20 dicembre 2011

Le domande di Virus al neo-capogruppo PDL di Sulbiate.

Caro neo-capogruppo,

Virus non si ritiene una persona in grado di approfondire molto i temi di attualità, non ha ne il tempo ne la capacità di analizzare molti quotidiani e molte riviste. Il suo pacco di gionali si limita al NY Times, Le Monde e naturalmente la Pravda. Ma il giornale di Vimercate purtroppo non è nel pacco.

Sul sito del PDL di Sulbiate sta scritto: “Questa sera presso la sede del Consiglio Comunale. ….. sarà l’occasione,…. di fare un po’ di chiarezza”.

Per Virus fare un po’ chiarezza significa rispondere alle semplici e ovvie due domande di buon senso, tutto il resto sono chiacchiere da arrampicatore di vetri bagnati:

1- In consiglio comunale ci sono tesserati PDL in maggioranza e tesserati PDL all’opposizione, nel nuovo gruppo consigliare ci sono quelli all’opposizione, entreranno anche quelli della maggioranza?

2- Il nuovo gruppo consigliare (allargato o meno) si collocherà all’opposizione oppure nella maggioranza?

Invece in Consiglio Comunale una filippica su di un articolo del giornale di Vimercate incomprensibile per i non lettori.

Caro capogruppo potresti informare sulle due questioni noi cittadini che non leggiamo il giornale di Vimercate?

In questo frangente il PDL sembra addirittura più incasinato del PD! Non è mica da voi!




By Virus


In 20000 a Firenze in marcia contro il razzismo.

Samb Modou e Diop Mor, freddati a colpi di pistola dalla mano di un killer razzista martedi scorso, sono stati ricordati a Firenze con un lungo corteo, oltre ventimila persone, pronte a dimostrare la loro solidarietà e il loro dolore verso tali forme di estremismo politico e xenofobia.


La nota del mattino del 20 dicembre 2012.


