28 luglio 2011

Articoli del Giornale di Vimercate del 26/07/2011.

Le difficoltà della maggioranza.

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Nostro commento: l'articolo è una cronaca abbastanza fedele di quanto avvenuto. Unica perplessità la segnalazione dell' "incertezza" dell' ex Assessore Crespi circa la ventilata possibilità di un suo ripensamento. Precisiamo che l'Assessore Crespi si è seduta al solito posto (quello che occupava abitualmente da Assessore) perchè quando è entrata in Aula il Consiglio era già iniziato e quella era l'unica sedia disponibile.
Comprensibile la nuova offerta del Sindaco a Crespi che le chiede personalmente di riaccettare l'incarico, (curioso sarebbe stato non l'avesse fatto!), ma altrettanto limpida la posizione di Mariagrazia che attende di rispondere in coerenza con quanto ha già dichiarato nella missiva dell 8 luglio 2011 che accompagnava le sue dimissioni che potete leggere cliccando qui.

Il Circolo ha sempre rispettato la libertà personale di scelta dei suoi componenti, in particolare dei suoi amministratori. Libertà personale che in ogni modo è anche frutto di discussione e di dialogo che regolarmente si svolgono all'interno del nostro gruppo e che non può essere in contrasto con la linea politica espressa dal nostro Partito, sintesi delle idee e del democratico contributo di tutti .


Nostro commento. Vale quanto dichiarato da Fassina: la scelta di legare l'outlet alla questione della galleria Ventura di pedemontana è stata una scelta politica presa senza essere stata preventivamente discussa almeno all'interno del ex Gruppo Consigliare di Maggioranza. Si è rivelata una scelta strategica politica fallimentare. Non ha portato nessun frutto. Questa affermazione è ben espressa da questo post: clicca qui.
Esiste una trasparenza formale rispetto alla quale non c'è molto da dire, ma esistono anche una trasparenza ed una chiarezza sostanziali, che in questioni di questa rilevanza non potevano mancare. Da questo punto di vista sia il Sindaco che il suo Vice hanno gravi responsabilità.
Ora, per quanto ci riguarda, condividiamo quanto ha scritto il Capogruppo Fassina. Clicca qui.

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ps: Dal 12 di luglio il Circolo PD ha espresso pubblicamente 11 domande al primo cittadino.Ad oggi nessuno di noi ha avuto alcuna risposta.

Oggi in evidenza la domanda N°. 7

7. Perchè ad oggi non c'è stato un chiaro pronunciamento definitivo circa la volontà del Sindaco, della Giunta e dei consiglieri che si sono astenuti o hanno votato contro la mozione con la quale il consiglio ha espresso il parere della Comunità di Sulbiate in merito al possibile insediamento di una grande struttura di vendita? (Anche alla luce dei recenti pronunciamenti del Presidente della Provincia di Monza e Brianza?)

La Redazione

Bersani: critiche sì, aggressioni no. Via alla querele.

Ho voluto rispondere alle domande di Marco Travaglio e ribadire che noi del PD siamo gente perbene e che io ci metto la faccia. Libero e il Giornale hanno azionato contro di noi la macchina del fango: ma da oggi presenteremo querele e richieste di risarcimento dei danni.

clicca sull'immagine per guardare il video



Non c’è nessuna tattica o imbarazzo che ci porta al silenzio sulle indagini che hanno coinvolto Filippo Penati.
Per la verità, sono stato il primo a parlarne giovedì scorso alla festa de l`Unità di Roma trasmessa in diretta da Rai News e da YouDem. Ne ho parlato mentre ero intervistato da Corradino Mineo davanti a 4000 persone.

Crediamo nella trasparenza delle nostre azioni: fin dall`inizio il Pd ha sottoposto il proprio bilancio alla certificazione di una società esterna; abbiamo un codice etico giustamente più stringente di un normale percorso giudiziario; chiediamo agli amministratori eletti nelle nostre liste di firmare un codice di responsabilità.


Pier Luigi Bersani

PS: i nostri gruppi parlamentari hanno approvato la proposta di legge elettorale del PD. Non vogliamo un parlamento di nominati e trasformisti: la nostra riforma prevede il maggioritario a doppio turno con quota proporzionale, la parità di genere, il divieto di formare gruppi parlamentari di partiti che non si sono presentati alle elezioni.

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Nota del mattino del 27 luglio 2011.


