2 febbraio 2016
Matteo e Angela
Renzi-Merkel
In Germania cresce la consapevolezza del nuovo ruolo italiano in Europa. È quella la vera posta in gioco dell’incontro.
Quando Matteo Renzi e Angela Merkel si presenteranno in conferenza
stampa, al termine del loro incontro di oggi a pranzo, non sarà
difficile capire se tra i due sarà tornata la pace oppure no. Tutti gli
indizi lasciano presagire che i due leader cercheranno un terreno di
dialogo comune: sia il premier italiano che la Cancelliera tedesca
hanno tutto l’interesse a stringere un accordo che aiuti l’Europa in
questo momento di grande difficoltà a salvarsi dalle spinte
nazionalistiche.
D’altra parte, se è vero che i toni non erano mai stati così alti, è anche giusto ricordare che le punzecchiature di Renzi alla Germania e gli attriti personali non sono mancati nei due anni e mezzo di conoscenza personale tra i due e che sempre – almeno in passato – il dialogo è stato riallacciato ben presto.
Renzi ha fatto anticipare questo incontro dall’intervista rilasciata alla Frankfurter Allgemeine nella quale ha chiarito il suo vero obiettivo: sedersi al tavolo europeo con pari dignità dei partner principali, Germania e Francia. Un modo per sgombrare il campo dall’idea – che iniziava a preoccupare in Germania – di una strategia anti-tedesca a lungo termine del nostro premier.
Se la vera partita è questa, prima ancora delle strategie da adottare su migranti, flessibilità, Russia e politica energetica, ecco allora su cosa bisognerà concentrarsi – una volta che Renzi e Merkel arriveranno in conferenza stampa – per valutare l’esito del vertice:
1) l’atteggiamento reciproco. Merkel non è una donna che rispetta i clichè che si attribuiscono ai tedeschi. È in qualche modo più ‘calda’, più empatica. Di Renzi, poi, nemmeno a dirlo. I loro volti, il modo in cui si rivolgeranno l’una all’altro, la tendenza o meno a scivolare nella battuta saranno i primi indizi dai quali si capirà com’è andata;
2) il riconoscimento del ruolo italiano. Già oggi la Faz, in un commento intitolato “La pretesa di Roma”, riconosce che il premier “sulla base delle riforme, pretende con autoconsapevolezza un posto all’head table della Ue. E anche se forse Renzi dipinge quello che ha fatto in modo più brillante di quel che è, è riuscito tutta via a realizzare ciò che i suoi predecessori non si sarebbero neppure sognati di fare”. Senza arrivare a questo, se però la Cancelliera si limitasse anche solo a esplicitare il nuovo ruolo italiano, Renzi avrebbe già incassato il risultato sperato;
3) l’individuazione di un avversario comune. Che siano i populismi o le spinte anti-europee che minacciano l’Unione, Renzi e Merkel hanno certamente dei bersagli condivisi da combattere. E se resta valido il motto ‘il nemico del mio nemico è mio amico’, mettere in atto una strategia comune e lasciar trapelare che essa esista è un modo per riavvicinarsi.
D’altra parte, se è vero che i toni non erano mai stati così alti, è anche giusto ricordare che le punzecchiature di Renzi alla Germania e gli attriti personali non sono mancati nei due anni e mezzo di conoscenza personale tra i due e che sempre – almeno in passato – il dialogo è stato riallacciato ben presto.
Renzi ha fatto anticipare questo incontro dall’intervista rilasciata alla Frankfurter Allgemeine nella quale ha chiarito il suo vero obiettivo: sedersi al tavolo europeo con pari dignità dei partner principali, Germania e Francia. Un modo per sgombrare il campo dall’idea – che iniziava a preoccupare in Germania – di una strategia anti-tedesca a lungo termine del nostro premier.