1. FASE DUE. SCOPPIA UN INCENDIO SULL’ARTICOLO 18. BERSANI: INUTILE DISCUTERE SU COSE CHE ANCORA NON SONO EMERSE. BINDI: PRIMA DI TUTTO GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI. MARINI: DISCUSSIONE ASSURDA.
Prima ancora che si sia aperto un tavolo sul tema del lavoro, è scoppiato l’incendio sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Il ministro Elsa Fornero, sollecitata da Il Corriere della Sera, aveva detto che non è la priorità, ma non è un tabù. Il segretario della Cgil, Susanna Camusso, sollecitata da Il Corriere della Sera, ha risposto a muso duro. Lo stesso ministro Fornero, sempre sollecitata da Il Corriere della Sera, si è detta stupita di parole così dure. Ed è scoppiato l’incendio. Gli oltranzisti dell’abolizione dell’articolo 18, che albergano in tutte le forze politiche, Pd compreso, vorrebbero un immediato pronunciamento di tutti a favore del superamento dell’articolo 18. I sindacati si sono schierati a difesa dell’articolo 18. Gran parte dello stesso Pd si è detto convinto da subito che il problema non è questo.
Al di là dello scontro che si è creato con l’interessato intervento de Il Corriere della Sera, quotidiano che non ha mai nascosto di considerare un avanzamento verso la civiltà l’introduzione della libertà di licenziamento, per ora ci sono al primo posto: a) la volontà del governo di affrontare la riforma del mercato del lavoro con la partecipazione delle forze sociali (dichiarazione esplicita di Monti, Fornero e Passera); b) l’obiettivo di ridurre le forme del precariato; la volontà di affrontare il tema degli ammortizzatori sociali, assai carenti in Italia e senza i quali anche solo parlare di flexsecurity – come ha detto lo stesso ministro Fornero – sarebbe impossibile; c) la necessità di trovare diversi miliardi di euro per sostenere la relativa spesa, che in parte sarebbe a carico dello Stato e in parte a carico degli imprenditori (che dietro il paravento delle posizioni di facciata non sono però pronti ad aprire i cordoni della borsa).
Da qui, anche le dichiarazioni rilasciate ieri dal segretario nazionale del Pd, Pier Luigi Bersani e rivolte a tutti. “Roma, 19 dic. (TMNews) - E' inutile parlare adesso di articolo 18 e mercato del lavoro, non esiste ancora una proposta del Governo e il Paese deve ancora "digerire scelte pesanti", ovvero la manovra appena votata dalla Camera. Il segretario Pd Pier Luigi Bersani, intervistato dall'agenzia televisiva Vista, ha risposto così sul mercato del lavoro: "Non c`è ancora nulla, inutile adesso mettersi a discutere su cose che non sono ancora emerse. Abbiamo avuto già settimane molto complicate, sono state fatte scelte difficili che il paese deve valutare, digerire... scelte un po` pesanti. Credo che possiamo farci il Natale con un pò di serenità e poi ricominciare a lavorare".
Nei giorni scorsi Bersani aveva detto: “Sono stati persi centinaia di migliaia di posti di lavoro. La riforma della previdenza ha allungato l’età per andare in pensione. Il primo problema da affrontare sarà quello degli ammortizzatori sociali”. Un tema rilanciato dal presidente del Pd, Rosy Bindi, in un’intervista con l’Unità.
Da L’Unità. Intervista con Franco Marini. “Non so se il governo ha capito che l`articolo
18 non ha alcuna influenza sull`occupazione e l`arrivo di investimenti esteri qui in Italia.
Forse quando aprirà il tavolo di confronto con le forze sociali se ne renderà conto». E poi gli sfugge un sorriso amaro. «Assurda, la trovo una discussione assurda. Si parla di questo per non parlare del problema vero». Un grande piano per le politiche del lavoro, questo è il problema, per Franco Marini (ex ministro del Lavoro nonché segretario della Cisl a metà degli anni Ottanta), che ieri leggendo le dichiarazioni di leader politici, sindacali e ministri, ci ha tenuto a mettere qualche paletto. Presidente, discussione inutile o ideologica quella sull`articolo 18? «Io non ho difficoltà ad aprire una discussione sul mercato del lavoro, ma facciamola partendo dalle reali necessità. La trattativa sulle politiche del lavoro va fatta con grande serietà e pragmatismo per la possibilità di rilanciare la crescita della produttività del lavoro, una delle ragioni del ristagno dell`economia italiana e una delle cause per cui non arrivano investimenti stranieri. Ed è normale che un governo chiamato in carica per battere la decadenza economica del Paese si ponga il problema». Che secondo lei non è l`articolo 18. «Non è l`articolo 18 non perché sono io a sostenerlo: quell`articolo tutela il singolo lavoratore nelle aziende con più di 15 dipendenti e non c`entra niente con i licenziamenti e le riduzioni di personale legati a crisi economiche e ristrutturazioni delle stesse. L`articolo18 di cui tanto si discute ha un unico limite: quello di essere stato caricato di forte valenza ideologica e oggi qualcuno fa finta di dimenticare che è mirato a tutelare i licenziamenti individuali. In questi giorni mi sono documentato su quanti lavoratori si sono rivolti alla magistratura per essere reintegrati proprio sulla base dell`articolo 18. Sa quanti sono stati nel 2010? Meno di mille. Le sembra questo il problema?». Da dove dovrebbe iniziare il governo per riformare il mercato del lavoro, allora? «Si dovrebbe integrare il percorso delle crisi aziendali e gli esuberi previsti dalla legge 223 del 1991». Una legge che porta la sua firma... «Per fare quella legge condussi da ministro del Lavoro una difficile trattativa con i sindacati e con Confindustria e trovai un punto di equilibrio. Prima di allora la cassintegrazione aveva di fatto una durata illimitata. Io convocai Confindustria e fui chiaro: "mettiamo un tetto alla cig, introduciamo la mobilità con la quale si rescinde il rapporto di lavoro, ma voi dovete accettare le condizioni di questa legge". E la 223 in tutti questi anni ha consentito di gestire le crisi di medie e grandi aziende senza mai obiezione alcuna né dei sindacati né dei datori di lavoro. Ha funzionato bene, con il limite che si rivolge solo ad aziende con più di 15 dipendenti». La ministra Fornero è tornata a parlare del contratto unico. «È evidente che oggi occorre una riforma che allarghi la copertura degli ammortizzatori sociali ai lavoratori senza alcuna garanzie e allenti la rigidità in uscita. In Senato il Pd ha depositato due propote sul contratto unico: una è quella di Ichino e una porta la prima firma di Nerozzi. Io mi ritrovo molto in questa ultima che prevede una fase di ingresso nel lavoro di tre anni durante i quali il contratto può anche risolversi, ma dopo i quali scatta il tempo indeterminato e con esso l`applicazione dell`articolo 18 ai vecchi e ai nuovi contrattualizzati. E questa è la differenza tra la proposta Nerozzi e quella Ichino, che invece fa una distinzione». Fabrizio Cicchitto, Pdl, sostiene che a chiedere di rivedere l`articolo 18 è la Ue. «Ma che vuol dire? Lo sa, visto che si prende sempre la Germania ad esempio, che lì c`è una legislazione molto simile al nostro articolo 18? In Germania il datore di lavoro può licenziare per giusta causa ma poi davanti al giudice la deve dimostrare la giusta causa, altrimenti il lavoratore viene reintegrato». Marini però non è che bisogna andare nel Pdl per trovare i sostenitori della revisione dell`articolo 18. Anche nel Pd ce ne sono, a partire da (chino, appunto. Dicono che non può essere un tabù. «I tabù non piacciono neanche a me ed è naturale che nel Pd su cose di questo rilievo si discuta. L`ostacolo per la ripresa non è l`articolo 18 ma la eccessiva incertezza connessa alla spaccatura del mercato del lavoro. Completiamo la 223, poniamo fine a questa irragionevole frammentazione dei contratti che è diventata uno strumento per evitare, anche quando ci sono le condizioni per farlo, l`assunzione a tempo indeterminato». Lei in un`intervista all`Unità lo scorso agosto invocava l`unione dei sindacati, che è arrivata oggi "grazie" alla manovra. Qualcuno l`ha definito un miracolo di Monti. «I miracoli risolvono i problemi e qui mi sembra che non ci siamo ancora. Certo, vedere le tre sigle confederali muoversi insieme mi fa un grande piacere. Capisco chi parla, in polemica con il governo, di miracolo di Monti, però anche i sindacati...». Se la prende con Cgil, Cisl e Uil? «No, non me la prendo con loro, ma quando dicono no al contratto unico poi hanno il dovere di andare al tavolo della trattativa per dire quale è la loro proposta per superare la spaccatura del mercato del lavoro».
2. DRAGHI RICORDA CHE NEL 2012 SCADRANNO OLTRE 500 MILIARDI DI TITOLI IN EUROPA. E RIPRENDONO FORTI LE TENSIONI SUI MERCATI .
Ieri il governatore della Banca centra europea, Mario Draghi, ha fatto il punto sulle attese per il 2012, la situazione del sistema bancario e dei debiti sovrani. I mercati sono subito finiti in fibrillazione. Lo spread tra Btp e Bund è prima risalito oltre quota 500 per poi tornare a 492.
Da Il Sole 24 Ore. Dall’articolo di Beda Romano. “Il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi ha avvertito ieri che nel 2012 le pressioni sul mercato obbligazionario, a causa delle necessità di rifinanziamento delle banche e dei Paesi, saranno «veramente molto, molto significative, se non addirittura senza precedenti». Il contesto economico, segnato da un circolo vizioso tra bilanci bancari e debiti sovrani, è stato definito «molto incerto». Parlando ieri pomeriggio qui a Bruxelles davanti alla Commissione affari economici del Parlamento europeo, Draghi ha ricordato che le banche sono responsabili nella zona euro di circa 1`80% del finanziamento alle famiglie e alle imprese. In questo senso, ha spiegato che la Bce farà tutto il possibile «per evitare una stretta creditizia».
Il termine «credit crunch» significa raziona mento del credito. Si arriva al «credit crunch» quando le banche, per vari motivi, erogano meno finanzia menti alle imprese e alle famiglie. E anche quando prestano denari applicando tassi d`interesse sempre più elevati. Insomma: il «credit crunch» è la chiusura, anche parziale, del rubinetto del credito. Situazione che crea gravi problemi alle imprese e che, di conseguenza, può provocare un avvitamento di una crisi economica. di riferimento all`1 per cento. Nel primo trimestre del 2012, secondo il banchiere centrale, vengono a scadere 230 miliardi di obbligazioni bancarie, 250-300 miliardi di titoli pubblici, e più di 200 miliardi di debito a collaterale. Proprio questa settimana la Bce lancerà operazioni di rifinanziamento a tre anni per aiutare gli istituti di credito della zona euro (la cui esistenza ieri Draghi ha definito «irreversibile»). Nel corso del suo intervento, il banchiere centrale non ha dato indicazioni nuove sulle sue controverse acquisizioni di titoli pubblici sul mercato. Ha ribadito che il programma non è «né infinito né eterno», ma non ha voluto segnalare una particolare accelerazione. La questione è al centro del dibattito europeo di queste settimane. Molti osservatori credono che la Bce dovrebbe fare di più per assicurare la stabilità finanziaria”.

