| Il testo definitivo della manovra per l'Europa. Gli impegni e il calendario. | |
PREMESSA
Nei prossimi 4 mesiè, ad ogni modo, prioritario aggredire con decisione il dualismo Nord-Sud che storicamente caratterizza e penalizza l’economia italiana. Tale divario si estrinseca in un livello del Pil del Centro-Nord Italia che eguaglia il livello delle migliori realtà europee, e quello del Mezzogiorno, che è collocato in fondo alla graduatoria europea.
L’accountability delle singole scuole verrà accresciuta (sulla base delle prove INVALSI), definendo per l’anno scolastico 2012-13 un programma di ristrutturazione per quelle con risultati insoddisfacenti; si valorizzerà il ruolo dei docenti (elevandone, nell’arco d’un quinquennio, impegno didattico e livello stipendiale relativo); si introdurrà un nuovo sistema di selezione e reclutamento.
È prevista l’approvazione di misure addizionali concernenti il mercato del lavoro.
Entro il 1° marzo 2012saranno rafforzati gli strumenti di intervento dell’Autorità per la Concorrenza per prevenire le incoerenze tra promozione della concorrenza e disposizioni di livello regionale o locale. Verrà generalizzata, la liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali in accordo con gli enti territoriali.
Entro il 2011, al fine di favorire la crescita delle imprese il Governo prevede di utilizzare la leva fiscale per agevolare la capitalizzazione delle aziende, con meccanismi di deducibilità del rendimento del capitale di rischio. Verranno potenziati gli schemi a partecipazione pubblica di venture capital e private equity, preservando la concorrenza nei relativi comparti.
Il Governo incentiva la costituzione di “zone a burocrazia zero” in tutto il territorio nazionale in via sperimentale per tutto il 2013, anche attraverso la creazione dell’U.L.G. – Ufficio Locale dei Governi quale autorità unica amministrativa che coinvolgerà i livelli locali di governo in passato esclusi.
La pubblica amministrazione è un volano fondamentale della crescita. Stiamo creando le condizioni perché la pubblica amministrazione sia pronta ad accompagnare la ripresa, svolgendo una funzione di servizio allo sviluppo e non di zavorra burocratica. Ecco perché la semplificazione, la trasparenza e la meritocrazia sono fondamentali. Un tassello rilevante è costituito dalla piena attuazione della Riforma Brunetta della pubblica amministrazione, in particolar modo dalle misure che rafforzano il ruolo della Commissione per la Valutazione, la Trasparenza e l’Integrità delle amministrazioni pubbliche (istituita nel dicembre del 2009) e le cui competenze saranno integrate con il disegno di legge in materia di anticorruzione, già approvato dal Senato, e attualmente all’esame della Camera dei Deputati. Esso rappresenta un passaggio importante per la completa implementazione della riforma della pubblica amministrazione in quanto individua una nuova governance per l’attività di prevenzione e contrasto della corruzione, affidando le funzioni alla Commissione e individuando con estrema puntualità le modalità di accrescimento del livello di trasparenza della pubblica amministrazione.
Proseguendo sulla linea delle misure definite in estate, verranno rafforzati il contrasto della litigiosità e la prevenzione del contenzioso (anche attraverso la costituzione presso il Ministero della Giustizia di un gruppo tecnico che individui situazioni a forte incidenza di litigiosità e proponga specifici interventi di contrasto). Entro il 30 aprile 2012 verrà completato il progetto in corso presso il Ministero della Giustizia per la creazione di una banca dati centralizzata per le statistiche civili e per quelle fallimentari. Verranno rafforzati i meccanismi incentivanti per gli uffici virtuosi di cui alla Legge n. 111 del 2011. L’obiettivo è quello della riduzione della durata delle controversie civili di almeno il 20 per cento in 3 anni.
Oltre alla realizzazione degli investimenti già concordati con le società concessionarie, il Governo solleciterà una maggiore partecipazione degli investitori privati, definendo entro il 31 dicembre 2011 standard contrattuali tipo che facilitino il ricorso al project financing, con una più chiara ed efficiente allocazione dei rischi tra le parti e accrescendo le certezze sulla redditività dell’opera e la prevenzione di comportamenti di tipo monopolistico nella determinazione dei pedaggi. Verrà rafforzata la qualità della programmazione finanziaria pubblica, definendo obiettivi pluriennali di spesa e concentrando le risorse su progetti considerati strategici.
Il Governo italiano è impegnato in un processo di complessiva riforma costituzionale. Essa riguarda tanto l’assetto costituzionale dei poteri, quanto la cornice normativa volta a promuovere le condizioni di sviluppo del mercato e una disciplina più rigorosa delle finanze pubbliche.
Sul secondo versante, relativo alla disciplina del mercato e al rigore della finanza pubblica, si prevede:
A tal fine si deve ricordare che l’articolo 138 della Costituzione Italiana impone che le leggi costituzionali ad intervallo non minore di tre mesi. Quindi, anche con la massima celerità possibile, le riforme costituzionali richiedono dei tempi minimi imprescindibili.
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26 ottobre 2011
Ecco la lettera italiana per l'Europa.
Le dichiarazioni del Sindaco al Cittadino del 22 ottobre 2011.
Progetto Territorio ha inviato una lettera al Prefetto.

Ieri, Progetto Terriotorio, in merito ai fatti avvenuti durante il Consiglio Comunale del 30 settembre 2011, ha inviato una lettera al Prefetto.
Il Gruppo Consiliare del PD, a cui era stato chiesto di condividere e sottoscrivere, prima di decidere qualsiasi iniziativa, attende la risposta al documento del 14 ottobre che contiene precise domande rivolte al Segretario Comunale.
Per leggere la lettera recapita alla Dott.ssa Tavella e per conoscenza al Capogruppo del SI e al Capogruppo della minoranza, clicca qui.
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Il Sindaco di Sulbiate s'inventa una delega "creativa". Il PD e la minoranza rispondono "NO GRAZIE!"
In un momento in cui sarebbero necessarie, accortezza, lucidità e massima prudenza e intelligenza politica, il Sindaco di Sulbiate, invece, inventa improbabili delege a coloro che, invece, lo avevano impegnato ad agire in prima persona.
Nell'ultimo Consiglio Comunale svoltosi il 30 settembre, la nostra mozione di indirizzo in merito alle problematiche legate a Pedemontana (per leggere clicca qui) approvavata dalla maggioranza dei Consilieri, quindi con il concorso dei voti di Progetto Territorio, che ha condiviso, come ormai spesso accade, la nostra iniziativa, tra le altre cose, impegnava il Sindaco a promuovere un incontro con il Comune di Bellusco, mediante le commissioni competenti, per concertare insieme la miglior soluzione possibile alla viabilità tra casello Pedemontana e zona indutriale.
Il 19 di ottobre, il Sindaco, con la "curiosa" nota sotto riportata, inviata per conoscenza anche al Sindaco di Bellusco Roberto Invernizzi, ha delegato a questo compito , secondo il solito stile creativo e forse provocatore, che disconosce le più semplici consuetudini e le più elementari norme di pubblica amministrazione, il Capogruppo della minoranza ed il capogruppo Pd Fassina, senza neppure essersi preventivamente confrontato con loro, almeno con una telefonata!
Perchè questa azione? Cosa sperava di ottenere?
