20 luglio 2011

Due commenti alle dichiarazioni di voto di SI e PD.

Pubblichiamo in evidenza due commenti di nostri lettori ai seguenti post:

Commento al post: Dichiarazione di voto Gruppo Consiliare Lista Si - C.C. del 18 luglio 2011.

Ma siete proprio un po' duri (o mancano gli argomenti) ripetete tutti la stessa cosa, un outlet comporta delle negatività qualunque sia il progetto di dettaglio: traffico, consumo di territorio.. (cliccate sul simbolo giallo NO OUTLET di Teorema per una lista più completa). Questo è indipendentemente dalle "carte" e dalle promesse "in compensazione".
Se la revoca della DG39 è inutile, è inutile anche la DG39, allora perchè spaccare una giunta per una cosa inutile?
Per quale legge o norma l'emendamento del PD è illegittimo? Se la risposta non arriva si può presupporre che sia una balla.
La frase dei 4 che votano contrario e dei 3 che si astengono misura la qualità delle persone che governano Sulbiate, basta un inserimento imprevisto e tutto si cortocircuita.
Sig. Luca Zoia, per il ruolo che ricopre, non si sente in dovere di rispondere, magari con parole proprie? Non sarebbe il caso (dovere per quello che rappresenta) di entrare anche nel merito delle argomentazioni del link "No Outlet".

Commento al post: Dichiarazione di voto del Gruppo Consiliare del Partito Democratico di Sulbiate - C.C. del 18 luglio 2011.

ma scusate diamo ragione in tutto e per tutto a quanto dice la mozione dell'opposizione e non sappiamo prendere una presa di posizione netta? astensione, che presa di posizione è? abbiamo avuto paura di metterlo in minoranza? il sindaco ci tratta a pesci in faccia e noi...confidiamo nella sua ragionevolezza? se continuiamo così: il nostro elettorato ci prenderà in giro e tanto dal sindaco non otteniamo niente, visto che ci considerata ormai non più alla sua pari...(un [ex?] elettore)


Genova 10 anni dopo. Nessuno si è scusato.


Qui l'articolo di Claudia Fusani. Sito de l'Unità.





Qui il DOSSIER Dieci anni dopo. GENOVA PER NOI.




Conferenza stampa di Bersani al termine della direzione nazionale.

La conferenza stampa di Pier Luigi Bersani al termine della Direzione nazionale del PD.




C'è bisogno di un nuovo quadro politico in grado di garantire una ripartenza.
La strada maestra da percorrere resta quella di tornare al voto.
Sintesi della relazione alla direzione nazionale.

Nota del mattino del 20 luglio 2011.