3. DALL’UE A 17 150 MILIARDI AL FONDO MONETARIO. MA L’EUROPA SENZA LONDRA NON E’ PIU’ UN CASO ISOLATO.
I ministri finanziari europei decidono di finanziare il Fondo monetario internazionale perché questi possa sostenere i paesi in difficoltà in attesa che entri in funzione il Fondo europeo Salva Stati. Ma Londra ancora una volta ha deciso di dire no.
Da La Repubblica. Articolo di Alberto D’Argento. “Londra dice ancora di "no" e l`Europa deve ridimensionare le sue ambizioni per salvare l`euro dal tracollo. Nella teleconferenza di ieri sera tra i ministri delle Finanze dell`Ue (Eco fin) è arrivato il via libera ai prestiti bilaterali al Fondo monetario internazionale, ma dei 200 miliardi di euro che i leader europei avevano annunciato nel summit dello scorso 9 dicembre ne sono arrivati solo 150. Pesa la retromarcia dei britannici: dopo il rifiuto del premier David Cameron ad entrare nell`Unione fiscale - il nuovo Trattato che stringe le maglie sui conti pubblici per rinforzare la credibilità. L`Italia contribuirà con 23 miliardi, la Germania con 4 I. Si cerca l`appoggio anche di Cina e Usa dell`eurozona di fronte ai mercati - ieri è stato il Cancelliere dello Scacchiere George Osborne a ritirare la disponibilità di Downing Street a prestare soldi all`istituzione di Washington. Scelta che pesa sugli equilibri finanziari europei, visto che al momento manca ancora quello scudo Ue (firewall) che protegga i paesi come Italia e Spagna nel mirino dei mercati (il rafforzamento del fondo salva-Stati è al palo) e l`Unione fiscale sarà varata il prossimo marzo con effetti benefici che arriveranno solo nel medio periodo. Ecco perché i leader avevano deciso di passare dall`Fmi, rinforzando il capitale per permettergli di intervenire nel caso di un nuovo salvataggio in stile Grecia e tranquillizzare i mercati sulla tenuta dei debiti sovrani di Eurolandia (Italia e Spagna in testa). Ma nel corso della conference call di ieri Osborne ha spiegato che Londra «non contribuirà a nulla che favorisca solo i paesi dell`eurozona», facendo venire meno i 30 miliardi britannici. Così i prestiti bilaterali arriveranno solo dai governi della moneta unica per un totale di 150 miliardi. A parziale consolazione degli europei il presidente dell`Eurogruppo, Jean Claude Juncker ha annunciato che quattro Paesi Ue esterni alla zona euro - Repubblica Ceca, Danimarca, Polonia e Svezia - hanno indicato la loro volontà a rafforzare l`Fmi. La Ue ha anche rivolto un appello al resto del mondo a seguirne l`esempio…”
4. NORD COREA. LA MORTE DEL DITTATORE E I NUOVI PERICOLI.
Da L’Unità. Articolo di Ugo Papi. “La morte di Kim Jong-il, il dittatore nord coreano, accende di nuovo i riflettori sull`ultimo impenetrabile Paese comunista figlio della guerra fredda. La Corea del Nord è rimasta ostinatamente isolata dal resto del mondo e rappresenta ancora una meteora fuori controllo in un quadro geopolitico di enorme importanza e delicatezza. Con la sconfitta nipponica del 1945, i sovietici occuparono la parte settentrionale del Paese insediando un governo comunista mentre gli americani rimasero a sud, imponendo un governo amico. Il giovane ufficiale comunista Kim il Sung, nel 1950 invase il Sud scatenando una guerra che fece un milione e mezzo di morti solo tra i civili e portò il mondo sull`orlo di una catastrofe atomica. Dal allora, era il 1953, la storia della Corea del Nord è quella di un Paese chiuso al mondo, nelle mani di un dittatore che ha spinto il culto della personalità a vertici mai raggiunti prima, neanche da Stalin o da Mao. I giovani nordcoreani vanno a scuola da cinquant`anni marciando e cantando le lodi del "Grande Leader". Nelle università generazioni di studenti si laureano in "Kim il Sung pensiero". Il villaggio natale del leader è stato spostato nella capitale Pyongyang ed è oggetto di un pellegrinaggio semi-religioso. Mentre i «cugini» del Sud diventavano una delle grandi economie asiatiche, i nordcoreani via via precipitavano in una disperata condizione economica, soprattutto dopo la caduta dell`impero sovietico e il venir meno degli aiuti del blocco comunista. Nel 1994 Kim Jong-il ha preso il posto del padre ai vertici del partito e dello Stato, inaugurando la prima dinastia comunista al mondo. Nel frattempo il popolo è precipitato in un incubo di miseria e di fame: si stimano circa due milioni di vittime nella sola carestia del 1996. I tentativi dei Six Party Talks, tra le due Coree, la Cina, la Russia, il Giappone e gli Usa, non hanno mai sortito risultati soddisfacenti. I cinesi,unici amici del dittatore, hanno proposto il loro modello di sviluppo senza democrazia. Nonostante la Cina sia l`unica fornitrice di energia elettrica, i nordcoreani non ne hanno seguito i consigli e negli anni hanno sviluppato un pericoloso programma nucleare con tanto di test e lanci di missili che sono sfociati in crisi ripetute. Negli anni Novanta Seul ha tentato una politica di apertura, culminata con la visita a Pyongyang del presidente del Sud, Kim Dae Jung. La stretta di mano tra i due leader non ha avuto il seguito sperato e la nuova leadership sudcoreana ha chiuso di nuovo la porta al dialogo, soprattutto dal 2010, con l`affondamento di un naviglio da guerra del Sud e il bombardamento di un isola al confine tra i due Paesi. Ora a guidare la Corea del Nord sarà il terzogenito di Kim Jong-il, Kim Jong-un, ventottenne sconosciuto al mondo e promosso generale e membro del Comitato centrale del Partito dei lavoratori lo scorso anno, quando le condizioni di salute del "Caro Leader" si andavano rapidamente deteriorando. La paura di tutti è che il Paese imploda trascinando nell`incertezza e nell`instabilità l`intera area. Oltre ai vicini del Sud, lo temono soprattutto America e Cina, già in tensione per la supremazia sul Pacifico. Solo il tempo potrà chiarire con certezza i misteri di un Paese che sembra uscito dalla fantasia di Orwell e che stenta a trovare il suo posto nella comunità internazionale”.
Da La Repubblica. Dall’articolo di Federico Rampini. “Scatta la massima allerta per il pericolo di una fuga in avanti nucleare del nuovo "monarca rosso", Kim Jong-un. E c`è la speranza, ancora inconfessata, per una " svolta birmana" nella dittatura più isolata del mondo. Tra questi due estremi che oscillano le reazioni dei governi mondiali, da Washingtona a Tokyo, da Seul alle capitali europee, dopo la morte del dittatore nordcoreano Kim Jong-il e il passaggio del potere all`erede designato, il figlio più giovane. Lo
scenario catastrofe si è materializzato subito, con i test di missili effettuati ieri da Pyongyang, e l`immediata mobilitazione delle truppe sudcoreane e americane, lungo il confine più militarizzato del mondo. A far paura non è solo il fatto che la Corea del Nord possiede abbastanza plutonio per una mezza dozzina di bombe atomiche, e ha più volte avviato la preparazione di armi nucleari. Nell`ipotesi più pessimistica, la fragilità dell`erede al trono - il terzo della dinastia Kim a occupare quella posizione può indurlo a una prova di forza per accreditarsi presso i suoi militari. Il potere di Kim Jong-un dipende dal sostegno dell`esercito, l`unica istituzione funzionante, in un paese ridotto alla fame e governato per decenni con il terrore. Il terzo Kim non ha dimostrato particolari attitudini al comando, la sua selezione è avvenuta probabilmente perché il padre appena scomparso lo giudicava come il meno "debosciato" dei suoi rampolli. Non è molto, come credenziale per assumere il comando di un apparato militare geloso delle sue prerogative e dei suoi privilegi, in una nazione che vive sotto la legge marziale permanente. La coesione della Corea del Nord, se così si può definire, è stata costruita tenendo il paese in uno stato di emergenza bellica permanente. La propaganda ha inculcato ossessivamente nella popolazione la minaccia imminente di un`aggressione militare da parte dell`America e della Corea del Sud. Per un leader inesperto, insicuro della propria posizione, una via per consolidarsi può essere quella di "avverare" il pericolo della guerra, lanciandosi per primo in atti ostili verso il vicino del Sud. Più sale la tensione più i militari si sentono confortati nel loro ruolo indispensabile, centrale e preminente. In questo scenario, la transizione diventerebbe destabilizzante, aprendo un focolaio di tensione gravissima in Estremo Oriente. Un problema enorme per Barack Obama, che non ha davvero bisogno di crisi militari nell`anno elettorale in cui ha promesso di chiudere quasi completamente i fronti iracheno e afgano. Anche Pechino però non vedrebbe con favore un` escalation bellica ai suoi confini: a Pechino come a Washington la preoccupazione numero uno è l`economia, il boom cinese sta rallentando da mesi, i conflitti sociali si moltiplicano. Una tensione militare in Asia non farebbe che aggiungere nuove nubi sull`economia globale, togliendo altra energia al motore dell`export made in China (basti pensare alle ripercussioni sui mercati di sbocco sudcoreano, giapponese e taiwanese, tre partner economici importanti per la Repubblica Popolare). Un secondo scenario, all`estremo opposto, è iper-ottimista: vede in Kim Jong-un il demiurgo di una transizione pacifica verso rapporti più normali con l`America. In questa versione, grazie alla sua formazione in Svizzera, il terzo Kim sarebbe un "cripto-occidentale", pronto a chiudere l`atroce parentesi di oltre mezzo secolo di despotismo comunista. Anche in questo caso l`ostacolo è la Cina: non può tollerare un`evoluzione al termine della quale ci sarebbe la riunificazione delle due Coree sotto l`ombrello americano. Di che alimentare la psicosi dell`accerchiamento a Pechino, proprio mentre si prepara l`avvicendamento (pacifico) di una generazione di leader. Resta il terzo scenario, quello intermedio e forse più probabile. E` l`ipotesi di una transizione affidata alla "guida amichevole" della Cina stessa. Pechino ha enormi poteri d`influenza su Pyongyang, che non sopravviverebbe senza i suoi aiuti alimentari, energetici, militari. Anche quando Kim li infastidiva con le sue letali provocazioni contro Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud, i leader cinesi non hanno mai "staccato la spina" che teneva in vita il regime nordcoreano, perché lasciarlo crollare sarebbe stato peggio. La storia conta: la Corea del Nord esiste solo grazie ai milioni di soldati cinesi che Mao Zedong mandò a combattere contro gli americani nel 1950. La geostrategia conta ancor più: la penisola coreana è un bastione di difesa della Cina, contro gli Stati Uniti e l`arco dei loro alleati nel Pacifico. Se la Cina riesce a manipolare Kim Jong-un secondo i suoi disegni, lo vedremo anzitutto sul terreno economico, con l`accelerazione di quegli esperimenti fin qui molto timidi di trapianto del capitalismo a Pyongyang. Sull`economia si giocano due sfide essenziali. La prima: salvare il popolo nordcoreano dalle carestie ricorrenti che lo hanno decimato. La seconda è perfino più cruciale: uno sviluppo economico è la premessa per riconvertire alla vita civile 1,2 milioni di soldati, un`armata parassitaria che opprime questo paese spremendone le già magre risorse. La Corea del Nord "sinizzata" resterebbe un satellite strategico di Pechino, ma probabilmente diventerebbe meno erratica e minacciosa per l`Occidente

