23 giugno 2011

Quiz di Virus n. 1. Indovina la fonte. By Virus.

Leggi la nota e indovina il Paese:
quale dei tre?
A - B - C



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Ministeri a Monza? PD: più lavoro, metropolitane e servizi.


Ministeri al nord: oggi 23 giugno 2011
alle ore 11,30
il PD esporrà uno striscione di protesta
davanti alla Villa reale di Monza.

"No agli sprechi! Più lavoro, metropolitane e servizi"

Saranno presenti esponenti monzesi, brianzoli e lombardi del PD.

La nota del mattino del 23 giugno 2011.


1. DOPO LA FIDUCIA DELLA TRANSUMANZA ARRIVA L’ORA DELLA VERITA’. TREMONTI PREPARA UNA STANGATA MICIDIALE. A RIMETTERCI SARANNO I PIU’ DEBOLI. L’ATTESA RIFORMA FISCALE PRIVILEGERA’ I PIU’ RICCHI.
Finita la verifica (grazie alla transumanza dei deputati di Scilipoti il governo ha i numeri per garantirsi la maggioranza), comincia l’ora della verità. Entro fine giugno Tremonti presenterà i conti e le proposte per la manovra di correzione del deficit pubblico. Le indiscrezioni sulle mosse del ministro dell’Economia indicano una scelta chiara: niente riforme strutturali, niente liberalizzazioni, niente sostegno alla ripresa. In arrivo una stangata sui soliti noti. Pensioni, sanità, dipendenti pubblici, comuni (e quindi servizi) e, in prospettiva, una riforma fiscale che darà pochi euro ai redditi bassi, molti ai più ricchi e farà costare di più i beni di consumo. Senza contare che i 40 miliardi fissati nei documenti di finanza pubblica dal governo non saranno sufficienti a garantire di arrivare al pareggio nel 2014 come Berlusconi e Tremonti hanno firmato con l’Unione europea. Secondo i calcoli del Nens, i conti del governo sono sbagliati.
Da La Repubblica. “Un nuovo intervento sulle pensioni, oltre a quello di cui già si parla per le donne del settore privato. L`indiscrezione, rimbalzata ieri dal cantiere sulla manovra da 43 miliardi che il governo si appresta a varare tra il 28 e il 29 giugno, prospetta un nuovo aumento dell`età pensionabile per tutti gli italiani. Il meccanismo, attualmente in vigore dopo la riforma del 2010, si chiama «adeguamento alla speranza di vita» e dovrà portare l`età di vecchiaia fino a 70 anninel2050: di fatto da1 2015 l`età pensionabile di anzianità e vecchiaia dovrà crescere di circa tre mesi ogni tre anni. Con la riforma ipotizzata per la manovra la partenza del nuovo meccanismo potrebbe venire anticipata di due anni, al 2013. In questo modo si cumulerebbero già da quell`anno l`aumento di tre mesi dovuto alla «speranza di vita» oltre alla cosiddetta «finestra mobile» (in vigore dal 2011) che di fatto allunga per tutti l`età pensionabile di un anno. A conti fatti, se andasse in porto l`intervento di cui si parla, nel 2013 l`età di vecchiaia (per gli uomini) sarebbe di 66 anni e tre mesi e quella di anzianità di 63 anni e tre mesi (per uomini e donne). Già nel 2020 entrambe dovrebbero salire a 67 e 64 anni. Il fronte della manovra è ormai in grande movimento.
Le cifre circolate ieri indicano il totale a 43 miliardi, con un intervento di 3 miliardi quest`anno, di 5 per il 2012 e di 35 per il biennio 2013-2014. Cifre che tuttavia non convincono il Nens, il centro studi che fa capo a Visco e Bersani, che ieri ha diffuso un rapporto in base al quale la correzione necessaria per raggiungere il pareggio di bilancio, vista la scarsa crescita, potrebbe arrivare a 50 miliardi. La caccia alle risorse è febbrile e comincia a quantificarsi l`entità degli interventi: la previdenza sarebbe nel mirino non solo per il tema «speranza di vita». Al centro dell`attenzione anche le pensioni d`oro che superano otto volte il minimo (1,5 miliardi in dieci anni), l`aumento della contribuzione per i collaboratori e, come accennato, l`aumento dell`età per la vecchiaia per le donne del settore privato. Altre risorse si attendono dai tagli ai Comuni (circa 3 miliardi), dai tagli ai ministeri (5-6 miliardi), dalla sanità (5-6miliardi), dal blocco del turn over e dal congelamento degli stipendi pubblici, dalla riduzione dei costi della politica. Assai caldo anche il fronte delle tasse. Dopo la conferma delle tre aliquote (rispetto alle cinque di oggi) e più basse da parte dello stesso Berlusconi si moltiplicano
le simulazioni sugli effetti. La prima ascendere in campo è stata la Cgia di Mestre: se sarà confermata l`ipotesi di riforma del fisco circolata in queste ore, «a sorridere saranno soprattutto i contribuenti con redditi superiori ai 40 mila euro», ha detto Giuseppe Bertolussi. La Cgia calcola che, con le tre aliquote, chi guadagna sopra 70 mila euro avrà un risparmio di 2.370 euro, mentre chi va sopra i 100 mila risparmierà 3.170 euro. Se gli effetti distributivi fanno discutere, il reperimento delle risorse scatena la polemica. Il possibile aumento dell`Iva trova l`opposizione della Cgil, delle associazioni dei consumatori e della Confcommercio…..”.
Poche decine di euro invece il beneficio per i redditi più bassi.