1. LA DIREZIONE DEL PD FISSA LA LINEA SU CRISI ECONOMICA, POLITICA, RIFORMA ELETTORALE.
La relazione introduttiva di Bersani è stata approvata ieri con sole 9 astensioni (su 175 presenti alla riunione della Direzione).
Nonostante sui giornali oggi si parli solo di riforma elettorale, Bersani ha incentrato per larghissima parte il suo intervento sulla crisi economica e sulle iniziative da prendere a livello europeo e nazionale per affrontare questo difficile tornante e per cambiare linea politica. Le linee generali della relazione sono state queste.
LA CRISI INTERNAZIONALE.
I protagonisti che hanno provocato la crisi finanziaria sono ancora in campo: Non si vede ancora l’alleanza necessaria tra la politica che riprende il suo ruolo e l’economia reale. E si propone una drammatica contraddizione. Mentre la globalizzazione imporrebbe la ricerca di un governo condiviso a livello mondiale i meccanismi di ricerca del consenso portano invece verso posizioni di chiusura e di divisione. L’esempio lampante è quello della Germania, che con l’euro ha potuto guadagnare posizioni nell’espansione della propria economia, ma che davanti a un problema come quello greco, che rappresenta appena il 3 per cento del PIL europeo, sembra interessata più a una punizione della spesa facile che alla salvezza dell’euro e dell’Unione.
L’EUROPA E LA CRISI
. Le destre, che hanno guidato fin qui l’Europa, cominciano a perdere consensi. Ma questo non significa che si realizzi un cambiamento con facilità. Siamo vicini a numerose elezioni. Francia, Germania, Polonia, Romania, Croazia. Saranno elezioni che si svolgono in una fase recessiva. Credo dunque che sarebbe bene avere una piattaforma europea dei partiti progressisti per avviare campagne elettorali radicali. Una piattaforma che punti alla crescita economica, senza la quale non si affronta il problema del debito; che chiarisca che lasciare affondare i paesi marginali significa segare i rami su cui tutti gli europei sono seduti; che riconosca che la diversa competitività dei paesi europei è un problema da mettere e affrontare in comune; che metta al centro il tema della domanda aggregata. Il Pd ha già avanzato in particolare il progetto di un’agenzia europea per gestire il debito pubblico che gli stati hanno accumulato per salvare i propri istituti finanziari dalla crisi, la tassazione delle transazioni finanziarie, l’emissione di eurobond per finanziare gli investimenti. Noi italiani possiamo essere protagonisti di questa fase. Sapendo che ciò che è accaduto nelle ultime settimane è solo un’onda del mare della crisi. Gli investitori finanziari sono tornati a battere sul tasto della sfiducia sull’euro e sull’Europa.
L’ITALIA E LA CRISI. E’ chiaro a tutti che con una crescita bassa non si capisce come si potrà ripagare il debito. Per di più, dopo aver visto per tre anni questo governo il mondo ha capito che non siamo credibili. Fino a un mese fa, complice uno straordinario conformismo, si discuteva con i titoli a nove colonne sulla riduzione delle tasse. Ora ci troviamo nella condizione di dover subire manovre pesantissime. La verità è che in questi tre anni non c’è stata una politica economica, né una politica industriale. Ci sono stati filosofemi. Messaggi e suggerimenti con continue oscillazioni, il fai da te, l’individualismo, poi sullo statalismo. Ma niente di risoluto o di sostanziale. E sono stati aboliti di fatto tutti i luoghi e tutte le possibilità di discussione e di confronto. Consigli dei ministri chiusi in cinque minuti. Fiducie a raffica. Non c’è stato un solo luogo dove discutere. Quella del tenere in conti in ordine in questa condizione è stata una leggenda. Abbiamo tagliato la spesa per la scuola e abbiamo speso di più negli sperperi. Altro che riduzione della spesa pubblica. Nessuna vera riforma.
Quando sotto i colpi della speculazione siamo arrivati al dunque, abbiamo fatto bene a concedere l’accelerazione dei tempi. Ma qui si ferma la nostra responsabilità per una manovra approvata con la fiducia e che è sbagliata e iniqua. Se tocca a noi garantiamo che i saldi restino invariati, ma che correggeremo il senso della manovra. Anzi noi in base alle proposte che abbiamo già elaborato siamo in grado di dare anche un altro contributo di qualità e di efficienza su quattro punti decisivi:
1. Il Risparmio nella Pubblica amministrazione. Nel documento che abbiamo approvato nella nostra assemblea nazionale ci sono moltissime indicazioni. Dobbiamo andare avanti anche con le nostre proposte istituzionali su Province, Comuni, società comunali. Noi abbiamo dimostrato, quando abbiamo governato, di saper intervenire con efficienza. Certo potevamo anche fare di più. Ma non c’è dubbio che abbiamo fatto meglio.
In questo capitolo ci sono i costi della politica. Bisogna tirare una linea e presentare proposte concrete perché effettivamente il problema esiste. Dunque dobbiamo essere fermi nel determinare interventi e iniziative. Poi bisogna tirare la riga e da lì dobbiamo difendere a spada tratta la buona politica dall’antipolitica. Adesso che la destra capisce di perdere questo sta facendo: sta mettendo fango nel ventilatore per mandare tutto allo sfascio. Dunque dobbiamo intervenire effettivamente sulle cose che vanno cambiate. E poi da lì in poi lottare per difendere la buona politica. Dobbiamo fare anche in fretta, perché solo se intervieni sulle tue cose, come per esempio i vitalizi che noi vogliamo riportare nell’alveo della previdenza che riguarda tutti gli altri cittadini iscritti all’Inps, sugli stipendi dei parlamentari da riportare nella media europea, sull’incompatibilità tra i diversi incarichi, sulle Province, sui Comuni, sulle società comunali, solo così puoi parlare e intervenire sui privilegi degli altri. E nella società italiana di situazioni di privilegio ce ne sono moltissime.
2. Il Fisco. Noi dobbiamo riequilibrare il carico fiscale. Chi ha di più deve dare di più.
3. Le liberalizzazioni.
4. La politica industriale.
IL QUADRO POLITICO. Ma si può fare tutto questo con il quadro politico attuale? Può dare questo governo un’idea di stabilità? No. La strada maestra è quella del voto. Sono convinto che se si presentano programmi nuovi a confronto, tutti nella garanzia del rispetto dei saldi, e protagonisti nuovi, mercati e investitori capiranno. Intanto non stiamo con le mani in mano. Con Idv e Sel stiamo discutendo le proposte di programma. Con l’Udc abbiamo concordato in Parlamento gli emendamenti alla manovra. Se poi, dopo le dimissioni del governo, ci fossero le condizioni per la formazione di un governo di breve transizione per fare la riforma della legge elettorale, noi potremmo essere disponibili. Ma questo passaggio presuppone tempi stretti e che non restino al loro posto coloro che ci hanno portato fin qui. LEGGE ELETTORALE. E’ importante che oggi approviamo la nostra proposta, che ha caratteri abbastanza comprensivi sia di questioni di sistema sia di questioni più politiche, uno strumento che non chiude le porte nella discussione con le altre forze politiche, accompagna il bipolarismo, garantisce un buon equilibrio tra maggioritario e proporzionale e che ciascun partito possa presentarsi con il proprio volto. Prevede un collegio nominale a doppio turno e garantisce meccanismi per la parità di genere e che prevede che i gruppi parlamentari corrispondano alle liste presentate alle elezioni. Nel frattempo sono state avviate le procedure per la presentazione di due referendum. Uno, proposto da Passigli, l’altro che punta al ripristino del mattarellum. In entrambi i casi, sia pure per ragioni diverse, gli esiti non sono coerenti con le proposte del Pd. Credo dunque che sia da sostenere la nostra proposta.