Chi pensava di mettere in difficoltà?
Per vostra informazione, pubblichiamo la delega del Sindaco e di seguito la risposta firmata congiutamenente da Fassina e dal Capogruppo della minoranza.Chi pensava di mettere in difficoltà?
"La delega del Sindaco".
cliccare sull'immagine per ingrandire
"La risposta del Gruppo Consiliare PD e di Progetto Territorio":

"La risposta del Gruppo Consiliare PD e di Progetto Territorio":
A: Sindaco Comune di Sulbiate,
Maurizio Stucchi
e p.c.: Sindaco Comune di Bellusco,
Roberto Invernizzi
Capogruppo di Sulbiate Insieme,
Luca Zoia
Consiglieri Comunali di Sulbiate
Sulbiate, lì 24/10/2011
OGGETTO: Risposta a Sua nota “Delega”, in data 19/10/2011, Prot. 6808
Lascia esterrefatti la Sua nota citata in oggetto perché non tiene conto delle regole basilari della pratica amministrativa, da Lei sempre utilizzata per rivolgersi verso i Consiglieri Comunali del nostro Comune, oltre che per rivolgersi verso i Suoi colleghi Sindaci nelle diverse questioni trattate in questi anni.
Rendiamo infatti noto che nessuna comunicazione precedente è intercorsa con i firmatari del presente per l’affidamento di una delega di questo tipo. Ma potremmo anche sorvolare sulla educazione e sulla prassi che di solito si suole utilizzare prima di emanare una delega di questo tipo. Non possiamo però sorvolare sulla gravità estrema del Suo gesto che ci lascia basiti, dato il ruolo Istituzionale che Ella ricopre, ma soprattutto data la Sua troppo spesso decantata “esperienza amministrativa”.
Non possiamo quindi che evidenziarLe:
- che la mozione è stata approvata dalla maggioranza dei Consiglieri Comunali e quanto approvato deve essere rispettato perché è il Consiglio Comunale che in maniera maggioritaria ha deliberato con chiari e precisi punti. Non Le staremo quindi a ricordare l’importanza che assume una decisione del Consiglio Comunale ovvero ricordarLe l’Istituzione fondamentale che lo stesso assume;
- che poco può importare che “il Sindaco e la maggioranza, momentaneamente in minoranza [..] non hanno avuto motivo di considerare carente la relazione con la vicina amministrazione di Bellusco”. Il dato oggettivo è che la maggioranza dei Consiglieri Comunali ritiene il contrario e per tali motivi hanno approvato di impegnare il Sindaco come espresso nella Deliberazione di Consiglio n. 49 del 30/09/2011;
- siamo ben contenti di partecipare agli incontri che il Consiglio Comunale Le ha affidato, ma di certo delegare due Consiglieri Comunali, affermando quanto espresso al punto precedente, senza nemmeno sentire la loro disponibilità in materia, rende nota una mancanza di rispetto verso le scelte prese in ambito di Consiglio Comunale. Dunque, dato che il Sindaco è Lei e la Sua figura rappresenta il nostro Comune, i sottoscritti non possono fare altro, al più, che accompagnarLa negli incontri alla quale Lei è stato impegnato dall’Istituzione del Consiglio Comunale, e mai poterci ritenere alla pari della Sua figura Istituzionale, data la diversità di ruoli che ricopriamo.
Concludiamo la presente rimarcando quanto espresso all’ultimo punto poc’anzi citato: il Consiglio Comunale Le ha affidato il compito espresso dalla Deliberazione Consiliare n. 49 del 30/09/2011, e Lei deve assumersi quanto l’Istituzione che rappresenta tutti i Cittadini di Sulbiate Le ha affidato. Usare scappatoie politiche come si evince palesemente dalla nota in oggetto non Le fa onore, ma non fa onore nemmeno al nostro paese.
Rimettiamo quindi le deleghe nelle Sue mani e saremmo pronti a ricevere le stesse solamente se il Consiglio Comunale decidesse che i sigg. Luca Sanità e Luigi Fassina siano coloro i quali possano adempiere ai dettami della D.C. n.49. Fino a quel momento La sollecitiamo a rispettare le direttive che il Consiglio Comunale, a maggioranza, Le ha attribuito e, dato l’argomento in questione, Le rimarchiamo una celere calendarizzazione delle azioni come espresso nella Deliberazione su citata.
Distinti Saluti,
f.to Luca Sanità – Capogruppo PROGETTO TERRITORIO
f.to Luigi Fassina – Capogruppo PARTITO DEMOCRATICO
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La nota del mattino del 26 ottobre 2011.

1. L’EUROPA SULL’ORLO DEL BARATRO. RIUNIONE TRA CAPI DI STATO E DI GOVERNO. IL TEMPO STRINGE. SARKOZY E MERKEL CONSULTANO IL PROPRIO PARLAMENTO.
Da La Repubblica. Articolo di Andrea Bonanni. «L`Europa non è mai stata così vicina all`esplosione», dice il presidente francese Sarkozy parlando a porte chiuse ai suoi deputati. E in effetti il vertice che si aprirà questa sera a Bruxelles rappresenta l`ultima spiaggia per salvare l`euro e l`unione monetaria. La liturgia è quella dei grandi eventi. La Francia ha rinviato la pubblicazione delle previsioni di crescita perché, ha spiegato il premier Fillon, «esse dipendono in gran parte dal summit di domani». La cancelliere Merkel si presenterà prima del vertice davanti al Parlamento tedesco riunito solennemente in seduta plenaria per ricevere un mandato bipartisan a negoziare le condizioni del salvataggio dell`euro. Da Francoforte, la Bce potrebbe rompere il suo tradizionale silenzio ed emettere un comunicato al termine della riunione. Per sottolineare l`importanza dell`evento e la loro determinazione di andare al sodo, i capi di governo hanno anche annullato un incontro dei ministri delle finanze che avrebbe dovuto precedere il summit: come dire che ora non è più tempo di discussioni e di schermaglie, ma di decisioni concrete. Ma il nervosismo che circonda il vertice è al massimo”.
2. IL GOVERNO CERCA DI PASSARE LA NOTTATA PER ANDARE AL VOTO IN PRIMAVERA. BERLUSCONI NON CONSULTA IL PARLAMENTO, MA BOSSI.
Da La Stampa. Dall’articolo di Amedeo La Mattina. “L ennesima giornata convulsa sì chiude con una indiscrezione: Bossi accetta di alzare a quota 67 anni l`età per andare in pensione, Berlusconi apre alla possibilità di votare a marzo. Un`intesa segreta per sbloccare la situazione e scrivere una lettera che soddisfi Bruxelles senza spaccare la maggioranza. Prima di partire per Bruges, Napolitano ha atteso di leggere la missiva che Berlusconi manderà (dovrebbe mandare) stamane all`Unione europea. Il Capo dello Stato ha pure rinviato la partenza perla cittadina belga dove oggi parteciperà all`inaugurazione dell`anno accademico del Collegio d`Europa. Ha atteso invano: la missiva non era pronta, un accordo completo con Bossi non era stato ancora trovato. Qualcosa però Gianni Letta gliel`ha anticipato al telefono. Napolitano è partito preoccupato. Intanto a Roma il premier ha continuato a limare il testo, lungo nell`esposizione e nelle rivendicazioni ma «sottile» nei contenuti. Almeno rispetto alle aspettative europee; in particolare sul versante delle pensioni sul quale la Lega non ha ceduto. Tra l`altro il Consiglio dei ministri non ha preso alcuna decisione e scadenze precise non ce sono”.
