20 luglio 2010

Continua il tentativo di dividere!

Apprendiamo dal GdiVim di questa mattina che il capo Gruppo di PT
sottolinea che l'ass. Fassina non sapeva dell'inizio lavori del giorno
dopo e con lui il PD perchè, ancora una volta, il sindaco decide tutto
lui e non comunica.

Troviamo la posizione espressa a dir poco noiosa e
ripetitiva e ancora una volta senza motivo.

Hanno una idea di sindaco
super-man, omni-presente, omni-scente, che vive 48 ore al giorno....

Forse lo stanno confondendo con il Presidente del Consiglio...
presidente super-man o super-ciuk???


L'indottrinamento a volte fa brutti scherzi !

ACQUABENECOMUNE: 20MILA FIRME RACCOLTE IN MONZA BRIANZA

Comunicato stampa Lunedì 19 luglio


ACQUABENECOMUNE: 20MILA FIRME RACCOLTE IN MONZA BRIANZA
Il Comitato provinciale ha raddoppiato l’obiettivo prefissato all’inizio della campagna referendaria



Ventimila firme perché l’acqua resti un bene comune, un diritto umano universale, un bene essenziale che appartiene a tutti. E’ questo il contributo della Brianza alla campagna referendaria Acqua bene comune, lanciata nei mesi scorsi con l’obiettivo di eliminare, attraverso un referendum, tutte le norme che in questi anni hanno spinto verso la privatizzazione dell’acqua.

Nel nostro territorio si sono costituiti comitati per la raccolta delle firme in ogni Comune. A essi hanno aderito, insieme alla CGIL, partiti politici (PD, Sinistra Ecologia e Libertà, Federazione della Sinistra, Rifondazione Comunista, Partito Comunista dei Lavoratori, partito Socialista), movimenti (Sinistra e Ambiente Meda, Movimento Cinque Stelle, Libera Gioventù di Seregno, Popolo Viola), associazioni (Legambiente, Amici della Natura Triuggio, RdB, GAS Retina, Acra Mezzago, ANPI, Ass. Parchi Vimercatese, Meet up Desio).
Sono stati allestiti oltre 400 banchetti nei mercati, nelle vie e nelle piazze di tutta la Provincia, in occasione di feste locali, manifestazioni sindacali e politiche, eventi culturali, ai quali hanno lavorato senza sosta centinaia di volontari.

“Alla fine il bilancio della raccolta ha superato ampiamente l’obiettivo che ci eravamo prefissati –spiega Michele Giandinoto, referente del Comitato provinciale-: volevamo raggiungere le 10mila firme, siamo arrivati a 20mila. E’ un risultato straordinario, frutto di una mobilitazione che ha coinvolto il mondo del lavoro, le forze politiche, le amministrazioni comunali e tutta la società civile. La Brianza ha mostrato su questo tema una grandissima sensibilità”.

I cittadini sono stati chiamati a firmare su tre quesiti: per il primo sono state raccolte 20340 firme autenticate (19489 certificate); per il secondo 20413 (19531 certificate); per il terzo 20446 (19563 certificate).

L'importante partecipazione dei cittadini è la dimostrazione forte che l'acqua non va privatizzata, per ciò chiediamo al Consiglio Provinciale e ai sindaci della Brianza di esprimersi definitivamente affinché non venga messo sul mercato almeno il 40% come previsto dall’art 23 bis L.133/2008, del pacchetto di Brianzacque società interamente pubblica che gestisce nell'Ambito Territoriale Ottimale (ATO) l'erogazione e i servizi idrici in Monza Brianza.
La mobilitazione continua, continueranno le iniziative a sostegno della ripubblicizzazione dell'acqua.
Gestione e proprietà, devono assolutamente restare in mano pubblica, vista la vitale importanza del servizio.


I risultati dettagliati della raccolta di firme in Brianza sono stati presentati lunedì 19 luglio, in occasione di una conferenza stampa tenutasi presso la Camera del Lavoro Territoriale di Monza e Brianza. La conferenza è stata indetta in concomitanza con consegna delle firme (un milione in totale) in Cassazione, a Roma.