1. ECONOMIA 1. GLI USA ALLA RICERCA DI UN ACCORDO A POCHE ORE DAL BARATRO. L’EUROPA CHE SI MUOVE AL RALLENTATORE. I MERCATI CHE ATTACCANO. LA GRECIA RI-DECLASSATA. E L’ITALIA CHE RISCHIA.
Anche oggi borse in tempesta. Negli Usa ancora non si è riusciti a trovare un accordo tra repubblicani e democratici sul livello che deve avere il debito pubblico. Il 2 agosto scade il termine oltre il quale lo Stato non potrà più emettere titoli per trovare i soldi per il proprio funzionamento.
In Europa la lentezza con la quale si sta realizzando il piano salva-Grecia e un nuovo declassamento della Grecia da parte delle agenzie di rating sono diventate la nuova occasione per gli attacchi della speculazione.
L’Italia rischia di pagare il conto salato della caduta di credibilità del governo. Si è di nuovo ampliata la distanza tra i rendimenti che gli investitori attendono dai nostri Bpt rispetto agli interessi offerti dai più sicuri Bund tedeschi. E oggi si svolge nuova asta dei Btp.
Da Il Corriere della Sera. Massimo Mucchetti: “Feroci ribassi. Repentine risalite. Nuove, scoraggianti cadute. Le azioni delle banche italiane, cuore della Borsa di Milano e architrave dell`economia, tracollano sotto il peso della speculazione sulle obbligazioni degli Stati periferici dell`Eurozona e anche, ormai, su quelle nazionali. Un banchiere ieri osservava come il differenziale tra i Btp italiani e i Bund tedeschi sia ora analogo a quello della Grecia di 18 mesi fa. Deutsche Bank ha pressoché azzerato il rischio Italia nel suo portafoglio. E mentre infuria questa tempesta, al di là dell`Atlantico i Treasury bond vanno ancora bene, nonostante l`euro venga scambiato con il dollaro al 23% in più rispetto agli esordi, nonostante il dissidio tra Congresso e Casa Bianca minacci di provocare l`insolvenza tecnica dell`amministrazione federale e nonostante l`agenzia Egan-Jones abbia ridotto il rating del debito del Tesoro Usa, forse perché la pagano gli investitori e non i venditori di titoli. Tutto fa emergere la subalternità di molti soggetti di mercato, che erano e vorrebbero restare padroni del mondo, alla politica nel momento in cui, paradossalmente, la politica mostra la propria impotenza di fronte ad altri soggetti, che scommettono contro. E l’Italia vi aggiunge l’inadeguatezza del governo. La European Banldng Association aveva sottoposto 91 banche agli stress test per chiarire quali fossero sottocapitalizzate e quali no: un esercizio privato per soluzioni di mercato. Eppure, le azioni bancarie sono state vendute a piene mani prima e dopo l`esito degli esami. Perché? I test tenevano conto solo dei titoli di Stato detenuti per il trading, pari, dice Mediobanca Securities, a non più del 18% del totale messo a libro in media dai banchieri. Dunque, nascondevano la reale dimensione del rischio potenziale in situazioni avverse. Unicredit, Intesa Sanpaolo e Monte dei Paschi, per stare in Italia, hanno in casa titoli di Stato domestici ben oltre i propri patrimoni di vigilanza. La frana dei titoli bancari sembrava poter essere fermata dall`accordo Merkel-Sarkozy sul finanziamento del Fondo salva Stati e salva banche. Come il Tesoro Usa rassicurò Wall Street impegnandosi a evitare altri crac Lehman, così i governi dell`Eurozona cercavano di tranquillizzare le Borse stendendo un cordone sanitario attorno alla Grecia. Ieri l`industria finanziaria era stata salvata dagli Stati, oggi gli Stati salvano uno di loro sperando che tanto (o tanto poco?) basti a fermare il contagio e con ciò salvando per la seconda volta l`industria finanziaria. Ma l`operazione zoppica. L`effetto dell`accordo europeo è durato lo spazio di un
mattino. Perché? Le spiegazioni tecniche non mancano. Intanto, quello di Merkel e Sarkozy è soltanto un pagherò e fino a quando l`assegno vero non viene staccato la Banca centrale europea s`impegnerà poco a comprare i titoli spazzatura: il suo bilancio ha limiti precisi; le garanzie degli Stati alla Bce valgono in quanto diventano reali. L`Eurozona fatica a passare dal dire al fare, perché il senso di giustizia si declina all`interno di uno Stato in modo diverso da come si declina tra Stati associati ma indipendenti. Dentro il singolo Stato far pagare i ricchi può essere un atto di giustizia sociale; nelle relazioni interstatali viene visto come un premio ai furbi e ai fannulloni. Imporre virtù è sempre arduo, ma dentro uno Stato lo è un po’ meno che tra Stati. Eppure, l`Eurozona impotente ha tuttora conti pubblici assai migliori e più trasparenti di quelli degli Usa. Nell`Eurozona, il debito pubblico comprende sia le obbligazioni emesse o garantite dal Tesoro che le obbligazioni degli enti locali. Il debito pubblico italiano al 12% del Pil tutto questo comprende. Il debito pubblico americano di cui oggi si parla, invece, è solo quello del Tesoro di 14.342 miliardi di dollari. Ma poi ci sono anche 2.446 miliardi degli enti locali e circa 5 mila miliardi delle agenzie governative che finanziano l`edilizia. Il debito pubblico americano vero è pari al 144% del Pil. E a fronte di questa montagna c`è un debito delle famiglie e delle imprese nettamente superiore a quello europeo. Moody`s, S&P e Fitch sembrano usare due pesi e due misure. Giustificano il giudizio ancora eccellente sul debito americano con la possibilità che venga rimborsato stampando dollari che, grazie alla potenza politica e militare dello Stato emittente, vengono tuttora accettati nel mondo. Una specie di imperialismo, a questo punto, straccione. E tuttavia l`Europa disunita sul piano politico e senza un`idea condivisa di società sarà ancora più debole. E l`Italia dal governo inesistente in balia degli eventi. Si può sperare ancora che la speculazione si fermi alla Grecia? Forse. Ma come garantirlo se non si mettono in campo risorse di capitale davvero enormi? Gli eurobond saranno ottimi, ma sempre di debiti si tratta. E le banche non possono contrastare la crisi dei grandi debiti sovrani a colpi di aumenti di capitale. Ma fino a quando la politica non si darà l`obiettivo di smontare la frenetica industria finanziaria che deve macinare milioni di operazioni senza perdere tempo a valutare i rischi, non cambierà nulla e le tre agenzie bugiarde saranno sempre credute. E come potrebbe essere diversamente se i loro rating privati hanno corso legale nei bilanci dove servono a qualificare i titoli anche ai fini della Vigilanza? Si potrebbe eliminare questo appalto improprio? Sulla carta sì. E una pluralità di agenzie aiuterebbe. Ma come farebbero le grandi imprese e gli Stati a emettere obbligazioni senza rating sui mercati dei capitali aperti e che effetto avrebbero rating fortemente contrastanti? Forse sta arrivando il momento di cercare una risposta coraggiosa alla questione di fondo rimasta fin qui inevasa: si può uscire dalla Grande Crisi, indotta dall`eccesso di finanza e di debito privato, che è all`origine degli attuali eccessi pubblici, con le vecchie politiche dei primi anni Novanta, appena un po’ riverniciate?

2. ECONOMIA 2. IMPRESE E LAVORATORI CHIEDONO DISCONTINUITA’.
Con una iniziativa straordinaria, tutte le organizzazioni rappresentative degli imprenditori e dei lavoratori, con l’unica eccezione della Uil che ha ritrattato, hanno chiesto ieri di aprire una nuova fase per la salvezza del paese. Un patto corale per la crescita capace di assicurare la sostenibilità del debito e la creazione di nuova occupazione. E’ la conferma più plateale dell’incapacità del governo e della scarsa credibilità di Berlusconi. E testimonia la preoccupazione del mondo dell’economia e del lavoro per il futuro.
Il Pd ha apprezzato il passo di industriali, banchieri, cooperatori, artigiani, commercianti e lavoratori dipendenti, chiedendo che il governo si dimetta e si apra una nuova pagina della storia italiana.

3. ECONOMIA 3. MENTRE INFURIA LA BUFERA E GLI ITALIANI RISCHIANO DI PAGARE PREZZI SALATI IL GOVERNO PENSA AGLI UFFICI DEI FINTI MINISTERI Al NORD E AL PROCESSO LUNGO PER SALVARE BERLUSCONI.
Di fronte ai problemi degli italiani ed alla bufera che incombe sui mercati il governo pensa ad altro. Ieri Berlusconi ha presentato due nuovi ministri, tra cui Nitto Palma alla Giustizia. Primo obiettivo: portare a casa il processo lungo, le norme per vanificare il processo Ruby. Non solo. Per far contento Bossi, il presidente del Consiglio ha consentito alla Lega di mettere in scena il trasferimento dei ministeri al Nord. Anche se si tratta, materialmente, di un paio di camere, questo passaggio è stato dal punto di vista istituzionale un pasticcio così ingarbugliato da spingere il presidente Giorgio Napolitano ad intervenire. Oggi in Consiglio dei ministri sarà il principale argomento all’ordine del giorno. Semmai ce ne fosse stato bisogno, è l’ulteriore prova dell’inadeguatezza di questo governo e della necessità di una vera e profonda discontinuità. L’Italia ha bisogno di andare non solo oltre Berlusconi, ma anche oltre il berlusconismo.