3. L’ITALIA PAGA UN DECENNIO DI BUFALE E FAVOLE. E ADESSO RISCHIA DI DIVENTARE POVERA.
Da La Stampa. Intervista di Tonia Mastrobuoni a Vito Tanzi, per vent’anni stimatissimo capo economista del Fondo monetario e per qualche tempo sottosegretario all’economia dal 2001, dimessosi dal governo Berlusconi perché non sopportava di
dover raccontare bufale. “L’Italia rischia di mandare in rovina i frutti del miracolo economico se non fa le riforme che l`Europa le chiede». In questi giorni Vito Tanzi è in Italia, ospite dell`Istituto Bruno Leoni. Quando era sottosegretario all`Economia, all`inizio degli anni Duemila, l`italo arnericano era sempre seguito da un nugolo di cronisti affamati di notizie. Non solo per la sua biografia: dopo essere stato per vent`anni a capo del dipartimento delle politiche fiscali del Fmi, l`esperto mondiale di conti pubblici era stato catapultato nel ministero di Giulio Tremonti con una solida fama di economista. E diceva sempre, candidamente, quello che pensava. A un certo punto, nel 2003, lasciò. Qualcuno insinuò che Tremonti, innervosito da quel brutto vizio, l`avesse messo alla porta. E andata così professore? «Devo smentire questa tesi. È stata una scelta mia. Diciamo però che io ero abituato a dire le cose come le vedevo, non avevo interesse a dire la versione ufficiale che chiedevano al ministero». Scusi, che vuol dire la versione ufficiale? I conti sono conti. «Appunto. Non c`erano riunioni in cui qualcuno spiegava questa "versione ufficiale". Dovevamo coglierla a naso. Già pochi mesi dopo il mio arrivo, nel 2001, il ministro Tremanti mi mandò a una conferenza al posto suo. Dissi che c`erano problemi di finanza pubblica e che bisognava tagliare la spesa. E che non bisognava vedere solo le "vacche grasse", le cose positive, ma bisognava vedere tutto. Tremonti mi volle vedere e mi disse che dovevamo dire sempre che non avremmo mai messo le mani nelle tasche negli italiani». Lei come reagì? «Dissi che i conti pubblici non andavano bene. Dopo un po`, quando ho capito che non si-facevano le cose che pensavo si dovessero fare, ho preferito tornare a fare l`economista». E oggi cosa pensa dell`Italia? «Penso che di recente, dopo la lettera della Bce, Berlusconi si sia finalmente svegliato dal lungo sonno del "va tutto bene". E la stessa cosa però vale per Tremonti. In Italia il debito è al 120 per cento, il deficit da anni a livelli d`allarme, la produttività negativa da tempo: elementi che avrebbero fatto preoccupare da tempo qualsiasi ministro dell`Economia». Di cosa ha bisogno il nostro Paese? «Di una rivoluzione politica, amministrativa ed economica. Apportare modesti ritocchi, come è stato fatto negli ultimi anni, non basta più. Le riforme da fare si sanno da anni: bisogna rivedere le pensioni e ridurre la spesa pubblica (a cominciare dal taglio delle Province o dei Comuni), fare una seria riforma fiscale e mettere mano a questa montagna di burocrazia che vi affligge». Il governo continua a rimandare. «Faccio una previsione molto semplice: in assenza di cambiamenti fondamentali l`Italia potrà rimanere un Paese ricco ancora per qualche anno. Ma il lento declino che abbiamo osservato negli ultori vent`anni continuerà e, sul lungo periodo, la renderà più povera esponendola sempre più spesso alle crisi economiche e finanziarie. Il rischio è quello di mandare in rovina i frutti del miracolo economico». Ma perché il mercato si è svegliato solo ora se i problemi sono antichi? «E come in Argentina. Ad un certo punto gli investitori non si fidarono più. Gli interessi sul debito schizzarono di 2000 punti base e l`Argentina fallì».
4. BERSANI: IL PAESE RISCHIA. O GOVERNO DI TRANSIZIONE O VOTO.
Da La Repubblica. Articolo di Goffredo De Marchis. “Possiamo andare a votare a dicembre? «Perché no», è la risposta secca di Pier Luigi Bersani. Con un gruppo di deputati democratici, in un corridoio laterale della Camera, il segretario fa un`analisi impietosa della situazione. Prevede lo show down a brevissimo, «la letterina di
Berlusconi può far guadagnare 2-3 giorni». E poi? «Se anche l`Europa dovesse accettare questo accordo minimo, ci penseranno i mercati a darci una bastonata. Ormai i nostri titoli di Stato li comprano solo le banche italiane e la Bce. Che succede se la Banca centrale smette di acquistarli? Come fa a ingoiare un`intesa sul nulla?». Pensa già al dopo, Bersani. «Il governo di transizione sul modello Ciampi sarebbe l`ideale, è un`ipotesi che si rafforza in questo momento. Ma da sempre temo che Berlusconi abbia pronto il lanciafiamme e sia pronto ad usarlo contro il Paese. Quindi è una soluzione non facile. Può nascere un governo Letta. Sarebbe un passo avanti ma dovrebbe fare le riforme. E noi rimarremmo all`opposizione». La terza via è il voto anticipato. Non a marzo, è troppo tardi. A dicembre «perché no», insiste Bersani lasciando intendere che la considera molto più di una probabilità. «Anche in Spagna non sono abituati a votare d`inverno. Eppure le elezioni le fanno il mese prossimo...». Di tutto questo, racconta Bersani rispondendo alle domande dei presenti, ha discusso con Pier Ferdinando Casini nel pranzo di lunedì. È la seconda volta che si vedono "d`urgenza" a Bologna. «Facciamo il punto quando la fase diventa critica. Ma parliamo anche del futuro. Io mi preoccupo di rendere potabile e credibile per il governo un`alleanza di centrosinistra, quella che chiamano la foto di Vasto. In fondo, è il compito principale del segretario del Pd: cercare di tenere insieme le anime del centrosinistra. Ma la prospettiva finale rimane l`alleanza con i moderati. L`ho detto a Casini, capisco che guardando i sondaggi il Terzo abbia la tentazione di correre da solo. Ed è vero che un`intesa con loro si può trovare anche a urne chiuse. Ma è diverso fare un patto prima del voto anziché dopo». Casini cosa risponde durante i pranzi bolognesi? «Da due anni il Pd parla di ricostruzione, di crisi sociale, del pericolo di un crollo della nostra economia. Io vedo in Casini una consapevolezza nuova rispetto al passato. Adesso condivide la nostra analisi». Il leader democratico fa capire che un pezzo di strada con l`Udc è già stato fatto, che manca poco a un patto per il governo. Ma Berlusconi è ancora in sella, l`accordo con la Lega in qualche modo regge. «Ho parlato con Maroni. Gli ho detto che o staccano la spina o pagheranno il conto con gli elettori. Perché Berlusconi non mollerà mai. Non ha un partito vero come ce l`ha Zapatero. Io quella storia la conosco bene. Un bel giorno sono andati da lui 5-6 dirigenti del partito socialista e gli hanno spiegato: "Zappy, è finita, ti devi fare da parte. Magari perderemo le elezioni, così però abbiamola speranza di non essere ancellati"». Nel Pdl sono in grado di fare lo stesso? Dice Bersani che l`Unione «sta dicendo a Berlusconi: devi andare a casa». Ed è inutile rigirare la frittata aggrappandosi alle debolezze di Merkel e Sarkozy. «Sarà pure vero che il settore industriale tedesco soffre, ma noi siamo il fanalino di coda dell`Europa. Ed è vero che le banche francesi hanno in pancia tanti titoli tossici. Ma lì regge un sistema complessivo, sul mercato gli istituti francesi trovano sempre nuove risorse. Senza contare che sia la Francia sia la Germania hanno i soldi per salvare chi è in difficoltà, noi no. In America tante banche sull`orlo del fallimento il giorno dopo hanno accolto nuovi investitori senza fargli pagare un centesimo più del giorno prima. Perché nessuno può credere che gli Usa vadano gambe all`aria. Noi invece corriamo il rischio. Siamo troppo grandi per essere aiutati dagli altri, ce la dobbiamo fare da soli». Se la salvezza passa dal voto, se Berlusconi ha veramente deciso di usare il lanciafiamme, che voto sia. Prima di marzo, prima dei danni irreparabili. «Non è vero che stiamo meglio degli altri, che alcuni nostri fondamentali reggono. Le banche italiane sono solide seppure fanno una fatica enorme a trovare i soldi sul mercato.
