La Newsletter del Partito Democratico del Consiglio regionale della Lombardia
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Newsletter a cura del Consigliere Regionale Gigi Ponti
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| LA SETTIMANA IN PILLOLE PONTE SULL'ADDA Questa settimana ho lavorato in particolare sulla questione del ponte di Paderno d’Adda. Una vicenda rilevante che coinvolge le Province di Lecco e Bergamo, ma che ha riflessi importanti anche per l’area Est di Monza e Brianza. L’attuale ponte che collega le due sponde e funge da struttura portante della ferrovia e dell’attraversamento veicolare dell’Adda non avrà una vita più lunga di 10 anni. Poi diventerà un monumento di valore paesaggistico dedicato solo al passaggio ciclopedonale. Ora serve uno studio serio e una proposta di riorganizzazione complessiva della viabilità che sarà sganciata dalla rete ferroviaria che avrà una sua sede infrastrutturale indipendente. Presenterò un ordine del giorno su questo tema in Consiglio Regionale. |
Gentile, colto e appassionato; saldo nei principi e paziente costruttore di accordi. Nella sua vita dedicata ai lavoratori, ai diritti, alla costruzione di una società più giusta, Guglielmo Epifani è stato tutto questo. Prima nella sua esperienza sindacale condotta fino alla guida della CGIL, poi in quella politica, che lo ha visto impegnato anche da segretario del Partito Democratico, in una fase assai complessa della nostra vicenda repubblicana, e infine in un’altra formazione politica.
Per la comunità del PD è un giorno molto triste.
Nell’unirsi nel cordoglio e nel ricordo ai familiari, alla CGIL e ad ART.1, formazione politica nella quale ha militato negli ultimi anni, il PD dispone che in segno di lutto, nella sede nazionale del Nazareno saranno sospese tutte le iniziative e saranno esposte le bandiere a mezz’asta, ed invita tutti i circoli e le sedi territoriali a fare altrettanto.
Nello Scavo - Avvenire.it
Riconoscimento all’equipaggio della “Mare Jonio” per il trasbordo di 27 migranti da una petroliera bloccata da 38 giorni. A Ragusa sono accusati di “favoreggiamento dell’immigrazione”
In Italia sono indagati per aver ricevuto un sostegno economico di 120mila euro dopo trasbordato dalla petroliera Maersk Etienne 27 migranti da 38 giorni bloccati sulla nave commerciale che li aveva soccorsi nel Canale di Sicilia ma non aveva ottenuto un porto di sbarco.
A Copenaghen sono stati premiati con quello che per gli addetti ai lavori è il “Nobel” dei naviganti, il premio internazionale “Søfartsprisen” assegnato all’equipaggio della petroliera e a quello di Mare Jonio, la nave di “Mediterranea Saving Humans”.
“In conformità con lo spirito e lo scopo del Søfartsprisen, i capitani di Maersk Etienne e Mare Jonio sono stati premiati - si legge nella motivazione del riconoscimento assegnato ieri - perché hanno dimostrato un coraggio straordinario e un'immensa attenzione umanitaria in una situazione disperata”.
I comandanti e gli equipaggi “hanno dimostrato, con le loro azioni, il forte spirito dei marittimi che non voltano mai le spalle alle persone in difficoltà in mare. Inoltre, i 38 giorni di stallo politico, senza una soluzione immediata, hanno evidenziato la situazione insostenibile nel Mediterraneo, dove lo sbarco sicuro e rapido non è garantito”. L’organizzazione umanitaria “ha fatto quello che né lo stato di bandiera danese, né l'Ue, né nessun altro soggetto coinvolto sono stati in grado di fare nonostante gli enormi sforzi diplomatici”.
EDITORIALE
L'Unione europea dei sovranismi, degli egoismi nazionali, dei veti incrociati e dei summit che durano ore per non decidere niente non basta più. Chi su questo coltivava ancora qualche dubbio si è dovuto ricredere dopo il vertice di fine maggio. I leader europei sono arrivati a Bruxelles con i dossier più scottanti aggiunti all'ultimo: la questione migratoria, affrontata su insistenza dell'Italia, e il dirottamento del volo Rynair da parte delle forze bielorusse. Il risultato è che di fronte alle immagini scioccanti dei cadaveri dei bambini abbandonati per giorni sulle spiagge libiche i leader hanno deciso ancora una volta di non decidere: questione rimandata al prossimo Consiglio europeo. I veri passi avanti sulla questione sono usciti dalla colazione di lavoro tra il premier Mario Draghi e il presidente francese Emmanuel Macron [...] |
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Sindaco di Sulbiate dal 1977 al 1985, è sempre stato presenza discreta e idealmente a fianco del Circolo fin dalla sua nascita, anche quando i partiti non erano poi più così di moda. Pronto a fornire spunti di riflessione o spendersi di persona quando le circostanze lo hanno richiesto, magari anche con qualcuna delle sue amate poesie in dialetto.
