15 febbraio 2011

Arrivederci Emanuela.

La lettera agli amici.
Di Emanuela Baio.


Cara amica, caro amico,

Dopo una lunga e sofferta riflessione ho scelto di lasciare il Pd, di cui sono stata fondatrice e profonda sostenitrice, e di aderire al gruppo Misto nella componente di Alleanza per l'Italia. Le motivazioni sono di natura politica.

Siamo di fronte a nuovi scenari e finalmente viviamo "l'inizio della fine del berlusconismo".Il Pdl sta perdendo consensi e il Pd è incapace di prospettare alleanze politiche in grado di rispondere ai bisogni reali del Paese. Cercare di recuperare, per l'ennesima volta, consensi a sinistra lascia inascoltate le voci di tutte le forze moderate e riformiste che potrebbero invece rappresentare, in futuro, una nuova maggioranza, in grado di ridare speranza a tutti i cittadini, in particolare ai giovani. Infatti, un partito, per fare una sintesi deve riconoscersi in alcuni valori che devono essere elaborati, condivisi e quindi tradotti in scelte politiche chiare.

Vi offro due esempi che evidenziano le contraddizioni del Pd e l'incapacità di comprenderlo: la difficoltà ad elaborare una politica del lavoro chiara e capace di interpretare le radicali trasformazioni che lo scenario economico internazionale oggi propone, il caso Fiat è la dimostrazione dell’incapacità del Partito di leggere il nuovo mondo del lavoro e di dare risposte adeguate a tutta la società e in particolare dei giovani.; le politiche per la famiglia - tema a me molto caro - ennesimo terreno su cui si gioca la battaglia delle insanabili visioni, da un lato chi promuove una concezione radicalmente individualista e chi, come me, crede nella comunità familiare.

Fra il mio impegno politico e i miei valori non c’è soluzione di continuità: fra vita, politica e fede non c’è iato. Chi guarda a questo tipo di percorso senza pregiudizio, vi individua una coerenza che oggi chiede più che mai di essere ribadita. Proseguo, infatti, la mia esperienza politica in un movimento di cui condivido valori e aspirazioni, in assoluta fedeltà e coerenza ai principi per cui mi sono sempre impegnata senza riserve. Da moderata scelgo i moderati.

Come diceva Pirandello: "nulla è più complicato della sincerità". Ai politici è chiesta una sola cosa: scegliere. Io ho scelto.

Con immutato affetto

Emanuela Baio

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Per Berlusconi è giudizio immediato per reato di concussione e di prostituzione minorile.


Il Gip di Milano Cristina di Censo ha disposto il rito immediato per SILVIO BERLUSONI nell'ambito del caso Ruby. Udienza davanti alla quarta sessione penale il 06/04/2011. Il collegio giudicante sarà composto da tre donne. Per il Giudice sussiste sia la prova evidente, sia la competenza della procura di Milano. Parti lese: Karima (Ruby) e il Ministerto dell'Interno.

LA NOTIZA purtroppo FA IL GIRO DEL MONDO

«Processo per accuse sessuali» scrive la BBC dove si afferma che il primo ministor italiano dovrà rispondere delle accuse di aver pagato per fare sesso con una minorenne e abuso di potere.

«Processo per Berlusconi» titola anche il GUARDIAN che rilancia subito la notizia con una 'breaking news' anticipando ulteriori particolari.

Il NEW YORK TIMES in home page sul sito scrive: «Berlusconi incriminato per prostituzione...». Il conservatore THE TIMES apre l'home page con la foto del premier italiano e titola: «Berlusconi a processo per accuse sessuali...» Il francese LE MONDE titola: «la giustizia italiana decide un processo immediato contro Silvo Berlusconi.

EL MUNDO titola: «Berlusconi sarà giudicato per abuso di potere e prostituzione di minorenni» e apertura sul caso Ruby anche per EL PAIS che spiega come il premier dovrà comparire davanti al Tribunale di Milano, dove sono pendenti già diversi processi nei suoi confronti.

La tedesca BILD scrive: «Scandalo sessuale, Berlusconi a processo» e commenta: «lo scandalo del bunga bunga ha le sue conseguenze». La FRANKFURTE ALLGEMAINE ZEITUNG titola asciuttamente: «A causa di uno scandalo sessuale con una giovane marocchina il presidente del consiglio italiano a giudizio».