Il Comitato Provinciale Acquabenecomune Monza Brianza

Monza, 19 luglio 2010

Comitato Monza e Brianza

CGIL MONZA E BRIANZA – Ufficio Stampa
Telefono: 039/2731214
Mail: simone.cereda@cgil.lombardia.it
Web: www.cgilbrianza.it

Ultima Lettera di Borsellino



In occasione dell’anniversario della morte di Paolo Emanuele Borsellino, magistrato italiano vittima della mafia, pubblichiamo la lettera scrisse la mattina di 18 anni fa...

L’ultima lettera di Paolo Borsellino
Palermo 19/06/1940/Palermo 19/07/1972

"Gentilissima" professoressa, uso le virgolette perché le ha usate Lei nello scrivermi, non so se per sottolineare qualcosa, e "pentito" mi dichiaro e dispiaciutissimo per il disappunto che ho causato agli studenti del Suo Liceo per la mia mancata presenza all'incontro di Venerdì 24 gennaio.

Intanto vorrei assicurarle che non mi sono affatto trincerato dietro un compiacente centralino telefonico (suppongo quello della Procura di Marsala) non foss'altro perché a quell'epoca ero stato già applicato per quasi tutta la settimana alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, ove da pochi giorni mi sono definitivamente insediato come Procuratore Aggiunto.
Se le Sue telefonate sono state dirette a Marsala non mi meraviglio che non mi abbia mai trovato. Comunque il mio numero telefonico presso la Procura di Palermo è (...), utenza alla quale rispondo direttamente.
Se ben ricordo, inoltre, in quei giorni mi sono recato per ben due volte a Roma nella stessa settimana e, nell'intervallo, mi sono trattenuto ad Agrigento per le indagini conseguenti alla faida mafiosa di Palma di Montechiaro.
Ricordo sicuramente che nel gennaio scorso il dott. Vento del Pungolo di Trapani mi parlò della Vostra iniziativa per assicurarsi la mia disponibilità, che diedi in linea di massima, pur rappresentandogli le tragiche condizioni di lavoro che mi affliggevano. Mi preannunciò che sarei stato contattato da un Preside del quale mi fece anche il nome, che non ricordo, e da allora non ho più sentito nessuno.
Il 24 Gennaio poi, essendo ritornato ad Agrigento, colà qualcuno mi disse di aver sentito alla radio che quel giorno ero a Padova e mi domandò quale mezzo avessi usato per rientrare in Sicilia tanto repentinamente. Capii che era stata "comunque" preannunciata la mia presenza al Vostro convegno, ma mi creda, non ebbi proprio il tempo di dolermene perché i miei impegni di lavoro sono tanti e così incalzanti che raramente ci si può occupare di altro.
Spero che la prossima volta Lei sarà così gentile da contattarmi personalmente e non affidarsi a intermediari di sorta o telefoni sbagliati.

Oggi non è per certo il giorno più adatto per risponderLe perché frattanto la mia città si è di nuovo barbaramente insanguinata ed io non ho più tempo da dedicare neanche ai miei figli, che vedo raramente poiché dormono quando esco da casa ed al mio rientro, quasi sempre in ore notturne, li trovo nuovamente addormentati.

Ma è la prima domenica, dopo almeno tre mesi, che mi sono imposto di non lavorare e non ho difficoltà a rispondere, però in modo telegrafico, alle sue domande.

1) Sono diventato giudice perché nutrivo grandissima passione per il diritto civile ed entrai in magistratura con l'idea di diventare un civilista, dedito alle ricerche giuridiche e sollevato dalla necessità di inseguire i compensi dei clienti. La magistratura mi appariva la carriera per me più percorribile per dare sfogo al mio desiderio di ricerca giuridica non appagabile con la carriera universitaria per la quale occorrevano tempo e santi in paradiso.