4. FREQUENZE DIGITALI E DISTRAZIONE DI MASSA. MENTRE TUTTI I RIFLETTORI SONO PUNTATI DA UN’ALTRA PARTE PARTONO LE GARE PER LE NUOVE FREQUENZE DEL DIGITALE TERRESTRE. E MEDIASET E’ IN PRIMA FILA PER PRENDERLE GRATIS.
Da L’Unità. L`eterno Natale di Mediaset porterà ad una strage digitale. Una strage di tv locali, per la precisione, che subiranno quello che si configura come un vero e proprio esproprio di frequenze televisive. Non solo. Alle emittenti verrà negato il diritto di ricorrere alla giustizia amministrativa: chi si ribella, si troverà in casa la polizia, con la prospettiva di tre anni di carcere. Autore di questa nuova trovata «ad aziendam» il ministro Paolo Romani, con un meccanismo che de facto risarcisce l`azienda del premier del maxi-risarcimento dovuto alla Cir di De Benedetti con un cadeau da 300 milioni di euro, il tutto a scapito dell`emittenza locale. Il meccanismo è semplice (e, a suo modo, feroce): a settembre si terranno due gare per l`ulteriore assegnazione di frequenze digitali, di cui la prima riservata agli operatori di telefonia mobile, mentre la seconda è un beauty contest (cioè un "concorso di bellezza" al posto di un’asta competitiva) per sei super-frequenze digitali, in grado di trasportare ciascuna sei canali televisivi. In pratica, saranno i concorrenti dai punteggi più alti per quel che concerne requisiti tecnici e commerciali ad accaparrarsi (gratuitamente) l`ambito premio: è del tutto evidente che si tratterà di Mediaset e Rai. «A scapito degli editori emergenti», rileva il deputato Pd Vinicio Peluffo, membro della commissione dì vigilanza Rai. Che mette il dito nella piaga: «Le tv locali sono beffate due volte: i nove segnali destinati a essere venduti all`asta agli operatori di telecomunicazione erano stati assegnati alle tv locali solo sei mesi fa. Un regalo che vale 300 milioni. Pari alla metà della somma pagata all`Ingegner De Benedetti». A fronte dell`esproprio, il ministro Giulio Tremonti - in un`ottima concertazione interna all`esecutivo ha previsto un indennizzo che Peluffo definisce «poco più che simbolico», ossia 240 milioni da suddividersi tra tutti. E nell`ultima manovra appena varata il responsabile dell`economia ha pure inserito una norma che blocca la possibilità delle tv di ricorrere al Tar: «E se non saranno acquiescenti - spiega Peluffo - la polizia interverrà a blindare gli impianti, con l`avvio di procedimenti penali con reclusione di tre anni, addebito di danni e interessi nonché privazione del risarcimento. Una follia. Praticamente non si trattano così nemmeno gli squatter». Appunto. Ora, secondo le associazioni di settore l`esproprio riguarderebbe circa 200 emittenti. Le quali, nel loro complesso, sono già duramente segnate dal passaggio alle meraviglie del digitale terrestre. La
promessa era stata quella di più spazio per tutti, con la magnifica prospettiva di maggiore pluralismo. Figurarsi: Rai e Mediaset hanno occupato l`occupabile, le tv locali sono state spinte nel fondo più buio della galassia digitale, più o meno alle cifre triple del vostro telecomando. Con un conseguente calo di ascolti e, in sovrappiù, una vistosa flessione dei fatturati pubblicitari, fagocitati pur’essi da Publitalia: che, avendo molto più spazio da offrire, spalmato su più canali, evidentemente ha allargato la sua concorrenza agli ambiti che finora erano di pertinenza delle private. Una storia di straordinaria sopraffazione. Dove ha un suo ruolo anche un ulteriore convitato di pietra: la legge italiana, che stabilisce con chiarezza che un terzo delle frequenze digitali debbano essere destinate alle tv locali. Peluffo ride amaro: «Certo, è ovvio che così si apra la strada ad una caterva di ricorsi, perché siamo di fronte ad un vero e proprio mostro giuridico. Un`ennesima dimostrazione del conflitto d`interessi e dei provincialismo italiano in campo televisivo, a fronte di un`Europa che ogni giorno ci chiede di aprire il mercato, non certo di introdurre ulteriori elementi discorsivi della libera concorrenza. Per questo, come già avanzato da Paolo Gentiloni, chiediamo al governo di assegnare queste frequenze agli operatori locali, già costretti a liberare la banda destinata all`accesso a Internet». Chissà se Paolo Romani si ricorda dei bei tempi in cui gestiva Tvl Radiotelevisione Libera, la seconda emittente libera d`Italia, e poi quando, dal 1976 al 1985 fu il direttore generale di Rete A, o quando, dopo esser passato da Telelombardia, finì a dirigere Lombardia7 fino al 1995. Oggi, che spesso viene accusato di essere un po` troppo vicino agli interessi di Mediaset, fa parlare di sé come aspirante strangolatore delle tv libere. Che dire: forse è solo la malattia senile del berlusconismo”.