2. DIBATTITO SURREALE ALLA CAMERA. BERLUSCONI SI PRESENTA COME UN LEADER CHE HA SALVATO L’ITALIA. DI PIETRO ATTACCA IL PD E RICEVE I COMPLIMENTI DELLA DESTRA.
Lungo intervento in aula alla Camera, Ieri, del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Nessun errore ammesso, tutto bene per il paese, fulgide prospettive per l’Italia. E ovviamente una riforma fiscale mirabolante (la stessa di cui si parla dal 2001).
Una relazione surreale, insomma. Che ieri ha avviato un dibattito parlamentare in cui hanno colpito due cose. La prima è stata un lungo e amichevole colloquio tra Berlusconi e di Pietro inusitatamente seduti vicini. Una novità assoluta, se si considera che fino a ieri quando interveniva Di Pietro Berlusconi ed i suoi uscivano addirittura dall’aula. E poi l’attacco di Di Pietro non al centrodestra ma al Pd.
Da Il Corriere della Sera. “«Di Pietro è stato corrotto da Berlusconi», sussurrano a fine giornata nelle stanze alte dell`Udc. E per un partito di moderati come quello di Casini l`accusa non è da poco, è indubbiamente eccezionale. «È un incontro di cui si parlerà a lungo», sussurrano alla stessa ora in altre stanze dei Palazzi, quelle di esponenti vicini al capo del governo, alimentando una suspence che può terminare con scenari politicamente incredibili. Alla Camera è da poco successo qualcosa che per molti ha avuto i tratti del miracoloso o del diabolico, a seconda dei punti di vista: il Cavaliere e l`ex magistrato si sono incontrati, stretti la mano, seduti a parlare per qualche minuto, persino sorrisi. Già così l`emozione è stata talmente forte, per alcuni deputati, che la scena è valsa la violazione del regolamento interno di Montecitorio e numerosi scatti «illeciti», con privati telefonini, all`indirizzo di due uomini che si parlavano amabilmente come due avversari civili. Ma poco dopo, quando Di Pietro ha platealmente attaccato la politica di Bersani denunciando una carenza di programmi, e mentre Berlusconi annuiva soddisfatto e sorridente alle parole del suo nemico numera i, ovviamente all`emozione si è aggiunto un lunghissimo elenco di ipotesi e retroscena, tutte con risvolti chiave per la legislatura. E in ogni caso una giornata sui generis per il capo del governo: sei ore di fila ad ascoltare gli interventi dei deputati, anche con l`Aula semivuota. Un saluto a Fini che sarebbe già un`altra eccezione, saluto ricambiato. E poi soprattutto quel colloquio iniziato con l`«abbordaggio» anomalo del Cavaliere. Ecco la scena: Di Pietro è da solo nel primo scranno dell`emiciclo, è seduto e parla al telefono, Berlusconi lo punta e gli si affianca dicendo ad alta voce che «visto che tutti ci spiano allora per una volta anche noi possiamo ascoltare le conversazioni degli altri...». Il ghiaccio è rotto, il leader dell`Idv ricambia il sorriso, chiude la telefonata, i due si stringono la mano e iniziano a parlottare fitto, lontani da orecchie indiscrete. Alla scena clamorosa poche ore dopo venivano dati risvolti ulteriori, legati al rapporto
fra Berlusconi e Casini, all`identità futura del centro del centrosinistra (Casini e il terzo polo? oppure Di Pietro?), all`ennesima sfilza di avance rivolte ai centristi da Berlusconi e finite ieri pomeriggio, ancora una volta, contro il muro del leader Udc. Berlusconi è uscito dall`aula di Montecitorio dicendo (ma quante volte lo avrà già detto?) che «con Casini ormai il discorso è chiuso per sempre», e sussurrando parole divertite sul faccia a faccia con Di Pietro. Di certo il premier ha gradito la posizione moderata assunta dal leader dell`Idv all`indomani della vittoria al referendum, l`esclusione di conseguenze politiche. E ieri a qualcuno sono sembrate gravide di significato politico persino le parole con cui Di Pietro si è congedato dal Cavaliere: «Visto che hai ascoltato la mia telefonata ora non ti perdere il mio intervento...». E nel suo intervento l`inquisitore politico per eccellenza di Berlusconi rispetta l`attesa, dicendosi addirittura pronto a votare leggi della maggioranza «se utili al Paese»: un discorso che fino all`anno scorso veniva offerto agli elettori proprio da parte del responsabile del partito centrista. «L’Idv sarà fra i nuovi responsabili», sorrideva ieri Paolo Bonaiuti, portavoce del premier, scherzando con i cronisti. Solo uno scherzo?
No, almeno a giudicare dalle urla serissime che arrivavano dai banchi del Pd, mentre Di Pietro parlava: «Hai fatto un accordo con Berlusconi...».
Dario Franceschini, presidente del gruppo parlamentare del Pd alla Camera:
PD: FRANCESCHINI A DI PIETRO, GIA' CONCORDATO LAVORO COMUNE E' FACILE PARLARE CON BERSANI, MA CON BERLUSCONI E' TEATRALE (ANSA) - ROMA, 22 GIU - "Di Pietro sa benissimo che i nostri partiti e Sel nei giorni scorsi hanno concordato un lavoro comune sui principali temi dell'agenda economica e sociale per il Paese". Così Dario Franceschini risponde a Montecitorio ai cronisti che lo interpellano sull'intervento di Antonio Di Pietro in Aula che ha lamentato la mancata convocazione della coalizione da parte di Bersani. "Del resto Di Pietro sa bene - ha aggiunto Franceschini - che parlare con il Pd e il suo segretario è piuttosto semplice, anche se non dà i vantaggi teatrali del colloquio di oggi con Berlusconi". (ANSA).

