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8 maggio 2015

Pippo Civati lascia il gruppo PD, ecco i motivi!!!

Giuseppe Civati ha annunciato la sua uscita dal Partito Democratico, ecco cosa ha scritto ai suoi sostenitori:


Il mio è un messaggio per gli elettori del Pd e del centrosinistra: mi dispiace, per me, per voi. Mi dispiace deludere alcuni di voi e condividere la delusione di chi deluso è già da molto tempo.

Come molti, non mi sento rappresentato da questa situazione. Lo ripeto da qualche giorno: non ho più fiducia in questo governo, nelle sue scelte, nei modi che ha scelto, negli obiettivi che si è dato.

Non ne ho avuta personalmente fin dall'inizio, quando si scelse di proseguire con le larghe intese: avevamo deciso che durassero solo due anni, che sarebbero scaduti già, mentre abbiamo deciso di andare avanti fino al 2018, cambiando premier – in quel modo sobrio e istituzionale che tutti ricorderete – ma senza cambiare il programma di governo. Senza nemmeno scriverlo, per altro, con i risultati che sappiamo. Votai quella fiducia solo per rimanere nel Pd, lo spiegai allora, solo perché mi ero appena candidato al Congresso e per rispetto degli elettori (che pure nella consultazione che avviammo si divisero esattamente a metà) .
 

9 aprile 2015

La newsletter di Lucrezia Ricchiuti


 











Commissione 6^ Finanze e Tesoro
Commissione parlamentare d'inchiesta sulle mafie


 Care amiche e cari amici,
per la serie Com'è andata a finire, ecco gli ultimi aggiornamenti sui lavori in Aula al Senato:

Riforma delle banche popolari: erano nate come società cooperative di credito, in cui vigeva il principio una testa un voto e servivano a dare credito alle piccole e medie imprese del territorio, anche con spirito mutualistico. Tanto tempo fa. Ora molte banche popolari si atteggiano a enti di credito come tutti gli altri, con il difetto che il voto capitario spesso consolida opachi meccanismi di potere personale molto difficili da rimuovere (vedi il caso della Popolare di Milano qualche anno fa). Per questo ho votato a favore del decreto legge n.3 del 2015 che impone loro di trasformarsi in società per azioni se hanno un attivo superiore a 8 miliardi di euro.
Lo stesso decreto contiene (art. 2) anche il recepimento di una mia storica battaglia, quella della sostanziale gratuità della portabilità dei conti correnti. Ne vado fiera. Nello stesso decreto ci sono anche agevolazioni per le start up innovative (art. 4).

Ddl Grasso contro la corruzione: il Senato ha approvato e mandato alla Camera (anche qui con il mio voto favorevole, anche se non entusiasta)  un provvedimento che innalza le pene per diversi reati, primi fra tutti corruzione e associazione mafiosa. Bene. Poi subordina la concessione della pena patteggiata alla restituzione dei profitti ottenuti con la corruzione. Bene. Sul falso in bilancio – perdonatemi il bisticcio – è stato invece fatto un passo falso. Viene – sì – reintrodotto ma con una formulazione contraddittoria e confusa, che renderà il reato di difficile applicazione. Si dice che il falso dovrà essere ‘rilevante’ ma non si specificano i parametri di quella rilevanza. Un falso potrà essere rilevante a Milano ma non a Torino, per esempio.

Divorzio breve: il Senato ha anche approvato il c.d. divorzio breve che riduce i tempi della previa separazione dei coniugi da 3 anni a 6 mesi, se la separazione era stata consensuale, 12 mesi, se era stata giudiziale.
 

17 febbraio 2015

La newsletter di Lucrezia Ricchiuti - 17 febbraio 2015

 











