bilancio e nelle politiche economiche. In cambio «altri elementi potrebbero seguire - ha aggiunto - ma è la sequenza che conta». Insomma la Bce potrebbe raddoppiare da metà dicembre gli acquisti per Italia e Spagna, a circa venti miliardi alla settimana: un aiuto non risolutivo, ma prezioso. Con buona pace dei vecchi compagni del MIT, arriverà solo se la Bce avrà chiare garanzie - anche dall`Italia - sul rigore di bilancio adesso e in futuro. In caso contrario sarebbe visto dalla Bundesbank, e non solo, come un premio all`indisciplina: una scelta capace di minare le fondamenta politiche dell`euro”.

2. NEL VERTICE DEL 9 DICEMBRE L’EUROPA SI GIOCA TUTTO: O SOPRAVVIVE O CROLLA INSIEME ALL’EURO. LUNEDI’ INCONTRO SARKOZY-MERKEL.
Nel vertice del 9 dicembre i capi di Stato e di governo dei paesi europei si giocheranno il futuro dell’Europa e dell’euro: o saranno in grado di prendere decisioni adeguate o è più che probabile che i mercati riescano a spingere ancora di più verso la crisi l’area della moneta unica. In vista di questo appuntamento Sarkozy e Merkel si vedranno lunedì. E Sarkozy ha rilanciato la necessità di rifondare l’Europa.
Da Il Corriere della Sera. “Nicolas Sarkozy vuole «un nuovo Trattato per una nuova Europa» perché quella di oggi «rischia di essere spazzata via». Lunedì il presidente francese accoglierà a Parigi la cancelliera Angela Merkel: i due leader dell`asse franco-tedesco presenteranno le loro proposte per salvare l`euro e il continente, pochi giorni prima del cruciale vertice di Berlino dell`8 e 9 dicembre. «La paura è tornata», esordisce Nicolas Sarkozy davanti ai cinquemila dello Zénith Oméga, il palazzetto che già ospitò i concerti di Johnny Halliday e Depeche Mode e che ieri è stato teatro del grande discorso presidenziale sulla Francia e l`Europa. Cinquantadue minuti, otto enormi tricolori e una piccola bandiera europea sul palco per convincere che «senza arroganza, ma neanche esitazioni» la Francia farà il necessario per portare se stessa e l`Europa fuori dalla crisi”.

3. LUNEDI’ ANCHE L’ITALIA SI GIOCA IL FUTURO. IL CONSIGLIO DEI MINISTRI VARERA’ LA MANOVRA. BERSANI: ATTENZIONE ALL’EQUITA’. MONTI ASCOLTI LE NOSTRE PROPOSTE.
Da L’Unità. Articolo di Maria Zegarelli. “Se l`incontro avverrà durante il fine settimana, prima della presentazione ufficiale lunedì mattina della cura di ferro che il presidente del Consiglio Mario Monti sta mettendo a punto per l`Italia. O forse saranno soltanto colloqui telefonici con i ministri, ma nel frattempo il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ribadisce la linea dei democratici. Non si discute l`appoggio al governo e «non si tratta di porre condizioni», come invece ha fatto «la destra»: si mandano segnali all`esecutivo perché è evidente «che non tutte le misure ci andranno bene al 100%», come è evidente che qualche boccone amaro bisognerà pur mandarlo giù, ma «il complesso degli interventi deve andare nella direzione di equità e crescita». Parlando dai microfoni di Youdem, ieri Bersani si è augurato che a Palazzo Chigi «non si rimanga sordi e disattenti» alle proposte del Nazareno, dalla lotta all`evasione, alle liberalizzazioni, alla patrimoniale. Insomma, pronti a discutere
di pensioni, - flessibilità in uscita da 63 a 68 - di contributivo pro-rata (la proposta rilanciata ieri dal ministro Elsa Fornero), ma a un patto: «chi ha di più deve dare di più. Questo è il punto». Nel giorno in cui Sergio Marchionne ri-annuncia che Fiat lascia l`Italia e la Banca di Inghilterra si prepara al default dell`euro, Bersani dice che sì, «la questione è veramente seria, è necessario fare uno sforzo collettivo davanti al quale ognuno deve prendersi le sue responsabilità» e tuttavia le fasce sociali più deboli non possono essere chiamate ad ulteriori sacrifici che stavolta potrebbero non reggere. «Bisogna fare in modo che le misure, che non saranno indolori, siano il meno possibile recessive e quindi abbiano occhio a un`esigenza di consumi, redditi, situazioni più difficili, dei ceti popolari più ampi». Nessun giudizio preventivo, per il resto, « perché fin qui si è discusso solo su supposizioni».

4. LA CRISI DELLA FIAT E LE DISTRAZIONI DI MASSA ORDITE DA MARCHIONNE, CHE HA UN SOLO SCOPO: EVITARE CHE IL GOVERNO INTERVENGA AL TAVOLO DELLA TRATTATIVA.
Marchionne parla, le agenzie estremizzano una sua battuta, nasce l’ennesima tempesta. Ma questa volta bisogna stare attenti: l’obiettivo dell’amministratore delegato del gruppo Fiat non è solo quello di lasciar intendere che è pronto a mollare se il sindacato non soccombe. Questa volta Marchionne parla, come si suol dire, a nuora perché suocera intenda: non desidera che il governo intervenga nella trattativa tra le parti. Abituato a Sacconi, ha dovuto accettare l’accordo su Termini Imerese e adesso non vorrebbe altri interventi.

5. LE FREQUENZE TV. VALGONO MILIARDI DI EURO. INVECE DI REGALARLE, IL GOVERNO LE VENDA.
Il cosiddetto beauty contest, cioè – tradotto – la concessione a titolo gratuito delle frequenze che si sono liberate ai principali operatori televisivi, a cominciare da Rai e Mediaset, sta diventando anche un nuovo caso politico.
Da La Repubblica (memento: anche De Benedetti potrebbe essere interessato all’acquisizione di frequenze televisive). Articolo di Giovanni Valentini. “Vi sembrano pochi, in questi tempi di vacche magre o magrissime, 16 miliardi di euro? Sono più di quelli - soltanto 11, si fa per dire - dell`ultima manovra d`emergenza chiesta dall`Unione europea al nostro Paese. Eppure, lo Stato italiano non appare tanto interessato a sfruttare un cespite di sua proprietà, stimato appunto intorno ai 16 miliardi, come se fosse incedibile al pari del Colosseo o della Torre di Pisa. E invece, questo è orientativamente il valore delle frequenzeche il governo Monti potrebbe ancora ricavare dalla banda televisiva superstite (Uhf), in aggiunta ai 3,5 già incamerati, se revocasse o correggesse la decisione di "regalarle" agli operatori tv - in primis Rai e Mediaset- ratificata dal fu governo Berlusconi, contro cui s`è schierata ora Sky ritirandosi polemicamente dalla gara”.