La WELT apre il suo sito parlando di «rito immediato» per il primo ministro italiano e pubblica una foto di un nervoso Berlusconi che si aggiusta il nodo alla cravatta.

In Giappone l'ASAHI SHINBUN scrive: «Nel caso dello scandalo di prostituzione minorile col primo ministro italiano Berlusconi, oggi, il giudice delle indagini preliminari di Milano ha incriminato il premier con l'accusa di prostituzione minorile e abuso di potere».

...un premier processato per prostituzione minorile
Risparmia all'Italia questa brutta figura!

LAMPEDUSA 2009: SE QUESTO E' UN UOMO.

Reportage delle visita di Dario Franceschini a Lempedusa del 2009.

Nota del mattino del 15/02/'11

1. IN ATTESA DEI MAGISTRATI DI MILANO PARTE ROMA. LA SCOSSA DELLE DONNE CAMBIA L’ORIZZONTE. MA BERLUSCONI NON MOLLA: USA L’EMERGENZA IMMIGRATI PER RIPRENDERE IL GHE PENSI MI A RETI UNIFICATE E IN PARLAMENTO GIOCA IL CALCIOMERCATO.
Tra oggi e domani il Giudice per le indagini preliminari di Milano deciderà se mandare subito Silvio Berlusconi a processo per i reati di concussione di prostituzione minorile. Alla procura della Repubblica di Roma sono arrivati i documenti spediti dai pm di Milano e riguardanti le feste del presidente del Consiglio a Tor Crescenza.
La qualità e la vastità delle manifestazioni organizzate dalle donne domenica 13 febbraio hanno intanto scosso il centrodestra e aperto un nuovo orizzonte di iniziativa politica. Valeria Fedeli,
sindacalista della Cgil e una delle organizzatrici, al Corriere della Sera: “Da oggi noi del comitato, tutte insieme, dobbiamo assumerci la responsabilità di come andare avanti. La piazza - che onestamente ci ha travolte, in senso positivo - ci ha chiesto questo.
La nostra intuizione è stata giusta: serviva una realtà capace di unire le tante associazioni di donne, così diverse l`una dall`altra, che lavorano in questo Paese per difendere e affermare
professionalità e competenze femminili. Le abbiamo risvegliate e messe in connessione. Ed è
successo quello che tutti hanno visto… Ci sentiamo addosso la responsabilità di leggere correttamente ciò che è avvenuto, di corrispondere alla qualità e alla complessità della domanda che si è alzata dalla piazza. Che non è banalmente "via Berlusconi", ma piuttosto "cambiamo il sistema": nella scuola, nell`impresa, nelle istituzioni”. Susanna Camusso, segretaria della Cgil, a L’Unità: “Da oggi chiunque voglia dare una prospettiva alla straordinaria energia che ha attraversato le piazze di domenica dovrà far questo: mettere le donne al centro della politica. Più donne nella politica e più politica per le donne. Il punto fondamentale, come sempre, è l`ascolto. La comprensione: quel che è accaduto domenica è un segnale precisissimo e potente, bisogna coglierlo. La reazione patetica del presidente del Consiglio e il silenzio di chi lo circonda mi fa pensare che a destra l`abbiano capito bene. Alle opposizioni di centrosinistra la piazza - questa piazza che non è di nessuno - chiede concretezza, risposte chiare, cambiamento. Una bella sfida”.
Il presidente del Consiglio ha accusato il colpo, ma non molla. Oggi coglierà l’occasione dell’emergenza immigrati per riprendere dalla Sicilia, a reti unificate, lo spot del ghe pensi mi, nel tentativo di oscurare l’effetto-donna e l’annuncio dei magistrati di Milano. In Parlamento i dirigenti del Pdl lavoreranno per il reclutamento a qualsiasi costo di nuovi deputati, sfruttando
anche le crepe che si stanno aprendo tra i sostenitori di Fini. E’ una corsa affannosa, difficile, anche se non priva di qualche di risultato (il Pdl ha lasciato trapelare, anche per convincere gli
indecisi, che vi saranno nuovi arrivi. Ne parla Il Corriere della Sera). L’obiettivo è di garantire alla Lega la possibilità di discutere di federalismo nelle diverse commissioni senza correre il rischio di andare in minoranza. Fuori dal Parlamento, si parla invece dell’acquisto delle
frequenze della radio della Lega da parte della Mondadori (azionista principale, la famiglia
Berlusconi).