Commissione 6^ Finanze e Tesoro
Commissione parlamentare d'inchiesta sulle mafie


  Care tutte a cari tutti:
lo sapete, Sergio Mattarella è stato eletto Presidente della Repubblica. Una figura limpida, un conoscitore delle istituzioni, una persona che apprezza il valore della politica come rappresentanza d’interessi, mediazione, sintesi, decisione. Un uomo che sa il pericolo della mafia e che sosterrà la lotta senza quartiere che dobbiamo farle.
Il Parlamento resta scosso da tensioni dovute al forzato cammino di due riforme sbagliate. La riforma della Costituzione è fatta male. Adesso che non dobbiamo più condividerla con Berlusconi dovremmo correggere gli errori più vistosi, come l’eccessiva concentrazione di poteri legislativi nella Camera dei deputati e l’immunità parlamentare concessa ai senatori.
La nuova legge elettorale - che porterebbe in Parlamento più di 400 nominati su 630 - potremmo farla meglio, visto - anche qui - che Forza Italia si è sfilata. Perché non mettere i collegi uninominali? Inoltre, sono convinta - e l’ho detto - che occorre introdurre il principio legislativo che le candidature debbano essere prescelte con le elezioni primarie. Occorre una sede di selezione delle classi dirigenti elette che sia individuata dalla legge e pertanto trasparente e accessibile a tutti.

26 gennaio 2015

La newsletter di Lucrezia Ricchiuti

 





 




Commissione 6^ Finanze e Tesoro
Commissione parlamentare d'inchiesta sulle mafie


Carissime e carissimi amiche, amici, compagne, compagni, simpatizzanti e cittadini tutti:

la fase politica che stiamo attraversando sta per raggiungere una congiunzione astrale decisiva per le nostre prospettive.

La disoccupazione è alle stelle (quella giovanile di più); i consumi ristagnano; mafie e corruzione prosperano, nonostante l’insostituibile lavoro di procure della Repubblica e Autorità anticorruzione.

In Lombardia abbiamo sempre un problema in più, la Giunta regionale. Come se non bastassero le politiche sbagliate e la persistente opacità gestionale di Maroni, è arrivato pure il convegno omofobo con tanto di sacerdote pedofilo allegato.

Però tutta la politica è concentrata su legge elettorale, riforma costituzionale e nuovo presidente della Repubblica.

Vorrei condividere con voi alcune riflessioni, anche perché mi sono guadagnata – in parte mio, malgrado – i titoli dei quotidiani con una plateale protesta ieri in Senato, lo riconosco.

17 dicembre 2014

Con Pippo Civati alla scuderie di Bologna



La sinistra? POSSìBILE – Il racconto della giornata di Bologna

di: Stefano Catone

Bologna, sabato 13 dicembre – La Scuderia è ormai casa per l’associazione Possibile, che nel febbraio scorso aveva discusso nello stesso luogo il proprio posizionamento rispetto al nascente governo guidato da Matteo Renzi.
Allora l’associazione Possibile non c’era ancora, in realtà, e le persone che riempivano il locale – e anche quelle fuori – si definivano, molto semplicemente, “civatiani”. Poi le cose sono cambiate. Pippo Civati c’è sempre: ci si accorge del suo arrivo dal circo mediatico che si scatena e dal caldo applauso che scatta tra la folla. Al suo fianco, però, inizia a prendere forma la sinistra possibile” stretta attorno al Patto Repubblicano”.
Si comincia nella tarda mattinata, con la sala già gremita. La mattina è dedicata alla questione delle questioni: il lavoro. Luigi Mariucci, ordinario di Diritto del Lavoro, illustra limiti, imprecisioni e cose sbagliate del Jobs Act, con un approccio analitico, laico. Dopo di lui si alternano al microfono le sigle della sinistra possibile: giovani sindacalisti, alla difesa del lavoro ma capaci di guardare oltre l’orizzonte strettamente sindacale, rappresentanti di nuove (si fa per dire) categorie di lavoratori (gli autonomi, i precari), TILT (rete di associazioni e persone che si batte, in particolare, per l’introduzione del reddito minimo). E i lavoratori di Terni. Anche loro.
Il pomeriggio si apre con l’intervento di Paolo Cosseddu, che provocatoriamente lancia l’idea di una “class action” per tutti coloro che non hanno percepito i famosi ottanta euro.
Si prosegue con il Patto Repubblicano. Lo presenta il costituzionalista Andrea Pertici. Cos’è il Patto? E’ un’analisi dell’Italia di oggi, in larga parte confermata dai risultati della “Ricognizione Possibile”, che abbiamo lanciato alcuni giorni fa, e che ci raccontano che, su un campione che per il 73% si definisce “elettore storico del Partito Democratico”, larghissime maggioranze non condividono per nulla Jobs Act, Sblocca Italia, mentre aumentano coloro che non si sentono rappresentati.
Il Patto Repubblicano è anche una proposta, declinata in dieci “inviti all’azione”, che chi sottoscrive si impegna a realizzare, nel proprio quartiere, in Consiglio comunale, alla Camera, al Parlamento Europeo. Cittadini e donne e uomini delle istituzioni, impegnate per promuovere dieci riforme che riteniamo fondamentali.  Al momento le sottoscrizioni sono più di mille, e a breve ci metteremo insieme al lavoro. Un’analisi impietosa sullo “stato della Democrazia in Italia” è stata fatta da Nadia Urbinati, anche lei sottoscrittrice del Patto, insieme a Christian Raimo che con le sue slide zeropuntozero ha offerto una lettura dell’Italia ai tempi del governo Renzi, arrivandosi a chiedersi come mai, a Roma, sotto casa sua, c’era Borghezio. E dov’era la sinistra. Dov’è la sinistra quando si tratta di lotta alla corruzione, di paradisi fiscali europeissimi e di diritti, ci si chiede ascoltando Salvo Tesoriero, Lucrezia Ricchiuti, Elly Schlein e Marina Terragni.

