21 novembre 2011

A Monza ministeri in liquidazione. Sconti del 70%.

E' sempre più incerto il futuro degli uffici ministeriali decentrati, voluti dalla Lega Nord presso la Villa Reale di Monza. Il Carroccio preoccupato è in stato di mobilitazione.

Il Sindaco leghista Mariani si appella al neo Capo del Governo Monti con il seguente monito:"Rispetti i principi del decentramento e non li chiuda".
Mariani è convinto che queste tre stanze (prive di toilette) siano necessarie per la ripresa economica del nostro territorio.

In realtà non hanno mai funzionato seriamente.
Si sono svolte riunioni della Lega e sono diventati spesso luogo simbolico per lo svolgimento di manifestazioni e di proteste di gruppi di cittadini che così potevano evitare dispendiose trasferte a Roma.

Il Presidente Napolitano ne ha già dichiarato la loro incostituzionalità.

In caso di chiusura degli uffici, il lumbard Calderori ha già detto di essere pronto a minacciarel'autodeterminazione.

Ecco quanto dichiarato dal nostro Segretario provinciale Gigi Ponti:

"Al nostro territorio e al nostro paese non servono provocazioni ma responsabilità. Ai cittadini non interessano l'autodeterminazione, i parlamenti del Nord, la difesa di fantomatici uffici ministeriali che hanno suscitato l'interesse solo di chi li ha aperti. Soprattutto se a proporli sono esponenti di un movimento che ha fallito la sua missione dopo lunghi anni passati al governo. Ai cittadini ora interessa solo uscire da una grave emergenza economica e finanziaria con iniziative che siano eque, sostenibili e capaci di rimettere in moto l’Italia".

Segnaliamo l'iniziativa ironica e irriverente di Monzy Python (qui in facebook).
Dicono di aver ricevuto l'incarico di curare la gestione fallimentare di questa grottesca testimonianza dell'ingegno padano. Per promuovere la straordinaria vendita hanno provveduto ad appendere in città diversi volantini e manifesti tipo quello che potete leggere in foto.

Teorema ha già pubblicato diversi post su questo assurdo argomento.

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La nota del mattino del 21 novembre 2011.


1. LA SETTIMANA SARA’ DECISIVA PER L’EUROPA E PER L’ITALIA. BORSE AL RIBASSO E SPREAD A 480 PUNTI SPINGONO AD AGIRE IN FRETTA.
Le soluzioni per affrontare la tempesta finanziaria e la crisi dei debiti sovrani in Europa sono di nuovo al centro di incontri e di riunioni di lavoro questa settimana. Questa volta però l’Italia sarà in prima fila tra i grandi a discutere come fare e come muoversi, invece di trovarsi solo nel ruolo dello scolaretto che non sa fare i compiti. Borse giù e spread a 480 punti spingono verso a muoversi in tempi stretti.
Da Il Messaggero. Articolo di Alberto Gentili. «Non andrò a Bruxelles e a Strasburgo con il cappello in mano, andrò a fare proposte e a dare il mio contributo di idee per salvare l`euro». Mario Monti non ha ancora fatto la valigia e si prepara a celebrare oggi il primo vero Consiglio dei ministri. Ma ha già quasi completato i dossier europei, determinato a gettare sui tavoli europei tre proposte: il varo degli eurobond, l`attivazione e il potenziamento immediato del Fondo salva Stati, una ricapitalizzazione «meno punitiva» per le banche italiane. Ma cominciamo dagli eurobond. Quelli che piacciono a Nicolas Sarkozy e fanno venire l`orticaria ad Angela Merkel. Da sempre Monti guarda con favore all`introduzione dell`emissione di obbligazioni targate Unione europea. E di questo parlerà, al pranzo fissato giovedì a Strasburgo, con il presidente francese e la cancelliera tedesca. Per il professore, gli eurobond «rafforzerebbero la disciplina» di bilancio dei singoli Stati dell`eurozona e solleverebbero la Banca centrale europea «dal ruolo di iniettare liquidità nei mercati in crisi». Soprattutto sarebbero la forma e la sostanza di «una vera e reale governance economica comune». Ora il cruccio di Monti, che troverà in Sarkozy una sponda importante, è trovare il modo per convincere Berlino. «Bisogna essere consapevoli», ha spiegato il premier ai suoi collaboratori, «che per i tedeschi si tratterebbe di una vera e propria rivoluzione culturale. La chiave di volta è dimostrare credibilità». Gli eurobond non sarebbero infatti mai accettati dalla Merkel, se venissero interpretati come l`obbligo per la Germania di garantire e a pagare il debito dei Paesi meno virtuosi. E Monti sta lavorando proprio «alla formula in grado di convincere i tedeschi». Il primo ingrediente sarebbe affidare a Berlino la guida del nuovo Fondo d`emissione che dovrebbe essere istituito. Il secondo è quello di offrire sponda alla Merkel nella battaglia con Sarkozy sul ruolo della Banca centrale europea. Il presidente francese, a dispetto della Cancelliera, vorrebbe trasformare la Bce in una sorta di prestatore, una specie di istituto che immetta anche liquidità nel circuito economico degli Stati in crisi. Ma Monti, venerdì, ha detto chiaro e tondo «di non vedere ragioni di modificare l`ordinamento della Bce». Il terzo ingrediente, appunto. è dare prova alla Merkel che «la situazione in Italia è davvero cambiata»: «Finalmente il nostro Paese è credibile». Spiegherà di avere in Parlamento una «maggioranza amplissima» e che non esiste più un contrasto tra il premier e il ministro dell`Economia (ora incarna i due ruoli). Soprattutto, fornirà il timing: manovra correttiva da 20-25 miliardi, per garantire il pareggio di bilancio nel 2013, entro 15 giorni (Ici. Iva, pagamenti in contanti solo sotto i 350 curo, rimodulazione dell`Irpef e dell`Irap): «Per raggiungere l`intesa», ha ripetuto ieri, «si dovrà varare un pacchetto complessivo, fatto si sacrifici e benefici, tagli e misure per lo sviluppo». Poi a partire da gennaio «il varo delle riforme strutturali»: azzeramento
delle pensioni d`anzianità e più flessibilità in uscita per il mercato del lavoro. Meno impegnativo per il professore sarà chiedere, come ha già fatto venerdì il governatore della Bce, Mario Draghi, «l`immediata attivazione» del fondo salva-Stati (Efsf) e il suo potenziamento. Con la quadruplicazione delle risorse, così come stabilito dall`ultimo Consiglio europeo. Mentre più ostica s`annuncia la battaglia in favore delle banche italiane: all`ultimo vertice i nostri istituti di credito sono usciti con le ossa rotte. Pur avendo in pancia meno titoli tossici greci di quanti ne abbiano le banche francesi e tedesche, agli istituti italiani è stata chiesta una ricapitalizzazione di 14,7 miliardi, contro i 5 dei tedeschi c ai 9 dei francesi. «Bisogna fare in modo di trovare una formula», spiega Monti, «meno punitiva per le nostre banche». Tutti temi, insieme alla descrizione delle misure azzera-deficit, che il professore esaminerà domani a Bruxelles anche con il presidente della commissione europea Manuel José Barroso e con il presidente dell`Unione Herman Van Rompuy. «Questa volta l`Italia va a interloquire in un rapporto alla pari, presentando proposte forti», è il leit motiv di Monti, che presto avrà un «contatto» con Obama, riferiscono a palazzo Chigi. E vedrà David Carneron: il premier per la seconda volta ha sollecitato un vertice bilaterale. Gli sherpa sono già a lavoro per prepararlo”.