2. DOMANI RIUNIONE DECISIVA IN EUROPA: SUL SALVATAGGIO DELLA GRECIA SI GIOCANO I DESTINI DI TUTTA L’UNIONE MONETARIA. IN USA OBAMA ALLA RICERCA DI UNA SOLUZIONE PER EVITARE IL DEFAULT.
Riunione decisiva domani a Bruxelles dei capi di Stato e di governo per evitare il fallimento della Grecia e l’innesco di una crisi sistemica. I tentennamenti di diversi paesi, Germania in testa, nel concedere sostegni alla Grecia rischiano di essere pagati cari da tutti gli europei in termini di turbolenze e attacchi della speculazione contro l’euro.
La mancanza di coesione e la frantumazione europea con ogni Stato che pensa per sé, imposte dai governi egemonizzati dalle destre, sta portando l’Europa al disastro. Queste divisioni impediscono che la politica e l’economia reale si riapproprino del proprio ruolo rispetto all’attività finanziaria che ha provocato fin qui guasti e problemi.
Gli Usa non stanno meglio. Il presidente Barack Obama deve trovare un accordo con i repubblicani sull’ammontare del debito pubblico, che ha già toccato il limite massimo dei 14 mila miliardi di dollari per evitare il default in Usa.
Da l’Unità un articolo sul tema dei debiti pubblici di Silvano Andriani. “La caratteristica principale dell`attuale crisi è nella formazione di un eccesso di debito. Il grafico la mostra plasticamente. La linea indica il livello del debito totale - somma dei debiti dello Stato, delle famiglie e delle imprese - rispetto al prodotto lordo degli Usa dal 1870 al 2010. Esso per circa mezzo secolo oscilla intorno ad una volta e mezzo il Pil; negli anni `20 si impenna sino a diventare nel 1929 tre volte il Pil e generare la crisi degli anni`30; nel 1955 ritorna al livello precedente lì resta fino all`affermarsi del neo-liberismo negli anni `80, allora ricomincia a salire con moto accelerato sino a stabilire il nuovo record pari a tre volte e mezzo il Pil nel 2007 e generare una nuova crisi finanziaria ed economica. La situazione dell`Europa non è diversa: il debito totale medio nell`Unione nel 2010 era pari a due volte e mezzo il Pil, un record storico, ma variava dalle due volte della Germania alle quattro dell`Irlanda, mentre Inghilterra, Spagna, Portogallo e Grecia si avvicinano a quel massimo. Ulteriore riprova degli squilibri europei. Il debito italiano era 2,4 volte inferiore alla media, giacché il maggiore debito pubblico era più che bilanciato dal più basso debito privato. Proviamo innanzitutto a trarre qualche lezione da questa storia, aggiungendo informazioni che rafforzano l`analogia fra la crisi degli anni`30 e quella attuale. Anche negli anni`20 vi fu un rapido aumento delle disuguaglianze nella distribuzione del reddito e della ricchezza; anche allora la prima diffusione dei consumi di massa fu finanziata col debito delle famiglie. La prima lezione è che se è vero che un eccesso di debito pubblico è una cosa cattiva, un eccesso del debito privato può essere anche più pericoloso: entrambe le più micidiali crisi del capitalismo hanno avuto origine dal debito privato. Questo rende ancora più sorprendente l`inerzia del ceto politico italiano che ha disertato il confronto contro il senso comune ancora imperante nei mercati e nelle istituzioni comunitarie che considera destabilizzante solo il livello del debito pubblico. Un cambiamento del patto di stabilità che assumesse a riferimento invece del debito pubblico il debito totale lo avrebbe reso più realistico ed anche più favorevole all`Italia. L`altra, più importante lezione, è che in una crescita trainata dai mercati la distribuzione del reddito risulta non solo sempre più iniqua, ma, di conseguenza, anche inefficiente, nel senso che essa non è in grado di alimentare un adeguato livello della domanda senza una crescita dell`indebitamento. Nei "trenta anni gloriosi" successivi alla seconda guerra mondiale, invece, mentre i consumi di massa si diffondevano in tutti i paesi
avanzati e venivano sviluppate le strutture dello Stato Sociale, il livello del debito totale non aumentò. Ciò fu il frutto di un modello distributivo determinato e gestito politicamente che fu lo strumento principale di una visione riformista dello sviluppo. Ora la domanda chiave è: dopo quattro anni di crisi il livello del debito sta diminuendo? No, sta aumentando, in quanto la modesta riduzione del debito privato è più che bilanciata dalla crescita del debito pubblico. Il grafico ci dice che qui è una grande differenza rispetto agli anni`30. La rapida riduzione del livello del debito fu allora conseguito facendo fallire migliaia di banche. Le scelte finora fatte tendono invece a preservare il valore dei crediti si cerca solo di frenarne l`aumento del debito operando sulla componente pubblica, sulle pensioni, sulle retribuzioni, cioè con l`austerità. Il permanere di un`enorme massa di debiti comprimerà le capacità di crescita per molti anni a venire e destabilizza i sistemi economici. Proprio considerando questi rischi in sede al Fondo Monetario Internazionale è stata condotta una ricerca da parte di Rheinard e Sbrancia per analizzare i diversi modi con i quali nell`ultimo secolo si è proceduto ad una riduzione del valore del debito e i loro effetti sulla crescita: default delle banche, ristrutturazione dei debiti degli Stati, periodi prolungati di tassi a interesse negativi, scoppi improvvisi di inflazione e, meglio, un`inflazione controllata abbinata ad una forte crescita economica: così fu drasticamente ridotto l`enorme debito accumulato durante la seconda guerra mondiale e rilanciata l`economia mondiale. Questo complesso di misure viene definito "financial repression" e considerato l`alternativa all`austerità. Oggi assistiamo impotenti al fatto che mercati finanziari, che hanno provocato la crisi e sono stati salvati da interventi statali, attaccano gli Stati che li hanno salvati e anche altre componenti della stessa finanza, le banche, per imporre i propri interessi. La politica non ha nessuna speranza di riprendere il controllo dei processi economici per ridurne l`instabilità ed orientarli alla soddisfazione dei bisogni prioritari senza ridurre drasticamente il ruolo dei mercati finanziari”.