8 dicembre 2014

I rifiuti? Non esistono. dal blog di Pippo Civati


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Tutto quello che non sapete e nessuno vi racconterà sui rifiuti

Lo trovate nel libro di Marco Boschini e Ezio Ortes, I rifiuti? Non esistono, Emi 2014. E vi troverete anche i motivi per cui ho votato contro lo Sblocca Italia, all'articolo 35 e alla politica che, con quel decreto, il governo interpreta e ahinoi propone, (come se non ci fosse un domani).
Sappiamo, per esempio, che le migliori esperienze europee nei servizi di raccolta differenziata sono italiane? E sappiamo che sono tutte gestite da società e consorzi pubblici? Società che, a un’Italia che arranca attorno al 40% di raccolta differenziata e annovera un’emergenza dietro l’altra, contrappongono gestioni oculate e servizi di eccellenza: elevatissimi livelli di raccolta differenziata, bilanci in utile e tariffe eque. Esperienze di punta che hanno favorito l’occupazione e la crescita in molte regioni di una new economy strutturata del riciclo e creato le condizioni per lo sviluppo di filiere industriali che recuperano la materia proveniente dalla raccolta differenziata.
E poi, facendo riferimento allo studio che parte da un altro consorzio che ha fatto cose formidabili:
Lo studio, coordinato dal Consorzio intercomunale Priula di Treviso, ha messo in evidenza che le società pubbliche virtuose hanno una media di raccolta differenziata del 73,5% contro una media nazionale del 31,7% largamente sotto gli obiettivi minimi previsti dalle linee di indirizzo dell’Ue. I cittadini serviti da queste società caratterizzate da servizi di raccolta domiciliare porta a porta, che intrinsecamente comportano un maggior grado di coinvolgimento e responsabilizzazione degli utenti, hanno nel tempo ridotto la loro produzione totale di rifiuti fino a 414 kg per abitante all’anno rispetto ai 532 della media italiana e, più di ogni altra cosa, differenziano quasi tutto. Quello che rimane e va a finire in discarica è poco meno di 92 kg a testa all’anno, contro i 346 della media nazionale.
E i costi, si chiedono gli autori?
Il costo medio per abitante/anno delle gestioni pubbliche virtuose è di 107 euro contro i 175 della media italiana, e ogni famiglia paga in media 162 euro di bolletta all’anno al posto dei 240 euro che è la media delle bollette italiane.
L'esempio pontalpino è folgorante e non si capisce (o forse lo si capisce benissimo) perché non è portato a modello per tutto il territorio nazionale:

3 dicembre 2014

Il parere di Pippo Civati

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Il gioco dell’oca (selvaggia)