2. ENTRO I PRIMI DI DICEMBRE LE PRIME DECISIONI DEL GOVERNO PER ARRIVARE AL PAREGGIO NEL 2013 (ALMENO 20 MILIARDI) E SOSTENERE LA RIPRESA. LE PROPOSTE DEL PD SONO QUELLE GIA’ PRESENTATE COME EMENDAMENTO ALLA MANOVRA DI AGOSTO. E’ RIPRESO IL TIFO PER LA DIVISIONE DEL PD. MA RESTERANNO DELUSI.
Entro una decina di giorni il governo Monti prenderà le prime decisioni, a cominciare dalle misure necessarie per colmare il buco da 20 miliardi lasciato dal governo Berlusconi rispetto all’obiettivo di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013.
Mentre i quotidiani cercano di anticipare i possibili interventi, torna in auge il giochino del Pd sarà diviso. Una speranza degli avversari che finora è stata disillusa: il Pd ha vinto finora le battaglie che ha combattuto, a cominciare dalla fine del governo Berlusconi, dalla vittoria nelle amministrative e i referendum. E’ il tormentone caro ad alcuni quotidiani che non sopportano il peso politico del Pd e la sua capacità di tenere insieme il centrosinistra. Le proposte del Pd sui contenuti sono d’altra parte note, al di là di tutta la fuffa che gira in termini di dibattito: sono gli emendamenti presentati questa estate alla manovra economica e che sono stati riassunti nei dieci punti riproposti anche di recente, a cominciare dall’imposizione sui grandi patrimoni immobiliari.
Da La Stampa. Articolo di Alessandro Barbera. “Una manovra correttiva ci sarà. Ma non subito. Arriverà solo nei primi giorni di dicembre, certamente dopo il vertice ell`Eurogruppo del 29 e 30 novembre. Prima di decidere l`entità dei nuovi sacrifici Mario Monti attenderà il giudizio della delegazione di funzionari della Commissione che lascorsasettimanaè stata a Roma per valutare lo stato di salute dei conti italiani. Solo a quel punto il premier sarà pronto per presentare il primo «pacchetto» di misure. A chi ha il privilegio di parlargli in queste ore - sono pochissimi eletti - Monti lo definisce così: «ilpacchetto». Un modo per sottolineare che la sua`non sarà una strategia in due tempi - prima il risanamento e poi la crescita - ma che tutto dovrà marciare di pari passo. «In questo momento è inutile fare polemiche. Quando i leader vedranno le misure nel loro insieme, quando vedranno che ci saranno sacrifici e benefici, allora si troverà l`accordo su tutto». Cosa questo significhi nel
dettaglio è ancora difficile dirlo. Ma da quelle due parole - benefici e sacrifici - si capisce chiaramente che il professore è intenzionato ad accompagnare alle misure di inasprimento fiscale anche qualche sgravio. In pole position, sul lato delle nuove tasse, c`è la reintroduzione dell`Ici sulla prima casa attraverso l`anticipo degli effetti dell`Imu, l`imposta municipale unica sui servizi e la rivalutazione delle rendite catastali. Coi come è possibile, in tempi brevi, un aumento di almeno un punto dell`Iva agevolata al 10%. Ma quali saranno le misure di sgravio? Qui le certezze diventano meno granitiche. Confindustria preme per un segnale alle imprese (ovvero sul lato dell`Irap), il Pd insiste perché si trovi il modo di introdurre qualche sgravio per le famiglie. Il quotidiano della Cei Avvenire chiede ad esempio di tenere conto, nella riformulazione della nuova tassa sugli immobili, delle famiglie numerose. Chi spera in grandi boccate d`ossigeno sarà deluso: i vincoli di bilancio sono strettissimi. Ma resta il fatto che prima di agire Monti vuole avere sul tavolo un quadro chiaro della situazione. Ieri, dopo la messa e una visita alla mostra sul Botticelli, il neopremier è stato nuovamente a Via XX settembre per vedere i tecnici del Tesoro, dal direttore generale Vittorio Grilli al capo di gabinetto Vincenzo Fortunato e al ragioniere generale Mario Canzio. Monti sta leggendo nel dettaglio tutte le carte, vuole avere, lui stesso un quadro preciso dello stato dei conti pubblici. La settimana che si apre è già piena di impegni e per Monti sarà dedicata ad una questione preliminare della massima importanza: lui la chiama «operazione credibilità»……Per Monti il pacchetto di austerità sarà il primo passo decisivo. Solo giovedì e venerdì, con tutta calma, Monti affronterà invece un problema tutto interno, ovvero la nomina di viceministri e sottosegretari. Le fibrillazioni di queste ore hanno messo a dura prova il suo aplomb, ma non si è perso d`animo. Ha anzitutto avocato a sé la pratica: sarà lui a mettere l`ultima parola sulla rosa dei nomi e a dare il placet. Per chiudere la pratica si consulterà poi con i leader dei tre più importanti partiti che lo sostengono: Alfano, Bersani e Casini. Lo fece - lo si è appreso solo ieri - nella notte precedente l`annuncio della lista dei ministri, e d`ora in poi lo farà ogni qualvolta la situazione lo richiederà”.

3. BERLUSCONI TENTA DI FAR DIMENTICARE I DISASTRI CHE HA PROVOCATO. MA NON CI RIUSCIRÀ. LA POSIZIONE DEL PD.
Da L’Unità. Intervista a Rosy Bindi. “Il sì condizionato a Monti è quasi più pericoloso di un no». A Rosy Bindi non piace il modo in cui si sta muovendo Silvio Berlusconi. Quel «posso staccare la spina quando voglio» poi smentito, ora il veto alla patrimoniale e la difesa del Porcellum veicolati attraverso il "Corriere della Sera". «Una grande menzogna in forma di intervista», dice la presidente del Pd scuotendo la testa. Vuole continuare a tenere alti i toni, onorevole Bindi? «No, ma non si può accettare che Berlusconi si metta l`abito da statista e racconti una realtà che non c`è. Si può anche sospendere la lettura della storia di questi anni, sapendo che chi ci rimette siamo noi. Ma non possiamo permettere che Berlusconi rilegga la storia. Non possiamo tacere sul fatto che il suo sarebbe stato un gesto di generosità quando è certificato che non aveva più la maggioranza, non possiamo dimenticare che questi sono gli anni delle istituzioni attaccate, delle figuracce ai vertici internazionali, dell`indebolimento dell`Europa, della depressione della crescita, dell`aumento del debito pubblico e delle disuguaglianze». Guardando al futuro, che dice del no alla patrimoniale? «Che un sostegno condizionato al governo è molto preoccupante. Tutti noi che abbiamo dato la fiducia al nuovo esecutivo non abbiamo intenzione di rinunciare alle nostre idee e proposte. Il nostro sostegno non è rinunciatario, svolgeremo un ruolo attivo in Parlamento.
Però porre condizioni in maniera stringente come fa Berlusconi non va bene». Per voi la patrimoniale deve esserci? «Noi abbiamo dato la fiducia su tre parole: rigore, crescita, equità. Se ci si accinge a fare interventi sul mercato del lavoro e sul welfare, in particolare sulle pensioni, se c`è una delega fiscale e assistenziale lasciata in eredità dal governo uscente di 20 miliardi di euro che riguarderà le fasce più deboli e i ceti medi del Paese, non possono non esserci interventi che vadano a colpire le grandi ricchezze, secondo il criterio della progressività sancito dalla Costituzione. Chi ha di più deve dare di più». Faceva riferimento a interventi sul mercato del lavoro e sulle pensioni: voi cosa farete se il governo metterà mano a quelle di anzianità o se toccherà l`articolo 18? «Intanto non vedo perché si debba partire dalle proposte di Sacconi. Si ricomincia da capo. E si riparte dall`accordo del 28 giugno. Adesso abbiamo un altro governo e un altro ministro del Welfare». Avete anche una lettera della Bce che indica precisi obiettivi. «La lettera della Bce non può essere ignorata, la traduzione che ne ha dato il governo Berlusconi sì. Monti nel suo discorso programmatico ha fatto riferimento al dialogo sociale. Tutte le scelte devono essere compiute ritrovando l`unità del mondo sindacale, non giocando a dividere come è stato fatto in questi anni. Andrà chiesto a tutti di sedersi al tavolo, e nessuno si dovrà rifiutare. E poi bisognerà valutare non solo l`effetto nei bilanci ma l`impatto sociale delle scelte che andremo a fare, perché dall`impoverimento del Paese non viene la crescita». Cosa si aspetta da questo governo? «Che nel prossimo anno e mezzo non solo approvi le riforme volte a raggiungere gli obiettivi che anche la Bce ci ha indicato, ma che rilanci la dimensione comunitaria dell`Europa, che ponga al G20 la questione di come si aggrediscono le cause della crisi. Non si può solo intervenire sugli effetti, bisogna cominciare a ragionare su come correggere il sistema, come cambiare il nostro modello di sviluppo. Il rischio altrimenti è che si continui a intervenire sui lavoratori, i pensionati, i giovani, le famiglie, e solo alla fine ci si renderà conto che non ci saranno sacrifici che riusciranno a pagare i prezzi della speculazione. Ormai è chiaro, dopo quanto avvenuto in Grecia, Spagna, da noi e tra un po` anche in Francia, che la crisi è endemica e sotto attacco è l`intera Europa. E allora si devono individuare le regole per fermare la speculazione mondiale. Il riformismo ha le risorse per farlo». Voi sarete fuori dal governo... «Siamo in Parlamento, che va rilanciato nella sua centralità. Autonomia e indipendenza del governo, ma primato della politica. Le Camere non dovranno essere solo la sede in cui si approvano le leggi. Dovrà esserci anche una fase ascendente, un`elaborazione condivisa delle proposte del governo». È possibile, in questo Parlamento, approvare una riforma istituzionale? «Sulla necessità di diminuire il numero dei parlamentari e di superare il bicameralismo perfetto siamo tutti d`accordo».
Ottimista anche su un cambio della legge elettorale? Berlusconi dice che va bene il porcellum... «Berlusconi non può porre condizioni. Primo, perché c`è una volontà molto diffusa in Parlamento di mettere mano alla legge elettorale. E secondo, perché c`è in campo un referendum. E ritengo che dovremmo affrontare la questione già nei prossimi giorni».
La nascita del nuovo governo segna, per il ministro Ornaghi, "il risveglio dei cattolici in politica": condivide, lei che è in un partito di credenti e non credenti? «Con una battuta direi che noi cattolici, dentro il Pd, non abbiamo mai dormito. Ovviamente non possiamo che salutare positivamente il fatto che nel nuovo governo almeno quattro
personalità siano riconducibili a un preciso mondo. Ma il contributo dei cattolici nella vita del Paese è contribuire a rendere europeo il bipolarismo italiano, non costruirsi un sistema politico su misura. I cattolici fanno da lievito, ma la pasta è questa. Il bipolarismo italiano ha bisogno di diventare normale, europeo, di abbandonare le esibizioni muscolari e la continua rissa,di smetterla di basarsi su coalizione artificiose. Ma nessuno pensi che i cattolici non debbano misurarsi con la regola dell`alternanza in democrazia e sulla scelta di campo anche in questa nuova stagione. Questo è e sarà inevitabile». Potrebbero esserci ripercussioni nel Pd, se ci dovesse essere una scomposizione e ricomposizione del sistema politico?
«Il Pd in questo passaggio ha dimostrato grande unità e senso di responsabilità e ora non può che crescere sostenendo Monti». Sempre convinti che non far entrare politici nel governo sia stata la scelta giusta? «Assolutamente. È il modo migliore per far arrivare al 2013 l`esecutivo. Qui non c`è una maggioranza che sostiene un governo, c`è un governo sostenuto in autonomia da forze politiche che mantengono la loro identità e i loro cantieri aperti. E noi dovremo continuare a lavorare al Nuovo Ulivo e proseguire il dialogo con il Terzo polo».