Se la vera partita è questa, prima ancora delle strategie da adottare su migranti, flessibilità, Russia e politica energetica, ecco allora su cosa bisognerà concentrarsi – una volta che Renzi e Merkel arriveranno in conferenza stampa – per valutare l’esito del vertice:
1) l’atteggiamento reciproco. Merkel non è una donna che rispetta i clichè che si attribuiscono ai tedeschi. È in qualche modo più ‘calda’, più empatica. Di Renzi, poi, nemmeno a dirlo. I loro volti, il modo in cui si rivolgeranno l’una all’altro, la tendenza o meno a scivolare nella battuta saranno i primi indizi dai quali si capirà com’è andata;
2) il riconoscimento del ruolo italiano. Già oggi la Faz, in un commento intitolato “La pretesa di Roma”, riconosce che il premier “sulla base delle riforme, pretende con autoconsapevolezza un posto all’head table della Ue. E anche se forse Renzi dipinge quello che ha fatto in modo più brillante di quel che è, è riuscito tutta via a realizzare ciò che i suoi predecessori non si sarebbero neppure sognati di fare”. Senza arrivare a questo, se però la Cancelliera si limitasse anche solo a esplicitare il nuovo ruolo italiano, Renzi avrebbe già incassato il risultato sperato;
3) l’individuazione di un avversario comune. Che siano i populismi o le spinte anti-europee che minacciano l’Unione, Renzi e Merkel hanno certamente dei bersagli condivisi da combattere. E se resta valido il motto ‘il nemico del mio nemico è mio amico’, mettere in atto una strategia comune e lasciar trapelare che essa esista è un modo per riavvicinarsi.
1 febbraio 2016
Il problema dei frontalieri e il pasticcio di Maroni e Gobbi
LA LEGA LI HA CREATI, ORA LI RISOLVA
Ma allora, ha detto appena ha visto la foto Luca Gaffuri, segretario della Commissione rapporti tra Lombardia e Svizzera, presente a Brdo, "risolvano subito i problemi che loro stessi hanno creato, veneti a parte, ai frontalieri delle nostre province". Perché appare evidente agli occhi di chi sta dalla parte dei lavoratori di confine che "gli esponenti del Carroccio tra loro sono molto uniti, anche al di là della frontiera.
I problemi dei lavoratori frontalieri sono nati
in seno al partito di Maroni e Gobbi. Che, invece, come dimostra una
foto, vanno d'amore e d'accordo
C'è un'immagine che corre sul web: Roberto
Maroni, Luca Zaia e Norman Gobbi in un unico scatto, fatto nel corso
della conferenza di lancio della Strategia macroregionale europea per le
Alpi, più nota come Eusalp, a Brdo, in Slovenia. E ci sta: Lombardia,
Veneto e Canton Ticino uniti politicamente e strategicamente, appunto,
dentro una più grande aggregazione. Cosa si può volere di più?Ma allora, ha detto appena ha visto la foto Luca Gaffuri, segretario della Commissione rapporti tra Lombardia e Svizzera, presente a Brdo, "risolvano subito i problemi che loro stessi hanno creato, veneti a parte, ai frontalieri delle nostre province". Perché appare evidente agli occhi di chi sta dalla parte dei lavoratori di confine che "gli esponenti del Carroccio tra loro sono molto uniti, anche al di là della frontiera.
Quindicesimo piano - La newsletter di Laura Barzaghi
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28 gennaio 2016
Maroni e il "suo" Pirellone
Chiediamo formalmente chiarimenti sull’uso che Maroni ha fatto del Pirellone
In data odierna, 25 gennaio 2016, dando risposta alla lettera inviata il 23 gennaio u.s. dalla Vice Presidente Sara Valmaggi in merito alle scritte luminose apparse già il 22 gennaio sulla facciata di Palazzo Pirelli, si afferma che non c’è stato coinvolgimento degli uffici del Consiglio e che i costi di organizzazione dell’iniziativa non potranno essere imputati a questa amministrazione.
Da suddetta risposta, a firma del Segretario Generale, si evince l’estraneità di tutta la struttura consiliare; se questo fosse vero ci chiediamo per quale motivo ha voluto far Sua la proposta di illuminazione del Palazzo tramite post su social network poi ripreso dalla stampa.
Riteniamo pertanto indispensabile un Suo chiarimento, perché come ben sa, la Sua figura di Presidente dovrebbe essere di garanzia e tutela di tutta l’Assemblea consiliare e Sua è la responsabilità per un uso strumentale del Palazzo e per il danno di immagine che ne è derivato.
Rileviamo inoltre che si pone in ogni caso un problema per il futuro inerente la sicurezza delle attività consiliari e delle possibili intrusioni di persone esterne alla struttura del Palazzo.