Allora, ricapitoliamo: due anni fa non si riuscì a fare un governo per approvare una nuova legge elettorale e alcune poche cose con il sostegno (anche esterno) dei 5s e se ne fece uno con Berlusconi (molto interno) per fare anche la riforma della Costituzione, sanare i problemi economici del Paese (sì, ciao) e fare un sacco di riforme bipartisan grazie alla collaborazione feconda degli avversari di sempre.
Per questa ragione soprattutto fu rieletto il Presidente della Repubblica uscente, cosa mai accaduta prima, con una sorta di mandato a tempo, collegato appunto alla riforma della Costituzione (con una curiosa inversione, perché il mandato del Presidente della Repubblica è così lungo proprio perché sia libero e non strettamente vincolato alla contingenza politica). L’obiettivo della riforma della Costituzione ci aveva portato a immaginare un governo che stesse in carica per due anni, per portare al voto il Paese nel 2015, anno in cui il Presidente rieletto si sarebbe – indicativamente – dimesso (l’aveva spiegato, tra applausi scroscianti, il giorno dell’insediamento, con un’altra inversione: o fate le riforme, o me ne vado: «Ma ho il dovere di essere franco : se mi troverò di nuovo dinanzi a sordità come quelle contro cui ho cozzato nel passato, non esiterò a trarne le conseguenze dinanzi al paese»).
I grillini non si erano fidati e non si fidarono (a parte alcuni di loro che votarono Grasso e forse Prodi), il Pd scelse di seguire le decisioni prese in segreto dai 101 (che ci sono ancora e secondo me sono pure aumentati) ed eccoci qui.
Poi certo Berlusconi decadde, il Pd esultò, due mesi dopo esultò nell’ospitarlo al Nazareno, poi votammo di corsa – ma in una sola camera – la legge elettorale, senza poter cambiare nulla, perché vigeva il patto, poi votammo di corsa la riforma del Senato – ma anche in questo caso in una sola camera.

20 novembre 2014

La newsletter n. 3 di Lucrezia Ricchiuti - 19 novembre 2014

 












Commissione 6^ Finanze e Tesoro
Commissione parlamentare d'inchiesta sulle mafie


  Jobs Act. Siamo alle battute finali, purtroppo. La disoccupazione giovanile non accenna a ripiegare; Mario Draghi non sa più che cosa inventarsi per stimolare la massa monetaria in Europa.
E il Governo ci vuole ancora vendere l’idea che l’art. 18 e il sacrosanto principio della reintegra per i licenziamenti illegittimi sia un problema per gli investimenti e la ripresa. Mi sono battuta con tutte le mie forze contro la legge delega sul lavoro. (Il mio intervento in Aula).
Ma non ce l’ho fatta. Avevo vicine migliaia di persone in carne e ossa che mi scrivevano e mi sostenevano ma non i miei colleghi in Senato. Alla fine siamo rimasti in tre e siamo usciti dall’aula. Sono passati già 45 giorni e mi sembra ieri. Davvero un gran peccato. L’Italia fa un passo indietro.
 
  Giustizia. C’è stato un passettino avanti, invece. Piccolo ma c’è stato. La Camera ha approvato la legge sul rientro dei capitali e sull’autoriciclaggio. Il provvedimento è passato nelle Commissioni in Senato e sono intervenuta l’11 novembre. Speriamo che si faccia presto e bene. I soldi del rientro dei capitali ci servono maledettamente e ancor di più ci serve il reato di autoriciclaggio.
 
 Legge di stabilità. Ci sono delle cose buone, altre meno. C’è la conferma degli 80 euro pur se, su questo punto, sarebbe molto più equo prevederlo solo sulla base dell'ISEE, giacchè attualmente gli 80 euro sono percepiti anche da soggetti che vivono in famiglie con redditi sostanziosi. C'è inoltre il bonus bebè, 960 euro al mese per i primi tre anni di vita o - nel caso di adozione - d'inserimento nella famiglia. Anche qui era preferibile una norma più equa, che prendesse in considerazione l'ISEE.
C’è poi il taglio dell’Irap e c’è un piccolo credito d’imposta per le imprese che investono in ricerca e innovazione. E poi c’era l’obiettivo di spendere fino a indebitarsi per il 2,9 del PIL. Su quest’ultimo punto siamo stati richiamati dalla Commissione europea e abbiamo dovuto indietreggiare fino al 2,6 (parlo di circa 4 miliardi di euro, non briciole). Però, su tutto, la legge di stabilità non è ambiziosa: non toglie soldi agli F35, non attacca le rendite, non scardina gli oligopoli (come quelli delle autostrade, cui il decreto Sblocca-Italia regala – o quasi – il rinnovo delle concessioni senza gara).