4. IN SPAGNA VINCE LA DESTRA TRANQUILLA.
Da Il Corriere della Sera. “Gioite aspiranti politici timidi, goffi, con difetti di pronuncia e pancetta, voi politici sconfitti a ripetizione, con scarsa propensione al jogging, alla chirurgia plastica, a «bucare» il video, sedurre le masse, a citare illeggibili politologi, vendere fumo, promettere l`impossibile, gioite. Uno di voi è arrivato in cima. Mariano Rajoy, leader del Partito popolare (e da oggi virtualmente nuovo premier spagnolo) è il contrario di quel che vorrebbero le fabbriche dei candidati di plastica. Mariano Rajoy è il secchione imbranato anche con le ragazze, il padre di famiglia che non saprà cucinare un uovo, ma gioca con i figli ai trenini elettrici. Uno che guarda le partite alla tv, in ciabatte, invece di andare allo stadio a «tenere i rapporti» e a «mostrarsi». Rajoy avrebbe potuto vivere comodo nella sua Galizia come il più giovane «registrador de propriedad» di Spagna (qualcosa più di un nostro notaio) e invece ha deciso di fare politica. Ha impiegato trent`anni, per strada ha inghiottito sconfitte clamorose, ma ieri ce l`ha fatta. Gli spagnoli l`hanno scelto per il compito più difficile: non per portarli alla stella che non c`è né per decidere tra più ospedali o più scuole, ma come tagliare entrambi. Mariano Rajoy ha infarcito i comizi di «dipende». Difenderà la sanità? «Dipende». Taglierà i sussidi di disoccupazione? «Dipende». E nonostante la vaghezza, gli spagnoli, dovendo scegliere, hanno deciso di fidarsi di lui. La Spagna di oggi gli piace com`è, europeista, decentrata, laica, ma senza esagerare. Non ha promesso rivoluzioni, solo correzioni, soprattutto nelle spese. D`accordo la morte delle ideologie, ma qualcosa sulla telecrazia, il dominio dell`apparenza e la seduzione di massa, va rivisto. Con Rajoy ha vinto il «buon senso», la speranza di un «governo competente».
Rajoy non è un altro esemplare della nuova razza dei tecnici prestati alla politica, ma è la «cosa» più vicina a un tecnico che il panorama spagnolo avesse da offrire. Rajoy è di destra e non è per questo che ha vinto. Anzi ha vinto nonostante sia di destra I rivali hanno tentato di agitare il «pericolo fascista», ma il pacioso Rajoy era credibile quando replicava che anche in caso di «maggioranza assoluta» non avrebbe governato a colpi di decreti. «Dialogo», «collaborazione», i tempi sono gravi, prima della concorrenza tra partiti viene l`interesse del Paese. Carattere e biografia, l`hanno reso credibile. La
prima medaglia da «moderato» risale all`87 quando Manuel Fraga (ex ministro di Franco) lo umiliò e il 32enne Rajoy se ne andò dal partito sbattendo la porta L`esilio durò appena 9 mesi. Rajoy si unì ai «rottamatori» dell`epoca che premevano per il ricambio generazionale (e la democratizzazione) della destra. Nella scia di José Maria Aznar divenne vicesegretario, due volte ministro e, infine, delfino. E` il 2004.. I Popolari sono in testa nei sondaggi, non hanno bisogno di un candidato forte e scelgono lui. Rajoy va serafico ai comizi con giacche a quadri da notaio di campagna. Invece arriva l`attentato alla stazione di Atocha e i socialisti di Zapatero trionfano a sorpresa. Rajoy resta con il cerino in mano.` Nel marzo del 2008 sfida ancora Zapatero e viene di nuovo sconfitto. Era rimasto segretario del Pp perché i baroni del partito si erano arroccati nelle regioni a gestire denaro e influenze. Ora chiedono la sua testa. Rajoy gioca solo. Non ha più dietro Aznar e non lo appoggia neppure il potente arcivescovo di Madrid, Ruoco Varela. Al Congresso di Valencia dà battaglia, sembrano tutti contro di lui, ma l`ala «liberai democratica» mette ai margini falchi e ultrà cattolici. E` la seconda medaglia da «centrodestra moderato» che gli spianerà la vittoria di ieri. Ha sopportato anche le critiche di media teoricamente amici come Radio Cope (Conferenza episcopale) e Telemadrid che lo bollano come «noioso» e «grigio». Ora ha in mano il governo e il Partito. Qualcuno parla già di «marianesimo» per definire un nuovo centrodestra senza frizzi e lazzi ideologici, tutto buon governo ed efficienza. La replica del timido quanto realista Rajoy è già pronta: «dipende».

5. IN EGITTO ELEZIONI A RISCHIO. IN SIRIA SI RISCHIA LA GUERRA CIVILE. NON SARA’ FACILE LA TRANSIZIONE ALLA DEMOCRAZIA DELLA SPONDA SUD DEL MEDITERRANEO.
Da La Repubblica. Articolo Renzo Guolo. “La violenta repressione di Piazza Tahrir, che segue arresti e processi davanti ai Tribunali militari di migliaia di civili, molti dei quali attivisti del movimento che ha fatto cadere Mubarak come Alaa Ab del Fattah, rompe definitivamente la difficile tregua tra i militari e quanti negano legittimità al potere con le stellette. Un potere accusato di rappresentare la continuità con il regime di Mubarak. In discussione è, infatti, la decisione dei militari di ritagliarsi uno spazio rilevante nel futuro Egitto. Qualunque siano i nuovi equilibri politici e tanto più se a vincere saranno i partiti islamisti. Le Forze armate hanno raggiunto in questi mesi un accordo interno sull`ipotesi Bastawisi, il vice presidente della Corte di Cassazione, la suprema magistratura egiziana, che l`ha ispirata con un suo documento. In quello schema ai militari competerebbe non solo la difesa del territorio nazionale ma anche la protezione attiva dell`ordine costituzionale.
Dunque, saranno le stellette a decidere, in qualità di garanti di ultima istanza, se gli sviluppi politici saranno o meno in linea con i principi costituzionali. Con tutte le conseguenze del caso. La prospettiva di una democrazia controllata ha generato il rifiuto dei maggiori partiti, compresi quelli di ispirazione Fratelli Musulmani, che pure per un certo periodo hanno cogestito con i militari la transizione. Rifiuto poi sfociato nella protesta dei giorni scorsi, che aveva come slogan "proteggere la democrazia e trasferire il potere". Opposizione che ha indotto il Consiglio Militare Supremo a puntare su un`ipotesi meno invasiva ma che, nella proposta costituzionale che ne è seguita, ha tenuto il punto sull`autonomia delle Forze Armate nelle vicende interne e in materia di bilancio. Nella proposta Bastawisi, infatti, il budget delle Forze Armate è di competenza non dal Parlamento ma del Consiglio Nazionale di Difesa organo
formato, tra gli altri, dal Presidente della Repubblica, dal comandante il capo e dal capo di stato maggiore delle forze armate-che avrebbe la supervisione delle questioni riguardanti la sicurezza nazionale. Un`autonomia che permetterebbe anche la tutela degli ingenti interessi economici derivanti dal controllo del conglomerato militare-industriale che produce sia beni militari che a uso civile, oltre che servizi. Attività, dai cospicui introiti, che coinvolge circa un quarto dell`economia egiziana; e che, unita al controllo del monopolio della forza e all`influenza nei media, rende pervasivo il potere degli uomini in divisa. Un ruolo, quello delle Forze Armate, che si ispira al "modello turco". Più che quello attuale nel quale i militari convivono con un governo democraticamente eletto di orientamento islamista come quelloguidato dall`Akp di Erdogan, mantenendo la possibilità di far sentire il proprio peso su questioni di rilevante interesse - quello degli anni `80, sfociato nella prova di forza contro il Refah di Erbakan. Gli scontri di piazza Tahrir, che hanno indotto alle dimissioni il ministro della Cultura Ghazi e provocato l`arresto all`unica donna candidata alle presidenziali Butaina Kamel, potrebbero mandare in soffitta la ventilata possibilità che i militari ritirino l`articolo che ne fa i garanti dell`ordine costituzionale e modifichino quelli sulla separatezza gerarchica ed economica delle Forze Armate e sui compiti del Consiglio Nazionale di Difesa. Saranno gli eventi in corso in queste convulse ore, così come le imminenti elezioni confermate dal Consiglio Supremo per il 28 novembre, a decidere i rapporti di forza tra civili e stellette in riva al Nilo e le stesse sorti della "Primavera araba

