9 ottobre 2014

Altro che zero ticket, zero risultati

Maroni e Salvini si occupano molto di poltrone e ben poco di cose concrete per la vita dei cittadini. Altro che zero ticket: zero risultati. Parliamo del primo intervento della giunta Maroni sui costosi ticket lombardi: l’estensione dell’esenzione sui farmaci per i cittadini over65, con l’aumento della soglia di reddito da 11 a 18mila euro.
La misura è in vigore dal primo di aprile di quest’anno e nelle intenzioni della giunta avrebbe dovuto interessare 800mila lombardi e costare alla Regione 40 milioni di euro in termini di mancato introito.
Con i dati ufficiali messi a disposizione di Federfarma, abbiamo dimostrato che non solo i cittadini non hanno pagato di meno, ma che addirittura la Regione ha finito per incassare di più. Facendo il confronto con i dati del 2013, nei cinque mesi di applicazione della misura i lombardi hanno versato alla Regione, attraverso i ticket sui farmaci, quasi due milioni in più (1.963.000 euro), che salgono a 2,44 milioni se si prendono in considerazione anche i primi quattro mesi dell’anno. In totale, dunque, la spesa per ticket del 2014, fino al mese di agosto compreso, ammonta a 172,341 milioni di euro, rispetto a poco meno di 170 milioni nello stesso periodo del 2013. Un dato in crescita, nonostante la misura “zero ticket”, propagandata dalla Regione con una campagna di comunicazione e di affissioni da 200mila euro.
La vera manovra da fare è far pagare a chi se lo può permettere e togliere del tutto i ticket a chi ha redditi inferiori a 30mila euro: non solo quelli sui farmaci ma anche i superticket sulle visite specialistiche e sugli esami. Quest’anno ci sono tutte le condizioni per tagliare i ticket e per renderli più equi grazie al patto per la salute siglato a Roma tra governo e regioni, che prevede per la Lombardia risorse in più già dal 2014 per oltre 500 milioni. È evidente che uno sgravio non è più rinviabile, non ci sono più alibi.

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Per saperne di più:
I ticket in Lombardia nel confronto con le altre regioni

7 ottobre 2014

Pippo Civati scrive a Napolitano

Lettera al Presidente della Repubblica



Signor Presidente,
il Governo si appresta a chiedere al Parlamento una nuova fiducia. Questa sarà posta sulla legge delega in materia di lavoro, perpetuando una prassi deprecabile, che ha assunto, con questo Esecutivo, una dimensione particolarmente preoccupante anche rispetto al passato. Risulta, infatti, che ben il settantacinque per cento delle leggi approvate fino all’inizio di settembre lo sia stato a seguito dell’apposizione della fiducia.
Questo, naturalmente, impedisce ogni confronto reale, ogni discussione proprio all’interno dell’organo a ciò deputato: il Parlamento. La questione mi preoccupa in particolare oggi che la questione di fiducia viene posta su un disegno di legge delega, per il quale l’articolo 72 della Costituzione, disponendo una riserva di assemblea, intende assicurare la più ampia discussione, e che, spostando il potere normativo dal Parlamento al Governo, deve lasciare il primo pienamente libero di stabilire se e in quali termini farlo. La preoccupazione cresce, naturalmente, in considerazione della materia su cui verte la delega – quella della disciplina dei rapporti di lavoro – così delicata, da un punto di vista sociale, tanto più in un momento di grave crisi economica come quella che il nostro Paese sta attraversando ininterrottamente da anni. Una materia che, anche rispetto all’impostazione di massima già contenuta in una delega di cui è stata più volte sottolineata l’eccessiva vaghezza, ha già visto emergere posizioni molto distanti tra le forze sociali e politiche e che per questo avrebbe richiesto, a mio avviso, una adeguata composizione nel dibattito parlamentare, che non può essere sempre vissuto con fastidio o come un mero allungamento dei tempi della decisione politica.

Serracchiani sul Jobs Act

Serracchiani: "La direzione del partito ha raggiunto un punto di equilibrio che adesso va rispettato"

"Sul Jobs Act siamo arrivati al dunque, alla fine del processo. Sui temi del lavoro abbiamo discusso a lungo, e la direzione del partito ha raggiunto un punto di equilibrio. Che adesso va rispettato". L'intervista al vicesegratrio PD Debora Serracchiani di Umberto Rosso, la Repubblica

  

«Sul Jobs Act siamo arrivati al dunque, alla fine del processo. Sui temi del lavoro abbiamo discusso a lungo, e la direzione del partito ha raggiunto un punto di equilibrio. Che adesso va rispettato». 