20 ottobre 2014

Il parere di Civati sugli 80 euro alle neomamme

Vi prego: gli asili nido, non gli 80 euro (è meglio, meglissimo)

Lo diceva anche il premier attualmente in carica che avrebbe fatto gli asili, come nella sua città.
Perché spendere 80 euro per tre anni (pare che il conto ci porti a impegnare risorse tra il miliardo e mezzo e i due: desumiamo i dati dalle trasmissioni tv) quando quelle risorse ingenti potrebbero essere investite per aprire asili nido?
A parte il maschilismo certamente involontario (“per le mamme”, che così se ne stanno ancora un po’ a casa) e il messaggio sicuramente forte sotto il profilo del marketing elettorale spintissimo a cui siamo quotidianamente esposti, mi pare una mossa molto sbagliata.
Sulle bambine e i bambini non voglio certo fare polemica, ma come sanno tutti (soprattutto gli esperti), l’investimento in asili nido è quello più redditizio per la società: da tutti i punti di vista. Perché dà lavoro di qualità, perché riduce le disuguaglianze, perché estende un servizio che ora manca.
Non dico che sia la “spesa pubblica perfetta”, ma si avvicina molto all’idea.
Se quelle risorse ci sono e hanno copertura (la qual cosa non era prevista nemmeno nelle slide di pochissimi giorni fa), si usino bene. Altrimenti, pensando ai nostri figli, commetteremmo un errore proprio nei loro confronti.

15 ottobre 2014

La lettera di Walter Tocci ai giovani (e non solo)

articolo tratto dal blog di Pippo Civati. Clicca qui per visitare il blog!!!!

Walter interviene per rispondere ai numerosi commenti e ai tanti messaggi che gli sono pervenuti in questi giorni complicati:
Tra i tanti messaggi che ho ricevuto a seguito delle mie dimissioni da senatore, quelli dei giovani in particolare sembrano averle interpretate come un segnale di abbandono. Ho chiesto a Pippo ospitalità sul suo blog per dire loro che non è così, anzi. Il mio gesto vuole essere un incitamento ai giovani a impegnarsi in politica, rischiando per le proprie idee, contribuendo a migliorare il rapporto dei partiti con la società.
Fin dalla sua nascita, il Pd si è appoggiato molto alla figura del leader, con alterne fortune, ma non ha mai messo a frutto le tante altre risorse disponibili: ci sono tre milioni di elettori pronti a impegnarsi; nei territori giovani amministratori realizzano quelle innovazioni che stentano a livello nazionale; tanti movimenti che curano i beni comuni avrebbero molto da proporre a un partito disposto ad ascoltare; tante competenze, nuovi linguaggi, esperienze creative potrebbero essere coinvolte nell’inventare nuovi modi di fare politica. Un partito che utilizza appieno le risorse civili disponibili è in grado di durare più dei suoi leader. Viviamo nel tempo corto della comunicazione, ma i partiti servono anche al tempo lungo del cambiamento. La grande politica che trasforma un paese ha una durata.
Questo è il Pd non ancora che insieme abbiamo sognato nelle primarie.

7 ottobre 2014

Pippo Civati scrive a Napolitano

Lettera al Presidente della Repubblica



Signor Presidente,
il Governo si appresta a chiedere al Parlamento una nuova fiducia. Questa sarà posta sulla legge delega in materia di lavoro, perpetuando una prassi deprecabile, che ha assunto, con questo Esecutivo, una dimensione particolarmente preoccupante anche rispetto al passato. Risulta, infatti, che ben il settantacinque per cento delle leggi approvate fino all’inizio di settembre lo sia stato a seguito dell’apposizione della fiducia.
Questo, naturalmente, impedisce ogni confronto reale, ogni discussione proprio all’interno dell’organo a ciò deputato: il Parlamento. La questione mi preoccupa in particolare oggi che la questione di fiducia viene posta su un disegno di legge delega, per il quale l’articolo 72 della Costituzione, disponendo una riserva di assemblea, intende assicurare la più ampia discussione, e che, spostando il potere normativo dal Parlamento al Governo, deve lasciare il primo pienamente libero di stabilire se e in quali termini farlo. La preoccupazione cresce, naturalmente, in considerazione della materia su cui verte la delega – quella della disciplina dei rapporti di lavoro – così delicata, da un punto di vista sociale, tanto più in un momento di grave crisi economica come quella che il nostro Paese sta attraversando ininterrottamente da anni. Una materia che, anche rispetto all’impostazione di massima già contenuta in una delega di cui è stata più volte sottolineata l’eccessiva vaghezza, ha già visto emergere posizioni molto distanti tra le forze sociali e politiche e che per questo avrebbe richiesto, a mio avviso, una adeguata composizione nel dibattito parlamentare, che non può essere sempre vissuto con fastidio o come un mero allungamento dei tempi della decisione politica.