20 novembre 2011

Buona domenica del 20/11/2011.

Equilibrio di maggioranza.
Maggioranza in equilibrio.

Dichiarazioni del Sindaco e del Capogruppo PT.

Dopo aver letto l’articolo “Sulbiate, ribaltone e resa dei conti” di Letizia Rossi pubblicato a pagina 35 del Cittadino Vimercatese in edicola questa settimana possiamo informare che:

Il Sindaco ha confermato che i tre "aspiranti" nuovi tesserati PDL sono tre Assessori cui si sommerebbe (colpo di scena!)un simpatizzante dichiarato. Escludendo per ovvie ragioni l’Assessore alla PI e ai Servizi Sociali, (recentemente ha restituito la tessera PD per passare nel Gruppo degli uomini SI), con questa affermazione, implicitamente, il Sindaco ne ha svelato la non ancora ufficiale identità. Gli Assesori sono solo quattro. Il Sondaggio lanciato in settimana per gioco da Teorema sembra aver facilmente svelato il mistero. Se non avete ancora partecipato e volete eprimere la vostra opinione lo troverete nella colonna in alto a sinistra.

Il capogruppo della minoranza PT (Lega, PDL, Comune Aperto), giovane uomo PDL, ha recentemente dichiarato: ” è indubbio che i nuovi PDL debbano confluire in PT e il primo atto sarebbe invece la firma della mozione di sfiducia a Stucchi”.

Il Sindaco ha invece replicato comunicando il nuovo equilibrio di maggioranza: 4 PD (che appoggiano esternamente il programma), 4 PDL, 4 Civica SI. Soddisfatto ha commentato : “ Il PDL deve fare i conti con iscritti in maggioranza ed in opposizione”.

Ha poi aggiunto :”Il Consiglio deve tornare ad approvare gli oggetti e non gli schieramenti”.

Ben detto! Non commentiamo ora il nuovo equilibrio di maggioranza perchè non siamo noi quelli preoccupati dagli schieramenti. Prima di esprimerci in merito, attendiamo correttamente, la ratifica delle nuove tessere dalla Segreteria del PDL locale. Solo una precisazione: nel 2009 il PD di Sulbiate non avrebbe mai contribuito a costituire una nuova Lista Civica in presenza di persone tesserate PDL o Lega Nord. In questo post (clicca qui) troverete la lettera di intenti del 4 maggio 2009 che fissava gli accordi per la costituzione della nuova lista Civica unilateralmente stracciata dal Sindaco.

Questa volta, però, il PD di Sulbiate, che è impegnato a sostenere solo gli "oggetti" che riguardano il programma, è d’accordo con il Primo Cittadino. Al lavoro! Sia convocato al più presto un nuovo Consiglio Comunale. Procediamo, grazie. Lavorando il tempo passa in fretta...per il programma c'è ancora molto da fare.

Venerdì si è svolta l'Assemblea del Circolo PD di Sulbiate. Per il report clicca qui.

Buona domenica.

I POST PIU' CLICCATI DELLA SETTIMANA.

Meno male che te ne vai. Nuovo testo su vecchia canzone.

Berlusconi dimissioni: la satira all'estero. Vignette.

Sondaggio: i nuovi tesserati del PDL.

Venerdì 18 novembre - Assemblea circolo PD Sulbiate.

Palline gialle, rosse e blu. Il gioco del "toto SI". By Virus.


Precedente buona domenica

19 novembre 2011

Assemblea di Circolo PD Sulbiate novembre 2011. Breve report.

L’assemblea inizia con il saluto del Portavoce Sarchielli al Consigliere Provinciale Arrigoni Vittorio e con una breve introduzione ai lavori.

La difficoltà del momento vede il Circolo impegnato a pensare al bene di Sulbiate, evitando polemiche e personalismi.

Il primo intervento è di Luigi Fassina (in foto) che ripercorre i due anni e mezzo di Amministrazione, evidenziando i passaggi difficili.

Dal faticoso lavoro sul programma elettorale alle tensioni per gli incarichi di Vicesindaco e Capogruppo, alla questione della carica di Portavoce, dalla difficoltà del lavoro nel Gruppo Lista Civica a quello in Giunta e in Consiglio Comunale.

Fino alla questione Outlet – Pedemontana che ha fatto scoppiare la situazione, con il ritiro della delega all’Assessore, alla costituzione del nuovo Gruppo Consigliare PD, alla dichiarazione di voto contrario in Consiglio Comunale del 10 giugno 2011.

E’ stata poi analizzata la sequenza dei fatti negli ultimi mesi che ha portato al Consiglio Comunale del 30 settembre, giudicato momento di non ritorno, per la richiesta di cambio di voto fatta dal Sindaco al Gruppo PD, mettendo davanti a tutto le norme che invece non dicono ciò che è stato dichiarato.

Al momento attuale la questione Outlet è in letargo, grazie anche all’azione fatta nei Consigli Comunali dei Comuni limitrofi che si sono espresso tutti con mozioni contrarie all’Outlet, e alla posizione chiara della Provincia MB.

Altri due fatti importanti sono la lettera “Si sta facendo notte” che 5 ex-amministratori in agosto, hanno scritto ai Consiglieri Comunali evidenziando gli aspetti ritenuti deleteri per Sulbiate che l’attuale Amministrazione ed in particolare il Sindaco, hanno sia nel metodo di lavoro che nei contenuti.

Il secondo è la necessità di vigilare sulle opere di protezione/difesa da Pedemontana, di cui nessuno parla più.

Situazioni di criticità prossima sono:

1. Progetto ex-Filanda

2. Trattativa fallita con Aicurzio per RSD - Fondazione due Rose.

3. Sviluppi della Scuola Materna

4. Il Patto dei Sindaci

5. Il disagio di non poche famiglie per la crisi economica

6. La presenza “silenziosa” di numerose famiglie di immigrati

E da ultimo “l’invenzione” della richiesta di tessere fatta da uomini della Lista Civica alla Segreteria Provinciale del PDL, scavalcando il circolo locale.

Ci si è chiesti se questo sia veramente il modo migliore di governare Sulbiate, se il paese sta crescendo secondo i desideri dei cittadini, se la partecipazione è cresciuta; ma ancora se i disagi ai cittadini provocati dai lavori erano davvero necessari, se le opere realizzate siano state fatte bene.

Si è aperta una discussione nella quale alcuni interventi dei presenti, hanno sottolineato che a volte l’azione del PD sembra un po’ subire le azioni del Sindaco, che a suo tempo invece era stato molto più aggressivo verso il Sindaco in carica.

La risposta è stata che ora il Gruppo PD ha ruolo diverso perché in maggioranza e che continuerà a sostenere i punti di programma ma a votare, sulle altre questioni che non rientrano, di volta in volta a secondo di ciò che verrà valutato più giusto negli interessi di Sulbiate

Il secondo breve intervento è stato un aggiornamento sul tema Outlet: Guglielmo Stucchi ha illustrato l’avanzamento estivo della questione, con il piano viabilità presentato dalla soc. Andromeda e funzionale all’Outlet.