3. BERSANI SFIDA IL GOVERNO: LASCIATE CHE IL PAESE SI MISURI CON IL VOTO.
Da L’Unità. “Al buio siete voi». Questa volta la metafora è un coltello ficcato nel ventre molle di una maggioranza che ancora si aggrappa disperatamente alla favola berlusconiana. Pier Luigi Bersani interviene quasi alla fine della verifica, e non fa sconti. «Il buio siete voi e non potete accendere la luce», dice il segretario del Pd, tra gli applausi dei banchi dell`opposizione. Un discorso che è parso un epitaffio per l`esecutivo. «Il governo da mesi e mesi è un motore spento, non governa, ogni tanto un decreto fatto di piccole cose e un voto di fiducia». Un teatrino, «un bagaglino», «il ribaltino», diceBersani. «Potete arrampicarvi sugli specchi fin che volete, ma la maggioranza non è quella uscita dalle elezioni», il centrodestra «campa non sul premio di maggioranza ma sul premio di transumanza», con riferimento preciso a «responsabili» e transfughi vari. «È il governo Berlusconi-Bossi-Scilipoti, di cui però è Scilipoti ad avere la golden share». Maggioranza? Macché. «Presidente, le elezioni amministrative lei non le ha neanche citate, ma hanno matematicamente dimostrato che la maggioranza nel paese non ce l`avete». L`aveva detto sin dal mattino, Bersani, commentando a caldo il discorso di Berlusconi, che ha continuato con la sua fiaba di una compagine coesa, di riforme da fare e dietro l`angolo, della crisi che non c`è ma che scoppierà d`improvviso solo quando questo governo dovesse
cadere. Altroché. Il segretario Pd l`aveva definito «un Berlusconi da primo giorni di scuola»: le aveva definite favole, «le chiacchiere del premier», a cui però gli adulti hanno smesso di credere molto tempo fa. Più tardi, nella dichiarazione in aula, il leader del Pd continua a martellare. «I referendum hanno sconfessato le uniche cose su cui voi avevate investito: leggi ad personam, privatizzazioni forzate, nucleare... di fronte ad un paese attonito, voi rispondete con estenuate logiche di sopravvivenza, come ieri con la vicenda da tragicommedia dei ministeri al nord: abbiamo persino temuto che per la mediazione portaste i corridoi dei ministeri al nord e teneste le stanze a Roma». Ci sarebbe da ridere, se la situazione non fosse drammatica. Basta, dice Bersani, con «la vanagloriosa rivendicazione di meravigliosi risultati su opere pubbliche e fisco. Sono promesse che abbiamo giù sentito, come quella lamentosa litania sull`eredità del passato». Ma cosa ha fatto, questo governo?
La riforma sul fisco, sempre vaneggiate ma mai realizzata, ora la vogliono fare subito. «Un fisco per l`estate? Ma chi pensate di prendere in giro?». Ancora. «Un bambino nato nei dintorni della sua discesa in campo oggi fa la maturità. Oggi, voi, compresa la Lega, sembrate degli "indignados": ma se governate da 8 degli ultimi 10 anni...». Bersani attacca poi sui conti pubblici: «Avete messo l`Italia davanti ad un`alternativa drammatica, in assenza di riforme che permettano il rientro dal debito: o non rispettare l`accordo conl a Ue o affrontare senza crescita una manovra, da 40 miliardi, che è un elemento di recessione». Non solo. «Noi avevamo lasciato un avanzo primario di 60 miliardi. Con voi il debito è aumentato a 300 miliardi di euro». Il buio siete voi, insomma. «E ora di lasciar spazio a energie nuove. L`alternativa è in una riscossa civica e morale che faccia affrontare i problemi che abbiamo davanti». È che Re Silvio pare continuamente attorcigliarsi intorno ai propri fantasmi. «Ma di cosa ha paura - affonda il segretario - se la sinistra non ha leader come lei dice? Lei che è più appassionato di sondaggi di me, saprà però che è sempre sotto di dieci punti a questi non-leader della sinistra». Infine, «cari Berlusconi, Bossi, Scilipoti: lasciate che il paese si misuri davanti alla prospettiva del voto, altrimenti questo tramonto troppo lungo porterà all`Italia guai molto seri». Il tramonto troppo lungo: l`ultima metafora.
La più dolorosa, per il sultano”.