19 dicembre 2011

Questa sera, 19 dicembre 2011, Consiglio Comunale.

Questa sera si svolgerà la seduta del Consiglio Comunale.




Per leggere l'ordine del giorno clicca qui.

Questa sera, sarà ratificata l'uscita dei consiglieri di minoranza tesserati PDL Sanità e Pastore dal Gruppo Progetto Territorio e conseguentemente si costituirà il nuovo Gruppo Consiliare del Popolo delle Libertà.

Auspichiamo che la dichiarazione del nuovo Capogruppo PDL sia sufficentemente chiara ed esaustiva al fine di comprendere se gli equilibri politici ed il futuro assetto di questa amministrazione, saranno coerenti, oppure no, con la volontà espressa dagli elettori di Sulbiate in occasione delle ultime elezioni amministrative del 2009.


Post correlato: Se il Sindaco tace, il PDL faccia urgente chiarezza.

Ministro Passera:"Su liberarizzazioni ci torneremo".

«Non c'è nessun altra manovra in arrivo». Ma sulle opposizioni che hanno trovato le liberalizzazioni, il ministro dello Sviluppo Corrado Passera si è preso «un'arrabbiatura pazzesca» e assicura che «non finisce qua». «Il caso dei farmacisti - ha detto - è emblematico. Un grande peccato anche per loro, ma ci torniamo».
Il ministro dello Sviluppo economico durante la registrazione della trasmissione 'Che tempo che fa' ha evidenziato la sua posizione sulle liberalizzazioni. «Innanzitutto - ha affermato - nel decreto ci sono cose clamorose positive e fortissime, poi ci sono ancora un paio di cose non ancora andate dentro: il caso farmacisti è emblematico ma è stato un grande peccato anche per loro. Ci torniamo».


«Di fronte ai sacrifici chiesti agli italiani, pensare che un bene di Stato possa essere dato gratuitamente non è tollerabile. Verosimilmente non lo tollereremo», ha detto il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera rispondendo ad una domanda sull'assegnazione delle frequenze tv posta da Fabio Fazio. «Può essere - ha spiegato - una cosa pò diversa, non decido da solo, ho preso l'impegno di fare delle proposte al governo. Probabilmente le ragioni di mercato e tecnologiche che hanno portato alla decisione del 'beauty contest' si sono modificate».

Contro l'evasione «l'impegno nostro, non dovendo rendere conto a nessuno, sarà senza pace», ha detto il ministro dello Sviluppo Corrado Passera. «Si tratta - ha aggiunto - di 120 miliardi. Di soldi veramente rubati agli altri, da andare a recuperare per consentire di fare investimenti sulla crescita».

Fonte l'Unità.

L'intervento di Bersani alla Camera in occasione dell'approvazione della manovra "salva Italia".

L'intervento in Aula del segretario Pier Luigi Bersani
Dichiarazione di voto




Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, noi abbiamo promesso lealtà al suo Governo in nome di un impegno nazionale. Manterremo la promessa oggi e domani - voglio dirlo a qualche commentatore frettoloso - senza alcun limite temporale che non sia la fine naturale della legislatura. Abbiamo promesso agli italiani - e, al tempo stesso, ai nostri elettori - assoluta sincerità, trasparenza e parole chiare. Anche questa promessa la manterremo oggi e domani, tenendo viva la nostra visione e il nostro orizzonte di ricostruzione democratica, sociale del Paese, per la quale continuiamo a lavorare.

Questo Governo ha il compito, con l'aiuto di tutti, di evitare la catastrofe, di togliere l'Italia dal fronte più esposto della crisi, di far sentire la voce italiana a correzione di politiche europee palesemente inadeguate. Noi non abbiamo mai taciuto negli ultimi due anni le nostre preoccupazioni, la nostra analisi della crisi, i rischi che incombevano sul Paese e i problemi, quando non si affrontano e quando li si nega, si aggravano e le medicine, a quel punto, diventano più pesanti. Questo lo sappiamo e questo lo vediamo.