Presidente Serracchiani, in aula i parlamentari della minoranza del partito dovranno adeguarsi alla mozione della direzione? 

«È passata con l`80 per cento dei voti. Continueremo a confrontarci fino all'ultimo minuto utile, il ministro Poletti sta lavorando a definire nei dettagli la tipologia dei licenziamenti disciplinari da tutelare nell'articolo 18. Ma alla fine bisogna votare in base alla volontà della stragrande maggioranza del Pd». 

Sulbiate Riciclone

COMUNI RICICLONI


Anche per l'anno 2014 il Comune di Sulbiate ha ricevuto il riconoscimento di Legambiente!!

3 ottobre 2014

Tesserati al Partito Democratico!

 

CIRCOLO PD SULBIATE

                                                   SABATO 4 OTTOBRE

dalle ore 9,00 alle ore 12,00  in P.zza Beretta Sulbiate Sup.

               DOMENICA 5 OTTOBRE  
dalle ore 9,00 alle ore 12,00 in P.zza Giovanni 23° Brentana

                                                                     
TI ASPETTIAMO!!!

La newsletter di Lucrezia Ricchiuti




   Jobs Act. L'impellente bisogno di dare una scossa all'economia, di aprire prospettive occupazionali, di rilanciare la domanda interna hanno indotto il Governo ad agire su due fronti, quello europeo e quello del mercato del lavoro interno.

Sul primo versante, Matteo Renzi ha sostenuto e sostiene con forza un'impostazione di allentamento delle politiche rigoristiche e una maggiore attenzione all'economia reale, alle necessità di investimenti. In una parola: meno vincoli di bilancio e più sviluppo, posizione ora assunta anche dalla Francia. Su questo, da militante del PD e da parlamentare, sono con lui e il Governo.

Sul secondo versante, invece, sono in totale dissenso. Ristabilire l'uguaglianza tra i lavoratori parificando al ribasso il livello delle tutele è sbagliato. La nostra Costituzione ha già fatto la scelta - dopo sacrifici fatti di lotte, guerre e sangue - che il lavoro e' la base del nostro ordinamento (articoli 1 e 4). Se parificazione deve essere - e deve - occorre estendere le tutele a coloro che non le hanno, non ridurle a chi ancora ce l'ha.
Bisogna ridurre le tipologie contrattuali, prosciugando il lago delle forme di precariato, eliminare le dimissioni in bianco, spostare la tassazione dal lavoro alla rendita e rendere fiscalmente più conveniente il lavoro a tempo indeterminato rispetto alle altre tipologie.
L'art. 18 della legge n. 300 del 1970 - poi - non è a rigore una regola del mercato del lavoro. E' la sanzione per la violazione delle norme sul lavoro. Se una persona viene ingiustamente licenziata deve essere reintegrata. Altrimenti e' inutile dire quali siano le regole, giacché esse potrebbero essere impunemente violate. Per fare un esempio: che senso ha dire quali siano le regole della proprietà dei beni se poi si depenalizza il furto? Se il ladro non fosse costretto a restituire la refurtiva o se la potesse tenere pagando una modesta cifra in danaro, in che paese saremmo? Per questi motivi in Senato ho presentato emendamenti volti a sventare l'ipotesi dell'abolizione dell'art. 18, a ridurre il numero delle tipologie contrattuali, ad aumentare i livelli di paga minima oraria per le prestazioni saltuarie e non coperte da un contratto collettivo nazionale.