4. IL PD PRESENTA UNA PROPOSTA PER RIDURRE I COSTI DELLA POLITICA, A PARTIRE DAI VITALIZI DEI PARLAMENTARI.
Bersani ha annunciato una iniziativa del Pd per tagliare i costi della politica, allineando gli italiani al resto d’Europa. Il Primo passo: l’abolizione dei vitalizi dei parlamentari.

5. SMENTITO “LIBERO”. BILANCIO PD IN SALUTE.
Antonio Misiani, tesoriere del Pd, ha smentito in una nota la lettura del bilancio del partito fatta oggi dal quotidiano Libero. «Mi dispiace deludere i lettori di Libero, ma l`analisi catastrofista del bilancio 2010 del Pd è destituita di ogni fondamento». «La solidità della situazione patrimoniale e finanziaria del partito è confermata dallo stato patrimoniale a fine 2010 il Pd presenta disponibilità liquide pari a 19 milioni (in crescita rispetto al dato di fine 2009) ed è riuscito a far fronte a tutti gli impegni economici e finanziari senza ricorrere ad alcun indebitamento bancario».

6. LA GRECIA FA ANCORA PAURA E L’AMERICA NON CRESCE ABBASTANZA. ECONOMIA MONDIALE RISCHIA DI RESTARE IN PANNE.
Da La Repubblica. “La crescita americana rallenta, quest`anno resterà sotto il 3%, i "venti contrari potrebbero essere più forti del previsto". L`assorbimento della disoccupazione «avviene con una lentezza frustrante». Ad accrescere le incertezze sull`orizzonte economico c`è la Grecia, una"situazione difficile" che minaccia il sistema finanziario mondiale, un focolaio di crisi per il quale le autorità americane "restano in consultazione costante con l`Unione europea". Lo dice il banchiere centrale Ben Bernanke aggiungendo: «Stiamo monitorando l`esposizione indiretta delle banche americane al rischio Grecia».

22 giugno 2011

Pedemontana: Grandate (CO) , come Sulbiate (MB) - Davide contro Golia.

Anche qui, una galleria che prima c'era ed ora non c'e più.


Paese diviso dalla Pedemontana A Grandate - Davide contro Golia

Il sindaco Monica Luraschi: "Siamo un Comune piccolo, paghiamo un prezzo troppo alto per la nostra comunità".

Grandate, 22 giugno 2011 - Osservare la piana di Grandate dalla finestra dell’ufficio del sindaco è un pò come guardare un campo di battaglia: capannoni sventrati, reti rosse da cantiere che tagliano i campi e si incuneano tra le case. A chi le chiede perché è così contraria alla Pedemontana Monica Luraschi risponde mostrando quello che si vede dalla finestra del suo ufficio: un paese praticamente distrutto in nome del progresso, o meglio di una strada.

«Siamo un Comune piccolo alle porte di una città – spiega quasi rassegnata – per questo ci troviamo a pagare un prezzo che senza dubbio è troppo alto per la nostra comunità. La nostra è una lista civica, non abbiamo santi in paradiso. Ci sono Lega e Pdl ma qui siedono sui banchi dell’opposizione e ogni volta che si è trattato di discutere di Pedemontana hanno preferito disertare la seduta». Sembra la storia di Davide contro Golia quella di Grandate e APL , Autostrada Pedemontana Lombarda, una storia che quattro giorni fa è finita davanti ai banchi del Tar, dove il Comune ha deciso di portare la società per cercare di ottenere un cambio nel tracciato del progetto.

«Non possiamo opporci alla Pedemontana – prosegue il sindaco – questo lo sappiamo. Quello che chiediamo è che sia rispettata una delibera del Cipe che si era espresso sottolineando la necessità di rispettare almeno la zona del cimitero». In quel tratto infatti secondo il Comune l’autostrada avrebbe dovuto o cambiare percorso o proseguire in galleria.

«Pedemontana ha undici ingegneri che lavorano attorno ai tracciati e alle nostre proteste ha risposto che questo non era tecnicamente possibile. A nostre spese abbiamo dovuto pagare un tecnico che con una controperizia ha dimostrato non solo che la variante si poteva fare ma addirittura che era possibile avere i permessi necessari in tempi relativamente rapidi, così da non rallentare il cantiere». Ma anche questa soluzione è stata cassata da Pedemontana, questa volta per un problema di costi.

«So che hanno stimato in 25 milioni di euro il costo di questa variante, cosa che da parte nostra non siamo in grado di verificare – prosegue Monica Luraschi – mi chiedo se all’interno di queste stime siano in qualche modo conteggiati anche migliaia di ricorsi promossi dagli espropriati, la distruzione di aree verdi o di interi tessuti urbani, com’è nel caso di Grandate. Ci sono i costi economici ma anche i costi sociali da calcolare».

Da qui la decisione di ricorrere al Tar dove il Comune si è fatto rappresentare dal neoassessore all’Urbanistica di Pisapia a Milano, Lucia De Cesaris, che il giorno dell’udienza per questioni di opportunità ha deciso di farsi sostituire dalla collega di studio. «Speriamo nella giustizia, siamo fiduciosi, il presidente della corte era molto attento e ha dimostrato di conoscere il problema. Se spero in una soluzione politica? Impossibile, basti dire che il presidente Carioni prima ha ammesso che la situazione a Grandate sarebbe solo peggiorata con la Pedemontana e poi ci ha lasciati soli».

di Roberto Canali

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Colombo mentre dice "NO OUTLET" tende la mano a Stucchi.