2. IL PD AL CENTRO DEL CAMPO: SUL FEDERALISMO APRE IL DIALOGO CON
LA LEGA, LANCIA L’OFFENSIVA SULL’INFORMAZIONE E CON LA
CONFERENZA NAZIONALE DELLE DONNE DEMOCRATICHE DI VENERDI’
PRENDE L’INIZIATIVA DOPO IL 13 FEBBRAIO.
Dopo aver concluso il lavoro per la messa a punto del programma, il Partito Democratico ha
lanciato ieri nuove offensive. Il segretario del partito, Pier Luigi Bersani, ha rilasciato una lunga
intervista a La Padania, aprendo direttamente con la Lega il confronto sul tema del federalismo;
con un convegno a Milano il Pd ha lanciato un’offensiva sull’informazione. E con la conclusione a Roma, venerdì e sabato, di tutte le assemblee delle donne democratiche svoltesi in Italia in questi mesi, sarà il Pd a dare nella propria conferenza nazionale delle donne le prime risposte della politica organizzata alla manifestazione del 13 febbraio.
Ecco la parte dell’articolo de La Padania sul federalismo. “Nella sede lombarda del Partito
Democratico per un`intervista a Pier Luigi Bersani suggerita dallo stesso entourage del segretario Pd: già questa è una notizia... Destinata a far discutere parecchio, poi, con questi chiari di luna e visto il messaggio forte e chiaro recapitato dal leader originario di Bettola
(tremila anime nel Piacentino, Lega al 35%) a Umberto Bossi: «Impegno me e il mio partito
a portare avanti il processo federalista, dialogando con la Lega. Quali che siano gli sviluppi
politici. Guardiamo oltre Berlusconi ma salviamo la prospettiva autonomista».
«Intendo prendere anche personalmente un impegno: penso che sia oggi la Lega a tenere
attaccata la spina di Berlusconi, ma presto o tardi si arriverà al dunque e il processo federalista va preservato, è una riforma storica, epocale per la democrazia italiana. Credo da sempre che, pur da posizione diverse e anche alternative, ci siano due vere forze autonomiste in questo Paese: il Pd e la Lega. Noi rivendichiamo e vogliamo coltivare, rinnovandola, questa nostra antica tradizione. Abbiamo in testa "l`Italia delle autonomie", l`idea cioè che con la responsabilità diretta dei territori si possa arrivare sia a un livello comune di cittadinanza e di servizi, sia alla possibilità che chi ha una marcia in più possa correre. In questa contingenza noi vediamo dunque con grandissima preoccupazione il fatto che la Lega, vedendo accorciarsi i tempi della legislatura, possa accontentarsi di un Federalismo di bandiera; dall`altro temiamo che Berlusconi, culturalmente e politicamente del tutto disinteressato al Federalismo, ne approfitti per pretendere in cambio il processo breve, così come ha ottenuto il voto sulle "leggi sulla cricca", e dunque "passare `a nuttata". Da questo matrimonio un bambino come il Federalismo rischia di
rimanere soffocato». ..«Voglio chiarire, con sincerità. Noi abbiamo prima di tutto innestato il
meccanismo federalista con la modifica dell`art 119 della Costituzione, abbiamo avuto un atteggiamento positivo sulla legge 42 (la legge delega sul Federalismo fiscale, il Pd si astenne, ndr, ma abbiamo votato contro la fiscalità comunale per una questione assolutamente di merito. Non ci piace l`assetto che disegna: concede qualcosa ai Comuni, che recuperano un po` di soldi con nuove tasse, e non applica la logica di autonomia impositiva “voto, vedo e pago", restringe la tassazione a quelli che non votano nel Comune stesso, e mette una patrimoniale sulle pmi... No, ecco, non ci va bene»… «Penso una decina di decreti. Dobbiamo darci la possibilità di avere un quadro, c`è un lavoro profondo da fare, sto parlando di inquadramento del tema di una generale
riforma fiscale che noi proponiamo, sto parlando di definizione dei costi standard e degli standard di servizio, sto parlando di perequazione che non riguarda solo Nord-Sud ma diverse tipologie di Comuni anche al Nord. Noi diciamo che il contesto politico attuale è un enorme ostacolo». «Io dico semplicemente: qualsiasi soluzione è meglio di quanto sta accadendo ora, anche in previsione di ciò che si prospetta nei prossimi mesi… Parlo di politica, di Paese: siamo in stallo. Tutto ruota attorno alle vicende di una persona, il resto è paralizzato. Se Berlusconi fosse uno statista dovrebbe generosamente trame le conclusioni, a prescindere che si ritenga o meno responsabile. Invito quindi tutte le forze politiche a considerare questi problemi fornendo una disponibilità larga. Berlusconi fa un passo indietro? Se il Governo rimanesse nell`ambito del centrodestra, noi staremmo all`opposizione pronti però a essere propositivi. Il premier non se ne vuole andare, si è
inchiavardato? Allora si vada a votare, pur con una legge elettorale che non ci piace. Non so in quale scenario ciò avverrebbe; noi e la Lega saremmo magari sempre alternativi, ma garantisco personalmente, per me e per il mio partito, con tutta la credibilità della quale dispongo, che il processo federalista deve andare avanti e giungere a compimento.
Discuteremo, certo, ma noi ci crediamo, siamo gli unici a crederci, con voi. Lo vogliamo,
a nostro modo ma lo vogliamo».
Nel corso di un seminario organizzato a Milano dal Pd, Pier luigi Bersani ha lanciato ieri anche
un affondo sul tema dell’informazione. L’Unità: «A fronte dell`emergenza che si propone, è indispensabile che tutte le opposizioni si coordinino ed organizzino una funzione di
osservazione, di denuncia ed eventualmente di mobilitazione sulla questione dell`informazione radio e televisiva, in particolare del sistema dei tg». Se Berlusconi non accenna a dimettersi, l`opposizione è decisa a voltare pagina. Anche sull`informazione.
L`affondo del segretario Pd Pierluigi Bersani arriva il giorno dei dati di un Tgl superato in ascolti dal Tg5, e alla vigilia di una nuova riunione della Commissione di vigilanza Rai, che torna a discutere dell`atto di indirizzo del pluralismo del centrodestra per i talk show politici. Una «direttiva del bavaglio», la definisce Bersani, un`«assurdità totale» che «mostra un impazzimento del centrodestra su cui mi aspetto una reazione dell`azienda, perché la Rai non può essere azzoppata da iniziative di questo genere». La situazione è paradossale: «C`è un`azienda che lavora contro se stessa, contro l`audience, la raccolta pubblicitaria e le sue stesse
prospettive industriali. Mi aspetto quindi che reagisca». «Deve essere ribadita - aggiunge - l`assoluta esigenza di terzietà dell`informazione».