Fui fortunato e divenni magistrato nove mesi dopo la laurea (1964) e fino al 1980 mi occupai soprattutto di cause civili, cui dedicavo il meglio di me stesso. E' vero che nel 1975, per rientrare a Palermo, ove ha sempre vissuto la mia famiglia, ero approdato all'Ufficio Istruzione Processi Penali, ma ottenni l'applicazione, anche se saltuaria, ad una sezione civile e continuai a dedicarmi soprattutto alle problematiche dei diritti reali, delle (...) legali, delle divisioni ereditarie ecc.

Il 4 maggio 1980 uccisero il Capitano Emanuele Basile ed il Cons. Chinnici volle che mi occupassi io dell'istruzione del relativo procedimento. Nel mio stesso ufficio frattanto era approdato, provenendo anche egli dal Civile, il mio amico d'infanzia Giovanni Falcone e sin da allora capii che il mio lavoro doveva essere un altro. Avevo scelto di rimanere in Sicilia ed a questa scelta dovevo dare un senso.
I nostri problemi erano quelli dei quali avevo preso ad occuparmi quasi casualmente, ma, se amavo questa terra, di essi dovevo esclusivamente occuparmi.

Non ho più lasciato questo lavoro e da quel giorno mi occupo pressoché esclusivamente di criminalità mafiosa. E sono ottimista poiché vedo che verso di essa i giovani, siciliani e no, hanno oggi una attenzione ben diversa da quella colpevole indifferenza che io mantenni sino ai quarant'anni. Quando questi giovani saranno adulti avranno più forza di reagire di quanto io e la mia generazione ne abbiamo avuta.

2) La Dia è un organismo investigativo formato da elementi dei Carabinieri, della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, e la sua istituzione si propone di realizzare il coordinamento fra queste tre strutture investigative che, fino ad ora, con lodevoli ma scarse eccezioni, hanno agito senza assicurare un reciproco scambio di informazioni ed una auspicabile razionale divisione dei compiti loro istituzionalmente affidati in modo promiscuo e non coordinato.
La Dna è una nuova struttura giudiziaria che tende ad assicurare soprattutto una circolazione delle informazioni fra i vari organi del Pubblico Ministero distribuiti tra le... circoscrizioni territoriali.

Sino ad ora questi organi hanno agito in assoluta indipendenza ed autonomia l'uno dall'altro (indipendenza e autonomia che rimangono nonostante la nuova figura del Superprocuratore) ma anche in condizioni di piena separazione, ignorando nella maggior parte dei casi il lavoro e le risultanze investigative e processuali degli altri organi, anche confinanti, e senza che vi fosse una struttura sovrapposta delegata ad assicurare il necessario coordinamento e ad intervenire tempestivamente con propri mezzi e proprio personale giudiziario nel caso in cui se ne ravvisi la necessità.

3) La mafia (Cosa Nostra) è una organizzazione criminale, unitaria e verticisticamente strutturata, che si contraddistingue da ogni altra per la sua caratteristica di "territorialità".

Essa è suddivisa in "famiglie", collegate tra loro per la comune dipendenza da una direzione comune (Cupola), che tendono ad esercitare sul territorio la stessa sovranità che su esso esercita, deve esercitare, legittimamente, lo Stato.
Ciò comporta che Cosa Nostra tende ad appropriarsi delle ricchezze che si producono o affluiscono sul territorio principalmente con l'imposizione di tangenti (paragonabili alle esazioni fiscali dello Stato) e con l'accaparramento degli appalti pubblici, fornendo al contempo una serie di servizi apparenti rassembrabili a quelli di giustizia, ordine pubblico, lavoro ecc., che dovrebbero essere forniti esclusivamente dallo Stato.