3. OGGI IL DOPPIO VOTO SU PAPA E TEDESCO. BERSANI: NOI VOTIAMO SI’ ALL’ARRESTO. IL GRUPPI DEL SENATO E DELLA CAMERA CHIEDONO IL VOTO PALESE.
Oggi pomeriggio la Camera vota sulla richiesta di arresto del deputato Pdl Papa e il Senato sul senatore Pd Tedesco. La linea del Pd è chiara. Bersani ha chiesto il voto palese e ha schierato il Pd per un doppio sì alle richieste di arresto.
4. DISINFORMAZIONE DI MASSA I GIORNALI DI BERLUSCONI INNEGGIANO A TREMONTI E ATTACCANO NAPOLITANO, CALDEROLI FINI E BERSANI DIPINGENDOLI COME LA CASTA. MA NELLE VIGNETTE SUI PAPPONI NON CI SONO IL VERDINI DELLA CRICCA, IL DELL’UTRI CONDANNATO PER MAFIA, IL COSENTINO INDAGATO PER LA VICINANZA ALLA CAMORRA, SCAJOLA, LA CASA DI TREMONTI E MILANESE PAGATA DALLA SOGEI, SENZA CONTARE LO STESSO BERLUSCONI.
Con il governo che annaspa e Berlusconi che affonda, la destra ha deciso di sollevare un polverone cavalcando fino alle estreme conseguenze il vento dell’antipolitica. Come ha detto ieri Bersani è giusto intervenire subito e con efficacia per ridurre i costi della politica. Ma da lì in poi bisogna lottare contro l’antipolitica.
In questo contesto i giornali della casa sbattono in prima pagina con il titolo i papponi di Stato Napolitano, Calderoli, Fini e Bersani. Dimenticando guarda caso Verdini e gli appalti del G8, Dell’Utri condannato per Mafia, Cosentino indagato per Camorra, il ministro Romano per Mafia, Tremonti e
Milanese, con la casa da oltre ottomila euro al mese pagata dalla società pubblica Sogei, i voli blu a gogò dei ministri, la casa di Scajola, la P4 con Bisignani e chi più ne ha più ne metta. Senza dimenticare ovviamente il presidente del Consiglio, con i suoi uomini impegnati a tenere bassa la Rai per favorire Mediaset, le guardie del corpo fatte assumere al Sismi, la polizia a guardia del bunga bunga, i processi per corruzione ed evasione fiscale.

5. DISTRAZIONI DI MASSA 2. AFFARI DI FAMIGLIA. MENTRE GLI ITALIANI TIRANO LA CINGHIA E LIBERO E IL GIORNALE FANNO LA MORALE AI POLITICI MEDIASET CONQUISTA LE TORRI DI TRASMISSIONE DEL DIGITALE TERRESTRE E SUPERA LA RAI.
Da La Repubblica. “Accordo fatto. Mediaset mette le mani su Dmt, lo spin off di Alessandro Falciai che nel 2000 aveva lasciato il Biscione per creare il grande polo indipendente delle torri televisive. Un`impresa fallita per 1`ostruzionismo degli operatori che adesso, con l`avvento del digitale, hanno riscoperto quanto siano importanti le infrastrutture. Dmt verrà quindi incorporata in Elettronica Industriale, il veicolo creato da Mediaset che al termine dell`operazione punta ad avere almeno il 66% del capitale, rilevando da Falciai un altro 5-6%. Il resto sarà flottante. Il Biscione crea così un gigante da 3.300 torri, contro le 2.500 di Rai Way garantendosi nuovi flussi di cassa per almeno 500 milioni e - soprattutto - imponendo a chi vorrà entrare sul mercato televisivo italiano di passare da Segrate per trasmettere il proprio segnale. Una scelta strategica e allo stesso tempo difensiva. Eppure il piano ha rischiato di saltare «per l’arroganza di chi ha condotto le trattative» spiega Cara Goldenberg, 30 anni, azionista di minoranza di Dmt e numero uno del fondo Permian. L`esclusiva era scaduta il 30 giugno con un nulla di fatto. Poi l`accelerata improvvisa con il ruolo chiave di Carlo Ramella, direttore finanziario di Dmt, e Guido Barbieri, responsabile acquisti di Mediaset che guideranno anche la nuova struttura. L`operazione non prevede alcun esborso in contanti, quindi il nodo della trattativa era esclusivamente legato alla valutazione dei reciproci asset. E se per Dmt, quotata, i conti sono stati più semplici (con un`ebidta atteso per fine anno a 30 milioni di euro) per Elettronica Industriale l`operazione è stata più complicata. Con Mediaset che ha giocato a lungo cercando di strappare un prezzo migliore, ma rischiando di incassare il veto delle minoranze che si pronunceranno in assemblea, in autunno, come richiesto dalla Consob: «Fino a pochi giorni fa, non ci hanno mostrato i piani industriali - rilancia Goldenberg - e conferivano in Elettronica tutta gli scarti, perfino i camion che nulla c`entrano con le torri». Una trattativa, secondo alcuni, ai limiti della paranoia. Con Falciai che, dopo aver fallito il proprio piano voleva vendere, ma senza fretta. E Mediaset, di fatto, costretta a comprare per frenare la crisi della pubblicità e mettere a segno un punto nella battaglia contro Sky. Senza dimenticare che le torri valgono diversi punti nella gara per le nuove frequenze tv. Ieri, trovato l`accordo sugli asset, l`intesa è stata raggiunta