In ultimo resta irrisolta la questione sull’addebito dei costi di elettricità.
Per questi motivi siamo a chiederLe di procedere con una nota formale di biasimo nei confronti della Giunta per aver utilizzato a proprio piacimento i locali di Palazzo Pirelli.
Si coglie infine l’occasione per ribadire, come più volte richiesto in Consiglio, che è necessario individuare una soluzione definitiva affinché il Palazzo Pirelli, essendo sede del Consiglio, sia gestito dallo stesso in piena autonomia.
Cordiali saluti.
Sara Valmaggi – Vice Presidente del Consiglio regionale
Enrico Brambilla – Capogruppo consiliare del Partito Democratico
Lucia Castellano – Capogruppo consiliare Gruppo Patto Civico
27 gennaio 2016
25 gennaio 2016
LA NEWSLETTER DI ENRICO BRAMBILLA N. 144 del 24 gennaio 2016
Piani alti
Han dovuto limitarsi ai piani alti del Pirellone, quelli in uso alla Giunta, per il loro messaggio a sostegno del Family Day evitando l'annunciato sabotaggio delle opposizioni (PD e Patto civico). Ne è venuta fuori una scritta schiacciata, poco leggibile e perfino potenzialmente equivoca (tra D e G). Del resto a governanti oscurantisti mal s'addice l'uso delle luci.
Libertà di coscienza
Non capisco perchè ai parlamentari PD debba essere lasciata libertà di voto sulle unioni civili, diversamente da altre leggi sulle quali è stata posta la fiducia. O meglio lo capisco ovviamente, ma non lo condivido. Facevano parte del nostro programma, non si tratta di una improvvisa accelerazione su un tema che anzi ci vede rincorrere una società ormai più avanzata rispetto al codice. Con questo non intendo allontanare chi non è d'accordo, ma che sia chiaro che c'è una posizione del partito e chi dissente lo fa assumendosene la responsabilità di motivarlo. Al pari però di chi non dovesse esser convinto su altri temi, riforma costituzionale compresa. Ancor prima che di contenuti, è una questione di metodo, e comunque trovo molto più fondante di una comune militanza il pensiero sui diritti che quello sul nuovo senato.
Han dovuto limitarsi ai piani alti del Pirellone, quelli in uso alla Giunta, per il loro messaggio a sostegno del Family Day evitando l'annunciato sabotaggio delle opposizioni (PD e Patto civico). Ne è venuta fuori una scritta schiacciata, poco leggibile e perfino potenzialmente equivoca (tra D e G). Del resto a governanti oscurantisti mal s'addice l'uso delle luci.
Libertà di coscienza
Non capisco perchè ai parlamentari PD debba essere lasciata libertà di voto sulle unioni civili, diversamente da altre leggi sulle quali è stata posta la fiducia. O meglio lo capisco ovviamente, ma non lo condivido. Facevano parte del nostro programma, non si tratta di una improvvisa accelerazione su un tema che anzi ci vede rincorrere una società ormai più avanzata rispetto al codice. Con questo non intendo allontanare chi non è d'accordo, ma che sia chiaro che c'è una posizione del partito e chi dissente lo fa assumendosene la responsabilità di motivarlo. Al pari però di chi non dovesse esser convinto su altri temi, riforma costituzionale compresa. Ancor prima che di contenuti, è una questione di metodo, e comunque trovo molto più fondante di una comune militanza il pensiero sui diritti che quello sul nuovo senato.
Taddei: “Il vero nemico dell’Europa è la mancanza di lavoro”
«Eviterei una discussione sui toni quando il problema sono il merito delle politiche. L`Italia ha deciso, in autonomia e per convinzione, di investire sulle riforme strutturali. Ha fatto, tra le altre cose, una riforma del mercato del lavoro ad una velocità sorprendente. L`abbiamo fatto perché la velocità di quella riforma era necessaria all`Italia e all`Europa. Non è forse lecito aspettarsi
che anche l`Europa adotti la medesima velocità nel completare le scelte politiche a cui essa stessa si è vincolata?».