20 settembre 2014

Nazareno International



Nazareno international

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Con Lucrezia Ricchiuti abbiamo diffuso questo comunicato, perché la questione dell’autoriciclaggio è diventata – ormai da mesi, quasi un anno – la tela di Penelope (questa volta a beneficio dei proci, però):
Le grandi riforme che gli italiani aspettano da anni e che il Presidente del Consiglio declama in ogni momento e intende realizzare nei ‘mille giorni’ necessitano anche di grandi risorse.
C’è un provvedimento che risale ancora ai tempi del governo Letta, poi fatto proprio dal governo Renzi, che aspetta da mesi di essere approvato e che porterebbe nelle casse dello Stato, non qualche centinaio di milioni di euro bensì qualche miliardo. Perché passi alla Camera si stanno battendo eroicamente i deputati Pd Causi e Sanga.
Si chiama voluntary disclosure che – tradotto – significa far pagare agli evasori che fanno rientrare i loro capitali esportati illegalmente le giuste tasse.
Insieme al criterio di calcolo delle tasse che dovranno pagare, nel provvedimento è stata inserita la norma sull’autoriciclaggio, un reato che solo in Italia non è previsto tra i Paesi europei.
Dopo l’ok delle Commissioni parlamentari preposte, il disegno è stato bloccato di nuovo dal governo proprio sulla norma dell’autoriciclaggio.
Con chi sta stringendo accordi il governo per cambiare la norma? Forse con Forza Italia?
Gli italiani che pagano le loro tasse e quelle di chi le evade sono stanchi di sentire che mancano i soldi per gli ammortizzatori sociali, per la scuola pubblica o per la sanità quando invece ci sono tesoretti pronti da incassare.

12 settembre 2014

Lucrezia Ricchiuti - Newsletter n.1 - 11 settembre 2014











Commissione 6^ Finanze e Tesoro
Commissione parlamentare d'inchiesta sulle mafie


 Care tutte e cari tutti, concittadine e concittadini, amiche e amici, la ripresa di settembre e d'inizio autunno ci ripropone la necessità di un impegno serrato sui drammatici problemi economici e occupazionali. Essa ci induce a ripartire con eguale determinazione e un pizzico di speranza. Il Senato ha ricominciato a riunirsi il 3 settembre e nella settimana appena trascorsa ha visto riunirsi Assemblea e Commissioni, permanenti e d’inchiesta, oltre che il Parlamento in seduta comune per l’elezione di membri della Corte costituzionale e del CSM. 
 Sul versante economico, le notizie relative all'Italia non sono buone: il prodotto interno lordo non cresce, l'occupazione nemmeno, i consumi sono fermi. Matteo Renzi, qualche sera fa, con onestà l’ha riconosciuto. Sono certa che il suo impegno e la sua tenacia, che valorizzi tutte le energie del Partito e del Paese, sarà un fattore importante per risollevarci.
La regione Lombardia se la passa leggermente meglio ma, stando all'ultima ricerca economica regionale della Banca d'Italia, mostra motivi di preoccupazione. Nell'ultimo anno sono diminuiti i laureati e nel settore industriale molte sono le crisi aziendali aperte.
Faccio riferimento, per esempio, al settore metalmeccanico, nel quale le situazioni di difficoltà sono varie, anche in Brianza. Del resto, le procedure fallimentari in tutta la Lombardia sono aumentate del 12% rispetto al 2012.
La regione - va detto - si presenta ancora tra le più dinamiche d'Italia, con le imprese del comparto manifatturiero a contenuto tecnologico medio-alto che tengono, con una netta ripresa delle esportazioni tra 2009 e 2013 e con la persistente attrattiva dei poli universitari lombardi rispetto al resto del Paese.
Sarebbe però necessario uno scatto di reni del Governo in termini di scelte strategiche e di politica industriale. Mi batterò per questo durante l'esame parlamentare del decreto cosiddetto sblocca Italia, il cui testo peraltro non è ancora noto e definitivo.
Quando poi sento che qualcuno batte ancora sull'abolizione dell'art. 18 dello Statuto dei lavoratori, mi viene rabbia: evidentemente la lezione della precarizzazione selvaggia degli ultimi 10 anni non è stata imparata. Sul disegno di legge delega cosiddetto Jobs Act m'impegnerò affinché non si facciano scelte sbagliate.