19 luglio 2011

Dichiarazione di voto del Gruppo Consiliare Lista SI. - C. C. del 18/07/2011.

per ingrandire cliccare sull'immagine



post correlato:Mozione ed intepellanza di Progetto Territorio del C.C. del 18/07/2011.
post correlato: Dichiazione di voto del Partito Democratico di Sulbiate. C.C. del 18/07/2011.

Mozione e Interpellanza di Progetto Territorio del C.C.18 luglio 2011.

Copia documento. Mozione PT C.C. del 18 lulgio 2011.
per ingrandire cliccare sui documenti.



post correlaro: La dichiarazione di voto del Gruppo consiliare Partito Democratico di Sulbiate. Consiglio Comunale del 18 luglio 2011.



Copia del documento. Interpellanza PT C.C. del 19 luglio 2011.



post correlato: GdV articolo di G. Ticozzi del 19/07/2011. Nostro commento.

19° anniversario della morte di Borsellino e degli uomini che lavoravano con lui.

Il 19 luglio del 1992 in un attentato in via D' Amelio, morirono il Magistrato Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina,Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina.
Sono passati 19 anni.




Oggi alle 16,58, nello stesso luogo, sarà osservato un minuto di silenzio. Alle ore 20,00 per non dimenticare partirà una fiaccolata.

Dopo 19 anni le indagini sono ancora in corso.

La strage di via D’Amelio, ha commentato il Presidente Napolitano “rappresentò il culmine di una delle fasi più gravi e inquietanti della sanguinosa offensiva della criminalità organizzata contro le istituzioni democratiche. Con l’attentato di via D’Amelio si volle colpire sia un simbolo della causa della legalità che, con rigore e abnegazione, stava svolgendo indagini in grado di piegare le più agguerrite forme di delinquenza sia un uomo che, con il suo esempio di dedizione e la sua dirittura morale, stava mobilitando le migliori energie della società civile dando a esse crescente fiducia nello stato di diritto”.

post correlato: 20 luglio 2010 - Ultima lettera di Paolo Borsellino.

Giornale di Vimercate del 19/07/2011. Articolo di G. Ticozzi. NOSTRO COMMENTO AL CONSIGLIO COMUNALE.

Oggi 19 luglio 2011 il Giornale di Vimercate a pagina 35 pubblica un articolo di G. Ticozzi

Titolo.

"Subiate Nel frattempo il sindaco ha mostrato ai consiglieri (ecluso quelli di PT) i progetti di Andromeda".

"A Cascina Ca’ spuntano i cartelli “No outlet”".

Il breve articolo informa dell’incontro svoltosi settimana scorsa in via Grandi a porte chiuse con i tecnici nominati da “Andromeda”, il privato che ha chiesto di poter realizzare una grande struttura di vendita a Sulbiate, per l’analisi di soluzioni viabilistiche inerenti lo svincolo di Pedemontana ed eventualmente l’insediamento di un outlet.

Teorema aveva già dato l’informazione in questo post. Progetto Territorio non ha partecipato.

Del Pd insieme ai Consiglieri del Si erano presenti solo Crespi e Cereda. Assente il Capogruppo Fassina, con Villa e Leoni.

La dichiarazione rilasciata al giornale del Capogruppo PT, coordinatore PDL locale, sig. Sanità, ha fornito la seguente motivazione:” Per rispetto e coerenza con quanto votato il 10 giugno scorso in C.C., che bocciava qualsiasi ulteriore analisi sul tema. Un fatto grave che sottolineamo, è che la convocazione è avvenuta con due giorni soli di anticipo, dopo che l’esecutivo, non ha deliberato atti di Giunta per quattro settimane e, casualmente, dopo poche ore che avevamo, lunedì scorso, protocollato regolarmente in Comune la richiesta di convocazione di un Consiglio Comunale urgente durante il quale il Sindaco doveva spiegare le sue azioni svolte dalla deliberazione di Consiglio”.

Infine l’articolo informa dell’avvenuta comparsa di cartelli (lenzuola) “No outlet” nei pressi di Cascina Ca’, rimasti esposti per poche ore, probabilmente rimossi dalla Polizia locale perché impedivano la corretta visione della segnaletica.

Nostro Commento:

Il Sindaco ieri sera in C.C. ha dichiarato che proporrà nuovamente l’incontro per la valutazione delle soluzioni proposte dal privato Andromeda invitando ancora a partecipare tutti i consiglieri.

E' stato confermato che in questa fase il primo cittadino non sembrerebbe recedere dalla scelta di non aprire le porte ai cittadini, né meno che mai interessato a conoscere il loro parere.

Il PD non condividendo questa pregiudiziale, ottusa, ed inopportuna chiusura se ha partecipato solo con due consiglieri al primo incontro più per rispetto che si deve all’Istituzione che per reale convinzione, ora alla luce di quanto dichiarato ieri sera in C.C. dal Primo Cittadino, molto probabilmente non parteciperà al prossimo.