5. LA FABBRICA DEL FANGO. BERSANI E TUTTO IL PARTITO FANNO MURO. UN CONTO SONO LE INCHIESTE CHE VANNO RISPETTATE. UN CONTO E’ LA GIUSTA SEVERITA’ VERSO SE STESSI. UN ALTRO CALUNNIE E MONTATURE AD ARTE. QUERELE CONTRO IL GIORNALE E LIBERO CHE PARLANO DI UN PARTITO DI LADRI E DI PIZZO. SONO GLI STESSI GIORNALI DEL METODO BOFFO.
Noi democratici siamo giustamente severi con noi stessi. Abbiamo chiarito fino in fondo che abbiamo rispetto massimo per il lavoro della magistratura. Abbiamo dimostrato fino in fondo di saper riflettere e affrontare le critiche che riceviamo. Le nostre regole interne sono già più severe rispetto a quelle di altre formazioni politiche e proponiamo a noi stessi e a tutti gli altri ulteriori passi in avanti. Ma di fronte a calunnie e alla macchina del fango con le quali si sta tentando di frenare l’iniziativa politica del partito e di sporcare tutti i militanti, tutti i dirigenti, è giusto reagire duramente. Per questo ieri il segretario Pier Luigi Bersani, nel corso di una conferenza stampa organizzata alla Camera, ha difeso il buon nome del Pd e annunciato che si sta studiando anche un’azione di massa per la salvaguardia della dignità del partito. “Le macchine del fango in azione, se sperano di intimorirci si sbagliano di grosso. Abbiamo capito cosa sta accadendo”. “Il Pd è totalmente estraneo a tutte le vicende di cui si parla - ha dichiarato Bersani - le critiche le accettiamo, ma aggressioni, calunnie e fango no. Da oggi cominciano a partire delle querele e delle richieste di risarcimento danni. Sto facendo studiare la possibilità di fare queste richieste di risarcimento come ‘class action’ da parte di tutti gli iscritti al Pd – ha aggiunto - perché essendo il partito una proprietà indivisa, una società, gli insulti riguardano ciascun componente.
Il Segretario democratico ha voluto anche ribadire che “queste vicende non faranno chiudere la bocca al PD su quanto sta accadendo da altre parti. Noi ci stiamo muovendo su quattro principi - ha chiarito ai giornalisti - che sono: rispetto assoluto della magistratura; cittadini uguali davanti alla legge; chi è investito da inchieste fa un passo indietro al netto della presunzione di innocenza e
regole più stringenti per la trasparenza e il controllo nei partiti. Piuttosto vorrei capire perché queste cose vengono chieste solo a noi e non ad altri - ha domandato ironicamente il Segretario PD - A guardare i giornali c'è da rimanere allibiti. Se questi principi sono giusti, perché non si chiedono anche a tutti gli altri partiti che invece si comportano all'opposto?".
Bindi, Letta, Finocchiaro, Franceschini e moltissimi parlamentari, membri della segreteria, presidenti di regione e segretari regionali hanno fatto muro ieri sulla linea della giusta severità che il Pd deve praticare verso se stesso, ma anche della difesa intransigente del partito, dei suoi militanti, dei suoi dirigenti da accuse messe in piedi senza motivo dalla macchina del fango avviata da Il Giornale, da Libero, da Panorama (i giornali berlusconiani) per ostacolare l’iniziativa politica del Pd e distrarre l’opinione pubblica dalle malefatte dei dirigenti della maggioranza, dalla iniqua, pesante e sbagliata manovra economica che il governo ha scaricato sui ceti medi e bassi e dal fallimento palese dell’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi

27 luglio 2011

Fassina PD scrive al Sindaco di Sulbiate.









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Autobus: peggiorano i servizi, aumentano le tariffe. Pagano sempre i più deboli.

In Brianza da lunedì 1 agosto
si pagherà il 20 % in più
.
Articoli de il Giorno di Monza e Brianza.

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Profughi Libici accolti anche a Mezzago.

Grazie alla disponibilità di un privato proprietario di un appartamento sfitto anche l'Amministrazione di Mezzago accoglierà una famiglia di profughi libici.
Le dichiarazioni al G.d.V. del vicesindaco G. Monti (in foto):" Ci hanno comunicato che arriverà un nucleo familiare. Si tratta quindi di una coppia o di una coppia con un bambino. Dovrebbe arrivare settimana prossima. Non si tratta di nuovi arrivi ma dello spostamento di persone che si trovano in questo momento ospitate in un albergo". Monti ha poi aggiunto:"Queste persone sono in attesa che sia loro riconosciuto lo stato di rigugiato, un'operazione che si protrarrà per lunghi mesi. Nel frattempo cosa fanno? Non possono lavorare. Quindi, un conto è inserirli nel contesto sociale, attraverso il terzo settore che propone loro in questo periodo attività di volontariato. Una volta riconosciuti come profughi sarà più facile seguire la loro situazione. Un altro è parcheggiarli da qualche parte abbandonati e doversi poi occupare di loro dal punto di vista sociale, solo dopo con un percorso molto più complicato".

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MEMENTO NO OUTLET. Il Consiglio Comunale di Sulbiate ha detto "NO OUTLET !". Il sindaco "NO!"...e basta!

MEMENTO

La lettera del Capogruppo Luigi Fassina ai lettori di Teorema.

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Omofobia: non passa la proposta del PD.

Affossata la legge voluta dal PD. Passano le pregiudiziali di costituzionalità. PDL, LEGA, UDC determinanti. Il Ministro Carfagna si astiene.



Bersani:"E' una vergogna, una delle pagine piu' brutte e spero che non passi inosservata". "Hanno tirato fuori un argomento inaccettabile contro una norma che combatte ogni tipo di discriminazione. Mi aspettavo che da parte del centrodestra ci fosse un po' più di coscienza".
Ignazio Marino:"Con questo voto la maggioranza di destra ha dimostrato da che parte sta. Si è chiaramente schierata con tutti coloro che, anche negli ultimi mesi, si sono resi responsabili di vessazioni, aggressioni e minacce contro gli omosessuali. Spero che almeno al prossimo episodio di violenza loro, così come l'Udc, ci risparmino l'indignazione rituale e le dichiarazioni a sostegno delle vittime. La lotta alla violenza si fa con atti e provvedimenti concreti, non con le chiacchere".
Paola Concia:"Oggi la maggior parte del Parlamento ha scelto di stare dalla parte dei violenti e non delle vittime e delle discriminazioni".

Intervento in favore del ddl di Dario Franceschini:




Ministeri al nord: Napolitano preoccupato scrive al Governo.

Il presidente Giorgio Napolitano è molto preoccupato per i decentramenti degli uffici ministeriali inaugurati recentemente presso la nostra Villa Reale di Monza in presenza di importanti esponenti dell'esecutivo.
Il Presidente ha scritto una nota al Capo del Governo "
contenente rilievi e motivi di preoccupazione sul merito".




Precedenti post correlati di Teorema:

- 25 luglio 2011 Bossi fischiato a Monza per l'inaugurazione dei "Fantaministeri"
.

- 22 luglio 2011 Presto a Monza anche il "Ministero dei Comuni e dei Cittadini abbandonati".

Nota del Mattino del 27 luglio 2011.