24 maggio 2014

Elezioni Europee, lettera dei candidati della #triplete

Proposte per la prossima Europa

Tre nomi che rappresentano l’impegno per una politica che metta al centro lo sviluppo sostenibile, l’innovazione economica e sociale, la cultura e la ricerca, l’ambiente che genera qualità della vita e crescita economica, i diritti come frontiera dell’Europa. Questi i temi su cui focalizza la campagna condotta insieme da Paolo Sinigaglia, Renata Briano e Daniele Viotti, convinti che vi sia una vasta area di opinione che trova ancora troppo poco ascolto dentro il Partito Democratico e che invece rappresenta la parte migliore del nostro Paese, quella appunto più europea.
Paolo Sinigaglia:è ingegnere informatico, giornalista pubblicista e presidente lombardo di Italia Nostra, dove si occupa di protezione dell'ambiente, cura dei beni culturali e difesa del paesaggio; da oltre 10 anni assistente al Politecnico di Como e oggi vice presidente di UniverComo. All'inizio degli anni duemila ha fondato "Oplà", un'agenzia di comunicazione che guarda a nuovi formati per promuovere nuovi linguaggi. Riferendosi al modo di muoversi nel nostro paese, dice che l’Italia ha bisogno di una robusta “cura del ferro”. Europeista convinto sin da ragazzo, ha maturato l’idea che l'integrazione europea sia l'unica possibilità per il nostro continente di agire nello scenario globale misurandosi con i nuovi colossi emergenti. Il filo conduttore della sua campagna è l'Europa come opportunità, che si candida a diventare leader mondiale della sostenibilità ambientale ed energetica attraverso l’innovazione tecnologica, l’integrazione delle politiche e la pianificazione che guarda al futuro. Standard a cui anche l’Italia ha il diritto e il dovere di puntare.
Paolo racconta la “sua” Europa attraverso 12 città, come 12 sono le stelle sulla bandiera dell’Unione. Città che grazie ai fondi e alle politiche comunitarie hanno raggiunto livelli di eccellenza in materia di ambiente e sostenibilità (limitando il consumo di suolo e di acqua, diminuendo l’emissione di inquinanti, costruendo abitazioni che producono più energia di quanta ne consumino, incrementando il riciclo e il riuso dei rifiuti), trasporti e mobilità leggera (investendo sui mezzi collettivi e sulla bicicletta “ad uso quotidiano”), innovazione tecnologica e cultura (valorizzando la creatività come motore di crescita e creandoci sopra impresa), diritti e pari opportunità (dando a tutti la possibilità di coronare i propri sogni sposandosi a prescindere dal sesso e dalla nazionalità, favorendo l’integrazione dei migranti attraverso il voto).
Renata Briano: donna, laica e di sinistra, così le piace definirsi. Dal 2010 assessore all’Ambiente e alla Protezione Civile della Regione Liguria. Laureata in scienze naturali si occupa da sempre di temi legati al territorio e allo sviluppo sostenibile. Dal 2000 al 2010 è stata assessore della Provincia di Genova con deleghe all’ambiente, alla caccia e alla pesca. Iscritta all'ANPI e al CAI, coltiva da sempre l'amore per la cucina e per l'escursionismo. Sposata, è mamma di Francesco.

Lettera di Paolo Sinigaglia candidato PD Italia Nord-Ovest



“Noi, europei”: un progetto collettivo per la costruzione della prossima Europa
Cara democratica, caro democratico,
 
Il filo conduttore della mia campagna è L'Europa come opportunità, dai diritti all'economia passando per l'ambiente. Innovazione consapevole e sviluppo sostenibile, valorizzazione del paesaggio e centralità dei diritti sono i temi su cui focalizzo la mia attenzione, convinto che vi sia una vasta area di opinione che trova ancora troppo poco ascolto dentro il Partito Democratico e che invece rappresenta una parte importante del nostro Paese, quella appunto più europea.
 