Il Sindaco, infatti, insiste nel suo atteggiamento, di sufficienza, supponenza ed autoreferenzialità, in disprezzo a quello che è stato il chiaro indirizzo politico espresso dalla maggioranza del Consiglio Comunale del 10 giugno che dice chiaramente: "a Sulbiate una grande struttura di vendita non è gradita".

Scomponendosi è arrivando finanche a minacciare i dieci consiglieri che hanno votato in favore dell’emendamento Pd di essersi comportati illecitamente, esponendosi così al rischio delle richieste di imprecisati danni che dovrebbero risarcire personalmente se richiesti dalla proprietà. Pensavamo di aver chiarito la questione dell'illiceità con questo post -CLICCA QUI -. A quanto pare non è così!

A chi giova questo atteggiamento?

Come al solito il rispetto formale che il Pd cerca di praticare nei confronti di questo “difficile” Sindaco, non è mai apprezzato e spesso è ripagato con impliciti insulti che in questo caso arrivano anche alla minaccia. Minaccia che pronunciata nella sede del Consiglio Comunale assume accenti di estrema gravità.

La decisione, in ogni modo, sarà presa nel momento opportuno quando e se sarà ricevuto il nuovo invito.

A quel punto il Gruppo Consiliare PD, sentito il parere “consultivo” di tutto il Circolo, deciderà come comportarsi.

post correlato: Dichiarazione di voto del Gruppo del Partito Democratico di Sulbiate - Consiglio Comunale del 18 luglio 2011.


DOMANDE IN ATTESA DI RISPOSTA.

Domande N°7 - 8


7. Perchè ad oggi non c'è stato un chiaro pronunciamento definitivo circa la volontà del Sindaco, della Giunta e dei consiglieri che si sono astenuti o hanno votato contro la mozione con la quale il consiglio ha espresso il parere della Comunità di Sulbiate in merito al possibile insediamento di una grande struttura di vendita? Anche alla luce dei recenti promunciamenti del Presidente della Provincia di Monza e Brianza?

8. Perchè non avverte la necessità di rivedere le modalità di partecipazione al processo decisionale ed della qualità dell'informazione proposta al Consiglio Comunale ed alla Collettività nel suo complesso in modo che non si ripetano situazioni per le quali il Consiglio venga scavalcato nelle sue funzioni e la cittadinanza informata in modo corretto, con particolare attenzione per ciò che riguarda la programmazione territoriale, in considerazione degli ultimi accadimenti occorsi e dell'importanza dell'argomento?

Dichiarazione di voto del Gruppo Consiliare del Partito Democratico di Sulbiate. - C.C. del 18 luglio 2011.

Per ingrandire il documento cliccare sull'immagine.

Breve commento:

Le posizioni tra Lista Civica SI, Gruppo PD e Gruppo Lista Civica PT, sono molto distanti, in particolare sulla valutazione da dare al chiaro indirizzo politico emerso dalla maggioranza del precedente C.C., che si esprimeva circa l'oppotunità di un possibile insediamento di una grande struttura di vendita a Sulbiate.

Inoltre fatto non trascurabile, forse ancora p
iù grave, sono diverse anche le valutazioni circa l'importanza, il senso ed il significato politico da attibuire al valore che deve avere la "centralità del Consiglio Comunale".

Il Sindaco ne da una sua personale interpretazione, molto distante e quindi non condivisa sia da PD che da PT.

Il Sindaco si salva da finire nuovamente in minoranza solo grazie all'astensione dei Consiglieri del Partito Democratico, evitando così l'ennesima gratuita brutta figura.

Il Sindaco non intende rispettare l'emendamento del Consiglio Comunale del 10 giugno e quindi andrà avanti con la sua Giunta, nel processo di acquisizione informazioni fornite da un privato intere
ssato all'insediamento nel territorio di Sulbiate di un outlet.
Questa volontà dell'esecutivo è emersa chiaramente.
Nessuna possibilità è stata offerta a che sia rispettato l'indirizzo politico pronunciato dalla maggioranza dei Consiglieri comunali n
el corso della precedente Assemblea.

A questo punto è sempre più urgente la partecipazione dei cittadini, il loro necessario ed ineludibile coivolg
imento, che in questa fase della discussione il primo cittadino inespicabilmente non vuole concedere.

Se riceveremo le dichiarazioni di voto, o altri documenti pertinenti, anche degli altri due Gruppi Consiliari, per l' informazione e trasparenza saranno da noi certamente pubblicate in questo blog.


La Redazione.


DOMANDE PUBLICATE DA PIU' DI UNA SETTIMANA
IN ATTESA DI RISPOSTA.


In evidenza la N°. 6.
(per leggere tutte le domande cliccare sul logo).

6. Con quale maggioranza con quale programma, con quali obiettivi, con quali priorità, intende proseguire la sua attività amministrativa perchè il Comune non prosegua nell'incertezza, occupato ed orientato a problemi contingenti?

La nota del mattino del 19 luglio 2011.