Perché il Paese non funziona, perché tutti vedono che rischiamo grosso. E temo che i prossimi giorni ce lo ricorderanno».
5. BINDI: LE NOSTRE PROPOSTE VALIDE PER SALVARE IL PAESE. SE IL GOVERNO AVESSE FATTO CIO’ CHE PROPONIAMO DA TEMPO L’ITALIA NON SAREBBE CADUTA FINO AL PUNTO DI OGGI.
Da Il Corriere della Sera. Intervista all’arma bianca a Rosy Bindi di Monica Guerzoni. «La vera misura che l`Europa ci chiede è il passo indietro di Berlusconi». Il premier resiste e oggi la sua lettera arriverà a Bruxelles. «Bisogna vedere se il compitino soddisfa la Ue e se la sopravvivenza del governo non è la morte del Paese». Bossi è pessimista, dice che il governo rischia la crisi. «Mai come questa volta ci sono così vicini. La Lega è in grande sofferenza, lo sa Maroni e lo sa anche Bossi. Il motivo per cui il governo teneva segreta la lettera della Bce è che non è in grado di onorare gli impegni». Se al governo ci foste voi del Pd la situazione economica sarebbe migliore? «A noi quella lettera non sarebbe arrivata, perché non avremmo sprecato io miliardi per togliere l`Ici e provare a salvare l`Alitalia senza riuscirci. Non avremmo abbassato la guardia sulla lotta all`evasione e avremmo riformato il fisco tassando rendite e transazioni finanziarie e alleggerendo famiglie e imprese. Avremmo lavorato per irrobustire l`Europa e non per ridurla alle conferenze stampa di Merkel e Sarkozy». Le dichiarazioni del vostro responsabile economico, Stefano Fassina, non sembrano rafforzare l`Europa... «Fassina ha mosso critiche alla lettera della Bce. Ma al di là delle posizioni caratterizzate da qualche eccesso, la linea del Pd è assumere i contenuti di quella lettera non acriticamente ma con una mediazione politica». Prima di tutto dovete mediare al vostro interno, vista la differenza di posizioni su temi come le pensioni. «Non credo che il Pd sia diviso. La riforma della previdenza che abbiamo fatto noi con il governo Dini funziona e ha al suo interno gli strumenti per affrontare le sfide di oggi». Voterebbe l`innalzamento dell`età pensionabile a 67 anni? «La nostra proposta prevede incentivi e disincentivi per allungare l`età a 67 anni su base volontaria, ma il risultato della riforma dovrebbe andare ai giovani e alle politiche per la famiglia e non solo a scalare il debito, come è avvenuto per la pensione delle donne. Con noi la crescita sarebbe stata diversa, non avremmo affamato famiglie ed enti locali, non avremmo umiliato la scuola e avremmo riformato la pubblica amministrazione». E la patrimoniale? Le liberalizzazioni? «Le nostre proposte sono chiare, i grandi patrimoni immobiliari vanno tassati. Quanto alle liberalizzazioni, siamo stati gli unici ad averle fatte». Sulla flessibilità non avete idee altrettanto chiare, altrimenti non farebbero notizia il neolibe-rismo di Matteo Renzi e i «giovani curdi» del Pd, i trentenni che invocano il riformismo di Alesina e Giavazzi. Licenziare è un tabù? «La riforma del mercato del lavoro è necessaria, ma non ci sono solo le proposte di Alesina e Giavazzi. Siamo pronti a ragionare sulla flessibilità in entrata e in uscita, ma con adeguati ammortizzatori sociali. Però non siamo disponibili a fare cassa sulla pelle delle persone. E, soprattutto, il lavoro precario deve costare di più del lavoro stabile». E come pensate di far tornare i conti dello Stato? «Non si esce dalla crisi diminuendo il sistema di welfare. A saldi invariati noi chiediamo che il governo ritiri la delega per la riforma fiscale e assistenziale». Bersani ed Enrico Letta hanno lavorato ai fianchi Maroni, ma la Lega non stacca la spina. Non offrite sufficienti garanzie?
«La garanzia più grande per la Lega è staccarsi da Berlusconi, prima di perdere del tutto i suoi riferimenti elettorali e politici. Lo ha capito perfettamente Maroni e lo ha capito anche Bossi. La nostra proposta è sempre quella, un governo di responsabilità nazionale. Spero che trovino il coraggio di rompere” Dareste l`appoggio a un governo guidato da Schifani o Gianni Letta? «No, se cade Berlusconi ci sono solo due strade. Un governo di responsabilità sostenuto da tutti, o le elezioni. Siamo pronti a votare e saremo in grado. di costruire una coalizione larga tra progressisti e moderati. L`unità delle opposizioni è un dato di fatto».
Non avete un leader... «Se non lo abbiamo ancora individuato non è perché ci mancano i leader, ma perché ne abbiamo fin troppi. Comunque c`è Bersani e faremo le primarie». Lei si candida? «Lo potrei fare solo se melo chiedesse il mio partito».
25 ottobre 2011
Bersani incontra la stampa:" Ecco come uscire dalla crisi".

Ieri pomeriggio mentre Berlusconi era impegnato in un Consiglio dei Ministri urgente terminato ancora con un nulla di fatto, Bersani ha incontrato la stampa e presentato le proposte per affrontare la crisi e rimettere il Paese "sulla via della riscossa democratica".
Bersani:"Loro dovrebbero prendere atto della situazione e dire basta. I tempi e i modi li deciderà il presidente della Repubblica. Sono convinto che se il governo lasciasse si creerebbero dei presupposti nuovi di fiducia e credibilità".
Video: "Questo Governo passi la mano." Clicca qui.
Vaticano:"Autorità mondiale per il governo della finanza". Chiede multilateralismo e primato della politica su economia e finanza.