A questo proposito, colleghi leghisti, cosa dire? Non c'è nessuna esibizione e nessuna vostra critica che possa far dimenticare una cosa semplice e chiara: ve la state prendendo violentemente con chi è qui da otto giorni, ma voi avete guidato la macchina per otto anni e l'avete parcheggiata dove siamo adesso, e cioè ampiamente nei guai. O volete farci credere che venite dalla Padania di Marte?

Basta demagogie, basta demagogie, dobbiamo dare prospettive all'Italia e alle nuove generazioni, e c'è un lavoro duro da fare, e non lo diciamo da oggi, l'abbiamo detto anche al vecchio Governo. Non vi tremi il polso, ed a questo Governo abbiamo chiesto coraggio e equità, e assieme all'equità abbiamo chiesto un'attenzione al problema della recessione a all'esigenza di dare qualche stimolo al lavoro e alle attività economiche.

Non c'è dubbio che la manovra così com'è stata modificata dal Parlamento ha fatto dei passi avanti, li riconosciamo e lasciateci dire che vediamo in questo anche i segni del nostro lavoro, nella nostra iniziativa e delle nostre idee. Sia chiaro, ad esempio, che mentre rivendichiamo i cambiamenti che ci sono stati a proposito del sistema pensionistico, della rivalutazione, alcune attenuazioni delle punte più acute, lavoratori in mobilità e così via, però voglio dirlo davanti al Paese: non ci sfugge il peso del mutamento nei progetti di vita di tante persone. Lamentiamo ancora, lasciatecelo dire, che riforme di questo genere, che hanno un loro concetto - certo utile - meriterebbero però una qualche gradualità in più, una qualche ponderazione in più
.
Ci sono un paio di punti in particolare e mi fa piacere che siano stati raccolti da tutti negli ordini del giorno, anche con il consenso del Governo, che sono problemi prima ancora che di ordine finanziario, di ordine morale, il Paese deve qualcosa a gente che è andata a lavorare in fabbrica a 15 anni e non possiamo penalizzarli! Così come dobbiamo sapere che c'è gente, come abbiamo scritto, che è senza pensione, senza lavoro e senza ammortizzatori. Allora, io chiedo al Governo e credo di poterlo dire a nome, se posso, di tutti: su queste cose interveniamo subito, subito interveniamo, non lasciamo marcire queste cose.

Inoltre, credo che abbiamo compreso tutti quanti che con una riforma delle pensioni di questo genere si apre una porta abbastanza anche nuova, e drammatica per certi versi, sul tema del mercato del lavoro e noi adesso dovremmo dire a un giovane che ha avuto la totalizzazione, è un grande passo avanti, ma dovremmo dire a un giovane adesso come aiutiamo con il lavoro ad accumulare contribuzione. E a quelli di 55 anni che possono perdere il lavoro che altre risposte diamo? Io credo che ci sia consapevolezza che adesso parlare di mercato del lavoro significa affrontare questi temi, che sono prima di tutto i temi di un grande progetto sulle tutele e sugli ammortizzatori perché viviamo in un'epoca in cui il problema non è buttare fuori dal lavoro, considerato che se ne stanno andando tanti, il problema è andare dentro il lavoro e non essere strappati dal lavoro.

Certo ci sono cose in questa manovra, voglio dirlo, che non si sono mai viste in Italia, non si sono mai viste: la progressività netta sugli immobili, il coinvolgimento delle rendite finanziarie, la trasparenza a fini fiscali dei movimenti bancari, il concorso degli scudati. Sono novità rilevanti per questo Paese e assieme a questo, perché voglio essere chiaro, continuiamo a pensare, signor Presidente del Consiglio, che uno sforzo in più sulla tracciabilità andasse fatto e andrà fatto. Continuiamo a considerare che un'operazione vera e propria sul tema dei patrimoni, a cominciare da quelli immobiliari, ci avrebbe consentito - sarebbe stata fattibile - da subito anche di avere qualche esenzione ulteriore in più sull'IMU, pure apprezzando quello che è avvenuto in termini di esenzione anche nella sua curvatura per la prima volta familiare.

Per toccare poi il tema della crescita, voglio rispondere all'intervento - ma garbatamente spero - dell'onorevole Cicchitto sul tema delle liberalizzazioni: onorevole Cicchitto, ma è possibile che quando si parla di liberalizzazioni si parli sempre di mercato del lavoro o si parli di artigiani o di piccolo commercio, che c'è andato dentro anche questa volta, e tutti gli altri al riparo?

Onorevole Cicchitto, per toccare un punto solo, anche forse per sdrammatizzare un po', mi si lasci citare la relazione che nel 1888, dicasi 1888, fece a quest'Aula il Governo Crispi. Cito: è evidente che il privilegio del farmacista viene conferito dal diploma; è il diploma che conferisce al farmacista il monopolio Pag. 296dell'esercizio. E aggiungeva, la relazione: diciamo questo mossi a pietà per chi è obbligato a risecare il già tenue salario con la spesa per i medicinali. Dovremmo ricorrere ad un reduce garibaldino per cambiare uno iota, non dico tutto questo, sul sistema delle farmacie? Allora, farmaci, professioni, petrolio, assicurazioni, banche, trasporti, perbacco, ci sono tante cose da fare.

Salto altri punti perché mi interessa concludere. Capisco che il tempo sta stringendo e volevo dire qualcos'altro sulla crescita, a proposito del tema di sbloccare qualcosa, per favore, nei tavoli che si apriranno, sugli investimenti e gli enti locali, perché è l'unico modo per dare un po' di lavoro in questo momento. Bisogna derogare un po' al Patto di stabilità e vedere con i comuni se i fondi sociali oggi sono agibili per i disagi sociali che stanno crescendo. Infine, vado a concludere, signor Presidente, segnalando due punti per noi crucialissimi. In primo luogo, non possiamo più slegare la questione nazionale dalla dimensione europea. Se le teniamo separate non andiamo più da nessuna parte e tutto quel che facciamo qui può essere vanificato. Spendiamo la nostra credibilità e il nostro sforzo per convincere gli altri a mettere in comune non solo le politiche di disciplina, ma le politiche di difesa dell'euro e di crescita comune dell'Europa, e facendolo con tutti o facendolo con chi ci sta. Anche noi stiamo lavorando in queste ore ad una piattaforma dei progressisti. Chiediamo che il Governo assuma come problema nazionale questo.

Parliamoci chiaro: la manovra che facciamo oggi non sconta la recessione e quindi rischierà di aggravarla. Diciamolo chiaro: bisogna uscire da questo dilemma. Non possiamo, né in Europa né qui, rincorrere manovra su manovra una recessione con manovre che provocano un'ulteriore recessione. C'è un circolo vizioso che va interrotto, quindi chiedo, Presidente, che noi reagiamo così. Io la direi così e la invito a dirla così, molto semplicemente: noi non manderemo a fondo l'Europa, ma l'Europa di Merkel e Sarkozy non mandino a fondo tutti quanti, compresi noi. Volevo fare un cenno all'ultimo punto, per trenta secondi. C'è un ruolo per il Parlamento.