E' naturalmente una fornitura apparente perché a somma algebrica zero, nel senso che ogni esigenza di giustizia è soddisfatta dalla mafia mediante una corrispondente ingiustizia. Nel senso che la tutela dalle altre forme di criminalità (storicamente soprattutto dal terrorismo) è fornita attraverso l'imposizione di altra e più grave forma di criminalità. Nel senso che il lavoro è assicurato ad alcuni (pochi) togliendolo ad altri (molti).
La produzione ed il commercio della droga, che pur hanno fornito Cosa Nostra dei mezzi economici prima indispensabili, sono accidenti di questo sistema criminale e non necessari alla sua perpetuazione.
Il conflitto inevitabile con lo Stato con cui Cosa Nostra è in sostanziale concorrenza (hanno lo stesso territorio e si attribuiscono le stesse funzioni) è risolto condizionando lo Stato dall'interno, cioè con le infiltrazioni negli organi pubblici che tendono a condizionare la volontà di questi perché venga indirizzata verso il soddisfacimento degli interessi mafiosi e non di quelli di tutta la comunità sociale.

Alle altre organizzazioni criminali di tipo mafioso (camorra, 'ndrangheta, Sacra Corona Unita ecc.) difetta la caratteristica della unitarietà ed esclusività. Sono organizzazioni criminali che agiscono con le stesse caratteristiche di sopraffazione e violenza di Cosa Nostra, ma non ne hanno l'organizzazione verticistica ed unitaria. Usufruiscono inoltre in forma minore del "consenso" di cui Cosa Nostra si avvale per accreditarsi come istituzione alternativa allo Stato, che tuttavia con gli organi di questo tende a confondersi.

Paolo Borsellino
19 luglio 1992

18 luglio 2010

Rete circoli: incontri intercomunali circoli PD.

Da diversi mesi alcuni Circoli della zona Brianza est si incontrano regolarmente il secondo lunedì di ogni mese per conoscersi, scambiarsi informazioni, e verificare possibilità di collaborazione che si dovessero rendere necessarie al fine migliorare la presenza politica del nostro partito nel territorio e nella società di concerto o in appoggio con quella dei comuni vicini. Evidentemente il gruppo non intende sostituire gli incontri istituzionali convocati dal Responsabile PD locale della Zona Brianza est che hanno necessariamente un respiro più ampio e si rivolgono a tutto il territorio interessato. Il gruppo politico intercomunale nasce da contatti e inviti resi possibili grazie alle opportunità offerte dalla rete da cui si è ispirato per il nome autonominandosi appunto “Rete Circoli”.

A questi incontri hanno partecipato i circoli di: Bellusco, Busnago, Burago, Bernareggio, Cavenago di Brianza, Carnate, Cornate d’Adda, Mezzago, Ornago, Oreno-Velasca, Sulbiate.



Obiettivo principale: sviluppare tutte le sinergie possibili per rendere più efficace ed efficente anche l’azione isolata del singolo circolo locale. Tra i promotori di questa iniziativa il nostro Coordinatore Maurizio Sarchielli.

Durante l’ultimi incontro, svoltosi presso il circolo di Cornate d’Adda, è stato nominato un gruppo di lavoro che si adopererà per preparare un progetto il più definito possibile per l’istituzione una scuola di Formazione Politica intercomunale dal titolo: “Scuola di Politica e di Amministrazione pubblica sostenibile”, da presentare alla Rete, entro la fine di settembre.

Dimissioni Coordinatore Osservatorio Minori

Daniela
Mattavelli si dimette dal ruolo di Coordinatore dell’Osservatorio Minori.
Interrotta improvisamnete la collaborazione con l'Amministrazione.

Non conosciamo le esatte motivazioni della
decisione di Daniela Mattavelli (già Assessore nella
precedente
Giunta di Stucchi Maurizio) di recedere dall’impegno di
Coordinatore
dell’Osservatorio Minori, ruolo che le è stato affidato
dalla precedente amministrazione nel novembre del 2008 e
successivamente rinnovato dal
Consiglio attuale nel dicembre del 2009.
Possiamo solo dirci sorpresi e dispiaciuti, anche perché, l’ Assessore ai
servizi sociali Crespi Mariagrazia le ha sempre riconosciuto
competenza, impegno, e dedizione,e fiducia.