La autorità mondiale che governi la finanza, e la riforma del sistema finanziario che, in prospettiva dovrebbe portare a una "Banca centrale mondiale", per il Vaticano deve "avere una impostazione realistica", essere "messa in atto con gradualità", per giungere a sistemi monetari e finanziari efficienti ed efficaci, mercati liberti e stabili, disciplinati da un "adeguato quadro giuridico". Deve nascere da un "accordo libero e condiviso" e con una "fase preliminare di concertazione" per far emergere una "istituzione legittimata" e "super partes".

Tutto ciò viene prospettato nel documento "Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di una autorità pubblica a competenza universale", del Pontificio consiglio per la giustizia e la pace, una quarantina di pagine che sviluppano intuizioni e prospettive della dottrina sociale della Chiesa, da Giovanni XXIII a Benedetto XVI, presentato in sala stampa vaticana dal cardinale Peter Turkson e dal mons. Mario Toso, presidente e segretario di Giustizia e pace.
"Logica vorrebbe" per il Vaticano che questa autorità mondiale si sviluppasse "avendo come punto di riferimento l'Organizzazione delle Nazioni Unite". Nella nuova autorità politica mondiale, dovrebbero convivere politiche di "governance" e di "shared government", cioè il coordinamento orizzontale e una autorità super partes".
Premesse per la riforma del sistema finanziario mondiale è un "corpus minimo condiviso di regole necessarie alla gestione del mercato finanziario globale", dopo che è entrato in crisi il sistema di Bretton Woods, il Fondo monetario internazionale ha perso il carattere di stabilità per la finanza mondiale, e "non si dispone più di quel 'bene pubblico universale che è la stabilità del sistema monetario mondiale".
Il testo chiede di riflettere su "misure di tassazione delle transazioni finanziarie, forme di ricapitalizzazione delle banche, anche con fondi pubblici, e "condizionando il sostegno a comportamenti virtuosi e finalizzati a sviluppare l'economia reale", definizione "dell'ambito di attività del credito ordinario e di Investment Banking". Altre disfunzioni denunciate dal documento vaticano - che si muove sullo sfondo della Caritas in veritate , enciclica sociale pubblicata da Benedetto XVI il 7 luglio del 2009 - sono la diminuzione della "qualità del credito" e la tendenza a definire orientamenti strategici della politica economica e finanziaria "all'interno di club o di gruppi più o meno estesi di Paesi più sviluppati", cosa che non rispetta il "principio rappresentativo, in particolare dei Paesi meno sviluppati o emergenti".
fonte sito Avvenire.

Tutto ciò viene prospettato nel documento "Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di una autorità pubblica a competenza universale", del Pontificio consiglio per la giustizia e la pace, una quarantina di pagine che sviluppano intuizioni e prospettive della dottrina sociale della Chiesa, da Giovanni XXIII a Benedetto XVI, presentato in sala stampa vaticana dal cardinale Peter Turkson e dal mons. Mario Toso, presidente e segretario di Giustizia e pace.
"Logica vorrebbe" per il Vaticano che questa autorità mondiale si sviluppasse "avendo come punto di riferimento l'Organizzazione delle Nazioni Unite". Nella nuova autorità politica mondiale, dovrebbero convivere politiche di "governance" e di "shared government", cioè il coordinamento orizzontale e una autorità super partes".
Premesse per la riforma del sistema finanziario mondiale è un "corpus minimo condiviso di regole necessarie alla gestione del mercato finanziario globale", dopo che è entrato in crisi il sistema di Bretton Woods, il Fondo monetario internazionale ha perso il carattere di stabilità per la finanza mondiale, e "non si dispone più di quel 'bene pubblico universale che è la stabilità del sistema monetario mondiale".
Il testo chiede di riflettere su "misure di tassazione delle transazioni finanziarie, forme di ricapitalizzazione delle banche, anche con fondi pubblici, e "condizionando il sostegno a comportamenti virtuosi e finalizzati a sviluppare l'economia reale", definizione "dell'ambito di attività del credito ordinario e di Investment Banking". Altre disfunzioni denunciate dal documento vaticano - che si muove sullo sfondo della Caritas in veritate , enciclica sociale pubblicata da Benedetto XVI il 7 luglio del 2009 - sono la diminuzione della "qualità del credito" e la tendenza a definire orientamenti strategici della politica economica e finanziaria "all'interno di club o di gruppi più o meno estesi di Paesi più sviluppati", cosa che non rispetta il "principio rappresentativo, in particolare dei Paesi meno sviluppati o emergenti".
fonte sito Avvenire.
La nota del mattino del 25 ottobre 2011.

1. L’EUROPA IN BILICO. LE SCELTE SULLA RICAPITALIZZAZIONE DELLE BANCHE, SUL FONDO SALVA-STATI, SULLA GRECIA SONO L’ULTIMO APPELLO PRIMA DEL G20 DI INIZIO NOVEMBRE. I LIMITI E I PROBLEMI DI SARKOZY E DI MERKEL.
L’Europa sta attraversando un momento cruciale. Prima ancora dell’Italia lo sguardo deve rivolgersi alla soluzione dei problemi che da un anno stringono in una morsa tutto il Vecchio Continente. Domani si riunirà l’Ecofin, il consiglio dei ministri europei dell’economia, e l’Eurogruppo, i capi di Stato e di governo dell’area euro. Obiettivo, arrivare a una decisione condivisa sul fondo salva-Stati, sulla ricapitalizzazione delle banche europee impombate dai titoli di stato greci e non solo, sul fallimento governato ( con perdite dal 50 al 60 per cento) per il debito pubblico greco. Non sarà facile raggiungere un accordo che vada bene al parlamento tedesco che fin dalla prima ora con le sue impuntature ha costretto la cancelliere Merkel a negare un sostegno che, dato un anno fa alla Grecia, avrebbe risolto il problema alla radice. E non sarà facile nemmeno per Sarkozy risolvere un problema della capitalizzazioni delle banche francesi impiombate dai titoli di Stato greci. Ma non sarà facile soprattutto per l’Italia, considerata “il” problema dell’Europa, perché se fallisce la Grecia il colpo si può reggere, se fallisce l’Italia si porta dietro tutto il continente.