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fonte Giornale di Vimercate.

Giornale di Vimercate. Copia articoli NO OUTLETdel 21/06. di G. Ticozzi.

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Ronco Briantino: Mozione NO OUTLET giovedì prossimo in C.C.

Anche Ronco Briantino si pronuncierà chiaramente contro ulteriori insediamenti di grandi strutture di vendita (outlet-centri commerciali) da insediare nel territorio del Vimercatese. La posizione del Sindaco Stucchi è sempre più imbarazzante e più ufficilmente e istituzionalmente isolata anche a livello sovra comunale dalle prese di posizioni dei colleghi del territorio.
La mozione contro l'Outlet di Sulbiate sarà votata a Ronco B.no giovedì prossimo.

Francesco Colombo Sindaco di Ronco Briantino.

Francesco Colombo, Sindaco di Ronco Briantino:"Non posso che esprimere contrarietà a questa iniziativa, così come ad altre analoghe iniziative sul terrotorio". Ha poi precisato:"Non sono contrario all'iniziativa di Sulbiate, ma a qualsiasi tentativo di espansione non preventivamente concordata, che aggraverebbe soltanto la situazione della viabilità e causerebbe un ulteriore consumo di territorio. Chiederemo agli amministratori di ribadire l'impegno comune a non costruire intorno a Pedemontana e di rilanciare e sviluppare il piano d'area: è chiaro ormai da tempo che per far fronte a quest'opera le iniziative comunali sono di corto respiro".

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I ministeri restano a Roma. Passa l'ODG del PD. Lega umiliata!

Ieri il governo ha dato parere favorevole agli ordini del giorno delle opposizioni. Le sparate di Bossi pronunciate dal "sacro" pratone di Pontida non fanno più paura a nessuno. I "Leoni" di Pontida una volta ritornati a Roma si trasformano in angellini.
Esito della votazione: 311 sì, 180 astenuti, 6 no. Il PDL si è astenuto. I deputati della Lega non hanno partecipato al voto.

Dichiarazione di voto dell'ON. Baretta.
"Questo governo non è più in grado di Gevernare".



"Lo spettacolo di questo pomeriggio è stato quanto di piú umiliante per la Lega". A dichiararlo è stato Massimo D'Alema, commentando il voto alla Camera degli ordini del giorno sul trasferimento di ministeri.
"Se io fossi un militante della Lega, sarei sconcertato a vedere un parlamento che vota per dire che mai e poi mai si sposteranno ministeri e addirittura un ordine del giorno in cui si dice chiaramente che sono respinte le pretese della Lega", ha sottolineato conversando con i cronisti a Montecitorio.

Non solo. "La maggioranza, dopo avere discusso tutta una notte, non ha nemmeno il coraggio di mettere al voto il suo documento", ha sottolineato il presidente del Copasir. Dunque, per D'Alema i 317 voti a favore del governo nella fiducia di oggi "sono numeri fittizi". Una cosa, ha sottolineato, "è la fiducia che vuol dire 'vogliamo stare qua', un'altra sono i provvedimenti da votare".
"Siamo al galleggiamento", ha concluso, "sono barricati nel palazzo, bisogna veder quanto reggeranno".

Oggi a Bernareggio apre DEMOCRATICI IN FESTA 2011.

Nota del mattino del 22 giugno 2011.