3. LA TESTA NELLA SABBIA. L’ITALIA LITIGA CON L’EUROPA SUL DRAMMA
IMMIGRATI. MA FINO A IERI NON HA VOLUTO VEDERE.
Il ministro dell’interno, Roberto Maroni, oggi sarà in Sicilia insieme al presidente del Consiglio,
Silvio Berlusconi. Ieri e nei giorni precedenti, oltre a lanciare l’allarme per la possibile ondata
di immigrazione dal Nord Africa (“80 mila arrivi possibili”), ha lanciato durissime accuse
all’Unione europea, rea di non aver ascoltato il grido dell’Italia. L’Unione europea ha replicato
altrettanto duramente (lo ha fatto la commissaria svedese Cecilia Malmstrom) di aver offerto
l’aiuto dell’Ue e che l’Italia lo ha rifiutato.
Lo spettacolo desolante di uno scontro su questi temi ha fatto emergere tre fatti clamorosi. Il
primo: il governo italiano ha nascosto per anni la testa sotto la sabbia, utilizzando l’immigrazione come tema di campagna elettorale e di propaganda, invece di affrontarlo e di gestirlo come problema ineludibile. Lo hanno ricordato ieri diversi rappresentanti del Pd, a cominciare da Livia Turco e Emanuele Fiano. Il secondo: l’Unione europea ha speso sull’argomento tante parole, ma pochi fatti. Terzo: l’emergenza umanitaria oggi rischia di essere usata un’altra volta per la propaganda da parte di Silvio Berlusconi, che si accinge a ripresentarsi come il paladino risolvitore di ogni cosa, lasciando poi ad altri e al futuro la soluzione difficile dei problemi reali.