Da La Repubblica, articolo del premio Nobel per l’economia Paul Krugman. “Se non fosse drammatica, vista con la lente di un umorismo tragico, la crisi europea sarebbe quasi buffa. Il fatto è che a mano amano che uno dopo l`altro i piani di salvataggio si rivelano inefficaci, i Molto Seri Europei appaiono sempre più ridicoli. Prima di affrontare l`aspetto tragico, mi soffermerei su quello tragicomico e sulla vecchia canzoncina per bambini, C`è un buco nel mio secchio», che continua a venirmi in mente. Per chi non la conosce, è la storia di un contadino pigro che si lamenta del buco nel suo secchio. La moglie gli chiede di aggiustarlo, ma ogni azione che la donna suggerisce richiede un`azione precedente. Quando alla fine la moglie gli chiede di prendere l`acqua dal pozzo, lui risponde: «Ma c`è un buco nel mio secchio, cara Liza, cara Liza». Che cosa ha a che fare ciò con l`Europa? La Grecia, il paese da cui è partita la crisi, è diventata una desolante questione secondaria. Il pericolo adesso è rappresentato da un attacco di un qualche tipo ai titoli dello Stato italiano, la terza economia dell`area euro. Gli investitori, temendo un default, per finanziare il debito italiano ora chiedono interessi più alti. Gli alti tassi d`interesse, rendendo più oneroso il servizio del debito, rafforzano il rischio bancarotta. Autoalimentandosi in un circolo vizioso, il timore di un default aumenterebbe il rischio che esso si avveri. Per salvare l`euro, occorre contenere la minaccia. Come? La risposta implica giocoforza la creazione di un fondo in grado di concedere, se si rendesse necessario, prestiti all`Italia (e alla Spagna, anch`essa sotto minaccia) per un ammontare sufficiente da permettere all`Italia di non doversi finanziare agli alti tassi del mercato. Le risorse di un tale fondo non sarebbero poi probabilmente utilizzate, perché l`esistenza stessa del fondo dovrebbe riuscire a spezzare il circolo vizioso della paura. E necessario però che ci sia la disponibilità potenziale per erogare possibili prestiti su larga scala, sicuramente oltre i mille miliardi di euro. Qui sta il problema: le varie proposte per creare questo fondo richiedono in ultima istanza l`avallo dei governi dei principali paesi europei, le cui promesse agli investitori dovranno essere credibili, se si vuole che il piano abbia
successo. L`Italia, però, è uno di questi paesi importanti e non è in grado di salvarsi con prestiti propri. La Francia, la seconda economia dell`area euro, è sembrata ultimamente traballare, suscitando il timore che la creazione di un fondo per i salvataggi dotato di ingenti risorse, appesantendo il debito francese, potrebbe avere innanzitutto l`effetto di aggiungere la Francia alla lista dei paesi in crisi. C`è un buco nel secchio, cara Liza, cara Liza. È chiaro ora quello che intendo per una situazione che richiama un umorismo tragico? Ciò che rende questa storia davvero dolorosa è che le cose non sarebbero dovute andare così per forza. Si pensi a paesi quali il Regno Unito, il Giappone o gli Stati Uniti, che sono in grado di finanziarsi a tassi d`interesse bassi, nonostante debiti e deficit ingenti. Come mai? Il segreto sta per buona parte nell`aver mantenuto la valuta nazionale: gli investitori sanno che in ogni momento questi paesi potrebbero finanziare il deficit stampando nuova moneta. Se la Banca centrale europea potesse fornire un simile sostegno ai debiti sovrani europei, la crisi si ridimensionerebbe drasticamente. Si genererebbe inflazione in questo modo? Probabilmente no. Inoltre, all`Europa potrebbe giovare una leggera inflazione generale, perché un tasso di inflazione generale troppo basso condannerebbe i paesi del Sud dell`Europa a una deflazione distruttiva, rendendo certo il perpetuarsi di alti tassi di disoccupazione e una catena di default. Considerare quest`opzione, si continua a ribadire, è impensabile. Gli statuti con i quali è stata istituita la Banca centrale vieterebbero questo tipo di politiche, anche se, viene da pensare, dei bravi professionisti troverebbero sicuramente un modo legale per aggirare l`ostacolo. Il fatto che il sistema euro nel suo insieme sia stato concepito per combattere l`ultima guerra economica costituisce invece un problema più serio. Il sistema dell`euro è una linea Maginot costruita per evitare un ripetersi degli anni Settanta ed è quindi assolutamente inutile ora che il vero pericolo è una ripetizione degli anni Trenta. Questo sviluppo degli eventi è, come ho detto, è tragico. La storia dell`Europa del dopoguerra ha un profondo valore di ispirazione. Sulle rovine della guerra, gli europei hanno costruito un sistema di pace e di democrazia, creando delle società che, seppure imperfette - e quale società non lo è? - sono probabilmente, da un punto di vista morale, le migliori mai generate dall`intera storia dell`umanità. Questa conquista ora è a rischio perché l`élite europea, nella sua arroganza, ha rinchiuso il Continente in un sistema monetario che ha ricreato le rigidità dello standard aureo e che si è trasformato, come il gold standard degli anni Trenta, in una trappola mortale. L`amara verità è che sempre più il sistema dell`euro sembra condannato. E una verità ancora più amara è che, dati i risultati che il sistema ha prodotto ultimamente, se si risolvesse presto forse per l`Europa sarebbe meglio”.
2. IL PD LO SOSTIENE DA MOLTO TEMPO. ORA E’ CHIARO A TUTTI: IL GOVERNO DI SILVIO BERLUSCONI E’ DIVENTATO L’OSTACOLO PRINCIPALE ALLA RIPRESA DEL PAESE. BERSANI: CON QUESTO GOVERNO NULLA BASTERA’ MAI.
“Siamo di fronte ad un passaggio cruciale, come lo era un mese fa e come lo sarà ancora di più tra una settimana. E sta avvenendo quello che abbiamo detto tante volte, purtroppo inascoltati”. Così il segretario del PD Pier Luigi Bersani ha introdotto la conferenza stampa per ribadire le proposte del PD in risposta alle sollecitazioni dell'Unione europea sulle riforme immediate da attuare in Italia. “Abbiamo assistito a tre anni di assoluta mancanza di riforme e di idee; a tre anni che non hanno prodotto equità; a tre anni di totale assenza di dignità che ci hanno portato a dove non dovevamo essere. Siamo esposti alla crisi e, purtroppo, siamo considerati il rischio per
l'Europa e per il mondo” ha continuato il leader democratico. “Abbiano perso la stima e il rispetto internazionale. Siamo stati derisi e questo è inaccettabile. Ma gli italiani non sono Berlusconi e vanno rispettati! E naturalmente devono però far tutto ciò che è in loro potere per esserlo”. “Ci vengono richieste riforme strutturali per la crescita. Quelle stesse che andiamo da tempo a proporre: misure economiche e sociali da affrontare con equità a partire da un nuovo assetto fiscale, da qualche misura sul lavoro e gli investimenti e dai carichi sulla rendita a cominciare dai grandi patrimoni. Servono un pacchetto di liberalizzazioni effettive, la riduzione del peso delle istituzioni e rivedere il sistema delle pensioni attraverso un meccanismo flessibile basato su incentivi e disincentivi per l'uscita dal mondo del lavoro”. Il messaggio che il PD trasmette a Palazzo Chigi è lo stesso degli ultimi mesi e delle ultime settimane. "Non è credibile che chi non ha fatto nulla per tre anni, domani mattina faccia ciò che serve. Quello che riusciranno a fare sarà sempre poco rispetto a quello di cui c'è bisogno". “Inventeranno condoni e sanatorie che sono un pugno in un occhio alla riforma del fisco. Noi abbiamo una ragione doppia per creare una discontinuità politica altrimenti non usciremo dalla crisi e non saremo credibili: questo governo deve passare la mano! Una situazione politica nuova ci darebbe il tempo di fiducia dell'Europa e dei mercati”. Le dimissioni di Silvio Berlusconi offrirebbero al Paese un "soprassalto di consapevolezza. Le misure abborracciate non sono più sufficienti”.
Il Pd ha dunque presentato le proprie proposte. “Se oggi, con il ritardo che noi abbiamo denunciato da anni, si vuol mettere mano a misure per la crescita, i capitoli sono quelli che abbiamo indicato più volte e che, per larga parte, abbiamo già presentato in Parlamento sotto forma di proposte e disegni di legge e anche di emendamenti condivisi dalle opposizioni alla manovra approvata a colpi di fiducia dalla maggioranza di centrodestra”.