1. OGGI SI CHIUDE LA VERIFICA IN PARLAMENTO CON BERLUSCONI CHE RIPETE I SUOI SLOGAN E LA LEGA CHE INCASSA LA SCONFITTA FACENDO FINTA DI NIENTE. MA DA DOMANI SI APRE LA FASE DELLA VERITA’ SUI CONTI PUBBLICI. E LA VERITA’ E’ ESSENZIALE PER SALVARSI.
Ieri il governo ha incassato la fiducia sul decreto sviluppo, ma ha subito/accettato una sconfitta sul trasferimento dei ministeri al Nord. Berlusconi ha presentato al Senato la sua nuova maggioranza con un discorso vecchio, infarcito delle solite cose, con un solo passaggio politicamente significativo, quando ha usato la crisi economica negata finora come alibi per non cadere: “Una crisi oggi sarebbe follia”.
Dalla intervista rilasciata dal presidente del Pd Rosy Bindi a La Stampa: “La Lega si becca una smentita a tutte le richieste di Pontida e anche quel poco che aveva promesso gli è stato negato». Domanda: Dove va il governo? «Ha i numeri, ma non bastano a nascondere la grave crisi politica» .
Oggi alla Camera ripeterà il discorso. Per il Partito Democratico interverrà il segretario Nazionale Pier Luigi Bersani e sottolineerà per l’ennesima volta che il primo e più importante errore che va addebitato a questo governo è di aver nascosto la realtà, di aver descritto i cieli azzurri, di non dire la verità agli italiani, nascondendo qual è la vera situazione del paese. Ancora oggi il presidente del Consiglio ripeterà e riproporrà la riforma epocale del fisco con tre aliquote della quale si parla dal 2001. E invece, per salvarsi, il primo punto è proprio il riconoscimento dei problemi, la verità.
2. L’ANTITRUST CERTIFICA: IL GOVERNO HA BLOCCATO LE LIBERALIZZAZIONI CHE SONO IL PILASTRO DELLA CRESCITA. BERSANI LE HA FATTE. IL PD LE HA RIPROPOSTE FIN DALL’INIZIO DELLA LEGISLATURA. E CON IL PNR HA RILANCIATO OLTRE 40 PROPOSTE.
Da Il Sole 24 Ore. «Senza la concorrenza è a rischio la vitalità, già compromessa del sistema economico». Antonio Catricalà, presidente dell’Antitrust, approfitta dell`ultima relazione annuale del suo mandato per dire a «chiare lettere» alla politica che il treno della ripresa è passato senza che l`Italia abbia nemmeno tentato di salirci. «Il processo riformatore si è arrestato - denuncia - e le liberalizzazioni sono scivolate via dalle priorità dell`agenda politica. Il primo disegno di legge sulla concorrenza non ha mai visto la luce. Questo ritardo è grave; rallenta il processo di ammodernamento del Paese. Deve essere recuperato il tempo perduto». Troppo spesso, accusa il presidente uscente, «le nostre richieste di intervento legislativo vengono ignorate, come è accaduto in sei anni di applicazione del conflitto di interesse».
Antonio Lirosi, responsabile del Pd per i consumatori, e già collaboratore di Bersani al ministero dello sviluppo nei diversi governi di centrosinistra, ha ricordato ieri che le liberalizzazioni che sono state fatte, le ha decise Bersani, che il governo di centrodestra ha bloccato tutto, mentre il Pd ha rilanciato il tema fina dall’inizio della legislatura ed a febbraio, in concomitanza con la presentazione del piano alternativo per le riforme economiche, lo stesso Pd ha presentato decine di proposte di liberalizzazione che potrebbero essere attuate subito (si possono scaricare dal sito www.partitodemocratico.it).
3. L’EUROPA INQUIETA. DAGLI INDIGNATOS IN SPAGNA ALLE PIAZZE GRECHE. LA RIVOLTA CONTRO LE MEDICINE PER LA CRISI DETTATE DALL’UE E DAL FONDO MONETARIO. LA RIVOLTA CONTRO I GOVERNI CHE NASCONDONO LA VERITA’.
Da La Repubblica. Barbara Spinelli. “MAN mano che si moltiplicano crisi e bancarotte degli Stati, crescono in Europa le rivolte degli indignati: in Grecia, Spagna, anche in Italia dove il tracollo è per ora solo temuto. I governi tendono a vedere il lato oscuro delle rivolte: il faticoso riconoscimento della realtà, la rabbia quasi cieca. Ma la cecità spiega in piccola parte una ribellione che ha come bersaglio non solo i contenuti, ma anche le forme di comportamento (dunque l`etica) dei governi: l`abitudine a una vista sempre corta, abbarbicata al prossimo voto o sondaggio; la vocazione a nascondere conti squassati. A non dire la verità su immigrazione o deficit, ad accusare i giornali, le Banche centrali, l`Europa: tutti sospettati di spandere brutte notizie. L`Italia in questo è all`avamposto. Da quando è tornato al governo, Berlusconi ripete lo stesso ritornello: lo squasso è nelle vostre teste disfattiste, noi ce la facciamo meglio di tanti paesi virtuosi. Lunedì ha detto d`un tratto, ai microfoni: «La crisi non è finita». Non ne aveva mai annunciato l`inizio. Come si spiega l`allarme dei mercati sulla nostra economia e sulla paralisi governativa, se le cose andavano nel migliore dei modi? Il governo se lo spiega probabilmente con le gag del ministro Brunetta: se milioni dì precari sono «l`Italia peggiore», vuol dire che c`è del marcio in chi soffre la crisi invece di creare ricchezza. Non dimentichiamo che una delle iniziative più trascinanti degli indignados spagnoli concerne l`informazione. L`ha presa Antòn Losada, professore di Scienze politiche, e s`intitola "Sinpreguntasnocobertura" (senza domande niente copertura). Migliaia di giornalisti hanno aderito. Se una conferenza stampa non ammette quesiti scomodi sarà boicottata, e il potere resterà solo con i suoi barcollanti giuramenti. E segno che nelle rivolte c`è una domanda, possente, di verità e giustizia. Alla crìsì non si risponde solo imponendo la cinghia più stretta, e instillando nel popolo paure incongrue. Si risponde con la trasparenza d`informazioni: sulle tasse che