1. IN UN’EUROPA POLITICAMENTE DEBOLE LA CADUTA DI CREDIBILITA’ DEL GOVERNO ITALIANO METTE L’ITALIA NELLA POSIZIONE PEGGIORE. CADE LA BORSA E CRESCONO I TASSI DI INTERESSE SUI TITOLI PUBBLICI.
In un’Europa divisa, da mesi impegnata in un braccio di ferro sterile tra i diversi paesi forti sul salvataggio della Grecia, la caduta di credibilità del governo Berlusconi ha messo nelle condizioni peggiori per affrontare la bufera e l’attacco della speculazione. Una manovra economica sbagliata e iniqua e un governo incapace hanno portato ieri la speculazione ad un attacco senza precedenti. La Borsa ha perso oltre il tre per cento. I rendimenti dei Btp a dieci anni si sono allontanati dal punto di riferimento del massimo di tranquillità per gli investitori, cioè i rendimenti sui Bund tedeschi.
Stefano Fassina, responsabile economia del Pd. “"Oggi i mercati ci dicono che la
sfiducia nel governo costa all’Italia ogni giorno di più. Berlusconi e i suoi ministri, per le scelte politiche e l’incapacità, sono parte del problema, non della soluzione". "Hanno fatto una manovra di finanza pubblica pesantissima, profondamente ingiusta e sbagliata dopo aver minimizzato i problemi per tre anni e non aver avviato alcuna seria riforma". "Hanno respinto tutti gli emendamenti proposti insieme da Pd, Udc e Idv. Si sono arroccati scaricando sui ceti medi e deboli una valanga di tagli e tasse. Non hanno toccato le rendite, hanno fatto l’ennesimo condono fiscale e perfino rinviato e depotenziato gli interventi sui costi della politica. E ora di cambiare. Il governo deve andare a casa per il bene del Paese".
Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd. “"E' evidente, e la Borsa e i mercati oggi ce lo dicono, che è il governo Berlusconi il problema dell'Italia. E quindi è altrettanto evidente che non ci sono azioni che questo governo possa fare per far recuperare al paese la spinta necessaria a riprendersi". "E la credibilità di Berlusconi e dei suoi ministri - aggiunge il presidente dei senatori del Pd - è venuta meno. La credibilità di un governo che dall'inizio della legislatura ha ignorato i problemi che stavano aggredendo l'Italia, incapace di una qualsiasi riforma e che oggi propone una manovra finanziaria ingiusta, fatta di tagli e di tasse, che punisce sempre e solo i più deboli, famiglie e lavoratori, impedendo, al contempo, ogni minima crescita delle imprese italiane". "Questa manovra - aggiunge Finocchiaro - non regge e non rassicura nessuno, tanto meno i mercati. E oggi, nonostante quello che sta avvenendo i ministri leghisti annunciano l'apertura delle sedi dei ministeri a Monza. Che buffonata. Dopo aver ignorato le proposte dell'opposizione questo governo ancora gioca con la propaganda. Questa situazione non è più sostenibile: se Berlusconi ha ancora un minimo di responsabilità - conclude Finocchiaro - si dimetta per il bene del Paese".

2. COSTI DELLA POLITICA E CRESCITA. DAL PD PROPOSTE VERE E IMMEDIATE. DAL GOVERNO SOLO PROPAGANDA.
Ieri il Pd ha presentato le sue proposte per ridurre subito (e non alle calende greche) i costi della politica. Una differenza profonda dalle proposte che oggi si trovano su tutti i giornali e
da ieri propagandate su tutti i Tg, avanzate dal ministro Roberto Calderoli: una proposta di modifica costituzionale (che ha un iter parlamentare lunghissimo e che ha bisogno di maggioranza qualificate per essere approvata).
Ecco il comunicato con tutte le proposte del Pd. “Di fronte all’emergenza economica il Pd ritiene che la politica debba dare un contributo concreto di sobrietà e di responsabilità, lottando invece contro le concezioni demagogiche che rischiano di confondere tutto e non risolvere nulla.
Per questa ragione, il Pd ha da tempo messo a punto precise proposte e dato vita a concrete iniziative parlamentari sul tema dei costi della politica e delle riforme istituzionali. Al Senato ha anche presentato emendamenti alla manovra del governo insieme a Idv e Udc, misure che il governo e la maggioranza hanno respinto, impedendone l’approvazione, ma che restano validi punti di riferimento per gli interventi da realizzare.
· Riduzione del numero dei parlamentari. Il Pd ha presentato da tempo diverse proposte di legge per ridurre entro la legislatura, il numero dei parlamentari e cambiare le funzioni del Senato. Per esempio, una Camera con 400 deputati e un Senato Federale con 200 senatori. E’ possibile calendarizzare già dal prossimo settembre il provvedimento volto alla riduzione dei parlamentari.
· Retribuzioni dei parlamentari. Il Pd punta a modificare la legge del 1965 che lega la retribuzione dei parlamentari alla retribuzione dei magistrati italiani, per scegliere un nuovo parametro. L’obiettivo è di allineare l’Italia alla media delle retribuzioni dei parlamentari degli altri paesi europei.
· Vitalizi. Con una decisione interna alla Camera e al Senato (gli organi costituzionali hanno un’autonomia decisionale sul proprio bilancio) il Pd propone di rivedere entro la legislatura i vitalizi dei parlamentari riportandoli al sistema previdenziale in vigore per tutti gli altri cittadini iscritti all’Inps.
· Risparmi e trasparenza su affitti e servizi. Il Pd propone di lavorare concretamente all’interno dei bilanci di Camera e Senato per ridurre la spesa collegata agli immobili (affitti), per dare trasparenza e risparmiare sui servizi offerti.
· Gli emendamenti al Senato. Con gli emendamenti alla manovra proposti anche insieme a Idv e a Udc il Pd punta inoltre ad alcune riforme capaci di dare un contributo importante al contenimento della spesa pubblica. Tra queste proposte vi sono:
1. L’accentramento dei comuni più piccoli.
2. L’accorpamento delle province sotto i 500.000 abitanti (di fatto si arriverebbe ad un dimezzamento delle attuali province).
3. L’accorpamento delle società che fanno capo ai comuni (un comune non potrà avere più di una società: e così verrebbero meno migliaia di aziende, con i relativi consiglieri).
4. La totale incompatibilità dell’incarico dei parlamentari con qualsiasi altro incarico (sindaco, consigliere, presidente di provincia…).
5. Taglio delle auto blu e dei voli blu, limitandone l’uso a chi ne ha davvero bisogno.
6. Reintroduzione del tetto alla retribuzione dei manager pubblici.
Queste proposte costituiscono un punto fermo del Pd, un patrimonio di iniziative sulle quali daremo battaglia e che il Pd si impegna a realizzare.
Anche sul tema della crescita il Pd ha da tempo proposte e soluzioni migliori e più approfondite e credibili di quelle del centrodestra. Sono state presentate nei mesi scorsi in Parlamento, in incontri con Confindustria e sindacati, al Parlamento europeo. Sono racchiuse nel Pnr alternativo (lo si può leggere e scaricare sul sito del Pd).