Immaginiamo, però, che le ragioni che l’hanno portata alla scelta delle dimissioni siano
certamente importanti.
Attendiamo di saperne di più per esprimere
considerazioni più puntuali. Crediamo necessario
intervenire rapidamente per non disperdere il lavoro svoltoe di poter non interropere la continuità necessaria.
Ringraziamo quindi Mattavelli, per tutto il lavoro svolto, auspichiamo che a breve si trovi un valido
sostituto.

Pd Info - 16 luglio 2010

Cari Circoli,
in questa settimana ci sembra di dover mettere l’accento principalmente sull’allarmante situazione emersa in Lombardia dopo che le autorità giudiziarie hanno sferrato un colpo durissimo alla criminalità organizzata presente nella nostra Regione. Ne dobbiamo concludere che la ‘Ndrangheta in Lombardia c’è ed è ramificata come una piovra proprio nel modo in cui tanti studi negli ultimi anni hanno raccontato e mostrato. Più ancora: i blitz delle forze dell’ordine mostrano con chiarezza come le intercettazioni telefoniche siano uno strumento del tutto essenziale per le indagini, nonostante la destra le attacchi ormai da molte settimane come fossero l’unico problema del nostro Paese.

Il quadro che emerge giorno dopo giorno mostra inoltre i legami quotidiani e costanti fra criminalità organizzata e alcuni politici locali. Il primo dovere che sentiamo è quello esprimere tutto il ringraziamento e l’apprezzamento del Partito Democratico lombardo alle Direzioni distrettuali antimafia di Reggio Calabria e di Milano, che hanno condotto un lavoro straordinario grazie al quale tutti noi siamo chiamati una volta di più alla consapevolezza che la Lombardia è una terra di trincea nella lotta ai fenomeni criminali organizzati, il che ci dimostra che il nostro ruolo è fondamentale: le Istituzioni e la politica tutta non possono permettersi per nessuna ragione di sottovalutare un fenomeno gravissimo e pericoloso per la stessa convivenza civile.

Ma se la Lombardia rischia di diventare una delle colonie della 'Ndrangheta, allora emerge con forza l’imperativo di difendere questa nostra terra, di tutelarla contro ogni compromesso con fenomeni mafiosi che rifiutiamo con tutte le nostre energie, in particolare per quanto concerne i traffici di stupefacenti, le ecomafie, i racket. E’ desolante vedere come persino un Circolo dedicato a Falcone e Borsellino sia stato utilizzato impunemente per summit criminali.



A questo punto le dimissioni di Massimo Ponzoni dall’Ufficio di Presidenza della Regione non sono derogabili oltre: visto che il suo partito, il Popolo delle libertà, gli ha già chiesto di lasciare la poltrona di segretario provinciale di Monza e Brianza, a noi sembra che a maggior ragione debba esserci subito il parallelo abbandono dell’Ufficio di Presidenza della Regione Lombardia, il luogo da cui l’assemblea legislativa lombarda è guidata e coordinata e che certo non può essere sfiorato dal dubbio di ospitare ai suoi vertici figure “avvicinabili” dalla criminalità organizzata.



Non ci sembra il caso di parlare di altro, questa settimana. I fatti emersi sono così preoccupanti e gravi che tutto il resto scivola in secondo piano. Solo vi ricordiamo gli ultimi due giorni della nostra Festa a Desenzano del Garda (su http://www.pdlombardia.it/nota_politica/2010/07/04/festa-democratica-lombarda/ trovate il programma) che ospita da oggi il corso di Formazione “Giorni Migliori”: alla luce dei fatti c’è da auspicare davvero che ne arrivino. Tocca anche al Pd far sì che ciò accada.
Con amicizia,

Maurizio Martina
Segretario regionale PD lombardo

Roberto Rampi
Responsabile Organizzazione PD Lombardo

13 luglio 2010

Orfani bianchi in Romania

Cari tutti,
a latere degli impegni istituzionali a Strasburgo e a Bruxelles (Commissioni, Plenaria, riunioni di gruppo) spesso promuoviamo, in Parlamento, degli incontri per sollevare dei temi specifici.