non si possono abbassare, sul calo demografico che solo l`immigrazione frenerà, sugli ingredienti della crescita che sono la giustizia, la legalità, il merito, il prezzo che possono pagare i più fortunati e ricchi. Alle rivolte generate dalla crisi, i governanti italiani reagiscono con tagli che colpiscono tutti indiscriminatamente, e soprattutto con false promesse. Tremonti stesso, oggi considerato uomo del rigore, ha mal tollerato lungo gli anni i moniti della Banca d`Italia, permettendo che nella Lega e nella destra montasse l`irresponsabilità. In un editoriale di mercoledì sul giornale greco Kathimerini, il direttore Nikos Konstandaras parla del «fascino impossibile della solitudine»: è l`illusione che la crisi non scoppierà, se gli Stati chiudono gli occhi all`Europa, al mondo, ai mercati. Certo, i mercati sono strane bestie: possono scatenarsi istericamente - hanno sete di sangue – e in questo non sono molto diversi dai militanti leghisti che reclamano meno tasse e secessione (verso quale paese del balocchi, dove non ti chiedono nulla ed è sempre domenica?). Hanno la vista corta, ma non anticipano del tutto a casaccio le catastrofi: scattano foto istantanee di governi istantanei, e ne traggono conclusioni. Accanto all`urna elettorale, sono un nostro secondo tribunale. Saranno loro, se non lo fanno altri, ad «aprire la crisi»: quella vera, che screditerà Berlusconi, che sfiderà anche l`opposizione, e metterà a nudo la presente non-politica italiana. Giacché non è politica nascondersi, fingersi Stati sovrani che decidono da soli, ignorare l`esistenza di uno spazio pubblico europeo verso cui siamo responsabili come verso la nazione. Esiste ormai una respublica che oltrepassai nostri confini,che ha sue regole, e i cui dirigenti non sono emanazioni dei governi ma rispondono a geografie più vaste. Valga come esempio la nomina di Mario Draghi al
vertice della Banca centrale europea. Una scelta ineccepibile, ma fatta nella più sgangherata e vecchia delle maniere…”
4. MENTRE LA DESTRA USA TIFA PER FAR SALTARE L’EURO, I DEMOCRATICI USA RAGIONANO SUL RECUPERO DI UGUAGLIANZA E SOLIDARIETA’ NEL CAPITALISMO.
Der Spiegel suona nell’ultimo numero il “Requiem per l’euro”. E dagli ambienti della destra e della finanza Usa arrivano attacchi all’euro e anche all’Italia, come grimaldello per far saltare la moneta unica: Edwaed Altman e Maurizio Esentato, rispettivamente professore di Finanza alla Stern School of Business di New York e amministratore delegato di Cassis Capital, pensano che per l’euro “l’ultima battaglia sarà combattuta nella pittoresca Italia”.
La sinistra americana sta invece ragionando su come rilanciare un nuovo umanesimo in economia. Da La Repubblica. Federico Rampini. “Cè chi lo battezza "capitalismo inclusivo" e chi preferisce "capitalismo democratico". Non conta l`etichetta ma il contenuto: un cambio radicale di priorità, regole e valori, un nuovo umanesimo che comanda l`economia. Meno finanza, meno diseguaglianze, una diversa gerarchia nei luoghi di lavoro, un mondo imprenditoriale con finalità alternative al solo profitto. Non è un libro dei sogni, è il risultato di una vasta consultazione avvenuta in America tra imprenditori, innovatori, giuristi, studiosi di ogni disciplina, dalla finanza alla proprietà intellettuale. Il dibattito lo ha lanciato la rivista The Nation, laboratorio di idee della sinistra americana, con il titolo Reimagining Capitalism e questa domanda: "Immaginate di poter reinventare il capitalismo, da dove comincereste?" inoltre: "Cosa si può cambiare per renderlo meno distruttivo, più centrato sui reali bisogni dell`umanità, per orientarlo a rendere le nostre vite migliori?" Le risposte potevano sbizzarrirsi ai confini dell`Utopia. Invece si sono mobilitati protagonisti dell`economia, esperti di rango, con un elenco di proposte concrete, 13 grandi idee, progetti per cambiare da subito. Il successo dell`iniziativa rivela una voglia di riforme ben più diffusa di quanto appaia dal dibattito politico tradizionale. «Tutti hanno in comune una caratteristica - commenta il caporedattore di The Nation, William Greider - è gente allenata a pensare nel lungo termine, con esperienze concrete dal business alla finanza, attivisti e ottimisti, capaci di sfoggiare un`inventiva sorprendente». E la prova che l`America «è ancora viva e vitale, ricca di pensiero giovane, propensa a lanciarsi verso grandi cambiamenti». Alcune di queste proposte innovative si stanno già facendo strada da sole, dentro la società civile, con un`esplosione di iniziative dal basso. Poche di queste idee circolano nei partiti, ancora prigionieri di schemi arcaici:la destra vuole "lo Stato minimo", i democratici o sono sulla difensiva o si limitano a invocare "più Stato". Mentre dalle 13 idee per cambiare il capitalismo emerge una certezza comune: c`è bisogno "di uno Stato più forte, non più grosso", una distinzione importante visto che l`Occidente intero dovrà affrontare per diverse generazioni un risanamento delle finanze pubbliche. Gli esperti che hanno aderito all`iniziativa di The Nation non chiudono gli occhi di fronte a una delle contraddizioni della sinistra: «Non basta invocare più regole, visto che il fallimento delle regole è stata una delle cause dell`ultimo spaventoso tracollo del capitalismo». E proprio dalla colonna portante del capitalismo, cioè l`impresa, partono alcune delle idee d`avanguardia raccolte su The Nation. "Benefit Corporation", traduzione Impresa Benefica: è una società per azioni il cui statuto sociale e ragion d`essere sia diversa dal profitto. Non è un sogno, è un cambiamento delle normative già in atto in California, New Jersey, Maryland, Virginia e Vermont, tutti Stati che hanno modificato il codice civile per consentire la diffusione di aziende che