Racconto la “mia” Europa attraverso 12 città, come 12 sono le stelle sulla bandiera dell’Unione. Città che grazie ai fondi e alle politiche comunitarie hanno raggiunto livelli di eccellenza in materia di ambiente e sostenibilità (limitando il consumo di suolo e di acqua, diminuendo l’emissione di inquinanti, costruendo abitazioni che producono più energia di quanta ne consumino, incrementando il riciclo e il riuso dei rifiuti), trasporti e mobilità leggera (investendo sui mezzi collettivi e sulla bicicletta “ad uso quotidiano”), innovazione tecnologica e cultura (valorizzando la creatività come motore di crescita e creandoci sopra impresa), diritti e pari opportunità (dando a tutti la possibilità di coronare i propri sogni sposandosi a prescindere dal sesso e dalla nazionalità, favorendo l’integrazione dei migranti attraverso il voto).
 
Grazie all’Europa molti Stati hanno conseguito obiettivi che da soli non avrebbero avuto la forza di raggiungere. Ma l’Europa deve ancora fare molta strada, nella prospettiva federale, per arrivare a un vero Governo europeo dotato di bilancio e un Parlamento europeo dotato di poteri legislativi.
 

23 maggio 2014

Senza mai perdere la tenerezza, buon voto da Pippo Civati

SENZA MAI PERDERE LA TENEREZZA
Perché il coraggio è parente stretto dell’umiltà. Perché per capirsi bisogna abbassare il volume. Perché per distinguersi ci vuole stile, ci vogliono i contenuti, ci vuole cultura, ci vuole impegno.
Buon voto a tutti


22 maggio 2014

Sei di sinistra? La risposta di Pippo Civati

Sì, ma allora, se sei di sinistra, perché voti Pd?

La domanda più ricorrente di queste ultime settimane.
Mi chiedono perché non esco dal Pd e, nell'imminenza delle elezioni, perché voto il Pd. E addirittura faccio tre, quattro, cinque iniziative al giorno per la sua campagna elettorale.
E, allora, mi tocca spiegarvelo. E vi prego di seguirmi.
Foto: SE SEI DI SINISTRA, PERCHÉ VOTI PD?

La domanda più ricorrente di queste ultime settimane. Mi chiedono perché non esco dal Pd e, nell'imminenza delle elezioni, perché voto il Pd. E addirittura faccio tre, quattro, cinque iniziative al giorno per la sua campagna elettorale. E, allora, mi tocca spiegarvelo.

E vi prego di seguirmi: http://goo.gl/PazFM5 Per prima cosa, non voto M5s perché sono di sinistra e non mi piacciono i partiti e i movimenti che dichiarano di non essere né di destra, né di sinistra. Non mi piacciono tante altre cose – per esempio, incrociare le mani a forma di manette in aula, per rimanere all'episodio di ieri -, non mi piace la volgarità, non mi piace un programma che – per essere iperdemocratici – alla fine è deciso da poche, pochissime persone.
Faccio questa battaglia nel Pd, per riportarlo nel centrosinistra e perché torni a frequentare una logica dell'alternanza, contro ogni tipo di trasversalismo e di oligarchia interna, e me ne toccherebbe una ancora più clamorosa nel M5s.
Per le Europee, c'è un problema in più: con chi si alleerà il M5s? Con i no-euro di ogni sorta? Con la sinistra radicale? Con i verdi? Non è dato saperlo. Sulla base di quanto è accaduto in Italia, il M5s non si alleerà con nessuno, portando gli altri a fare accordi tra di loro, per poi dire che sono tutti uguali.
A me, invece, l'idea di stare finalmente nel Pse e da lì guardare a Tsipras e ai Verdi europei non dispiace affatto.
In secondo luogo, non voterò per la lista Tsipras, che ovviamente sento molto più vicina e in cui militano molte persone che stimo. Non lo farò non solo per la collocazione europea (il Gue mi sembra orizzonte troppo stretto e orientato), ma anche perché credo che la sinistra per potersi definire tale debba essere grande e aperta, capace di governare, di allearsi con altri soggetti, con un messaggio che sia comprensibile alla maggioranza delle persone. Il fatto che anche all'interno di Sel si siano manifestati molti mal di pancia, in questi mesi, ci fa capire che c'è qualcosa che non ha funzionato, nel lancio di una lista dal messaggio affascinante e importante, in questa Europa da cambiare.