· Una riforma fiscale che carichi su rendite e evasione per ridurre il peso del fisco su produzione e lavoro, anche anticipando misure immediate contro l’evasione fiscale e di imposizione ordinaria sui grandi patrimoni immobiliari, secondo le proposte che il PD ha presentato concretamente in Parlamento in occasione della manovra di agosto, e di alleggerimento del costo del lavoro per sostenere la crescita anche attraverso questa via.
· Un programma di liberalizzazioni effettive, secondo i provvedimenti che il PD ha più volte presentato in dettaglio con proposte ed emendamenti parlamentari. · Una ripresa degli interventi di politica industriale ed energetica, con particolare riferimento al Mezzogiorno, riprendendo l’ispirazione di Industria 2015 che il governo ha boicottato.
· Una deroga selettiva al patto di stabilità interno per consentire ai comuni che ne hanno la possibilità di avviare immediati investimenti e di procedere ai pagamenti verso le piccole imprese. Questa misura può essere agevolmente finanziata con un contributo straordinario a carico degli scudati.
· Misure sul welfare che, a fronte di interventi di riduzione della precarietà dei giovani, correggano in modo flessibile il meccanismo di uscita dal lavoro con incentivi.
· Un piano di dismissione e valorizzazione degli immobili demaniali, secondo il progetto presentato dal PD.
· Un programma di interventi per ristrutturare l’assetto istituzionale centrale e locale, a cominciare dal dimezzamento del numero dei parlamentari, dallo snellimento degli organi di rappresentanza e di governo di Regioni, Province e Comuni, dall’accorpamento degli uffici periferici dello Stato, dall’eliminazione degli organi societari per le società in house dei comuni (oltre 50 mila incarichi) e così via.
3. TRATTATIVE NELLA NOTTE PER EVITARE LA CRISI. MILLE IDEE MA SENZA MAI DIRE LA VERITA’: L’ITALIA DEVE TROVARE ALTRI 15 MILIARDI E FARE UN DECRETO PER LO SVILUPPO CHE BERLUSCONI NON E’ IN GRADO DI FARE.
Pensioni o non pensioni? Dietro il problema dell’età, con la Lega in opposizione, si nasconde in realtà l’ insieme di misure che il governo del centrodestra non è in grado di prendere: mancano dai 15 ai 20 miliardi all’appello per garantire (come segnala Milano Finanza oggi, dopo che ne hanno parlato tutti gli istituti di ricerca, a cominciare dal Nens di Vincenzo Visco) che si arrivi al pareggio quando previsto. L’Europa se ne è accorta ed ha chiesto misure adeguate; non ci sono misure adeguate per la crescita, ma solo un’accozzaglia di micro interventi con pochi effetti. Basti pensare alla riforma degli ordini che dovrebbe essere fatta in un anno, non subito. E non si prevedono norme sulla lotta all’evasione fiscale né interventi sui patrimoni, ma, se possibile, solo sanatorie e condoni. In questo contesto e con l’Europa che aspetta dall’Italia una risposta concreta, ieri notte è andato in onda il grande negoziato per la sopravvivenza.
Da La Stampa, articolo di Amedeo La Mattina. “Trattativa nella notte con lo spettro della crisi dì governo. Il lunedì nero di Berlusconi, dopo il weekend europeo di paura, è affollato di queste voci. Ipotesi circolata a Palazzo Chigi, con lo stesso premier che avrebbe chiesto a Gianni Letta se fosse disponibile a guidare un nuovo esecutivo. Il sottosegretario alle presidenza avrebbe risposto di sì, sottolineando però che bisognerà provare di tutto prima di buttare la spugna. «Gianni, tieniti pronto», sarebbe stata la conclusione pessimista del Cavaliere. Addirittura raccontano che anche il capo dello Stato avrebbe sondato in maniera discreta la possibilità di aprire un paracadute nell`eventualità che non si trovasse un`intesa sulle pensioni. Un`indiscrezione non confermata che contraddice la linea fin qui seguita dal Quirinale, quella di escludere un passaggio di mano di Berlusconi per non esporre l`Italia ad una bufera speculativa. Lo avrebbe escluso pure conversando nei giorni scorsi con la Cancelliera Merkel che chiedeva lumi al presidente della Repubblica. Ma tutto questo è roba dei giorni scorsi, appunto, perché la situazione si è fatta alquanto pesante dopo che a Bruxelles è stato detto a Berlusconi che il problema è lui. Non è un caso che ieri al Consiglio dei ministri, convocato d`urgenza, il nostro premier ha raccontato che in Europa c`è «un clima ostile» nei nostri confronti. Un «clima ostile» che lui avrebbe cercato di ribaltare. «Essere paragonati alla Grecia è una follia». Insomma, siamo al discorso «noi non accettiamo lezioni da nessuno». Detto questo però Berlusconi ha spiegato a Bossi che ci troviamo «con le spalle al muro». «Non possiamo evitare di fare la riforma delle pensioni e se cadiamo non mi salvo né io né tu». Messaggio chiaro del tipo «non pensare che nella Lega continuerai a comandare, perché Maroni non aspetta altro che farti la pelle». Il Cavaliere gli ha fatto presente che certi ambienti non aspettano altro che fare un «Grande centro» in cui non c`è posto per il Carroccio. Sarebbero gli stessi ambienti che «avvelenano i
pozzi in Europa». In ogni caso «chi mi attacca ogni giorno non riuscirebbe mai a mettere insieme una maggioranza parlamentare in grado di compiere quelle scelte storiche che ci consentiranno di uscire dalla crisi». Nella sala del governo è calato il gelo. Sono molti i ministri che non credono più alla possibilità di farcela. E il silenzio dei tre ministri leghisti Bossi, Maroni e Calderoli è stato eloquente sul fatto che la Lega non è disposta a sbloccare la situazione sul versante delle pensioni. Ci ha provato Berlusconi nel vertice prima del Cdm e ha continuato a provarci nella riunione serale con un`ipotesi di mediazione che viene definita «al ribasso», cioè non in grado di consentire al Cavaliere di presentarsi mercoledì a Bruxelles superando l`esame. Letta ha spiegato che invece bisogna mettere le misure nero su bianco sotto forma di una proposta convincente, «altrimenti si rischia di andare a Bruxelles allo sbaraglio». Per il sottosegretario una cosa deve essere chiara: il presidente del Consiglio potrà partecipare al summit Ue solo se ci saranno le condizioni per un`intesa nella maggioranza. «Berlusconi non può diventare il capro espiatorio delle divisioni nel governo».
Berlusconi avrebbe intenzione di inviare un documento di indirizzo all`Ue per indicare punti e scadènze delle misure della crescita allo studio del governo. Per Tremonti però non bisogna scendere troppo nel dettaglio per evitare che siano altri Paesi a determinare scelte che competono all`Italia. A detta dei presenti, il ministro dell`Economia è rimasto sul vago. «Un intervento generico», lo ha definito un ministro. Anzi, l`impressione è stata che Tremonti frenasse sulla possibilità di varare misure prima dell`appuntamento a Bruxelles.