3. OGGI SI RIUNISCE LA DIREZIONE NAZIONALE DEL PD. SITUAZIONE ECONOMICA, LINEA POLITICA, PROPOSTA DI RIFORMA ELETTORALE.
Si riunisce questa mattina a Roma la direzione nazionale del Pd. Il segretario nazionale, Pier Luigi Bersani, affronterà nella sua relazione i temi della crisi economica e delle soluzioni da adottare, la linea politica, la proposta di riforma elettorale.
Bersani confermerà il giudizio fortemente negativo del Pd sui contenuti della manovra, confermando altresì la giustezza della scelta adottata sui tempi: di fronte ad un attacco speculativo che metteva l’Italia in difficoltà in modo serissimo e alla prospettiva dell’ennesimo voto di fiducia (comunque il governo avrebbe approvato la manovra), Pd e Idv e Udc hanno deciso di non portare per le lunghe il dibattito parlamentare e hanno presentato proposte comuni di modifica. Gli emendamenti comuni non sono stati accolti dal governo che porta la responsabilità economica e sociale della manovra. Ma questo passaggio ha dimostrato che insieme si può lavorare e che esiste già un’alternativa valida.
L’andamento del mercato conferma che il problema dell’Italia è però, dal punto di vista economico, la mancanza della crescita (come dice il Pd da tempo) e dal punto di vista politico l’incapacità di questo governo. Dunque il governo deve andare a casa.
La scelta maestra è quella del voto. Il resto sono solo subordinate.
La linea del Pd di presentare le proprie proposte al confronto con gli altri partiti dell’opposizione per preparare l’alternativa è oggi confermata.
Sulla riforma elettorale infine la direzione discuterà e voterà su una proposta in linea con gli obiettivi posti dall’assemblea nazionale.

4. DOMANI LA CAMERA VOTA SULLA RICHIESTA DI ARRESTO DI PAPA. LA PROSSIMA SETTIMANA IL SENATO VOTA SU TEDESCO. IL PD AL SI’.
Domani l’aula della Camera vota a scrutinio segreto sulla richiesta di arresto per il deputato del Pdl Papa, accusato dalla magistratura di essere un pilastro della cosiddetta P4. Berlusconi considera assai pericoloso l’eventuale arresto di Papa, perché teme una frana come quella che nei primi anni Novanta portò all’avvio della stagione di Mani pulite.

5. NAPOLITANO STOPPA BERLUSCONI: NIENTE RIMPASTI A VANVERA, NIENTE NOMINE TARGATE DALLA POLITICA IN BANKITALIA.
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha tentato ieri di farsi dare il via libera dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sull’ennesimo giro di valzer nel governo
per poter garantire meglio la tenuta della maggioranza e alla nomina di Vittorio Grilli, attuale direttore generale del Tesoro e dunque considerato vicino al governo, come successore di Mario Draghi. Napolitano ha gelato le speranze di Berlusconi con uno stop su tutta la linea.

6. PROCESSI BOLLENTI PER BERLUSCONI. SU MILLS E RUBY MILANO VA AVANTI.
Sconfitta su tutta la linea al tribunale di Milano sui due processi in corso nei confronti di Silvio Berlusconi: i magistrati che lavorano sul caso Ruby hanno deciso che nulla cambia nonostante l’avvio del conflitto di attribuzione da parte del Parlamento. Il processo va avanti e resta a Milano. Anche sul caso Mills (corruzione) i magistrati di Milano hanno deciso di andare avanti a passo di carica per evitare la prescrizione.

7. IL CROLLO DELL’IMPERO DI DON VERZE’, UN ALTRO EMBLEMA DEI SOGNI CHE SI TRASFORMANO IN INCUBO DELL’ITALIA BERLUSCONIANA. SI UCCIDE IL VICE DI DON VERZE’.
Un miliardo di euro di buco. L’arcipotente Don Verzè, un altro emblema del ventennio berlusconiano al pari del banchiere Cesare Geronzi, sta tramontando tristemente a causa dei propri guai finanziari. Il suo vice ieri si è suicidato.