«La Commissione Juncker doveva essere una innovazione rispetto a quella che l`aveva preceduta – spiega Taddei -. Si era data la missione di rilanciare gli investimenti, il piano Juncker. È troppo chiedergli di realizzare i propri progetti? È compiere un`operazione di sponda al populismo anti-euro? Forse è vero il contrario. Guardiamo alle elezioni francesi: il populismo prende più voti dove più alta è la disoccupazione, non l`immigrazione. La mancanza di lavoro e investimenti sono il vero nemico dell`Europa».
E rispondendo alle critiche dell’ex premier Monti, per Taddei «le riforme figlie dell`emergenza lasciano sempre il dubbio che i cittadini, passata l`emergenza, le ritirino. Le nostre riforme, partendo da quella del lavoro, sono figlie della politica, si reggono sulla convinzione. La loro forza è completamente diversa».
24 gennaio 2016
La miglior risposta, #svegliaitalia
da LaRepubblica.it
Unioni civili, l'Italia arcobaleno riempie le piazze
La mobilitazione a favore del ddl Cirinnà: la senatrice pd accolta da un'ovazione a Roma, in piazza del Pantheon. Arcigay: "Un milione di persone in cento città". Solo il ministro Maurizio Martina, del governo, ha partecipato alla manifestazione. Renzi: "Legge non rinviabile". Sit-in anche all'estero, in 200 a Londra davanti all'ambasciata italiana. Giovanardi, ultrà cattolico: "Un clamoroso flop
"UN MILIONE di persone nelle 100 piazze
italiane a favore della legge sulle unioni civili". È la stima
dell'Arcigay. "Una giornata storica per questo Paese, una mobilitazione
vastissima che si è nutrita del desiderio e dell'entusiasmo di tante e
tanti che hanno a cuore il valore dell'uguaglianza". Così Gabriele
Piazzonì, segretario di Arcigay, commenta il risultato della
manifestazione #Svegliatitalia che oggi ha riempito quasi cento piazze.
Il mondo arcobaleno scende in piazza a favore del ddl Cirinnà (e contro il family day che si terrà a Roma il 30 gennaio). In moltissime città hanno sfilato migliaia di persone insieme alle famiglie arcobaleno per 'SvegliatiItalia', la giornata organizzata da Arcigay e altre associazioni lgbt (ArciLesbica, Circolo Mario Mieli, Agedol, Famiglie Arcobaleno e Mit) a favore delle Unioni Civili. Manifestazioni a Roma, in piazza del Pantheon, a Parma, a Genova, a Milano, a Firenze. Anche la "Sicilia arcobaleno" scende in piazza. E Napoli manifesta in piazza Carità, ("È ora di essere civili").
Unioni civili, l'Italia arcobaleno riempie le piazze
La mobilitazione a favore del ddl Cirinnà: la senatrice pd accolta da un'ovazione a Roma, in piazza del Pantheon. Arcigay: "Un milione di persone in cento città". Solo il ministro Maurizio Martina, del governo, ha partecipato alla manifestazione. Renzi: "Legge non rinviabile". Sit-in anche all'estero, in 200 a Londra davanti all'ambasciata italiana. Giovanardi, ultrà cattolico: "Un clamoroso flop
"UN MILIONE di persone nelle 100 piazze
italiane a favore della legge sulle unioni civili". È la stima
dell'Arcigay. "Una giornata storica per questo Paese, una mobilitazione
vastissima che si è nutrita del desiderio e dell'entusiasmo di tante e
tanti che hanno a cuore il valore dell'uguaglianza". Così Gabriele
Piazzonì, segretario di Arcigay, commenta il risultato della
manifestazione #Svegliatitalia che oggi ha riempito quasi cento piazze.Il mondo arcobaleno scende in piazza a favore del ddl Cirinnà (e contro il family day che si terrà a Roma il 30 gennaio). In moltissime città hanno sfilato migliaia di persone insieme alle famiglie arcobaleno per 'SvegliatiItalia', la giornata organizzata da Arcigay e altre associazioni lgbt (ArciLesbica, Circolo Mario Mieli, Agedol, Famiglie Arcobaleno e Mit) a favore delle Unioni Civili. Manifestazioni a Roma, in piazza del Pantheon, a Parma, a Genova, a Milano, a Firenze. Anche la "Sicilia arcobaleno" scende in piazza. E Napoli manifesta in piazza Carità, ("È ora di essere civili").
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