In questa fase c'è un ruolo che il Parlamento deve prendersi la responsabilità di giocare. Bisogna affiancare questa fase con delle riforme che tocchino la politica, le istituzioni e la legge elettorale. Se no sarà difficile dire che i sacrifici producano cambiamento. Su questo insisteremo come Partito Democratico.

La nota del mattino del 19 dicembre 2011.


1. SETTIMANA DECISIVA PER LA MANOVRA IN ITALIA. E GIA’ SI DISCUTE SULLA SECONDA FASE: LIBERALIZZAZIONI, AMMORTIZZATORI SOCIALI, LAVORO. QUI IL GOVERNO GIOCA LA SUA CREDIBILITA’.
Oggi la manovra per salvare l’Italia dal disastro provocato dall’incapacità e dagli errori di Berlusconi, Tremonti e Bossi approda al Senato. L’iter dovrebbe concludersi mercoledì, se tutto va come previsto. Con questo passaggio, la manovra economica varata dal governo Monti e modificata alla Camera dai parlamentari, entra definitivamente in vigore. Molti sono le modifiche e i suggerimenti ripresi dal Pd. Ma molti altri punti sono rimasti critici.
In questo contesto il Pd preme perché il governo provveda immediatamente a realizzare il dettato degli ordini del giorno migliorativi approvati alla Camera, a cominciare da quello che riguarda il miglior trattamento da riservare ad i lavoratori precoci.
Questa stessa settimana, come hanno annunciato i ministri Elsa Fornero (intervista a Il Corriere della Sera di domenica) e Corrado Passera (intervento di ieri sera a Che tempo che fa su Rai Tre) si apre anche una seconda fase, dedicata alle iniziative per la crescita e il lavoro. Più in particolare, il ministro Passera ha garantito in Tv che per gennaio si procederà sul tema delle liberalizzazioni, che il governo prenderà iniziative per favotire gli investimenti e che procederà all’asta delle frequenze Tv. Il ministro Fornero ha parlato di ammortizzatori sociali e di lavoro.
In questo contesto, la posizione del Pd è chiara. Sostiene Monti per la salvezza del paese. Ma con le proprie posizioni e le proprie proposte.
Dichiarazione alle agenzie di Maurizio Migliavacca: “Prima di tutto l’Italia. Il Pd sosterrà lealmente gli sforzi del governo di impegno nazionale di Monti per allontanare l’Italia dal luogo più esposto della crisi, dove il paese era stato condotto dall’incapacità e dalle mosse sbagliate del governo di Bossi e di Berlusconi. A questo è servita una manovra economica, dove sono state accolte molte delle nostre proposte ma che presenta anche aspetti critici. Dopo l’approvazione della manovra economica, sarà importante realizzare il dettato degli ordini del giorno approvati dal Parlamento, a cominciare da quello che riguarda i problemi dei lavoratori precoci, e prendere iniziative per sostenere la crescita, come sono le liberalizzazioni e gli investimenti dei comuni. In questo contesto sarà importante affrontare il problema degli ammortizzatori sociali. I dati forniti dall’Istat e dalla Confindustria confermano che si sono persi e rischiano di essere cancellati ancora centinaia di migliaia di posti di lavoro, mentre la riforma della previdenza ha portato all’aumento dell’età in cui si potrà andare in pensione. E’ dunque indispensabile mettere questo problema al primo posto, fuori da ogni diversivo. Accanto alle iniziative del governo per salvare il paese, è importante che il Parlamento affronti quanto prima il tema della riforma della politica. Il Partito democratico si farà promotore con le proprie proposte di un piano di azione per la riforma elettorale, la riduzione del numero dei parlamentari, l'ulteriore riduzione dei costi della politica dopo le misure già significativamente avviate. Il confronto su questi temi può utilmente prendere le mosse dalle forze che sostengono oggi il governo di emergenza, ma senza chiusure nei confronti di nessuno”.
Da La Repubblica. Intervista con Rosy Bindi, presidente del Pd. «La manovra ha avuto tempi stretti, non c`è stata la possibilità del confronto che sarebbe stato necessario. Ma se parliamo adesso di nuove riforme strutturali, il governo Monti deve mettersi in testa che le proposte vanno costruite con le forze politiche che lo sostengono e con le parti sociali». Rosy Bindi, la presidente del Pd, dà un altolà. La fase due del governo Monti si presenta forse più indigesta, con lo stop alle detrazioni fiscali e la modifica dell`articolo 18. Il Pd è disposto ad accettare tutto in nome del senso di responsabilità? «Il Pd ribadisce il sostegno al governo. Non verremo meno all`atteggiamento di responsabilità che ha consentito di approvare una
manovra che mette il paese sulla strada giusta. Abbiamo ottenuto delle modifiche, quindi il nostro non è stato un "sì" senza condizioni. Però la fase due per noi Intervenire sulle detrazioni fiscali significa toccare le famiglie e la crescita significa tre azioni. Liberalizzazioni, su cui il governo ha chiesto tempo per approfondire e il ministro Passera ha detto cose interessanti soprattutto a proposito dell`asta sulle frequenze. Quindi, crescita. Per noi è un capitolo tutto da aprire, e abbiamo proposto intanto di sbloccare alcuni patti di stabilità per gli enti locali virtuosi. Poi, c`è la questione lavoro e ammortizzatori sociali». Accettereste la scure sugli sconti fiscali? «Intervenire sulle detrazioni fiscali significa andare a toccare le famiglie e anche alcuni elementi di crescita e di lotta all`evasione fiscale. Ad esempio, se si può avere una detrazione per la ristrutturazione della casa, questo è vantaggioso per la famiglia, è crescita ed è lotta all`evasione. Mi auguro che il governo Monti non faccia tagli lineari alla Tremonti, ma selettivi. Altrimenti il paese non li può davvero reggere, perché tutto si abbatterebbe sulle stesse fasce che pagano di più la benzina, l`Ici... Non ci può essere una fase due che insegua la recessione». Ma della modifica dell`articolo 18 il Pd è disposto a discutere o è il vostro un totem, come sostiene il ministro Fornero? «Nella tanto invocata "flexsecuriy" è chiaro dove è la flessibilità, non si vedono altrettanto bene gli aspetti di sicurezza. Un governo tecnico che non si limita a intervenire sull`emergenza ma fa riforme strutturali deve per prima cosa, ripeto, confrontarsi con sindacati e forze politiche e non per un pomeriggio. Aggiungo che la flessibilità in uscita si fa in tempi di crescita, non di recessione. Prima ci vogliono gli ammortizzatori, cioè un impianto di sicurezza che renda la flessibilità sopportabile per il lavoratore. Per tutto ciò occorrono risorse. Il governo le ha?». Discuterne è per la sinistra un tabù oppure no? «Non lo è. Però temo che qualcuno si illuda che la crescita venga dalla libertà di licenziamento. Il problema con 900 milioni di ore di cassa integrazione, non è licenziare ma creare posti di lavoro. E noi non offriamo il nostro contributo a scatola chiusa». E con Di Pietro come la mettete? «Di Pietro si è sottratto al confronto di merito sulla manovra e ha sbagliato». Ha detto Bersani che nell`orizzonte del Pd ci sono le elezioni.
«Non voleva dire che vogliamo andare a votare prima della scadenza della legislatura, ma che lavoriamo al nostro progetto politico. Dopo il governo tecnico si torna alla normalità della vita politica in cui le parti si confrontano». Casini propone un patto costituente, lei è in disaccordo? «Nessuna Grande Coalizione. Dopo Monti, ci sarà chi vince e chi perde le elezioni. Noi vinceremo con un progetto e su questo si ricostruirà il paese. Pronti già da adesso a discutere con tutti di riforme costituzionali e istituzionali».
2. SETTIMANA DECISIVA IN EUROPA. OGGI SI RIUNISCE L’EUROGRUPPO. GLI ISPETTORI DEL FMI A ROMA.
Anche per l’Europa quella si apre è una settimana decisiva. Oggi si riuniscono i ministri finanziari dei 17 paesi dell’Eurozona. La riunione punta a superare alcuni contrasti sull’attuazione dell’accordo raggiunto a Bruxelles il 9 dicembre. Dal superamento di queste difficoltà può emergere un’Europa dell’euro più forte.
Oggi pomeriggio il presidente della Bce, Mario Draghi, interviene presso il Parlamento europeo. Chiarirà le intenzioni della Bce nell’acquisto di titoli pubblici dei paesi europei.
Questa settimana arrivano a Roma anche gli ispettori del Fondo monetario internazionale.
Da Il Corriere della Sera. Articolo di Ivo Caizzi. “È arrivata in extremis l`attesa convocazione d`urgenza di un Eurogruppo straordinario dei 17 ministri finanziari dell`Eurozona. La riunione è fissata per oggi pomeriggio in teleconferenza. Punta a superare alcuni contrasti emersi nell`attuazione dell`accordo politico anticrisi concluso nel vertice dei 27 capi di Stato e di governo dell`Ue il 9 dicembre scorso (con la clamorosa defezione del solo Regno Unito). Già l`impegno a versare 150 miliardi di euro al Fondo monetario di Washington (Fmi) con prestiti bilaterali dei 17 membri, a cui dovrebbero aggiungersi 50 miliardi forniti dagli altri partner Ue, sta avendo difficoltà nel passaggio dalle parole ai fatti. via libera era previsto entro dieci giorni, che scadono oggi. Ma, dopo lo strappo nel vertice del premier britannico David Cameron, da Londra hanno fatto sapere di non voler sborsare la loro quota. Anche dalla Germania, dove
avevano accettato di pagare per respingere le pressioni sull`aumento del fondo salva Stati, sono arrivati segnali poco rassicuranti per l`Italia e gli altri Paesi potenziali beneficiari degli interventi di Washington. Ancora da definire appare l`ulteriore conferimento al Fondo di Washington, sempre per azioni di sostegno dell`euro, da parte di Russia, Cina, Brasile e altri Paesi emergenti con ampie risorse finanziarie. Questa settimana sono già attesi a Roma i tecnici del Fmi. Dovrebbero iniziare il monitoraggio sui conti pubblici italiani (in vista anche di eventuali aiuti). Un portavoce Fini l`ha però sminuita come «piccola missione». Sempre oggi pomeriggio il presidente della Banca centrale europea (Bce), Mario Draghi, ha in programma un intervento nell`Europarlamento di Bruxelles. Ampi settori dell`Assemblea Ue premono per un maggiore coinvolgimento della Bce a sostegno dell`Italia e degli altri Paesi dell`Eurozona in difficoltà, che hanno visto esplodere i costi di indebitamento a causa dell`attacco della speculazione ai loro titoli di Stato. Draghi ha ribadito in un`intervista al Financial Times che gli acquisti di bond sui mercati non sono «né eterni, né infiniti», che i Trattati Ue non gli consentono di finanziare i governi, che non si salva l`euro distruggendo «la credibilità della Bce». Ha apprezzato l`accordo del summit invitando però a «non barattare la disciplina di bilancio con la crescita e la competitività». Non si sbilancia sulla recessione ammettendo che «la crescita globale rallenta» e «l`incertezza è salita». Si dice «triste» per lo strappo del Regno Unito. E indica due errori. Non aver aspettato l`avvio del fondo salva Stati per chiedere la ricapitalizzazione delle banche in difficoltà e il «coinvolgimento dei privati» nelle perdite sui titoli greci, che potrebbe aver favorito il contagio dell`Italia. L`Eurogruppo deve discutere il testo del patto per una maggiore disciplina di bilancio, detto «fiscal compact», concordato nell`ultimo summit. Quel giorno il premier Mario Monti aveva rassicurato sull`assenza di automatismi nell`impegno per l`Italia di rientro del debito in 20 anni dal 120 al 60% del Pil (che imporrebbe manovre da una quarantina di miliardi l`anno). Ma sta emergendo la necessità di difendere la concessione di sconti in base agli «altri fattori rilevanti» (come il basso debito privato), in quanto ottenuta quando il valore dei titoli di Stato non era precipitato e il settore bancario italiano non ne scontava le conseguenze. L`estensione delle decisioni a maggioranza è un altro punto critico soprattutto in relazione al fondo salva Stati stabile, che deve entrare in vigore in anticipo nel 2012 per impiegare fino a 500 miliardi di euro (con eventuali incrementi nei prossimi mesi). Nell`Eurozona non tutti accettano di procedere con 9 favorevoli e 8 contrari. A complicare la situazione complessiva c`è l`aspettativa sui mercati di un declassamento dell`affidabilità del debito perfino della Germania e della Francia, che potrebbe arrivare dalle agenzie di rating da un giorno all`altro e che fa temere la solita conseguente offensiva della speculazione sui titoli di Stato dell`Eurozona”.