4. BANKITALIA CERTIFICA L’AUMENTO DEL DEBITO PUBBLICO E DRAGHI
SPIEGA CHE LA GERMANIA E’ IL MODELLO DA SEGUIRE.
La Banca d’Italia ha certificato ieri che il debito pubblico italiano è cresciuto l’ultimo anno di circa 90 miliardi di euro, pari al 4,3 per cento del Pil. Una notizia pesante per Giulio Tremonti, responsabile dell’Economia, che da ieri è a Bruxelles a parlare proprio di conti pubblici. Il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, proprio da Bruxelles ha spiegato ieri che il modello tedesco è quello più giusto e funzionale. E il modello tedesco non riguarda solo i conti pubblici. Come ha spiegato Claudio Magris in un lungo articolo pubblicato domenica su Il Corriere della Sera, il modello tedesco riguarda anche l’economia reale, il tipo di capitalismo, che è completamente diverso dal liberismo senza regole che piace tanto alla destra italiana.

LA SENTARICE BAIO DOSSI LASCIA IL PD.



La Senatrice Baio annuncia l'addio ai democratici. In una lettera indirizzata a Bersani e Finocchiaro motiva la decisione.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso il "no" del partito alla nomina a Segretario del Senato generale di Elisabetta Serafin.


Baio:" In un momento in cui la dignità delle donne è offesa, non si è capaci di cogliere l'occasione che si presentava per dimostrare un scelta politica". Secondo Baio "molti cattolici sono a disagio e disorientati dal PD, in particolare sui temi del lavoro, e della famiglia".


Emanuela Baio andrà nel gruppo misto per poi aderire all'API di Rutelli.



Post Correlato: Arrivederci Emanuela (la lettera agli amici di Emanuela Baio ricevuta successivamente a questo post).



OFFICINA DELLA POLITICA E DELL'AMMINISTRAZIONE SOSTENIBILE. III Sessione VENERDI' 18/02 A BURAGO.

RETE CIRCOLI EST VIMERCATE
PROGETTO OFFICINA DELLA POLITICA PERMANENTE
PROSSIMO APPUNTAMENTO:


14 febbraio 2011

Il bonifico di Berlusconi. Ficarra e Picone, La Repubblica di Palermo.

cliccare sull'articolo per ingrandire.

UN GOVERNO CHE DORME.

Il governo da Gennaio, ha approvato una sola legge!


Il Governo insiste a sostenere che la maggioranza c'è, che stanno lavorando, con impegno ed intensità. Oggi il Corriere con questo intervento smentisce. SOLO UNA LEGGE APPROVATA DALL'INIZIO DELL'ANNO, Consigli dei Ministri sempre più brevi, riunioni che durano cinque minuti...

Possibile che sono attivi ed efficienti solo quando si tratta di votare leggi ad personam per difendere il Premier dai suoi processi?


Nell'ultimo recente incontro tra Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi, il Presidente della Repubblica ha insistito su motivi di preoccupazione, che debbono essere comuni, sull'asprezza raggiunta dai contrasti istituzionali e politici, e sulla necessità di un sforzo di contenimento delle attuali tensioni in assenza del quale sarebbe a rischio la stessa continuità della legislatura.

...meno male che GIORGIO C'E'!

Assessore Cattaneo, "CHI LA FA L'ASPETTI!". Il commento del Sindaco Stucchi.

Il commento del Sindaco Stucchi all'intervista dell'Assessore Cattaneo che minaccia di incatenarsi al Ministero se non sarà sbloccato entro 15 gg. il piano finanziario di Pedemontana.

Il Video dell'intervista:



Il commento di Maurizio Stucchi - Sindaco di Sulbiate.