1. TORNA L’INCUBO RECESSIONE. LA MINA USA. I PROBLEMI DELL’EUROPA. E L’ITALIA CHE RISCHIA UN CONTRACCOLPO PESANTE TRA DEBITO, UNA MANOVRA DURA E INIQUA DI CUI GIA’ NON SI PARLA PIU’ E UN GOVERNO CHE PENSA SOLO ALLA PROPRIA SALVEZZA.
Il braccio di ferro in Usa sul bilancio dello Stato e la lentezza con la quale in Europa si sta procedendo alla realizzazione dei progetti per la protezione della Grecia e, se necessario, degli altri paesi in difficoltà rappresentano un rischio concreto per le società industrializzate di tutto il mondo. Questa danza si sta svolgendo sull’orlo del burrone, considerato che l’economia sta rallentando anche nei paesi più in espansione come la Cina e il Brasile e che in Usa e in Europa cresce la disoccupazione e la crescita stenta a decollare.
In questo contesto sono davvero gravi i rischi che corre l’Italia. Il debito pubblico è tra i più alti d’Europa. La crescita è tra le più basse. La manovra varata dal governo, lungi dall’aiutare l’economia e l’occupazione, darà una mazzata ai ceti medi e bassi, tagliando in modo sensibile la loro capacità di spesa: più tasse e balzelli, meno servizi alle famiglie, taglio di attività collegate a comuni e regioni. Il governo è nella palude, bloccato da lotte interne all’ultimo sangue, faide tra Berlusconi e Tremonti, ricatti della Lega, problemi personali del premier e di alcuni tra i principali rappresentanti del Pdl. Del governo e della manovra non se ne parla più nei telegiornali, nei talk show, sui quotidiani più importanti, come se i problemi fossero scomparsi. Purtroppo non è così. E pur senza una adeguata consapevolezza gli italiani rischiano di pagare un prezzo altissimo.
Da La Repubblica. Articolo di Federico Rampini. “Barack Obama minaccia l`arma estrema, il veto presidenziale per bloccare il piano dei repubblicani sui tagli al deficit. E` la conferma dell`impasse totale che rischia di trascinare gli Stati Uniti verso la cessazione dei pagamenti, un default tecnico il 2 agosto. All`annuncio del veto sono passate poche ore dopo che il presidente ha rivolto un appello alla nazione, alle 21 di lunedì, invocando la necessità di un "compromesso" bipartisan sull`innalzamento legale del debito per evitare «conseguenze drammatiche sull`economia». Ma dagli schermi gli aveva risposto a muso duro John Boehner, presidente della Camera dove i repubblicani sono maggioranza: «Niente assegni in bianco». Quella successione dei due discorsi lunedì sera aveva fotografato una situazione che resta così, bloccata. I repubblicani vanno avanti alla Camera con un piano che prevede un rialzo del tetto legale del debito pubblico, per consentire al Tesoro di onorare gli obblighi (pensioni, stipendi, cedole sui titoli) ma solo per pochi mesi. «Inaccettabile» per la Casa Bianca, ed ecco ufficializzato che Obama userebbe perfino il veto. Non serve che alla voce del presidente si aggiunga quella del neodirettore generale del Fondo monetario, Christine Lagarde, che parla di «effetto contagio in tutto il mondo, un default degli Stati Uniti sarebbe devastante». Il danno di questa crisi per l`economia reale viene già stimato a 100 miliardi di dollari: sono gli effetti sul costo del denaro, se arriva il probabile declassamento del rating sovrano degli Usa. Pagheranno coloro che hanno mutui casa, gli studenti che pagano le rette con prestiti bancari, le piccole imprese, come ha avvertito Obama in tv lunedì sera. Quel discorso ha avuto qualche effetto, almeno sull`opinione pubblica. Il primo sondaggio a caldo, effettuato da Ipsos/Reuters, dice che il 31% degli americani dà la colpa della crisi ai repubblicani, contro il 21% che l`attribuisce al presidente democratico. Un discreto successo l`ha avuto anche l`appello del
presidente ai cittadini: «Fatevi sentire, se siete d`accordo per la mia soluzione bilanciata ed equa, che affronta il deficit tagliando le spese ma anche chiedendo sacrifici ai più ricchi, ditelo chiamando il vostro rappresentante al Congresso». Risultato: un`ora dopo la fine del discorso di Obama in tv, erano già in tilt sia il centralino del Parlamento sia il sito Internet. Presi di mira soprattutto i repubblicani. Non è dato sapere, però, se le telefonate erano in prevalenza "di sinistra". Di certo saranno intervenuti anche gli aderenti al Tea Party, il movimento anti-Stato della destra, per intimare ai propri eletti di tener duro. E infatti Boehner all`indomani del duello televisivo col presidente si è trovato sotto attacco, ma da destra. Una pattuglia di deputati repubblicani è uscita allo scoperto per annunciare che non voterà il piano Boehner: secondo loro non contiene tagli abbastanza drastici alle spese sociali. A guidare la fronda interna del partito repubblicano è Jim Jordan, deputato dell`Ohio: «Boehner non ha i voti per approvare la sua manovra». Una mini-secessione della destra più intransigente non fa che complicare il quadro, inasprendo le rigidità delle due parti. Curiosamente, di fronte a un sistema politico così bloccato la reazione dei mercati non è quell`apocalisse che lo stesso Obama ha paventato più volte. Ieri l`unico segnale di paura ha colpito il dollaro: vendite consistenti lo hanno fatto scendere verso l`euro ma soprattutto gli hanno fatto toccare minimi storici verso il franco svizzero e diverse valute asiatiche. Tuttavia non c`è stato un fuggi fuggi pesante dai titoli del Tesoro, e la Borsa di Wall Street ha chiuso con perdite modeste. Al punto che diversi esperti e media criticano il presidente per aver gridato "al lupo" troppo presto. La mancanza di una vera ondata di panico dei mercati finisce per agevolare i repubblicani: rende quasi irreale il clima di emergenza su cui punta la Casa Bianca per raggiungere la necessaria intesa bipartisan. Come interpretare la relativa calma dei mercati? Alcuni pensano che la data del 2 agosto non sia così tassativa come la presenta Obama perché il Tesoro avrebbe riserve sufficienti a onorare i pagamenti prioritari (soprattutto le cedole dei titoli). Altri investitori pensano che Obama ha in serbo un trucco d`ingegneria istituzionale per alzare il tetto legale del debito aggirando il Congresso. Altri ancora sono convinti che la "sceneggiata politica" finirà prima o poi. Se si sbagliano previsioni rischiano di svegliarsi troppo tardi”.
Da Il Corriere della Sera. Articolo di Danilo Taino. “È molto più di un malessere quello che in questi giorni corre sui mercati finanziari internazionali. Certo, la Grecia. Certo, i rischi americani di default. E quindi l`euro e il dollaro, Frau Merkel e Mister Obama. Ma c`è una parola sempre difficile e sgradevole da pronunciare che è tornata sulle labbra di economisti e investitori: recessione. Meglio: la seconda recessione dallo scoppio della crisi finanziaria nell`autunno 2008: il double dip, cioè la ricaduta, la famigerata W, che vuole dire diminuzione del Prodotto interno lordo, sua risalita che illude e nuovo crollo dell`attività economica. I sussurri di sottofondo fanno di nuovo il parallelo con la Grande depressione degli anni Trenta che sembrava scongiurata ma forse non lo è. Il cuore delle preoccupazioni è il centro dell`impero, l`economia americana. Tre giorni fa, uno degli economisti più influenti degli Stati Uniti, Martin Feldstein, ha detto al Corriere che la possibilità di una nuova recessione Usa è salita a suo parere al 50% e potrebbe crescere nei prossimi mesi. L`analisi di Feldstein - che molti condividono, sia tra gli studiosi di cicli economici sia sui mercati - parte dal nuovo aumento della disoccupazione americana, che sembrava scendere (a marzo aveva toccato l`8,8%) e invece è tornata a salire, in giugno al 9,2%, che è il doppio di quanto era nel 2007, prima della crisi finanziaria. Secondo i suoi calcoli, addirittura, se ai disoccupati ufficiali delle statistiche si aggiungono tre milioni di senza lavoro che non sono conteggiati perché non hanno cercato un
posto nell`ultimo mese, e se si aggiungono nove milioni di addetti part-time che vorrebbero invece un impiego a tempo pieno, «abbiamo 29 milioni di americani che non possono trovare il lavoro a tempo pieno che vogliono». Drammatico, per un Paese che da decenni non è abituato a fare i conti con la disoccupazione. È che le imprese e le famiglie non investono e non spendono. Ieri, Scott Davis - l`amministratore delegato di una delle imprese più sensibili all`andamento del ciclo, Ups, ha sostenuto che l`economia americana è debole a causa dell`aumento della disoccupazione e del rallentamento della domanda proveniente dalla Cina (le economie asiatiche rallentano). E molte imprese americane stanno annunciando licenziamenti: ieri, per dire, Rim (il produttore dei Blackberry) ha fatto sapere che taglierà duemila posti e anche le banche di Wall Street sono entrate in una nuova fase di ristrutturazioni con perdite di posti di lavoro. Il risultato di queste tendenze è che l`economia americana è sì salita dell`1,8% nel primo trimestre, ma in gran parte (per l`1,2%) solo grazie alla ricostituzione delle scorte, non per la forza della domanda interna o esterna (a fine 2010 saliva di oltre il 3%). Da qui i pericoli che i prossimi mesi indichino l`arrivo del double dip. Se si guarda ai numeri, non siamo vicini alla Grande depressione americana degli anni Trenta. Allora, la prima recessione fu lunghissima, dall`agosto 1929 al marzo 1933, con un crollo del Pil del 36% in termini reali (dati del National Bureau of Economie Research) e la seconda, dal maggio 1937 al giugno 1938, vide un`altra caduta della produzione reale del 6%. La disoccupazione toccò un picco del 25% nel 1933 e scese sotto il 10% solo nel 1941, praticamente in economia di guerra. Oggi, i numeri sono molto diversi e l`esperienza che da allora hanno accumulato gli analisti dell`economia e i responsabili delle politiche finanziarie è enorme. Ciò nonostante, gli errori che si possono fare si presentano sempre con una faccia nuova e anche questa volta potrebbero creare disastri: da qui il nervosismo strutturale dei mercati. A inizio giugno, il presidente Barack Obama disse alla cancelliera tedesca Angela Merkel che un fallimento della Grecia avrebbe messo in pericolo l`economia americana e l`avrebbe mandata di nuovo in recessione. E con essa l`economia del mondo. Per il momento, attorno ad Atene i governi dell`Eurozona hanno messo una cintura di sicurezza, che per un po` forse funzionerà ma non risolve il problema della crescita economica greca. Resta invece aperta la questione del possibile default americano: anche in questo caso un problema politico, prima che finanziario, che potrebbe creare crolli sui mercati. E in America come in Europa (e in Italia) la questione chiave è come rilanciare la crescita di economie avanzate. La domanda che in fondo sottostà allo scontro tra Obama e Repubblicani riguarda infatti il modo di ridare forza all`economia degli Stati Uniti. Favorendo una certa spesa pubblica e aumentando certe tasse, secondo i democratici e la Casa Bianca. Togliendo alle imprese e alle famiglie la paura dell`esplosione del debito pubblico e dell`aumento delle tasse, secondo i conservatori (e secondo i sostenitori del modello tedesco fondato su un deficit pubblico basso per dare fiducia a chi deve investire). In tutto l`Occidente, insomma, il problema dei problemi è lo stesso: la crescita che non c`è”.