Tra questi ve ne è stato uno che sento il bisogno di condividere con voi, anche emotivamente, il tema degli orfani bianchi in Romania, che abbiamo affrontato in un incontro, promosso da me e David Sassoli, a Strasburgo, con la testimonianza dell’Associazione L’Albero della Vita Onlus, che ha presentato il dossier "Left Behind - La famiglia transnazionale e gli orfani bianchi nella Moldavia Romena" .

Naturalmente parliamo di Romaniaperché là il fenomeo è più esteso che altrove, ma riguarda anche altri paesi dell'Europa orientale e altri paesi vicini come l'Ucraina.

Da tempo sto lavorando, anche con altri colleghi, sul tema dell’infanzia in Romania: le problematiche sono diverse, dalle adozioni bloccate, agli orfani bianchi, allo sfruttamento minorile.

Sono realtà su cui anche tantissimi italiani sono attivi, con progetti specifici, a partire da don Gino Rigoldi, don Virginio Colmegna e i Padri Somaschi, ciascuno con forme diverse, in base al carisma specifico della sua opera, ma tutti con grande passione e generosità.

Nell’incontro sono emersi dati davvero spaventosi: sono 350 mila gli "orfani bianchi" che vivono in Romania senza uno o senza entrambi i genitori, migrati per garantire ai figli un futuro migliore, e rappresentano complessivamente il 7% della popolazione minorile. Il paradosso è che, mentre vanno a vivere in altri paesi per dare un contributo ai figli, li abbandonano con gravisssime conseguenze fisiche, sanitarie e psicologiche.

Nel dettaglio, sarebbero 157 mila i bambini che attualmente hanno il padre all'estero, 67 mila solo la mamma, mentre più di un terzo, ossia 126 mila, sarebbero privi di entrambi i genitori. Metà degli "orfani bianchi" ha meno di 10 anni. Tra questi, più della metà ha tra i 2 e i 6 anni, solo il 4% ha meno di un anno. Il 16% di questi bambini è stato più di un anno lontano dai propri genitori. Il 3% addirittura più di quattro. In totale sarebbero 4 milioni i rumeni emigrati. Il 15% delle famiglie della Romania ha almeno un componente della famiglia all'estero. Se ad emigrare è il padre, il 21% dei figli non lo vede per 2-4 anni consecutivi, il 28% per un tempo ancora più lungo. Se sono le donne ad essere lontane, la famiglia estesa diventa un supporto fondamentale: solo il 58% dei bambini vive con il proprio padre rimasto in patria, gli altri con i vicini o persone più o meno presenti.

Si stima che finora il fenomeno abbia coinvolto più di 750 mila bambini, in questi ultimi anni.

Questa mia mail vuole semplicemente essere uno spunto per una riflessione ed una condivisione con voi di un problema che mi ha toccato molto. Dovremmo "vedere" il tema degli stranieri presenti in Italia per lavoro anche sotto quest'ottica: cioè pensando alla loro famiglia lontana e "sfaldata". Inoltre faccio presente che l'attuale dimensione della crisi economica sta spingendo fortemente anche molti dei Paesi dell'Europa orientale a spostarsi verso "occidente" per cercare lavoro.

Ringraziandovi per l’attenzione, vi saluto cordialmente e resto a disposizione per chi volesse approfondire.