Caro assessore Cattaneo,
il saggio ammonisce: "Chi la fa l'aspetti!"
Condividiamo il suo annuncio al TG3 Lombardia di volersi incatenare a Roma davanti al Ministero reo di avere modificato gli accordi sul finanziamento di Pedemontana. Capirà quindi i sentimenti dei Sindaci di Sulbiate e del Vimercatese (la tratta 'D' della Pedemontana) dove lei stesso per conto della Regione ha modificato gli accordi del progetto preliminare del 2007 alzando le quote di autostrada e ferrovia in rilevato sul piano di campagna e facendo sparire la galleria di Sulbiate di 1 chilometro gia' prescritta e finanziata. Così mettendo in gravissima difficoltà i residenti le aziende e il nostro territorio. Al suo ritorno da Roma prenderemo a prestito la sua catena per ottenere a nostra volta da lui il rispetto degli accordi. Le auguriamo di essere ascoltato nella speranza che poi sia magnanimo e faccia la stessa cosa con noi. Pare che a Cattaneo e a nessun'altro interessi che in questo territorio siano state cambiate dai burocrati le regole a metà partita, proprio ciò che non piace al Presidente Podestà. Nella tratta "D" (che è il 25% del costo dell'opera) non avviene per nulla la raccomandazione dell'AD Lombardo che afferma di avere attenzione alle micro-imprese e agli artigiani; nella tratta D le attività economiche dovranno subire 10 anni e più di cantieri perchè neppure si tenta di unificare i tempi di costruzione di autostrada e Ferrovia che per 20 chilometri corrono affiancate. In quale altra economia evoluta occidentale si riuscirebbe a decidere di affiancare due grandi opere pubbliche senza trovare le risorse per realizzarle nello stesso momento almeno nei punti più critici per i residenti e gli insediamenti produttivi? E' deludente dovere prendere atto che a tutti i livelli della politica e della PA sia diffuso il vezzo di non mantenere gli impegni presi. I Sindaci soffrono più di tutti questa situazione essendo di fatto il diretto contatto con la popolazione e le aziende che lamentano i disservizi e l'oppressione dei servizi pubblici.
Maurizio Stucchi
Sindaco di Sulbiate

Qui articolo di Libero del 11/02 : Infrastrutture Lombardo, Pedemontana lavori secondo cronoprogramma.

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Nota del mattino del 14/02/'11

A cura dell'Ufficio Nazionale Circoli del PD.