La scelta di associare la realizzazione della galleria all’Outlet continua a non essere condivisibile.

Si è evidenziato che alla richiesta di ulteriori informazioni fatta dai nostri consiglieri durante la prima riunione delle commissioni a fine luglio, non è mai stato risposto. Il Sindaco prima dice che non è corretto per un Amministratore decidere senza avere i dati, ma poi alla richiesta di questi, non li fornisce o non li ha.

Il terzo intervento è stato di Sergio Brioschi sul tema Patto dei Sindaci.

Dopo una breve spiegazione di cosa è, di come ci si sta muovendo in altri paesi europei in merito principalmente al coinvolgimento della popolazione, è stato presentato il documento preparato da IDRA che appare generico e poco correlato alla realtà di Sulbiate.

Inoltre dopo un anno dalla firma del Patto, ben poco è stato fatto e nulla in termini di comunicazione verso la popolazione.

Lasciano poi perplessi alcune scelte fatte: tra queste quella di lasciar fuori dal lavoro le aziende e di puntare di fatto sull’esempio che le Amministrazioni possono dare intervenendo sugli edifici di proprietà, anche se in termini percentuali questi pesano “quasi nulla”.

La seconda parte dell’intervento di Brioschi riguarda invece il lavoro di verifica sul programma elettorale fatto dal Circolo: globalmente appare che, in percentuale, molto alta è la potenzialità del programma, bassa è la quota realizzata, media la fiducia che possa essere realizzata entro la legislatura.

E’ stata proposta la compilazione del questionario agli intervenuti all’Assemblea.

L’intervento conclusivo di Vittorio Arrigoni, ha sottolineato l’importanza di guardare al futuro, superando le polemiche, e di non aver timore di fare proposte anche forti come quella che riguarda le modifiche al PGT: la provincia guarda con interesse e condivide le scelte fatte dal Circolo del PD a Sulbiate.

Corretta è la posizione di continuare a sostenere il programma ma di ritenersi liberi di esprimere pareri diversi sulle altre questioni che non si condividono.

L’incontro si è chiuso alle 23,30, dopo che Fassina ha lanciato la proposta di allargare il Gruppo Consigliare ad altre persone che per sensibilità, esperienza, competenza possono dare un contributo alle tematiche che sono state sollevate durante l’incontro.

Seguirà lettera di invito.


Di seguito pubblichiamo il testo dell'introduzione ai lavori del coordinatore Sarchielli all' Assemblea Circolo PD Sulbiate 18 novembre 2011.

Introduzione Assemblea 18/11/2011.

In Italia si apre una fase politica nuova. Il principale impedimento alla RICOSTRUZIONE politica, economica, sociale e culturale è stato rimosso. Ora ci attendono tempi difficili. Ma è possibile guardare al futuro con fiducia e speranza, perché se l’ obiettivo è chiaro e le persone al Governo sono serie e credibili, il paese già in altre occasioni ha sempre saputo rispondere positivamente.

Purtroppo a Sulbiate, una fase politica nuova, volta al rinnovamento della politica locale, che pensavamo potesse sortire dalla nostra presenza in amministrazione, ha compiuto pochissimi passi in avanti. Nonostante il nostro impegno, pazienza e perseveranza. Allora, ci si dovrebbe chiedere: non è che a Sulbiate per il rinnovamento della politica locale esistono impedimenti superiori a quello che Berlusconi ha rappresentato per avviare la ricostruzione dell’Italia?

Personalmente provo molta amarezza perché pur sapendo che la nostra presenza avrebbe alterato equilibri e toccato corde che avrebbero infastidito qualcuno, non immaginavo che le principali azioni di denigrazione e delegittimazione, e i sistematici e reiterati tentativi di divisione (uno di questi coronato come sapete da successo), potessero arrivare da un Sindaco eletto anche grazie ed in particolare ai voti del PD di Sulbiate.

Sono in ogni modo soddisfatto, perché grazie al PD in diverse pubbliche occasioni, coinvolgendo ed interpellando direttamente i cittadini, è ritornata in paese un una dinamica politica, di partecipazione attiva popolare, da troppi anni assente in questa comunità.

Ringrazio tutti i tesserati e i simpatizzanti che partecipano attivamente alla vita del Circolo, e tutti coloro che rispondono sempre positivamente alle nostre proposte, perché senza di loro i risultati ottenuti non si sarebbero potuti realizzare.

Un deferente plauso in particolare ai nostri amministratori, da noi eletti che in questi anni hanno cercato in prima persona di essere nostra espressione politica in un ambiente, che si è rivelato a loro da subito “pregiudizialmente” sospettoso e in questi ultimi tempi profondamente ostile e avverso. Ora sostengono esternamente (perchè espulsi dal Gruppo di Maggioranza dagli uomini del SI) il programma e gli impegni assunti con gli elettori nelle amministrative del 2009.

Gli interventi successivi renderanno più chiaro quello che ho appena dichiarato.

Lo Scopo di questo incontro: provocare un confronto, comunicare, informare.

In questa serata ci proponiamo di fornirvi elementi di riflessione e di discussione per uscire da questa sala con le idee più chiare e avere un quadro un po’ più preciso, in modo che si possa meglio comprendere: cosa è successo, cosa sta accadendo, cosa accadrà.

Infine una breve considerazione personale: credo che Il filo rosso che unisce i tre interventi che seguiranno, si possa facilmente individuare in un progressivo crescente disagio che a causa di un metodo poco coinvolgente e partecipativo all'interno del Gruppo Consiliare SI, e a causa di alcune decisioni e prese di posizioni rigide e inconciliabili con il programma sottoscritto, è necessariamente diventato critica politica manifesta del PD di Sulbiate nei confronti, non della persona Stucchi, ma di quello che oso definire “dispositivo amministrativo Civica SI” che dice, così operando, di rappresentare e difendere , peraltro vantandosi , la tradizione politico amministrava locale di precedenti esecutivi e in particolare gli interessi e i valori dei così detti elettori “moderati” di questa comunità.

Per l’informazione, però, è bene sapere che in un documento politico, un ex Sindaco, 4 ex amministratori (due sono stati ex Assessori della precedente Giunta), recentemente consegnato ai due Gruppi Consiliari PD e PT, hanno espresso chiaramente nei confronti dell'attuale Primo Cittadino importanti giudizi negativi.

Per chiudere, vorrei assicurare che in quest’ assemblea non ci sono estremisti né rivoluzionari e il dott. Fassina, ex Assessore cacciato dagli uomini del SI, attuale Capogruppo Consiliare PD, oltre ad aver già dimostrato di non essere uno “yesman”, per quanto leale e coraggioso, non è certamente un Che Guevara!

Maurizio Sarchielli

Sulbiate, 18/11/2011

Bersani: dal Pd fiducia e lealtà, sosterremo il governo con l'orgoglio delle nostre idee.

Dichiarazione di voto del Segretario Bersani sul voto di fiducia al Governo Monti.

"Noi non pretenderemo mai di dettarvi il compito, neanche ci aspettiamo facciate tutto quel che faremmo noi, vi sosterremo lealmente ma con l'orgoglio e la bussola delle nostre idee". Lo ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, in aula a Montecitorio sul voto di fiducia al governo Monti.Il leader del Pd ha rivolto un monito anche all'ex maggioranza: "Tuteleremo il governo Monti verso chiunque volesse scaricargli responsabilità che non ha. Mi auguro, caro Reguzzoni, che non sia così, perchè se fosse così non staremo zitti, loro sono qui da un giorno voi da tre anni, conosciamo la colla dei manifesti".


18 novembre 2011

Questa sera Assemblea del Circolo PD di Sulbiate.

Questa sera alle ore 21,00 in via Mattavelli 8/A a Sulbiate si svolgerà l'Assemblea del Circolo PD di Sulbiate.
Sono invitati a patecipare tutti i tesserati gli amici e i simpatizzanti.
Qui il testo della lettera invito consegnata durante il precedente fine settimana.

Per chi potesse dare una mano per preparare la sala, l'appuntamento è fissato per le ore 20,30.



Foto: precedente Assemblea, 12 maggio 2011.


post correlato: 13 maggio 2011 - Breve Report Assemblea di Circolo PD Sulbiate maggio 2011.

Pedemontana causa crisi il progetto è in difficoltà. Mancano 3,1 miliardi.


Il rischio che la crisi possa interrompere o pregiudiacare l'avvio dei lavori per la realizzazione delle grandi infrastrutture in Lombardia, tra le quali l'autostrada Pedemontana non sembra essere più così remoto.
Ruolo chiave per risolvere il problema sarà affidato al neo ministro, ex consigliere delegato di Intesa S. Paolo, Corrado Passera (in foto).
Pedemontana sembrerebbe la situazione più critica; all'appello mancano 3,1 miliardi.