2. VENTO DI ESTREMA DESTRA. LA XENOFOBIA IN NORD EUROPA. LA LEGA IN ITALIA. LA SPINTA DEI TEA PARTY IN USA.
In Europa proliferano le formazioni estremiste. Fanno progressi anche dal punto di vista elettorale. I tragici fatti della Norvegia stanno portando in primo piano questo fenomeno. Solo in Italia e in pochi altri paesi pezzi di queste formazioni fanno parte delle maggioranze di governo. Ieri
Borghezio (Lega) ha dichiarato candidamente di condividere le motivazioni del pazzo norvegese. Il ministro Calderoli ha dovuto chiedere scusa.
Un vento di estrema destra sta prendendo forza nel mondo.
Da l’Unità. Intervista a Benjamin Barber. “Benjamin Barber, che fu collaboratore di Bill Clinton negli anni in cui questi era presidente degli Stati Uniti, ritiene che lo stallo dei negoziati sull`innalzamento del debito riveli quanto i repubblicani siano prigionieri della loro potente ala estrema, il Tea Party. Obama è in difficoltà perché ha cercato a tutti i costi il compromesso con interlocutori che non erano disposti ad alcun tipo di accordo. Il negoziato in corso fra democratici e repubblicani dovrebbe avere per oggetto l`innalzamento dei debito. Ma sembra che qualcuno abbia in mente piuttosto le presidenziali del 2012. È d`accordo professor Barber? «Quello che sta emergendo in questi giorni è piuttosto il ruolo di una nuova tendenza politica, alla quale non interessa nulla delle elezioni, dello Stato, della democrazia. Una corrente che sarebbe anzi meglio definire dell`anti-politica, che punta a delegittimare le istituzioni e respinge ogni logica di confronto civile e democratico. Mi riferisco al cosiddetto movimento del Tea Party che condiziona le scelte del Partito Repubblicano. Obama sta tentando a tutti i costi la via del dialogo, ma ha come interlocutori gente a cui non interessa raggiungere alcuna soluzione pratica, a cui preme solo far deragliare il treno dei negoziati. A qualunque costo». Dunque i repubblicani In questa vicenda sono ostaggio della loro ala estrema? «Esatto. Ogni volta che la componente tradizionale di quel partito cerca di esprimere ipotesi di lavoro ragionevoli, si trova di fronte al sabotaggio dell`ultradestra che rifiuta ogni compromesso e respinge qualunque intesa non per i suoi contenuti, ma proprio perché significherebbe venire a patti con una controparte, Obama e i democratici, che viene a priori rifiutata in quanto tale. Due settimane fa Obama si era rassegnato ad accettare una base di accordo che accoglieva tutte le richieste repubblicane. I leader di quel partito hanno detto di no, incredibilmente. Tanto è il condizionamento che subiscono dalla loro minoranza interna, gente a cui non importa nulla di spingere il Paese al disastro. Sui dirigenti repubblicani grava l`obbligo urgente di mostrare senso di responsabilità e scegliere fra l`interesse nazionale e la deriva estremista in cui rischiano di essere trascinati dal Tea Party». Come si sta muovendo Obama rispetto a un crisi così grave? «Lo vedremo alla fine. Al momento dà l`impressione di grande debolezza. Perché se tu vedi che un compromesso è possibile, allora è giusto fare tutte le concessioni necessarie a ottenerlo. Ma se dai tutto, rinunci a tutto, e non ottieni nulla, nessuno poi ti apprezzerà per essere stato duttile e concreto. I giochi sono ancora aperti. A questo punto anche un brutto compromesso dell`ultima ora, sarebbe quasi un successo». In una situazione così drammaticamente bloccata, il presidente potrebbe superare l`ostruzionismo repubblicano con una decisione di imperio, facendo ricorso al 14mo emendamento della Costituzione? «È improbabile. In primo luogo fra gli stessi democratici molti dubitano che sia una mossa costituzionalmente corretta. I repubblicani risponderebbero con l`impeachment, e comunque andasse a finire, sarebbero polemiche a non finire. Il mondo bancario internazionale difficilmente si sentirebbe rassicurato da una situazione così conflittuale». Fra le dichiarazioni e i commenti di questi giorni agitati, affiora un sotterraneo ottimismo. Sono speranze o ragionamenti fondati sulla realtà? «Direi speranze fondate sulla realtà... Sì, credo anch`io che all`ultimo si eviterà il default. Le istituzioni finanziarie non lo permetteranno. I leader repubblicani dovranno finalmente prendere le distanze dal Tea Party. Ma la minaccia della nuova estrema destra americana incomberà ancora sulla nostra democrazia. Non esagero. Credo che gli Stati Uniti attraversino il momento più delicato e
pericoloso dal punto di vista sociale e politico, dalla seconda guerra mondiale in poi. Abbiamo in Parlamento una cospicua minoranza di individui che non si riconoscono nei fondamenti della nostra democrazia, e demonizzano l`avversario politico». Solo tre anni fa attraverso l`elezione di Obama l`America aveva esibito il suo volto più aperto. Siamo di fronte a una reazione di rigetto? «Nel suo insieme la società rimane sana. La maggioranza sostiene ancora Obama, seppure si allarghi l`area dell`insoddisfazione e della critica. Il fatto è che il successo delle democrazie non dipende solo dalla buona volontà della maggioranza dei cittadini, e nel caso degli Usa includo nella maggioranza anche buona parte di coloro che si riconoscono nel Partito repubblicano. Molto dipende dall`atteggiamento della minoranza. Nella Germania degli anni trenta una minoranza radicalizzata e molto motivata arrivò sino a prendere il potere. Più in generale se le minoranze operano fuori dalle regole democratiche, possono portare uno Stato al collasso». Come giudica i primi tre anni di Obama alla Casa Bianca? «Aveva due agende, due programmi. Uno era imperniato sulla costruzione dell`unità nazionale, la coesione civile, il superamento delle divisioni. L`altro riguardava l`attuazione degli obiettivi specifici della sua parte politica, cioè interventi a favore dei ceti meno abbienti, investimenti nella sanità e nella scuola, difesa dell`ambiente, e così via. Le due agende sono entrate in conflitto. Ha privilegiato la prima a scapito della seconda, scontentando buona parte dei progressisti, perché Guantanamo rimane in funzione, il ritiro dall`Afghanistan è diluito nel tempo, non sono state varate misure importanti per impedire alla speculazione finanziaria di provocare altre catastrofi come quella che il pianeta ha sofferto recentemente. Ha sacrificato il programma democratico sull`altare della buona convivenza civile, ma si ritrova invece con una nazione più divisa anziché unita. Dà l`impressione di inseguire il compromesso senza raggiungerlo mai appieno. Ha ancora tempo, un anno prima della scadenza dei mandato. Riuscirà a recuperare? «Può farcela. È persona di grande intelligenza e capacità, verso cui nutro grande ammirazione. Dico di più: sarà riconfermato per un secondo mandato».