1. LA SCOSSA DELLE DONNE ALLA VIGILIA DI UNA SETTIMANA CRUCIALE. A MILANO PARLA LA MAGISTRATURA. E IN UN PARLAMENTO A MAGGIORANZA RISICATA RIPRENDE IL CAMMINO DEL FEDERALISMO.
“Arrivederci, Silvio” titola oggi il Financial Times, che dedica all’Italia ben tre articoli (donne, sbarchi e crisi politica). Ma non sarà così semplice, anche se le manifestazioni svoltesi ieri in tutta Italia (e non solo), organizzate dal basso dalle donne, senza simboli di partito e che hanno ottenuto un risultato straordinario dal punto di vista della partecipazione popolare (oltre un milione di persone coinvolte), costituiscono un punto di forza nuovo per la riscossa dell’Italia. “Siamo qui tutte insieme per restituire dignità alle donne e al paese” ha detto il presidente del Pd Rosy Bindi, in piazza a Roma. “Questo movimento non si fermerà, il paese merita di più e lo otterrà grazie alle donne”. “Oggi il paese ha parlato” ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, anche lui in piazza a Roma insieme alla moglie Daniela: “Questa imponente manifestazione spontanea è il segno di un nuovo ciclo: Berlusconi e i suoi dovrebbero uscire dal delirio e guardare in faccia la manifestazione del sentimento popolare”.
La scossa voluta e ottenuta dalle donne italiane è arrivata alla vigilia di una settimana cruciale. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nell’incontro con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, svoltosi la scorsa settimana, ha richiamato l’esigenza di evitare scontri istituzionali e lo stallo della politica, pena la fine della legislatura. Da oggi si vedrà se il richiamo alla responsabilità ha funzionato.
Tra oggi e domani, a Milano, il giudice per le indagini preliminari dirà se la richiesta della Procura della Repubblica di avviare il processo immediato contro Berlusconi per due reati gravissimi, concussione e prostituzione minorile, sarà accolta o meno. Se la richiesta venisse accolta è già chiara la contromossa che farà il presidente del Consiglio: utilizzerà tutte le leve che ha a disposizione per sollevare il cosiddetto conflitto di attribuzione di fronte alla Corte Costituzionale, perché chiederà di essere giudicato dal Tribunale dei ministri almeno per il reato di concussione. Ma soprattutto metterà in campo la strategia del polverone mediatico che ha già avviato, grazie alle reti televisive e alle testate della carta stampata che controlla direttamente, ma anche alle trasmissioni Rai dove hanno posti di rilievo persone a lui fedelissime.
Non solo. Ieri si è svolto il congresso di Fli. Fini, eletto presidente, ha lanciato una nuova sfida: ha chiesto a Berlusconi di dimettersi tutti e due perché eletti ciascuno con i voti dell’altro ed ha proposto alla Lega Nord di approvare il federalismo (anche con il varo del Senato delle Regioni) e una nuova legge elettorale, per andare poi a votare l’anno venturo, ma, appunto, senza Berlusconi.
Dalla Lega sono venuti segnali di tentennamento, collegati in modo specifico al federalismo. Questa settimana riprende infatti l’iter legislativo dei decreti attuativi della legge delega sul federalismo. Il decreto delegato sul federalismo comunale deve tornare in discussione dopo la bocciatura da parte di Napolitano. Il decreto delegato su Regioni e costi standard della sanità deve andare in discussione nella commissione bicamerale, nelle commissioni Bilancio e Affari costituzionali, dove Pdl e Lega non hanno più la maggioranza. Da qui, e dallo stallo politico della maggioranza e del governo, oltre che dalla protesta della base per l’eccessivo coinvolgimento nella difesa dei problemi di Berlusconi, gli avvertimenti di due ministri importanti. Roberto Maroni, ministro
dell’Interno, ha detto che effettivamente ci sono rischi di voto anticipato. Roberto Calderoli, il ministro che più segue le sorti dei provvedimenti sul federalismo, ha detto che se non si recupera la maggioranza nelle commissioni parlamentari si dovrà andare alle elezioni politiche.

2. SOPRAVVIVENZA & AFFARI. IL PDL CONTRO NAPOLITANO. I FALCHI DELLA DESTRA RIPENSANO ALLA PIAZZA. BERLUSCONI RIAPPARE IN TV. E INTANTO NEL MILLEPROROGHE SI PENSA AL BUSINESS DEI MEDIA.
Le elezioni anticipate vengono considerate un rischio troppo alto da Berlusconi e dal Pdl. Come si può leggere oggi su La Repubblica, dagli ultimi sondaggi emergono tre scenari per il risultato alla Camera, dove scatta il premio di maggioranza per la coalizione che ottiene più voti: vittoria del centrosinistra se si andasse al voto su tre poli (42,7 per cento a Pd-Idv-Sel; 20,1 Centro; 36,4 Pdl-Lega), vittoria della coalizione larga (56,5 a Pd-Idv-Sel-Centro contro il 42,7 di Pdl-Lega); vittoria della destra se si andasse su tre poli, ma composti in modo diverso (28,2 per cento Sel-Idv; 30,2 per cento Pd-Centro; 40,0 per cento Pdl-Lega).
Da qui la strategia di resistenza ad ogni costo di Berlusconi. Il Pdl ha già risposto a muso duro al presidente Napolitano, affermando che non può essere lui a decidere le sorti della legislatura. I giornali di Berlusconi hanno già cominciato il solito cannoneggiamento. Questa mattina Berlusconi torna in Tv, intervistato da Maurizio Belpietro su Canale 5 (Mediaset). I falchi della destra hanno ricominciato a parlare di manifestazioni di piazza a favore del governo, anche per bilanciare l’effetto della manifestazione di ieri. Tutto in gioco, anche la guerra istituzionale o le tensioni di piazza, pur di sopravvivere.
E intanto, lontano dai riflettori, nel provvedimento chiamato milleproroghe, al Senato, è passata una norma molto particolare. Secondo Vincenzo Vita, senatore Pd, l’effetto di questa norma alla luce dei fatti sarà di impedire a Sky di acquisire o varare un quotidiano (il divieto per le Tv è stato esteso a tutto il 2011), ma consentirebbe a Mediaset di farlo.