L’allarme è scattato con l’assegnazione del maxi appalto da 1,4 miliardi della tratta brianzola di Pedemontana. L’associazione temporanea d’impresa formata da Webuild (ex Salini Impregilo) con Pizzarotti e Astaldi, è risultata prima nella graduatoria delle offerte per portare a termine i due lotti (B2 e C) dell’autostrada con la formula del general contractor. Cioè: progetto, parziale prefinanziamento, costruzione. "Pedemontana è una autostrada che si aggiunge a strade già presenti e che poi porterà a chiedere altre strade", scrivono gli ecologisti nel documento fondativo.
«E’ un modello di sviluppo da cambiare perché la Brianza non può e non deve essere un deserto di asfalto e cemento". Nella Brianza Vimercatese a muoversi per primi sono stati Immaginarcore e il Circolo Gaia Legambiente di Usmate Velate, mentre il Comitato per la mobilità sostenibile di Vimercate ha lanciato una petizione on line che ha raccolto 1500 firme. Tutti a difesa delle colline tra Arcore e Usmate Velate, visto che l’autostrada ci passerà in mezzo. «Si pensa anche di affrontare il problema della Diossina, prodotta dal disastro dell’Icmesa e presente sulla tratta B2 (da Meda a Bovisio Masciago) con un Progetto Operativo di Bonifica "al risparmio" insufficiente e comunque rischioso a causa della movimentazione di terreno contaminato".
Ecco la mappa dei presidi:
1. Seveso all’area verde prossima al Bosco delle Querce di via della Roggia, via dei Vignee, via Senofonte
2. Bovisio Masciago in via Cantù angolo corso Milano
3. Desio presso parcheggio di via Michelini, in zona futuro svincolo di Pedemontana
4. Biassono 1 al sentiero delle Valli, svincolo tra futura autostrada e nuova SP6
5. Biassono 2 via Parco angolo via Madonna delle Nevi ad ovest del Lambro e della ferrovia Milano-Lecco
6. Arcore in Piazza Durini
7. Velasca frazione di Vimercate in Piazza Giordano Bruno
8. Carnate in Via Gargantini sul sentiero di Passirano – Carnate
9. Vimercate/Sulbiate in Via Cascina Ca - ingresso da via San Nazzaro di Vimercate
Una superpotenza militare, economica e politica, contro un fazzoletto di terra sovrappopolato e poverissimo: questo è ciò di cui parliamo quando parliamo del “conflitto” tra Israele e Gaza. Ecco quel che facciamo finta di non vedere. Ecco perché l’equidistanza non è obiettività. Ecco perché l’Occidente dovrebbe fare una sola cosa: chiedere a Israele di smettere di segregare, discriminare, bombardare.
di Francesco Cancellato - Fanpage.it
Le parole sono importanti? Bene, e allora smettiamo di chiamarla guerra, quella tra Israele e Palestina. O meglio, smettiamo di raccontare la storia per cui ci sono due parti che lottano per far soccombere l’altra. Un tempo era così, forse. Oggi, nonostante tutto, le forze in campo sono talmente sbilanciate che non ha più nemmeno senso parlare di conflitto. Ma di massacro. A senso unico.
Lo raccontano le cifre di poche ore di bombardamenti su Gaza, 122 morti dall’inizio delle ostilità, 33 dei quali bambini, 11 solo nelle ultime 24 ore, cui si sommano più di 250 feriti, contro i sette morti israeliani. Lo racconta, anche, la facilità con cui Israele, grazie al sistema d’arma mobile Iron Dome – letteralmente Cupola di Ferro – ha intercettato e reso inoffensiva la pioggia di missili di Hamas su Tel Aviv e su numerose altre città.
Ancora più delle cifre, tuttavia, lo racconta la sproporzione della forza economica e militare in campo, con un fazzoletto di terra lungo 40 chilometri e largo 10, poverissimo e sovrappopolato come nessuno al mondo che si ritrova a combattere nemmeno si capisce bene per cosa contro un nemico ricchissimo, all’avanguardia globale della tecnologia militare e scientifica – parliamo del primo Paese al mondo che ha raggiunto l'immunità di gregge contro il Covid-19 – che per di più lo circonda su tre lati del confine, di fatto assediandolo e impedendo la libera circolazione dei suoi abitanti, anche solo per cercare un lavoro altrove.