3. SOSTENUTO ANCHE DAL TERZO POLO, ALFANO TENTA DI DISTACCARSI DA OLTRANZISTI, MALPANCISTI, EX MINISTRI PDL. MA LA VERA PROVA SARANNO LE LIBERALIZZAZIONI E L’ASTA SULLE FREQUENZE.
Pier Ferdinando Casini non fa mistero di puntare a trasformare il sostegno di responsabilità nei confronti del governo di impegno nazionale di Mario Monti in un impegno politico esplicito e strutturale.
Angelino Alfano punta a svincolarsi dalle posizioni oltranziste degli ex An e del circolo più stretto di Berlusconi. Per questo mantiene il Pdl su una posizione di sostegno responsabile al governo Monti. Il banco di prova per la tenuta di questa posizione saranno l’asta sulle frequenze digitali e le prossime liberalizzazioni. Cioè i primi passaggi concreti in cui sono in gioco interessi concreti.
Ieri straordinaria prova di faccia tosta da parte dell’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti: intervistato da Lucia Annunziata, si è messo a criticare la manovra come un cittadino qualunque, come se non fosse stato fino a pochi giorni fa, e per molti anni, il dominus della politica economica, colui che ha portato l’Italia a un passo dal baratro

18 dicembre 2011

Buona domenica del 18/12/2011. I post più cliccati della settimana.

"ma i cittadini preferiscono un Sindaco, un burattinaio... o più semplicemente un buon pifferaio?"

