Un compito per il nuovo anno, ritrovare la Lombardia
Parliamo allora di bilanci.
Il 2013 verrà probabilmente ricordato come l’anno della grande occasione mancata per cambiare la Lombardia. Il ventennio formigoniano non si è chiuso, ma prosegue sotto mentite spoglie. L’asserita voglia di cambiamento trascolora in un gioco delle parti all’ombra della crisi economica e di un’istituzione regionale che fatica a ritrovare credibilità dopo i colpi delle indagini per corruzione, prima, e uso scorretto dei fondi pubblici, poi. E c’è il rischio, come spesso accade, che tutto sia considerato da buttare in un impeto di semplificazione che tanto assomiglia a voglia di ricentralizzare. Un 2013 molto faticoso, dunque, per l’istituzione regionale sulle cui spoglie tenta di vivacchiare una maggioranza scomposta più che composita e un presidente che pare affidarsi più alle relazioni esterne che alla fiducia nella propria azione politica e nella sua maggioranza.
Ed ecco, allora, il secondo bilancio, quello di previsione per il 2014. Se dovessimo immaginare il nuovo anno a partire da quanto approvato in aula, potremmo descrivere i prossimi mesi come l’ennesimo capitolo della storia di una Lombardia che si proclama eccellente, fatica a tenere il passo del mondo che cambia e rischia di vedere consumata la ricchezza accumulata negli anni e, ormai, non più rigenerata. Il timone della barca è affidato all’assessore al bilancio Garavaglia, brillante dispensatore di certezze riguardo la necessità che tutti si adeguino alla Lombardia (unica eccellenza in un’Europa di pazzi destinata all’autodistruzione).