3. IL RISVEGLIO DEL NORD AFRICA COINVOLGE L’ITALIA (E L’EUROPA).
Quattromila sbarchi in pochi giorni. Decine di migliaia di persone pronte a partire dalle spiagge tunisine. E molte di più che potrebbero partire da paesi, come l’Egitto, coinvolti nel risveglio delle masse nel Nord Africa. L’Italia è per queste persone la porta più vicina per entrare in Europa. E dunque il problema dell’immigrazione, che il governo della destra ha voluto rinviare, congelare, non vedere, invece di gestirlo perché inevitabile in un mondo globalizzato dove i paesi ricchi convivono con paesi poveri e poverissimi, è improvvisamente esploso in una dimensione drammatica.
Il problema è che anche l’Europa sta facendo finta di non vedere questo dramma che la riguarda direttamente. E il richiamo dell’Italia alle responsabilità comuni pesa di meno sul piano internazionale anche a causa del discredito provocato dalle vicende interne.

4. IN USA E IN EUROPA SI RIPARLA DI DRASTICI TAGLI AL DEBITO PUBBLICO. E L’ITALIA NON SARA’ ESENTATA.
Oggi il presidente Usa, Barack Obama, presenterà al Congresso una proposta di Bilancio che congela per cinque anni le spese discrezionali dell’amministrazione, punta a dimezzare il deficit pubblico (la differenza tra spese ed entrate annuali) e a ridurre in
pochi anni di 1.100 miliardi il debito pubblico (i debiti accumulati negli anni per coprire i deficit annuali). Una medicina amarissima. E che però non basterà ai repubblicani che dopo le elezioni di metà mandato sono fortissimi nel Parlamento Usa. Così è possibile che i tagli alla spesa pubblica sia ancora più pesanti.
Oggi in Europa si apre anche la riunione dell’Ecofin (riunione dei ministri finanziari) per discutere di conti pubblici, in vista della riunione dei 27 paesi prevista per domani, ma soprattutto del summit dei capi di Stato e di governo europei che a marzo dovrebbero stabilire nuove regole su deficit, debito e fondi per il salvataggio dei paesi in difficoltà. Germania e Francia venerdì scorso hanno concordato un pacchetto di proposte molto dure, per esempio la penalizzazione dei paesi che non riducano in modo consistente il debito pubblico quando questo valga più del 60 per cento della ricchezza che quello stesso paese produce ogni anno (Pil).
L’Italia ha un debito pubblico praticamente doppio rispetto al limite indicato da Francia e Germania (ma che era previsto anche nel trattato di Maastricht). Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha più volte garantito che il paese non sarà chiamato a fare sforzi straordinari perché ha un basso indebitamento privato. E’ la ragione che ha consentito al governo della destra di non affrontare il problema, così come non ha affrontato il problema della crescita perché la crisi, secondo Berlusconi, o non c’era o era già passata.
Fermo restando che un debito tanto elevato rappresenterà comunque un rischio di fronte ad un eventuale riaccendersi dell’inflazione o ad un attacco della speculazione sui mercati finanziari, entro marzo sarà chiaro se la garanzia dichiarata da Tremonti sarà riconosciuta anche da tutti gli altri paesi europei o se invece l’Italia sarà chiamata da subito a pagare un prezzo pesante per la politica del governo Berlusconi, che nel 2008 ha ereditato dal governo Prodi un debito pubblico al 104 per cento del Pil.
Da ricordare che questo risultato il governo Prodi (che certo non fu esente da difetti) riuscì ad ottenerlo pur avendo sostenuto in modo consistente la ripresa dell’economia e l’occupazione, tra l’altro riducendo per diversi miliardi di euro il cuneo fiscale (il costo del lavoro per le imprese), l’Ires, le imposte sulle società, e offrendo sostegno di reddito ai più poveri. Così come riuscì a liberare da lacci, lacciuoli e pesanti vessazioni diverse attività economiche degli italiani (mutui, conti correnti, ricariche telefoniche), senza dover toccare per questo la Costituzione.