29 settembre 2014

Dal blog di Sulbiate Democratica e Solidale

Egr. Sig. Sindaco di Sulbiate
          Andrea Crespi 
    p.c. al Gruppo Sulbiate Insieme
          Fausto Brambilla
Sulbiate,  26 settembre 2014

Il gruppo di opposizione “Facciamoci in Quattro”,  in data 20 Agosto, ha consegnato una “lettera aperta al sindaco” conseguentemente a due fatti considerati, a dir poco, “preoccupanti”. Ci riferiamo alle dimissioni dell’Assessore Simona Crippa da ogni incarico e senza ripensamenti e del “traballante” Consiglio Comunale del 25 Luglio dove, per mancanza del numero legale, si è rischiato l’annullamento della seduta.
L’intento di quella lettera, se pur con toni vigorosi, era quello di proporre un patto di collaborazione tra maggioranza ed opposizione .
Purtroppo però, come abbiamo constatato, è stata travisata e la risposta del gruppo di maggioranza, oltre a non entrare nel merito, si lancia in offese personali e al limite della legalità nei confronti del capogruppo di Fi4, Daniela Mattavelli, a cui va il nostro sostegno e la nostra stima.
Una modalità questa usata spesso da persone povere di argomenti e utilizzata per distogliere l’attenzione dal vero problema.
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22 settembre 2014

La FINESTRA... di fronte numero 4


Cos'è oggi il PD? Eugenio Scalfari su LaRepubblica del 14 settembre



Ma che cos’è oggi il Pd? 

Questa è la domanda di fondo che bisogna porsi nel momento in cui la ribellione dell’Europa mediterranea è rientrata di fronte all’accordo della Germania con la Spagna, all’enigma scozzese che, se vincessero i “sì” alla separazione, metterebbe a rischio l’adesione alla Gran Bretagna all’Ue e riguardano la crisi francese che allontana, anziché avvicinarla, la Francia dall’Italia.
Che cos’è il Pd? Anzitutto è un partito post-ideologico.
Abbiamo già affrontato altre volte il tema dell’ideologia.
Dai tempi dell’Urss e del comunismo staliniano per i liberali l’ideologia era una peste da cui liberarsi.
Perfino Albert Camus, che fu certamente un uomo di sinistra, detestava appunto come la peste l’ideologia.
Personalmente credo che l’ideologia sia una forma di pensiero astratto che esprime un sistema di valori e dunque penso che l’ideologia non sia eliminabile a meno che non si elimini il pensiero. Un sistema di valori è un’ideologia, le Idee platoniche sono la teoria ideologica della perfezione; le creature effettivamente esistenti sono imperfette perché relative e l’ideologia platonica è per esse un punto di riferimento. Abolite il punto di riferimento ed avrete un’esistenza day-by-day, la vita inchiodata al presente senza né passato né futuro.
Se torniamo ad un partito politico, la mancanza di ideologia ha lo stesso effetto: lo inchioda sul presente.
Nella Dc, Alcide De Gasperi era un politico con l’ideologia cattolico-liberale;

20 settembre 2014

Nazareno International



Nazareno international

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Con Lucrezia Ricchiuti abbiamo diffuso questo comunicato, perché la questione dell’autoriciclaggio è diventata – ormai da mesi, quasi un anno – la tela di Penelope (questa volta a beneficio dei proci, però):
Le grandi riforme che gli italiani aspettano da anni e che il Presidente del Consiglio declama in ogni momento e intende realizzare nei ‘mille giorni’ necessitano anche di grandi risorse.
C’è un provvedimento che risale ancora ai tempi del governo Letta, poi fatto proprio dal governo Renzi, che aspetta da mesi di essere approvato e che porterebbe nelle casse dello Stato, non qualche centinaio di milioni di euro bensì qualche miliardo. Perché passi alla Camera si stanno battendo eroicamente i deputati Pd Causi e Sanga.
Si chiama voluntary disclosure che – tradotto – significa far pagare agli evasori che fanno rientrare i loro capitali esportati illegalmente le giuste tasse.
Insieme al criterio di calcolo delle tasse che dovranno pagare, nel provvedimento è stata inserita la norma sull’autoriciclaggio, un reato che solo in Italia non è previsto tra i Paesi europei.
Dopo l’ok delle Commissioni parlamentari preposte, il disegno è stato bloccato di nuovo dal governo proprio sulla norma dell’autoriciclaggio.
Con chi sta stringendo accordi il governo per cambiare la norma? Forse con Forza Italia?
Gli italiani che pagano le loro tasse e quelle di chi le evade sono stanchi di sentire che mancano i soldi per gli ammortizzatori sociali, per la scuola pubblica o per la sanità quando invece ci sono tesoretti pronti da incassare.