Bossi è rimasto silente per tutta la riunione del Cdm, ma alla fine ha detto che «le pensioni non si toccano, non è giusto far pagare la crisi ai pensionati». Non è però detta l`ultima parola. La trattativa nella notte potrebbe portare ad un risultato perché il Senatur ha ben presente di trovarsi sul ciglio del precipizio. Non vuole che si proceda con decreto: solo un disegno di legge e in ogni caso le pensioni di anzianità non si toccano. Su questo «non cediamo di un millimetro». A questo punto, spiega un ministro, «o Berlusconi accetta di andare a Bruxelles con una proposta equivoca e al ribasso, rischiando di essere bocciato, o rimette il mandato e affida a Letta il compito di tentare un`operazione dolorosa».
Ecco, lo spettro di un nuovo governo ieri sera si aggirava nelle stanze di Palazzo Chigi. Prima che iniziasse il Cdm, mentre Berlusconi e Bossi discutevano in una stanza a parte, alcuni ministri già discutevano di questa eventualità. «Chi metterebbero al posto tuo?», si chiedevano l`un l`altro”.
4. SI MOLTIPLICANO LE LEGGI AD PERSONAM. ORA ANCHE UNA NORMETTA PER GESTIRE DA UNA POSIZIONE DI FORZA IL DIVORZIO CON VERONICA. UN PAESE APPESO AI PROBLEMI PERSONALI DI UN UOMO SCREDITATO.
Mentre l’Italia e l’Europa sono in bilico, ecco emergere dal testo in bozza dell’ipotetico decreto sviluppo l’ennesima norma ad persona. Questa volta si tratta di eredità: la legittima per i figli può essere ripartita in parti non uguali da chi fa testamento. La ragione? Le trattative per il divorzio tra Berlusconi e Veronica Lario, secondo tutti i quotidiani.
Da La Stampa. Articolo di Paolo Colonnello e Francesco Manacorda. “Chi lo frequenta assicura che tra i molti fantasmi di questi mesi - la magistratura che lo insegue, gli alleati che non lo lasciano lavorare, il risarcimento da 560 milioni alla Cir - ce ne sia uno
che ha ormai le caratteristiche di una vera ossessione. Come potrà mai sistemare il suo asse ereditario - si chiede Silvio Berlusconi - tra i figli avuti dal primo e dal secondo matrimonio? E in particolare come potrà farlo se il divorzio con Veronica Lario non andasse in porto?
La posta in gioco, ovviamente, è uno dei maggiori patrimoni italiani. A marzo di quest`anno, dunque prima della crisi dei mercati finanziari, la rivista Forbes segnalava «Silvio Berlusconi and family» al terzo posto in Italia e al ll8 ° nel mondo con una fortuna di 7,8 miliardi di dollari, che starebbe a dire 5,6 miliardi di euro. Leviamoci pure un miliardo che da inizio anno la Fininvest ha perso per il calo in Borsa delle sue partecipazioni, sottraiamo il mezzo miliardo che veleggia verso l`odiata Cir; restano pur sempre 4 miliardi di patrimonio familiare di cui almeno 3 sono proprio del Cavaliere. L`idea del Berlusconi è sempre stata quella di dividere l`enorme patrimonio personale -per sommi capi il suo 65% di Fininvest che controlla i1 40% di Mediaset, il 50% di Mondadori, il 35% di Mediolanum e tutto il Man, cui si aggiunge un megaimpero immobiliare che spazia da Villa Certosa alle Bahamas - in modo sostanzialmente paritetico tra i figli di primo e secondo letto. Da una parte Marina e Piersilvio, che nell`ultimo decennio hanno contribuito con il loro impegno ad accrescere il patrimonio familiare; dall`altra Barbara, Eleonora e il giovanissimo Luigi, ancora a cavallo tra gli studi e i primi incarichi nei cda, che si sarebbero divisi in tre l`altra metà. Una divisione, però, che ha sempre trovato contraria Veronica: fu proprio lei a spingere, nel 2005, perché Berlusconi assegnasse ai tre figli di secondo letto una quota complessiva del 21,4% della Fininvest equiparandoli di fatto ai due eredi di primo letto che hanno il 7,65% ciascuno. Alla difficoltà di trattare equamente gli eredi si aggiungono le vicende coniugali. Nell`agosto 2010, quando la separazione consensuale tra la ex «first couple» italiana sembrava cosa fatta, proprio da parte di Veronica arrivò un improvviso stop alla soluzione negoziata. Colpa del forte divario tra quanto chiesto inizialmente dalla (ancora oggi) moglie del Cavaliere - oltre 40 milioni lordi l`anno - e i 7 milioni annui invece proposti. Secondo alcune indiscrezioni il cambio di strategia in quell`occasione è stato radicale: contando su innegabili dati anagrafici-la signora Lario è del 1956, il Cavaliere ha vent`anni di più - Veronica avrebbe deciso di negare la consensuale in modo da non escludere un suo ruolo come possibile erede. E se Berlusconi decidesse comunque di andare avanti con il divorzio, visto che nella primavera del 2012 scadrà il canonico triennio di separazione, s`imbarcherebbe in un divorzio per colpa per il Quale - a leggere i giornali - non mancherebbero alla controparte gli argomenti. Con le attuali norme successorie, se per ipotesi Veronica dovesse essere ancora coniugata Berlusconi quando Berlusconi non ci fosse più, a lei andrebbe il 25% dell`eredità, mentre un altro 50% andrebbe diviso in parti uguali tra i cinque figli. Assieme ai tre figli, insomma, avrebbe il 55% del 65% dellaFininvest oggi in mano al Cavaliere, che aggiunto al 21,4% già in possesso dei tre Berlusconi più giovani assicurerebbe la maggioranza assoluta della holding. Ma anche se alla fine divorzio sarà, la norma infilata ieri nel decreto sviluppo servirà – come molti sospettano – proprio a risolvere la vicenda dei Buddenbrook di Arcore? Nell`entourage legale del Cavaliere il testo viene apparentemente disconosciuto. «Non ne ho mai sentito parlare - taglia corto l`avvocato di fiducia e parlamentare Niccolò Ghedini - e comunque non vedo il problema». Di fatto con regole che lasciano maggiore autonomia al genitore nel decidere il Patto di Famiglia e - nel caso in cui a spartirsi l`eredità siano solo i figli - permette di dividere in parti uguali solo un terzo del patrimonio, distribuendo poi in proporzioni diverse il restante terzo, il progetto del Cavaliere di una divisione alla pari tra i due «ceppi» familiari potrebbe essere più vicino
24 ottobre 2011
Pier Luigi Bersani oggi illustra le proposte del PD per uscire dalla crisi.
Diretta su Youdem a partire dalle ore 18,00.

Per seguire l'evento in diretta on line clicca qui.
Oggi pomeriggio alle ore 18,00 il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, incontra la stampa nella sede del Partito Democratico, in via Sant’Andrea delle Fratte 16.
All’indomani della riunione dei capi di Stato e di governo dell’Unione europea e in vista delle decisioni che l’Italia è stata chiamata a prendere in questi giorni, il segretario del Pd illustrerà le proposte del Pd per affrontare la crisi e rimettere il paese sulla via della riscossa democratica, economica e sociale.
L’incontro con la stampa sarà trasmesso in diretta da YouDem sul canale 808 della piattaforma Sky e in streaming sul sito www.youdem.tv
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