3. DISTRAZIONE DI MASSA. IL QUIRINALE RIPORTA ALLA REALTA’ IL GOVERNO DOPO L’APERTURA DI QUATTRO UFFICIETTI AL NORD: OLTRE CHE UN AUMENTO DELLE SPESE E UN MODO PER PARLARE D’ALTRO, E’ UN PASTICCIO ISTITUZIONALE.
Il presidente della Repubblica ha inviato ieri una lunga e dettagliata lettera per esprimere la propria preoccupazione e mettere in luce i risvolti istituzionali della apertura dei cosiddetti ministeri al Nord. Il fatto che si tratti di quattro normali uffici (con relativo aumento di spesa, con buona pace dei tagli alla scuola e dei ticket alla sanità) non significa che non vi siano problemi. Un pasticcio istituzionale insomma, creato solo per parlare d’altro e far tagliare un nastro a Umberto Bossi.

4. OGGI SI VOTA SULLE MISSIONI ALL’ESTERO. LA GIUNTA PER LE AUTORIZZAZIONI AFFRONTA IL CASO MILANESE. IL DEPUTATO PDL TIRA DENTRO TREMONTI PER L’AFFITTO PAGATO IN CONTANTI DELLA CASA A ROMA.
Rinviato a oggi il voto sulle missioni all’estero al Senato. Sempre oggi la commissione parlamentare sulle autorizzazioni a procedere si riunisce (ma la decisione sarà presa a settembre) per discutere la richiesta di arresto per il braccio destro di Tremonti, Marco Milanese. In un dossier Milanese ieri ha tirato in ballo il suo ministro per la casa a Roma: Tremonti avrebbe pagato in contanti (senza ricevuta? Il ministro che governa le finanze?) la metà dell’affitto.