Clicca qui per leggere l'articolo pubblicato oggi nel sito Corriere della Sera. it.

Parco del Rio Vallone. Presentazione erpetofauna del Parco.

Il Consorzio Parco del Rio Vallone in collaborazione con la Pro Loco Sulbiate vi invita alla serata di presentazione pubblica dei risultati del monitoraggio su anfibi e rettili nel Parco relativi al Progetto "L'acqua come elemento di biodiversità" cofinanziato dalla FONDAZIONE CARIPLO

Presentazione monitoraggio erpetofauna del Parco

giovedì 24 Novembre 2011

Auditorium delle Scuole

Via IV Novembre - SULBIATE


Programma:

copertina dvd documentario20.45 Inizio serata
21.00 Saluti delle autorità
21.15 Presentazione del Progetto Fondazione Cariplo sulla Biodiversità e dei risultati del monitoraggio su anfibi e rettili del Parco
21.30 Proiezione de "La sindrome di gulliver", bellissimo documentario sulla biodiversità in Lombardia prodotto per conto di Regione Lombardia - Sistemi Verdi e Paesaggio e recentemente presentato al Sondrio Festival
22.30 Fine proiezione: dibattito e linee di sviluppo del progetto nel futuro

Governo Monti: rigore, crescita ed equità.

Sono 281 i sì al Governo Monti, solo 25 i no dei parlamentari della Lega Nord.
Bersani:"Siamo stati uniti coerenti e generosi. Prima di tutto viene l'Italia".



"Non può esserci crescita senza equità, credo che sia l'unica condizione per rendere credibile un cambiamento", ha affermato il Segretario del PD Pier Luigi Bersani, a margine della alla presentazione alla Camera del libro di Lucia Annunziata, Il Potere in Italia. Ma non per ragioni solo di natura politica e ideale - ha spiegato Bersani - ma economiche e pratiche: perchè la disuguaglianza è contro la crescita".

Bersani ha apprezzato l'intervento del premier oggi al Senato: "Solo 10 giorni fa eravamo ai 308 voti, oggi siamo in un altro universo persino nei contenuti stilistici. La svolta c'è stata e nelle parole di Monti c'è passione civile e la voglia di unire equità e crescita. Ora si tratterà di passare ai fatti in un clima positivo e noi siamo pronti con proposte in ogni campo a contribuire e sostenere lo sforzo del governo per rendere ancora più evidente la svolta".

Bersani ha poi espresso "la necessità di riforme istituzionali, per dare efficienza alla democrazia rappresentativa e per dare messaggi non populistici ma di partecipazione, migliorando meccanismi come ad esempio i regolamenti parlamentari ed avere modelli più funzionanti.

Cambiare la legge elettorale - ha affermato - è una di quelle riforme che muterebbe l'immagine del Parlamento e della politica. Sarebbe un buon risultato e la dimostrazione che si può mettere in piedi una democrazia rappresentativa e matura. Dunque - ha insistito - mentre si sostiene lo sforzo per l'emergenza, le forze politiche si dedichino finalmente a un processo di riforme".

La nota del mattino del 18 novembre 2011.

1. OGGI SI CONCLUDE IL PRIMO ATTO. IL GOVERNO MONTI HA LA FIDUCIA DEL PARLAMENTO. SARA’ UNA STRADA IN SALITA. NON TUTTO SARA’ COME VUOLE IL PD. E NON SARA’ IL GOVERNO DEL PD. MA L’ITALIA HA RIPRESO IL SUO CAMMINO.
Oggi il governo del presidente Mario Monti ottiene la fiducia anche della Camera dei deputati. Non è il governo del Pd. Non è il governo delle larghe intese. E nel discorso programmatico del presidente Monti ci sono anche interventi che possono non piacere al Pd. Ma un fatto è incontrovertibile. Si è chiusa una pagina brutta della storia italiana. E la rabbia manifestata ieri da Berlusconi e dalla Lega Nord sono la testimonianza più chiara e lampante di questa realtà. Il cammino dell’Italia è ripreso. Non sarà facile. La crisi internazionale è drammatica. I ritardi e gli errori accumulati dal governo della destra hanno provocato guasti che non sarà semplice rimediare. Ma il paese ha voltato pagina. Sarà una prova anche per il Pd.
Da Europa. Articolo di Anna Finocchiaro, presidente del gruppo parlamentare del Pd al Senato. “Siamo stati ieri protagonisti di un evento politico e istituzionale il cui solo precedente, nella storia repubblicana, è il governo Dini del 1995, "del Presidente", interamente composto da personalità non politiche, non parlamentari. Un evento che da oltre un anno auspicavamo, alla cui produzione abbiamo da tempo lavorato nelle sedi politiche e parlamentari. Se oggi siamo tutti impegnati per questo fine, il primo ringraziamento va al Presidente Napolitano, alla sua paziente saggezza, alla sua lucida determinazione, alla sua lungimiranza. La richiesta pressante del Pd per la composizione tecnica del governo è stata connessa all`impegno ed alla convinzione con i quali sosterremo questo esecutivo. Non si poteva consentire, infatti, che pesassero le conseguenze della vicenda politica appena trascorsa, con le dimissioni del presidente Berlusconi, segnata da forti tensioni tra le forze politiche. E non si poteva consentire che i riflessi di quelle tensioni, il loro perdurare o ridestarsi, inquinassero lo sforzo autentico che tutti stiamo facendo, assumendo una comune responsabilità nell`interesse dell` Italia. L indubitabile che sia estranea all`esperienza politica del bipolarismo italiano questa chiave che sperimentiamo per affrontare ciò che ci attende e uscire dalla seria crisi che grava sul paese. E che non sia facile, per partiti che sino a qualche giorno fa si sfidavano sul terreno politico e parlamentare, sostenere la stessa esperienza di governo. Come fare, dunque? Il primo passo è stato quello di approvare ieri, con la fiducia, la relazione programmatica e che ha trovato nella stessa composizione del governo, nella qualità, autorevolezza, competenza e responsabilità civica di ciascuno dei ministri nominati ulteriore, forte, ragione di consenso. Ma il voto di ieri è, appunto, un inizio. In seguito, occorrerà guardare avanti e cercare, ogni volta, e con testarda ricerca, di stringere con decisione sull`oggettività di ciascuna questione, di esercitare il massimo di laicità riformista. La Costituzione, che tutti riconosciamo, è il luogo entro i cui limiti dobbiamo inscrivere le nostre decisioni. E dunque, non ci potrà essere riforma fiscale senza principio redistributivo e progressivo, né sviluppo del paese fuori da uri idea di coesione nazionale, né ridisegno del meccanismo di accesso alle opportunità economiche che produca diseguaglianza, né lavoro senza dignità. Noi
siamo 1’Europa, ha detto Monti nell`aula del senato. Io qualche giorno fa, sempre a palazzo Madama, ho detto «noi siamo europei».
Dall`Europa ci sono venuti forza e soccorso. Se ne soffriamo i limiti, rintracciamo anche in noi stessi la responsabilità. Con il governo Monti sappiamo che riprenderemo la strada dell’ integrazione e del nostro impegno, senza esitazioni e senza complessi. E condividiamo pienamente questa scelta. Finora i protagonisti sono stati il presidente della repubblica e il presidente Monti. Ora rientra in campo il parlamento. Questa è una repubblica parlamentare che ha subito, negli ultimi anni, un oltraggio che oggi tutti avvertiamo e che trova nella legge elettorale vigente le sue ragioni. La politica ha sopravanzato la Costituzione, la prassi ha tramutato la forma. Ma il "senso" del parlamentarismo, la consapevolezza profonda del dovere di rappresentanza, la forza del parlamento resistono e possono essere intatti. Perché è il momento e perché è il nostro dovere. Io credo che questo parlamento debba chiedere al nuovo premier Monti un impegno: quello di rispettare il parlamento, di considerarlo il suo primo, potente, alleato. Restaurare la forza e l`autorevolezza delle camere è il consistente contributo che noi daremo alla forza delle decisioni del governo, alla forza dell’ Italia. Credo che queste considerazioni facciano giustizia di molte superficialità diffuse che hanno creduto di identificare il governo Monti con un algido esecutivo di "migliori", che ha fatto fuori la politica e sospeso la democrazia. Io penso esattamente il contrario. E penso anche che, se saremo all`altezza, dopo niente sarà come prima. Né i partiti, né le relazioni politiche, né il parlamento, né l`Italia. Una sfida entusiasmante, di quelle che solo un grande paese e vere classi dirigenti sanno cogliere. Questo, per nostra parte, e per nostra responsabilità, come Partito democratico, offriamo agli italiani, con il consenso, la lealtà e la collaborazione del nostro gruppo al governo Monti”.