Patrizia Toia

VIAGGIO ALL’INFERNO: ANDATA E RITORNO

“Ciao, come stai, tutto bene?”: francamente, penso che pormi una domanda siffatta sia quantomeno irrispettoso della mia vicenda personale e di quanto la vita mi abbia riservato. Soprattutto questo, quando a chiederlo sono persone che non sono mai entrate nella mia vita, né mai avranno intenzione di farlo forse perché mi reputano solo uno “sfigato in carrozzina”, uno dei tanti scomodi in questa società di vincenti. O forse ancora, perché in modo molto presuntuoso pensano sempre di stare meglio di me, magari nel loro triste ed incolore: ”Tiro avanti”.
Se non amate i gusti forti della vita, beh, allora il consiglio è di chiudere il giornale ed interrompere subito la lettura di questo articolo.
A raccontarla tutta sinceramente, sono stati quasi due anni di m. . . ., da quando, nell’agosto 2008, mi si aprì una piaga a livello ischiatico (sotto la natica destra- N.d.R.), conseguenza del mio procedere forzatamente su una sedia a rotelle. In questo periodo, ho visto la faccia speculativa della ns. Sanità, quella che vive di medicazioni inconcludenti e senza finalità, solo per gonfiare il bilancio di una clinica privata. Clinica ovviamente convenzionata secondo il regime imperante nella nostra Regione. Con una “pietas umana” rivestita solo di bassi interessi economico-politici, sono stato per circa un anno e mezzo nel girone dantesco dei “senza speranza”, di quelli, giovani e non, che passano il loro tempo in lunghe e vuote attese presso ambulatori medici. Dove, nella coda interminabile di pazienti, io ero solo uno dei tanti sfortunati, neanche degni di “disturbare” la fitta agenda d’impegni del sommo ed illustre primario. Beninteso, non sto denigrando tale medico, sicuramente meritevole dal punto di vista professionale di aver inventato ed allestito un servizio di vulnologia in questa clinica di Monza: sicuramente più di qualcuno è stato salvato da questa scontrosa figura medica. Dire però, come la mia infermiera del servizio ADI (Assistenza Domiciliare Integrata) che quella clinica sia il posto migliore dove curarsi le piaghe, insieme ad un’altra clinica privata convenzionata della Lombardia, penso sia francamente troppo. A Monza, per fortuna, ci sono anche ospedali pubblici, dove le persone lavorano più in silenzio e nell’ombra, senza esporre nessun cartello altisonante. La qualità della cura mal si concilia con la quantità: gli angeli poi, ti aiutano proprio così, nel silenzio e mettendosi poi nascosti sulla nostra spalla.
Ora, dopo il ricovero di 23 giorni, una lunga e paziente degenza, torno alla vita, sempre più convinto che il mio compito in questo mondo sia di essere felice speranza, per me e per tutti quelli che stanno intorno a me, per quelli che mi vogliono bene ed anche per quelli che me ne vogliono un po’ di meno. Voglio vivere il resto dei miei giorni, cercando sempre di cogliere il mezzo bicchiere pieno della vita, fino a che anche una sola goccia di lacrime lo riempirà. Ed ora fatemi chiudere con questa battuta: “La vita è anche una questione di sedere, si sa, ma vivere col sedere chiuso è un gran bel vivere”.

“Felice Speranza”

11 luglio 2010

COMUNE IN VENDITA CAUSA TAGLI MANOVRA ECONOMICA

Cavenago di Brianza

Originale forma di protesta degli amici di Cavenago di Brianza per denunciare l’assurda manovra economica di Tremonti/Berlusconi. Per chi se ne fosse dimenticato sono quelli della banda: …."Non metteremo mai le mani nelle tasche degli italini"….ma taglieremo, per fare cassa, i trasferimenti ai comuni che alimentano e sostengono le spese per finanziare aiuti ai servizi sociali e di essenziale pubblica utilità.



Complimenti al Sindaco PD Sem Galbiati alla sua Giunta ed alla sua squadra che per tre giorni hanno presidiato la piazza principale del paese vegliando anche la notte all’interno di una tenda.

Peccato che questa protesta, che ha avuto l’attenzione di diversi giornali locali e nazionali ,non sia stata coordinata e condivisa contemporaneamente in altri comuni della Brianza

6 luglio 2010

CRONACA DEL CONSIGLIO COMUNALE del 25/06/2010

Più che a un normale e civile Consiglio Comunale, a Sulbiate, siamo stati testimoni di un acceso confronto tra la persona Sindaco Stucchi e la minoranza, talmente animato e aggressivo da essere imbarazzante, per il luogo istituzionale in cui si è svolto.