5. IERI LA CAMERA HA AFFOSSATO LA LEGGE CONTRO L’OMOFOBIA.
Da L’Unità. Intervista ad Anna Paola Concia. “Purtroppo è andata come immaginavo. Pdl, Lega e Udc hanno deciso di stare dalla parte dei violenti e non dalla parte delle vittime. Hanno dimostrato di non voler costruire gli anticorpi alla cultura dell`odio e di questo porteranno la responsabilità». Paola Concia, che da anni si batte per la legge contro l`omofobia, non getta la spugna neanche dopo il nuovo stop alla Camera. E ora, cosa succede? «A settembre, col Pd, riparte la battaglia. Ricominceremo con un nuovo testo. Vedremo se puntare su una legge di iniziativa popolare: le firme che servono si raccolgono in cinque minuti, fra il nostro popolo ma non solo». Eppure il centrodestra alla fine è riuscito a fermarvi. Non sarà facile ... «Hanno azzerato il nostro lavoro già una volta, ora una seconda. Ma noi non ci fermiamo. Su questo fronte siamo stati compatti, questa battaglia non l`ho fatta da sola e anzi sono molto contenta che il partito l`abbia sostenuta convintamente. E poi abbiamo lottato insieme all`Idv. È un buon segnale. È chiaro che l`obiettivo di costruire un`Italia migliore, quello di chi si candida a governare, passa attraverso questi temi, che saranno dentro il nostro programma. Un testo contro la violenza omofoba è una legge minima. Poi c`è da dare diritti a chi, come gli omosessuali, non li ha». Delusa da chi nel centrodestra, come la Carfagna, aveva sostenuto la legge e poi non ha votato con voi? «Da loro mi aspettavo più coraggio, ma continuerò a tenere aperto il dialogo, come ho sempre fatto. Il voto di tutti quelli del Pdl che si sono astenuti dimostra comunque che in tanti, soprattutto i più giovani, hanno capito che mostrare la faccia dura non paga neanche elettoralmente. C`è una parte del Pdl che vorrebbe una destra moderna, inclusiva e liberale». Cicchitto però dice che è stato proprio il Pd a voler calendarizzare il voto sulle «pregiudiziali». «Cicchitto perde occasioni preziose per tacere. A poche ore dal voto noi abbiamo fatto anche un ultimo tentativo per chiedere di ritirare le pregiudiziali e non c`è stato niente da fare. Si prenda la responsabilità di essere uno dei protagonisti dell`affossamento di questa legge. Questo voto mette a nudo una maggioranza che somiglia a una destra xenofoba e che non vuol neanche far parte del partito popolare europeo. Mentre c`è un Pd che vuol essere il futuro dell`Italia. Sono d`accordo con il mio segretario Bersani: il centro destra ha scritto una delle pagine più tristi e vergognose della storia repubblicana». Ma che spazio c`è per questa battaglia? «Lo spazio c`è, eccome. La maggioranza degli italiani è d`accordo con noi, non con questi oscurantisti medievali. E solo una decina di giorni fa il commissario europeo dei Diritti umani ha chiesto al nostro Parlamento di votare una legge contro l`omofobia. Lo stesso ha fatto il Presidente Napolitano. Ma questa maggioranza non aiuta l`Italia a crescere da nessun punto di vista. Per questo siamo considerati alla stregua dei Paesi più a rischio omofobia. E questo fa male anche all`economia. Le società aperte e inclusive sono le più ricche. Questa è la via maestra che il Pd deve costruire».
6. BERSANI RISPONDE A TRAVAGLIO.
“Caro Direttore, il Fatto Quotidiano, peraltro in buona compagnia, mi attribuisce la tattica o l’imbarazzo del silenzio sul caso Penati. Per la verità, sono stato il primo a parlarne giovedì scorso alla festa de l’Unità di Roma trasmessa in diretta da Rai News e da YouDem, intervistato da Corradino Mineo davanti a 4000 persone. Qualcuno evidentemente mancava e non ha letto i resoconti delle agenzie di stampa. Quello che ho detto e scritto in questi giorni mostra forse una sottovalutazione del problema? Spero di no. Noi non possiamo certo dividere il mondo mettendo i
cattivi da una parte e i buoni dall’altra. Con ben altri mezzi si provvederà a questo nella valle di Giosafat. A noi tocca inderogabilmente rispettare la magistratura, pretendere che le istituzioni non siano esposte nel disagio e chi è coinvolto faccia un passo indietro, affermare la parità dei cittadini davanti alla legge, applicare la presunzione di innocenza, anche quella di Penati che la rivendica con forza. A noi tocca produrre riforme che tolgano possibilità alla corruzione. A noi tocca allestire nei partiti meccanismi di garanzia e di limitazione del rischio. Sfido qualsiasi altro partito italiano a paragonarsi con gli istituti che il Partito Democratico ha allestito e sta allestendo. Fin dall’inizio il PD ha sottoposto il proprio bilancio alla certificazione di una società esterna; abbiamo un codice etico giustamente più stringente di un normale percorso giudiziario; chiediamo agli amministratori eletti nelle nostre liste di firmare un codice di responsabilità …. Ma su questo ho già detto e non voglio scrivere oltre. Rispondo piuttosto alla domanda di Travaglio, reiterata in questi anni da lui stesso, da Albertini e da qualche testata della destra e che allude ad una suggestiva triangolazione Gavio-Bersani-Penati. Ho già detto in altre occasioni ciò che ribadisco qui. Il ministro delle Attività Produttive conosce tutti i principali imprenditori italiani. Li conosce, non li sceglie. Gavio, segnalandomi la preoccupazione per un contenzioso aperto con la Provincia di Milano, mi disse di non conoscere il presidente appena insediato e mi chiese di favorire un incontro con Penati. Così feci, via telefono. Nell’evocare questo episodio si intende forse alludere ad una combine poco chiara o addirittura ad illeciti che mi coinvolgerebbero? Se è così (e lo dico in tutte le direzioni!) si illustri chiaro e tondo qual è la tesi e si abbia il coraggio di affrontare una sonora querela. Mi dispiace inoltre dover constatare molte inesattezze nelle affermazioni di Travaglio su Pronzato. Ho saputo dai giornali che Pronzato era “un mio uomo”. Non è mai stato mio consigliere alle Attività Produttive. Lo trovai 11 anni fa al ministero dei Trasporti come consigliere ministeriale, lo confermai assieme agli altri consiglieri per il solo anno in cui fui ministro. Divenne consigliere ENAC parecchi anni dopo. Non fu mai responsabile dei trasporti; ha avuto la responsabilità tecnica sul trasporto aereo nel dipartimento trasporti del PD diretto da Matteo Mauri. Quella del doppio incarico è una cosa inopportuna, ne convengo, e da non ripetere in casi analoghi. Non nego dunque di aver ricavato insegnamenti dalla vicenda, ma vorrei che la vicenda fosse messa nelle giuste dimensioni. Non dovrebbe essere troppo disagevole peraltro considerare quali siano le persone che davvero ho motivato e promosso in lunghi anni di vita amministrativa. Ho la presunzione di credere che verrebbe riconosciuto che si tratta di gente in gamba e di gente sicuramente perbene. Travaglio infine si è chiesto nei giorni scorsi se io sia la persona giusta per rappresentare il centrosinistra. Non tocca certo a me dirlo. Per le sue valutazioni Travaglio provi comunque a tener conto di una cosa, per quanto ai suoi occhi possa risultare poco credibile: sono talmente provinciale e paesano da mettere il buon nome che ho ricevuto davanti a qualsiasi cosa e a qualsiasi ruolo”.
7. LA DESTRA E LA MACCHINA DEL FANGO. LIBERO TRASFORMA I CONTRIBUTI DEGLI ELETTI PER IL PARTITO IN PIZZO OBBLIGATORIO IMPOSTO DAL PARTITO. NEL SILENZIO DI BERLUSCONI LA CAMPAGNA DEI SUOI GIORNALI, E DEI SUOI TG.
E’ partita la macchina del fango. Senza alcun dubbio. Il Giornale e Libero sono partiti all’attacco del Pd. Oggi Libero arriva addirittura a descrivere il contribuito degli eletti al partito come “pizzo” imposto come tangente per l’elezione, trasformando quella che da sempre è una manifestazione di serietà e di impegno personale in una operazione da criminalità organizzata. I legali del Pd sono già al lavoro per la conseguente azione penale.