costruiscono «un`economia di mercato ma non una società di mercato». Jamie Raskin, giurista costituzionale e senatore del Maryland, elenca diverse Benefit Corporations che hanno come finalità obbligatoria «un impatto positivo sulla società e l`ambiente: alcune si occupano del risanamento di fiumi, altre operano nell`edilizia popolare, altre ancora combattono l`analfabetismo di ritorno». E un movimento reale, il B Lab di Philadelphia ha già censito oltre 400 Benefit Corporations. E a differenza dello statuto generico di cooperative, il marchio delle Benefit Corporations si può perdere: «Se l` azienda non tratta i propri dipendenti, la comunità locale e l`ambiente con lo stesso rispetto che ha per gli azionisti». William Lerach, noto avvocato che ha vinto battaglie storiche in difesa dei consumatori e dei piccoli azionisti (ottenne 7,2 miliardi di rimborsi per i soci di minoranza Enron) spiega come introdurre «un poliziotto in ogni consiglio d`amministrazione, imponendo alle S. p. a. un amministratore indipendente che per legge protegga gli interessi dei dipendenti e del pubblico», aggirando le costruzioni barocche e inutili della corporate governance. Kent Greenfield, giurista del Boston College, spiega perché va abolita la "responsabilità limitata": nata per favorire gli investimenti imprenditoriali (isolando il capitale d`impresa dalle proprietà dei singoli azionisti) è diventata la causa di una dilagante irresponsabilità capitalistica. "L`imprenditore che rischia in proprio, che perde se sbaglia": questa figura d`altri tempi, così lontana dall`impunità recente invalsa ai vertici del capitalismo, torna in auge grazie agli Employee Stock Ownership Plan (Esop): 11.000 aziende sono state comprate dai loro stessi dipendenti, in tutto 12 milioni di lavoratori. Il giurista Vincent Panvini estende la lezione a tutte le imprese: «Contro la figura del chief executive de-responsabilizzato, che si arricchisce coi paracadute d`oro anche quando rovina l`impresa,tutteleregoleretributive del top management devono essere tassativamente allineate alla salute dell`azienda». Joe Costello prevede gli enormi vantaggi perla collettività dall`estensione sistematica dei principi "dell`open information", riducendo l`appropriazione privata delle scopertee della proprietà intellettuale da parte delle multinazionali. Saran Anderson dell`Institute for Policy Studies rilancia la tassa sulle transazioni finanziarie con un progetto concreto per risolvere i dissensi tra Europa e Stati Uniti. Robert Weissman che dirige il movimento Public Citizen prende ispirazione dal salvataggio statale di General Motors e Chrysler, e spiega tutte le leve d`influenza che il governo può mobilitare per orientare gli investimenti privati: a vantaggio delle energie rinnovabili, per la tutela della salute, la ricerca scientifica.
Barbara Dudley racconta come sta prendendo piede nell`Oregon una nuova forma di microcredito, che aggira il potere delle grandi banche e garantisce finanziamenti a chi ne ha più bisogno: studenti universitari, piccole imprese, cooperative. Joseph Blasi, Richard Freeman e Douglas Kruse sono trai più autorevoli esperti di relazioni industriali a Harvard e Rutgers: insieme firmano la proposta che rivoluzionerebbe gli incentivi fiscali per le imprese, limitandoli a quelle che riservano all`80% della manodopera (la parte bassa della piramide gerarchica) le stesse risorse che servono a pagare il 5% del top management. Una ricetta semplice per invertire la tendenza all`ipertorfia dei superstipendi e al patologico aumento delle diseguaglianze. Tra gli imprenditori spicca Leslie Christian, chief executive di Portfolio 21 Investment: «L`attivismo dei risparmiatori può scavalcare i ritardi dei governi nel promuovere uno sviluppo sostenibile per l`ambiente. Aumentano i fondi che escludono sistematicamente dai loro portafogli d`investimento le energie fossili e vanno in cerca di opportunità di lungo termine solo in aziende che hanno una strategia di riduzione nei consumi di risorse naturali». Ray Carey, che è stato chief executive di Adt, affronta il problema che assilla l`esercito delle "pantere grigie", la generazione del baby-boom che comincia adesso ad andare in pensione senza garanzie sui propriredditi futuri: «Un sistema di retribuzione degli amministratori dei fondi pensione, che vincoli i
loro stipendi ai risultati di lungo termine». Le 13 idee sono riforme a costo zero, non richiedono nuove risorse pubbliche, spesso anzi le fanno risparmiare (come lo sfoltimento dei privilegi fiscali per la rendita finanziaria). Ignorarle significa rassegnarsi a «un`economia patologica, una finta ripresa, con salari declinanti, debito pubblico e debito estero in aumento, il ceto medio che s`impoverisce». In comune, gli autori che hanno raccolto la sfida da The Nation hanno la caratteristica di pensare "out of the box", fuori dalle consuetudini, ribellandosi alla pigrizia mentale. Sono a tutti gli effetti degli imprenditori sociali, pionieri dell`innovazione nella migliore tradizione americana. Il più grosso sforzo che si richiede per reinventare il capitalismo, è "immaginazione morale e spirituale". Questo serbatoio mostra di essere ancora abbondante in America, non aspetta che arrivi il nulla osta dall`alto per mobilitarsi e sperimentare”.