2. L’ITALIA TORNA IN EUROPA. LA CRISI EUROPEA SI AGGRAVA. LA RICETTA MERKEL RISCHIA DI PORTARCI A UNA CRISI PEGGIORE.
In un modo anche plasticamente rappresentativo ieri sera Merkel, Sarkozy e Monti si sono sentiti e insieme hanno concordato che Italia, Germania e Francia devono affrontare il problema della tempesta sull’Europa. E’ il ritorno dell’Italia in Europa: non più un paese che riceve le ricette da seguire, ma uno dei grandi che decide insieme agli altri.
E’ un passaggio decisivo, anche perché la linea di politica economica e monetaria in questi ultimi anni imposti dai tedeschi e i governi delle destre in Europa stanno portando una delle aree più ricche del mondo al disastro. Ieri, mentre lo spread tra Btp e Bund si restringeva, pur restando su livelli da far tremare i polsi sul futuro dell’Italia, sono andate sotto pressione Francia e Spagna, a testimoniare che il problema di fondo è europeo. E che l’Italia si salva se, dotatasi di un governo diverso dalla baraonda precedente, sappia oggi guidare l’Europa insieme agli altri grandi paesi verso una diversa politica economica e monetaria.
Da Il Messaggero. Lungo articolo di Oscar Giannino, sicuramente giornalista con simpatie non di centrosinistra, ma che spiega bene il nodo che l’Europa monetaria ha oggi di fronte. “E’ venuto il momento di allargare il punto di osservazione sulla crisi in corso, ora che il governo Monti con la fiducia parlamentare entra nella pienezza delle sue funzioni, salutato e sostenuto dal consenso esplicito dei vertici europei, di Germania e Francia tanto per sottolineare ancora una volta l`attenzione tutta
particolare riservata al potenziale di instabilità sistemico rappresentato dal debito pubblico e dalla bassa crescita del nostro Paese. Ora che l`Italia si pone in condizione di rassicurare i mercati, è tempo anche da noi di aprire il dossier della crisi vera, rispetto alla quale l`Italia non deve fungere da detonatore, ma che rischia comunque di investire tutto il continente. Diciamolo chiaramente. Nel 2012 è l`euro in quanto tale, a rischiare di saltare. Questo ci dice la tumultuosa vendita da Oltreoceano che ogni giorno si sta realizzando sotto i nostri occhi nei confronti di tutti gli asset europei, a partire dal debito pubblico di tutti i componenti dell`euroarea ad eccezione della Germania, ed estendendosi ai titoli bancari che portano a sempre nuovi record verso il basso i listini di Borsa dell`intera Europa, perché le banche sono la cintura più esposta alla crisi di sistema che si sta scatenando. I segnali sono assai preoccupanti, per chi li vuole leggere. l differenziali sul Bund che s`inerpicano verso l`alto non sono solo quelli greci, e portoghesi e spagnoli. La Francia stava a 40 punti base di premio sul Bund decennale a fine 2010. Oggi supera i 200 e da due settimane peggiora ogni giorno, ha di fatto già perso nel giudizio dei mercati la tripla A di cui andava così fiera. Il Belgio è passato da 103 punti a 318. L`Austria, pur considerata integrata alla Germania euroleader, è salita da 54 a 190. Lo stesso fondo salva-Stati e salva-banche, I`Efsf, in teoria tripla A anch`esso, ha dovuto rinviare l`emissione di una sua obbligazione dopo averne ridotto l`ammontare, e paga rendimenti in crescita quotidiana allineati a quelli francesi. Tre mesi di incorporazione da parte del sistema bancario di questa stima crescente dei rischi sovrani implicano problemi gravissimi per il credito non più solo dei Paesi sin qui a rischio, ma innanzitutto delle banche francesi, le più esposte al totale di carta pubblica europea. Perché i mercati scommettono che nel 2012 l`euro salta, se non si assumono decisioni efficaci e adeguate al rischio a cui l`euro esposto? Per comprenderlo, è necessario compiere un passo indietro. Diciamo che, con qualche approssimazione tecnica, al mondo esistono due tipi di aree monetarie concepite come ottimali. Una è quella del dollaro. L`altra quella dell`euro. Sono due modelli pressoché agli antipodi. Il modello americano si è evoluto dal 1913 in avanti secondo una concezione per la quale a una valuta comune corrisponde l`unificazione reale dei mercati sottostanti, dei beni, dei servizi, del lavoro come della relativa regolazione. Lo scopo è quello di consentire che un unico tasso di interesse abbia sì effetti asimmetrici nelle diverse aree dell`Unione, che sono caratterizzate da tassi di crescita, costi dei fattori produttivi e prezzi degli asset comunque tra loro diversi visto che un continente non ha certo condizioni omogenee. Ma l`unificazione dei mercati e della regolazione consente che l`equilibrio à unico tasso d`interesse tra costi diversi, salari e disoccupazione avvenga per autoregolazione attraverso vasi comunicanti. Ti puoi spostare da uno Stato con più disoccupazione a uno che tira di più, con prezzi diversi, ma senza mettere a rischio risparmio e patrimonio. In questo modello, quando il ciclo scende e a maggior ragione quando si aprono grandi crisi, la via prescelta è quella di attenuarne i morsi monetizzando il debito - tanto l`eccesso di debito privato, che delle banche che di quello pubblico - facendo stampare dollari alla Fed. Dal 2008 in avanti, la banca centrale americana lo ha fatto per oltre 20 trilioni di dollari per il solo sistema banco-finanziario, praticamente per l`equivalente dei due terzi del valore attuale di tutti gli asset quotati nelle borse americane. Se si somma il debito pubblico,delle famiglie, delle imprese e delle banche Usa, nel giugno 2011 la quota era pari al 289% del Pil americano. Per fare paragoni, il Regno Unito è a quota 497%. Il Giappone a quota 492%. La Spagna a 388%. La Francia a 341 %L`Italia al 303%. La differenza tra la sostenibilità del maggior debito americano, britannico e giapponese rispetto al nostro -
più basso - dipende dal fatto che le banche centrali di Stati Uniti, Regno Unito e Giappone monetizzano il debito con il torchio monetario, pressoché illimitatamente. Certo, è un sistema che produce bolle nel prezzo degli asset, come quella di Internet prima, dell`immobiliare poi. E produce inflazione. Ma l`America, finché il dollaro è la moneta in cui sono denominati i mercati di tutte le commodities mondiali e dunque è riserva prioritaria per tutte le banche centrali, l`inflazione monetaria l`esporta verso il resto dei inondo, anche grazie alla sua sostenuta produttività domestica. Meglio le bolle ogni tanto di una più alta disoccupazione stabile, pensano in America. Poi c`è il secondo modello, quello dell`euroarea. Vediamo di spiegarlo storicamente, perché questa è la risposta da dare a coloro che non capiscono come mai siamo stati per così dire «commissariati» dai tedeschi, insieme a greci, portoghesi, spagnoli e irlandesi. Il modello Bce nasce dall`esperienza tragica fatta dalla Germania ai tempi di Weimar. L`eccesso di torchio monetario e di inflazione, stante l`enorme debito accumulato nella sconfitta della prima guerra mondiale, portò comunque a disoccupazione di massa e perdita reale e verticale di risparmio. L`effetto fu il nazismo, la presa sugli strati popolari dei totalitarismi neri e rossi. Per questo la Germania per decenni, prima della moneta comune, ha affinato il modello su cui l`euro è poi nato. A differenza degli Usa, nessuna unificazione reale dei mercati sottostanti, del lavoro, dei beni e dei servizi come della regolazione: tranne che nel comparto finanziario. In più, il debito pubblico resta garantito da ciascun Paese membro. Senza un debito comune europeo è come se esso sia denominato in una valuta straniera, rispetto all`euro. Infine, la Bce non può e non deve monetizzare debiti di alcun tipo, deve solo pensare a tenere bassa l`inflazione, deve astenersi dal sostenere il ciclo. Come può reggere un sistema di tal tipo, visto che la curva dei costi come della produttività, e le bilance dei pagamenti tra i diversi paesi dell`euroarea sono tanto divergenti? Per dire, la Germania è forte perché ha il più grande attivo al mondo di parte corrente dopo la Cina, quasi il 7% del Pil, il Portogallo era in passivo del 14% prima della crisi. Oppure, se consideriamo il costo per unità di lavoro fatto pari a 100 nel 2000, quello tedesco nel 2008 era a 98 e ora è a 105, quello portoghese nel 2008 era a 128 e ancora oggi è sceso solo a 125. Il meccanismo tedesco prevede che, per reggere con queste asimmetrie e avvantaggiarsi tutti dell`euro, siano le classi politiche dei diversi Paesi a dover tenere la finanza pubblica in equilibrio al più basso livello di spesa pubblica coerente con un welfare decente e la sostenibilità del proprio debito pubblico, e a indurre con adeguate riforme l`economia reale ad un`elevata produttività. In caso contrario, con bassa crescita e alto debito e senza torchio monetario della Bce, l`unico aggiustamento possibile è quello della deflazione interna, cioè del drastico abbassamento in termini di valore reale dei salari e delle pensioni, degli attivi patrimoniali delle banche come delle imprese. Una volta che il conto salato, in termini di disoccupazione e impoverimento reale, cade sulle spalle di lavoratori, contribuenti e risparmiatori, allora essi richiameranno al doverei politici mentitori e inadeguati, sostituendoli con politici più virtuosi. Siamo esattamente a questo punto. Il conto amaro si abbatte su milioni di portoghesi e spagnoli, italiani e tra pochissimo francesi, Perché i politici mentono e preferiscono dare la colpa al mercato o alle opposizioni, perché i sindacati resistono alle riforne, perché ciascuno dice che la colpa è di un altro. E alla fine a pagare sono imprese e lavoro, coloro che non decidono alcunché ma subiscono. Perché il mercato scommette che l`euro salta? Perché, al momento, non ci sono segni che tedeschi e francesi -- entrambi sotto elezioni nel 2012 e nel 2013 - siano pronti ad assumere alcuna delle tre decisioni diverse che ci potrebbero portare fuori dal gorgo. La prima decisione è quella di cambiare con
procedura d`urgenza Trattato e Statuto della Bce, mutandone la natura e inducendola a monetizzare il debito. I tedeschi non si fidano e dal loro punto di vista hanno ragione, con mercati separati è un premio a chi ha accumulato più squilibri traendo a quel punto il massimo vantaggio dall`euro. La seconda è una via intermedia. Senza monetizzazione integrale da parte della Bce, si potrebbe comunque formare un fondo comune in cui i diversi Paesi membri facessero confluire una quota di debito pubblico eccedente una certa soglia- diciamo il 70% - chiamandone a garanzia in parte la Bce, e in parte le stesse riserve accumulate dalla Germania grazie al fatto che tutti comprano solo i suoi Bund vendendo il resto delI`eurocarta (la fuga dei fondi monetari dalla Francia è ornai massiccia, e i tedeschi se ne avvantaggiano grazie ai loro meriti). E` una proposta simile a quella avanzata qui in Italia da Paolo Savona. La terza proposta, fuori dai denti, è quella ancora più traumatica,di intavolare un confronto riservato su come uscirne, dall`euro. Le ipotesi sono due. Se ad uscirne sono i Paesi eurodeboli, si troverebbero con gli attivi e passività esteri di banche e imprese che restano in curo e dollari, con quelli domestici invece in lire o franchi svalutati tra il 20 e il40%. L`effetto sarebbe di fallimenti e disoccupazione di massa. Se invece fossero gli euroforti Germania, Olanda e Nordeuropea - allora l`effetto sarebbe opposto, l`avvaloramento degli attivi e passívi domestici reggerebbe l`effetto del maggior valore che il inarco o il N-Euro, l`euro del nord, acquisterebbe sul dollaro rispetto all`euro attuale, penalizzandone le esportazioni sì, ma non tanto da annullare il vantaggio di competitività tedesco di questi anni. I mercati però non vedono i segni, nelle classi politiche tedesche, francesi ed europee, né della consapevolezza del rischio terribile a cui tutti siamo esposti. Né dei rimedi possibili da adottare. La Merkel non passa giorno che non dica no a ciascuna di questediverseipotesi. La Germania del resto ha un suo piano B. Gli altri governi tacciono o peggio come Sarkozy la assecondano. Per questo i mercati scommettono che l`euro salterà. E per questo l`Italia deve al più presto recuperare l`autorevolezza per tornare a sedersi al tavolo europeo, come ha detto ieri Monti. Non si è mai visto una carrozza trainata da un tiro a quattro in cui il passo debba essere quello del cavallo più veloce. Perché o gli altri tre cavalli crepano oppure, ancor prima. si ribalta la carrozza. Finché siamo in tempo, evitiamolo, Perché di tempo ne è rimasto veramente poco”.