Abbiamo, purtroppo, assistito impotenti e basiti alla riedizione del vecchio duello, che immaginavamo ormai consegnato alla storia, e che ha avvelenato per molti anni la vita politica della comunità, tra Lista Civica Comune Aperto e Lista Civica Si.
Per chi non lo sapesse C.A. è la lista Civica che ha amministrato il nostro paese con il Sindaco Giorgi due mandati fa.

Il C.C offre di se, di fronte all’impotenza dei consiglieri (in particolare di quelli iscritti al Pd), e allo stupore del pubblico presente, un’esibizione indecente, e volgare.

Il circolo PD può solo denunciare l’accaduto e auspicare che per il bene di Sulbiate e l’onorabilità della vita civica e politica del nostro paese, non si ripeta mai più.

Il Sindaco Stucchi, il suo Vice, i consiglieri della minoranza (in particolare gli ex di Comune Aperto) sembravano invece compiacersi di questo fatto, gratificati dalle accuse e dagli insulti indicibili che vicendevolmente si sono scambiati. Tra il pubblico l’unico che certamente ha apprezzato quanto stava avvenendo è stato il referente della stampa locale. Sulbiate non certamente darà una buona immagine di sé.

A nulla è valso l’intervento del nostro Ass. Fassina in risposta alla mozione di P.T. che riguardava i recenti cantieri stradali che hanno creato molte difficoltà alla viabilità del nostro paese. La dichiarazione dell’Assessore era evidentemente volta a portare la discussione su canoni di un corretto civile confronto, come si conviene tra maggioranza e minoranza in un paese normale. Sempre su iniziativa e consiglio di Fassina, il capogruppo Zoia Luca, ha richiesto una sospensione del Consiglio per cercare insieme a PT una via di uscita allo stallo che si era creato. Purtroppo mentre in separata sede i consiglieri e i Capi Gruppo dei due schieramenti sembravano aver trovato la quadra, in sala consigliare continuavano a scontrarsi senza esclusione di colpi il Sindaco e il consigliere d’opposizione Antonini vanificando così il lavoro di mediazione cui gli altri stavano arrivando.

Tutte le interpellanze presentate da P.T. lasciano intendere neanche troppo velatamente comportamenti scorretti da parte del nostro Sindaco e della precedente Giunta ai limiti della legalità, che se confermate potrebbero essere perseguite per legge.

Interpellanze lunghe, minuziosamente corredate di riferimenti tecnici, e intenzionalmente cariche di sospetti e di accuse indimostrabili. E’ giusto che la minoranza faccia il suo mestiere, riteniamo, però, che muovere accuse di tali gravità, presuppone la disponibilità d’incontestabili e solide prove, altrimenti il tutto si riduce a “chiacchiera da bar” che ha come unico scopo quello di sollevare confusione, sterili polemiche, e inutili polveroni. I soli sospetti, spesso, non sono altro che l’anticamera della menzogna.

Purtroppo il C.C. è sembrato essere ostaggio di personalismi incontrollabili, vecchi rancori, irrisolte questioni ancora aperte tra la vecchia Lista SI e C.A. retaggio di un inglorioso passato politico in un clima esasperato da “mezzogiorno di fuoco”.

Il circolo Pd di Sulbiate non condivide e non può tollerare sedute di C.C. di così basso livello politico e istituzionale.
Esprime solidarietà ai nostri cinque consiglieri PD per la situazione poco istituzionale in cui sono costretti a operare, e in particolare al Sindaco Stucchi per gli attacchi personali subiti che mirano a colpire alzo zero la sua onorabilità e la sua onestà.

Riceverete prossimamente aggiornamenti circa gli sviluppi di questa complicata situazione.