Furbetti, pifferai, montature, smontature.


Il pifferaio di Hemelin.
Al Sindaco di Sulbiate non è piaciuto l’ articolo pubblicato nell’ultimo numero del Giornale Di Vimercate firmato dalla signora Viviana De Vittorio.
Il commento adirato del nostro primo cittadino è presente dal 16 dicembre 2011, in bell’evidenza sulle pagine del sito istituzionale del Comune nella sezione “La parola agli amministratori”.

Per leggere il testo del Sindaco Stucchi e in calce l'articolo della signora De Vittorio clicca qui.
(ndr del 31-01-'13 - ops...il contenuto è stato rimosso!!!...peccato non possiate verificare)

Che il sito sia un efficace mezzo di comunicazione tra Pubblica Amministrazione e cittadinanza,
non abbiamo alcun dubbio, ma che possa essere usato da un Sindaco in luogo di pulpito per polemizzare con una giornalista colpevole solo di aver elaborato, sulla base di fatti conosciuti, una personale brillante analisi dell' assurda situazione politica in cui versa la nostra comunità e, di conseguenza, aver sollevato alcune domande, francamente ci sembra eccessivo e poco “istituzionalmente” corretto.

Non per alimentare la polemica ma la questione non è di poco conto: il sito comunale non è un blog personale; il sito del comune di Sulbiate è il sito della Pubblica Amministrazione. A Sulbiate invece, quest’ultimo abuso è una prova ulteriore, se ormai mai ce ne fosse bisogno, che : l’uso personale/personalistico, (utile esclusivamente a soddisfare l'ego o compiacere la vanità di uno solo), degli strumenti di comunicazione pubblica è regola antidemocratica acquisita e, purtroppo, tollerata anche da tutti i membri dell’ esecutivo.

Il PD di Sulbiate, invece, dalle pagine del suo blog Teorema, solo perchè chiamato in causa dalla gent.ma De Vittorio del Giornale di Vimercate, risponde alla domanda che lo riguarda e ringrazia la giornalista dell'opportunità offerta:

E' questo il compito che vi hanno affidato i cittadini? Fare il bello e il cattivo tempo tenendo sotto scacco il primo cittadino invece che governare con lui come promesso in campagna elettorale?”

La nostra risposta:

In questi due anni e mezzo, gentilissima signora Viviana, le abbiamo tentate tutte, ma alla fine dobbiamo ammettere che non ci siamo riusciti. Abbiamo cercato di costruire un clima di reale confronto col Sindaco, col Gruppo Consiliare, ma ciò non è stato possibile: per aver dichiarato in modo forte la nostra opposizione al progetto Outlet è stato cacciato un Assessore e tutti e 5 i Consilieri PD hanno dovuto lasciare la Lista Civica. Abbiamo continuato a tener fede agli impegni presi coi cittadini sui punti di programma: su ciò che era al di fuori, abbiamo di volta in volta deciso come votare. Ora la situazione sta diventando non solo assurda ma sempre più insopportabile perchè democraticamente scorretta: il Sindaco monta e disfa la Lista Civica a suo piacimento, incurante del voto dei cittadini !

In una cosa ha ragione il sig. Sindaco: la verità sta proprio tutta nell’analisi del voto…quella fatta seriamente e non demagogicamente come ampiamente dimostrato dal suo "vivace" e intelligente articolo.

Maurizio Sarchielli
Buona domenica


I POST PIU' CLICCATI DELLA SETTIMANA.


17 dicembre 2011

Se il Sindaco tace il PDL di Sulbiate faccia urgente chiarezza!!


Alcuni fedeli lettori del nostro blog ci hanno giustamente fatto notare che non sempre è corretto estrapolare una singola parte di un periodo compiuto perchè potrebbe essere strumentalmente usata o male interpretata.

La frase incriminata è quella del sig. Sindaco pubblicata nel manifesto "FUORI I TRE NUOVI TESSERATI PDL DALLA LISTA CIVICA SI" che potete leggere di seguito evidenziata in rosso.

Per trasparenza e chiarezza ecco in evidenza l'intero periodo:

1) si prende atto del diniego a costituire un gruppo a parte che permette alla lista civica di essere trasparenti e di rispettare le promesse elettorali; se non verrà costituito il gruppo consigliare PD la civica ha deciso che nel gruppo consigliare SULBIATE INSIEME non potranno essere presenti persone con tessere di partito. - e-mail del 18-05-2011 del Sindaco di Sulbiate.

Quindi senza interpellare e far partecipare alla discussione i consiglieri eletti nella sua maggioranza in quota PD, il 18/05 il Sindaco unilateralmente decise d'imperio la loro espulsione.

La condanna fu chiara ed inequivocabile: "per restare in questa Lista di maggioranza dovete stracciare la tessera PD!!!".
I Consiglieri di maggioranza eletti in quota PD, non stracciarono la tessera e furono costretti a costituirsi gruppo autonomo.

ALCUNE DOMANDE, PERO', SONO SENZA RISPOSTA:
  • Per quale ragione ora sono così ben accolti i tre Assessori nuovi tesserati PDL?
  • Perchè il Sindaco per coerenza non caccia anche loro avendo dichiarato che nella sua Lista non possono essere presenti persone tesserate ad un partito?
  • Cosa aspetta il Coordinamento locale del PDL a fare chiarezza e convocare un assemblea dei tesserati per decidere quale sarà la nuova linea politica? Insomma, i due consiglieri del PDL eletti tra i banchi della minoranza di PT saranno o non saranno la stampella ribaltonista del Sindaco di Sulbiate?
  • Perchè una Giunta che per volontà degli elettori di Sulbiate, in seguito all'alleanza elettorale siglata formalmente nel 2009 con il nostro partito, che pertanto doveva essere orientata al cetrosinistra ora ha una maggioranza di Assessorti tesserati PDL, più, almeno così appare, un "simpatizzante" dei poteri forti di Regione Lombardia (Formigoni-Lupi-CDO)?


Se qualcuno se la sente di rispondere alle domande può partecipare liberamente commentando questo post.
Grazie

La Redazione di Teorema





Consiglio Comunale di Sulbiate: convocazione di lunedì 19 dicembre 2011.


Ai sensi dell’art. 17 del Regolamento del Consiglio Comunale si comunica che il Consiglio Comunale è convocato in prima seduta presso la sede municipale in sessione straordinaria, in seduta pubblica, per il giorno di Lunedì 19 Dicembre 2011 alle ore 21.00, ed eventualmente in seconda convocazione per il giorno Martedì 20 Dicembre 2011 alle ore 21.00 per la trattazione degli argomenti come da seguente ordine del giorno .


ORDINE DEL GIORNO

  1. FORMALIZZAZIONE ENCOMIO SOLENNE AL COMANDANTE MANCINI FRANCESCO.
  2. COMUNICAZIONI DEL SINDACO.
  3. COSTITUZIONE NUOVO GRUPPO CONSILIARE E DESIGNAZIONE DEL RISPETTIVO CAPOGRUPPO.
  4. OSSERVATORIO MINORI: NOMINA NUOVO COORDINATORE.
  5. INFORMATIVA SULLA STRUTTURA SANITARIA PER DISABILI (R.S.D).