3. GLI USA FUGGONO DALL’EUROPA E SI CONCENTRANO SULL’AREA DEL PACIFICO.
I capitali statunitensi fuggono dal’Europa. Ma anche l’attenzione politica degli Usa si sta concentrando sull’egemonia in diverse aree del mondo.
Da Il Corriere della Sera. Articolo di Massimo Gaggi. «Chiuso un decennio segnato da due guerre sanguinose e costose - con gli ultimi soldati americani che stanno lasciando l`Iraq e il processo di transizione responsabile ormai avviato in Afghanistan - come presidente degli Stati Uniti ho preso la decisione strategica di rilanciare il ruolo americano nell`area dell`Asia Orientale e del Pacifico. Qui è il futuro: un bacino che, attraverso l`Oceano, già oggi contribuisce per più del 50%o all`economia mondiale. Gli Stati Uniti concentreranno qui i loro sforzi per ridefinire la regione e il suo futuro sulla base dei principi che gli sono propri e che sono sostenuti anche da alleati e amici». E` già da un anno - dal suo primo viaggio asiatico attraverso India, Indonesia, Corea e Giappone nel novembre scorso - che Barack Obama mostra di voler spostare il pendolo dell`attenzione Usa verso quest`area del mondo. Ma col discorso pronunciato davanti
al Parlamento australiano, a Canberra, e quello in una base del`aeronautica militare a Darwin, il presidente l`altra sera ha compiuto un deciso salto di qualità. Chi, anche a Pechino, aveva giudicato le sortite precedenti poco più che esibizioni di muscoli di una potenza in difficoltà, ora rimane interdetto dalla veemenza di Obama. Che, dopo aver sfidato la Cina promuovendo un`area di libero scambio transpacifica che la esclude, giovedì si è impegnato a garantire la sicurezza dei suoi alleati in questa regione perché «da sicurezza è la condizione di base per la pace e la prosperità». E poi è andato a Bali a partecipare (prima volta per un presidente Usa) all`Asean: il vertice di quei Paesi dell`Asia sudorientale che Pechino giudica il suo principale bacino di interessi. Oltre a «battezzare» il distacco di 2.5oo marines a Darwin (prima presenza militare permanente degli Usa in Australia), il presidente ha promesso un rafforzamento del dispositivo militare Usa nell`area e ha sottolineato con forza che qualunque riduzione della spesa militare del Pentagono che verrà decisa per esigenze di bilancio, non riguarderà l`area del Pacifico. La sfida a Pechino è chiara, anche se Obama ha detto di voler rilanciare anche il dialogo con la Cina a patto che questo Paese rispetti le «regole del gioco» come fanno gli altri partner e si comporti da «potenza responsabile». E, infatti, nella capitale del gigante asiatico già regna lo sconcerto. Analisti politici ed economici sono stati subito messi al lavoro per capire cosa ha determinato un inasprimento dei toni di Washington che va molto al di là di quello che poteva essere atteso. E mentre l`agenzia statale d`informazioni Xinhua spiega, orgogliosa e pragmatica, che gli Usa vedono per la prima volta la loro egemonia minacciata da una nuova potenza emergente e reagiscono a modo loro, il Global Times, un giornale che appartiene al Partito comunista ma rispecchia gli umori della sua componente più nazionalista, denuncia un tentativo degli Usa di porre la Cina sotto assedio: «La base di Darwin fa parte di una strategia Usa di accerchiamento della Cina da Nord e da Sud» dice un generale interpellato dal Global Times. Il giornale poi chiede la sospensione dell`acquisto di titoli del Tesoro Usa da parte cinese: perché contribuire al calo dei tassi d`interesse «di un Paese che cerca di indebolirci alimentando le forze a noi ostili»? Più prudenti le reazioni ufficiali del governo cinese. L`insediamento militare a Darwin viene considerato un gesto ostile, ma il portavoce del ministro degli Esteri ammette che Australia e Stati Uniti hanno il diritto di rafforzare i legami reciproci come vogliono «ma nel rispetto degli interessi degli altri Paesi». Da oggi il governo cinese, che non ama esporsi con reazioni brusche, sembra comunque costretto sulla difensiva: rimane di gran lunga il più grande creditore degli Usa, ma il gigantesco interscambio tra le due economie (456 miliardi di dollari) si muove in gran parte dall`Asia verso l`America. Pechino non può rischiare. E Obama ha sostenuto con fermezza che, a sei anni dal suo ingresso nel sistema commerciale internazionale (un passo dal quale ha tratto enormi benefici), per la Cina è venuto il momento di rispettare davvero le leggi internazionali (norme anticontraffazioni, rispetto della proprietà intellettuale) e le regole di mercato (rivalutazione dello yuan e rimozione delle barriere che impediscono alle imprese Usa di operare in Cina). E anche di fare passi avanti sui diritti umani”.